Serie A, Spadafora: “Lavoriamo per ripartire. Facile giudicare da fuori!”

Serie A, Spadafora: “Lavoriamo per ripartire. Facile giudicare da fuori!”

Il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, in una diretta sulla sua pagina Facebook ha fatto delle dichiarazioni sulla ripresa della Serie A, commentando le parole del Premier Conte in seguito all’ultima conferenza stampa.
Il Ministro non le ha mandate di certo mandate a dire a tutti i suoi detrattori, a coloro che lo accusano di non voler far riprendere il Campionato.
Ecco le sue dichiarazioni:
“Inviterei tutti a fare un po’ meno i fenomeni. Da fuori si è tutti scienziati, calciatori, arbitri. Anche nel mondo del calcio ci sono posizioni diverse, anche tra i calciatori ricevo molti messaggi sui social, cercano di contattarmi per dirmi le loro preoccupazioni.

Infine una dichiarazione sulla ripresa della Serie A:

“Il campionato può ripartire il 13 giugno? Noi stiamo lavorando per fare in modo che dopo che sia ripartito il campionato, poi possa anche concludersi. La prudenza utilizzata è stata interpretata male. Il mondo del calcio alla fine in sostanza ci chiede di andare avanti o di essere noi ad assumerci la responsabilità di bloccare tutto per tutta la questione dei diritti tv. Il mondo del calcio non lo deciderà mai in autonomia

C’è da attendersi sicuramente qualche polemiche in seguito alle parole del Ministro dello Sport.


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Liga, ripartenza del campionato fissata per fine giugno

Liga, ripartenza del campionato fissata per fine giugno

Liga – Secondo quanto riporta il quotidiano AS la Liga è pronta a ripartire ed è già stato definito un piano per la ripresa. A partire da metà ma più realisticamente da fine giugno, le squadre scenderanno in campo tutti i giorni della settimana, lunedì compreso, con un intervallo di 72 ore tra una partita e l’altra per ciascuna squadra. Le partite cominceranno tutte dalle 18 nelle aree meno calde del paese tranne quelle nelle zone più calde della Spagna che cominceranno alle 23.  Dal lunedì al venerdì le partite inizieranno più tardi alle 19:30, mentre il fine settimana si giocherà prima delle 19:30 negli stadi della Spagna settentrionale e proseguirà fino alle 23:00 nel sud del paese.

Questi sono i punti principali del accordo raggiunto tra Federcalcio spagnola (RFEF) e Lega (LFP) per la ripartenza del campionato. I presidenti Luis Rubiales e Javier Tebas, secondo il quotidiano sportivo, hanno applicato l’articolo 5 del Codice di comportamento firmato lo scorso aprile grazie alla mediazione di Irene Lozano, presidente del Consejo Superior de Deportes, il braccio sportivo del governo spagnolo. Il fatto che le partite rimarranno a porte chiuse elimina il fattore che la RFEF ha considerato la chiave di contrasto, ovvero il calcio il lunedì, un giorno che non è mai stato considerato buono per i fan. Il presidente della Federazione, tuttavia, va oltre ed è in discussione sulle competizioni. LaLiga, nello spirito di una buona comprensione del Patto di Viana, tornerà al comitato congiunto di monitoraggio RFEF-LFP dopo le dimissioni dalla partecipazione al “caso delle registrazioni”. Questo programma permetterebbe di chiudere il campionato prima del 29 luglio, scadenza fissata dalla UEFA per la fine dei tornei nazionali.


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Calciomercato, la Fiorentina sulle tracce del “Gallo” Belotti

Calciomercato, la Fiorentina sulle tracce del “Gallo” Belotti

Calciomercato – La Fiorentina vuole acquistare una prima punta di spessore per ambire a posizioni importanti in campionato, e l’attaccante e capitano del Torino Andrea Belotti sembra essere il calciatore più adatto al progetto. Il “Gallo” è una punta d’area di rigore, scaltro e abilissimo nei gol acrobatici. L’ideale per una squadra dedita al cross in area per andare in gol. Belotti sembra proprio essere il profilo giusto e con un attaccante del genere, la rete è garantita e la Fiorentina vuole un grande nome come Belotti, in grado di far tornare a sognare la tifoseria.

La Viola deve guardarsi bene dalla concorrenza del Napoli. Belotti gode da sempre della stima di Rino Gattuso, il quale lo vede già come possibile erede di Milik. Il Napoli è senza dubbio la squadra che più di tutte sta “corteggiando” il capitano granata ma non va dimenticato anche l’interesse di altre squadre di Serie A come Milan e Roma e anche di club di Premier League come Manchester United e soprattutto Everton di Carlo Ancelotti che già lo avrebbe voluto nella sua avventura partenopea. Belotti veste la maglia del Torino dalla stagione 2015/16 e con i granata ha disputato 179 partite mettendo a segno 85 reti. La stagione 2016/17 è stata senza dubbio la più prolifica con ben 28 reti in tutte le competizioni.

La prossima stagione è quella che porta all’Europeo, slittato al 2021 causa emergenza Coronavirus perciò il “Gallo” dovrà valutare bene se restare in una società nella quale sa di essere importante ed ha la titolarità garantita (salvo cali di rendimento drammatici) o calarsi in una realtà più grande e conquistarsi il posto di domenica in domenica.


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Inter, Massimo Moratti scrive una lettera ai tifosi nerazzurri

Inter, Massimo Moratti scrive una lettera ai tifosi nerazzurri

Inter – La giornata di oggi 16 maggio rievoca per i colori nerazzurri dolci ricordi: il compleanno di Massimo Moratti e l’ultimo scudetto. L’ex presidente dell’Inter compie 75 anni, di cui 16 da presidente del club.

Nonostante sia il suo compleanno, è stato proprio l’ex presidente nerazzurro ha fare un regalo ai sostenitori interisti. In occasione della rubrica Letters to Inter è comparsa una toccante lettera proprio di Massimo Moratti sul sito ufficiale della società interista:

“Non ho mai perso il sonno prima delle partite più importanti ma spesso, quasi sempre, l’Inter è stato l’ultimo mio pensiero prima di addormentarmi. Un pensiero dolce, fatto di fantasie di campo: tratteggiavo nella mente azioni e possibili giocate dei nostri campioni. Ragionamenti da tifoso, rilassanti. Poi, la mattina, si passava alla dimensione più pratica: scelte, decisioni, impegni. La responsabilità di guidare la società è sempre stata accompagnata dal sentimento nei confronti di questi colori. E nonostante fossi consapevole che dai risultati dipendeva anche la felicità di tanti tifosi, non ho mai vissuto il mio ruolo come un peso, come qualcosa di faticoso. È vero, le sconfitte fanno più male di quanto facciano bene le vittorie, perché sono più dure da dimenticare. Però ho sempre guardato avanti con fiducia. E alle partite ho sempre cercato di esserci: allo stadio non sei solo, in qualche modo puoi cercare di allentare la tensione confrontandoti con gli altri, il contesto aiuta a distrarti un po’ da quello che è il senso della partita. Seguirle da casa, invece, mi ha sempre costretto a sofferenze extra: intanto perché ti dispiace non essere sul posto. E poi perché non hai nessuno con cui condividere, con cui arrabbiarti. Paradossalmente, arrivavo persino a prendermela con il presidente, quando le cose non andavano bene, come avrebbe fatto un qualsiasi tifoso appassionato, pur sapendo benissimo che il presidente ero io.

Se mi sono mai arrabbiato veramente? In qualche circostanza, devo ammetterlo, sì. E penso che l’arrabbiatura più grossa, quella in cui mi sono fatto sentire perché pensavo fosse doveroso e necessario, sia stata quella dopo l’eliminazione per mano del Manchester United nella Champions League del 2009. Si è sempre pronti ad accettare che non si vinca, ma avevo capito che era il momento di fare un salto, uno scatto. Tutto aiuta a crescere. Il derby dell’agosto 2009 lo ricordo perché, al di là della partita meravigliosa e dei gol bellissimi, era una sfida che arrivava dopo un avvio complicato: sconfitta nella Supercoppa, pareggio con il Bari. Era la prima di Sneijder: vidi una squadra forte, con una consapevolezza maggiore. Quello che sogna il tifoso: un gruppo conscio della propria forza. I derby che ti ricordi di più, però, sono quelli più sofferti. Quello di ritorno, quell’anno, è stato a suo modo straordinario. A fine primo tempo eravamo avanti 1-0 ma sotto di un uomo. C’era una tensione altissima allo stadio, percepivo il nervosismo dei giocatori. Volevo essere d’aiuto, pensavo che la mia presenza negli spogliatoi potesse dare un segnale di vicinanza ai giocatori. È una cosa che non ho fatto spesso, anzi raramente. Arrivato giù, mi sono trovato di fronte una scena che non mi aspettavo: i calciatori erano tranquilli, seduti. Al centro della stanza, José Mourinho. Non avevo altro da fare che rimanere in silenzio ad ascoltare le sue indicazioni. Precise, utili. Di natura tattica, per sopravvivere all’inferiorità numerica. E motivanti: “Vedrete, avremo l’occasione per fare il secondo gol”.

Kiev e Londra sono state due tappe fondamentali di quella cavalcata. In Ucraina non andai. Avevamo di fronte quel Shevchenko che ci aveva sempre dato parecchio fastidio. Era importante non commettere gli errori del passato: a Kiev avevamo già lasciato una qualificazione qualche anno prima. Il finale di quella partita resta memorabile, con lo zampino di Diego Milito in entrambi i gol. Bravo, quel ragazzo… Con il Chelsea, invece, è stata la vera prova di maturità. Di Barcellona-Inter si ricorda spesso il fischio finale, la mia esultanza ricomposta subito nel saluto al presidente del Barcellona. Ma qualche minuto prima, senza gli occhi addosso delle telecamere, era successo qualcos’altro. Ho sentito una fitta al cuore. Il tempo si è fermato. Non ho percepito più alcun rumore. Ho visto l’arbitro fare un passo, girarsi e indicare la punizione. Solo in quel momento il tempo ha ricominciato a scorrere, i colori sono tornati. Alla mia destra Joan Laporta era scattato in piedi, esultante. Io, seduto. Gli ho afferrato il braccio sinistro: Lo hanno annullato”, gli ho detto. Sì, il gol di Bojan era stato annullato.ù

Era un gruppo bello, unito, fatto di gente per bene. Penso a Chivu e al suo infortunio terribile. Il dottor Combi fu fondamentale nell’accorgersi della situazione, il ragazzo poi reagì alla grande e fu coraggioso a tornare in campo in poco tempo. Segnali importanti. Come quelli che dava Maicon, ad ogni partita: quando l’abbiamo preso non pensavamo potesse diventare così forte, è sempre stato il nostro attaccante aggiunto, impressionante. Dieci anni fa, oggi, viaggiavo verso Siena carico di speranza. Come i nostri tifosi. Sapevo che sarebbe stata una battaglia, su un campo piccolo, in uno stadio che conoscevamo bene. È stato un bel compleanno, non c’è che dire: sofferto, ma entusiasmante. E c’era ancora da mettere l’ultimo mattone, quello di Madrid. Alle persone che non ci sono più e alle quali hai voluto bene pensi spesso. Nel mio caso capitava e capita ancora oggi. E mentre si avvicinava la sfida del Bernabeu, mentre Milito segnava i due gol, mentre tutto aveva il suo compimento, ho pensato con forza a tre persone.

A Peppino Prisco, alle sue frecciate che diventavano definizioni, così sinteticamente spiritoso, così interista. A Giacinto: provavo un dispiacere sordo, perché lui meritava di vedere quei trionfi. Mi mancavano le chiacchierate con lui, mi mancava chiedergli consigli sui giocatori da acquistare. Mi mancava tutto. A papà Angelo. Sono sempre stato collegato a lui. Lui mi ha insegnato tutto, ha formato il mio modo di pensare. È stato inevitabile dedicare a lui il sorriso più dolce. E nel suo ricordo ho lasciato che fosse mio figlio a portare la coppa a Milano. Io, al fischio finale al Bernabeu, ero solamente felice. Ho provato una gioia piena, completa.

Con Mourinho ci siamo incontrati due giorni dopo: l’ho invitato a cena a casa mia, a Milano. Gli ho fatto trovare un discreto centrotavola: la Champions League, nella quale entrava alla perfezione un regalo straordinario, il mio nipotino nato da poco. È stata una serata piacevolissima, di grande affetto, nella quale ci siamo detti quel segreto di cui tutti parlavano ma che noi non avevamo mai affrontato prima, perché era giusto così. Tutto questo succedeva 10 anni fa. Non sono svaniti i ricordi, non sono sbiadite le emozioni. Alla guida dell’Inter, ora, c’è una famiglia che ha la stessa nostra passione. Steven Zhang mi ha più volte ribadito il suo orgoglio nell’essere il presidente di questo club: è giovane, intelligente e sensibile. Ed è interista. C’è una sola parola che può descrivere al meglio gli interisti: innamorati. Ne abbiamo tutte le qualità, i difetti e i pregi. Il nostro è un amore incondizionato per i colori nerazzurri. Sarà così per sempre”.


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Sampdoria, si valuta il ritorno di Viviano. Sul portiere anche la Fiorentina

Sampdoria, si valuta il ritorno di Viviano. Sul portiere anche la Fiorentina

Sampdoria – Si profila un ritorno in casa Samp, quello del portiere classe ’85 Emiliano Viviano. L’estremo difensore fiorentino, svincolato e vicino in gennaio a tornare a vestire la casacca nerazzurra dell’Inter ha parlato ai microfoni di Lady Radio. Su di lui va registrato anche l’interesse della Fiorentina:

“Con Pradè ci sentiamo spesso, ascolterei volentieri le proposte. Mi aveva anche cercato quest’estate, ma non ero il portiere giusto per far crescere Dragowski. Sto valutando tutte le ipotesi, c’è tanto che bolle in pentola. La Roma non mi ha cercato, ma diciamo che tornerei volentieri nelle piazze dove sono stato. Ognuna mi ha lasciato qualcosa di particolare. Se si esclude Firenze – conclude Viviano – direi che Genova è Genova”.

Viviano ha giocato in blucerchiato dall’estate del 2014 a quella del 2018, vestendo l’ormai storica numero 2. Ha vestito la maglia della Samp per 115 partite subendo 155 reti tra tutte le competizioni ufficiali. La stagione 2015-16 è quella più prolifica con la disputa dei preliminari di Europa League e quattro rigori parati.

Nella scorsa stagione ha vestito la maglia della SPAL in 17 occasioni subendo 25 reti.


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UEFA, Ceferin: “La prossima stagione di coppe internazionali sarà regolare”

UEFA, Ceferin: “La prossima stagione di coppe internazionali sarà regolare”

Uefa – Il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin è intervenuto ai microfoni di BeinSports e si è espresso in merito alla ripresa dei campionati, con una smentita relativa al passaggio obbligatorio dai turni preliminari per chi decidesse di non terminare la stagione: “In Europa vogliamo club che abbiano vinto i campionati e le coppe nazionali, qualificandosi sulla base dei risultati. E’ l’essenza dello sport, non solo del calcio. Nessuno vuole il marchio di irresponsabile. Gli organizzatori delle competizioni nazionali si stanno dotando di protocolli di sicurezza molto seri e articolati che dovranno essere applicati con assoluto rigore. Il rischio zero non esiste a nessun livello e in nessun ambiente lavorativo. Ci stiamo tutti attrezzando per proteggerci. Ho molta stima dei calciatori della Serie A e dei dirigenti italiani e non credo ad alcun tentativo di boicottaggio. Assoluta priorità alla salute pubblica, ci mancherebbe, ma come tutti gli altri settori anche noi abbiamo il dovere di ripartire rispettando gli impegni che ci siamo assunti. Le competizioni nazionali e quelle europee sono fisiologicamente collegate e noi vogliamo in Europa club che abbiano vinto i campionati e le coppe nazionali, qualificandosi sulla base dei risultati. È l’essenza dello sport, non solo del calcio”.

Alcune dichiarazioni però sembrano essere state travisate al punto che è stato rilasciato un comunicato con il quale la UEFA ha precisato la propria posizione: “Per quanto riguarda il modo in cui sono state riportate alcune dichiarazioni in un’intervista a Bein Sports, la UEFA desidera chiarire che il presidente Ceferin ha affermato che i club delle leghe che sono state annullate in questa stagione dovrebbero essere ancora pronti a giocare i turni di qualificazione per la prossima stagione secondo la lista di accesso corrente. Non ha menzionato né accennato a nessuna modifica all’elenco di accesso alle competizioni UEFA per club”

Un altro tema importante affrontato dal presidente dell’Uefa è stato quello legato al tema dei ritiri prolungati per i calciatoriRispetto le decisioni delle autorità scientifiche, hanno la grande responsabilità di difendere la salute delle persone. Quel che succede in caso di positività dei calciatori è il passaggio fondamentale per la continuità delle competizioni. Io non ho alcuna competenza in materia, ma vedo che in alcuni Paesi, come la Germania, le soluzioni adottate sono più mirate e funzionali al prosieguo dell’attività, non alla sua improvvisa interruzione”. Infine, Ceferin ha puntualizzato che l’eventuale ripresa delle gare sarà comunque a porte chiuse. Una circostanza spiacevole, ma obbligatoria e che si spera possa durare il meno possibile: “Temo che per un certo periodo non sarà possibile far entrare il pubblico negli stadi. Spero che si tratti di una parentesi non troppo lunga, dopodiché rivedremo finalmente gli impianti pieni di appassionati entusiasti. Lo vogliamo tutti. Io per primo”.


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Inter, Materazzi: “Mourinho un fenomeno. Che discorso al Camp Nou!”

Inter, Materazzi: “Mourinho un fenomeno. Che discorso al Camp Nou!”

Inter – Le dirette Instagram tra ex calciatori durante la quarantena sono diventate dei veri e propri appuntamenti fissi, specie quelle di Christian Vieri. Questa volta ospite è stato l’ex nerazzurro Marco Materazzi che ha parlato di tanti argomenti, specie legati all’anno del Triplete, del quale ricorre il decennale, diretto da Josè Mourinho.

Il portoghese era un fenomeno. Il primo giorno arrivò alla Pinetina, non volava una mosca perché tutti avevano il terrore ma lui ci disse ‘Oh, ma potete anche ridere!’.Da lì è stato uno spasso, sembrava un sergente e spesso ti ammazzava, ma si è creata grande empatia tanto che nessuno si è mai permesso di pensare qualcosa di diverso da lui. Una volta disse ad Adriano ‘Tu non giochi più’, perché era tornato tardi da una serata. La partita dopo titolare in un derby con il Milan, fece una grande prestazione. Dopo una partita persa a Catania ci fu uno dei momenti più difficili, prese di mira soprattutto Balotelli. Poi una volta se la prese con Toldo che non giocava mai, gli disse ‘Francesco non sei più lo stesso!‘. E lui rispose: ‘È vero, mister!‘. Dopo tutto questo andammo a Londra col Chelsea e giocammo alla grande. Facevamo degli allenamenti bellissimi, eravamo organizzati oltre che forti. La società gli mise a disposizione una squadra straordinaria e lui mise mano dove doveva”.

“Personalmente ero legato a Mourinho per il rapporto, perché io giocavo pochissimo ma sapevo di avere un’età dove dovevo gestirmi e mettermi a disposizione del gruppo. Pur non giocando, il lunedì andavo con entusiasmo all’allenamento e questo ti fa alzare il livello. Ognuno voleva vincere anche le partitelle 3 contro 3, questo fa la differenza perché vai a giocare con entusiasmo contro squadre che, a livello tecnico, già erano inferiori. Noi giocavamo a Roma con la Lazio in campionato e vincevamo 2-0, lui si girò e disse ‘Bella la finale di Coppa Italia mercoledì, vero? Guarda che la giochi‘. Già il giorno dopo mi presentai all’allenamento a mille, giocai quella partita come la finale di Champions League. Dimostrava di avere grande fiducia in tutti”.

Ovviamente non poteva mancare un riferimento diretto all’epica semifinale di Champions League contro il Barcellona: “Ci allenavamo veramente per giocare 11 contro 9, 11 contro 10. A Barcellona quando è stato buttato fuori Thiago Motta nel primo tempo ci dice ‘Ragazzi noi ci alleniamo 7 contro 5, 7 contro 4, 9 contro 5. Qui siamo 11 contro 10. Non pensiamo di partire dal portiere, diamogliela là. Tirala lunga Julio e difendiamoci 11 contro 10. Infatti tiravamo molto poco in porta. Però era una squadra organizzata. A parte che eravamo molto forti perché tu avevi cambiato dal 2009 al 2010 Thiago Motta, Milito, Lucio, Eto’o e Sneijder a una squadra che aveva già vinto lo scudetto”. Decisivi in quel Triplete furono soprattutto Milito ed Eto’o: “Diego ha perso tempo, poteva giocare tantissimi anni in grandi squadra. Era umile, intelligente e faceva sempre gol, per un attaccante è fondamentale. Eto’o? Veniva da un Triplete, poi si mise a disposizione facendo un grande lavoro. E ha vinto tutto anche con noi, dopo averlo fatto con il Barcellona”.


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Serie A, Spadafora chiarisce la situazione in Senato

Serie A, Spadafora chiarisce la situazione in Senato

Il Ministro dello sport Spadafora è appena intervenuto in Senato per presentare e chiarificare l’attuale situazione dello sport in Italia e quindi anche del calcio. Il ministro apre parlando di come tutto il mondo lo sport si sia indiscriminatamente fermato dai dilettanti ai professionisti, specificando come siano sempre in essere i contatti con i ministri sportivi degli altri paesi per adottare, per quanto possibile, delle linee comuni per consentire la tutela della salute e la sopravvivenza di un settore fondamentale, ed aggiunge “La linea del Governo è sempre stata quella di tutelare la primariamente la salute di tutti”. Passando al calcio il Ministro riconosce il ruolo primario del calcio per la passione che smuove il paese e per i contributi che l’industria calcio fornisce allo Stato “quasi un miliardo di euro”. Manda però  anche una frecciatina definendo eccessivo l’inasprimento del dibattito sul calcio  perché  i cittadini sono concentrati “sulla loro salute e sul loro lavoro”. Il calcio non è un lavoro? il calcio conta quasi 280 mila lavoratori ( senza contare i lavoratori indiretti come i giornalisti sportivi), queste persone non possono pensare al loro lavoro? Credete che guadagnino tutte milioni su milioni?

Spadafora continua soffermandosi sulle criticità del protocollo FIGC sottolineate dalla valutazioni del Comitato Tecnico Scientifico: responsabilizzare maggiormente i medici sociali delle squadre, imporre l’isolamento per quelle squadre che dovessero riscontrare un positivo e che i controlli per i calciatori non vadano ad intaccare le risorse volte alla tutela della comunità (specialmente tamponi e test sierologici); inoltre il Ministro cerca di rafforzare e motivare questa linea specificando le differenze comprensibili che ci sono tra chi lavora in un supermercato ( dove si possono rispettare le distanze di sicurezza) ed i calciatori che inevitabilmente durante una partita o negli allenamenti danno luogo ad assembramenti, spiegando quindi che la linea è volta sopratutto a tutelare la salute degli sportivi che rischiano il contagio. Poi sulla riapertura del campionato: ” Se ci sarà la ripresa del campionato è perché sono state adempiute una serie di situazioni necessarie e preliminari volte alla tutela della salute. In questo periodo hanno tutti cambiato, legittimamente posizione, per i frenetici cambiamenti che la crisi ha generato, noi abbiamo mantenuto la stessa linea volta alla non sottovalutazione della situazione. I paesi che hanno deciso frettolosamente sono quelli che poi hanno chiuso il campionato come la Francia e l’Olanda, se vogliamo continuare serve tempo. Capiamo che la ripresa del Campionato è importante non solo per fini sportivi ma anche economici poiché i mancati pagamenti dei diritti televisivi andrebbero a inficiare su molte squadre indebitate e sul movimento calcio in generale”.

Spadafora è stato chiaro, si riparte se vi saranno le condizioni, e si seguirà sempre il parere del CTS, che nel frattempo passa la patata bollente della responsabilità ai medici sportivi. Mi dispiace e mi sfugge il mancato riferimento a tutti quei lavoratori che sono nel calcio senza guadagnare milioni su milioni, non considerati da nessuno, se non da qualche calciatore e che più di tutti stanno soffrendo questo maledetto gioco di interessi economici e POLITICI, perché dire che i cittadini pensano al “lavoro ed alla salute” estraniando i lavoratori che hanno a che fare con il calcio è una mossuccia politica di cattivo gusto.

 


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Liga, presidente Tebas: “Acquisti e stipendi andranno ridimensionati”

Liga, presidente Tebas: “Acquisti e stipendi andranno ridimensionati”

Liga – è più che probabile che il prossimo calciomercato avrà cifre diverse da quelle alle quali siamo stati abituati negli ultimi anni. Ne abbiamo giù parlato in un precedente articolo, scordatevi le cifre da capogiro sborsate per i vari Neymar, Coutinho o Dembelè. Lo scoppio della pandemia legata al Covid-19 ha stravolto il mondo ed inevitabili sono le conseguenze economiche in qualsiasi settore, compreso quello legato al calcio. Il costo del cartellino di molti calciatori si è abbassato notevolmente, in base a valutazioni fatte considerando valori teorici in base anche ad età e lunghezza dei contratti.

Parlando complessivamente dei vari campionati nazionali, se consideriamo tutti i maggiori tornei, ovvero Serie A, Premier League, Liga, Bundesliga, Ligue 1 arriviamo a perdite pari a 8,5 miliardi di euro. Solo la Serie A arriva a perdite pari a 1, 5 miliardi di dollari. Se i campionati non dovessero ripartire a livello di diritti tv perderebbero 4 miliardi di euro.

Il calciomercato e i contratti avranno cifre differenti nei prossimi anni, a questo i club ed i calciatori faranno bene ad abituarsi in fretta, In questo senso si è espresso il presidente della Liga Javier   e le sue parole sono sicuramente condivisibili da tutti i presidenti di Lega.

“I club dovranno ridurre gli ingaggi dei loro calciatori, non c’è altra soluzione. Le società hanno rose che superano il limite salariale previsto per la prossima stagione e le formazioni dovranno attingere tantissimo dalle proprie giovanili perché non potranno permettersi trasferimenti che vadano oltre l’importo economico, è impossibile. Non credo che ci saranno molto acquisti la prossima stagione, né in Spagna né da altre parti. Non c’è la possibilità per farlo. Dopo la pandemia i club dovranno abbassare gli stipendi dei calciatori, oppure acquistare di meno e a prezzi inferiori”.


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Calciomercato Napoli, ritorno di fiamma per Josip Ilicic

Calciomercato Napoli, ritorno di fiamma per Josip Ilicic

Calciomercato Napoli- L’interesse dei partenopei per Josip Ilicic è di lunga data. Nello scorso calciomercato il presidente De Laurentiis ha cercato in tutti i modi di strappare il giocatore dalla corte di Gaperini ma proprio il tecnico atalantino ha convinto lo sloveno a rimanere a Bergamo. L’edizione odierna de Il Mattino pone l’accento proprio su Ilicic e su ritorno di fiamma per portarlo sotto il Vesuvio. La trattativa è legata al futuro di Dries Mertens. Sembra sempre più probabile che il belga vada via a a parametro zero, anche se l’offerta del Napoli (4,5 milioni di euro per i prossimi due anni) non è stata ancora pareggiata da altri club. La priorità del club di De Laurentiis sembra quella di trattenere “Ciro”. Qualora non si riuscisse nell’impresa si punterà tutto su Josip Ilicic.

Lo sloveno ha senza dubbio il gradimento di mister Rino Gattuso, anche perché questa è stata finora la migliore stagione del giocatore dell’Atalanta, capace di mettersi in luce anche e soprattuto in Champions League.

Per lui i numeri parlano chiaro: 21 presenze e 15 reti in campionato, una presenza e una rete in Coppa Italia e 7 presenze e 5 reti in Champions League. Cifre da capogiro. Attualmente il cartellino del classe ’86 è stimato, secondo Transfermarkt, a 17,50 milioni di €, sicuramente possibile per le finanze del Napoli. La trattativa, come abbiamo visto nelle scorse stagioni, non è facile e tanto dipenderà dalla volontà del giocatore di lasciare Bergamo.


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