Milan, Bennacer l’unico sicuro di rimanere, davanti piace Jovic

Milan, Bennacer l’unico sicuro di rimanere, davanti piace Jovic

Sarà un’altra estate calda per i rossoneri, almeno per quanto concerne il calciomercato, si prepara infatti l’ennesima rivoluzione a seguito di una stagione profondamente deludente. Ad oggi risulta difficile fare dei pronostici sulla squadra, considerando che ancora non è chiaro il futuro del tecnico Stefano Pioli. Quasi sicuramente però cambieranno degli interpreti a centrocampo dove è praticamente certa la partenza di Bonaventura, Biglia e Paquetà, con Kessie che potrebbe essere ceduto se si presentasse una buona occasione. L’unico che in mediana è sicuro di rimanere a Milano è il giovane ex Empoli Bennacer che si è lentamente guadagnato la fiducia di Pioli, diventando il perno del centrocampo rossonero. La dirigenza milanista è anche intenzionata a cambiare qualcosina davanti, dato che si sa ancora poco del futuro di Ibra, e comunque anche nel caso decidesse di rimanere servirebbe investire in un giovane attaccante che possa dargli l’opportunità di rifiatare. L’ ultima idea è quella che conduce a Jovic, attaccane classe 97′ in forza al Real Madrid; il centravanti serbo nella sua prima stagione a Madrid ha giocato pochissimo, quindi potrebbe considerare l’idea di andare a fare un’esperienza in prestito che gli possa far ritrovare la continuità che aveva in Germania. Inoltre i rapporti tra le due società sono ottimi e negli ultimi anni sono tanti i giocatori che sono passati da Madrid a Milano, ultimo il terzino francese Hernandez, miglior colpo di mercato della scorsa sessione estiva in casa rossonera.

 

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Juventus, quante soluzioni per acquistare Milik!

Juventus, quante soluzioni per acquistare  Milik!

La mancanza delle partite e degli allenamenti sta inevitabilmente spostando l’attenzione, oltre che sulla calendarizzazione della ripresa, sul calciomercato.  In casa Juventus da tempo si sta pensando ad un attaccante che possa completare il reparto offensivo, nonostante la quasi certa permanenza di Higuain; negli ultimi mesi sono stati fatti tanti nomi, ma nell’ultimo periodo l’attenzione è rivolta principalmente su Icardi e Milik. Il primo sappiamo che rischia di tornare all’Inter in estate, dato che il PSG non sembra al momento convinto di esercitare il riscatto dell’attaccante argentino, mentre  l’attaccante partenopeo potrebbe esser sacrificato in nome della rivoluzione estiva che ha in mente il presidente De Laurentiis. Così, secondo TuttoSport, Juventus e Napoli si preparano ad intavolare una trattativa, che potrà  esser caratterizzata da uno o più scambi di cartellini, considerando che gli azzurri sono interessati a molti giocatori dei bianconeri che al momento non sono ritenuti indispensabili. I papabili da poter inserire in uno scambio che possa portare Milik alla Juventus sono: Romero, centrale bianconero, che in questa stagione ha vestito la maglia del Genoa; il difensore centrale Rugani ed infine Federico Bernardeschi, che sarebbe la soluzione più gradita al Napoli, ma la Juve non è ancora convinta di volersene privare.

 

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Capello:”Far ripartire il calcio può essere un aiuto economico e psicologico”

Capello: “Far ripartire il calcio può essere un aiuto psicologico ed economico”

Fabio Capello , ex calciatore ed uno dei migliori allenatori della storia del calcio, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Al quotidiano in rosa Capello ha espresso la sua idea sul delicato momento del paese e del calcio, ed ha affermato come il ritorno in campo potrebbe essere un aiuto economico per il paese e psicologico per i cittadini appassionati di questo sport. Ecco le parole di Don Fabio:

“Ripartire sarebbe molto bello. Qualche settimana fa non riuscivo a parlare di calcio, di fronte ad immagini come quelle delle bare trasportate dai camion militari nelle strade di Bergamo, sarebbe stato offensivo. Ora mi sento di affermare che lo sport manca a tutti e rimettersi in moto può aiutare il paese, anche sul piano psicologico. Poi c’è il discorso economico. Il calcio è un’industria importante, nella sua filiera non ci sono solo allenatori e calciatori, ma anche migliaia di lavoratori dell’indotto. Linee guida? Test medici accurati e ripetuti. Rispetto dei protocolli sanitari, dai centri di allenamento agli stadi. In questo caso, un ritiro permanente dei calciatori potrebbe essere la miglior soluzione. Sul piano regolamentare sono favorevole all’aumento delle sostituzioni perché giocando dopo un lungo stop e ogni tre giorni può essere pericoloso. Ritengo però che stare fermi non aiuti. Dobbiamo rischiare qualcosa. – conclude Capello parlando anche di come cambierà il mercato – Sarà stravolto, si tornerà su livelli più ragionevoli come costi e serviranno dirigenti illuminati per rimettere in moto il sistema, senza egoismi che rischiano di essere solo distruttivi”.

 

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Tare: “Il calcio è stato lasciato indietro dal Governo”

Tare: “Il calcio è stato lasciato indietro dal Governo”

Il Direttore Sportivo della Lazio Igli Tare ha parlato ai microfoni di LazioStyle Radio del nuovo Dpcm del Governo, l’ex calciatore albanese non condivide la linea dura che è stata predisposta per il calcio. Specifichiamo che molti nel paese si aspettavano una riapertura più decisa, ma il comitato tecnico scientifico ed i ministri hanno optato per un atteggiamento cauto: si alla riapertura, ma non per tutti. Così barbieri, centri bellezza, bar e ristoranti potranno ricominciare a lavorare solo dal primo giugno, poiché sono ambienti lavorativi considerati più a rischio. Per il mondo sportivo è stato applicato più o meno lo stesso principio, dal 4 maggio ripartiranno gli allenamenti per gli sport singoli, mentre per quelli di squadra bisognerà attendere il 18 maggio. I calciatori potranno allenarsi singolarmente nei parchi, ma non nei centri sportivi, questo per Tare è il gran controsenso, poiché nei rispettivi centri sarebbero più monitorati. Ad ogni modo ecco le parole del DS biancoceleste:

“Siamo rimasti tutti sorpresi. Abbiamo rispettato qualsiasi decisione presa dal governo italiano, ma il 4 maggio doveva essere il punto di ripartenza per tutti quanti. Alla luce delle decisioni prese ieri la sensazione è di essere discriminati”.

 “Ieri ho sentito il ministro dello Sport dire che bisogna pensare alla tutela della salute ma poi si fanno correre i giocatori nei parchi in mezzo alla gente anziché nei centri sportivi con le dovute misure. L’attività è ferma da due mesi, è molto tempo per favorire la ripresa di un’attività calcistica. Non so quale sia il suo scopo, di certo non è aiutare il calcio. Ha preso decisioni drastiche affinché non si riprenda, c’è qualcosa non quadra”.

“Siamo consapevoli della situazione e dobbiamo essere molto più attenti per dare atto al sacrificio fatto dalle persone, però così non va bene. Il calcio è un fattore sociale importantissimo per il Paese: non vogliamo aprire gli stadi, solo terminare il campionato nel rispetto delle regole”.

 “Abbiamo guadagnato sul campo la possibilità di vincere lo Scudetto, ma mancano ancora dodici partite e parlare di una possibile vittoria è una parola grossa. Vogliamo finirlo più che altro per il bene del sistema calcistico italiano”.

“In Germania il presidente della Federcalcio e gli esponenti dei principali club hanno preso tutti una posizione netta per la ripresa, c’è di mezzo la continuità del sistema calcistico del Paese. Lo stesso vale per l’Italia e non mi riesco a spiegare perché squadre come Juventus ed Inter non prendano posizione. I protocolli? Vanno rispettati, su questo non c’è dubbio”.

 

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Kumbulla, alla fine dovrebbe spuntarla l’Inter

Kumbulla, alla fine dovrebbe spuntarla l’Inter

Intorno al centrale difensivo albanese classe 2000 si è scatenata una vera e propria asta di mercato. L’Hellas si gode la situazione ed attende un’offerta che si aggiri intorno ai 25 milioni; negli ultimi mesi le squadre di Serie A che hanno seguito il giocatore sono Lazio, Napoli ed Inter. I partenopei sono l’unica squadra ad aver presentato un’offerta ufficiale, ma Napoli sembrerebbe la destinazione meno gradita al ragazzo. Lazio  ed Inter potrebbero assicurare al talento dell’Hellas la possibilità di giocare con la difesa 3, stesso modulo con il quale si è espresso in questa stagione con la maglia del Verona; i biancocelesti hanno insistito qualche mese fa tramite il Direttore Sportivo Tare, connazionale di Kumbulla, ma ad oggi sembrano aver mollato la presa,  mentre sembrerebbe che l’Inter sia già nella fase avanzata della trattativa con il Verona. Le ultime indiscrezioni lasciano presagire un cauto ottimismo in casa Inter, con il ragazzo che sarebbe entusiasta di essere allenato da Conte. Vedremo come evolverà la situazione, ma ad oggi i nerazzurri sembrerebbero davanti alla concorrenza.

 


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Juventus, l’insensato ed inspiegabile gesto di Cuadrado

Juventus, l’insensato ed inspiegabile gesto di Cuadrado

Oggi in casa Juve, ma in generale in Serie A, è una giornata dedicata ad Andrea Fortunato, ex difensore della Juventus, del Como, del Pisa e del Genoa. Andrea era una delle promesse più interessanti del calcio italiano agli inizi degli anni 90′ , nel 1992-1993 gioca un’ottima stagione, la sua prima in Serie A, con la maglia del Genoa, che gli vale la chiamata della Juventus. L’estate 1993 si trasferisce a Torino, ma purtroppo con la casacca bianconera riesce a mettersi in mostra per una sola stagione, che inizia benissimo e termina nel peggiore dei modi; il 20 maggio 1994, a seguito di alcune analisi, emerge che il ragazzo è affetto  da una forma di leucemia aggressiva. Nel giro di neanche un anno purtroppo Andrea perse la sua battaglia e si spense il 25 aprile 1995 a soli 23 anni. Oggi, a venticinque anni dalla sua scomparsa, la Juventus ha voluto ricordarlo con un post sulla sua pagina ufficiale di Instagram, riportando un’immagine del ragazzo con la maglia bianconera scrivendo che il ricordo di Andrea dopo 25 anni è ancora nel cuore di tutti. Purtroppo tra i commenti al post è apparso un intervento infelice di Cuadrado, il terzino della Juve, che ha scherzosamente fatto notare la somiglianza di Fortunato con Rabiot; il commento è stato prontamente rimosso ed il difensore colombiano si è velocemente scusato con tutta la tifoseria. Chissà se la Juventus passerà sopra ad un fatto del genere oppure deciderà di multare Cuadrado, che in ogni caso dovrà affrontare il comprensibile rischio che la tifoseria non possa mai perdonare un gesto del genere. La domanda che personalmente mi affanna è…come diavolo sia possibile che un calciatore che vive a Torino da 4, 5 anni non sia a conoscenza di questa vicenda? Forse, in generale, i calciatori potrebbero provare a conoscere meglio le realtà nelle quali lavorano, la storia e le varie esperienze che hanno segnato una comunità, considerando che ne diventano una parte loro stessi ed ogni tanto contribuiscono anche a scriverne la storia.

 


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Michele Moretti, il terzino che uccise Mussolini

Michele Moretti, il terzino che uccise Mussolini

Michele Moretti era un italiano antifascita ed un calciatore. Spese la sua carriera in tre squadre, di cui due nella sua città, Como. L’avventura calcistica di Moretti si evolve principalmente negli anni dell’Italia fascista, quando vestiva la maglia della Comense (attuale Como calcio); allo stesso tempo però Michele è un disertore, a modo suo, del governo; è celebre l’immagine nella quale è ritratto insieme al resto della squadra e lui è l’unico che non alza il braccio destro per effettuare il saluto romano. Nella seconda metà degli anni 30 entra nel partito comunista, chiaramente in clandestinità, ed è uno degli organizzatori degli scioperi del 1943 e del 1944 nella zona di Como; viene anche arrestato dalla polizia, ma mentre veniva trasferito in Germania riuscì a scappare continuando la sua lotta tra le milizie partigiane, contribuendo alla fondazione della 52esima milizia Brigata Garibaldi Luigi Clerici e prese come nome di combattimento “Pietro Gatti”. Moretti partecipò anche alle delicate trattative di Musso il 27 aprile 1945, che si chiusero con un accordo che prevedeva che i tedeschi avrebbero potuto proseguire subordinatamente alla consegna dei fascisti al loro seguito. Durante il riconoscimento dei nuovi prigionieri scorse Claretta Petacci, Benito Mussolini ed altri esponenti di spicco della Repubblica Sociale, che alle 3.00 di notte del 28 aprile insieme ad altri partigiani trasportò a Bonzanigo; da qui vi sono due versioni differenti, quella storica che narra di come Moretti accompagnò i capi partigiani Walter Audisio ed Aldo Lampredi, giunti da Milano, ad uccidere Mussolini; mentre l’altra del partigiano “Sandrino”  che racconta di come lo stesso Moretti insieme ad un altro partigiano, Valerio, siano stati gli uccisori del dittatore e della sua compagna.


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Juventus, Bernardeschi sospeso tra la permanenza e la cessione

Juventus, Bernardeschi sospeso tra la permanenza e la cessione

La crisi del Coronavirus, come tutti sappiamo, ha fermato tutte le manifestazioni sportive e quindi le società ad oggi sono impegnate nella sanificazione delle strutture e nella progettazione della stagione futura. La Juventus non fa differenza, ed insieme all’allenatore, sta iniziando a programmare la squadra per la prossima annata ed un’attenzione particolare sarà riservata al futuro di Federico Bernardeschi; la Gazzetta dello Sport oggi ha analizzato i pro e i contro di una permanenza in bianconero dell’ex calciatore della Fiorentina. I pro della permanenza si reggono principalmente su quelle pochissime ottime prestazioni che Bernardeschi ha messo in mostra con la maglia bianconera ( quella con l’Atletico Madrid su tutte), sull’età del ragazzo, che nonostante l’esperienza accumulata ha ancora solamente 26 anni, e sulla duttilità tattica, dato che nelle ultime stagioni ha saputo reinventarsi (non sempre al meglio) in più ruoli. I motivi che spingono verso una cessione del ragazzo risiedono invece nel mancato feeling con Sarri, infatti mentre con Allegri Bernardeschi trovava regolarmente posto in squadra, con il tecnico ex Napoli le presenze si sono drasticamente ridotte.


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In quale squadra potrebbe adattarsi meglio Tonali?

In quale squadra potrebbe adattarsi meglio Tonali?

E’ bastata appena una stagione in Serie A a Sandro Tonali per attirare su di sé l’interesse delle grandi del nostro campionato. Il centrocampista è un classe 2000 e , nonostante la giovane età ed i risultati non esaltanti del suo Brescia, è riuscito a mettere in mostra le sue grandi qualità in questa sua prima annata nella massima serie. Il prezzo del cartellino del calciatore è velocemente lievitato a cifre altissime, siamo ormai vicino ai 50 milioni, cifra che lo rende appetibile solo alla Juventus ed allInter, mentre fino a qualche mese fa sembravano in corsa per acquisire il ragazzo anche il Napoli, la Roma ed il Milan. Con i rossoneri il discorso è stato tirato per le lunghe anche perché Tonali è milanista fin da bambino ed inutile dire che importanza avrebbe un giocatore del genere per la rosa di Pioli, sarebbe in grado di alzare il tasso qualitativo del centrocampo, non facendo perdere quantità. Al Milan Tonali sarebbe sicuro di essere un perno della squadra. Lo stesso non si potrebbe dire nella Juventus, squadra ad oggi più accreditata per acquistarne il cartellino; i bianconeri hanno bisogno di rifondare il centrocampo, e più volte in questi anni hanno dimostrato di voler puntare sui giovani italiani. Sarebbe la scelta giusta per Sandro? Domanda difficilissima, la Juventus è una possibilità a cui è difficilissimo dire di no, ed allo stesso tempo, anche se rischiasse di non giocare, in bianconero potrebbe crescere allenandosi con dei campioni assoluti, che potrebbero guidare il ragazzo verso una maturazione ancor più rapida. La Juventus è quella scelta rischiosa, che se sbagliata potrebbe significare non vedere il campo per qualche mese, ma se si rivelasse azzeccata proietterebbe il ragazzo direttamente tra i migliori della classe. Poi c’è l’Inter, ad oggi forse la via di mezzo perfetta. In nerazzurro Tonali non troverebbe la stessa competizione che c’è a Torino, e sopratutto si allenerebbe con un tecnico bravissimo nel valorizzare al meglio i giocatori a disposizione.


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Lazio, Parolo svela i segreti della crescita della squadra

Lazio, Parolo svela i segreti della crescita della squadra

Il centrocampista della Lazio Marco Parolo ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali della società, riportata anche dalla redazione di Tuttomercatoweb. Nella lunga chiacchierata il centrocampista lomabardo si è espresso sulla lontananza dal campo, sulla ripresa, sulla crescita della squadra ed anche sulla drammatica situazione che sta vivendo la sua regione. Ecco le considerazioni di Parolo:

“Manca l’adrenalina da competizione che ci nutre. Più che l’abbraccio con i compagni, ho bisogno della singola sfida nella partitella e  della voglia di superare l’avversario ogni giorno. Poi la vittoria è sempre bella”.

“C’è tanta voglia di ripartire. Il problema della mancanza del pubblico è grande, si era creata una sinergia incredibile: partivamo già 1-0 per noi. La carica che ti davano i tifosi era pazzesca, sapevi che per gli avversari non c’era scampo: i laziali sanno aiutare meglio di tutti, anche in trasferta. Sarà un problema per noi e dovrà essere compensato dalla voglia che abbiamo di raggiungere l’obiettivo. Non so come sarà, si capirà dai primi sguardi quando ci ritroveremo tutti insieme. Come nelle prime settimane di ritiro, già capisci come andrà la stagione. Quest’anno ho subito detto che sarebbe stata una grande annata, c’era una qualità e un’intensità nell’allenamento che non c’erano in passato”.

“L’entusiasmo ci ha trascinato tantissimo. Quando lotti per un qualcosa di concreto è diverso dal quando lo fai per una qualificazione in Champions. Hai sempre tanta energia sì, ma non quanta ne hai quando ti giochi un trofeo. Il sogno scudetto deve essere uno sprono per farci continuare con la stessa fame e voglia di prima”.

“Due step sono stati fatti. Il primo è la costruzione dal basso, siamo migliorati tantissimo perché ci abbiamo lavorato molto. E poi c’è la fase di non possesso, nella quale abbiamo cambiato qualcosa. Non lasciamo più solo i difensori dietro, ma torniamo tutti con delle grandi transizioni negative che prima non facevamo. Il bello di essere in un progetto è quello di poter trovare gli errori e migliorarli durante gli anni. Con il lavoro, vedendo anche i video del passato, siamo riusciti a essere la miglior difesa del campionato. Ci sono calciatori di qualità altissima che però si sono messi a disposizione, capacità che prima non sapevano di avere. Negli ultimi minuti spesso siamo stati in 11 nella nostra metà campo, ci buttiamo a peso morto per fare da scudo su un tiro. Come ha fatto anche la Juventus negli anni passati: sapeva difendersi bene e poi fare male palla al piede”.

“Fortunatamente la zona di Varese è stata colpita in maniera più lieve rispetto a Milano e Bergamo. Ci sono dei disagi ma qualcosa comincia a muoversi. C’è molta attenzione alle richieste dello stato: il rispetto delle distanze e l’uso delle mascherine. L’attenzione delle persone è migliorata, questo è un bene”.