Historia magistra calcis: Edoardo Bosio ed il Duca degli Abruzzi

Torino Bosio

Chi dice che il calcio non sia uno sport da nobili vada a studiare. Sarebbe come affermare che la musica è un miscuglio di prodotti commerciali. Nel primo come nel secondo caso, a determinare il declino di due discipline nate nobili e per personalità di alto livello è stato il popolo. Le boyband nascono dall’esigenza di chi compra dischi di ascoltare merce figlia della globalizzazione. Se fra 30 anni si mangeranno escrementi sarà perché i ristoratori dovranno sottostare al veganesimo. Altrimenti non venderebbero. Il calcio nasce nobile, in Inghilterra. E’ praticato dall’alta borghesia, dagli studenti di Cambridge ed Oxford. Lo sport diventa volgare nel momento in cui il volgo partecipa alle partite come spettatore. In Italia le basse classi sociali hanno bisogno di difendere i propri colori. Nei primi anni del 1900 risultò difficilissimo poter affrontare gare in trasferta senza perdere. Passata in vantaggio la squadra ospite, gli spettatori si avvicinavano al terreno di gioco. Picchiavano i calciatori avversari e minacciavano l’arbitro, che dunque doveva dargli i propri favori attraverso la sua autorità di giudice del gioco. I più feroci erano i bolognesi ed i livornesi negli anni ’20. Oltre che le proprie rappresentative, difendevano le proprie ideologie, rispettivamente fasciste e comuniste. Perciò si parta da un presupposto: il football nasce come materia nobile.
A testimonianza di quanto sopra affermato, in Italia la figura più importante nello spread del calcio è stato il nipote del Re Vittorio Emanuele II. Era nato a Madrid il 29 gennaio del 1873. Il suo nome era Luigi Amedeo Giuseppe Maria Ferdinando Francesco. Meglio noto come Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi. Sarà uno dei più grandi esploratori della storia del genere umano. Nel 1900 raggiunse il punto più a nord della sua epoca. Nel 1906 scalò il Ruwenzori. La sua vita è scandita da onorificenze del Regno d’Italia. Passa buona parte della sua infanzia a Torino. Nel luglio del 1889 viene nominato guardiamarina nel Corpo dello Stato Maggiore generale della Regia Marina e si imbarca sul brigantino Amerigo Vespucci.
A Torino, due anni prima (13 marzo 1887), venne fondato il Torino Football & Cricket Club da Edoardo Bosio. Aveva poco più di vent’anni quando, in quanto ragioniere alle dipendenze della ditta Thomas & Adams di Nottingham, Bosio partì per l’Inghilterra per un periodo di formazione. Lì conobbe il football. Partecipò anche a diversi incontri. Tornò nel 1887 con un paio di palloni di cuoio grezzo ed entusiasta del nuovo sport. Assieme a dei colleghi inglesi decise dunque di fondare il Torino Football & Cricket Club. L’uniforme prevedeva una camicia a righe verticali nere e rosse.
Ancora in Piemonte, il Duca degli Abruzzi venne a sapere del club. Aveva 16 anni. Andò ad osservare alcuni match amichevoli fra il Torino ed alcuni team improvvisati, composti di inglesi che lavoravano sotto la Mole. Insieme al barone Cesana, al marchese Ferrero di Ventimiglia ed altri giovani benestanti diede vita ai Nobili Torino nel 1889. La squadra vestiva una muta blu e gialla.
Lecito pensare, nonostante l’assenza di un tabellino ufficiale, che la prima partita della storia italiana fu un derby torinese. In campo i borghesi del Torino ed i Nobili del Duca degli Abruzzi. Oltre ad esserne i presidenti, Luigi Amedeo ed Edoardo Bosio erano anche calciatori delle proprie formazioni. Nello stesso anno, il Duca partì con l’Amerigo Vespucci. Il viaggio lo tenne lontano per quindici mesi.
Al suo ritorno, i Nobili ed il Football & Cricket si unirono per fondare, nel 1891, il primo club del calcio italiano. L’Internazionale Torino. Inizialmente si optò per una casacca granata, omaggio allo Sheffield FC. In seguito ad una riunione, poi, venne adottata una divisa a righe verticali bianche e nere.
Il calcio arrivava così nel Regno in quanto disciplina nobile. D’alta borghesia. Incipit allo sport più amato, purtroppo rovinato da una penisola che negli anni non è mai pervenuta in quanto paese civile.

@ftabelli

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