Caso Sarri-Mancini, tra ipocrisie e superficialità

Calcio: Serie A; Inter Empoli

Partendo dal presupposto che la nostra redazione preferisce trattare temi puramente calcistici, ci sentiamo in obbligo di tirare le somme del caso mediatico tra Maurizio Sarri e Roberto Mancini.

Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha emesso nella giornata di ieri la seguente sentenza: 2 turni e 20 mila euro di ammenda al tecnico del Napoli, da scontare in Coppa Italia, per “pesanti epiteti insultanti”; 5mila euro a Mancini per “atteggiamento intimidatorio” verso Sarri che l’aveva insultato. Non propio una stangata come avevano previsto in molti, ma nemmeno nessun provvedimento come altri avrebbero ritenuto giusto. Siamo sicuri che sia una sentenza giusta? Una squalifica di soli 2 turni, per delle parole che hanno avuto un riscontro mediatico enorme, sono la giusta punizione? Sembra quasi che il giudice volesse far vedere che sia intervenuto nel caso, ma senza sbilanciarsi troppo. Le parole dell’ex arbitro Tiziano Pieri seguono più o meno questa linea di pensiero: “Non ha senso: è il classico papocchio all’italia, c’è poco da fare. O dai una punizione esemplare o non ha senso. Le persone, se sbagliano, è giusto che paghino. O ha sbagliato o non ha sbagliato: così non ha senso, ripeto. Così è lavarsi la coscienza e dire ‘abbiamo deciso qualcosa': gli organi devono prendere delle decisioni ma questa è da Ponzio Pilato”.

Tornando a parlare dei fatti successi al San Paolo, nei giorni seguenti sono venuti fuori diversi aneddoti, sia riguardo a Mancini sia riguardo a Sarri.

La Gazzetta dello Sport ha denunciato un episodio risalente al 2001, nel quale l’attuale tecnico dell’Inter, ai tempi allenatore della Fiorentina, offese un giornalista del famoso quotidiano italiano rivolgendosi a lui nel seguente modo: “Sei un frocio, vieni qui”. Non proprio un atteggiamento esemplare. D’altro canto il fatto risale a 15 anni fa e le persone maturano imparando dai loro sbagli. Uno altro anedotto, molto più recente, riguarda l’avventura a Manchester del tecnico di Jesi: Mancini, sconfitto in casa dall’Everton, litigò con il collega David Moyes colpevole di aver trattenuto troppo un pallone uscito dal campo. I due sono quasi venuti alle mani dopo una spinta da parte dell’allenatore italiano ai danni di Moyes. Fortunamente il caso si chiuse con il consueto rito del drink post partita che riappacificò i due allenatori.

Maurizio Sarri invece ha peccato di troppa superficialità in un momento di tensione alla fine della partita. In un periodo come questo, che l’argomento delle discriminazioni omossessuali è molto più sensibile che in passato, tra tutti gli insulti possibili, è andato a pescare propio quelli più pesanti. In più, il tecnico sembrerebbe essere recidivo: ai tempi della Serie B, da allenatore dell’Empoli, il tecnico si rese protagonista di uno sfogo incredibile in conferenza stampa a causa di un’espulsione subita da Mario Rui contro il Varese. “Il calcio è diventato uno sport per froci. Abbiamo subito il doppio dei falli ma abbiamo avuto più gialli di loro. Dovrebbe essere uno sport di contatto, eppure in Italia si fischia molto di più che in Inghilterra, con interpretazioni da omosessuali”. Per Sarri, la sfida col Varese ebbe anche lo strascico di una squalifica per avere mostrato il dito medio nei confronti dei sostenitori della formazione lombarda.

Insomma, nessuno ha la coscienza pulita. Sarri ha sbagliato, Mancini ha sfruttato l’occasione (in modo ipocrita?) e il giudice sportivo ha peccato di un pò troppa omertà.

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