Ogni tifoso romanista, anche il più sfiduciato, può ritenersi assolutamente orgoglioso di questa Roma. Qualunque appassionato di calcio, infatti, si sarebbe aspettato un risultato tennistico al termine della partita del Camp Nou, ma così non è stato. Precisiamo: i giallorossi hanno comunque rimediato una brutta sconfitta nella gara disputatasi ieri contro il Barcellona, ma a differenza di qualche uscita europea precedente, questa volta alla squadra capitolina va dato il merito di aver combattuto fino alla fine, giocando bene a calcio e dimostrando un buon accenno di mentalità che serve per diventare un grande club. Oltretutto la squadra di Di Francesco è stata anche sfortunata negli episodi, e lo evidenziano il fallo da rigore non fischiato su Dzeko nel corso del primo tempo, quando il risultato era ancora fermo sullo 0-0, ma soprattutto i due autogoal di De Rossi e Manolas, entrambi arrivati nel momento migliore della Roma.
Sottolineando tutti questi aspetti e in vista della partita di ritorno del 10 aprile all’Olimpico, cerchiamo di capire i tre segnali positivi che ha lasciato la sconfitta contro i Blaugrana.
La voglia di fare calcio

Niente di più semplice: la voglia di giocare a pallone. Per tutti i 90 minuti la Roma non è mai stata remissiva o rinunciataria, anzi, ha sempre cercato di impostare il proprio gioco, fraseggiando palla a terra e cercando raramente le verticalizzazioni in attacco. Questo è senza dubbio merito di Di Francesco, che in uno stadio imponente e intimidatorio come quello del Camp Nou, ha voluto praticare un tipo di calcio sempre propositivo, abbandonando completamente l’idea di un rintanamento all’interno della propria area, finalizzato a difendere con tutti e dieci gli uomini. Un modo di fare calcio che può essere definito anche coraggioso, perché se giochi in quel modo contro il Barcellona gli esiti sono due: o vinci la partita, oppure prendi l’imbarcata. Beh, la Roma la partita non l’ha vinta, ma non ha nemmeno preso l’imbarcata. Il 4-1 è un risultato netto, certo, ma solo per chi guarda l’esito finale: chi ha visto la partita, infatti, sa benissimo che i giallorossi hanno giocato una partita grintosa, con pressing alto, velleità di palleggio e ottimo contenimento con le linee molto strette.
La consapevolezza dei propri limiti

Come molti di voi ben sapranno, la Roma si è qualificata ai quarti di finale di Champions League dopo dieci anni. E’ chiaro che arrivare in una fase così avanzata della competizione e dover affrontare una squadra come il Barça, volesse dire anche testarsi, mettersi alla prova, in modo da capire il livello generale della squadra. Un livello tutto sommato buono, ma a cui manca ancora quel quid in più per potersi definire ottimale: parliamo ovviamente di qualità della rosa e della prestazione dei singoli. Se in difesa, infatti, Alisson, Manolas e Kolarov si sono dimostrati una garanzia, non si può dire lo stesso del centrocampo, e ci riferiamo in particolare a Gonalons, la cui prestazione ha lasciato parecchie perplessità, molto lento e poco furbo in alcune circostanze. Buona invece la prestazione di Strootman, che il suo lo ha fatto, manifestandosi sempre presente, e altrettanto si può dire del giovane Pellegrini. Venendo all’attacco, Dzeko ha corso molto, cercando di fare il cosiddetto lavoro sporco e trovando nel finale anche il goal, Florenzi si è dimostrato più a suo agio se schierato nell’esterno di attacco, mentre Perotti si è confermato il solito insider di sinistra. E’ chiaro che nel complesso si poteva fare qualcosa in più, specialmente capitan De Rossi, apparso opaco e poco brillante nel velocizzare la manovra. La strada è ancora lunga, bisogna alzare l’asticella, ma il match di ieri ha dimostrato che le premesse per diventare una grande squadra ci sono tutte. E’ questo quindi l’obiettivo della Roma, ciò a cui deve puntare, e Di Francesco lo aveva già sottolineato nel post-gara contro il Chelsea: “Quella è stata la partita che ha fatto cambiare mentalità alla squadra, ci ha dato forza. Io voglio che la squadra giochi sempre con personalità, il pensiero è quello di far morire il gioco degli avversari, importante è l’aspetto mentale, devi dimostrare che vuoi dominare”.
La supremazia del Barça non c’è stata: il 4-1 è un risultato bugiardo

La Roma ha fatto la partita, il Barcellona meno del compitino. Guardare solo al risultato finale non basta, ci vuole anche una certa lucidità: i giallorossi si sono dannati l’anima dall’inizio alla fine, giocando contro una squadra extraterrestre, che è riuscita a portare a casa la vittoria giochicchiando la partita e senza effettuare troppe accelerazioni. Il primo goal blaugrana è arrivato si a causa di un errore di Pellegrini (troppo lezioso in uscita palla al piede), ma quanta sfortuna per Daniele De Rossi, che nel tentativo di anticipare Messi ha mandato la palla dietro le spalle di Alisson. Per non parlare poi del secondo, ancora più clamoroso se vogliamo, dove su un cross rasoterra di Rakitic, Umtiti ha provato il tapin vincente spedendo il pallone sul palo, che nel rimpallo però ha colpito le gambe di Manolas, terminando in rete. Nonostante questo, la Roma ha proseguito nel macinare gioco, consapevole dei propri mezzi e delle proprie qualità, e continuando ad esprimere la nuova filosofia di calcio voluta dal suo allenatore. Anche dopo il 3-0 di Piqué la squadra giallorossa non si è persa d’animo, ci ha creduto fino al novantesimo, schiacciando gli ultimi quindici minuti il Barcellona nella propria metà campo. All’80’ è arrivato anche il goal di Dzeko, molto bravo ad infilare la palla in rete su un’imbeccata di Perotti. Otto minuti più tardi, invece, ennesimo rimpallo favorevole agli uomini di Valverde, sul quale si è avventato Suarez per il definitivo 4-1. Tirando le somme, il Barcellona ieri sera non ha giocato il gran calcio spettacolare di sempre, tant’è che non è riuscito a finalizzare un’azione di attacco con tutti i propri passaggi (cosa che invece fa di solito), dimostrandosi anche molto fortunato in molteplici occasioni. La squadra di De Rossi e compagni è stata quindi punita più dalle disattenzioni che dalla supremazia della squadra barcellonese, ed è un vero peccato, perché con un pizzico di sfrontatezza e cattiveria in più il passivo sarebbe potuto essere meno pesante.



