Era il 19 marzo del 2015 quando il Torino usciva a testa alta dall’Europa League per mano dello Zenit San Pietroburgo, nonostante la vittoria per 1-0 firmata da Kamil Glik: i russi avevano vinto l’andata per 2-0, riuscendo così a passare il turno. Da quell’ottavo di finale, con alla guida Ventura, i Granata non sono più riusciti a centrare l’obiettivo europeo: quest’anno potrebbe essere l’anno giusto per i ragazzi di Mihajlovic? Cosa manca per poter puntare a un obiettivo così ambizioso? Il 9° posto della scorsa stagione si può migliorare o è stato raggiunto l’apice?

Dopo aver rimpiazzato la partenza di Joe Hart con l’arrivo di Salvatore Sirigu, la prima cosa su cui casca l’occhio è la mancanza nella rosa granata di un difensore centrale forte, di prospettiva e allo stesso tempo maturo.
Gli arrivi di Bonifazi (ritorno dal prestito) e Lyanco e il rientro dal prestito di Silva non possono dare delle garanzie sicure al tecnico serbo: i primi due hanno rispettivamente 21 e 20 anni e non hanno mai giocato in Serie A, mentre il secondo viene da un’esperienza non entusiasmante tra le file del Granada. Un colpo di spessore nelle retrovie sembra d’obbligo per una squadra che vuole puntare all’Europa League. Il profilo di Vermaelen, di cui si è molto parlato nelle scorse settimane, sarebbe ottimale per Mihajlovic. Ovviamente se il belga sta bene fisicamente ed è motivato, non certo il Vermaelen che si è visto alla Roma, che faticherebbe in qualsiasi squadra di Serie A.
Il centrocampo può già andar bene così: il talento e la freschezza di Benassi e Baselli, i muscoli di Obi e Acquah, il talento da coltivare di Lukic e Gustafson e l’esperienza di Valdifiori completano il reparto nevralgico senza lasciare particolari lacune.

Passando all’attacco, il tridente titolare è difficilmente migliorabile per una squadra dalle possibilità economiche come è il Torino: Ljajic, Iago Falque e Belotti hanno collezionato ben 52 goal e 27 assist nella scorsa stagione, numeri che potrebbero essere associati all’attacco titolare di una big europea. Forse manca qualche rimpiazzo: il campionato è lungo e per un centrare l’Europa bisogna considerare la possibilità di infortuni e squalifiche che possono condizionare le scelte di Mihajliovic.
I tre goal nelle 33 presenze di Boye alla prima stagione in Italia non hanno convinto, anche se il ragazzo è ancora giovane e ha qualità, ma serve un giocatore più affidabile (non Maxi Lopez). Il rientro di Parigini dal prestito al Bari e quello di Aramu dalla Pro Vercelli non sembrano, almeno per ora, essere giocatori in grado di sostituire due elementi come Ljajic e Iago Falque. Almeno un esterno pronto già da subito sembrerebbe indispensabile per affrontare una lunga stagione. Con un colpaccio in difesa e due o tre ritocchi lì davanti, il Torino potrebbe diventare una squadra che può lottare alla pari per un piazzamento europeo.



