Juventus, manca ancora la decisione ufficiale per tornare ad allenarsi

Juventus, manca ancora la decisione ufficiale per tornare ad allenarsi

Dal 4 maggio sarà possibile tornare ad allenarsi, ma non è detto che tutti lo facciano. Poche sono infatti le squadre che sicuramente torneranno ad allenarsi nella giornata di domani (Sassuolo), sono molte invece quelle che lo faranno nel corso della prossima settimana come Lazio, Napoli e Roma. La Juventus, complice anche la situazione Dybala, non ha ancora presentato alcune decisione ufficiale riguardo un’eventuale ritrovo alla Continassa, a dare la notizia è Sky Sport, che specifica anche come non sia arrivata una comunicazione di rientro ai 9 giocatori all’estero, che dovranno scontare i 14 giorni di quarantena una volta atterrati in Italia. Ieri è intervenuto anche Giulini, presidente del Cagliari, riguardo la riapertura dei centri sportivi, affermando di non esser intenzionato a far ripartire gli allenamenti senza che prima sia stato presentato un protocollo di sicurezza. Il Cagliari anche quindi al momento non ripartirà, nonostante la Sardegna sia stata una di quelle regioni, con Emilia Romagna, Campania e Lazio ad anticipare il Governo, aprendo agli allenamenti dei club con delle ordinanze pubblicate tra sabato e venerdì.

 


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Paratici: “Ripetere la stagione 2019/2020? È una possibilità”

Paratici: “Ripetere la stagione 2019/2020? È una possibilità”

Il direttore sportivo della Juventus, Fabio Paratici, ha rilasciato un’intervista a Sky Sport. Nel corso della chiacchierata ha parlato della situazione del calcio ai tempi del Coronavirus, toccando numerosi argomenti: cosa ne sarà della stagione 2019/2020, che calciomercato verrà fuori questa estate e come influirà tutto questo sulla prossima stagione. Andiamo a vedere uno stralcio dell’intervista:

“Due aggettivi per il calciomercato? Sarà un mercato creativo ed elastico. Basta guardare alla quotidianità: ogni giorno cambiamo visione delle cose, quando arriva il bollettino delle 18 un giorno siamo più ottimisti e l’altro meno a seconda di quello che ci dicono. Anche sull’idea di ricominciare a giocare ed allenarsi o meno, si pensa una cosa e dopo due ore si cambia idea. Per questo, anche nel mercato servirà elasticità. Ed è una possibilità quella della stagione 2020-21 con le stesse squadre“.

Nella giornata di ieri i venti club di Serie A si sono riuniti in assemblea coi vertici della Lega, al termine della quale si è deciso, all’unanimità, di voler terminare la stagione corrente. Questo il comunicato ufficiale: “L’Assemblea della Lega Serie A si è riunita questa mattina con tutte le Società presenti e collegate in video conferenza. Il Presidente Paolo Dal Pino ha riportato in riunione quanto espresso ieri sulla disponibilità a un dialogo col Governo in ottica costruttiva e collaborativa, ottenendo su tale posizione la piena condivisione da parte di tutte le Società”.

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Juventus, Giannichedda: ” Difficile prendere posizione con Dybala positivo”

Juventus, Giannichedda: ” Difficile prendere posizione con Dybala positivo”

Giuliano Giannichedda, ex calciatore di Juventus, Lazio ed Udinese è intervenuto questa mattina ai microfoni di TuttomercatowebRadio durante Maracanà per trattare i temi caldi del momento, che come si può immaginare concernono il Covid-19. All’ex centrocampista viene chiesto chi siano il buono, il brutto e il cattivo in questa situazione così delicata per il calcio, e che ne pensa della posizione “soft” assunta da Inter e Juventus riguardo alla ripresa. Ecco le risposte di Giannichedda:

“Per noi sportivi il cattivo è il virus. Gravina è il buono, perché vuole riprendere a giocare. Il brutto è il comitato scientifico, che mette talmente tanti paletti che è difficile attuarli tutti. Così si rischia di non tornare in campo.”

“E’ difficile per la Juve prendere posizione, perché ha avuto casi di Coronavirus. Quando i dottori dicono che è pericoloso e che è ancora in giro il virus, come fai a chiedere ai giocatori di tornare in campo, quando non si è ancora in situazione di tranquillità? Non puoi prendere una posizione netta quando ancora c’è una confusione generale”.

 


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Gravina: “Non ucciderò il calcio”. Lega, sollecitazioni al Governo

“Non firmerò mai per il blocco dei campionati, perché sarebbe la morte del calcio italiano. Con la chiusura totale il sistema perderebbe 700-800 milioni di euro“: così il presidente della Figc, Gabriele Gravina intervenendo a un meeting online organizzato dall’Ascoli Calcio.

No allo stop

“Mi auguro che il mondo del calcio, che ha un impatto altamente sociale nel nostro Paese, possa ripartire con minori individualismi. Il piano B in caso di stop definitivo del calcio? Il mio senso di responsabilità mi porta ad avere un piano B, C, D. Ma se esso deve far rima con ‘è finita’ dico che, finché sarò presidente della FIGC, non firmerò mai per il blocco dei campionati. Io sto tutelando gli interessi di tutti, mi rifiuto di mettere la firma ad un blocco totale, salvo condizioni oggettive, relative alla salute dei tesserati, allenatori, staff tecnici e addetti ai lavori, ma qualcuno me lo deve dire in modo chiaro e mi deve impedire di andare avanti”.

Danni economici

“Il tempo lavora a nostro favore, il danno economico è diviso per categorie: con la chiusura totale il sistema perderebbe 700-800 milioni di euro, se si dovesse giocare a porte chiuse la perdita sarebbe di 300 milioni, se si ripartisse a porte aperte la perdita ammonterebbe a 100-150 milioni, anche se quest’ultima ipotesi non è percorribile”.

Le conseguenze

“Noi abbiamo forti responsabilità contrattuali verso partner e istituzioni internazionali, Uefa, Fifa. In Francia – le parole di Gravina – è il Governo che ha stabilito ciò che doveva fare la Federazione. Il Paris Saint Germain, ad esempio, ha detto subito di aver perso 200 milioni dopo l’annuncio della chiusura del campionato ed al momento non sa se riuscirà a partecipare alle coppe europee. E anche i club della Ligue 2 hanno deciso di presentare proposte alternative. Vi immaginate quanti contenziosi dovremmo affrontare in caso di stop? Chi viene promosso? Chi retrocede? Quali diritti andremo a calpestare? Tutti invocano il blocco, lo faccia il Governo, ce lo imponga, io rispetterò sempre le regole“. “Sento dire che dobbiamo aspettare il contagio 0 e il vaccino. In questo modo in pratica ci stanno dicendo che non potremo disputare neanche il campionato 2020/2021 – ha aggiunto il n.1 della Figc – Quando sarà pronto il vaccino? Quando sarà disponibile? C’è differenza tra il gioco del pallone nelle piazzette e negli oratori e l’industria calcio, che è un’altra cosa. Ai calciatori con famiglie cosa diremo? Che magari per i prossimi 2-3 anni dovranno cambiare mestiere?”.

Play-off e play-out: la proposta di Gravina

Gravina ha invitato a una riflessione: “non è il caso di fare una riforma, intesa come modalità di sviluppo sostenibile e non solo per quanto riguarda il format playoff/playout? – le sue parole – E’ questo il tema su cui dobbiamo concentrarci: siamo gli unici in Europa ad avere cento squadre professionistiche e non si possono più sostenere. Questa è la mia progettualità e lo dico da imprenditore, non da politico; sono portato a fare i calcoli ed a capire le criticità delle Leghe. Il vero imprenditore deve alzare l’asticella della qualità”.

Intanto è atteso per oggi l’invio, da parte della Lega Serie A, di un comunicato dei club del massimo campionato all’indirizzo del governo per chiedere date certe sulla ripresa. Tuttosport fa il punto anzitutto sui motivi per cui non è arrivato già nella giornata di ieri: alcune società, a partire da Inter e Juventus, avrebbero infatti giudicato troppo pesanti i toni della prima versione del comunicato. Dopo la discussione informale di oggi, la Lega Calcio ne riparlerà in videoconferenza oggi, con l’obiettivo di arrivare a un documento che metta d’accordo tutti, ma la vera discussione ci sarà nell’assemblea odierna. L’obiettivo è quello di coinvolgere l’esecutivo e superare un eventuale scontro frontale. Ma non solo. Cellino e Cairo, infatti, sarebbero tornati a puntare i piedi, contrari alla ripartenza immediata del campionato di calcio. La maggioranza delle squadre resta per il sì e siamo ancora lontani dal rapporto di forze ipotizzato/auspicato dal ministro Spadafora, ma il fronte dell’unanimità è ancora lontano da raggiungere.

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Toldo: “Campionato falsato a discapito della meritocrazia sportiva”

Toldo: “Campionato falsato a discapito della meritocrazia sportiva”

Francesco Toldo è stato per moltissimi anni uno dei più forti portieri del mondo tra gli anni novanta e duemila; Toldo è stato eccellente sia con la maglia della Fiorentina indosso che con quella dell’Inter, oltre che con la Nazionale italiana al quale ha reso un grande servizio prima dell’avvento di Buffon. Francesco Toldo dopo aver appeso guanti e scarpini al chiodo si è un po’ allontanato dal mondo del calcio, ma quest’oggi è tornato a parlare a Il Giornale, rilasciando una bella intervista. Andiamo a vedere cosa ha detto:

Toldo, 10 anni fa l’Inter usciva sconfitta dal Camp Nou ma con la finale di Champions League ottenuta. Ci racconti come hai vissuto quella serata e qualche aneddoto particolare legato a quella partita?

“Siamo stati monumentali, forti del 3-1 dell’andata, tutto il mondo calcistico conosce la forza del Barcellona al Camp Nou. Hanno caratteristiche fuori dall’ordinario, mettono in difficoltà qualsiasi squadra; però contro di noi non l’hanno fatto vedere! L’Inter del Triplete era costruita da uomini prima che da calciatori, mi ricordo la grande parata di Julio Cesar su Messi e nonostante il rosso a Thiago Motta abbiamo retto fino alla fine della partita. Un aneddoto? Il giorno prima ci fu una grande litigata a pranzo tra di noi per motivi che non posso dirti, fanno parte dei segreti di quell’anno….ma tutto si risolse nel migliore dei modi ed entrammo in campo più uniti che mai”.

In tanti hanno esaltato quella squadra che conquistò il triplete. Qual era la vera forza del gruppo?

“La vera forza del gruppo era il confronto diretto e il dirsi le cose in faccia senza che nessuno si offendesse. C’erano inoltre grandi campioni che si misero a disposizione del gruppo anteponendo l’interesse della squadra a quello personale. L’aspetto principale è rappresentato da Mourinho che, insieme alla società di Massimo Moratti, lavorava con gli stessi obiettivi. Lungo il cammino si sono aggiunti i tifosi che hanno sempre di più compreso la grandezza della stagione e la sinergia è stata fondamentale per arrivare a quei grandi traguardi”.

Ci racconti qualche aneddoto su José Mourinho? Che tipo di allenatore e di motivatore era?

“Mou prima di tutto è uno psicologo, la gestione del gruppo per lui è fondamentale, la chiarezza e la comunicazione sono punti saldi. Ottiene rispetto dal gruppo quando egli per primo s’arrabbia coi giocatori più importanti nelle riunioni in spogliatoio. Più volte ha attaccato per motivazioni varie i grandi campioni senza che nessuno si offendesse per i concetti sensati che riusciva ad esprimere. Era il primo agli allenamenti e l’ultimo a chiudere la porta. Con lui potevi tranquillamente disquisire di qualsiasi argomento, era sempre preparato. Spiccava la sua dote nel parlare più lingue straniere e lo dimostrò alla sua presentazione alla Pinetina. Tutt’ora ci sentiamo…”.

Capitolo Inter attuale. Cosa ne pensi di Antonio Conte e della squadra allestita da Marotta e Ausilio? Quanto manca per colmare il gap con la Juventus?

“Penso che ci siamo alzati di livello rispetto alle annate precedenti anche se non basta, non per confrontarsi con la Juventus, questo no! Perché l’Inter deve tracciare sempre e comunque la sua rotta e rispettarla. L’Inter ha una sua notevole storia calcistica ed avrebbe meritato molti scudetti in più sul petto”.

Il calcio e lo sport si sono dovuti fermare per la pandemia da coronavirus. Pensi sia giusto riprendere o archiviare la stagione 2019-2020?

“Voglio pensare ad un calcio più vicino alla normalità della gente per cui il buon senso imporrebbe di fermarsi e rivedersi a campionato nuovo. Purtroppo però l’introito maggiore del calcio è rappresentato dai diritti tv che se venissero a mancare improvvisamente causerebbero un danno enorme all’indotto e a cascata fino all’economia di tutti i giorni. Quindi mi aspetto una ripartenza in sicurezza proprio per vincere contro questo Covid-19 e ritornare lentamente alla normalità”.

Cosa ne pensi delle polemiche di questi giorni su questo tema che sta infiammando il mondo del calcio?

“Si tratta di riflessioni che poi col tempo passano, trovo ingiusto scaricare al solito mondo dorato del pallone colpe che giocatori non hanno. Il governo guidato da un pool di scienziati si sta esprimendo e trovo che in un momento di difficolta si debba cercare di criticare di meno e agire di più. Alla fine giusto ripartire”.

Sei stato grande protagonista con l’Italia nel 2000. Le tue innumerevoli parate in semifinale sono valse la finale poi purtroppo persa contro la Francia. Ci racconti le tue emozioni di quella partita e della finale?

“La partita con l’Olanda rientra nelle immortali del calcio, ricorre il ventennio fra pochi giorni e gli sportivi continuano a riviverla. Se ti dicessi che la sera prima ho immaginato esattamente nella mia testa tutto ciò che l’indomani sarebbe accaduto? Ci crederesti? Ebbene è andata proprio così, ero convinto di alzare un muro per contenere gli olandesi, solo Kluivert ha retto psicologicamente”.

Tema dolente, il 5 maggio: cos’è successo in quella partita? Ti aspettavi l’addio di Ronaldo a fine stagione?

“Epilogo amarissimo di un campionato falsato da altre forze a discapito della meritocrazia sportiva. Senza voler polemizzare a distanza di tempo, vicenda chiusa. Ronaldo? Il brasiliano più forte e simpatico che abbia conosciuto, malgrado le sue avversità fisiche sfoggiava sempre un sorriso contagioso”.

Una volta in Inter-Juventus sei stato protagonista con Christian Vieri di una carambola che è valsa il pareggio nerazzurro. Senti tuo quel gol?

“Il gol era mio, Bobone l’ha preso solo per la classifica cannonieri che meritava di vincere. Tutt’ora con Bobo scherziamo sulla paternità del gol, tanto io so che e mia (ride; ndr). Personalmente sono fiero e ancora divertito del gol a San siro con la Juventus. lo racconto spesso ai miei figli e prendo l’esempio quando parlo ai giovani dicendo loro che con la convinzione unita al talento, ovviamente insieme alla buona sorte, raggiungi i sogni che ti prefiggi… Fatelo ragazzi, sognate e realizzate i vostri obiettivi”.

Cosa ne pensi delle dicharazioni di Romelu Lukaku durante una diretta Instagram con la moglie di Mertens:

“Tra dicembre e gennaio 23 su 25 calciatori hanno avuto la febbre. Non sapremo mai se era coronavirus o meno” “Ho imparato a non giudicare quando non conosco bene la situazione, penso che all’inter ci sia uno staff sanitario con medici preparatissimi che tutelano i propri giocatori e credo che ognuno debba rispondere per il suo mestiere”.

Vuoi mandare un messaggio su come dovrebbe e potrebbe migliorare il mondo del calcio?

“Il calcio è lo sport principale in Italia e per questo bisognerebbe conservarlo e migliorarlo per appassionare sempre più sportivi. Per questa ragione mi piacerebbe che ogni campione cerchi di essere esemplare sia quando gioca ma soprattutto nella vita privata. Così facendo alzi si innalza il livello d’umanità intorno a questo sport. I giovani ragazzi di oggi che giocano nei dilettanti e nel calcio minore osservano ogni comportamento dei nostri idoli, diamo il buon esempio allora!”.

 

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Juventus, De Ligt fugge in Olanda

Fuga in Olanda per il centrale bianconero
Mentre tutti aspettano la ripartenza, ecco invece un ritorno. Matthijs De Ligt e la fidanzata Annekee hanno lasciato l’Italia per fare ritorno in Olanda. Un segnale inequivocabile sulle speranze di ripresa della stagione di Serie A, ridotte ulteriormente dalla bandiera bianca alzata dalla Ligue 1 francese
 Anche nel momento più difficile della pandemia, tra l’isolamento volontario in seguito alla positività di Rugani e la fine del periodo di quarantena, De Ligt e la fidanzata erano rimasti in Italia, nella loro Torino, unici stranieri insieme alla famiglia Cuadrado e Bentancur a non essere tornati a casa. La partenza dell’olandese sembra una conferma sulla probabile conclusione della stagione, nonostante da più parti si cerchi di continuare per preservare gli aspetti economici ed evitare una sequela di cause che potrebbero bloccare il calcio italiano.
Le speranze, naturalmente, non mancano e nonostante la partenza alla volta dell’Olanda, spiragli di luce continuano a filtrare: in caso di ripartenza della stagione, de Ligt potrebbe tornare in Italia sottoponendosi al doppio tampone, considerando che dal 4 di maggio saranno permessi esclusivamente gli allenamenti individuali, mentre quelli di squadra sono programmati per il 18 di maggio. La Juventus non ha ancora preso provvedimenti in tal senso e nessuno sa de dietro il ritorno di De Ligt al suo Paese vi siano motivi particolari, quali potrebbero essere la salute di un parente.

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Dybala ancora positivo al Covid-19. Campionato sospeso come in Francia?

Notizia di oggi che il giocatore della Juventus Paulo Dybala è ancora positivo al il Covid-19. L’attaccante argentino è risultato positivo anche al quarto tampone, come riporta El Chiringuito de Jugones. Dal 21 marzo scorso sia Dybala che la sua fidanzata Oriana Sabatini sono in quarantena a Torino. Era stato lui stesso a dare la notizia della sua positività, e di quella della sua fidanzata, il 21 marzo scorso: « Ciao a tutti, volevo informarvi che abbiamo appena ricevuto i risultati del test Covid-19 e sia io che Oriana siamo risultati positivi. Fortunatamente siamo in perfette condizioni. Grazie per i vostri messaggi. Un saluto a tutti», aveva pubblicato su Instagram il numero 10 della Juventus, dopo il comunicato della società. In quel periodo era stato il terzo giocatore alla corte di Maurizio Sarri, dopo Rugani e Matuidi (entrambi guariti), a risultare positivo. Al momento la Juventus non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito.

Ovviamente questa notizia complica e di molto la possibile ripresa della Serie A. A questo punto sembra davvero difficile possa ricominciare il Campionato, così come fatto in Francia a causa della positività al Covid-19 del giocatore del Montpellier Junior Samba, il quale è ancora in terapia intensiva.

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La Ligue 1 si ferma, cosa succede a Juve-Lione?

La Ligue 1 si ferma, cosa succede a Juve-Lione?

Notizia di giornata che la Ligue 1 ha deciso di fermare ufficialmente la stagione. Mentre Inghilterra e Germania galoppano verso la ripresa, Francia ed Olanda sono le due nazioni che hanno ufficializzato lo stop dell’annata 2019-2020. Le squadre francesi si ritroveranno nella prossima stagione, pianificheranno i ritiri estivi per arrivare pronte agli impegni di settembre. A questo punto sorge spontanea una domanda cosa accadrà a Lione-Juventus? La Uefa aveva manifestato l’intenzione di far giocare le competizioni europee in agosto, scenario quantomeno da rivalutare, considerando la decisione del governo francese di interrompere la Ligue 1. In quel periodo infatti il Lione potrebbe essere in pieno ritiro estivo per preparasi alla prima di campionato, solitamente fissata per metà agosto; il problema potrebbe anche protrarsi fino ai primi di settembre se la squadra di Garcia dovesse eliminare la Juventus. Tra le varie opzioni vi potrebbe essere anche un’automatica eliminazione dei francesi con i bianconeri che si qualificherebbero per i quarti di finale, ma prima di fare voli pindarici è opportuno aspettare delle comunicazioni dalla Federazione francese e dalla Uefa.

 

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Juve, prendi Zapata. Può sostituire Higuain

Con Gonzalo Higuain sempre più vicino all’addio al termine della stagione attualmente sospesa, la Juventus si sta guardando intorno per aggiungere una punta in vista del prossimo campionato. Oltre a Milik e Icardi, ai bianconeri piace molto anche Duvan Zapata, esploso letteralmente sotto la guida di Gasperini all’Atalanta. Non solo però, perché in attacco potrebbe arrivare anche un altro rinforzo, con la Vecchia Signora che sarebbe interessata anche a riportare Stephan El Shaarawy in Italia dopo l’esperienza in Cina. A riportarlo è il sito di Sport Mediaset.

I limiti caratteriali del Pipita non hanno mai compensato completamente la sua straordinaria tecnica e capacità di essere devastante davanti alla porta. Dopo la stagione 2015-16, quando con Sarri in panchina a Napoli ottenne il bottino record di 36 gol in 35 partite di Serie A, la carriera del Pipita ha subito una lenta ma inesorabile involuzione, complice anche la frequente difficoltà nel mantenere un’adeguata forma fisica. Lo dimostrano  le mancate capacità di adattamento a Milano (sponda Milan) e Londra (sponda Chelsea) e il ricongiungimento con Sarri a Torino (oltre che allo stesso Chelsea) non è riuscito a bloccare il calo di rendimento del giocatore. Quest’anno solo 5 reti e 4 assist in 23 presenze. D’altro canto, Zapata è un attaccante in rampa di lancio (seppur non più giovanissimo), in cerca della definitiva consacrazione in una grande piazza. Ha sia gli attributi da rifinitore che da realizzatore rendendolo un interprete completo del suo ruolo. Quest’anno 11 gol e 6 assist in 15 presenze, nonostante una rottura del crociato che lo ha tenuto fermo da novembre a febbraio. La Juve sarà il suo trampolino per affermarsi come top player?

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Calciomercato, attenta Juve! Il Barça vuole De Ligt

Calciomercato, attenta Juve! Il Barça vuole De Ligt

Calciomercato. Secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport, il Barcellona torna su un suo vecchio pallino, Matthijs De Ligt. Dopo averlo corteggiato senza successo nel corso del passato mercato estivo, il Barcellona non sembra voler mollare la presa su quello che considera al momento il difensore centrale più forte in circolazione per età e prospettiva. Il numero 4 della Juventus, dopo la lunga militanza nell’Ajax, ha cominciato un pò in sordina la sua avventura in bianconero, complice anche l’assenza di una guida importante del reparto difensivo come Giorgio Chiellini, infortunatosi proprio ad inizio campionato. Nel corso della stagione, però, l’olandese è cresciuto per rendimento e sicurezza, formando con Leonardo Bonucci una coppia difensiva di sicuro affidamento. Mister Sarri ha sempre puntato su di lui, complice anche il grande esborso economico fatto dalla Juventus per strapparlo ai lancieri olandesi e per allontanare la concorrenza proprio del Barcellona. Il club blaugrana ha monitorato tutta la stagione disputata fino ad ora da De Ligt e proprio per questo vuol provare l’affondo decisivo. La Juventus, dal canto suo, non sembra essere minimamente intenzionata a privarsi del classe 2000, dopo averlo pagato 75 milioni di € nel Luglio del 2019 . A questo va aggiunto anche che il difensore a Torino ed in bianconero si trova molto bene e non ha proprio intenzione di cambiare squadra dopo nemmeno 12 mesi.

Il rientro poi di Giorgio Chiellini permetterà all’olandese di crescere ancora di più, con l’obiettivo di diventare il numero 1 nel giro di pochi anni.

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