#Kolarov ha scatenato un putiferio sui social aprendo un dibattito: i tifosi non capiscono niente di calcio? Quello che ha sottolineato è che hanno diritto di arrabbiarsi per una sconfitta, ma allo stesso tempo non hanno basi per poter fare analisi tattiche: ha ragione? Probabilmente no. E anzi: benvenuti nel 2018, dove tutti hanno modo di esprimersi. Ed è giusto che sia così. Quest’ormai diffusa teoria secondo cui “chi sa può parlare” inizia a stancare: è affascinante e corretto che ci sia uno scambio di opinioni. Ovviamente il dibattito può avere un “vincitore”: c’è chi ne capisce di più di calcio, chi meno. E chi sparla e si incazza dettato dalla passione per la maglia. Nell’era dei social la vox populi non è più solo nei bar e nelle case, ma sotto gli occhi di tutti: basta aprire Instagram, Facebook o Twitter. Ma va benissimo così: il tifoso deve fare il tifoso. E ne va difeso il ruolo. Giochi male? Mi incazzo. Giochi bene? Ti esalto. Che tutto ciò venga veicolato da discorsi tattici è naturale: se voglio comunicare un messaggio, provo a spiegarlo. I tifosi sono il motivo per cui il calcio è popolare e gli stipendi dei giocatori così alti: senza tifosi nessuno saprebbe chi è Kolarov. I tifosi sono il business, e spendono soldi per sostenere la propria squadra e per seguire lo sport che li appassiona. Ed è anzi dimostrazione di civiltà il fatto che si provi a parlare di tattica anziché sfociare direttamente nell’insulto: il tifoso di oggi non si accontenta di tifare e basta, ma cerca di approfondire i motivi per cui qualcosa va o non va in campo. È in atto un tentativo di culturalizzazione del tifoso che va sostenuta, non rallentata. Il tifoso è l’origine di tutto questo mondo che noi chiamiamo “calcio”. Quindi lasciateci tifare. Stiamo solo scrivendo quattro cazzate in un commento di Instagram, non stiamo lanciando bombe carta o minacciando nessuno. Una cosa è vera: tu che stai leggendo non capisci niente di calcio, io che sto scrivendo neanche. Non possiamo sapere come si affronta il Real Madrid, come si gestisce uno spogliatoio di Serie A. Però è un gioco: fateci giocare a fare gli esperti. Non fa male a nessuno.



