Historia magistra calcis. Proemio della tattica: dall’1-1-8 al 2-2-6

England 1893

E’ il 30 novembre del 1872. E questa data risulterà essere inimmaginabilmente storica: all’Hamilton Crescent di Glasgow, in Scozia, va in scena il primo incontro internazionale che il calcio ricordi. Sul terreno di gioco, primordialmente poco curato, si sfidano la Nazionale di calcio dell’Inghilterra, formata perlopiù da una mescolanza di universitari di buona famiglia, e la Selezione Scozzese, composta da robusti giocatori provenienti dal rugby. Prima di questa partita il football non aveva regole universali, ma leggi empiriche che variavano di società in società: circa 10 anni prima lo Sheffield ed i suoi fondatori proposero l’istituzione di un regolamento unitario. E l’universalità del calcio nascente si è manifestata così il 30 novembre di 143 anni fa.

La parte meno romanzata (ma più interessante probabilmente), di quel match, è lo schieramento delle due formazioni. Partiamo dal presupposto che gli inglesi erano molto più forti e preparati degli scozzesi; e che il confronto era impari per motivi storici. Tutto a favore dell’England, eppure l’incontro terminò a reti inviolate: uno 0-0 basilare. In primis, come hanno fatto gli inglesi a non vincere? E poi, come sono riusciti gli scozzesi a non prendere gol? Ci sono tre motivi principali: la crasi fra fisicità ed influssi rugbistici dei padroni di casa, il fato, gli schemi tattici.

Gli inglesi, infatti, basarono la loro manovra sul kick and rush (letteralmente “calcia e corri”), impostato su una preponderanza di azioni individuali a testa bassa. Il calcio era gloria personale. Era una gara fra dribblatori. E ciò è sottolineato dallo pseudo modulo con cui scesero in campo i three lions: un 1-1-8, con un difensore che agiva da libero stopper, un mediano mira-stinchi ed una linea di 8 attaccanti. 8. Alternandosi, partivano con egocentrismo e gambe levate. Probabilmente un archetipo del calcio totale olandese, in virtù dei movimenti svolti nella fase di non possesso e di recupero del pallone.

E la Scozia? 2-2-6, con due terzini, due incontristi, preferibilmente sopra il metro e 85, e 6 uomini avanzati. Più prudente, certo, ma l’altro motivo principale va rintracciato nello stile di gioco di quella Nazionale: passaggi. Brevi, lunghi, alti, bassi, filtranti: si cercava il compagno, si cercava lo spazio. Questo modulo forniva una non indifferente ampiezza nell’impostazione della manovra ed una migliore copertura delle zone del campo. L’idea derivava direttamente dal rugby, nel quale in quegli anni si era già da tempo capita l’importanza della circolazione del pallone. Certo è che non si può parlare di tattiche vere e proprie, non vi erano tecnici federali né lavagne illustrative: sono forme embrionali di moduli, schemi, istruzioni di gioco.

La morale? Il tiki taka l’hanno inventato in Scozia: questo è senz’altro un aneddoto coi fiocchi per le chiacchiere domenicali con gli zii di provincia.

@ftabelli

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