Sir Alex Ferguson – A man, a Legend

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Alex Ferguson. Fino a che livello il nome completo di un uomo, può scatenare un brivido sulla pelle? Calciofili o meno, il nome di Sir Alex è in grado di farti piombare direttamente all’interno del magico Old Trafford e vederlo li, con la chioma argentata curata, gli occhi mezzo chiusi assistiti da quella montatura british degli anni ’90 e quel nasone rosso alla “Rudolf” che gli dava quel tocco di saggezza in più. Il binomio tra l’allenatore di Glasgow e il Manchester United sarà per sempre indissolubile ed ogni qual volta che i Red Devils si troveranno in difficoltà, lo spettro di Alex accompagnerà quel povero allenatore che dovrà subire le critiche costanti di un tifo abituato alle grandi gesta di Fergie.

Glasgow. Da qui parte la storia della Leggenda di Ferguson che nel corso della sua storia è sempre stato un vincente e questo gli ha permesso di ottenere tanti amici ma soprattutto tanti nemici. Il motto nella capitale scozzese per il clan Ferguson è “Dulcis ex asperis” ovvero “Migliore dopo le difficoltà”. L’ottimismo ha sempre caratterizzato e aiutato lo spirito dell’ex allenatore scozzese. Le radici sono state sempre importanti e ha sempre voluto marcare la provenienza. Govan non è il più classico dei quartieri di Glasgow, al contrario è il centro nevralgico del lavoro navale. I più grandi cantieri navali della Scozia sono li e di certo non è il quartiere più alto locato e chic di tutto il Paese. Proprio per questo ha sempre voluto chiarire le sue origini per ribadire che chiunque può farcela partendo dai piani bassi. Più tardi affermerà: “E’ proprio perché sono partito dal quartiere dei cantieri navali che ho ottenuto i miei successi”. L’origine operaia di molti calciatori non è stata loro d’ostacolo. La working class inglese che prevale sul calciatore giovane bello e di tendenza. L’exploit di Jamie Vardy, non a caso, rappresenta la nuova classe operaia partita dal basso per arrivare ai record. In un pub a Glovan, il giovane Ferguson raccoglieva soldi da parte dei lavoratori per l’organizzazione dello sciopero. I primi anni videro lo scozzese di Glasgow, lavorare per diversi pub, alcuni di sua proprietà, servendo pinte e quant’altro. E tra un alcolico e l’altro, riusci a capire molto sugli uomini. Frustrazioni, sogni e metodi che si rivelarono molto utili negli anni a venire. Il calcio giocato in qualche squadra locale e quello vissuto nei pub di Glasgow, forgiarono Ferguson e il suo temperamento, il quale si ritrovò da un giorno all’altro allenatore dello United.

Man mano che si rese contro di essere l’allenatore di una squadra così importante, Sir Alex fu immerso totalmente dal calcio. Smise di uscire il sabato sera, vita sociale pari a zero e lavoro continuativo dalle 15 alle 21. Il prezzo da pagare se vuoi accontentare 76.000 persone accorse per vedere la tua idea di calcio. La classe del 1992 ha rappresentato molto per Ferguson, legato in particolar modo da quei giovani scalmanati provenienti dal vivaio United. Gary Neville, Nicky Butt, David Beckham, Phil Neville, Terry Coke, Paul Scholes e Ryan Giggs. Solo gli ultimi due accompagnarono il manager fino alla fine. Di quegli uomini si sentii come un padre. Vedendoli crescere smise di cercare sostituti al posto loro. Diventava impossibile cercare un nuovo Scholes o Giggs. I numerosi libri e vini conservati nella sua splendida cantina, rappresentavano per lui un distaccamento momentaneo dal mondo calcistico. L’altra vita nascosta di Ferguson fu quella appassionante dedicata all’ippica. Pur non essendo stato politicamente attivo, Sir Alex ha sempre conservato i suoi valori da rappresentante sindacale dei quartieri navali. Quando poi per forza di cose rientrava nel mondo del pallone, una partita in particolare lo agitava più di altre, mettendolo sotto pressione umanamente e sportivamente. L’Arsenal si stava rivelando un ostico avversario e il suo condottiero francese non era da meno. Il confronto con Wenger non è mai stato chiaro. Fuori dal campo due persone tranquille, con interessi in comune e tanti argomenti su cui dialogare. Ma al momento dell’ingresso in campo l’aria diventava elettrica e i due manager a far da conduttore. Da sempre Ferguson ha ammesso che il cambiamento dei due nel corso della partita è sempre stato un fattore che li rendeva simili. La passione spropositata per la propria squadra enfatizzava la partita a livelli inimmaginabili. Ma alla fine dei giochi rimasero molto amici. Il rispetto tra i due era qualcosa di davvero forte ed andava al di la di ogni barriera comportamentale.

Col passare degli anni, Ferguson pensa al ritiro nel 2001 ma, grazie alla moglie Cathy e ai suoi figli (Dio li benedica per avercelo lasciato ancora qualche anno), prese la decisione di continuare per la sua strada e andare ancora avanti. Lasciare una squadra come il Manchester United alla 1500esima partita da allenatore è senz’altro qualcosa di eccezionale. Un alone di leggenda veleggia su Alex Ferguson e la statua all’ingresso dell’Old Trafford è il simbolo di tutto un movimento incredibilmente architettato da un singolo uomo. Lui ha creato il Manchester United ed in qualche modo è proprio lui che lo sta lentamente uccidendo. Ogni allenatore che si sieda su quella panchina, sente che quella resterà per sempre la casa di Sir Alex e di nessun altro. La pressione sui vari manager è impressionante. I tifosi dello United pagherebbero a peso d’oro un nuovo Ferguson. La classe del 1992 forse può essere la soluzione ai problemi. Il passaggio di consegna tra Fergie e Giggs potrebbe già avvenire? Chi lo sa. Forse è meglio ricordare a Ryan le parole pronunciate da Ferguson dopo aver vinto il primo titolo con lo United nel lontano 1993: “Alcuni, quando sono in vacanza, vogliono semplicemente andare a Saltcoats, che sta sulla costa, a quaranta chilometri da Glasgow. Altri non ci pensano nemmeno, sono contenti di stare a casa, o di andare a vedere gli uccellini e le papere che nuotano al parco. Altri ancora vogliono andare sulla Luna”.
“E’ una questione di ambizioni”.

Happy Birthday Sir Alex

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