Inter, giorni cruciali per delineare il futuro di Perisic ed Icardi

Inter, giorni cruciali per delineare il futuro di Perisic ed Icardi

Sono giorni decisivi per scoprire il destino della nostra Serie A e non solo, infatti si avvicinano le scadenze per alcune possibilità di riscatto dei cartellini. Tra queste SkySport riporta il caso di Perisic, l’esterno ex Inter in prestito al Bayern Monaco da una stagione. I bavaresi hanno la possibilità di riscattare il cartellino del calciatore croato versando 15 milioni di euro nelle casse nerazzurre entro il 15 maggio, mancano poco meno di tre giorni alla deadline e le sensazioni lasciano presagire che alla fine Perisic rimarrà al Bayern Monaco; allo stesso tempo è molto probabile che la dirigenza del Bayern proverà ad ottenere uno sconto. L’altro grande prestito da gestire è quello di Mauro Icardi: il PSG ha tempo fino alla fine di maggio per esercitare il riscatto di 70 milioni. I rapporti tra l’Inter e la società francese sono ottimi e, considerando l’impatto che la crisi sanitaria sta avendo anche sul calcio europeo, i nerazzurri potrebbero assecondare le richieste del PSG di rinegoziare il prezzo del riscatto.

 


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Roma, Diawara: “Ho recuperato dall’infortunio, sono pronto per giocare!”

Roma, Diawara: “Ho recuperato dall’infortunio, sono pronto per giocare!”

Il centrocampista giallorosso Amadou Diawara, ha rilasciato un’intervista a Roma Radio. L’ex Napoli ha risposto a molte domande ed ha affrontato parecchi temi.

Il centrocampista guineano ha disputato 19 partite in questa stagione, prima del brutto infortunio al menisco che lo tiene lontano dai campi dal 20 Gennaio scorso.

Come ha vissuto questo periodo così particolare?
“Sto vivendo questo periodo come tutti, con un po’ di stress. Non vedo l’ora che finisca questo brutto periodo. Sono rimasto a casa seguendo le direttive del Governo”.

Com’è la situazione in Africa?
“Il virus ha colpito anche la Guinea, ma la situazione al momento sembra sotto controllo. Ho sentito mio padre e le mie sorelle, mi dicono che la situazione si sta risolvendo piano piano. Ci sono meno casi rispetto all’Italia, ma il virus ci ha comunque colpito, però è sotto controllo”.

Quanto conta per una squadra di calcio far parte in modo concreto del tessuto sociale al quale appartiene?
“La Roma si è comportata da grande squadra con quello che ha fatto fuori dal campo durante l’emergenza. Il calcio è lo sport più seguito al mondo e deve dare il suo contributo anche in queste situazioni”.

Che effetto le ha fatto tornare a Trigoria? Veniva da un infortunio, come sta?
“Sto bene. Non vedevo l’ora di tornare in campo per allenarmi con gli altri, anche se per ora ci stiamo allenando individualmente. Non vedevo l’ora di tornare a Trigoria, incontrare i compagni e tornare a fare le cose che facevamo prima”.

Qual è stata la cosa che le è piaciuta di più tornando in campo?
“Ritrovare i compagni. Stando con loro tutti i giorni ti ci affezioni. Non è stato bello non vederli per così tanto tempo, mi mancavano”.

All’inizio ha giocato poco, poi ha dato la sensazione di essersi inserito bene nel gioco di Fonseca…
“Venivo da un anno a Napoli, dove avevo giocato poco. Quindi sapevo che alla Roma avrei dovuto dare il 100% quando mi sarebbe stata data l’opportunità. Ho capito cosa voleva il mister da me e dagli altri centrocampisti e mi sono inserito bene”.

Cosa vi chiede Fonseca?
“Il mister ci chiede di metterci posizionati bene con il corpo, di aiutare i centrali difensivi. Gli piace uscire sempre con il pallone dal basso, il suo calcio è divertente”.

Ha scelto la numero 42 per Yaya Touré. Che cosa ha rappresentato per il calcio africano?
“E’ stato un grandissimo giocatore e un simbolo per tutti gli africani che giocano in questo ruolo. Di lui mi piaceva tutto, dalla visione di gioco alla tranquillità con il pallone. Mi faceva impazzire da piccolo. Devo fare qualche gol in più per assomigliargli ma con un po’ di lavoro posso arrivarci”.

E’ arrivato alla Roma tra lo scetticismo generale. Quando ha avuto la sensazione di aver vinto la tua scommessa?
“Quando sono arrivato alla Roma non avevo continuità di gioco, mi ero fatto anche male. Sono andato in Coppa d’Africa, mi ha aiutato molto e sono tornato anche prima per iniziare a lavorare con i compagni. Non era semplice entrare subito nei meccanismi della squadra, ho aspettato il momento sapendo che quando avrei trovato continuità non avrei deluso i tifosi romanisti ed è stato così”.

Che cosa si aspetta quando ritornerete in campo?
“Quando torneremo in campo sarà come a inizio campionato. Veniamo da un lungo periodo di stop, ci siamo allenati a casa. Servirà la forza per ricominciare e andare a mille per centrare il nostro obiettivo. Speriamo di tornare in campo, se si gioca il nostro obiettivo è arrivare tra le prime quattro”.

E’ riuscito a fare qualche passeggiata per Roma?
Ho avuto poco tempo per visitare Roma tra allenamenti, partite e infortuni. Non vedo l’ora che tutto questo finisca per scoprirla meglio.


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Serie A, CTS impone 15 giorni di isolamento per i club prima della ripresa

Serie A, CTS impone 15 giorni di isolamento per i club prima della ripresa

Come riferisce l’ANSA il CTS (Comitato Tecnico Scientifico) ha disposto delle nuove regole, dopo le quali, se rispettate, si passerà alla decisione finale sulla ripresa del Campionato di Serie. Secondo il CTS le squadre e i membri degli staff tecnici dovranno rimanere in isolamento per 15 giorni dal momento della ripresa degli allenamenti di gruppo. Dopo questi 15 giorni di isolamento si potrà prendere in considerazione la definitiva ripartenza della Serie A, ovviamente a porte chiuse.

Già in atto è la quarantena di tutto il gruppo dopo un contagio e la responsabilità del medico. La richiesta dei calciatori è stata quella di non superare le 2 settimane di isolamento, poiché sarebbe problematico a livello psicologico. Oltre a questo secondo La Gazzetta dello Sport, sono emersi altri dubbi che riguardano anche «la realizzazione dei test molecolari sulle persone interessate alla ripresa degli allenamenti di squadra», che «non deve minimamente impattare sulla disponibilità del reagentario da dedicarsi in maniera assoluta ai bisogni sanitari del Paese».

Se la curva dei contagi dovesse abbassarsi in maniera importante da qui ai primi giorni di Giugno allora sarebbe davvero possibile concludere questa travagliata stagione calcistica.


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Bergomi: “Positivo al Coronavirus ad inizio marzo, l’ho sottovalutato”

Bergomi: “Positivo al Coronavirus ad inizio marzo, l’ho sottovalutato”

Beppe Bergomi, Lo Zio bandiera dell’Inter e pilastro della Nazionale italiana tra gli anni ‘80 e ‘90, in una chiacchierata su Instagram con l’amico Ciccio Valenti ha raccontato la sua brutta esperienza a contatto col Coronavirus. Bergomi ha contratto il virus ad inizio marzo e dopo settimane con problemi all’olfatto e alla schiena ora sta meglio, ma Lo Zio ha ammesso che probabilmente si è ammalato perché ha sottovalutato il virus. Andiamo a vedere cos’ha detto Bergomi:

Ho fatto un test sierologico, sono risultato positivo all’ICG e negativo all’IGM. A inizio marzo sono stato male, ho avuto problemi all’olfatto e alla schiena, ma non ai polmoni. Adesso la fortuna vuole che io abbia gli anticorpi, ma mi hanno spiegato che non proteggono al 100% perché il virus muta. Ma se dovessi prenderlo di nuovo, lo prenderei in forma leggera. Non ho avuto paura. Però sentivo sempre freddo, mi sono fatto portare due stufette. Credevo fosse un’influenza, invece sono risultato positivo. I miei amici mi prendevano in giro e mi dicevano che ci stavo pensando troppo, ma io non stavo bene, avevo sempre dolori, ero fiacco. Non riuscivo a sedermi per il dolore alla schiena, stavo sempre in piedi. Poi dicevano che era meglio non prendere anti-infiammatori. Dopo un po’ il dolore è andato via, ma il tutto è durato 20-25 giorni. Ora sto alla grande, ho ripreso a correre. Ho fatto solamente il test sierologico, ho cercato di fare il tampone, ma mi hanno detto che dopo 30 giorni dovrei essere a posto. Sono stato uno stupido, l’ho sottovalutato. Il 21 febbraio ho fatto l’ultimo allenamento e uno dei ragazzi aveva la polmonite, da lì poi non abbiamo fatto più giocato. Il 26 sono stato a Napoli a commentare la sfida con il Barcellona, poi sono stato a Perugia a vedere la sfida col Benevento. Secondo me l’ho sottovalutata prima, sono stato troppo a contatto con la gente”.

Infine Bergomi e Ciccio Valenti hanno anche parlato un pochino di calcio e della loro Inter: “Io lo terrei, ma con 110 milioni è dura tenerlo. Il sostituto ideale sarebbe Timo Werner. È anche compatibile con Lukaku: il belga gioca sul centrodestra, mentre l’attaccante del Lipsia parte dall’altra parte”.

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Rabiot non torna per il taglio-stipendi, segnale verso l’addio?

Adrien Rabiot e la Juventus sono sempre più lontani. Anzitutto, fisicamente. La Stampa racconta infatti del personale sciopero del centrocampista francese, che non sarebbe ancora rientrato dalla sua villa in Costa Azzurra per protesta contro i tagli degli stipendi. Inoltre, consigliato dalla mamma-agente che già faceva esasperare i vertici del Psg, Rabiot vorrebbe cambiare aria in estate: si considera poco valorizzato da Sarri e punta alla Premier League, anche per ragioni economiche. Potrebbe accoglierlo l’Everton: Ancelotti l’ha fatto esordire in Francia nel 2012, e i rapporti tra i due club sono buoni.

Le intemperanze dei giocatori purtroppo non sono ancora finite. Dopo le fughe di De Ligt e Higuain, ecco un altro bianconero ribelle. Le perplessità sorgono in particolar modo dal fatto che la decisione di tagliarsi gli stipendi da parte dei giocatori della Juve era stata (almeno in teoria) una risposta collettiva ad una proposta della società sostenuta da Chiellini ed accolta positivamente da tutti i tesserati.  Rabiot viene da una stagione tutt’altro che esaltante ed è scivolato in fondo alle gerarchie di Sarri. Questo comportamento potrebbe essere un (pessimo) pretesto per comunicare la volontà di addio. Quando poi dietro ci si mettono i genitori-agenti, la sua situazione non può che complicarsi ulteriormente e certe carriere possono prendere strade insperate, vedasi le dichiarazioni di ieri del padre dell’ex Roma Gerson.

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Barone: “Cinque sostituzioni? No, non si cambiano le regole in corsa”

Barone: “Cinque sostituzioni? No, non si cambiano le regole in corsa”

“C’è chi dice no” ed in questo caso si tratta della Fiorentina, nello specifico a dirlo è Joe Barone, il direttore generale della Viola. No alle cinque sostituzioni, sì alla ripresa, questa è la linea coerente della Fiorentina che tiene da inizio marzo ormai, cioè da quando il calcio si è fermato per fronteggiare il coronavirus. Joe Barone è intervenuto ai microfoni di Radio Anch’io Sport dove ha chiarito il punto di vista suo e della Fiorentina riguardo la ripresa del calcio, la possibilità di aumentare le sostituzioni ed i contagiati della società Viola.

CINQUE SOSTITUZIONI: “Le cinque sostituzioni? Sono contrario a cambiare le regole in corsa. Già i giocatori in questo periodo sono sottoposti mentalmente a forte stress per tutte le voci che si rincorrono, la posizione della Fiorentina è che vogliamo mantenere le stesse regole di quando abbiamo iniziato il campionato”.

RIPRESA DEL CALCIO E TUTELARLO, O SARÀ DEFAULT: “Siamo per ricominciare ma in sicurezza, senza rovinare questa stagione e compromettere la prossima. Rimettere i conti a posto sarà difficile per tutti, il calcio è un’industria da tutelare e come tutte le industrie dovrà essere aiutata dal Governo. Speriamo di poter concludere questa annata e iniziare in modo regolare la prossima, i ragazzi non possono stare fermi per tanto tempo quindi bisogna ricominciare al più presto”.

RIBÉRY IN QUARANTENA ED I SEI NUOVI POSITIVI DELLA SCORSA SETTIMANA:I sei positivi di settimana scorsa? Stanno tutti bene e sono tutti asintomatici, contiamo di recuperare anche loro al più presto. Ribery in quarantena? Nonostante due tamponi risultati negativi in Germania e a Firenze siamo in attesa del protocollo. Intanto Franck è tornato carico e con un entusiasmo incredibile”.

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Serie A, via libera agli allenamenti ma con grosse perplessità

Serie A, via libera agli allenamenti ma con grosse perplessità

Il via libera alla ripresa degli allenamenti collettivi è arrivato. Un sì che, pur con forti limitazioni e la prudenza quale parola chiave, può spingere i club del calcio italiano a rimettere in campo i propri calciatori. Un sì che, soprattutto, è arrivato dopo lunghi confronti tra il Comitato Tecnico Scientifico e la Figc.

Secondo quanto riferito da La Gazzetta dello Sport, inizialmente gli scienziati sono stati durissimi nel giudicare la documentazione in forma originale della federcalcio, definita “largamente lacunosa e imperfetta”. Oggi si partirà con una riscrittura definitiva, con l’obiettivo di concludere il lavoro già in giornata, per poi convocare i calciatori e salutare la fase di questi allenamenti individuali e facoltativi.

Fa il punto il Corriere dello Sport: le condizioni sono stringenti, a partire dai tamponi (in molte Regioni è difficile reperirne) e dal nodo quarantena. Ma, più in generale, preoccupa lo scetticismo del Cts sul campionato: pur non avendole espresse ieri, gli scienziati hanno grosse perplessità sul fatto che si possa tornare in campo.

C’è poi da parte dei 20 club di A, una grossa incertezza. Ieri il sottosegretario alla Salute ha parlato di una bolla sterile, e la via di un maxi-ritiro dovrebbe essere quella scelta per garantire la sicurezza del gruppo squadra. Inteso in maniera molto allargata, particolare non da poco: in questo momento nessun club di A, se non la Juventus grazie al J-Hotel, ha la possibilità pratica di isolare giocatori, membri dello staff e altri dipendenti a contatto con la prima squadra per un periodo di tempo così prolungato. Appoggiarsi ad altre strutture, invece, minerebbe alla base il concetto di bolla sterile.

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Pandev: “Termino la carriera a fine stagione, ma prima salvo il Genoa”

Pandev: “Termino la carriera a fine stagione, ma prima salvo il Genoa”

Silenzioso, serio, professionale e forte, tutto questo è stato ed è tuttora Goran Pandev, almeno fino a fine stagione, quando potrebbe effettivamente chiudere definitivamente la sua carriera. In una bella intervista rilasciata a Il Corriere dello Sport, Pandev ha parlato del suo probabile ritiro a fine stagione, della voglia di tornare in campo, del suo Genoa e del triplete con l’Inter. Andiamo a vedere uno stralcio dell’intervista:

RITORNO IN CAMPO E SALVEZZA:Mi manca allenarmi con i mie compagni. Il calcio è la nostra vita. Ricominciare il campionato? Lo spero, ma la decisione spetta alle autorità competenti che sono sicuro faranno la scelta migliore. Riprendere sarebbe comunque un segnale importante per tutta l’Italia la gente guarderebbe quello e non solo le news sul virus. Anche se giocare senza pubblico non sarà il massimo… Se il campionato dovesse chiudersi qui mi dispiacerebbe per il mio Genoa. Nell’ultimo periodo abbiamo fatto vedere grandi cose e dimostrato che possiamo salvarci tranquillamente. Nicola ha portato entusiasmo e fiducia nel gruppo”.

LO STORICO TRIPLETE CON L’INTER: “Il Triplete? Nonostante siano passati dieci anni quei ricordi mi ritornano spesso in mente. Abbiamo fatto qualcosa di straordinario e non so se qualche altra formazione potrà fare lo stesso. Eravamo un gruppo fortissimo e unito. Anche Dio ci ha aiutato e così abbiamo vinto tutto. Mourinho? Persona splendida, ci ha dato tanto. Il mio gol più bello in quell’annata? Il gol nel derby vinto in inferiorità numerica. E la rete, nella stagione successiva, contro il Bayern Monaco”.

TORNARE ALL’INTER O RIMANERE AL GENOA: “Inter? A gennaio potevo tornare a Milano, c’è stato qualcosa. L’Inter mi ha portato in Italia e mi ha cambiato la vita. ma sentivo che dovevo restare qui a Genoa. Qui a Genoa la gente mi vuole davvero bene ed è giusto che finisca la carriera nel club più antico d’Italia. Volevamo e vogliamo salvarci. Smettere dopo questa stagione? Prima della pandemia avevo detto che avrei salvato il Genoa e poi mi sarei ritirato, ora spero termini presto questa situazione e poi vedremo cosa succederà”.

ADDIO AL GENOA E RITIRO: “Al momento penso ancora di terminare dopo questa stagione la mia carriera. Mi immagino la mia gara d’addio al calcio con tanta gente allo stadio, voglio salutare il popolo rossoblù perché qui ho passato 5 anni bellissimi e devo solo ringraziarli. Ho dato tutto per questa maglia, vorrei poter dire addio al calcio in un Ferraris gremito”.

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Stirpe: “La Serie B vuole ripartire”, Berlusconi: “Ripartenza non urgente”

Stirpe: “La Serie B vuole ripartire”, Berlusconi: “Ripartenza non urgente”

Se in Italia non si è ancora giunti ad un verdetto sulla ripresa, o meno, dei campionati di calcio è perché non tutti i presidenti la pensano ancora alla stessa maniera. Quest’oggi ad esprimere opinioni decisamente diverse ci hanno pensato i presidenti di Frosinone e Monza, rispettivamente Maurizio Stirpe e Silvio Berlusconi.

Intervenuto alla trasmissione Maracanà di TMW Radio, il presidente Maurizio Stirpe ha detto la sua sulla voglia che hanno i club di riprendere le ostilità in campo:

Si va vero una ripresa del calcio?
Molto dipenderà dalla curva dei contagi. A oggi non ci sono gli elementi per fare una previsione. E’ evidente che la situazione sta migliorando in Italia, è monitorata sia dal Governo che dalla Federazione, a breve che ci saranno delle novità. Speriamo di concludere i campionati sul campo”.

C’è stata una volontà dei giocatori di riprendere?
Diversi trattamenti si possono giustificare soprattutto per una diversa evoluzione della pandemia. Questo può autorizzare a modificare la rigidezza dei protocolli iniziali. Se i giocatori c’hanno messo lo zampino o meno non lo so“.

Come si sta muovendo la Serie B?
Nella stessa direzione della A. Vuole giocare e magari accettare anche uno sfalsamento con la A. La Serie B può andare al massimo fino a fine agosto. Poi sarebbe difficile conciliare la ripartenza della prossima stagione“.

In un’intervista al quotidiano Libero il presidente del Monza, ed ex patron storico del Milan, Silvio Berlusconi ha brevemente parlato anche della ripresa del calcio giocato:

“Io amo il calcio, che è stato una parte importante della mia vita. Sono il presidente di club che ha vinto più titoli nella storia del calcio mondiale. Ma oggi, mentre tanti italiani ancora muoiono, e tanti ancora soffrono negli ospedali, mentre tante aziende rischiano di fallire e tanti posti di lavoro di andare perduti, mentre ancora sono chiuse le scuole e le università, la ripartenza del calcio non mi sembra un tema così urgente. Anche se è necessario tutelarlo e il governo non sta facendo abbastanza per tutto il mondo dello sport, che è importante sia per un sano stile di vita sia per le migliaia di posti di lavoro che garantisce”.


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Rivoluzione Juventus, quanti calciatori ai saluti

Rivoluzione Juventus, quanti calciatori ai saluti

In estate sarà rivoluzione alla Juventus per ringiovanire la rosa, molti calciatori bianconeri sono pronti all’addio. Un anno fa fu Max Allegri, mentre annunciava l’addio alla Vecchia Signora, ad allertare la società bianconera che senza una rivoluzione della rosa sarebbe stato difficile continuare a vincere in scioltezza sulle rivali, un anno più tardi Paratici ed Agnelli si sono convinti: in estate sarà rivoluzione, serve una squadra più giovane e più adatta a Sarri per dare vita ad un progetto grande e duraturo.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, in partenza dalla Juventus ci sono diversi calciatori, tra i quali figurano Alex Sandro, Douglas Costa, Adrien Rabiot e soprattutto Gonzalo Higuain. Su Alex Sandro, terzino sinistro classe ‘91, ci sono forti due club di Premier League: il Manchester United che è pronto ad offrire una cifra cash per il brasiliano, ed il Chelsea che invece vorrebbe mettere su una trattativa che preveda lo scambio con Emerson Palmieri (apprezzato sia da Sarri che da Paratici). Su Douglas Costa ci sono forti invece il Paris Saint-Germain e le due società di Manchester (City e United), alle quali la Juventus cederebbe volentieri l’ala con l’obiettivo di risparmiare sull’ingaggio, 6 milioni di euro netti fino al 2022. Anche per Adrien Rabiot si è aperto il discorso Premier League: come si legge sul nostro sito, Veronique madre ed agente di Rabiot ha già avviato i contatti con l’Everton per cercare un accordo. Discorso diverso per Gonzalo Higuain: il centravanti vorrebbe il rinnovo ma per la Juventus è fuori discussione e, quindi, per non perderlo a scadenza nel 2021 l’unica soluzione è un addio nel mercato estivo 2020, magari per andare in MLS o al River Plate, il club della vita che ama ed al quale i dirigenti sarebbero anche interessati ad offrire un contratto ad El Pipita che però dovrà abbassare le pretese.


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