Karsdorp: “Vorrei un’altra chance con la Roma ma forse non mi vogliono più”

Karsdorp: “Vorrei un’altra chance con la Roma ma forse non mi vogliono più”

Rick Karsdorp, terzino della Roma in prestito al Feyenoord, intervistato ai microfoni di NOS ha parlato del suo futuro. La Roma sembra averlo scaricato, dopo una lunga sfilza di infortuni e diverse interviste che hanno infastidito la società giallorossa, ma Rick Karsdorp ora vuole tornare per giocarsi le sue chance con la maglia della Roma dopo aver ben figurato col Feyenoord nel periodo del prestito. Fonseca lo valuterà in ritiro, ma Karsdorp sembra aver perso la fiducia dell’intero ambiente. Andiamo a vedere le parole del terzino:

Sicuramente il mio futuro non sarà al Feyenoord. Se la Roma mi volesse ancora ci starei volentieri: voglio giocarmi le mie possibilità, lì ho avuto molti problemi fisici. Quando ho giocato non ho fatto male, mi piacerebbe tornare in Serie A o andare altrove. Da quando sono arrivato a Rotterdam, dalla Roma non si sono fatti sentire, né con me né col Feyenoord: forse significa che non hanno intenzione di puntare su di me. E’ strano, io però ho altri due anni di contratto. Fonseca era stato chiaro, io cercherò in tutti i modi di mettermi in mostra durante la preparazione. Ero disponibile ad un ritorno, ma il Coronavirus ha sconvolto i piani. Farei di tutto per meritarmi una nuova occasione. Ho lottato tanto per tornare qui. Volevo divertirmi di nuovo e questa scelta mi ha sicuramente aiutato. Restare per un altro anno sarebbe molto diverso, nonostante ora abbia superato i problemi fisici che mi affliggevano da tempo: a dicembre mi sono operato all’inguine e da allora sono sempre stato bene. I primi mesi non sono stati piacevoli da affrontare. Dopo gli allenamenti mi sarei dovuto impegnare di più per rientrare nel modo migliore, si può sempre fare meglio e ora mi comporterei diversamente. Dopo essere diventato padre mi sono calmato un po'”.

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Roma, Giannini: “Stagione mediocre, ma Fonseca ha delle attenuanti”

Roma, Giannini: “Stagione mediocre, ma Fonseca ha delle attenuanti”

L’ex capitano giallorosso Giuseppe Giannini ha rilasciato un’intervista al Corriere di Roma, nella quale ha  ricordato la sconfitta in finale di Coppa Uefa di 29 anni fa contro l’Inter ed ha detto  la sua sulla stagione della Roma e su un’ipotetica ripresa del campionato di Serie A:

Finale di Coppa Uefa:

“C’è grande rammarico per aver fallito quell’appuntamento con la storia. Un po’ per colpa nostra, soprattutto nella partita di Milano, un po’ perché loro erano pieni di campioni. Poi qualcosa non quadrò nell’arbitraggio, con tanti episodi dubbi nella sfida d’andata. Ma è stupido recriminare oggi, dopo tanti anni”.

Ripresa della stagione:

“Credo che il mal minore siano i play-off. Ormai la stagione è falsata, comunque andrà a finire. Almeno con i play-off si risolverebbe tutto in poche partite, senza dover stare tre mesi con l’ansia di nuovi contagi. Con questa formula si accorcia tutto e si limitano i rischi. Magari si potrà pagare qualcosa nelle coppe per il poco allenamento, però ci sarebbe la possibilità di chiudere la stagione e prepararsi alla prossima”.

La stagione della Roma:

“Insufficiente. Ci si aspettava qualcosa di più, invece ha perso solo terreno negli ultimi mesi. L’allenatore ha delle attenuanti: è al primo anno e ci sono stati tanti infortuni”

 

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Veretout: “Curva Sud impressionante. Zaniolo e Fonseca sono importanti”

Veretout: “Curva Sud impressionante. Zaniolo e Fonseca sono importanti”

Il centrocampista giallorosso Jordan Veretout ha parlato al canale Instagram della Roma dove ha risposto alle domande dei tifosi. Il centrocampista giallorosso ha speso parole al miele per l’allenatore, i tifosi, il club ed i compagni di squadra, mandando in visibilio i tanti tifosi giallorossi che stavano seguendo la diretta. Andiamo a vedere cos’ha detto Veretout, motore del centrocampo di Mr Fonseca:

Come va, come stai e come è stato tornare a Trigoria?
Sto bene, sono contento di aver ritrovato Trigoria e i miei compagni. Sono contento di allenarmi con tutti.

La prima volta che hai visto l’Olimpico da avversario cosa hai pensato?
Uno stadio e una curva impressionante. Giocare a Roma, anche da avversario è sempre stata una cosa bella.

Zaniolo ha detto che sei bello!
Anche lui è molto bello (ride n.d.r.). Sono contento per lui, è stato infortunato e sono felice di vederlo sul campo. Spero che tra poco possa tornare con noi in gruppo.

Guarderai la Bundesliga?
Per forza, il calcio mi manca troppo.

C’è una leggenda del calcio francese con cui vorresti giocare?
Zidane, sicuramente. E’ una leggenda per noi francesi. Un grandissimo calciatore e un grande allenatore.

Come è stato segnale il primo gol con la Roma?
Contro il Napoli sì, un calcio di rigore. Nel primo tempo Kolarov aveva sbagliato e per me lui doveva tirare anche il secondo. L’ho guardato e lui mi ha detto di andare.

Quale è lo stadio più bello dove hai giocato?
L’Olimpico è bello, ma anche il Velodrome in Francia è bello. C’è anche quello del Nantes o quello del Saint-Etienne. Per non parlare di quello del Galatasaray, ci ho giocato al mondiale Under 20. Il Bernabeu poi, il Camp Nou, ce ne sono tanti.

Quale calciatore in attività ti piace?
Mi piace molto guardare il calcio e i centrocampisti. Non uno in particolare, però Nainggolan per me è un grande calciatore. Ha fatto bene qua e per me è un esempio, perché qui si è fatto un nome. Quando ci gioco contro mi mette sempre in difficoltà.

Molti vogliono che resti a lungo…
Oggi sono romanista! Mi sento bene a Roma, come la mia famiglia. Nessuno vuole andare via.

Quale è la tua partita più bella giocata con la Roma? Ricordiamo la grande azione con il Bologna…
Ho fatto una bella azione e alla fine abbiamo vinto con il gol di Dzeko su passaggio di Pellegrini. E’ stata una vittoria molto importante.

Cosa hai pensato in quel momento?
Eravamo in dieci uomini e ho pensato che era l’ultima occasione. Dopo aver saltato tre giocatori ho fatto il passaggio decisivo per Pellegrini. E’ una delle mie qualità migliori quelle, ossia prendere palla e inserirmi.

Quanto pesava invece la palla durante il rigore con il Basaksehir?
C’era un clima incredibile, non si sentiva niente. E’ stata un’emozione.

Ti chiami Jordan per Michael?
No, non c’entra nulla (ride n.d.r.).

Stai vedendo la serie The Last Dance?
Mi hanno detto di guardarla, ma ancora non l’ho fatto. Lo farò perché mi piace la storia delle leggende dello sport.

Che serie tv e che film guardi?
In questo momento guardo sempre serie televisive. Credo che Breaking Bad sia la mia preferita, anche Walking Dead, che ancora non ho finito, o Peaky Blinders.

C’è stato un allenatore particolarmente importante per te?
Tutti sono stati importanti. All’inizio, in Francia, ho conosciuto tanti allenatori che mi hanno aiutato. In Italia Pioli mi ha fatto alzare molto il livello. Sono molto contento di avere avuto un allenatore come lui. Anche fuori dal campo è un grande uomo, mi è piaciuto molto stare con lui. Fonseca è un grande allenatore e sento che mi farà crescere molto e che farà crescere molto la squadra. Mi piace come gioca e sono contento di avere un allenatore come lui oggi.

Potevi fare meglio in questi primi mesi con la Roma?
Si può sempre fare meglio. Penso di aver fatto bene, anche se a centrocampo abbiamo avuto tanti infortunati e ho dovuto giocare tutte le partite. Non è semplice mantenere prestazioni costanti. Ho avuto un problemino alla caviglia e ho dovuto stringere denti, ma adesso la mia caviglia sta bene. So che posso fare meglio, in questo periodo ho lavorato per farmi trovare pronto al ritorno in campo e spero di far vedere presto un grande Veretout.

 

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Roma, le vecchie abitudini non muoiono: infortunio per Pau Lopez

Roma, le vecchie abitudini non muoiono: infortunio per Pau Lopez

La fase due che ha investito il mondo del calcio, e non solo, per affrontare il coronavirus non ha cambiato le vecchie abitudini in casa Roma. I giallorossi, infatti, sono tornati ad allenarsi iniziando ovviamente dalle sessioni individuali. Subito un problema per Fonseca che dovrà fare a meno, per almeno un mese, di Pau Lopez. Il portiere ha riportato una micro-frattura al polso sinistro. Una tegola che impedisce al tecnico della Roma di poter avere tutta la rosa a disposizione; per due come Zappacosta e Pastore che sono rientrati in gruppi ci sta un Pau Lopez costretto a rimandare la ripresa della routine sportiva. L’unica cosa positiva per la Roma e i suoi tifosi è che, ad oggi, manca ancora una data certa per far ripartire la Serie A e concludere una stagione che difficilmente verrà dimenticata. L’importanza dell’estremo difensore spagnola nella rosa di Fonseca si è vista nella prima parte stagionale dove il portiere ha salvato più volte il risultato (il successo in casa del Bologna su tutti). Bisogna anche dire che Mirante, il vice di Pau Lopez, quando è stato chiamato in causa non ha mai sfigurato e, da questo punto di vista, va ricordata l’ottima prestazione fornita dal portiere italiano a San Siro contro l’Inter. Se lo stop dell’estremo difensore potrebbe non causare troppi problemi visto che dovrebbe essere a disposizione per una possibile ripresa, bisogna anche dire che la Roma non riesce a modificare una caratteristica che in questi anni ha contraddistinto, in negativo, le stagioni giallorosse. Riprendono gli allenamenti e il primo infortunio per le squadre di Serie A arriva da Trigoria; una musica che non cambierà mai.

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Roma, Pau Lopez: “La gente ha bisogno di ricominciare e anche il calcio”

Roma, Pau Lopez: “La gente ha bisogno di ricominciare e anche il calcio”.

La Roma di Fonseca ha ripreso ad allenarsi e a lavorare nel centro di Trigoria ed i calciatori iniziano a rilasciare le prime dichiarazioni sul ritorno alla normalità. Quest’oggi è toccato al numero 1 dei giallorossi, Pau Lopez:

Queste la parole di Pau Lopez ai canali ufficiali giallorossi:

E’ stato bello rivedere le immagini dei calciatori a Trigoria. Com’è stato tornare?
E’ bello tornare a Trigoria dopo tanto tempo. La situazione è un po’ strana per tutto quello che dobbiamo fare, ma adesso è necessario. Possiamo solo passare in stanza a prendere l’abbigliamento e indossare sempre la mascherina“.

In questa situazione che tipo di lavoro fate?
“La squadra è divisa in 3 gruppi da 4, ogni gruppo ha un campo per sé. Noi portieri ci alleniamo due per gruppo, riusciamo a fare quello che facevamo prima ma ovviamente con alcune limitazioni”.

Come la vedi sulla possibilità di riprendere il campionato?
“Faccio il paragone con quello che succede nei negozi. Dal 18 aprono i negozi, dal primo giugno i ristoranti. Credo sia il momento di convivere con questo problema. La gente ha bisogno di ricominciare e anche nel calcio, a parte i calciatori, c’è tutto un mondo di lavoratori che ha bisogno di riprendere. Ovviamente bisogna cercare di correre pochi rischi ma potremmo prendere esempio da chi comincerà prima di noi, come la Bundesliga”.

La parata col Genoa a Marassi?
“La cosa difficile era che il cross veniva dalla mia destra e quando l’avversario colpisce la palla stavo andando a sinistra. Quindi mi ha preso in controtempo”.

Più difficile quella parata o quella a Bologna?
“Quella a Bologna. La situazione era frenetica, ho dovuto scegliere in fretta di uscire. Questa è una cosa che mi ha insegnato Savorani, gli ho tolto spazio uscendo e l’ho preso di sorpresa”.

Come hai allenato la reattività a casa?
“Non l’ho allenata, è impossibile. Abbiamo fatto soprattutto esercizi di forza sulle gambe, ci mandavano un programma quotidiano, era diverso dal solito, ma era quello che potevamo fare”.

Posto preferito di Roma?
“Mi piace molto passeggiare a Villa Borghese con i miei due figli”.

Come hai scelto di fare il portiere?
“Mio padre era portiere e mi è sempre piaciuto guardarlo. Ho seguito le sue orme”

Parli sempre meglio l’italiano…
“Sono fortunato perchè è simile allo spagnolo e al catalano. Poi quando sono arrivato ho fatto 2 mesi di lezione e per fortuna parlo più o meno bene”

Come ti trovi con Mirante e Fuzato?
“Molto bene, sono due dei migliori compagni che abbia mai avuto. Mirante è incredibile, sempre con il sorriso sulle labbra. E’ una persona incredibile non solo per me ma per tutta la rosa. Ha un grosso peso nello spogliatoio ed è importantissimo per noi”

Com’è vivere in Italia?
“L’Italia è simile alla Spagna, a Roma trovi tutto quello che vuoi e per il cibo non c’è paragone…”

Differenze tra calcio italiano e spagnolo?
“Ci sono alcune differenze, qui è un po’ più tattico e ho avuto qualche problema all’inizio perchè non seguivo il calcio italiano. Dopo un girone conosco un po’ meglio i calciatori, ed ho la fortuna di essere in una grande squadra che lotta sempre per vincere”

 

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La Fiorentina vuole Paquetà, il Milan è pronto a cederlo

La Fiorentina vuole Paquetà, il Milan è pronto a cederlo

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, la Fiorentina di Commisso vuole fare le cose in grande e per riuscirci sta puntando il trequartista brasiliano Lucas Paquetà, in forza al Milan. Dopo il grande mercato di gennaio che ha visto Igor, Duncan, Agudelo, Kouamé, Cutrone ed Amrabat (da giugno quest’ultimo) arrivare a vestire la casacca viola, il DS Pradé sta pensando a come rinforzare ulteriormente la rosa della Fiorentina in vista del mercato estivo, ed al momento ha messo nel mirino Lucas Paquetà: classe ‘97, Paquetà è un centrocampista molto tecnico capace di giocare sia come centrale di centrocampo che come trequartista e all’occorrenza può anche spendersi come ala d’attacco, arrivato al Milan nel mercato di gennaio del 2019 per circa 40 milioni di euro dal Flamengo. Al momento Lucas Paquetà è valutato circa 20 milioni di euro, dopo aver visto la sua valutazione del cartellino crollare per il suo scarso rendimento in rossonero e per via del coronavirus che ha deprezzato tutti i cartellini dei calciatori.

Lucas Paquetà in rossonero però non ha mai convinto davvero, soprattutto in questa stagione, e dopo un avvio incoraggiante nello scorso campionato il talentuoso brasiliano si è andato via via spegnendosi, arrivando a prima a perdere il posto da titolare e per poi sparire del tutto dai radar con Pioli. Con i rossoneri l’intesa si potrà trovare senza troppi patemi, resta da coprire la questione contrattuale sia per la durata (con Pradè e Barone che vorrebbero proporre un quadriennale) che per l’ingaggio, ma al momento Paquetà è convinto di vestire la casacca della Viola dopo averla snobbata nel mercato di riparazione a gennaio. Stefano Pioli Daniele Pradé sono convinti di poter tirar fuori dal ragazzo tutto il talento che troppo poco spesso ha fatto vedere, ma nelle ultime ore anche Paulo Fonseca ha mostrato apprezzamento verso Lucas Paquetà e non è escluso che, quindi, anche la Roma non possa fare un tentativo per portarti nella Capitale.

In estate, a prescindere dalla ripresa o meno del campionato in corso, le prospettive di un addio al Milan per il centrocampista sono decisamente concrete.

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Zaniolo torna in campo e tratta il rinnovo fino al 2025

Zaniolo torna in campo e tratta il rinnovo fino al 2025

Nicolò Zaniolo c’è, in campo e fuori, fieramente vestito di giallorosso. Come si legge su Il Corriere dello Sport, il ragazzo ha ormai definitivamente completato la riabilitazione dopo il brutto infortunio subito al ginocchio nella gara di gennaio contro la Juventus, pertanto può tornare ad allenarsi singolarmente già da oggi e, si spera, in gruppo con gli altri al centro sportivo di Trigoria dal 18 maggio. Mariani, storico chirurgo che salva gambe di calciatori da tantissimi anni ormai, ha scherzato con Zaniolo dicendogli “Non ti voglio più vedere”, il senso naturalmente è che la convalescenza ha raggiunto una fase nella quale non occorrono visite di controllo, ora bisogna andare sul campo e in palestra a lavorare con lo staff della Roma per ritrovare una buona condizione atletica. Se è vero che la quarantena non ha aiutato Zaniolo, che a contatto con i preparatori e i medici della Roma avrebbe potuto farsi seguire meglio, è altresì vero che il ragazzo si è gestito da solo alla grande ed era comunque supervisionato e seguito dallo staff della Roma tramite videochat. Nelle ultime settimane Zaniolo ha ripreso anche a correre sul tapis-roulant, sul terrazzo della sua casa al Torrino, e si prepara a ricominciare gli allenamenti sul campo. Una volta a Trigoria potrà svolgere per intero il lavoro atletico e poi, per gradi, riprendere contatto con il pallone. Finora si è esercitato soltanto con le palline leggere, per mantenere dimestichezza con il mezzo senza stressare la gamba.

Se la Serie A dovesse ripartire è probabile che Fonseca potrà utilizzarlo per metà o fine luglio, quando il campionato starà per terminare; esattamente un girone dopo l’infortunio, quando si fece male contro la Juventus, ed è proprio contro la Vecchia Signora che potrebbe tornare in campo Nicolò Zaniolo. Sarà impossibile, invece, vederlo in Europa League dato che la Roma a fine gennaio lo aveva rimosso dalla lista per inserire Carles Perez. Una volta terminata la stagione, la società giallorossa e il procuratore del giocatore, Claudio Vigorelli si concentreranno sul contratto: la Roma è intenzionata a prolungarlo fino al 2025.

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Nuno Campos: “Con Fonseca stiamo visionando giocatori interessanti”

Nuno Campos: “Con Fonseca stiamo visionando giocatori interessanti”

L’allenatore Nuno Campos, vice del tecnico giallorosso Paulo Fonseca e suo fidato amico e collaboratore, ha parlato ai microfoni di Tribunaexpresso.pt spiegando il quotidiano lavoro che fa in videochat con i calciatori e con l’allenatore della Roma, ha poi raccontato della sua quarantena, dell’importanza dell’analisi dei video e dei dati nel calcio moderno e dell’adattamento inizialmente complicato al calcio italiano. Andiamo a vedere cos’ha detto nello specifico:

Sei in italia?
“Sì, sono a Roma, da solo, perché la mia famiglia è a Esposende”.

Come va l’isolamento?
“Non è un momento facile, né per me né per nessuno, perché siamo confinati nelle nostre case. A volte esco un po’, ma solo qui vicino casa mia, dobbiamo rispettare ciò che ci è stato imposto, perché la cosa più importante è passare questo momento. Faccio esercizi e vedo alcuni giocatori che potrebbero interessarci, lo faccio insieme a Paulo. A volte lavoriamo anche insieme, ma ovviamente è un lavoro completamente diverso da quello a cui eravamo abituati. È un momento difficile per tutti. Stare qui da solo penso che sia un po’ più complicato, ma credo che anche per una famiglia che è a casa non sia facile. Non ci siamo abituati, ma dobbiamo essere forti e contribuire, a modo nostro, a superare questo momento”.

Riesci a fare qualche lavoro con i giocatori?
“Sì. Nuno Romano ha questa parte più fisica e lavora con i giocatori ogni giorno. Fanno videoconferenze congiunte sulle piattaforme esistenti, anche in linea con il dipartimento medico del club, perché ci sono anche giocatori che si stanno riprendendo da infortuni. È un lavoro quotidiano ed è più Nuno che se ne occupa”.

José Boto ti ha descritto come “una delle persone in Portogallo che meglio conoscono il calcio e lo spiega”. Non hai voglia di condividere il tuo modo di lavorare?
“No, non abbiamo quel tabù di non condividere il nostro pensiero sul calcio. Penso che le persone oggi abbiano accesso a molte informazioni, ma a volte ottengono un’idea sbagliata da alcuni allenatori. Penso che quando dimostriamo il nostro pensiero sul gioco, riveliamo esattamente in che modo vogliamo operare. E poi il nostro team, nel gioco, mostra se ciò che diciamo è vero. Ho avuto ottime conversazioni con Boto, perché è una persona molto esperta nella zona e mi piace parlare con persone che capiscono quello che stiamo dicendo, perché se siamo molto antagonisti nel modo in cui vediamo il gioco, è difficile avere una conversazione. Preferisco non essere in conflitto con nessuno, ognuno difende ciò che vuole. Naturalmente, trovo più facile parlare con persone che condividono la mia visione del gioco. Boto è uno di questi, perché gli piacciono le squadre che prendono il controllo del gioco, che sono protagonisti, che apprezzano la palla, che valorizzano il giocatore. Non nascondiamo le cose. I giochi sono aperti oggi, scambiamo i video dei nostri giochi con i nostri avversari, perché il campionato italiano ha un programma che consente l’accesso a tutte le partite, quindi oggi non c’è molto da nascondere. In passato era tabù parlare e mostrare qualcosa, ma penso che oggi non dovrebbe esserlo, perché condividere opinioni non significa che l’altro sarà in grado di contraddire ciò che pensiamo. Questo è il motivo per cui studiamo gli avversari e abbiamo anche alcune sfumature per sfruttare l’avversario per fare questo o quello. Penso che, soprattutto, sia la fiducia che abbiamo nel nostro lavoro, perché quando l’abbiamo e guardiamo dentro non abbiamo problemi a esporre agli altri ciò che pensiamo. Penso che provenga da questo nostro modo di essere e di parlare con gli altri. Paulo è lo stesso. Paulo va alle conferenze stampa e qui in Italia i giornalisti, è divertente, fanno molte domande tattiche e penso che sia ancora più facile per un allenatore rispondere a queste domande. E Paulo spiega tutto. Dà anche spesso gli undici che giocheranno il giorno successivo. Il nostro obiettivo: i giocatori, dentro, sanno come superare le diverse difficoltà”.

L’altro giorno ho sentito Abel Ferreira dire che aveva trascorso alcune ore al telefono con te. Questa condivisione avviene anche tra allenatori?
“Non parlo da vicino con molti allenatori, ma con quelli con cui parlo, parlo spesso e parlo di tutto. Abel è uno di questi e non ho problemi a condividere con lui e con gli altri informazioni, perché parliamo la stessa lingua, abbiamo idee simili. Con Abel discuto molto su alcuni dettagli riguardo il rischio di fare certe cose. Riconosco che, forse, sono più rischioso rispetto ad Abel. Con questo, non voglio dire che Abele debba fare come dico io, ma anche lui non mi farà fare come dice lui (ride ndr.). È una discussione salutare e sono felice di farlo, perché Abel è una persona che ama parlare di calcio. E mi piace anche molto come persona, abbiamo una relazione stretta da molti anni”.

Hai appena parlato della grande quantità di informazioni che esiste oggi sul gioco. Forse sono queste conversazioni che trasformano l’informazione in conoscenza acquisita.
“Senza dubbio. E direi anche di più: troppe informazioni, per chi non è sicuro, è solo una complicazione. Cosa intendo con questo: quando abbiamo un percorso in cui abbiamo già pochi dubbi e, nel nostro caso, il nostro modello di gioco è in continua crescita, non ci causa nessuna differenza nella lettura di molte informazioni, ma non abbiamo sfruttato tutte le informazioni, molte delle quali non le usiamo. Quando abbiamo ancora molti dubbi, perché stiamo iniziando una carriera e non siamo ancora sicuri del nostro modello, allora possiamo correre il rischio, con così tante informazioni divergenti, di non sapere come muoverci. Intendo informazioni a livello tattico ma anche a livello di altre cose, perché al giorno d’oggi si parla molto della PNL, della parte fisica e di tutto e di niente. C’è molta conoscenza che, in pratica, a volte può aiutare, ma se è in eccesso, fa anche male. Ci sono molte aree in cui lo stesso allenatore finisce per dover creare un filtro, perché non può raggiungere tutti i giocatori con queste informazioni, perché non capiranno, non avranno pazienza e, se alziamo il livello, non vorranno nemmeno ascoltare. Dobbiamo essere in grado di avere la sensibilità di metterci dall’altra parte. Mi rivolgo qui agli allenatori che stanno iniziando, perché ci sono molti che pensano che sapere di più sia sempre meglio – e a volte non lo è, e finisce per far male”.

Quando eri un giocatore, quali informazioni avevi?
“Quando ero un giocatore non c’era quasi nulla (ride ndr.). C’era un assistente dell’allenatore, un allenatore, un allenatore di fitness e un allenatore dei portieri. Ho avuto diversi allenatori e, più tardi, quasi alla fine della mia carriera, ho avuto Jorge Jesus. Posso dire che impariamo da tutti, non è un cliché, perché forse con alcuni impariamo cosa non fare. È così. Ora, l’opinione che ci sia del gioco oggi, pochissime persone lo avevano in quel momento, anche perché non c’erano informazioni che esistono oggi, non c’erano mezzi che esistono oggi. Il video aiuta molto tutti gli allenatori e allora non era utilizzato. Oppure, se c’era, era guardare 90 minuti su un nastro VHS. Sto iniziando a essere vecchio, è un problema (ride ndr.)”.

E come hai conosciuto Paulo Fonseca?
“È una storia interessante, perché non ho mai giocato con Paulo nella stessa squadra, abbiamo sempre giocato l’uno contro l’altro. Ma avevamo amici in comune, in particolare uno, Quim Zé, il direttore sportivo di Mafra. Ero spesso con Paulo alle feste di compleanno dei figli o della moglie di Quim Zé o del suo. Anche Paulo era stato allenato da Jesus e forse questa condivisione del suo modo di giocare ci rende più vicini l’uno all’altro in termini di pensiero. Quim Zé ci ha permesso di discutere molto sull’idea del gioco e, a volte, Paulo aveva bisogno di un assistente per allenarsi nelle juniores di Estrela. Poi ho parlato con lui ed è stato facile: “Cosa ne pensi del gioco? Per me, questa è la cosa più importante”. Certo avevamo lo stesso modo di pensare, forse perché Jesus era stato il collegamento. Ed è così che abbiamo iniziato a lavorare insieme”.

Avete cominciato a fare sul serio quando siete arrivati all’Aves, in seconda divisione: hanno offerto a Paulo 2.400 e lui li ha divisi con te.
“Siamo stati due anni alla Pinhalnovense ed era già una squadra molto solida nella seconda divisione B ,questo ci ha permesso di avere giocatori migliori. Lì abbiamo fatto un buon lavoro e guadagnato visibilità, perché in quelle due stagione siamo arrivati ai quarti di finale della coppa di Portogallo due volte. Il primo anno siamo stati eliminati dal Naval 1º Maio che era nella massima divisione e nel secondo anno ci ha eliminato il Porto al Dragao. […] Poi è arrivato l’Aves e Paulo li ha incontrati. E probabilmente non saremmo qui a parlare oggi se Paulo non avesse avuto il cuore che ha, ha fatto qualcosa che nessuno avrebbe fatto. Aveva già avuto un’offerta che era bassa, comparata alla maggior parte degli allenatori, perché arrivava dalla Seconda Divisione B, e già la condivideva con me. Loro non volevano più tecnici, avevano lì il loro staff, ma Paulo ha detto: “Vengo, ma solo col mio assistente”. E hanno detto che non avevano soldi per pagare: “Ma non ti sto chiedendo soldi, ti sto solo dicendo che vengo con il mio vice”. Paulo ha condiviso ciò che gli è stato offerto ed entrambi abbiamo guadagnato poco, ma eravamo felici di lavorare insieme in un campionato professionistico (ride ndr.). Questo è qualcosa che fanno solo poche persone, guardare le cose senza il minimo problema in termini materiali. Non si tratta solo di dare soldi, non è abbastanza per lui o per me, perché avevamo le nostre famiglie, ma siamo andati e abbiamo lasciato tutto alle spalle. Abbiamo quasi pagato per allenare”.

Ci sono state delle difficoltà arrivati a Roma?
“Sì, quando siamo arrivati a Roma c’erano delle difficoltà. È un campionato difficile, in cui gli allenatori preparano molto bene le partite. Questo cambia la direzione del nostro pensiero? No. Possiamo avere una sfumatura o un’altra, anche le caratteristiche dei giocatori possono essere importanti per questo, ma la maggior parte del nostro modello di calcio non cambierà mai. Vogliamo essere protagonisti e vogliamo sempre controllare il gioco per dominarlo, perché in questo modo difendiamo meglio”.

Come è cambiato il vostro modo di approcciarvi alle partite in Italia?
“Ad esempio, le differenze nella prima fase della costruzione sono cose che i giocatori percepiscono facilmente e non vedono come un grande cambiamento. Qui in Italia, i giocatori sono abituati a lavorare in modo molto tattico con gli allenatori. Nella prima fase di costruzione abbiamo diverse soluzioni e già le dominano. Sotto pressione anche abbiamo diversi modi di giocare a seconda dell’avversario. Ma, nel mezzo di queste due cose, ce ne sono molte altre che sono difficili. Non possiamo addestrare tutto, perché non abbiamo tempo, né possiamo sempre dare feedback su qualunque cosa”.

Cosa pensi che manchi ancora alla Roma?
“La Roma è un club fantastico. Questo è considerato l’anno zero per tutti, è l’anno in cui abbiamo iniziato a costruire un’idea di gioco, a voler costruire una squadra forte, che richiede tempo e, naturalmente, potremmo aver bisogno di alcuni rinforzi. Penso che abbiamo già gettato le basi per la prossima stagione per essere migliori. L’obiettivo è quello di essere al 4 ° posto. Siamo molto contenti di tutti, infatti, siamo innamorati della città e del club, perché le persone sono state tutte fantastiche, remando nella stessa direzione, cercando di aiutare e abbiamo un ottimo feedback da parte dei giocatori e dello staff. Abbiamo avuto molti infortuni, ma era un problema che veniva anche dal passato. In questa stagione abbiamo il 16% di infortuni in meno rispetto alla scorsa stagione a Roma, che sembra strano, perché sono stati tantissimi.  Anche nelle lesioni muscolari, la percentuale è diminuita molto. Abbiamo anche avuto un problema con i campi e qui e il club ha fatto un grande sforzo e ha cambiato tutti i terreni dove ci alleniamo. Penso che tutti abbiano cercato di aiutare. Paulo Fonseca è uno aperto alla discussione e mi sento privilegiato a far parte del suo team. Penso di poter parlare anche per tutti gli altri elementi, perché abbiamo totale apertura per discutere di tutti gli argomenti che vogliamo. Non solo noi, ma anche l’intera struttura del club. Naturalmente Paulo prende la decisione finale, ma il dibattito sulle idee ci consente sempre di aggiungere qualcosa e i dubbi ci fanno riflettere. La decisione viene successivamente presa da Paulo, ma ascolta tutti. È un grande piacere e un’enorme felicità per me poter lavorare in questo contesto, con un team tecnico che considero uno dei migliori al mondo, grazie al modo in cui discute e discute di tutto. Questo per dirti che questo è il nostro anno zero e che il tempo ci aiuterà a consolidare ulteriormente le cose. Quando la stagione si è fermata stavamo di nuovo bene, ma prima abbiamo avuto un periodo meno buono, anche a causa di infortuni ai giocatori chiave e non è facile superare questi momenti. Stavamo crescendo e penso che i giocatori siano soddisfatti”.

Cosa guardi durante le partite?
“Abbiamo un modo di lavorare tale che Paulo di solito guarda e si concentra sull’area dov’è il pallone, e io devo concentrarmi sulla parte opposta, controllando la preparazione per la palla persa, ad esempio”.

Qualcuno parla con te durante le partite?
“Sì. Tiago Leal vede le partite da sopra la partita e mi riferisce”.

E tu filtri quello che arriva a Paulo?
“Sì così è come lavoriamo. Paulo vede la partita nell’insieme, io mi concentro su dove non è il pallone perché attacchiamo con tanti giocatori e non possono esserci sviste, perché ci esponiamo di più degli altri.
Tiago mi segnala le cose e alcune le ho già individuate e dette a Paulo o direttamente ai giocatori, ma alcune volte nota dei dettagli dall’avversario, perché magari c’è stato un cambio o sta aprendo uno spazio che non pensavamo si sarebbe aperto . A volte do le informazioni a Paulo, altre volte le tengo per me e aspetto il momento giusto e altre parlo direttamente con i giocatori, se sono vicini. Guardando tutti le partite nello stesso modo, è molto facile lavorare insieme. Paulo è una persona fantastica che permette di fare cose che probabilmente altri non fanno […]”.

Quando siete arrivati a Roma, Totti se n’è andato perché ha detto di non essere stato consultato in merito al vostro ingresso. Avevi paura che le sue parole potessero avere un effetto negativo sui tifosi?
“Non abbiamo parlato con Totti, ma ovviamente abbiamo tutto il rispetto per lui. È un dio a Roma perché ha una carriera incredibile. Quando parli di Roma, parli di Totti. Penso che sia naturale quello che detto perché magari non ci conosceva, penso che sia normale. Totti poi ha rilasciato altre interviste dicendo che siamo molto bravi, che possiamo aiutare Roma e anche che abbiamo bisogno di rinforzi. Questo non è da tutti, perché doveva andare contro ciò che aveva detto precedentemente. Totti merita tutto il nostro rispetto ed è un grande piacere sentirlo dire dalla sua bocca. Siamo innamorati di Roma, onestamente, è un grande piacere essere qui”.

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Fonseca cerca esperienza sul mercato

Fonseca cerca esperienza sul mercato

La Roma, da quando la proprietà americana si è insediata ormai anni fa, ci ha abituati a vedere numerosi giovani acquistati sul mercato; non tutti i giovani presi negli anni però si sono rivelati pronti e sufficientemente abili, e spesso la Roma si è ritrovata con milioni e milioni di investimenti buttati.

Come si legge su Il Corriere dello Sport, Paulo Fonseca ha chiesto espressamente alla società di cambiare i soliti programmi sul mercato: meno soldi investiti su giovani di belle speranze e più concentrazione su calciatori esperti che possano dare contributi sin da subito. La Roma i giovani di belle speranze, e anche forti, ce li ha già ed è pronta a blindarli, infatti appena terminato il periodo buio dettato dal Coronavirus la società giallorossa si ritroverà con Pellegrini e Zaniolo per ridiscuterne i contratti. Cambio di programma dunque, a partire da quelli che ci sono già a Roma: su tutti Mkhitaryan e Smalling, fari e titolarissimi nello scacchiere di Fonseca che sta spingendo i dirigenti Fienga e Petrachi a fare uno sforzo sul mercato per convincere Arsenal e Manchester United a cedere i due calciatori a cifre ragionevoli. Un altro nome buono per la Roma arriva sempre dalla Premier League: Pedro Rodriguez, trentatreenne ala spagnola in forza al Chelsea che Fonseca aveva già provato a portare nella Capitale a gennaio. Pedro a giugno sis vincolerà dal Chelsea e la Roma potrebbe acquistare il ragazzo a parametro zero, convincendolo con un ingaggio da tre milioni di euro l’anno.

Ma Paulo Fonseca non ha chiesto solo Pedro come calciatore esperto, lo spagnolo tornerà utile alla Roma per rinforzare le fasce offensive, ma sulla lista del tecnico portoghese e del DS Petrachi ci sono anche altri nomi: Ismaily ad esempio, trentenne terzino sinistro già allenato da Fonseca allo Shakhtar, oppure il centrocampista ventiquattrenne Kovalenko anch’esso dello Shakhtar e col contratto in scadenza a giugno, ed infine Ciccio Caputo che tornerebbe utile come vice Dzeko, ruolo che il trentaduenne attaccante del Sassuolo accetterebbe di buon grado.

 

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Roma, il piano di Fonseca per il futuro: ” Mkhitaryan e qualcuno dallo Shakhtar”

In un campionato fermo, Paulo Fonseca, allenatore della Roma, torna a parlare, facendo il punto anche sul mercato e la costruzione della rosa futura alla TV russa “Great Football“, partendo da un punto fermo: Henrikh Mkhitaryan.

L’ armeno infatti è a Roma in prestito dall’Arsenal ed il suo futuro è tutto ancora da scrivere, sia per via dello stop che del fatto che il riscatto dell’ex Borussia e Manchester è legato molto alla situazione economica della società, ma per il tecnico portoghese non ci sono vie di mezzo, il calciatore deve restare: “Ho già detto e confermo: voglio che Mkhitaryan rimanga. Anche Henrikh vuole restare. Tuttavia, dovrebbe essere chiaro che ora tutto è in pausa. Dobbiamo parlare con l’Arsenal, ma voglio continuare a lavorare con lui. È un grande giocatore e un grande uomo”.

Un punto saldo dunque, un giocatore che esprime il gioco che Fonseca vorrebbe proporre maggiormente, come già fatto in passato alla Shakhtar, squadra citato dallo stesso portoghese come modello e chissà come fonte di innesti per la propria squadra: “Conosco molto bene le abilità dei giocatori del Donetsk. Potrebbero giocare nelle migliori squadre europee e onestamente li sto monitorando. Vorrei, se possibile, acquistarne uno o due. Vedremo. In realtà, non abbiamo bisogno di un gran numero di giocatori, ma per il momento facciamo affidamento sugli su quelli attualmente in rosa. Forse ci sarà modo per portare qualcuno qui dallo Shakhtar, ma non è facile trattare con il club ucraino”.

Linee guida dunque per Petrachi, nel frattempo però è tutto fermo e Fonseca ha tenuto a dire la sua sulla possibile ripartenza in questa “Fase 2”: “Bisogna capire che ora tutti stanno vivendo un momento molto difficile. Lo staff tecnico e io abbiamo deciso di aiutare il club in questo modo. Per diversi mesi rinunceremo ai nostri stipendi. Questo è il modo migliore per aiutare la società. Speriamo invece di poterci allenare insieme dal 18 maggio, per ora nessuno è sicuro che il campionato riparta”