Ultimo arriva Cheik Tioté, spentosi a 30 anni mentre si allenava con la sua attuale squadra, Beijing Enterpises. Causa probabile (sebbene non confermata) un arresto del cuore. Già, ancora lui. Il grande traditore che negli scorsi anni ha stroncato le vite di molti giocatori: da Marc-Vivien Foé ad Antonio Puerta, senza dimenticare il nostro Piermario Morosini, per citare alcuni dei nomi più noti. Un’ecatombe che pone importanti riflessioni sul connubio tra sport e salute, invitando a provvedimenti internazionali sul tema. Va bene cambiare le regole sul fuorigioco o sui rigori, ma lo spettacolo non può andare avanti se prima i suoi interpreti non godono di piena sicurezza nell’esercizio del loro lavoro.
Parlare è sempre facile, lo ammettiamo. Tanto facile che in effetti non lo fa nessuno. Sfondiamo quindi il tabù riguardante la superficialità dei controlli medici sui giovani calciatori. Non solo sui giovani, sia chiaro: Lilian Thuram ha scoperto solo a carriera finita di avere problemi cardiaci, e di essere stato fortunato a non subirli in una delle tante gare disputate tra club e nazionale. L’impressione è però che soprattutto per a bambini e ragazzini selezionati per le compagini giovanili non siano somministrati controlli molto approfonditi. O perché in alcune (troppe) realtà di club non ci sono materialmente gli strumenti per svolgerli, o per una forma di sottovalutazione. Naturalmente ci piace pensare alla prima ipotesi, sulla base della quale occorrerebbe proporre in sede FIFA una campagna di sensibilizzazione o di finanziamenti. Meglio ancora: perché non dislocare in giro per il mondo centri di analisi connessi alla Federazione e disponibili per quei club che non possono permettersi certi livelli di controllo?
Lo stesso discorso si pone anche per gli strumenti di primo soccorso. Molti dei decessi per arresto cardiaco in campo si sono dovuti anche alla mancanza di defibrillatori pronti all’utilizzo. Renderne obbligatoria la disponibilità per regolamento potrebbe essere più che importante. Escludere dalle competizioni quei club che non fanno di tutto per garantire l’incolumità fisica dei propri iscritti, fondamentale. Non ci illudiamo sul fatto che riusciremo a scongiurare del tutto la possibilità futura di altri episodi. Ma, come si dice per l’introduzione della tecnologia per aiutare gli arbitri, qualcosa è sempre meglio di niente. Una speranza è sempre meglio di una triste realtà.



