Calcio italiano, ci siamo: ecco il protocollo per la ripresa degli allenamenti

Come ripartiranno gli allenamenti delle squadre ITALIANE?

Nelle ultime ore la commissione medica della Figc ha inviato al Governo il protocollo ufficiale che le squadre di calcio italiane dovranno seguire per tornare ad allenarsi. I due documenti regolano le norme di condotta generale e le misure da adottare durante gli allenamenti. Ecco i punti principali:

LA PREMESSA: NIENTE RISCHIO ZERO E DECIDE IL GOVERNO

Il documento precisa che “in mancanza di una prevenzione realmente efficace (vaccino, ndr), il rischio zero di contagio non esiste“. L’autorizzazione alla ripresa degli allenamenti e il giorno in cui potranno riprendere arriverà solo dalle “competenti autorità di governo” e non dai medici.

SANIFICAZIONE DELLE STRUTTURE E PROTEZIONE PER IL PERSONALE SANITARIO

Prima di entrare in ritiro, andranno sanificate tutte le strutture in cui risiederanno squadre, staff tecnico e personale extra-sportivo (come cuochi, addetti alle pulizie ecc): raccomandata la “pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali” e “la ventilazione dei locali”. Il personale sanitario addetto ai test Covid-19 dovrà essere fornito di dispositivi di protezione individuali quali mascherine, guanti e occhiali protettivi. La sanificazione ovviamente sarà periodica e riguarderà anche i macchinari delle palestre e per pullman e mini-van.

ESAMI E TAMPONI PRIMA DELL’ALLENAMENTO

Giocatori e staff tecnico dovranno sottoporsi a visite mediche, rilievo della temperatura, tamponi e indagine sierologica  (da ripetersi ogni due settimane) tra le 96 e le 72 ore precedenti al primo allenamento, mentre “il personale extra” non dovrà sottoporsi a test. Inoltre dovranno compilare un questionario su eventuali sintomi, ultimi spostamenti e contatti con persone positive.

GUARITI

Diversa la questione per chi ha contratto il virus ed è guarito. I medici spiegano che è considerato guarito chi “risolve i sintomi dell’infezione e risulta negativo in due test consecutivi, effettuati a distanza di 24 ore uno dall’altro”. Per i guariti verranno effettuati ulteriori specifici esami per capire se organi come cuore e polmoni abbiano avuto conseguenze dopo la contrazione del virus.

MAXI-RITIRI SENZA CONTATTI ESTERNI

Via al ritiro permanente chiuso: evitare assembramenti anche laddove è più difficile (spogliatoi, sale massaggi, sala da pranzo ecc), niente contatti con l’esterno, rilevazione quotidiana della temperatura. Le docce meglio fatte singolarmente in camera. Chiunque dovesse necessariamente accedere al luogo d’allenamento dovrà farlo adeguatamente coperto con mascherine e guanti e per un tempo limitato.

LA PRIMA SETTIMANA DI ALLENAMENTO

Ogni giorno test sierologici nei primi sette giorni di allenamento, che sarà effettuato in piccoli gruppi e preferibilmente all’aperto. Ogni giocatore dovrà essere a distanza di due metri dal compagno, uguale misura in palestra dove i massaggiatori dovranno indossare “mascherine, guanti, occhiali” e i calciatori “la mascherina chirurgica”. Riunioni tecniche in videoconferenza.

LE SETTIMANE A VENIRE

“Graduale ritorno alla normalità” con i piccoli gruppi di allenamento che man mano si allargheranno “fino alle simulazioni delle fasi di gioco (partitella e schemi) con rispetto, quando non indispensabile, delle distanze interpersonali”. Gli allenatori dovranno indossare mascherine.

LA QUESTIONE PASTI

I giocatori mangeranno a distanza di due metri l’uno dall’altro e non dovranno entrare in contatto con il personale del ristorante, che comunque vestirà mascherina e guanti. Prima dell’ingresso nella sala mensa, lavaggio delle mani e disponibilità di “soluzioni idroalcoliche disinfettanti”. Le società senza foresteria dovranno “identificare un albergo di riferimento utilizzato in esclusiva. Naturalmente, è necessario utilizzare stanze singole. Soprattutto nella prima settimana non dovrà essere consentita attività ricreativa in bar, sale giochi, etc”.

LE EVENTUALI NUOVE POSITIVITÀ

Se un giocatore o un membro dello staff tecnico manifestasse sintomi correlati a infezione dovrà essere “isolato in una stanza ben aerata che dovrà rimanere chiusa, senza che nessuno possa accedervi ad eccezione delle squadre di emergenza e degli addetti al soccorso aziendale”. Inoltre “nei confronti dei suoi contatti stretti si procederà a isolamento fiduciario con sorveglianza attiva fino alla ripetizione dei test molecolari rapidi (2 test a 24 di distanza) e sierologici e verificare la loro negatività. I test sierologici saranno ripetuti entro 5-7 giorni”.

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CT Mancini ci crede: “possiamo vincere l’Europeo!”

CT Mancini ci crede: “possiamo vincere l’Europeo!”

Il CT della Nazionale, Roberto Mancini, è intervenuto ai microfoni di SportMediaset rilasciando una lunga intervista a Giorgia Rossi:

“Siamo nel 2020 e dovevamo essere più pronti. È stata una cosa terribile per molte famiglie che hanno perso i propri cari. Ormai sono passati molti giorni e non la stiamo vivendo bene. Spero tutto ritorni come prima, ho sentito qualche ragazzo, stanno tutti bene e spero si possa tornare a giocare al più presto. Spero che si inizi perché il calcio è anche una cosa sociale molto importante, poi vedremo quello che accadrà. E spero che questa cosa terribile finisca presto perché non credo che non si possa fare. Ci vorrà un po’ più attenzione ma noi ci meritiamo di tornare a vivere come prima: è stato tutto ingiusto quello che è accaduto”.

C’è nuovo entusiasmo intorno alla nazionale.
“Ci ha fatto piacere riavvicinare i tifosi alla nazionale dopo un periodo difficile. Abbiamo raggiunto ciò attraverso ottime partite e facendo divertire le persone: il merito è dei ragazzi che hanno capito che non erano così male come giocatori. Dovevamo solo credere in noi stessi fin dal primo giorno”.

Qual è il rischio di aver rimandato l’Europeo di un anno?
“Il rischio è che anche le altre Nazionali migliorino ma come miglioreremo noi. Siamo una delle Nazionali più giovani quindi un anno in più d’esperienza farà migliorare il bagaglio di ognuno, sia tecnico che atletico”.

Quali saranno i vostri obiettivi?
“Sarà una tappa importante per tutti. Siamo riusciti a creare una squadra forte che potrà migliorare e che potrà giocare per vincere. Riportare l’Europeo in Italia dopo tanti anni, visto che l’ultimo è stato vinto nel 1968, sarebbe una cosa magnifica che vogliamo fare. Abbiamo le qualità per farlo”.

Come vede Zaniolo?
“Crescerà come gli altri ragazzi più giovani. Un anno in più sarà importante per lui. Come ruolo, la prima volta che l’ho visto ha giocato come mezzala e credo che quella sia la sua posizione. Poi ha la possibilità di giocare anche come d’esterno destro o come sta giocando nella Roma a volte, sono delle opzioni in più”.

Tonali?
“Ha grande personalità, è un ragazzo molto giovane che gioca da tanti anni nel Brescia e non so se resterà lì o andrà via. Se rimarrà a Brescia giocherà e per noi andrà bene ma anche se dovesse andare in un club più importante che gioca le coppe europee troverebbe comunque spazio perché ha grande qualità. Deve solo fare esperienza a certi livelli”.

Quale sarà il futuro di De Rossi?
“Credo che lui farà il patentino in questi mesi. C’era stata la possibilità poi, giustamente, ha preferito fare un’esperienza diversa. Vedremo in futuro”.

Secondo lei qual è la favorita per lo scudetto?
“Se dovesse riiniziare il campionato penso che possa accadere di tutto perché uno stravolgimento così non c’è mai stato. Difficile fare previsioni, la Juventus è in testa e resta la più forte ma tutto può succedere, potrebbero rientrare in corsa anche l’Inter e l’Atalanta”.

Balotelli può tornare in nazionale?
“Se lui penserà solo al calcio e farà quello che deve fare le porte sono aperte, per lui come per tanti altri giocatori che magari non sono stati chiamati. Mario è come tutti gli altri, ha delle qualità importanti, dipende solo da lui”.

Moratti, parlando di Messi, ha detto ai tifosi nerazzurri di sognare.
“Non lo so, penso che se fosse rimasto presidente dell’Inter ci avrebbe provato in questo momento. Conoscendolo penso che ci avrebbe provato, come ha fatto con Ronaldo, che era uno degli attaccanti più forti del mondo, e riuscì a portarlo all’Inter”.

Ibrahimovic?
“Zlatan è stato uno dei più grandi attaccanti in assoluto. Lo metto sullo stesso piano di Messi e Cristiano Ronaldo, ovunque è andato ha vinto il campionato facendo sempre una valanga di gol. Anche quest’anno al Milan ha fatto bene ma non so cosa succederà in futuro”.

 

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Cutrone: “un onore vestire il rossonero, prometto tanti gol per la Viola”

Cutrone: “un onore vestire il rossonero, prometto tanti gol per la Viola”

Il giocane attaccante viola Patrick Cutrone ha rilasciato una lunga e bella intervista a La Nazione dove si è raccontato toccando numerosi argomenti: il passato in rossonero al Milan, il presente il viola con la Fiorentina, i suoi obbiettivi e la quotidianità ai tempi del Coronavirus.

Quando ha scoperto di avere contratto il virus, qual è stata la prima reazione?

“Ad essere sincero, quando ho iniziato a stare male ho immaginato che sarebbe potuto essere il Covid-19. Ho avuto la febbre altra per un po’ di giorni e, naturalmente, un po’ di paura, ma poi piano piano le cose sono migliorate. E’ stata una gioia sapere che adesso sono tornato negativo”.

Flachi alla “Nazione” ha detto che nel gioco somiglia a Pippo Inzaghi. Si rivede nel paragone?

“Di sicuro mi stimola incredibilmente ma rimango coi piedi per terra. Inzaghi è stato un modello per me che venivo dal settore giovanile del Milan”.

Ci parli del suo rapporto con Vlahovic e Chiesa.

“Molto buono. Siamo tutti giovani e tutti e tre abbiamo voglia di lavorare per far crescere noi stessi e la Fiorentina”.

L’esperienza del Milan, dove è esploso ma che ha dovuto lasciare, cosa le ha insegnato?

“Il Milan è una società molto importante, è stato un onore per me poter giocare a San Siro. Difficile dire cosa mi ha insegnato l’esperienza in rossonero. Sono cresciuto lì, se sono oggi un calciatore di A è sicuramente anche grazie a loro. E devo ringraziare tantissimo i tifosi per l’appoggio che mi hanno sempre dato, mi hanno aiutato moltissimo sia nei momenti belli che in quelli più difficili”.

E’ arrivato a gennaio con Iachini. E’ l’allenatore giusto per la sua voglia di riscatto?

“La Fiorentina è un club prestigioso e credo che, anche grazie all’aiuto del mister, potrò continuare il mio percorso di crescita. Iachini è un allenatore che chiede molto ai suoi calciatori e farò di tutto per rendermi utile nel suo gioco”.

In campionato ancora non ha segnato in maglia viola. Questo le dà carica quando ci sarà la ripresa?

“Ovviamente. Il mio primo gol in viola è stato al Franchi in coppa Italia, voglio riprovare presto quelle emozioni. Di sicuro in questo momento le priorità sono altre, ma spero che si possa tornare a giocare prima o poi per potere regalare nuove soddisfazioni ai tifosi viola”.

Isolamento causa virus a parte, con chi aveva legato fuori dal campo a Firenze?

“Conoscevo già alcuni ragazzi della squadra perché ci avevo giocato in Nazionale e questo mi ha aiutato. Devo dire che ho trovato un bel gruppo che mi ha accolto benissimo e con il quale mi auguro di tornare ad allenarmi presto”.

Come vive la concorrenza dopo l’arrivo a Firenze di Kouame?

“Per me non è un problema, anzi mi stimolerà a dare sempre di più per migliorarmi e conquistare il posto da titolare. Oggi ogni squadra deve avere un certo numero di attaccanti per far fronte alle situazioni diverse che si trovano in una partita. Bene o male tutti gli attaccanti in rosa hanno caratteristiche diverse, per cui anche con Kouame posso coesistere tranquillamente. Ovviamente poi starà al mister decidere chi mettere in campo a seconda dello stato di forma, piuttosto che dell’avversario che incontriamo”.

Il suo sogno nel cassetto?

“Nonostante sia giovane, i sogni sono tanti. Tutti questi sono accomunati da tanta voglia di fare e da grandi aspirazioni sia con la maglia viola che con la Nazionale”.

Cosa l’ha convinto ad accettare la proposta della Fiorentina?

“Quando il mio procuratore mi ha parlato di questa possibilità ho immediatamente detto di sì. Ho sempre ritenuto la Fiorentina una grande società con alle spalle un passato glorioso ed importanti traguardi davanti. Firenze è una città bellissima e la tifoseria fa sentire sempre la sua presenza e il suo affetto”.

 

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Florenzi: “con Fonseca grande rapporto, che botta lasciare Roma”

Florenzi: “con Fonseca grande rapporto, che botta lasciare Roma”

Dopo una lunga storia d’amore vissuta intensamente con la Roma, squadra che tifa sin da bambino e di cui è diventato capitano, Alessandro Florenzi è volato in Spagna per fare un’esperienza col Valencia che possa rilanciarlo dopo gli ultimi mesi turbolenti vissuti in giallorosso. Tra passato, presente e futuro, Alessandro Florenzi si è raccontato a Sky Sport.

Nello spogliatoio come avete vissuto la doppia sfida Valencia-Atalanta?
“Intanto ringrazio la varicella. Non l’avevo mai avuta in vita mia, è arrivata al momento giusto. Non che ci sia stato il primo contagio, ma quella partita ha fatto. Il ritorno è stato surreale per me e per tanti giocatori, era la prima volta che giocavano a porte chiuse. Non so se avremmo dovuto giocare, il Getafe e la Roma hanno deciso di non andare in trasferta. Dentro di noi ci sono stati dei casi, adesso non so dire se quella partita abbia inciso, ma se fosse stata giocata a porte chiuse o non giocata proprio, poteva essere limitato il contagio. Ma solo Dio lo sa”.

Differenze ci sono tra Spagna e Italia?
“Da quello che sembra, il calcio qui è leggermente più aperto. Io ho constatato una cosa, c’è la stessa passione, ma non si vive come in Italia. Non si vive soprattutto come a Roma. Faccio un esempio che ho fatto ai miei amici: per andare a Getafe abbiamo preso il treno, ho visto che parcheggiavamo molto distante dalla stazione, attraversammo a piedi una strada lunghissima, abbiamo fatto la fila senza guardie del corpo, come a Roma, abbiamo pagato il biglietto e abbiamo preso il treno normalmente. Non c’è quella passione che si vive a Roma o in altre città. Siamo un po’ più liberi”.

Come mai hai deciso di andare all’estero piuttosto che scegliere una squadra italiana?
“Nella mia testa c’è sempre stata l’idea di fare l’esperienza all’estero. Non sapevo quando, dove e come. È venuta questa possibilità a gennaio, dopo aver parlato col mister Fonseca delle sue idee. Il mister mi ha espresso il suo pensiero, insieme abbiamo preso questa decisione che faceva del bene a tutti. Mi sono sentito di chiamare il mister della nazionale, spiegargli questa mia situazione e Mancini è stato molto aperto, gli interessava solo che giocassi, non dove”.

Nella tua testa questa è una parentesi o no?
“Non lo so. Questo virus mi ha insegnato una cosa: sono un ragazzo che nella vita si è sempre fatto i progetti. Il virus mi ha insegnato a vivere giorno per giorno, a godermi quello che ho, a capire cosa può darmi ogni giorno, vivere qui e ora. Non penso a cosa farò l’anno prossimo. Penso a finire la stagione qui nel migliore dei modi, poi le vacanze, se ci saranno. Prima, se non sapevo dove andare in vacanza avevo l’ansia, ora la vedo come una cosa bella”.

Il migliore Florenzi?
“Il miglior Florenzi è quello che sta in campo quando sta bene, ha la testa libera e gioca felice.Poi se vogliamo parlare di terzini, mi trovo veramente molto bene lì. Se devo giocare in una squadra che propone calcio mi ci vedo molto bene, come gioco, come pensiero e per come si è evoluto il calcio. Se c’è un allenatore che in un determinato ruolo vuole 180 cm, che non si alzi e che non si faccia gioco, alzo le mani e dico di non poter essere quella tipologia di giocatori. Non parlo di Fonseca, Roma, Lazio, Frosinone o altro, è un discorso generale. Detto questo, mi trovo molto bene in un calcio offensivo, poi è ovvio le mie qualità di possono vedere dalla metà campo in su”.

Giocando dietro però perdi le capacità di andare a rete.
“Me lo dicono i miei amici. È la loro critica, mi dicono che avevo più opportunità 30 metri più avanti. Dentro di me scattano meccanismi interni, in cui ci sono mille pensieri. Vedo il calcio in un modo, e vedo il calcio dove da terzino posso fare molto di più rispetto all’ala. Mi piace giocare all’ala, la verità è che mi piace giocare a pallone. Se vogliamo riassumere tutto, Florenzi sta bene quando sta in campo”.

Quanto è stato importante indossare la fascia di capitano della Roma?
“Ogni bambino ha un cassetto con dentro dei sogni. Io fino adesso, devo dire la verità, li ho realizzati quasi tutti. Volevo giocare a pallone, nella città in cui tifavo, volevo diventare un calciatore importante e il capitano, volevo giocare in nazionale, segnare gol per queste squadre, giocare la Champions League. Mi mancano solo 2-3 sogni: vincere qualcosa di importante col club, vincere qualcosa di importante con la nazionale e giocare il mondiale”.

Come hai vissuto passare da protagonista a quello di non protagonista? Quando hai capito che saresti stato meno protagonista rispetto al passato?
“Indossare la fascia di capitano è stato un grande orgoglio, sono arrivato dopo due fasce che hanno fatto la storia della Roma: Totti e De Rossi. Nessuno, ve lo posso garantire, sarà mai come loro. Da qui forse fino alla fine della Roma. Detto questo, da loro ho imparato una grande cosa. Che la Roma viene prima di tutto. Ho cercato di fare semplicemente questo: ho messo la Roma davanti a me. Ho continuato ad allenarmi a duemila all’ora, senza dire una parola, cercando di rispettare i ruoli, che per me è fondamentale. Bisogna rispettare i ruoli e le persone, il loro lavoro. Il mister è stato molto chiaro. Devo dire una cosa, secondo me Fonseca è uno dei più grandi allenatori che ho avuto, calcisticamente parlando. Il problema è che non piaccio a lui in quel determinato ruolo. Lui si aspettava altro da me e da qualsiasi altro. Ho un grande rapporto con lui, mi ha detto che non sapeva quanto spazio avrei avuto”.

Cosa hai pensato nel vedere i tifosi a Trigoria alla tua partenza per Valencia?
“Sono molto attaccato ai tifosi della Roma e so che anche loro si affezionano particolarmente ai giocatori di Roma. Non posso negare che per me sia stata una botta lasciare Trigoria. Non tanto lasciare Trigoria in sé, ma le persone che ci sono dentro a Trigoria. Potrei parlare di mille persone che sono cresciute insieme a me, dai magazzinieri, ai fisioterapisti, i ragazzi del bar. Quando mi hanno visto si chiedevano se veramente stessi andando via. Quella è una cosa che mi rimarrà e mi rimane sempre nel cuore. Sono le persone che hanno vissuto insieme a te, che hanno vissuto momenti brutti dopo una sconfitta e belli dopo una grande vittoria. Stavano sempre lì a lavorare, nonostante debbano essere professionali la battuta esce. Ho in mente Roberto e Valerio che non sono della Roma, di più. Quando ho sbagliato o ho fatto un gol venivano lì e me lo dicevano. Ho lasciato tanti amici, una famiglia, sono stati sempre la seconda famiglia”.

 

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Conclusione della Premier League, trovato l’accordo

Sì alla conclusione della Premier League!

Si è concluso il meeting dei club inglesi. Una lunghissima riunione, naturalmente in conference call, iniziata questa mattina attorno alle 11.30 e conclusa solo pochi minuti fa. Secondo Sky Sport i club hanno trovato un accordo: sì alla conclusione della Premier League. Nessun club si è dimostrato contrario alla ripresa, né ha posto particolari termini entro i quali disputare l’ultima giornata.

La stagione non verrà quindi sospesa o annullata: si giocherà fino alla fine. La data, però, non è ancora decisa. Per questo bisognerà attendere le indicazioni del Governo inglese e non esisterà più il vincolo del 30 giugno, ritenuto evidentemente irrealistico dato il cospicuo numero di giornate che rimangono da giocare, ma anche per il fatto che, come già detto, il campionato non riprenderà finché il Governo non adotterà disposizioni in tal senso. Ovviamente da esse dipenderanno anche la ripresa degli allenamenti, mentre le gare verranno disputate a porte chiuse finché non si avranno miglioramenti della situazione sanitaria tali da giustificare il ritorno dei tifosi negli stadi.

Non c’è stata nessuna votazione, semplicemente si è preso atto del fatto che tutti i club hanno la stessa volontà, ed essa verrà rispettata. Nel frattempo, proprio il Governo ha specificato che il lockdown durerà fino almeno al termine di maggio, dunque nel migliore dei casi giugno sarà il mese in cui potremo tornare a goderci il calcio d’Oltremanica.

Ai club sono inoltre stati presentati diversi modelli per la ripresa della stagione, con le partite che verranno presumibilmente giocate tra giugno,  luglio e agosto. Campionato inglese che dunque non comincerà nei primi giorni del mese più caldo dell’anno come al solito, con i giocatori che potranno godere di una pausa prima di reiniziare la stagione 2020/2021. 

Nessuna parola è stata spesa infine sulla finestra di mercato estiva e sul taglio degli stipendi.

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Ci sarebbe un modo per far rinnovare Ibrahimovic

Ibra si, Ibra no. Questo è il dilemma.

Sul rinnovo di Zlatan Ibrahimovic con il Milan nulla è scritto. L’attaccante svedese sembra disposto a voler affrontare un’ultima stagione nel calcio che conta ma, come riporta il Corriere dello Sport, a una condizione: non si tratta di aspetti economici, Ibrahimovic infatti chiede alla società di costruire una squadra competitiva per il quarto posto, con giocatori chiave in tutti i reparti, in modo da poter riportare il Milan in Champions League nel 2021 dopo ben 7 anni e terminare gloriosamente la sua carriera.

Zlatan Ibrahimovic ha dimostrato attaccamento alla maglia rossonera ed una certa utilità anche all’età di trentotto anni e mezzo: non solo ha segnato 4 gol e siglato 1 assist in appena 10 presenze, il modo di giocare di Ibra e la sua leadership hanno sicuramente avuto un effetto benefico anche su calciatori che avevano bisogno di una guida (tecnica e caratteriale) come Leao, Calhanoglu, Rebic, Bennacer e Castillejo. Con Ibra in campo il Milan deve sicuramente correre di più, ma può contare su un calciatore che abbina fisicità, regia offensiva, balistica e finalizzazione. Pioli stesso ha raramente rinunciato ad Ibrahimovic da quando lo allena, pertanto anche le sorti dell’allenatore in qualche modo dipendono dal gigante svedese.

Il Milan però può permetterselo un mercato all’altezza dei sogni di Ibra? Sì e no. Sì, perché il fondo Elliott di denaro ne ha e con una grossa ricapitalizzazione potrebbe dare un’iniezione importante alle casse societarie del club, e sì anche perché per tornare competitivi occorre spendere e farlo con criterio. No, perché il Coronavirus ha demolito molti progetti, complicando il mercato e costringendo i club a rivedere i propri piani, e no anche perché davanti ci sono club che hanno una rosa al momento più forte. Tutto quindi dipenderà dalla proprietà, da Paul Singer e Ivan Gazidis, che dovranno scegliere quale strada prendere: sicuramente le voci su Rangnick fanno ben sperare i tifosi rossoneri, perché prendere Ralf Rangnick significherebbe voler fare le cose in grande e fatte per bene dando vita ad un vero e proprio progetto.

Nonostante i piani della società rossonera siano tutti da scoprire, il presunto futuro allenatore/dirigente Ralf Rangnick avrebbe già in mente alcuni nomi per rinforzare la rosa.

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Sampdoria, Ranieri: “Mi vedo bene qui. Gran feeling con squadra e tifosi”

Sampdoria, Ranieri: “Mi vedo bene qui. Gran feeling con squadra e tifosi”

Il tecnico della Sampdoria, Claudio Ranieri, ha parlato rilasciato parecchie dichiarazioni interessanti nel corso di una diretta a Casa Sky Sport. Sono stati tanti i temi affrontati, tra i quali la straordinaria vittoria della Premier League con il Leicester ma in particolare modo della sua esperienza a Genova, auspicando di poter continuare l’avventura. L’ ex allenatore della Roma dice di trovarsi bene e di avere un buon rapporto con squadra, società e tifosi, anche se sta vivendo uno dei momenti più difficili a causa della pandemia.

Ecco le sue parole: “Vivo tutto con grande fiducia di ritornare alla normalità. Dobbiamo rispettare le direttive ma sarà bello e gioioso tornare ad allenarci insieme. Quando sono arrivato ha sempre piovuto per un mese, ora sono dentro casa e vedo il mare solo al tg. Mi vedo bene qui, c’è un grande feeling con società, squadra e tifosi. Sono molto fatalista, cerco di star bene qua e fare bene qua. Resterà nella mia memoria la partita contro il Lecce: ci fecero gol in contropiede e cercammo il pareggio con i tifosi che ci spingevano. A fine partita ci fischiarono, non mi era mai capitato. Non ce l’avremmo fatta senza la loro spinta, ma il messaggio era che così non andava».

Sulla panchina Doriana il tecnico Romano, dal suo approdo a Genova nell’Ottobre 201, ha allenato in 19 partite, vincendone 6 (tra cui il Derby con il Genoa), pareggiandone 5 e perdendone 8.

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Napoli, come mai così tanti gol subiti? La risposta di Manolas

Napoli, come mai così tanti gol subiti? La risposta di Manolas

Napoli – Il difensore greco Kostas Manolas ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli parlando anche della compagno di reparto Kalidou Koulibaly.
Secondo l’ex giocatore della Roma, uno dei motivi per cui la difesa del Napoli non ha brillato in questa occasione è proprio dato dal fatto che i due non hanno disputato molte partite assieme, non avendo quindi avuto modo di collaudarsi.
Ecco le sue dichiarazioni:”Io lo vedevo anche quando non ero a Napoli che era un giocatore straordinario. Ha fatto cose incredibili, con Ancelotti e con Sarri. Io sono stato sfortunato quest’anno perché ho giocato davvero pochissimo con lui. Tutti dicono che questa coppia non funziona, ma guardate quanto poco abbiamo giocato insieme… E’ difficile trovare un’intesa quand’è così, con Koulibaly ho giocato pochissimo. Nel calcio si tende a criticare invece che analizzare la realtà. Io ho giocato pochissimo con Koulibaly. E’ difficile raggiungere un’intesa speciale. Poteva esserci, perché sia io che Koulibaly possiamo formare una coppia eccezionale. Anche con gli altri ragazzi. Maksimovic e Luperto sono due giocatori di grande livello, sono ragazzi che non mollano mai, si allenano bene, posso spendere solo buone parole per loro”.
Nel corso di questa sua prima stagione al Napoli il difensore greco ex Roma ha collezionato 27 presenze in tutte le competizioni segnando 3 reti.

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Sconto a Sky e DAZN per i diritti tv della stagione 2020/2021?

Sconto a Sky e DAZN per i diritti tv della stagione 2020/2021?

La ripresa del campionato non interessa solo ai club ed alla Lega calcio, ma anche e soprattutto alle piattaforme che trasmettono le partite. Sky e DAZN stanno per saldare l’ultima rata ai club dei diritti tv per la stagione 2019/2020, ma non è ancora chiaro se e quando riprenderà il campionato, pertanto le piattaforme ora studiano un piano per i pagamenti futuri.

Come riportato da Il Corriere dello Sport, martedì ci sarà l’assemblea di Lega dove i vertici del calcio italiano decideranno cosa fare riguardo l’ultima rata che devono saldare Sky e DAZN. Al momento la pista più percorribile vede la proroga del saldamento dell’ultima rata a quando ricomincerà la stagione 2019/2020 ed uno sconto sui diritti tv per la stagione 2020/2021. Considerato il fatto che la prossima stagione inizierà a porte chiuse e non si sa quando gli stadi potranno riaprire, questo porterà alla sottoscrizione di numerosi abbonamenti alle piattaforme satellitari che trasmettono le partite in tv.

Dunque i club beneficeranno dell’incasso di tutti i soldi dei diritti tv per questo campionato, incasseranno una bella somma di denaro comunque prevista ad inizio stagione, somma che rappresenta una vera e propria boccata d’aria per gli attuali bilanci dei club italiani fortemente in rosso. Per la stagione successiva, stando al probabile sconto che otterranno Sky e DAZN, i club riceveranno molto meno denaro e allora andranno rivisti i piani societari di molti club: questo comunque permetterà ai club di organizzarsi ora per un problema che si presenterà soltanto nella prossima stagione, e darà modo alle squadre di lavorare molto con i giovani emergenti dalla primavera, di acquistare tanto sul mercato svincolati e mettere in piedi una grossa rete di calciatori in prestito (sia in entrata che in uscita). I club dovranno quindi reinventarsi, lasciando andare i felici ricordi degli acquisti faraonici fatti fino a qualche mese fa e lavorare su un mercato meno dispendioso e più intelligente.

 

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Inter, per arrivare a Ndombélé del Tottenham possibile una contropartita

Inter, per arrivare a Ndombélé del Tottenham possibile una contropartita

Inter – Secondo il quotidiano Mundo Deportivo l’uruguaiano Diego Godin ha molto mercato. In verità il difensore dell’Inter, come scritto ieri sul nostro sito, vorrebbe convincere Conte alla ripresa del Campionato anche se la cessione è sempre più probabile. Attorno al difensore ex Atletico Madrid sembra essersi acceso l’interesse di parecchie squadre: del Valencia che starebbe pensando di riportare in Liga in difensore dopo una sola stagione in nerazzurro. Sembra però che il difensore non abbia intenzione di tornare a giocare in Spagna in un club che non sia quello Colchoneros. Oltre al Valencia, anche altri club, questa volta di Premier League, starebbero sondando il terreno. Si parla di Manchester United ma soprattutto del Tottenham di José Mourinho, suo grande estimatore.

Notizia di oggi è la possibilità di aprire una trattativa per Tanguy Ndombele inserendo appunto Godin come contropartita. In questa stagione Diego Godin ha collezionato in totale 25 presenze, considerando tutte le competizioni giocate. Il classe ’96, alla prima stagione di Premier League, non ha entusiasmato come fatto in patria con la maglia del Lione. Il giocatore interessa Conte e Marotta lo sta monitorando da molto tempo. Potrebbe essere una buona occasione per entrambe le squadre, anche se ovviamente l’Inter dovrà aggiungere un conguaglio oltre al cartellino di Godin.

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