#RoadToEuro2016 – Italia, gli eterni sfavoriti

Italy Official Team Photo

Pizza, Mafia e Mandolino. Questa è l’etichetta “ufficiale” che si porta in giro il nostro Bel Paese. Considerando l’estensione territoriale e la tendenza a “rimandare” a domani ciò che si potrebbe fare oggi, l’Italia si è sempre distinta a livello sportivo, incarnando talvolta uno spirito unico al mondo, capace di fare cose straordinarie e di vincere battaglie che sembravano impossibili. Ecco, più che la Pizza, il mandolino e sopratutto la Mafia, preferiremo essere ricordati come gli eterni Underdogs, gli sfavoriti, quelli su cui non scommetteresti mai un euro ma che al momento opportuno tirano fuori dal cilindro il coniglio magico capace di ribaltare un destino già segnato solo per il gusto di far rimanere l’avversario a bocca asciutta e godere della sua espressione tra il rammarico e lo sbalorditivo. Questo è lo spirito italiano, questa è l’Italia nel mondo.

Italians do it better

La Nazionale Italiana mentre celebra il gol di Graziano Pellè contro la Scozia

La Nazionale Italiana mentre celebra il gol di Graziano Pellè contro la Scozia

La sacrosanta verità che tutto il mondo ci invidia: gli italiani lo fanno meglio. Per intenderci, questo è riferito per qualsiasi sport, arte, cucina e via discorrendo. Magari non saremo eccellenti in alcune discipline, certo può capitare, nessuno è perfetto, ma come facciamo noi le cose non le fa nessuno. Fateci caso, in quasi tutti gli argomenti l’italiano si distingue per qualche particolare che lo contraddistingue dagli altri, una sorta di tocco magico che inevitabilmente fa parlare degli italiani nel mondo. Questa è una delle basi su cui l’Italia calcistica può fare leva per un possibile traguardo finale. Gli eterni sfavoriti, quelli che sono sempre in bilico tra il talento e la rovina, gli unici al mondo ad essere prima derisi da tutti e poi inneggiati come i vincitori di tutte le epoche. Questo è decisamente l’Europeo delle sorprese, l’anno zero del calcio italiano. Sturaro, Insigne, Ogbonna, Zaza, Eder e Pellè, tutti calciatori che fino a 2 anni fa sembravano destinati a godersi le vacanze sotto l’ombrellone e a tifare gli azzurri dallo schermo. E invece eccoli qua, pronti a lottare per la maglia azzurra. Se non sono sorprese queste…

La famosa Piramide di Cambridge di Herbert Champman detto anche "Il Sistema"

La famosa Piramide di Cambridge di Herbert Champman detto anche “Il Sistema”

Catenaccio’n’ Roll
Tiqui-taka, tecnica, velocità spaziali e fraseggi si sprecano di fronte al catenaccio all’italiana. Come quando due generi musicali come il pop e il rock si sfidano a duello. Uno è bello, vivace, colorato, pieno di entusiasmo che attira giovani e meno giovani. L’altro invece e considerato quello brutto, di nicchia, non adatto al mainstream commerciale, ma è l’unico che vivrà per sempre e che nel bene o nel male rimarrà apprezzato per la grinta e la veridicità dimostrata sul palco di fronte ai propri fan. Il catenaccio è un po come il Rock, non bello ma efficace. Si certo, il gioco spettacolare della Spagna avrà attirato molti più “fan” rispetto al nostro muro, ma riguardo a tornei internazionali vinti non c’è paragone. In quest’ottica il nostro CT, Antonio Conte, ha rivoluzionato il concetto di catenaccio e adattandolo a quello che una volta veniva chiamato Il Sistema. Il sistema non è altro che una filosofia di calcio che nasce da Herbert Chapman negli anni 30′ ma che si evolve in maniera parallela tra Italia e Ungheria verso al seconda metà degli anni 50′. I primi rudimenti di Chapman, allenatore dell’Arsenal tra il 1925 e il 1934, sono basati su di un modulo chiamato WM, per via dello schieramento dei calciatori in mezzo al campo, la famosa piramide di Cambridge. Con questo modulo i calciatori garantivano una copertura totale del campo che permetteva di recuperare velocemente la palla e di ripartire compatti alla ricerca del gol. L’evoluzione di questo modulo porterà poi il Grande Torino a sperimentare il famoso catenaccio, riuscendo nell’impresa di essere la prima squadra “sistemica” italiana a vincere il campionato nel 1942/43, prolungando la serie fino al 1949 anno della tragedia di Superga. Questo misterioso ed intrigante sistema porterà la Grande Ungheria degli anni 50′ a vincere l’Olimpiade nel 1952 e a conquistare la finale Mondiale nel 54′, persa poi contro la Germania. L’evoluzione di questa filosofia ha poi portato dei mutamenti nel calcio moderno. Basti pensare al Bayern Monaco di Guardiola (parliamo di tattica e non di singoli calciatori), al Cile di Sampaoli e alla Juventus di Allegri che prendendo in eredità il lavoro di Conte, ha portato i bianconeri in finale di Champions League e ad essere la regina incontrastata del calcio italiano. Conte questo lo sa bene e vuole che l’Italia prima di tutto sia una squadra e non un concentrato di calciatori selezionati.

Il Sistema di Chapman integrato nella formazione titolare italiana

Il Sistema di Chapman integrato nella formazione titolare italiana

Il gruppo e la tattica vanno di pari passo al giorno d’oggi. Con Antonio Conte in panchina, l’Italia ha dimostrato che nel pieno delle sue capacità riesce a sopperire ai deficiti tecnici dei singoli calciatori, riuscendo ad imporsi in mezzo al campo con circa 8 giocatori d’attacco e lasciando i soli Bonucci e Chiellini a sostenere l’eventuale attacco degli avversari.

Un signor Conte
Poeti, santi, navigatori e allenatori. E’ inevitabile, in un modo o nell’altro dobbiamo sempre dare sfogo alla nostra vena calcistica e criticare le scelte del CT della Nazionale. Tralasciando tatticismi e scelte tecniche, Conte è in assoluto la miglior scelta per questo europeo, l’uomo in più di una Nazionale che non si contraddistingue per i singoli ma per il gruppo-spogliatoio che da anni fa la differenza nei tornei a breve termine. Non a caso l’Italia è andata male quando il gruppo è venuto a mancare. Nessuno meglio di lui può tirar fuori il meglio da ogni singolo calciatore. Sono pochi gli allenatori che si contraddistinguono per la tenacia e la grinta espressa in mezzo al campo, quella sana grinta che riesce ad ammaliare ogni singolo calciatore che lotterà sia per la maglia che indossa, sia per il condottiero a bordo campo. Sarà fondamentale mantenere alta la concentrazione minuto dopo minuto, secondo dopo secondo.

Antonio Conte, CT della Nazionale Italiana

Antonio Conte, CT della Nazionale Italiana

Conte è consapevole che l’attenzione su di se è alta, buona parte del suo rapporto con i tifosi del Chelsea dipenderà dal cammino degli azzurri all’europeo. Il CT è attento e studia ogni minimo dettaglio, partendo dalla condizione fisica, passando alla tattica per poi concentrarsi sul morale dell’intero gruppo. Sarà fondamentale far sentire ognuno dei calciatori selezionati parte integrante della squadra. Ogni singolo calciatore dovrà percepire l’importanza del suo ruolo all’interno della squadra, in modo tale da poter avere la certezza che qualsiasi cosa accada loro saranno sempre pronti a servire la maglia che indossano fino alla fine. Un po come ha fatto durante i suoi 3 anni alla Juventus. Se i bianconeri sono diventati una squadra dalla mentalità vincente, gran parte del merito va sicuramente dato al CT della Nazionale.

La BBBC
Nel corso di RoadToEuro2016, abbiamo analizzato 23 Nazionali, prima dell’Italia, cercando di mettere in risalto gli aspetti di ogni singola compagine Nazionale. Durante tutto il percorso è saltato fuori un particolare che per molti potrà significare irrilevante, ma che potrebbe risultare fondamentale ai fini della vittoria finale: solo due squadre possono vantare un gruppo compatto di calciatori che si conoscono quasi a memoria, Spagna e Italia. Detto degli iberici che possono contare su di una generazione incredibilmente ricca di talenti in ogni reparto, l’Italia ha dalla sua parte una difesa invidiata da tutto il mondo, il cosiddetto blocco Juventino: la BBBC. Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, gli irriducibili di Antonio Conte, le colonne su cui ha ricostruito il successo juventino. Il capitano azzurro in questa stagione si è dimostrato la vera arma in più della Juventus, capace di redarguire ogni singolo calciatore caricandosi addosso tutta la pressione mediatica delle prima giornate, dimostrandosi un vero capitano. Barzagli è forse il miglior centrale italiano e nonostante la carta d’identità reciti 35 primavere, resta indubbiamente uno dei migliori al mondo. Velocità, intelligenza tattica e dinamismo, sono le doti di un difensore completo come Andrea. Nessuno più di lui si merita un posto tra i titolari dell’Italia. Leonardo Bonucci e uno a cui piace giocare con i giornalisti e con le vicende fuori dal campo, sempre pronto a stuzzicare gli avversari al momento opportuno, una caratteristica fondamentale se vuoi essere un vincente. Bonucci sa che prima di parlare fuori dal campo, si deve dimostrare di essere all’altezza dentro il terreno di gioco e lui ormai lo fa da quasi 5 anni a questa parte. Cresciuto in maniera esponenziale con l’arrivo di Conte, Leonardo è maturato molto nel corso degli anni, diventando uno dei “nuovi senatori” dello spogliatoio azzurro, uno che manderesti sempre in campo in qualsiasi condizione e a qualsiasi costo. Giorgio Chiellini è l’esempio della dedizione al lavoro e al sacrificio. Nonostante possa risultare nella maggior parte dei casi goffo o snaturato, Chiellini è l’uomo su cui puoi sempre fare affidamento. Anticipo, forza e gestione dell’avversario sono i punti a suo favore. In campo internazionale è uno dei più forti centrali al mondo, ma non essendo un calciatore bello e stilisticamente d’impatto, non viene considerato all’altezza dei grandi nomi del calcio mondiale. Ma questo a Giorgio non importa. Per lui contano solo l’ammirazione e la stima dei suoi tifosi che mai e poi mai oserebbero fischiare un gladiatore del suo calibro.

I 4 punti chiave dell’Italia non sono niente senza il supporto e la spinta di un intera Nazione, chiamata alle armi dal generale Conte. Noi possiamo scrivere la storia degli europei e passare ancora una volta come gli eterni sfavoriti capaci di ribaltare il tavolo da gioco al momento opportuno. In questi casi conta solo l’unione di un intero popolo pronto, quel popolo deriso ed applaudito allo stesso tempo, in fondo non siamo sempre quelli che lo fanno meglio?

(Immagine di copertina fornita da @GettyImages)

Leave a Reply