#UnCalcioAllaStoria, il calcio tra le macerie della guerra

Seconda Guerra Mondiale, Calcio

Il 30 novembre 1943 eravamo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale e i tre grandi si incontrarono a Teheran: Stalin, a capo dell’URSS, Franklin D. Roosvelt a rappresentare gli USA e Winston Churchill per la Gran Bretagna.

I leader in questa occasione si misero d’accordo per le operazioni di contrasto alla Germania nazista, prepararono lo sbarco in Normandia e decisero chi appoggiare per contrastare Hitler.

Tante volte il calcio si ritrova ad essere colpito da eventi drammatici come le guerre, in molti casi si trovano episodi che uniscono, seppur in maniera drammatica, lo sport più famoso del mondo e l’atrocità umana.

Il famoso letterato statunitense John Steinbeck scrisse nel suo ”La luna è tramontata”: ”Camminando, tra la folla, alle partite di calcio e in guerra, i profili si fanno vaghi; le cose reali divengono irreali e una nebbia si distende sul cervello. Tensione ed eccitamento, stanchezza, movimento, tutto si perde in un gran sogno grigio, così che, quando è finito, è difficile ricordare come fu quando si sono uccisi degli uomini o si è dato l’ordine di ucciderli. Quindi gli altri che non c’erano vi dicono com’è andata e voi rispondete vagamente: <<Già, dev’essere proprio stato così.>>”. Questo vincolo tra guerra e sport nella seconda guerra mondiale è stato evidenziato in maniera molto netta, in un particolare episodio del secondo conflitto mondiale: la ”Partita della morte”.

Degli internati in un campo di concentramento in Ucraina, vennero sfidati da un gruppo di militari tedeschi, il chiaro intento dei soldati nazisti era quello di mostrare la loro superiorità. Nella prima partita però la selezione di internati vinse i tedeschi con un risultato netto di 5 a 1.

I generali e il commando dell’esercito non presero bene la sconfitta e decisero di organizzare per il mese dopo una nuova partita. Il match però fu giocato in un clima assolutamente ostile per la squadra di ucraini, arbitrata da un ufficiale SS e giocata in un territorio occupato dai nazisti vicino Kiev.

La vittoria della squadra di internati fu confermata da un sonoro 5-3. In questo punto della storia, si assiste alla nascita di una versione leggendaria che racconta di come dei giocatori ne rimasero solo due vivi, gli altri sarebbero stati sterminati dall’esercito tedesco.

In realtà le fonti parlano di un post- partita tranquillo senza alcuna rappresaglia. La partita della morte rimane una di quelle storie tra realtà e fantasia; l’episodio ha ispirato il famoso film ”Fuga per la vittoria”.

In Italia durante il periodo della seconda guerra mondiale si giocarono due campionati paralleli: il campionato d’alta Italia e il campionato romano di guerra.

Il primo vinto dallo Spezia, è stato ratificato dalla FIGC solo nel 2002 e il secondo giocato tra le squadre della capitale. Il campionato capitolino, come vi abbiamo già raccontato in questa rubrica, alimentò le diatribe tra Lazio e Roma.

Nel ’44-’45 i campionati si divisero ancor di più per regioni e nessuno dei vincitori è riconosciuto dalle federazioni nazionali, visto il basso numero di partite e l’eccessiva regionalizzazione dei tornei.

Churchill disse degli italiani e del loro rapporto con il calcio: ”Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre” tuttavia parafrasando un grande generale francese, Pierre Joseph François Bosquet che disse: ”È magnifico, ma non è guerra”, il calcio è magnifico. La guerra no.

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