Il big match della ventitreesima giornata di Seria A ha visto la Juventus imporsi, con il risultato di uno a zero sull’Inter. Purtroppo la gara dello Stadium è stata, come troppo spesso accade in Italia, alimentata da inutili polemiche arbitrali che non fanno altro che aumentare sospetti di cui non abbiamo assolutamente bisogno. Gli episodi incriminati sono sostanzialmente due: la doppi trattenuta Chiellini/Lichtsteiner su D’Ambrosio/Icardi e il fallo di Mandzukic sul capitano nerazzurro (in entrambi i casi l’Inter ha chiesto a gran voce il calcio di rigore). Ma non solo il derby d’Italia nel mirino delle polemiche; nell’ultima settimana, infatti, ci sono stati altri due episodi che hanno fatto molto discutere. Il primo riguarda il match tra Udinese e Milan (giocata domenica 29 gennaio), nel quale il centrocampista friulano Rodrigo de Paul non viene (ingiustamente) espulso per una pericolosa entrata su Mattia De Sciglio (il terzino rossonero sarà costretto ad uno stop di un mese); il secondo, invece, riguarda il match di coppa Italia tra Roma e Cesena dove gli uomini di Spalletti hanno passato il turno grazie ad un rigore che molto probabilmente non andava assegnato. Queste tre partite hanno riportato a galla una delle domande più scomode (e forse più inutili) del calcio italiano: gli arbitri costituiscono un reale problema o o sono semplicemente la scusa di chi non vince mai e deve aggrapparsi a qualcosa? Partiamo da ciò che generalmente si dice ad un arbitro per commentare un suo errore. Abbiamo tre ipotesi: 1)non ha fischiato per sudditanza psicologica 2)è in malafede 3)non può arbitrare in Serie A. Prendendo come esempio quanto successo in Juventus-Inter, andiamo ad analizzare queste tre ipotesi. La sudditanza psicologica è, letteralmente, il provare timore, imbarazzo e sottomissione; ora perché mai un arbitro che viene mandato a dirigere una gara come il derby d’Italia dovrebbe in qualche modo sentirsi intimorito dall’ambiente in cui si trova? Non ha molto senso anche perché sennò non fai l’arbitro. Poi abbiamo la seconda ipotesi, ovvero l’essere in malafede: espressione venuta fuori dopo la vicenda di Calciopoli come se ogni errore arbitrale dovesse riportare allo scandalo e, onestamente, vivere il calcio in questo modo fa soltanto male. Infine abbiamo la terza ipotesi, l’incapacità degli arbitri: è vero che certi episodi agli occhi di chi guarda possono risultare di facile interpretazione e portare all’espressione “Non sa arbitrare”; però è altrettanto vero che in campo, rispetto ad un divano di casa, è tutto più amplificato e soprattutto molto più difficile. Alla fine dei conti gli arbitri sono semplicemente degli esseri umani che fanno un lavoro difficile e possono commettere degli errori. Se i tifosi iniziassero a capire questa semplice verità il calcio si vivrebbe in modo più sereno e senza tutte quelle polemiche arbitrali proprie del lunedì mattina.



