Quante volte nella vita abbiamo sentito dire che “i soldi non fanno la felicità”. Indubbiamente vero, vista la quantità di cose che semplicemente non hanno prezzo e contribuiscono a render migliori l’esistenza dell’uomo. Eppure nel mondo del calcio questo modo di dire sembra non avere particolare importanza. Per informazioni chiedere ad Oscar, Carlos Tevez e Axel Witsel, gli ultimi giocatori, in ordine cronologico, ad accettare le faraoniche offerte provenienti dalla Chinese Super League, il massimo campionato cinese in forte espansione economica. Nello specifico, l’attaccante argentino ha avuto trentotto milioni di buone ragioni per trasferirsi in Cina dopo il suo ritorno al Boca Juniors la scorsa stagione. Ma se la decisione dell’Apache non lascia sorpresi, soprattutto a causa dell’età ormai non più verdissima, a lasciare perplessi sono le scelte del trequartista brasiliano e del centrocampista belga, nel pieno della loro carriera e corteggiati dai migliori club europei. Analizziamo dunque i pro e i contro delle offerte “fuori mercato” provenienti dai club cinesi, soprattutto dal punto di vista dei club europei minacciati dalla concorrenza delle squadre del Sol Levante.
I Pro
Il calcio, si sa, è uno sport globale. Impensabile dunque che un colosso come la Cina potesse restare a lungo ai margini del panorama calcistico mondiale, in netta contrapposizione con il trend inaugurato nelle altre discipline sportive. La Nazionale cinese si trova all’ottantaduesimo posto del Ranking FIFA soprattutto a causa dello scarso interesse generale per il calcio giocato: rilanciare il campionato fa dunque parte di un progetto di crescita dell’intero movimento. E quale metodo migliore di attirare i top player mondiali a suon di milioni? Anche per i club europei le offerte proveniente dall’Est possono rappresentare una manna dal cielo, visto che molto spesso esse non sono commisurate al reale valore del giocatore: basti pensare alla recente proposta del Tianjin Quanjian per acquistare Nikola Kalinic. La società cinese sarebbe infatti disposta a pagare la nuova clausola da 50 milioni di euro apposta sul contratto dell’attaccante croato: una boccata d’ossigeno per le casse della società viola, pronta poi a reinvestire parte di quella cifra alla ricerca del sostituto. Pioggia di plusvalenze dunque e possibilità di piazzare qualche esubero illustre con ingaggio pesante: questi i possibili vantaggi per i club europei.
I Contro
Il modello della prima lega professionistica americana, la NASL, dimostra come non sempre l’ingaggio di stelle del calcio porti ad un conseguente aumento dell’interesse e, di conseguenza, dei ricavi. Certo, in quel caso a decidere di fare il grande salto furono soprattutto giocatori a fine carriera, ma il suo fallimento rimane un pericoloso precedente. Stando ai dati attuali, i fatturati delle squadre cinesi non sembrano all’altezza delle folli offerte fatte ai calciatori, proponendo un modello di crescita non sostenibile nel lungo periodo. Il potenziale bacino di utenza rimane però enorme e non è escluso che in futuro le cose possano cambiare. Il caso di Axel Witsel è poi emblematico per quanto riguarda i rischi dei club europei. La Juventus, da tempo d’accordo con il giocatore, era ormai convinta di riuscire a portare il belga a Torino, ma l’offerta del Tianjin Quanjian di Fabio Cannavaro ha fatto saltare il banco, arrivando a cifre improponibili per gli standard del calcio europeo. La concorrenza dei club cinesi porterà inevitabilmente ad un aumento dei prezzi dei cartellini, con il rischio che le squadre italiane rimangano indietro vista la minore “potenza di fuoco” a loro disposizione. A risentirne potrebbero essere soprattutto i prezzi dei giocatori di fascia media che, invece di provare esperienze in club ambiziosi, avrebbero la tentazione di accettare le “pensioni d’oro” provenienti dalla Cina (un esempio recente, l’interesse per Valter Birsa). Pronti dunque ad ascoltare diversi giocatori tessere le lodi del campionato cinese come “occasione di crescita” o come una “scoperta di un calcio in espansione”. I soldi non fanno la felicità, ma diciamo che aiutano.



