Spieghiamo il titolo prima che parta il criticismo alla Barbara D’Urso: con quarto potere viene indicato il giornalismo, e Milan e Lazio non sono prese di mira. Sono solo i soggetti principali di questo editoriale.
Il servilismo in ambito calcistico è evidente: televisioni e giornali non parlano degli avvenimenti più importanti, né delle notizie maggiormente eclatanti. Le redazioni sono affiliate ad una gerarchia familiare. Napoleonica. Solo che mister Napoleone conquistò sia Roma che l’Elba. E allora che si parlasse senza filtri né tirando le mani avanti. Il giornalista sportivo moderno inneggia alla meritocrazia sul terreno di gioco, ma ogni madre ad ogni figlio ha detto di giudicare prima sé e poi gli altri.
I primi cronisti e commentatori facevano la storia, la scrivevano. Si prenda Gianni Brera: inventò le parole contropiede, centrocampista, goleador; e senza di lui probabilmente non ci ricorderemmo di Herrera o Armando Picchi. Adesso, invece, vi è un crogiolo di potenziali politici, oratori ed artisti di una retorica che conoscono solo loro. E sono accusatori ed elogiatori con estremo perbenismo: nel primo caso, lo sono per motivi politici ed istituzionali, altrimenti lo sono in maniera moderata e costruttiva; nel secondo otteniamo un flusso di concettosi racconti. Lo stilnovo calcistico. Peccato che viga solo per le squadre comode.



