“Impulso: Forza esercitata da un corpo su un altro per comunicare il moto, spinta”.
L’emozione è un sentimento banale, come il Barcellona

E’ veramente difficile scrivere un articolo del genere. Essere in questo stato per partite del genere non dovrebbe fare effetto ad un giornalista, figurati ad un giornalista non di fede romanista. Eppure, nella serata di ieri, è successo qualcosa che va oltre il proprio mestiere o il proprio tifo. La partita Roma-Barcellona è un qualcosa che dovrebbe far godere qualsiasi tifoso di calcio italiano, per dei semplici motivi. Prima di tutto: il Barcellona è antipatico. Non nascondiamoci, il periodo guardiolista è un po’ quando noi ragazzi anni ’90 ascoltavamo la tecktonik a 12 anni,un periodo che ricordiamo con spenseriatezza ma anche con giusto distacco. Adesso che siamo cresciuti possiamo ben vedere che il calcio non è estetica, non è una forma geometrica ben definita, ma semplicemente un impulso. Vi aspettavate la parola “emozione” no? Neanche per sogno, colui che vi scrive non è ancora arrivato a quei livelli smielati e paternalisti. E’ un impulso perché prima di tutto è un qualcosa di generico, di poco definito: si può avere un impulso rabbioso quando si sbatte il mignolino sull’angolo della stanza, ma anche quando si mangia per la prima volta un piatto di Carbonara dopo essere stato per settimane in un paese orientale. Non è un emozione perché quest’ultima è fin troppo razionale, fin troppo definita, fin troppo banale. E’ noioso emozionarsi, ed il Barcellona ti fa emozionare. Vittorie come questa invece creano un impulso dentro qualsiasi animo di qualunque appassionato di calcio, un qualcosa che non sai spiegare perché sì, in questo momento colui che vi scrive neanche saprebbe definire il concetto di impulso, neanche so che cosa significhi. La Roma è una squadra che non ha vinto molto nella sua storia e anzi, è stata caratterizzata probabilmente dall'”esserci andata vicino”. E’ chiaro che, anche per questo, non si può definire lo stato d’animo dei tifosi. Non sono abituati. E’ questa la differenza: ad emozionarti sono le cose che sai che ti faranno felici, sai che il Barcellona al 99% ti darà questo sentimento. E quell’1%? Eh, quando la bacchetta si sposta su quella porzione di percentuale allora non ti puoi emozionare, ma semplicemente…non so. Quell’1% crea un impulso che non può essere descritto, né raccontato. Proprio per quest’ultimo motivo il giornalista è il mestiere più difficile del mondo, per il fatto che devi provare a raccontare anche queste cose, di nasconderle inutilmente. Il secondo motivo per cui tutti dovrebbero gioire nella giornata di oggi è perché mai come ora dovremmo sentirci tutti italiani; abbiamo appena ricevuto la più grande batosta della nostra storia calcistica, non faremo parte di un Mondiale di Calcio, di cui ne siamo quasi sempre padroni. Il calcio italiano non ha talenti, le squadre italiane non hanno campioni, non hanno stadi, non hanno fatturato: non dico che vincere queste partite ti permette di pensare che tutte queste cose siano inutile, sarebbe sciocco da parte mia. Ma è proprio per il fatto che la Roma abbia fatto questo miracolo, pur non avendo un decimo della potenza del Barcellona, ci deve far mostrare la linguetta di fuori: “Vi sappiamo battere anche quando ci siete superiori in tutto!” Questo deve essere il sentimento comune, anche perché il primo passo per ritornare competitivi è proprio darlo a far vedere all’estero, agli spagnoli, agli inglese, ai tedeschi che ci prendono in giro. Tutti insieme, tutti uniti: abbiate paura.
Vincere e dominare: la realizzazione di quell’1%

Quella di ieri sera è stata una partita senza senso, perché non solo quella percentuale si è avverata, ma in un modo che avrebbe richiamato possibilità ancora più basse: vincere sì, ma anche dominando. Perché diciamolo chiaramente: il Barcellona non ha capito NULLA per 94 minuti. L’azione più pericolosa di quello che è considerato da molti il calciatore più forte di tutti i tempi, Lionel Messi, è arrivata negli ultimi istanti, dopo una serie di rimpalli senza alcuni tipo di senso. Nulla ha senso di quello che è accaduto. Alisson le ha prese come al solito tutte, con la differenza che questa sera li ha anche bloccati i palloni: sì, perché non non bastava respingerli, ma dovevano anche essere ben protetti da quelle mani che qualunque donna vorrebbe sul proprio fondoschiena. Poi c’è Juan Jesus, definito scarsissimo all’Inter senza neanche troppi dubbi. In molti lo definiscono un buon giocatore solo schierato in una difesa a 3, e probabilmente hanno anche ragione. Se il brasiliano riesce a difendere come questa sera allora, caro Di Francesco, proprio in questa serata ti faccio una bella pernacchia. Accanto a lui c’era Fazio, uno che dopo il goal del 3 a 0 ha rischiato di farsi buttare fuori per un calcione al vento. Bello. D’istinto. Voluto. Così verrà ricordato quello stupidissimo fallo a centrocampo: una monumentale dimostrazione di coattaggine e cattiveria, senza senso. Ma chi se ne importa. A chiudere il terzetto in difesa è stato proposto Kostas Manolas, uno che all’intervista nel post partita ha detto una serie di cose di cui non sapeva nemmeno il significato. Un po’ come il sottoscritto nella prima parte di questo articolo. Quando è stato in campo ha invece capito tutto: come affrontare gli attaccanti avversari, dove buttarsi in scivolata quando il Barcellona ha capito che nel calcio bisogna anche attaccare, persino dove esultare sul goal del 3-0, andando verso la panchina con il faccione sconvolto per essersi reso conto di cosa aveva appena fatto. Impagabile. A centrocampo nel ruolo di mediano per fortuna non è stato schierato Gonalons, e questa è già una vittoria per la Roma. No, ha giocato Daniele Rossi, uno che a Roma è descritto come un uomo talmente emotivo che nelle partite importanti stecca sempre, facendosi buttare fuori in qualsiasi match con la Juventus. Eppure, nel match con il Barcellona, De Rossi è stato monumentale: ha fatto una prova difensiva perfetta, ha sfornato un assist delizioso per il primo goal di Dzeko e ha trasformato il rigore per il 2 a 0. La cosa più bella? L’esecuzione del penalty. Sì, perché lui ha fatto capire a quel belloccio di Ter Stegen dove avrebbe tirato: “Ohi biondo, te la metto a sinistra“. E gliel’ha messa lì. E ha segnato. Se questa non è personalità nelle partite importanti allora non so cosa significhi…come prima insomma. Ah, anche la botta a Rakitic è stata carina. Vicino a lui c’era Strootman, che non si è visto quasi per nulla, eccetto per tante palle rubate e tanta tigna in campo.Non è poco per un giocatore che in molti gli imputavano di non saper più giocare a pallone dopo l’operazione. Magari il pallone non lo sa gestire più come Iniesta, ma almeno non lo fa passare nemmeno agli avversari. Onesto. L’ultimo nome al centro del campo è quello di Radja Nainggolan, uno che volevamo veder vincere solo per vedere il suo video-selfie nello spogliatoio. Che poi non abbia fatto toccare una palla ad Iniesta, quello è un altro discorso. Sugli esterni Florenzi e Kolarov hanno sicuramente fatto alcuni errori, ma questo non importa: Florenzi si è regalato il lusso di scivolare e cadere nell’ultima azione importante per il Barcellona, facendo fare un salvataggio miracoloso a Manolas. D’altronde si è sempre detto questo: Florenzi è un ragazzo e calciatore generoso, esalta i suoi compagni prima di tutto. Beh, è vero. Su Kolarov cosa possiamo dire? Ha fatto prendere a Messi un giallo su ripartenza. Basta no? Passiamo all’attacco, anche se è rimasto veramente poco da dire…da una parte abbiamo uno Schick che finalmente sembra essere un giocatore di calcio, anche se in questo momento è più bravo a recuperare il pallone che metterlo in rete. Non che importi qualcosa fino a quando hai in attacco Edin Dzeko, che si sta piano piano quasi meritando di migliore punta centrale della storia giallorossa. Rispetto a Batistuta gli manca solo un trofeo. E qui stiamo zitti per scaramanzia.



