Roma, due rinforzi per Fonseca: tornano Pastore e Zappacosta

Roma, due rinforzi per Fonseca: tornano Pastore e Zappacosta

La Roma è tornata a lavoro in attesa di una ripresa, che al momento sembra lontana, quantomeno del campionato; i ragazzi di Fonseca, prima dell’interruzione causa coronavirus, erano in corsa per il quarto posto e dovevano affrontare il Siviglia negli ottavi di finale di Europa League. Nella speranza di poter tornare a competere in campo, il tecnico giallorosso può sorridere; nella giornata di ieri, infatti, si sono rivisti Zappacosta e Pastore pronti finalmente a dare il loro contributo. Il terzino, preso per fare il titolare sulla corsia di destra, è fermo dal quattro ottobre a causa della rottura del crociato mentre il fantasista argentino ha dovuto lottare con i soliti problemi fisici che gli hanno impedito di avere quella continuità a livello di rendimento. Ora, però, il calvario per entrambi sembra terminato e i due sono pronti a dare il loro contributo nel finale di stagione (sempre che si riprenda). Fonseca, con il loro recupero, può contare su due pedine fondamentali. Zappacosta può dare una valida alternativa in un ruolo che non ha mai trovato un vero e proprio padrone; per quanto riguarda Pastore, invece, la sua qualità tornerà sicuramente utile sulla trequarti con Pellegrini che potrà rifiatare e Mkhitaryan agire da attaccante esterno.

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Castan: “Nainggolan, quante polemiche. Ma in campo era fantastico”

Castan: “Nainggolan, quante polemiche. Ma in campo era fantastico”

Leandro Castan, centrale brasiliano in forza al Vasco da Gama ed ex pilastro difensivo della Roma di Rudi Garcia, ha rilasciato un’intervista al canale Instagram di Goal nella quale ha parlato di due suoi ex compagni di squadra in giallorosso: Radja Nainggolan e Gerson.

Andiamo a vedere cos’ha detto riguardo a Nainggolan, centrocampista belga del Cagliari ma in prestito dall’Inter“Nainggolan arrivò dal Cagliari e all’epoca sapevo poco di lui. Proprio nella sua prima partita però, lo vidi superare un avversario con grande classe per poi dare il via ad un’azione offensiva e li capii che era un giocatore di calibro importante. E’ un ottimo giocatore, ma sfortunatamente ha avuto a che fare con molte polemiche. Quando era a Roma, lasciava lo spogliatoio per fumare con un assistente, faceva quello che gli piaceva e non gli importava di cosa potesse pensare la gente, ma una poi avrebbe risposto dove conta, ovvero sul campo. E’ stato fantastico giocare al suo fianco”.

Castan ha anche parlato di Gerson, oggi giocatore del Flamengo dopo aver fallito in Italia con Roma e Fiorentina“Tornare in Brasile ha rappresentato la migliore decisione della sua carriera. Ha smesso di andare in giro in prestito di qua e di là per giocare come sognava di giocare. Ha imparato molto in Italia. E’ un mio rivale, quindi gli auguro fortuna, ma non così tanta. Per giocare in Serie A devi essere molto disciplinato tatticamente, se non fai ciò che ti viene chiesto, sbagli. Non si adattava a ciò che gli veniva chiesto, provarono ad avanzarlo ma non funzionava, si giocava una maglia da titolare con Salah e Gervinho, due elementi già maturi. Ha perso spazio ed è stato prestato alla Fiorentina”.

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Boga, un nuovo Gervinho per la Roma?

Boga, un nuovo Gervinho per la Roma?

Sarà per la stessa nazionalità, sarà per la fame di dribbling e l’imprevedibilità, ma se c’è un giocatore che può ripercorrere il rendimento di Gervinho ai tempi d’oro con la Roma, quello è Jeremie Boga.

L’attaccante del Sassuolo è al momento oggetto di mercato pregiato per tante big, in particolar modo per la Roma, che negli ultimi anni ha sperimentato diverse opzioni per la fascia offensiva senza però trovare continuità, continuità che manca dai tempi proprio di Gervinho prima e di Salah poi. Anche con l’egiziano tanti punti in comune: principalmente quello di essere stati “scartati” dal Chelsea per produrre le cose migliori in Serie A.

Boga si è messo in luce in questa stagione, 24 presenze e ben 8 reti fino allo stop, molti dei quali da cineteca, in particolare proprio contro i giallorossi, devastati dal passo dell’ivoriano, imprendibile ed imprevedibile, nonchè dotato di un notevole calcio.

La Roma dovrà dunque fare le proprie scelte, sopratutto decidendo una volta per tutte chi è il vero padrone della fascia offensiva, dove si alternato troppo spesso vari nomi. Cengiz Under dovrebbe essere il vero titolare inamovibile, ma gli infortuni e la pessima forma di questa stagione ne hanno rallentato la crescita, situazione che però al momento non fa scemare l’interesse e soprattutto il prezzo di mercato. Proprio per questi motivi il primo indiziato a lasciare posto a Boga, permettendo anche di fare una buona plusvalenza è il talento turco, sul quale c’è l’interessa di molte squadre di Premier League.

Altro nome potrebbe essere quello di Diego Perotti, veterano della rosa di Fonseca, il quale però per un fisico troppo fragile ha dovuto troppe volte far riscoprire di che pasta sia fatto, con un rendimento alto ma troppo discontinuo a livello numerico e di presenze.  Dunque potrebbe essere arrivato il momento per il “monito” di far largo ai giovani e far posto al talento del Sassuolo.

Ultimo nome è quello di Justin Kluivert, quello più complicato da vedere proprio ora via da Roma, visto che il prezzo del giocatore ancora non è salito e soprattutto non ha avuto ancora il tempo di dimostrare il suo valore. A livello di rendimento sicuramente quello con più problematiche, anche se nell’ultimo periodo, prima dello stop del campionato, l’olandese ha regalato buone prestazioni e aumentato il proprio bottino di reti.

Tutti nomi che al momento però hanno in comune quella mancanza di stabilità e continuità che manca proprio dai tempi dell’altro ivoriano Gervinho, capace di giocate devastanti ed imprevedibili, due caratteristiche che Boga possiede e anzi, a volerla dirla tutta forse in prospettiva potrebbe anche avere qualcosa in più, tutto starebbe a Fonseca e all’ambiente Roma a far crescere come si deve il talento dell’ivoriano.

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Roma, Petrachi si inserisce nella corsa a Todibo

Roma, Petrachi si inserisce nella corsa a Todibo

Le speranza di riuscire a tenere Smalling a Roma si assottigliano di giorno in giorno, così il direttore sportivo Petrachi prepara delle contromosse. Sulla lista dell’ex DS del Torino c’è il nome di Jean-Clair Todibo, centrale difensivo di proprietà del Barcellona, al momento in forza allo Schalke 04. Il giovane difensore classe 99 aveva giocato poche partire con il Barcellona nella prima parte della stagione, aveva deciso di andare in Bundesliga proprio per avere l’opportunità di essere impiegato con maggiore continuità; purtroppo l’esplosione della crisi sanitaria non lo ha agevolato, anche se la Germania sembra indirizzata verso una ripresa della stagione. Il Barcellona sul ragazzo ha fissato una clausola rescissoria da 150 milioni, che a gennaio Maldini aveva tentato di aggirare per portarlo al Milan; Petrachi punta a fare lo stesso, spingendo magari per un prestito con diritto di riscatto, assicurando però ai blaugrana l’opportunità di riacquistare il cartellino del giovane difensore. La Roma dovrà fronteggiare la concorrenza di molte altre squadre europee, che considerano il giovane Todibo uno dei migliori prospetti del calcio europeo; il ragazzo è altro un metro e novanta, fortissimo nei duelli aerei, ma pesa appena 81 kg, il che lo rende molto agile e bravo tecnicamente.

 


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La Fiorentina vuole Paquetà, il Milan è pronto a cederlo

La Fiorentina vuole Paquetà, il Milan è pronto a cederlo

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, la Fiorentina di Commisso vuole fare le cose in grande e per riuscirci sta puntando il trequartista brasiliano Lucas Paquetà, in forza al Milan. Dopo il grande mercato di gennaio che ha visto Igor, Duncan, Agudelo, Kouamé, Cutrone ed Amrabat (da giugno quest’ultimo) arrivare a vestire la casacca viola, il DS Pradé sta pensando a come rinforzare ulteriormente la rosa della Fiorentina in vista del mercato estivo, ed al momento ha messo nel mirino Lucas Paquetà: classe ‘97, Paquetà è un centrocampista molto tecnico capace di giocare sia come centrale di centrocampo che come trequartista e all’occorrenza può anche spendersi come ala d’attacco, arrivato al Milan nel mercato di gennaio del 2019 per circa 40 milioni di euro dal Flamengo. Al momento Lucas Paquetà è valutato circa 20 milioni di euro, dopo aver visto la sua valutazione del cartellino crollare per il suo scarso rendimento in rossonero e per via del coronavirus che ha deprezzato tutti i cartellini dei calciatori.

Lucas Paquetà in rossonero però non ha mai convinto davvero, soprattutto in questa stagione, e dopo un avvio incoraggiante nello scorso campionato il talentuoso brasiliano si è andato via via spegnendosi, arrivando a prima a perdere il posto da titolare e per poi sparire del tutto dai radar con Pioli. Con i rossoneri l’intesa si potrà trovare senza troppi patemi, resta da coprire la questione contrattuale sia per la durata (con Pradè e Barone che vorrebbero proporre un quadriennale) che per l’ingaggio, ma al momento Paquetà è convinto di vestire la casacca della Viola dopo averla snobbata nel mercato di riparazione a gennaio. Stefano Pioli Daniele Pradé sono convinti di poter tirar fuori dal ragazzo tutto il talento che troppo poco spesso ha fatto vedere, ma nelle ultime ore anche Paulo Fonseca ha mostrato apprezzamento verso Lucas Paquetà e non è escluso che, quindi, anche la Roma non possa fare un tentativo per portarti nella Capitale.

In estate, a prescindere dalla ripresa o meno del campionato in corso, le prospettive di un addio al Milan per il centrocampista sono decisamente concrete.

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Zaniolo torna in campo e tratta il rinnovo fino al 2025

Zaniolo torna in campo e tratta il rinnovo fino al 2025

Nicolò Zaniolo c’è, in campo e fuori, fieramente vestito di giallorosso. Come si legge su Il Corriere dello Sport, il ragazzo ha ormai definitivamente completato la riabilitazione dopo il brutto infortunio subito al ginocchio nella gara di gennaio contro la Juventus, pertanto può tornare ad allenarsi singolarmente già da oggi e, si spera, in gruppo con gli altri al centro sportivo di Trigoria dal 18 maggio. Mariani, storico chirurgo che salva gambe di calciatori da tantissimi anni ormai, ha scherzato con Zaniolo dicendogli “Non ti voglio più vedere”, il senso naturalmente è che la convalescenza ha raggiunto una fase nella quale non occorrono visite di controllo, ora bisogna andare sul campo e in palestra a lavorare con lo staff della Roma per ritrovare una buona condizione atletica. Se è vero che la quarantena non ha aiutato Zaniolo, che a contatto con i preparatori e i medici della Roma avrebbe potuto farsi seguire meglio, è altresì vero che il ragazzo si è gestito da solo alla grande ed era comunque supervisionato e seguito dallo staff della Roma tramite videochat. Nelle ultime settimane Zaniolo ha ripreso anche a correre sul tapis-roulant, sul terrazzo della sua casa al Torrino, e si prepara a ricominciare gli allenamenti sul campo. Una volta a Trigoria potrà svolgere per intero il lavoro atletico e poi, per gradi, riprendere contatto con il pallone. Finora si è esercitato soltanto con le palline leggere, per mantenere dimestichezza con il mezzo senza stressare la gamba.

Se la Serie A dovesse ripartire è probabile che Fonseca potrà utilizzarlo per metà o fine luglio, quando il campionato starà per terminare; esattamente un girone dopo l’infortunio, quando si fece male contro la Juventus, ed è proprio contro la Vecchia Signora che potrebbe tornare in campo Nicolò Zaniolo. Sarà impossibile, invece, vederlo in Europa League dato che la Roma a fine gennaio lo aveva rimosso dalla lista per inserire Carles Perez. Una volta terminata la stagione, la società giallorossa e il procuratore del giocatore, Claudio Vigorelli si concentreranno sul contratto: la Roma è intenzionata a prolungarlo fino al 2025.

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La Roma è alla ricerca di un esterno offensivo, l’ultimo nome è Boga

La Roma è alla ricerca di un esterno offensivo, l’ultimo nome è Boga

Sappiamo oramai da mesi come la dirigenza romanista stia monitorando il mercato degli attaccanti esterni, specialmente da quando ha dovuto rinunciare a Zaniolo. Ora che la vendita della società ha subito una brusca frenata, Pallotta e Petrachi si stanno muovendo per rinforzare la squadra in vista della prossima stagione. Indipendentemente dal recupero di Zaniolo, alcuni giocatori offensivi non hanno ancora pienamente convinto Fonseca, che ha quindi richiesto un miglioramento sulle corsie offensive. Nelle ultime settimane è circolata con insistenza la suggestione Pedro, esterno in forza al Chelsea, con il contratto in scadenza il prossimo giugno. L’esterno ex Barcellona ancora non ha firmato per nessuna squadra e sta valutando l’offerta migliore, la Roma è quindi in attesa di una risposta e nel frattempo sta sondando altre piste. L’ultima idea riguarda un altro giocatore legato al Chelsea, Boga. L’esterno ivioriano gioca con il Sassuolo, ma i blues hanno un diritto di ricompra fissato a 15 milioni euro, inoltre il numero 7 neroverde è seguito con interesse dal Napoli e dall’Everton.

 

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Nuno Campos: “Con Fonseca stiamo visionando giocatori interessanti”

Nuno Campos: “Con Fonseca stiamo visionando giocatori interessanti”

L’allenatore Nuno Campos, vice del tecnico giallorosso Paulo Fonseca e suo fidato amico e collaboratore, ha parlato ai microfoni di Tribunaexpresso.pt spiegando il quotidiano lavoro che fa in videochat con i calciatori e con l’allenatore della Roma, ha poi raccontato della sua quarantena, dell’importanza dell’analisi dei video e dei dati nel calcio moderno e dell’adattamento inizialmente complicato al calcio italiano. Andiamo a vedere cos’ha detto nello specifico:

Sei in italia?
“Sì, sono a Roma, da solo, perché la mia famiglia è a Esposende”.

Come va l’isolamento?
“Non è un momento facile, né per me né per nessuno, perché siamo confinati nelle nostre case. A volte esco un po’, ma solo qui vicino casa mia, dobbiamo rispettare ciò che ci è stato imposto, perché la cosa più importante è passare questo momento. Faccio esercizi e vedo alcuni giocatori che potrebbero interessarci, lo faccio insieme a Paulo. A volte lavoriamo anche insieme, ma ovviamente è un lavoro completamente diverso da quello a cui eravamo abituati. È un momento difficile per tutti. Stare qui da solo penso che sia un po’ più complicato, ma credo che anche per una famiglia che è a casa non sia facile. Non ci siamo abituati, ma dobbiamo essere forti e contribuire, a modo nostro, a superare questo momento”.

Riesci a fare qualche lavoro con i giocatori?
“Sì. Nuno Romano ha questa parte più fisica e lavora con i giocatori ogni giorno. Fanno videoconferenze congiunte sulle piattaforme esistenti, anche in linea con il dipartimento medico del club, perché ci sono anche giocatori che si stanno riprendendo da infortuni. È un lavoro quotidiano ed è più Nuno che se ne occupa”.

José Boto ti ha descritto come “una delle persone in Portogallo che meglio conoscono il calcio e lo spiega”. Non hai voglia di condividere il tuo modo di lavorare?
“No, non abbiamo quel tabù di non condividere il nostro pensiero sul calcio. Penso che le persone oggi abbiano accesso a molte informazioni, ma a volte ottengono un’idea sbagliata da alcuni allenatori. Penso che quando dimostriamo il nostro pensiero sul gioco, riveliamo esattamente in che modo vogliamo operare. E poi il nostro team, nel gioco, mostra se ciò che diciamo è vero. Ho avuto ottime conversazioni con Boto, perché è una persona molto esperta nella zona e mi piace parlare con persone che capiscono quello che stiamo dicendo, perché se siamo molto antagonisti nel modo in cui vediamo il gioco, è difficile avere una conversazione. Preferisco non essere in conflitto con nessuno, ognuno difende ciò che vuole. Naturalmente, trovo più facile parlare con persone che condividono la mia visione del gioco. Boto è uno di questi, perché gli piacciono le squadre che prendono il controllo del gioco, che sono protagonisti, che apprezzano la palla, che valorizzano il giocatore. Non nascondiamo le cose. I giochi sono aperti oggi, scambiamo i video dei nostri giochi con i nostri avversari, perché il campionato italiano ha un programma che consente l’accesso a tutte le partite, quindi oggi non c’è molto da nascondere. In passato era tabù parlare e mostrare qualcosa, ma penso che oggi non dovrebbe esserlo, perché condividere opinioni non significa che l’altro sarà in grado di contraddire ciò che pensiamo. Questo è il motivo per cui studiamo gli avversari e abbiamo anche alcune sfumature per sfruttare l’avversario per fare questo o quello. Penso che, soprattutto, sia la fiducia che abbiamo nel nostro lavoro, perché quando l’abbiamo e guardiamo dentro non abbiamo problemi a esporre agli altri ciò che pensiamo. Penso che provenga da questo nostro modo di essere e di parlare con gli altri. Paulo è lo stesso. Paulo va alle conferenze stampa e qui in Italia i giornalisti, è divertente, fanno molte domande tattiche e penso che sia ancora più facile per un allenatore rispondere a queste domande. E Paulo spiega tutto. Dà anche spesso gli undici che giocheranno il giorno successivo. Il nostro obiettivo: i giocatori, dentro, sanno come superare le diverse difficoltà”.

L’altro giorno ho sentito Abel Ferreira dire che aveva trascorso alcune ore al telefono con te. Questa condivisione avviene anche tra allenatori?
“Non parlo da vicino con molti allenatori, ma con quelli con cui parlo, parlo spesso e parlo di tutto. Abel è uno di questi e non ho problemi a condividere con lui e con gli altri informazioni, perché parliamo la stessa lingua, abbiamo idee simili. Con Abel discuto molto su alcuni dettagli riguardo il rischio di fare certe cose. Riconosco che, forse, sono più rischioso rispetto ad Abel. Con questo, non voglio dire che Abele debba fare come dico io, ma anche lui non mi farà fare come dice lui (ride ndr.). È una discussione salutare e sono felice di farlo, perché Abel è una persona che ama parlare di calcio. E mi piace anche molto come persona, abbiamo una relazione stretta da molti anni”.

Hai appena parlato della grande quantità di informazioni che esiste oggi sul gioco. Forse sono queste conversazioni che trasformano l’informazione in conoscenza acquisita.
“Senza dubbio. E direi anche di più: troppe informazioni, per chi non è sicuro, è solo una complicazione. Cosa intendo con questo: quando abbiamo un percorso in cui abbiamo già pochi dubbi e, nel nostro caso, il nostro modello di gioco è in continua crescita, non ci causa nessuna differenza nella lettura di molte informazioni, ma non abbiamo sfruttato tutte le informazioni, molte delle quali non le usiamo. Quando abbiamo ancora molti dubbi, perché stiamo iniziando una carriera e non siamo ancora sicuri del nostro modello, allora possiamo correre il rischio, con così tante informazioni divergenti, di non sapere come muoverci. Intendo informazioni a livello tattico ma anche a livello di altre cose, perché al giorno d’oggi si parla molto della PNL, della parte fisica e di tutto e di niente. C’è molta conoscenza che, in pratica, a volte può aiutare, ma se è in eccesso, fa anche male. Ci sono molte aree in cui lo stesso allenatore finisce per dover creare un filtro, perché non può raggiungere tutti i giocatori con queste informazioni, perché non capiranno, non avranno pazienza e, se alziamo il livello, non vorranno nemmeno ascoltare. Dobbiamo essere in grado di avere la sensibilità di metterci dall’altra parte. Mi rivolgo qui agli allenatori che stanno iniziando, perché ci sono molti che pensano che sapere di più sia sempre meglio – e a volte non lo è, e finisce per far male”.

Quando eri un giocatore, quali informazioni avevi?
“Quando ero un giocatore non c’era quasi nulla (ride ndr.). C’era un assistente dell’allenatore, un allenatore, un allenatore di fitness e un allenatore dei portieri. Ho avuto diversi allenatori e, più tardi, quasi alla fine della mia carriera, ho avuto Jorge Jesus. Posso dire che impariamo da tutti, non è un cliché, perché forse con alcuni impariamo cosa non fare. È così. Ora, l’opinione che ci sia del gioco oggi, pochissime persone lo avevano in quel momento, anche perché non c’erano informazioni che esistono oggi, non c’erano mezzi che esistono oggi. Il video aiuta molto tutti gli allenatori e allora non era utilizzato. Oppure, se c’era, era guardare 90 minuti su un nastro VHS. Sto iniziando a essere vecchio, è un problema (ride ndr.)”.

E come hai conosciuto Paulo Fonseca?
“È una storia interessante, perché non ho mai giocato con Paulo nella stessa squadra, abbiamo sempre giocato l’uno contro l’altro. Ma avevamo amici in comune, in particolare uno, Quim Zé, il direttore sportivo di Mafra. Ero spesso con Paulo alle feste di compleanno dei figli o della moglie di Quim Zé o del suo. Anche Paulo era stato allenato da Jesus e forse questa condivisione del suo modo di giocare ci rende più vicini l’uno all’altro in termini di pensiero. Quim Zé ci ha permesso di discutere molto sull’idea del gioco e, a volte, Paulo aveva bisogno di un assistente per allenarsi nelle juniores di Estrela. Poi ho parlato con lui ed è stato facile: “Cosa ne pensi del gioco? Per me, questa è la cosa più importante”. Certo avevamo lo stesso modo di pensare, forse perché Jesus era stato il collegamento. Ed è così che abbiamo iniziato a lavorare insieme”.

Avete cominciato a fare sul serio quando siete arrivati all’Aves, in seconda divisione: hanno offerto a Paulo 2.400 e lui li ha divisi con te.
“Siamo stati due anni alla Pinhalnovense ed era già una squadra molto solida nella seconda divisione B ,questo ci ha permesso di avere giocatori migliori. Lì abbiamo fatto un buon lavoro e guadagnato visibilità, perché in quelle due stagione siamo arrivati ai quarti di finale della coppa di Portogallo due volte. Il primo anno siamo stati eliminati dal Naval 1º Maio che era nella massima divisione e nel secondo anno ci ha eliminato il Porto al Dragao. […] Poi è arrivato l’Aves e Paulo li ha incontrati. E probabilmente non saremmo qui a parlare oggi se Paulo non avesse avuto il cuore che ha, ha fatto qualcosa che nessuno avrebbe fatto. Aveva già avuto un’offerta che era bassa, comparata alla maggior parte degli allenatori, perché arrivava dalla Seconda Divisione B, e già la condivideva con me. Loro non volevano più tecnici, avevano lì il loro staff, ma Paulo ha detto: “Vengo, ma solo col mio assistente”. E hanno detto che non avevano soldi per pagare: “Ma non ti sto chiedendo soldi, ti sto solo dicendo che vengo con il mio vice”. Paulo ha condiviso ciò che gli è stato offerto ed entrambi abbiamo guadagnato poco, ma eravamo felici di lavorare insieme in un campionato professionistico (ride ndr.). Questo è qualcosa che fanno solo poche persone, guardare le cose senza il minimo problema in termini materiali. Non si tratta solo di dare soldi, non è abbastanza per lui o per me, perché avevamo le nostre famiglie, ma siamo andati e abbiamo lasciato tutto alle spalle. Abbiamo quasi pagato per allenare”.

Ci sono state delle difficoltà arrivati a Roma?
“Sì, quando siamo arrivati a Roma c’erano delle difficoltà. È un campionato difficile, in cui gli allenatori preparano molto bene le partite. Questo cambia la direzione del nostro pensiero? No. Possiamo avere una sfumatura o un’altra, anche le caratteristiche dei giocatori possono essere importanti per questo, ma la maggior parte del nostro modello di calcio non cambierà mai. Vogliamo essere protagonisti e vogliamo sempre controllare il gioco per dominarlo, perché in questo modo difendiamo meglio”.

Come è cambiato il vostro modo di approcciarvi alle partite in Italia?
“Ad esempio, le differenze nella prima fase della costruzione sono cose che i giocatori percepiscono facilmente e non vedono come un grande cambiamento. Qui in Italia, i giocatori sono abituati a lavorare in modo molto tattico con gli allenatori. Nella prima fase di costruzione abbiamo diverse soluzioni e già le dominano. Sotto pressione anche abbiamo diversi modi di giocare a seconda dell’avversario. Ma, nel mezzo di queste due cose, ce ne sono molte altre che sono difficili. Non possiamo addestrare tutto, perché non abbiamo tempo, né possiamo sempre dare feedback su qualunque cosa”.

Cosa pensi che manchi ancora alla Roma?
“La Roma è un club fantastico. Questo è considerato l’anno zero per tutti, è l’anno in cui abbiamo iniziato a costruire un’idea di gioco, a voler costruire una squadra forte, che richiede tempo e, naturalmente, potremmo aver bisogno di alcuni rinforzi. Penso che abbiamo già gettato le basi per la prossima stagione per essere migliori. L’obiettivo è quello di essere al 4 ° posto. Siamo molto contenti di tutti, infatti, siamo innamorati della città e del club, perché le persone sono state tutte fantastiche, remando nella stessa direzione, cercando di aiutare e abbiamo un ottimo feedback da parte dei giocatori e dello staff. Abbiamo avuto molti infortuni, ma era un problema che veniva anche dal passato. In questa stagione abbiamo il 16% di infortuni in meno rispetto alla scorsa stagione a Roma, che sembra strano, perché sono stati tantissimi.  Anche nelle lesioni muscolari, la percentuale è diminuita molto. Abbiamo anche avuto un problema con i campi e qui e il club ha fatto un grande sforzo e ha cambiato tutti i terreni dove ci alleniamo. Penso che tutti abbiano cercato di aiutare. Paulo Fonseca è uno aperto alla discussione e mi sento privilegiato a far parte del suo team. Penso di poter parlare anche per tutti gli altri elementi, perché abbiamo totale apertura per discutere di tutti gli argomenti che vogliamo. Non solo noi, ma anche l’intera struttura del club. Naturalmente Paulo prende la decisione finale, ma il dibattito sulle idee ci consente sempre di aggiungere qualcosa e i dubbi ci fanno riflettere. La decisione viene successivamente presa da Paulo, ma ascolta tutti. È un grande piacere e un’enorme felicità per me poter lavorare in questo contesto, con un team tecnico che considero uno dei migliori al mondo, grazie al modo in cui discute e discute di tutto. Questo per dirti che questo è il nostro anno zero e che il tempo ci aiuterà a consolidare ulteriormente le cose. Quando la stagione si è fermata stavamo di nuovo bene, ma prima abbiamo avuto un periodo meno buono, anche a causa di infortuni ai giocatori chiave e non è facile superare questi momenti. Stavamo crescendo e penso che i giocatori siano soddisfatti”.

Cosa guardi durante le partite?
“Abbiamo un modo di lavorare tale che Paulo di solito guarda e si concentra sull’area dov’è il pallone, e io devo concentrarmi sulla parte opposta, controllando la preparazione per la palla persa, ad esempio”.

Qualcuno parla con te durante le partite?
“Sì. Tiago Leal vede le partite da sopra la partita e mi riferisce”.

E tu filtri quello che arriva a Paulo?
“Sì così è come lavoriamo. Paulo vede la partita nell’insieme, io mi concentro su dove non è il pallone perché attacchiamo con tanti giocatori e non possono esserci sviste, perché ci esponiamo di più degli altri.
Tiago mi segnala le cose e alcune le ho già individuate e dette a Paulo o direttamente ai giocatori, ma alcune volte nota dei dettagli dall’avversario, perché magari c’è stato un cambio o sta aprendo uno spazio che non pensavamo si sarebbe aperto . A volte do le informazioni a Paulo, altre volte le tengo per me e aspetto il momento giusto e altre parlo direttamente con i giocatori, se sono vicini. Guardando tutti le partite nello stesso modo, è molto facile lavorare insieme. Paulo è una persona fantastica che permette di fare cose che probabilmente altri non fanno […]”.

Quando siete arrivati a Roma, Totti se n’è andato perché ha detto di non essere stato consultato in merito al vostro ingresso. Avevi paura che le sue parole potessero avere un effetto negativo sui tifosi?
“Non abbiamo parlato con Totti, ma ovviamente abbiamo tutto il rispetto per lui. È un dio a Roma perché ha una carriera incredibile. Quando parli di Roma, parli di Totti. Penso che sia naturale quello che detto perché magari non ci conosceva, penso che sia normale. Totti poi ha rilasciato altre interviste dicendo che siamo molto bravi, che possiamo aiutare Roma e anche che abbiamo bisogno di rinforzi. Questo non è da tutti, perché doveva andare contro ciò che aveva detto precedentemente. Totti merita tutto il nostro rispetto ed è un grande piacere sentirlo dire dalla sua bocca. Siamo innamorati di Roma, onestamente, è un grande piacere essere qui”.

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Roma, Fonseca: “La mia squadra sarà tra le più forti”

Roma, Fonseca: “La mia squadra sarà tra le più forti”

Paulo Fonseca, allenatore della Roma, ha rilasciato ieri una lunga intervista ai microfoni di ESPN.com. Il tecnico portoghese ha affrontato molti temi inerenti al mondo giallorosso. Ecco alcuni dei punti salienti dell’intervista:

La Serie A

“In passato, mi sarei sempre concentrato sulla mia squadra e avrei lasciato che gli altri si preoccupassero per noi. Mi sono reso conto che qui non potevo farlo. Ho dovuto trovare un equilibrio tra i miei principi e la realtà di ciò che è necessario per giocare in Serie A. Qui, devi pensare a come gioca l’avversario: la qualità del tecnico e le tattiche di ogni avversario sono così alte che non puoi semplicemente concentrarti su te stesso, devi adattarti continuamente al tuo avversario. Mi ha sorpreso. Ogni partita è faticosa, una vera sfida tattica. Ogni partita ha la sua storia, non puoi mai rilassarti. Non sappiamo mai cosa succederà con l’altra squadra.”

La Roma
“Abbiamo coinvolto 15 nuovi giocatori, 12 in estate, 3 a gennaio, oltre al un nuovo CEO Guido Fienga, un nuovo direttore sportivo, Gianluca Petrachi, e io, un nuovo allenatore. Stiamo creando un nuovo team sin dall’inizio e non è mai facile. Ma sono molto soddisfatto del lavoro svolto finora, stiamo migliorando molto e penso che in breve tempo potremo essere uno delle squadre più forti della Serie A”.

Totti, De Rossi e Zaniolo
“Non ho mai lavorato con Totti e De Rossi, se ne sono andati poco prima del mio arrivo, ma non ho dubbi sul loro profondo amore e passione per questo club e li capisco perfettamente. Se fossi nella posizione di De Rossi, non potrei nemmeno pensare di scegliere un altro club italiano per porre fine alla mia carriera. Impossibile. Proprio come capisco come Totti non vorrebbe lavorare per un altro club in Serie A. Anche il loro amore è grande, troppo consumante. Sento alcune delle stesse emozioni, e non solo perché sono un po’ romantico. Zaniolo non è solo un talento naturale meraviglioso, è un giocatore che quest’anno è notevolmente migliorato. Ero solito dire che era come un uomo selvaggio, seguendo il suo istinto, ma ora capisce il gioco, capisce lo spazio, capisce il processo decisionale. Ha solo 20 anni: non ho dubbi che tra qualche anno lo sarà uno dei migliori giocatori non solo in Italia ma in Europa”.

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Calciomercato Roma, si segue un giovane difensore del Barcellona

Calciomercato Roma, si segue un giovane difensore del Barcellona

Calciomercato – Secondo il quotidiano spagnolo Mundo Deportivo la Roma starebbe pensando al francese Jean-Clair Todibo dello Shalke 04 per rinforzare il reparto difensivo in vista della prossima stagione. Il giocatore è attualmente aggregato alla squadra tedesca ma il suo cartellino è di proprietà del Barcellona. Nel corso di questa stagione il classe ’99 ex Tolosa ha disputato 7 partite totali ma piace molto per la sua duttilità. Può ricoprire sia il ruolo di difensore centrale che di mediano davanti la difesa e, oltre alla giovane età, ha dalla sua anche una gran corsa e un gran senso della posizione. Stando a quanto riporta l’articolo, il suo acquisto non dipende dall’eventuale riconferma di Smalling. Il prezzo del suo cartellino ammonta a 9 milioni di €, stando alle cifrate stimate da Transfermarkt. Il difensore francese ha parecchi estimatori, molti dei quali in Premier League. Su tutti l’Everton di Carlo Ancelotti oltre al Watford, Southampton. In Italia pare che anche il Milan abbia sondato il terreno.

Prima dello scoppio della pandemia del Coronavirus, Barcellona e Schalke 04 si erano già accordate per un acquisto definitivo da parte del club tedesco per 25 milioni di € ma la trattativa è poi naufragata.

Con i Blaugrana Todibo ha disputato solo 5 partite in 2 anni.

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