Il lento declino del Futbol bailado: la triste storia del fallimento brasiliano

WC2010 : Bresil / Pays Bas - Coupe du Monde 2010 - 1/4 - 02.07.2010 - Port Elizabeth -

Una volta si diceva: “Guarda, quelli sono forti come il Brasile”. Quei tempi sono ormai cambiati. Il Brasile è forse la Nazionale di calcio più conosciuta di tutte per via del suo modo di giocare spensierato e divertente, capace di attirare l’attenzione anche dei più riluttanti tifosi occasionali. Eppure questa squadra non esiste più. Sin dall’ultimo mondiale vinto nel 2002 in Giappone, il Brasile ha lentamente perso quello strapotere in campo internazionale, che faceva tremare le gambe ad ogni avversario, mettendo in difficoltà anche la miglior difesa al mondo. La spettacolarità, i dribbling, i tunnel e i sombreri che rendevano unici i calciatori brasiliani, sono lentamente scomparsi, facendo posto ad un tatticismo prettamente europeo, modificando tutti i principi calcistici del Futbol Bailado. Con la tremenda eliminazione in Coppa del mondo per 7-1 da parte della Germania, il Brasile ha toccato il fondo più abissale di tutta la sua storia, costringendo gli alti dirigenti della federazione a richiamare Carlos Dunga, un allenatore poco apprezzato dai tifosi brasiliani per via del suo attaccamento alla tattica piuttosto che alla fantasia. Dunga per ben due anni consecutivi ha collezionato due eliminazioni dalla Copa America, l’ultima con qualche reclamo. Il gol di mano di Ruidiaz del Perù, ha definitivamente chiuso il ciclo di Dunga sulla panchina della Seleçao, colpevole (forse) di europeizzare il calcio brasiliano, lasciando poco spazio all’invettiva dei calciatori verdeoro.

Le continue e pressanti critiche mosse a Dunga sono semplici: “Il calcio del Brasile è brutto e poco spettacolare”. Un tema ormai ricorrente che da una parte viene giustamente alimentato visto il passato glorioso dei verdeoro e di quel calcio champagne dei vecchi tempi, ma che da un’altra parte eclissa quello che forse è realmente il problema del Brasile: la mancanza di sviluppo territoriale. Se prima il Brasile poteva contare sulla formazione dei singoli e sullo spirito di gruppo “naturale” che si compattava ad ogni manifestazione intercontinentale, adesso non non è più in grado di trovare la giusta armonia collettiva. Questo perché aldilà delle individualità, le ultime Nazionali vincenti dal 2002 ad oggi, in qualsiasi competizione internazionale, hanno sfruttato al massimo quelle che erano le certezze dettate dal gruppo, dalla solidità, dalla voglia di vincere per un intera Nazione. Ecco che qui la Federcalcio brasiliana mostra dei deficit non indifferenti, mancando di sviluppo territoriale, pensando in maniera più vistosa all’organizzazione fallimentare dei Mondiali, pagando a peso d’oro una manifestazione che lascerà in eredità dei mega stadi nel bel mezzo del nulla. Ovviamente le infrastrutture sono importantissime per sviluppare il calcio, ma senza calciatori, il calcio non potrebbe andare avanti. I numerosi talenti brasiliani finiscono spesso e volentieri ad abbandonare il terreno brasiliano per approdare appena maggiorenni in Europa, perdendo (non sempre) il contatto con la realtà brasiliana che pur di guadagnare qualche milione in più, lasciano partire i loro giovani più promettenti. Purtroppo però nel calcio moderno non ci si può affidare all’invettiva e al talento dei singoli calciatori che si mettono a disposizione della Nazionale. Credere che il talento spontaneo possa sopravvivere di suo e aiutare anche nei momenti più grigi è qualcosa di totalmente inesatto. La politica sportiva brasiliana non ha dato l’opportunità alle nuove generazioni di crescere a prescindere dalle richieste economiche del mercato straniero, contribuendo alla svendita del calcio più talentuoso. Una volta si poteva contare sulla fusione di calciatori che giocavano in mondi completamente distanti, ma che al momento della convocazione in Nazionale, sembravano un tutt’uno in grado di asfaltare ogni avversario. Ora questa incredibile magia non c’è più e gli alti dirigenti calcistici brasiliani stentano a capire il valore della programmazione e del lavoro di gruppo. Il Brasile di oggi è lo specchio dei calciatori che attualmente indossano quella maglia verdeoro. Il Brasile non ha più talenti veri, puri e cristallini ma solo calciatori che pur essendo dotati di un qualcosa di magico, non riescono a dare continuità alle loro giocate, cadendo il più delle volte nella fitta trama avversaria. I vari Coutinho, Willian, Oscar, Fernandinho e lo stesso Neymar che indubbiamente è il calciatore di maggior talento, si trovano spesso e volentieri ad alternare fasi di gioco esaltanti con scivoloni imbarazzanti che non gli consentono una crescita progressiva. E’ triste dirlo ma il Brasile non ha voglia di vincere. Non ha energia, non ha fiato e stenta a raggiungere una coesione tale da permetterti di vincere le partite. Nell’era della tecnologia e dei social network, il Brasile è un insieme di talenti validi per la costruzione di qualche video da inserire sul web. Serve una rivoluzione, un cambiamento radicale che riporti il romanticismo calcistico nella terra del Futbol Bailado.

One Comment

  • Mario Rossi scrive:

    Il calcio brasiliano sta vivendo lo stesso periodo di decadenza del calcio italiano. Non hanno talenti veri come peraltro gli è già capitato tra il 1970 e il 1994 anno in cui vinse con una squadra abbastanza povera di talenti pure quella, e solo ai rigori contro l’Italia dopo che in semifinale usufruìto dei soliti aiuti arbitrali! Con l’eccezione del 1982 ma quella squadra era scarsissima in difesa! Nel 1998 altri aiuti per raggiungere la finale poi persa sonoramente! Nel 2002 i mondiali sono stati ampiamente truccati perciò la crisi viene da molto più lontano!

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