Partite più brevi e cinque sostituzioni, la Premier League ci pensa

Partite più brevi e cinque sostituzioni, la Premier League ci pensa

I vertici della FA e della Premier League non ci stanno, non sarà certo il coronavirus a fermarli, piuttosto cambieranno le regole del gioco, diminuiranno il tempo delle partite e migreranno in altri luoghi pur di giocare a calcio, ma torneranno in campo… questo è poco, forse, ma sicuro. Questa è la volontà di tutto l’universo Premier League: tornare a giocare a calcio e terminare la stagione 2019/2020.

Per terminare il campionato di calcio però serve che tutti siano in sicurezza, che non si rischino nuovi contagi per non ricominciare con il lockdown e che non si corra il rischio di avere un collasso del sistema sanitario. Ma come si gioca a calcio in sicurezza ai tempi del coronavirus, permettendo anche ai tifosi delle varie squadre di godersi lo spettacolo? La risposta ancora non ce l’ha nessuno, visto che nessuno ha ripreso a giocare a calcio, ed è qui che gli uomini di potere devono entrare in azione: cercare soluzioni, trovarne possibilmente, efficaci e sicure. I vertici della Premier League, il board di comando della FA ed i venti club del massimo campionato inglese ci stanno ragionando su e qualche soluzione, seppur bizzarra, l’avrebbero anche trovata:

1) diminuire la durata delle partite (come riportato dal The Guardian)

2) portare le sostituzioni da tre a cinque (come ripotato dal The Guardian)

3) trasmettere le gare su YouTube (come riportato sul nostro sito)

4) trasferire i club in Australia per concludere lì la stagione

5) disputare le rimanenti giornate nel giro di 6 settimane, giocando ogni tre giorni

Il presidente dell’Assocalciatori inglese, Gordon Taylor, si è così espresso circa le idee per far ripartire la Premier League: “Verrà redatto un protocollo, coinvolgendo tutti gli esperti e i medici del governo. Non conosciamo il futuro. Quello che sappiamo è quali proposte siano state formulate, quali idee siano state messe sul tavolo, la possibilità di avere più sostituti, la riduzione dei 45 minuti per tempo e si parla anche di stadi neutrali”.

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Zaniolo torna in campo e tratta il rinnovo fino al 2025

Zaniolo torna in campo e tratta il rinnovo fino al 2025

Nicolò Zaniolo c’è, in campo e fuori, fieramente vestito di giallorosso. Come si legge su Il Corriere dello Sport, il ragazzo ha ormai definitivamente completato la riabilitazione dopo il brutto infortunio subito al ginocchio nella gara di gennaio contro la Juventus, pertanto può tornare ad allenarsi singolarmente già da oggi e, si spera, in gruppo con gli altri al centro sportivo di Trigoria dal 18 maggio. Mariani, storico chirurgo che salva gambe di calciatori da tantissimi anni ormai, ha scherzato con Zaniolo dicendogli “Non ti voglio più vedere”, il senso naturalmente è che la convalescenza ha raggiunto una fase nella quale non occorrono visite di controllo, ora bisogna andare sul campo e in palestra a lavorare con lo staff della Roma per ritrovare una buona condizione atletica. Se è vero che la quarantena non ha aiutato Zaniolo, che a contatto con i preparatori e i medici della Roma avrebbe potuto farsi seguire meglio, è altresì vero che il ragazzo si è gestito da solo alla grande ed era comunque supervisionato e seguito dallo staff della Roma tramite videochat. Nelle ultime settimane Zaniolo ha ripreso anche a correre sul tapis-roulant, sul terrazzo della sua casa al Torrino, e si prepara a ricominciare gli allenamenti sul campo. Una volta a Trigoria potrà svolgere per intero il lavoro atletico e poi, per gradi, riprendere contatto con il pallone. Finora si è esercitato soltanto con le palline leggere, per mantenere dimestichezza con il mezzo senza stressare la gamba.

Se la Serie A dovesse ripartire è probabile che Fonseca potrà utilizzarlo per metà o fine luglio, quando il campionato starà per terminare; esattamente un girone dopo l’infortunio, quando si fece male contro la Juventus, ed è proprio contro la Vecchia Signora che potrebbe tornare in campo Nicolò Zaniolo. Sarà impossibile, invece, vederlo in Europa League dato che la Roma a fine gennaio lo aveva rimosso dalla lista per inserire Carles Perez. Una volta terminata la stagione, la società giallorossa e il procuratore del giocatore, Claudio Vigorelli si concentreranno sul contratto: la Roma è intenzionata a prolungarlo fino al 2025.

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Tommasi: “Chi si prende le responsabilità della ripartenza? Serve sicurezza”

Tommasi: “I calciatori non hanno riposato. Sì a responsabilità e sicurezza”

Chi si prende il rischio di far ripartire il calcio se il rischio non è zero? L’atleta? Il club? Il governo? Bisogna partire al momento giusto e con il protocollo ideale”: così Damiano Tommasi, presidente Aic, è intervenuto durante una diretta Instagram con Pierluigi Pardo dedicata alla Fase 2 anche nel calcio. Secondo Tommasi “essere favorevoli o contrari alla ripresa è una discussione che lascia il tempo che trova: oggi ci mancano alcuni elementi. Non abbiamo alcune risposte e questo genera incertezza, mancano le date”.

Per un calciatore non sono stati mesi di riposo ma di lavoro casalingo, i muscoli si sono comunque rafforzati ma poi bisognerà vedere come risponderanno sul campo. Bisogna tornare in campo in condizioni perfette. Devono essere tutti in sicurezza, non solo i calciatori ma ogni addetto vicino alle squadre. Il protocollo è pensato per la ripresa degli allenamenti ma non quella delle partite ufficiali, non per i viaggi, gli spostamenti, le trasferte e l’incrocio di due squadre. Si sta lavorando -ha spiegato l’ex calciatore- per un protocollo che regolarizzi gli allenamenti di squadra dal 18/19 maggio, nel nome della salute degli interessati” (ANSA).

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Turchia, un calciatore dell’Ankaragucu può bloccare la ripartenza

Turchia, un calciatore dell’Ankaragucu può bloccare la ripartenza

Il calco vuole ripartire nonostante le mille difficoltà dovute al coronavirus; il messaggio che sta mandando il mondo dello sport, in questi giorni, è quello di riprendere per evitare conseguenze ancora più gravi di quelle che si stanno già affrontando. In Olanda e Francia è stato deciso di interrompere la stagione calcistica, in Italia e in Germania si deciderà in questa settimana. Dalle altre parti? Un minimo di speranza sembrava arrivare dalla Turchia dove, sei squadre della Süper Lig, il principale campionato turco, hanno ripreso ad allenarsi. Una speranza che, però, è stata subito spenta dalla notizia arrivata questa mattina quando un giocatore dell’Ankaragucu (la cui identità non è stata però svelata) è stato portato in ospedale per ricevere le cure necessarie. Il club di massima divisione, nella giornata di ieri, aveva effettuato i test a giocatori e staff per una ripresa che attualmente sembra essere decisamente lontana. La notizia giunta dalla Turchia deve far riflettere; il mondo del calcio, prima di decidere per la ripartenza, deve pensarci molto attentamente.

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Ripresa, la situazione nei maggiori campionati europei: 10 positivi in Germania

Il pallone d’élite in Europa vorrebbe la ripresa, ma non sa quando e se ci riuscirà, soprattutto a quali condizioni. I campionati esteri affrontano le difficoltà dettate dalle rispettive realtà, come riporta La Stampa.

Germania

In Germania si pensava di essere vicini al via. Ma a raffreddare gli entusiasmi è arrivata la notizia che i risultati dei primi test a tappeto sui giocatori hanno rivelato 10 casi di positività tra Bundesliga e seconda divisione. Un dato che peserà sulla decisione che, mercoledì, verrà presa dalla cancelliera Angela Merkel, quando si pronuncerà sulle modalità della ripresa, ovviamente a porte chiuse. I club sperano di tornare in campo il 16 maggio, confidando nelle parole di elogio che il ministro dell’Interno, Horst Seerhofer, ha avuto per il protocollo sanitario approntato. E nonostante i primi test, la scorsa settimana, abbiano segnalato la positività di tre tesserati del Colonia. In Inghilterra rischia di affondare ancor prima del varo il cosiddetto “Project Restart”, il piano per tornare a giocare entro la metà di giugno. In attesa di conoscere, giovedì 7, le linee guida della ‘Fase 2’ dell’emergenza sanitaria, a mettersi di traverso sono i cinque-sei club – Brighton in testa – in lotta per non retrocedere dalla ricca Premier League. Non accettano l’idea di doversi guadagnare la salvezza in campo neutro, lontano dagli stadi amici, e pongono come condizione il ‘congelamento’ della stagione 2019-’20. Sul fronte opposto le società più titolate, che vogliono disputare le rimanenti 92 partite. Ci sono in gioco l’accesso alle coppe europee ed i soldi dei diritti televisivi.

Francia

Il calcio francese è l’unico dei quattro grandi ad essersi ufficialmente arreso per questa stagione. Ed i 40 club di Ligue 1 e Ligue 2, riunitisi in assemblea generale, hanno sottoscritto un prestito collettivo garantito dallo Stato che coprirà parte dei crediti eventualmente non restituiti. Denaro che dia ossigeno alle casse, soffocate dal Coronavirus.

Spagna

I giocatori della Liga da oggi possono allenarsi individualmente, ma solo se i centri sportivi sono stati sanificati e con test negativi. Non tutti i club sono però ancora pronti a rispettare entrambe le condizioni, quindi la ripresa è scaglionata. L’associazione dei calciatori ha chiesto al governo Sanchez di essere più esplicito su cosa accadrebbe in caso di nuove positività alla ripresa. Inoltre vogliono una pausa di almeno tre giorni tra un incontro e l’altro e niente partite se la temperatura sarà sopra i 32 gradi.

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Premier League, le partite potrebbero essere viste su Youtube

Premier League, le partite potrebbero essere viste su Youtube

Il calcio, in questa fase due, sta cercando di ripartire nonostante tutti i rischi; il coronavirus, infatti, sta dimostrando di non risparmiare nessuno e per questo devono essere prese tutte le misure di sicurezza necessarie per garantire l’incolumità dei giocatori e degli addetti ai lavori. Qualora si dovesse decidere per il ritorno in campo (a differenza di quando hanno stabilito Eredivisie e Ligue One) si giocherebbe, ovviamente, a porte chiuse. Per sopperire alla mancanza del pubblico la Premier League sembra aver trovato la soluzione; il massimo campionato inglese, infatti, sembra disposto a voler trasmettere in modo totalmente gratuito alcuni match sui canali di Youtube di Sky UK e BT Sport che rappresentano i principali broadcasters in grado di far vedere le partite di Premier nel Regno Unito; ipotesi non totalmente nuova visto che in passato, nella stagione calcistica 2013-2014, erano state trasmesse due partite della prima giornata: Manchester United-Swansea e Crystal Palace-Arsenal. Nei prossimi giorni verrà presa una decisione, fra i broadcasters e il Governo, in merito al numero di partite da poter trasmettere senza costi aggiuntivi. Un modo per venire incontro a quei tifosi impossibilitati di andare allo stadio ma vogliosi ugualmente di sostenere la propria squadra del cuore nel finale di una stagione che difficilmente potrà essere dimenticata.

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Spadafora: “Voglio far ripartire il calcio, ma decide il governo”

Intervista a Spadafora

Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha manifestato la sua volontà di far ripartire il calcio italiano, ma con la maggior prudenza possibile:

“La maggioranza degli italiani non vede di buon occhio la ripresa del campionato. Ma io non bado in questo momento ai sondaggi. Il calcio è un mondo importante del Paese, lo conosco bene a differenza di chi vuol far passare un messaggio diverso. Legittimi gli interessi economici, ma quando si va su altro tipo di attacchi, pressioni e strumentalizzazioni, questo atteggiamento non fa bene a nessuno”.

In merito all’idea generalizzata di essere contrario alla ripartenza (generata dalla recente dichiarazione: “Del campionato proprio non se ne parla, ora mi occupo degli altri sport”, ndr):

“Sarebbe surreale per un ministro dello Sport demonizzare il calcio. Mi auguro di ripartire, ma lo deciderà il governo. Dal 18 maggio riprenderanno gli allenamenti di squadra. Sul campionato ci baseremo su elementi scientifici, oggi non disponibili. A metà maggio si potrà fare una previsione realistica. Non esiste una mia contrarietà, ma la volontà di valutare la ripartenza solo se si salvaguarda la salute delle persone all’interno del gruppo squadra. Poi rivendico pari dignità con gli altri sport e gli sport di base. Tutelo talmente tanto la ripartenza che ho convocato io la prima riunione con Figc e Leghe per cercare una soluzione. Ricominciare a giocare pone una serie di questioni legate a trasporti, alberghi, a centinaia di persone che si muovono. Di chi è la responsabilità? Il protocollo dovrà definire anche questo

Sulla ripresa degli allenamenti:

“Il 18 maggio si ripartirà con gli allenamenti di squadra e per farlo serve un chiarimento definitivo sul protocollo: in settimana lo avremo. I governatori delle regioni? Ognuno si muove guardando i propri territori. Il calcio non è il primo caso in cui governo e regioni non sono totalmente allineati”.

Sulla frase di Renzi “Non decide Spadafora, ma il Parlamento”:
“Rivestire una responsabilità istituzionale è diverso da fare solo politica. Tocca al governo decidere se ci sono le condizioni per riprendere. Poi come farlo, intendo con quale formula e calendario, lo stabilirà la Figc. Anche il calcio però deve vivere una nuova stagione, autoriformarsi, pensare di rivedere il proprio sistema, capire se è in linea con quel che accade nel Paese, deve rigenerarsi”.

Sulle parole del presidente della Figc Gravina: «Non sarò io il becchino del calcio”:

“Assolutamente no, farò di tutto per ripartire. Se il governo sarà costretto, spero di no, a stabilire che non ci sono le condizioni il mio sforzo sarà duplice: limitare i danni economici per le società e sostenere tutto il mondo dello sport. Tra risorse ordinarie e straordinarie investiremo circa 1 miliardo per il settore nel suo complesso”.

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Serie A, parla De Magistris: “Finiamo il campionato al Sud”

Serie A, parla De Magistris: “Finiamo il campionato al Sud”

Sono giorni decisivi per il mondo del calcio; la fase due, quella di una lenta ma iniziale ripartenza, deve coinvolgere anche la sfera calcistica. In questa settimana, molto probabilmente, si saprà il futuro della Bundesliga e della Serie A. Per quanto riguarda il massimo campionato italiano sono tante le ipotesi da discutere per una sicure ripresa ma sono anche tanti i dubbi visto la pericolosità di una malattia, il coronavirus, che sta dimostrando di non risparmiare nessuno. L’ultima ipotesi per tornare a vedere la Serie A arriva da Luigi De Magistris che ha rilasciato dichiarazioni interessanti alla Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole: “Bisogna seguire la linea dei contagi e vedere queste due settimane. Chiaro che al Sud il contagio è meno diffuso e si può accelerare. Sport, cultura e bellezza sono asset importanti per la ripresa e l’immagine del paese. Penso ancora a quel Napoli-Barcellona che mi sono goduto al San Paolo a fine febbraio. Io ipotizzerei per il calcio una ripartenza con l’estate, il 21 giugno. Sarebbe un torneo, quasi un campionato a parte, ma si concluderebbe e Napoli è pronta. Sarei per la trasmissione delle partite in chiaro. Va creato un accesso popolare al calcio. Ricordiamoci che sarebbe un torneo ai tempi della pandemia a porte chiuse”.

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Inter, cinque calciatori si giocano la conferma in squadra

Inter, cinque calciatori si giocano la conferma in squadra

Quando si parla di Inter nelle ultime settimane si fa generalmente riferimento a Lautaro Martinez, il giovane attaccante argentino è infatti sospeso tra la permanenza a Milano e la possibilità di vivere una nuova esperienza in una grandissima del calcio europeo. Ma, tralasciando Lautaro per un momento, ci sono cinque calciatori, che non sono così sicuri di vestire la maglia nerazzurra la prossima stagione e che dovranno lavorare per ottenere una riconferma. Stiamo parlando di Godìn, Asamoah, Biraghi, Moses e Vecino. Il centrale difensivo ex Atletico Madrid sta prendendo tempo per decidere cosa fare nel futuro prossimo, a 34 anni potrebbe anche optare per un ritorno a casa in Uruguay, anche se non mancano le offerte di squadre importanti come Valencia, Tottenham e Manchester United; Asamoah di anni ne ha 31, ma viene da una delle stagioni più complicate della sua carriera, avendo disputato solo 8 partite in campionato a causa di numerosi infortuni, potrebbe pensare di rilanciarsi in nerazzurro considerando anche il rapporto che lo lega ad Antonio Conte. Biraghi probabilmente tornerà a Firenze, l’Inter non dovrebbe esercitare il riscatto del cartellino, anche perché da gennaio l’out di sinistra è stabilmente occupato da Young. Moses è in prestito dal Chelsea ed a giugno tornerà a Londra, ma l’Inter potrebbe facilmente trattenere il ragazzo, che da febbraio 2021 sarà svincolato, anche i blues quindi sarebbero propensi a trattare la vendita totale del cartellino. Ed infine Vecino, che a gennaio sembrava sicuro di partire, ma invece continua ad essere una pedina utile nello scacchiere di Conte, che difficilmente ci rinuncia, il centrocampista ex fiorentina ha sempre un minutaggio importante indipendentemente dal fatto che parta tra i titolari o no; l’ Inter non ha interesse a liberarsi di Vecino, ma se dovesse arrivare un’offerta intorno ai 25 milioni una sua permanenza non sarebbe così scontata.

 


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Nuno Campos: “Con Fonseca stiamo visionando giocatori interessanti”

Nuno Campos: “Con Fonseca stiamo visionando giocatori interessanti”

L’allenatore Nuno Campos, vice del tecnico giallorosso Paulo Fonseca e suo fidato amico e collaboratore, ha parlato ai microfoni di Tribunaexpresso.pt spiegando il quotidiano lavoro che fa in videochat con i calciatori e con l’allenatore della Roma, ha poi raccontato della sua quarantena, dell’importanza dell’analisi dei video e dei dati nel calcio moderno e dell’adattamento inizialmente complicato al calcio italiano. Andiamo a vedere cos’ha detto nello specifico:

Sei in italia?
“Sì, sono a Roma, da solo, perché la mia famiglia è a Esposende”.

Come va l’isolamento?
“Non è un momento facile, né per me né per nessuno, perché siamo confinati nelle nostre case. A volte esco un po’, ma solo qui vicino casa mia, dobbiamo rispettare ciò che ci è stato imposto, perché la cosa più importante è passare questo momento. Faccio esercizi e vedo alcuni giocatori che potrebbero interessarci, lo faccio insieme a Paulo. A volte lavoriamo anche insieme, ma ovviamente è un lavoro completamente diverso da quello a cui eravamo abituati. È un momento difficile per tutti. Stare qui da solo penso che sia un po’ più complicato, ma credo che anche per una famiglia che è a casa non sia facile. Non ci siamo abituati, ma dobbiamo essere forti e contribuire, a modo nostro, a superare questo momento”.

Riesci a fare qualche lavoro con i giocatori?
“Sì. Nuno Romano ha questa parte più fisica e lavora con i giocatori ogni giorno. Fanno videoconferenze congiunte sulle piattaforme esistenti, anche in linea con il dipartimento medico del club, perché ci sono anche giocatori che si stanno riprendendo da infortuni. È un lavoro quotidiano ed è più Nuno che se ne occupa”.

José Boto ti ha descritto come “una delle persone in Portogallo che meglio conoscono il calcio e lo spiega”. Non hai voglia di condividere il tuo modo di lavorare?
“No, non abbiamo quel tabù di non condividere il nostro pensiero sul calcio. Penso che le persone oggi abbiano accesso a molte informazioni, ma a volte ottengono un’idea sbagliata da alcuni allenatori. Penso che quando dimostriamo il nostro pensiero sul gioco, riveliamo esattamente in che modo vogliamo operare. E poi il nostro team, nel gioco, mostra se ciò che diciamo è vero. Ho avuto ottime conversazioni con Boto, perché è una persona molto esperta nella zona e mi piace parlare con persone che capiscono quello che stiamo dicendo, perché se siamo molto antagonisti nel modo in cui vediamo il gioco, è difficile avere una conversazione. Preferisco non essere in conflitto con nessuno, ognuno difende ciò che vuole. Naturalmente, trovo più facile parlare con persone che condividono la mia visione del gioco. Boto è uno di questi, perché gli piacciono le squadre che prendono il controllo del gioco, che sono protagonisti, che apprezzano la palla, che valorizzano il giocatore. Non nascondiamo le cose. I giochi sono aperti oggi, scambiamo i video dei nostri giochi con i nostri avversari, perché il campionato italiano ha un programma che consente l’accesso a tutte le partite, quindi oggi non c’è molto da nascondere. In passato era tabù parlare e mostrare qualcosa, ma penso che oggi non dovrebbe esserlo, perché condividere opinioni non significa che l’altro sarà in grado di contraddire ciò che pensiamo. Questo è il motivo per cui studiamo gli avversari e abbiamo anche alcune sfumature per sfruttare l’avversario per fare questo o quello. Penso che, soprattutto, sia la fiducia che abbiamo nel nostro lavoro, perché quando l’abbiamo e guardiamo dentro non abbiamo problemi a esporre agli altri ciò che pensiamo. Penso che provenga da questo nostro modo di essere e di parlare con gli altri. Paulo è lo stesso. Paulo va alle conferenze stampa e qui in Italia i giornalisti, è divertente, fanno molte domande tattiche e penso che sia ancora più facile per un allenatore rispondere a queste domande. E Paulo spiega tutto. Dà anche spesso gli undici che giocheranno il giorno successivo. Il nostro obiettivo: i giocatori, dentro, sanno come superare le diverse difficoltà”.

L’altro giorno ho sentito Abel Ferreira dire che aveva trascorso alcune ore al telefono con te. Questa condivisione avviene anche tra allenatori?
“Non parlo da vicino con molti allenatori, ma con quelli con cui parlo, parlo spesso e parlo di tutto. Abel è uno di questi e non ho problemi a condividere con lui e con gli altri informazioni, perché parliamo la stessa lingua, abbiamo idee simili. Con Abel discuto molto su alcuni dettagli riguardo il rischio di fare certe cose. Riconosco che, forse, sono più rischioso rispetto ad Abel. Con questo, non voglio dire che Abele debba fare come dico io, ma anche lui non mi farà fare come dice lui (ride ndr.). È una discussione salutare e sono felice di farlo, perché Abel è una persona che ama parlare di calcio. E mi piace anche molto come persona, abbiamo una relazione stretta da molti anni”.

Hai appena parlato della grande quantità di informazioni che esiste oggi sul gioco. Forse sono queste conversazioni che trasformano l’informazione in conoscenza acquisita.
“Senza dubbio. E direi anche di più: troppe informazioni, per chi non è sicuro, è solo una complicazione. Cosa intendo con questo: quando abbiamo un percorso in cui abbiamo già pochi dubbi e, nel nostro caso, il nostro modello di gioco è in continua crescita, non ci causa nessuna differenza nella lettura di molte informazioni, ma non abbiamo sfruttato tutte le informazioni, molte delle quali non le usiamo. Quando abbiamo ancora molti dubbi, perché stiamo iniziando una carriera e non siamo ancora sicuri del nostro modello, allora possiamo correre il rischio, con così tante informazioni divergenti, di non sapere come muoverci. Intendo informazioni a livello tattico ma anche a livello di altre cose, perché al giorno d’oggi si parla molto della PNL, della parte fisica e di tutto e di niente. C’è molta conoscenza che, in pratica, a volte può aiutare, ma se è in eccesso, fa anche male. Ci sono molte aree in cui lo stesso allenatore finisce per dover creare un filtro, perché non può raggiungere tutti i giocatori con queste informazioni, perché non capiranno, non avranno pazienza e, se alziamo il livello, non vorranno nemmeno ascoltare. Dobbiamo essere in grado di avere la sensibilità di metterci dall’altra parte. Mi rivolgo qui agli allenatori che stanno iniziando, perché ci sono molti che pensano che sapere di più sia sempre meglio – e a volte non lo è, e finisce per far male”.

Quando eri un giocatore, quali informazioni avevi?
“Quando ero un giocatore non c’era quasi nulla (ride ndr.). C’era un assistente dell’allenatore, un allenatore, un allenatore di fitness e un allenatore dei portieri. Ho avuto diversi allenatori e, più tardi, quasi alla fine della mia carriera, ho avuto Jorge Jesus. Posso dire che impariamo da tutti, non è un cliché, perché forse con alcuni impariamo cosa non fare. È così. Ora, l’opinione che ci sia del gioco oggi, pochissime persone lo avevano in quel momento, anche perché non c’erano informazioni che esistono oggi, non c’erano mezzi che esistono oggi. Il video aiuta molto tutti gli allenatori e allora non era utilizzato. Oppure, se c’era, era guardare 90 minuti su un nastro VHS. Sto iniziando a essere vecchio, è un problema (ride ndr.)”.

E come hai conosciuto Paulo Fonseca?
“È una storia interessante, perché non ho mai giocato con Paulo nella stessa squadra, abbiamo sempre giocato l’uno contro l’altro. Ma avevamo amici in comune, in particolare uno, Quim Zé, il direttore sportivo di Mafra. Ero spesso con Paulo alle feste di compleanno dei figli o della moglie di Quim Zé o del suo. Anche Paulo era stato allenato da Jesus e forse questa condivisione del suo modo di giocare ci rende più vicini l’uno all’altro in termini di pensiero. Quim Zé ci ha permesso di discutere molto sull’idea del gioco e, a volte, Paulo aveva bisogno di un assistente per allenarsi nelle juniores di Estrela. Poi ho parlato con lui ed è stato facile: “Cosa ne pensi del gioco? Per me, questa è la cosa più importante”. Certo avevamo lo stesso modo di pensare, forse perché Jesus era stato il collegamento. Ed è così che abbiamo iniziato a lavorare insieme”.

Avete cominciato a fare sul serio quando siete arrivati all’Aves, in seconda divisione: hanno offerto a Paulo 2.400 e lui li ha divisi con te.
“Siamo stati due anni alla Pinhalnovense ed era già una squadra molto solida nella seconda divisione B ,questo ci ha permesso di avere giocatori migliori. Lì abbiamo fatto un buon lavoro e guadagnato visibilità, perché in quelle due stagione siamo arrivati ai quarti di finale della coppa di Portogallo due volte. Il primo anno siamo stati eliminati dal Naval 1º Maio che era nella massima divisione e nel secondo anno ci ha eliminato il Porto al Dragao. […] Poi è arrivato l’Aves e Paulo li ha incontrati. E probabilmente non saremmo qui a parlare oggi se Paulo non avesse avuto il cuore che ha, ha fatto qualcosa che nessuno avrebbe fatto. Aveva già avuto un’offerta che era bassa, comparata alla maggior parte degli allenatori, perché arrivava dalla Seconda Divisione B, e già la condivideva con me. Loro non volevano più tecnici, avevano lì il loro staff, ma Paulo ha detto: “Vengo, ma solo col mio assistente”. E hanno detto che non avevano soldi per pagare: “Ma non ti sto chiedendo soldi, ti sto solo dicendo che vengo con il mio vice”. Paulo ha condiviso ciò che gli è stato offerto ed entrambi abbiamo guadagnato poco, ma eravamo felici di lavorare insieme in un campionato professionistico (ride ndr.). Questo è qualcosa che fanno solo poche persone, guardare le cose senza il minimo problema in termini materiali. Non si tratta solo di dare soldi, non è abbastanza per lui o per me, perché avevamo le nostre famiglie, ma siamo andati e abbiamo lasciato tutto alle spalle. Abbiamo quasi pagato per allenare”.

Ci sono state delle difficoltà arrivati a Roma?
“Sì, quando siamo arrivati a Roma c’erano delle difficoltà. È un campionato difficile, in cui gli allenatori preparano molto bene le partite. Questo cambia la direzione del nostro pensiero? No. Possiamo avere una sfumatura o un’altra, anche le caratteristiche dei giocatori possono essere importanti per questo, ma la maggior parte del nostro modello di calcio non cambierà mai. Vogliamo essere protagonisti e vogliamo sempre controllare il gioco per dominarlo, perché in questo modo difendiamo meglio”.

Come è cambiato il vostro modo di approcciarvi alle partite in Italia?
“Ad esempio, le differenze nella prima fase della costruzione sono cose che i giocatori percepiscono facilmente e non vedono come un grande cambiamento. Qui in Italia, i giocatori sono abituati a lavorare in modo molto tattico con gli allenatori. Nella prima fase di costruzione abbiamo diverse soluzioni e già le dominano. Sotto pressione anche abbiamo diversi modi di giocare a seconda dell’avversario. Ma, nel mezzo di queste due cose, ce ne sono molte altre che sono difficili. Non possiamo addestrare tutto, perché non abbiamo tempo, né possiamo sempre dare feedback su qualunque cosa”.

Cosa pensi che manchi ancora alla Roma?
“La Roma è un club fantastico. Questo è considerato l’anno zero per tutti, è l’anno in cui abbiamo iniziato a costruire un’idea di gioco, a voler costruire una squadra forte, che richiede tempo e, naturalmente, potremmo aver bisogno di alcuni rinforzi. Penso che abbiamo già gettato le basi per la prossima stagione per essere migliori. L’obiettivo è quello di essere al 4 ° posto. Siamo molto contenti di tutti, infatti, siamo innamorati della città e del club, perché le persone sono state tutte fantastiche, remando nella stessa direzione, cercando di aiutare e abbiamo un ottimo feedback da parte dei giocatori e dello staff. Abbiamo avuto molti infortuni, ma era un problema che veniva anche dal passato. In questa stagione abbiamo il 16% di infortuni in meno rispetto alla scorsa stagione a Roma, che sembra strano, perché sono stati tantissimi.  Anche nelle lesioni muscolari, la percentuale è diminuita molto. Abbiamo anche avuto un problema con i campi e qui e il club ha fatto un grande sforzo e ha cambiato tutti i terreni dove ci alleniamo. Penso che tutti abbiano cercato di aiutare. Paulo Fonseca è uno aperto alla discussione e mi sento privilegiato a far parte del suo team. Penso di poter parlare anche per tutti gli altri elementi, perché abbiamo totale apertura per discutere di tutti gli argomenti che vogliamo. Non solo noi, ma anche l’intera struttura del club. Naturalmente Paulo prende la decisione finale, ma il dibattito sulle idee ci consente sempre di aggiungere qualcosa e i dubbi ci fanno riflettere. La decisione viene successivamente presa da Paulo, ma ascolta tutti. È un grande piacere e un’enorme felicità per me poter lavorare in questo contesto, con un team tecnico che considero uno dei migliori al mondo, grazie al modo in cui discute e discute di tutto. Questo per dirti che questo è il nostro anno zero e che il tempo ci aiuterà a consolidare ulteriormente le cose. Quando la stagione si è fermata stavamo di nuovo bene, ma prima abbiamo avuto un periodo meno buono, anche a causa di infortuni ai giocatori chiave e non è facile superare questi momenti. Stavamo crescendo e penso che i giocatori siano soddisfatti”.

Cosa guardi durante le partite?
“Abbiamo un modo di lavorare tale che Paulo di solito guarda e si concentra sull’area dov’è il pallone, e io devo concentrarmi sulla parte opposta, controllando la preparazione per la palla persa, ad esempio”.

Qualcuno parla con te durante le partite?
“Sì. Tiago Leal vede le partite da sopra la partita e mi riferisce”.

E tu filtri quello che arriva a Paulo?
“Sì così è come lavoriamo. Paulo vede la partita nell’insieme, io mi concentro su dove non è il pallone perché attacchiamo con tanti giocatori e non possono esserci sviste, perché ci esponiamo di più degli altri.
Tiago mi segnala le cose e alcune le ho già individuate e dette a Paulo o direttamente ai giocatori, ma alcune volte nota dei dettagli dall’avversario, perché magari c’è stato un cambio o sta aprendo uno spazio che non pensavamo si sarebbe aperto . A volte do le informazioni a Paulo, altre volte le tengo per me e aspetto il momento giusto e altre parlo direttamente con i giocatori, se sono vicini. Guardando tutti le partite nello stesso modo, è molto facile lavorare insieme. Paulo è una persona fantastica che permette di fare cose che probabilmente altri non fanno […]”.

Quando siete arrivati a Roma, Totti se n’è andato perché ha detto di non essere stato consultato in merito al vostro ingresso. Avevi paura che le sue parole potessero avere un effetto negativo sui tifosi?
“Non abbiamo parlato con Totti, ma ovviamente abbiamo tutto il rispetto per lui. È un dio a Roma perché ha una carriera incredibile. Quando parli di Roma, parli di Totti. Penso che sia naturale quello che detto perché magari non ci conosceva, penso che sia normale. Totti poi ha rilasciato altre interviste dicendo che siamo molto bravi, che possiamo aiutare Roma e anche che abbiamo bisogno di rinforzi. Questo non è da tutti, perché doveva andare contro ciò che aveva detto precedentemente. Totti merita tutto il nostro rispetto ed è un grande piacere sentirlo dire dalla sua bocca. Siamo innamorati di Roma, onestamente, è un grande piacere essere qui”.

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