La Lazio insiste per Kumbulla

La Lazio insiste per Kumbulla

Secondo quanto sostenuto dal Corriere dello Sport il ds della Lazio Tare continua a lavorare su Marash Kumbulla, gioiello italo-albanese del Verona: ecco il sogno per la futura difesa da Champions di Inzaghi. Obiettivo costoso, concorrenza durissima da battere, ma ci sono speranze. L’Inter viene considerata in pole da mesi, anche Borussia DortmundChelsea lo tengono sotto osservazione e sono pronte a entrare in azione. Niente Napoli. De Laurentiis e Giuntoli avevano chiuso l’acquisto a fine gennaio, ma il difensore esploso sotto la guida di Juric ha declinato l’invito e fatto naufragare l’operazione.

Due anni fa, quando giocava ancora nella Primavera, disse no alla Juve. Lo voleva Paratici. Il padre, per un debito di riconoscenza, preferì continuare a farlo crescere nel Verona. Dopo la prima stagione in Serie A, nel giro di pochi mesi, la valutazione del suo cartellino è schizzata a 20-25 milioni di euro. Il presidente Setti è stato chiaro: cercherà di monetizzare al massimo la cessione e per questo motivo difficilmente accetterà che siano inserite contropartite tecniche nell’operazione. Ecco l’indiscrezione filtrata da Verona: no alle pedine di scambio per abbassare il prezzo di Kumbulla.

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Inter, si avvicina Tonali, si pensa ad un prestito con obbligo di riscatto

Inter, si avvicina Tonali, si pensa ad un prestito con obbligo di riscatto

Ormai da settimane si parla su tutti i giornali dell’interesse di numerose big italiane e straniere nei confronti di Sandro Tonali, talento cristallino classe 2000 in forza al Brescia; negli ultimi giorni è arrivata anche la sponsorizzazione di Totti, che lo considera uno dei migliori prospetti del panorama europeo. Questa mattina l’edizione odierna del Corriere dello Sport riporta come l’Inter stia tentando di anticipare la concorrenza di Juventus, Napoli, Milan e PSG; intanto Cellino gongola e attende che si scateni un’asta ed a parità di offerte lascerà sostanzialmente il giocatore nella posizione di scegliere arbitrariamente il proprio futuro. L’ Inter ha ottenuto il gradimento del ragazzo e si prepara a formalizzare un’offerta molto simile a quella che l’estate scorsa ha permesso di vestire Barella  di nerazzurro: prestito con obbligo di riscatto e l’inserimento di vari bonus legati alle presenze del calciatore. La proposta è chiaramente volta ad evitare di sborsare i 50 milioni cash che chiede Cellino, rimandando il pagamento completo del giocatore alla prossima stagione. L’ Inter mette al freccia, vedremo se arriverà una contromossa delle altre concorrenti.

 


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Chiesa a 360°: il calciomercato, i paragoni illustri e…Francesco Totti

Chiesa a 360°: il calciomercato, i paragoni illustri e…Francesco Totti

Federico Chiesa ha concesso una lunga intervista al Corriere dello Sport. Il giovane attaccante della Fiorentina, tra i più corteggiati, ha parlato a tutto tondo affrontando diversi temi.

Nel corso di questa stagione il calciatore viola ha disputato 26 partite complessive e messo a segno 7 reti.

Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni rilasciate al direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni.

La Fiorentina è una delle società più colpite dal virus. Due giorni fa si sono registrate altre sei positività. 
«La squadra è consapevole del momento, ma ha grande fiducia nello staff medico, sa di essere seguita con tutte le attenzioni e vuole riprendere a lavorare. Sento spesso il dottor Pengue, una mente brillantissima. Lui ci rassicura. La notizia delle nuove positività non ci ha turbati».

Parole che riempiono il cuore, Federico. 
«Non sono mai stato fermo per due mesi e la cosa mi pesa. Anche se ho lavorato parecchio, siamo professionisti. Ci siamo allenati costantemente seguendo il protocollo che trasmetteva ogni giorno Iachini».

Il suo arrivo ti ha restituito il sorriso. Solo una mia impressione? 
«Venivo da mesi difficili, non avevo svolto la preparazione che serve al mio fisico. Due settimane dopo la fine dell’Europeo Under 21 ero già in America con la squadra. Quando è arrivato Iachini stavo recuperando dall’infortunio alla caviglia e invece di partire per le Maldive, dove avevo programmato una breve vacanza, ho svolto una preparazione personalizzata, le indicazioni me le dava il suo staff. Quindici giorni che mi hanno rimesso in condizione, il sorriso è tornato di conseguenza». 

Tuo padre ti segue sempre come un’ombra. 
«Tanti dicono che avere un padre che ha fatto il tuo stesso mestiere e per di più alla grande sia un peso. Per me è un vantaggio, un enorme vantaggio. Il rigore, l’attitudine al sacrificio e l’educazione che mi hanno impartito lui e mia madre mi danno una forza incredibile. Mio padre non è mai entrato nelle cose del campo, ma mi ha sempre aiutato nei momenti difficili, anche lui perché ne ha vissuti tanti».

Lui era la tecnica.
«Destro e sinistro, fantastici. Due piedi indistinguibili. Come Hamsik. E un senso del gol che ancora me lo sogno. Sono differenti anche i nostri percorsi, io a diciotto anni ero già in Serie A, lui è maturato a 26. Ho sempre avuto un debole per i giocatori tecnici, il mio idolo era e resta Kakà, anche se Ronaldo il Fenomeno…».

Sapevi che tuo padre fu la ragione principale per la quale nel ’97 Baggio non passò al Parma? Ancelotti l’aveva eletto a giocatore di riferimento. 
«Non lo sapevo, certo Baggio è stato uno dei più grandi di sempre, ma mio padre non era da meno».

Lo farai contento. Sbaglio o è lui l’unico a seguirti nelle trattative? 
«Non ci sono trattative in corso, c’è la Fiorentina. Non ho un procuratore, con la società parlo io e lui è sempre al mio fianco. È il mio assistente personale (sorride). Non abbiamo mai preso in considerazione l’idea di avere un agente. In futuro chissà. Quella voce che mi accostava a Totti era una fake news, Francesco è stato il primo a contattare la società per chiarirlo».

Più forte il padre o il figlio? 
«Quando segnerò 22 gol in 27 partite come fece lui a venticinque anni nella Samp potrò rispondere a questa domanda».

Parliamo del tuo futuro. Commisso l’ha fatto e ha posto due condizioni. 
«Con il presidente, con Giuseppe Barone e Pradè nell’ultimo anno abbiamo parlato tantissimo, il presente è l’unico tempo sul quale sono concentrato. Io penso al lavoro di tutti i giorni, agli obiettivi immediati, il principale è la salvezza. Speriamo di tornare tutti a giocare, il resto verrà».

Quindi se telefonano Juve e Inter trovano occupato? 
«Il mio obiettivo è il miglioramento generale, non solo quello tecnico, devo completarmi e sono il primo a rendermene conto. Sousa, che mi ha lanciato, ma anche Pioli, mi ripetevano spesso che il calcio si gioca prima di tutto con la testa. Io, per indole, sono portato a non amministrare le energie, ho una generosità che tante volte compromette la prestazione, talvolta manco di lucidità sotto porta. Devo migliorare e migliorare e ancora migliorare, trovare con più regolarità il gol, se voglio avvicinare mio padre che in Serie A ne ha segnati 138». 

Individuata finalmente la posizione ideale? Sempre che tu ne abbia una. 
«Le posizioni le ho coperte tutte. Sousa mi faceva giocare da quinto di centrocampo. Pioli da quinto ala alta. Montella mi ha impiegato anche nei due davanti, per Iachini sono un attaccante di destra». 

Lo sei anche per Mancini. Nei tre. 
«Sai cosa penso? Che lo spostamento dell’Europeo possa essere una cosa buona per chi, come me e Nicolò (Zaniolo), avrà la possibilità di sfruttare un altro anno e crescere sul piano dell’esperienza».

Esperienza che alla Fiorentina ha portato Ribery.
«L’acquisto più importante della stagione. Vederlo in allenamento, seguire i suoi tempi, avvertire la sua presenza in partita, tutte cose importantissime. Lui è un grande professionista e un leader e ha una tecnica pazzesca. Ci aiuta a crescere, il suo infortunio ci ha complicato notevolmente la vita, visto che avevamo trovato un assetto efficace».


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Juventus, ecco le repliche di Balotelli e Felipe Melo a Chiellini

Juventus, ecco le repliche di Balotelli e Felipe Melo a Chiellini

Non si sono fatte attendere le repliche dei due giocatori chiamati in causa da Giorgio Chiellini nell’intervista rilasciata a la Repubblica (ne abbiamo parlato qui)

Balotelli, in una storia di Instagram

“Io almeno ho la sincerità e il coraggio di dire la cose in faccia. Tu dal 2013 avresti avuto tante occasioni per farlo, comportandoti da vero uomo, ma non l’hai fatto. Chissà cosa dirai un giorno dei compagni di oggi, strano capitano… Se questo vuol dire essere un campione, allora preferisco non esserlo. E alla maglia azzurra non ho mai mancato di rispetto”.

Il brasiliano Felipe Melo ha rilasciato delle dichiarazioni direttamente a la Gazzetta dello Sport

“Prima di tutto, sarebbe interessante conoscere gli episodi ai quali si riferisce. In ogni caso, per me non c’è nessun problema nel rispondere a ‘questo difensore’. Quando ero a Torino, non ho mai mancato di rispetto a nessuno: ai compagni, ai dirigenti, alla Juventus in generale. A questo punto, però, per lui non ne ho per nulla. E mai ne avrò. Dice che Balotelli sia da prendere a schiaffi e che io sia il peggio del peggio e che si rischiava sempre la rissa per colpa mia? Beh, lui se la faceva sempre addosso. E poi, scusate: troppo facile parlare male degli altri con un libro. Forse ‘questo difensore’ è ancora arrabbiato con me perché, quando sono andato al Galatasaray, abbiamo dato loro degli ‘schiaffi’ eliminandoli dalla Champions League”.

 


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!

 




Juventus, Chiellini “entra duro” su Inter, Balotelli e Felipe Melo

Juventus, Chiellini “entra duro” su Inter, Balotelli e Felipe Melo

Giorgio Chiellini, ha rilasciato una lunga intervista a la Repubblica in vista dell’uscita della sua biografia nella giornata di martedì. Nel libro il capitano della Juventus affronta anche quello legato alle rivalità sportive, soffermandosi in particolar modo sull’Inter, raccontando del suo “odio” per i nerazzurri.

Proprio nell’intervista al quotidiano espone meglio il suo pensiero: “Penso che la gente capirà cosa intendo dire, che non verrò interpretato male. IO odio sportivamente l’Inter come Michael Jordan odia i Pistons, non posso non odiarla, ma il 99,9% delle volte che ho incontrato fuori dal campo persone con cui mi sono scannato in partita, ci siamo fatti due risate. Infatti il messaggio che mi ha fatto più piacere, quando mi sono rotto il ginocchio, è stato quello di Javier Zanetti. L’odio sportivo è quello che ci spinge a superare l’avversario: se gli si dà il giusto significato, è una componente essenziale dello sport”.

Inutile dire come queste parole abbiano suscitato lo sdegno dei tifosi interisti che si sono riversati in massa sui profili social del capitano della Juventus per esternare tutte le loro critiche.

Chiellini ha anche mosso delle critiche nemmeno troppo velate a Balotelli, suo ex compagno in Nazionale, e a Felipe Melo, suo ex compagno alla Juventus: ”

“Balotelli è una persona negativa, senza rispetto per il gruppo“.

Quindi la spiegazione: “Nel 2013, in Confederations Cup contro il Brasile, non ci diede una mano in niente. Roba da prenderlo a schiaffi“. Poi l’affondo finale: “Per qualcuno era tra i primi cinque al mondo, io non ho mai pensato neppure che potesse essere tra i primi dieci o venti“.

Chiellini ha alzato ulteriormente con qualcuno che è stato suo compagno perfino nella Juventus.

Su Balotelli 

“Balotelli è una persona negativa, senza rispetto per il gruppo. Nel 2013, in Confederations Cup contro il Brasile, non ci diede una mano in niente. Roba da prenderlo a schiaffi. Per qualcuno era tra i primi cinque al mondo, io non ho mai pensato neppure che potesse essere tra i primi dieci o venti“.

Su Felipe Melo

“Uno anche peggiore era Felipe Melo: il peggio del peggio. Non sopporto gli irrispettosi, con lui si rischiava sempre la rissa. Lo dissi anche ai dirigenti: è una mela marcia”, ha spiegato Chiellini.

Adesso si attendono le repliche dei diretti interessati che non tarderanno di certo ad arrivare.


 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!

 




Inter, test medici tutti negativi

Inter, test medici negativi!

L’Inter tranquillizza i tifosi e tutto l’ambiente della Serie A, tramite un comunicato riportato dal Corriere dello Sport inerente l’esito dei test effettuati sui calciatori della rosa di Conte. Nessuno dei nerazzurri è risultato positivo al Coronavirus: “FC Internazionale Milano comunica che tutti i test medici ai quali è stata sottoposta la Prima Squadra sono risultati negativi. Dal pomeriggio di oggi avranno inizio gli allenamenti individuali facoltativi. Il Club mantiene la massima attenzione sui criteri preventivi per la salute dei giocatori e di tutti i componenti della Società, nel rispetto di tutte le linee guida governative e della tutela della salute pubblica”.

Buone notizie per i tifosi nerazzurri e per tutti gli appassionati di sport che vedono in questa notizia un ostacolo in meno verso la ripresa del campionato. Nel frattempo, come detto anche nel comuicato, ci sarà la posssibilità per chi vorrà di sottoporsi a sedute individuali di allenamento che si concentreranno sulla parte atletica,  a turni e in pochi su ogni campo. Esclusa la possibilità di svolgere partitelle o comunque di riaffinare la tecnica col pallone. Per quello si dovrà aspettare (forse) il 18 maggio.

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




L’Inter non torna ad allenarsi: prima l’esito dei tamponi

L’Inter non torna ad allenarsi: prima l’esito dei tamponi

E’ una settimana decisiva per il ritorno in campo di due dei massimi campionati europei, Bundesliga (oggi si capirà se in Germania si potrà tornare a giocare dal prossimo weekend) e la Serie A; per quanto concerne il principale torneo calcistico italiano non è ancora chiaro quando le squadre potranno terminare la stagione visto le difficoltà da affrontare per arginare, il più possibile, il coronavirus. In attesa che i vertici diano un verdetto definitivo, le squadre si stanno organizzando per riprendere gli allenamenti; uno dei club che sarebbe dovuto ricominciare a breve, l’Inter, ha deciso di rimandare il ritorno al Suning Center. La società, tramite i giocatori, ha fatto sapere di aspettare prima l’esito di tutti i tamponi. “Senza sicurezze non ripartiamo”; questo quando detto dai giocatori la cui volontà è quella di tornare a vivere le emozioni del match ma in total sicurezza. Probabilmente per qualche tempo nessuno sarà completamente al sicuro ma già sapere di non avere casi positivi, all’interno della società, può aiutare dal punto di vista psicologico. Come riprenderebbe la stagione dell’Inter? L’obiettivo principale, dopo la sconfitta nell’ultimo match giocato contro la Juventus, diventa l’Europa League dove i nerazzurri dovrebbero affrontare il Getafe, bellissima realtà della Liga.

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE 

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Eriksen: “Ho più possibilità di vincere all’Inter che al Tottenham”

Eriksen: “Ho più possibilità di vincere all’Inter che al Tottenham”

Il centrocampista danese Christian Eriksen, in forza all’Inter, ha parlato ai microfoni del quotidiano Jyllands-Posten. Durante l’intervista il trequartista nerazzurro, grande colpo di mercato di gennaio dell’Inter, ha parlato di molti argomenti: la quarantena in una città tutta nuova per lui, il suo passato al Tottenham ed il suo passaggio all’Inter. Andiamo a vedere uno stralcio dell’intervista:

Gli allenamenti in casa: “Ci sono circa 70 metri da un’estremità della cantina all’altra. Posso correre per 35 metri, poi arriva una curva e poi gli ultimi metri. Non tocco una palla da sette settimane. È la pausa più lunga senza calcio nella mia vita. Non sono quasi più irrequieto, ma mi manca totalmente toccare un pallone”.

La dura quarantena di Eriksen: “Ho pensato di parlare con Lukaku e Young, che erano anche nuovi all’Inter, di stare con loro, ma avevano anche delle famiglie da accudire, e quindi 14 giorni come ospite su un divano è molto tempo. Invece, sono finito presso la struttura di allenamento del club con uno chef e cinque allenatori che hanno scelto di mettersi in quarantena per proteggere le loro famiglie”.

Eriksen poi racconta un episodio avvenuto nel centro di Milano quando una pattuglia della polizia lo ha fermato: “Nel mio cattivo italiano ho dovuto spiegare cosa stavo andando a fare e mostrare i documenti, dove stavo andando e cosa avrei fatto“.

Cosa fa Eriksen a Milano: “Ho preso molte lezioni di italiano, ho costruito dei Lego e ho parlato al telefono con tutti quelli che ho potuto, e ho guardato Netflix.Una settimana dopo, Sabrina e Alfred mi hanno raggiunto dopo 14 giorni di quarantena. Sappiamo qualcosa solo una settimana prima e tutto è incerto. È strano che siano qui, perché è un po’ come una vacanza. Ma in vacanza, sai che finirà tra due o tre settimane, e ora sono passate sette settimane in quarantena. Non ho mai avuto così tanto tempo libero e molto lontano dal calcio. Eravamo andati a fare shopping una volta, e all’inizio avevi anche la sensazione che fosse sbagliato uscire. Non c’è modo di fare nulla, quindi devi davvero tirarti su. Nella grande prospettiva, non dovremmo lamentarci, per molti è molto più difficile rispetto a quello che passiamo noi, ma rispetto alla vita di tutti i giorni a cui ci siamo abituati, è molto diverso”.

Il club invia programmi di allenamento e, oltre alle corse nel seminterrato, ha una cyclette inviatagli dall’Inter: “È difficile e molto diverso, ma dobbiamo essere pronti per allenarci in una settimana, quindi cerchi di rimanere concentrato e in forma. Seguiamo molti degli stessi piani dietetici di prima e devi allenarti con ciò che puoi, ma c’è meno esercizio fisico e un po’ più di tempo sul divano rispetto al solito“.

Il centrocampista parla poi del suo trasferimento dal Tottenham all’Inter: “Mi è sembrata la cosa giusta. Erano molto desiderosi di prendermi, e per un giocatore come me significa molto che un club dimostri quanto mi vuole. Significava che avrebbero fatto qualsiasi cosa per prendermi. Alcuni fan del Tottenham si sono arrabbiati per il fatto che in un’intervista alla BBC ho detto che c’era una maggiore possibilità di vincere qualcosa qui, ma il numero alto di squadre inglesi forti rende solo più difficile vincere. In questo modo, la possibilità con l’Inter è maggioreAl Tottenham ci saranno sempre persone che saranno arrabbiate con me. Ma la stragrande maggioranza dei fan è stata positiva e mi è piaciuto molto giocare nel club. Ho incontrato molte brave persone e ho molti bei ricordi del mio tempo lì. Avrei voluto dire addio in un modo diverso, ma non è così che va il mondo del calcio”.

Chiusura sull’accoglienza avuta: “In Italia mi sento molto ben accolto sia dal club, sia dai giocatori che dai tifosi. Certo è tutto diverso. Mi dovevo inserire in un gruppo già formato, imparare una nuova lingua e un nuovo stile di gioco”.

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Inter, cinque calciatori si giocano la conferma in squadra

Inter, cinque calciatori si giocano la conferma in squadra

Quando si parla di Inter nelle ultime settimane si fa generalmente riferimento a Lautaro Martinez, il giovane attaccante argentino è infatti sospeso tra la permanenza a Milano e la possibilità di vivere una nuova esperienza in una grandissima del calcio europeo. Ma, tralasciando Lautaro per un momento, ci sono cinque calciatori, che non sono così sicuri di vestire la maglia nerazzurra la prossima stagione e che dovranno lavorare per ottenere una riconferma. Stiamo parlando di Godìn, Asamoah, Biraghi, Moses e Vecino. Il centrale difensivo ex Atletico Madrid sta prendendo tempo per decidere cosa fare nel futuro prossimo, a 34 anni potrebbe anche optare per un ritorno a casa in Uruguay, anche se non mancano le offerte di squadre importanti come Valencia, Tottenham e Manchester United; Asamoah di anni ne ha 31, ma viene da una delle stagioni più complicate della sua carriera, avendo disputato solo 8 partite in campionato a causa di numerosi infortuni, potrebbe pensare di rilanciarsi in nerazzurro considerando anche il rapporto che lo lega ad Antonio Conte. Biraghi probabilmente tornerà a Firenze, l’Inter non dovrebbe esercitare il riscatto del cartellino, anche perché da gennaio l’out di sinistra è stabilmente occupato da Young. Moses è in prestito dal Chelsea ed a giugno tornerà a Londra, ma l’Inter potrebbe facilmente trattenere il ragazzo, che da febbraio 2021 sarà svincolato, anche i blues quindi sarebbero propensi a trattare la vendita totale del cartellino. Ed infine Vecino, che a gennaio sembrava sicuro di partire, ma invece continua ad essere una pedina utile nello scacchiere di Conte, che difficilmente ci rinuncia, il centrocampista ex fiorentina ha sempre un minutaggio importante indipendentemente dal fatto che parta tra i titolari o no; l’ Inter non ha interesse a liberarsi di Vecino, ma se dovesse arrivare un’offerta intorno ai 25 milioni una sua permanenza non sarebbe così scontata.

 


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Mazzola: “Orgoglioso di quanto fatto all’Inter. Avrei voluto chiudere al Toro”

Mazzola: “Orgoglioso di quanto fatto all’Inter. Avrei voluto chiudere al Toro”

Sandro Mazzola, figlio dell’indimenticato Valentino, a 71 anni dalla tragedia del Grande Torino a Superga si è aperto a La Gazzetta dello Sport, raccontando aneddoti della sua bella carriera ed emozioni che lo legano a questa ricorrenza: “Alle 17 uscirò anch’io sul balcone di casa: mio nipote mi darà la sua 10…”.

Andiamo e vedere cos’ha detto nell’intervista:

PRIMA VOLTA A SUPERGA – «Per me è sempre stato così il 4 maggio: un raccoglimento intimo, un’emozione intensa da non condividere se non in famiglia. Ecco perché nella mia vita ho evitato con cura di salire a Superga proprio nel giorno della tragedia. Ci sono andato spesso, sia chiaro, ma quando non c’era folla e quindi uno o due giorni prima o magari uno due giorni dopo. Non ho mai dimenticato la prima volta. Ero nella Primavera dell’Inter e per un impegno scolastico di vitale importanza non potetti salire sul pullman dei compagni che andavano appunto ad affrontare il Toro al Filadelfia. La defezione venne segnalata ai dirigenti in società da Benito Lorenzi e, credo su suggerimento di “Veleno”, mi ritrovai a bordo di un’auto del club subito dopo quell’esame in classe. Beh, avvicinandoci a Torino, vidi il colle e la Basilica: me li avevano descritti diverse volte, ma vederli fu traumatico. Da quel momento non capii più niente. Dovettero trascinarmi in campo e giocai probabilmente la peggiore partita della mia vita. Ho detto giocai? Ma in realtà vagavo inebetito: però sia durante che dopo, nessuno dei miei compagni osò dirmi niente. Erano stati informati di quel mio dramma privato».

CELEBRAZIONI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS – «Capisco il momento e capisco anche il disorientamento di tifosi così legati a quella squadra. Ma non ci sarà proprio niente, niente? Ah, un breve rito al Filadelfia e una mobilitazione da casa tra le cinque e le cinque e cinque… Eh, io il balcone ce l’ho… E pure la maglia granata numero 10: regalata a mio nipote l’anno scorso. Quando Valentino si ritrovò sul prato del Fila in mezzo ai giovanissimi del Toro: si celebrava il secolo dalla nascita di papà. Un pensiero delizioso del club e per me, figlio e nonno, un’emozione struggente. Alla fine mi diedero la parola, riuscii a esprimere giusto un paio di ringraziamenti a Cairo, a Pulici. Il groppo in gola impediva alle sillabe di formarsi».

RIMPIANTI DELLA CARRIERA – «Alla fine della stagione 1976-77 io avevo deciso di smettere con il calcio giocato. Avrei compiuto 35 anni in novembre e quindi non ero così malmesso: insomma, avrei potuto reggere uno-due anni ancora ma il presidente dell’Inter, Ivanoe Fraizzoli, aveva disegnato per me un dopo calcio incredibilmente lusinghiero. “Sandro, ti consegnerò l’Inter, organizzamela tu. Gli avevo dato un assenso di massima ma mai avrei immaginato cosa sarebbe accaduto dopo».

TORINO – «Il Toro mi chiama e mi offre di chiudere la carriera con loro… Era un ottimo Toro, peraltro, c’era il gruppo del tricolore, volevano arricchirlo. Io rimasi folgorato dalla prospettiva di finire nel club di papà».

INDECISIONE – «La notte che precedette la decisione non riuscii a chiudere occhio. Mi tornavano alla mente i flash della mia poca vita con papà. Eravamo al Filadelfia, inseguivamo un pallone, a un certo punto papà che mi stava davanti si fermava, si girava e con le mani faceva dei gesti come a significare vieni Sandro, raggiungimi. Ricordo questa nottata di sofferenza infinita. Ma poi al mattino decisi di declinare quella proposta».

SENTIMENTI CONTRASTANTI – «In me hanno convissuto sentimenti contrastanti. L’orgoglio di essere stato una bandiera dell’Inter, di aver vinto tutto in nerazzurro e di rappresentare uno dei calciatori più importanti di questo glorioso club. Che però poi si mescola al grosso rammarico dell’occasione persa: manca alla mia vita quell’altra ricca dose di orgoglio che avrei provato indossando la maglia di papà».

PARAGONE CON PAPÀ VALENTINO MAZZOLA – «Se mi hanno mai detto che ho superato mio papà? Non avrebbe potuto perché io forse ho vinto di più, ma papà da centrocampista vinceva la classifica cannonieri. Altro livello. Inarrivabile».

 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!