La Premier League riparte il 17 giugno

La Premier League riparte il 17 giugno

Riparte il campionato più bello del mondo, riparte la Premier League. I club di Premier League, in attesa dell’ufficialità, hanno deciso la data del 17 giugno per ricominciare il campionato. La data del 17 giugno vedrà la ripartenza del campionato inglese con due sfide: Aston Villa-Sheffield Utd e Manchester City-Arsenal, ovvero i match che le quattro squadre non erano riuscite a recuperare prima della pandemia di coronavirus. Questi due match andranno a concludere il ventottesimo turno di Premier, che inizialmente prevedeva Aston Villa-Sheffield disputarsi il 29 febbraio mentre l’11 marzo sarebbe toccato a Manchester City-Arsenal. Nel weekend del 20 giugno, una volta recuperati i due match del 17 e rimessa così in pari la classifica, si procederà col disputare la trentesima giornata. Il trentesimo turno vedrà subito match di cartello: su tutti, Tottenham-Manchester United ed Everton-Liverpool, il celebre Derby del Merseyside. Sono 92 le partite ancora da disputare perché si concluda il calendario.

Come riportato dal The Telegraph, il campionato inglese riprenderà e si concluderà nel giro di sei settimane: si disputeranno partite in sette weekend con due turni infrasettimanali, così facendo la Premier chiuderà la stagione nel weekend del 1-2 agosto.

Restate aggiornati, collegati ed informati con RadioGoal24 che seguirà la massima competizione inglese con probabili formazioni e quote di tutti i match.

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Ag. Jorginho: “La Juventus è un top club, chiunque vorrebbe giocarci”

Ag. Jorginho: “La Juventus è un top club, chiunque vorrebbe giocarci”

Joao Santos, l’agente di Jorginho, ha parlato a Radio Kiss Kiss Napoli dei rumors che vogliono il suo assistito alla Juventus. L’agente del regista italo-brasiliano ha detto che al suo assistito, come a qualunque altro giocatore del pianeta, farebbe piacere giocare nella Juventus ma anche che il ragazzo sta bene al Chelsea dove ha ancora 3 anni di contratto. Andiamo a vedere le parole di Joao Santos:

La Juventus? È una delle principali squadre europee: a tutti i calciatori farebbe piacere un’esperienza in bianconero. Non ho sentito Paratici, ad oggi non mi ha chiamato. Jorginho ha 3 anni di contratto col Chelsea, sta bene a Londra. Ho letto dell’accostamento alla Juve attraverso i giornali e gli organi di informazione. Ritrovare Sarri? Ripeto: la Juventus è uno dei top club del panorama calcistico”.

Jorginho resta il nome preferito da Sarri per rinforzare il centrocampo dei bianconeri per la prossima stagione, anche a costo di sacrificare Miralem Pjanic. Il bosniaco ha un accordo con il Barcellona ma la Juventus vorrebbe contropartite tecniche di livello o maggiore denaro cash da reinvestire poi sul mercato. Gli altri nomi buoni per la mediana bianconera sono Sandro Tonali e Leandro Paredes, che al momento restano però un piano B. Oltre al Barcellona e al Chelsea, come si legge sul nostro sito, quest’oggi si registra anche un forte interesse del Paris Saint-Germain su Miralem Pjanic che offrirebbe ai bianconeri 50 milioni di euro cash, non avendo contropartite tecniche che interessano alla Juventus (cosa che hanno Chelsea e Barcellona che per questo motivo tengono l’offerta per il cartellino di Pjanic ben più bassa).

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Watford, Deeney: “In campo non ci torno, perché dovrei rischiare?”

Watford, Deeney: “In campo non ci torno, perché dovrei rischiare?”

Qualcuno suona la carica contro la ripresa e quel qualcuno è Troy Deeney, bomber del Watford. Troy Deeney non ne vuole sapere di ricominciare a giocare in questa stagione e in un’intervista rilasciata a Talk The Talk su YouTube ha chiarito il suo punto di vista. Andiamo a vedere le parole del centravanti degli Hornets:

NO ALLA RIPRESA – “È previsto il nostro ritorno in campo questa settimana ma ho detto che non ci sarò. Non ha nulla a che vedere con le questioni finanziarie, nessuno qui ne farebbe un problema”.

RISCHIO CONTAGIO – “Il mio problema è che durante l’incontro che abbiamo avuto ho fatto domande molto semplici, sottolineando che etnie come neri, asiatici e razze miste hanno una probabilità di contrarre la malattia quattro volte superiore e il doppio delle probabilità che siano di lunga durata. C’è qualcosa di extra? Screening aggiuntivi, controlli al cuore? No? Beh, penso che sia una questione che vada affrontata. Mio figlio ha solo cinque anni, ha avuto difficoltà respiratorie, quindi non voglio tornare a casa e metterlo in pericolo”.

PERCHÉ RISCHIARE? – “Non posso tagliarmi i capelli fino a metà luglio, ma posso andare in un rettangolo con 19 persone e nessuno può rispondere alle domande, e non perché non vogliano, ma perché non si hanno le informazioni. Perché dovrei rischiare?”.

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Spariscono le L dai profili social dell’Arsenal, ecco perché

Spariscono le L dai profili social dell’Arsenal, ecco perché

Curiosa trovata dell’Arsenal: dai profili social della società londinese spariscono tutte le L, ma perché?

Perché i Gunners esattamente 16 anni fa vincevano la Premier League 2003-2004 da imbattuti. I ragazzi di quell’Arsenal, all’epoca allenati da Arsène Wenger, furono soprannominati Gli Invincibili proprio perché conclusero la stagione con 26 vittorie (W), 12 pareggi (D) e 0 sconfitte (L). L’Arsenal ha così deciso di celebrare il record a suo modo, eliminando dai profili social del club la lettera L, che in inglese è usata in gergo per indicare un loser (perdente), sia dal nome che dalla descrizione del profilo. Quella dell’Arsenal 2003-2004 fu un’impresa storica, mai fatta prima e mai battuta da quel giorno, son i ragazzi del Liverpool di Klopp che quest’anno avevano provato a insidiare il primato ma a fine febbraio contro il Watford sono caduti per 3-0, perdendo la possibilità di eguagliare o superare il record dei Gunners.

L’Arsenal del 2003-2004 è rimasto nell’immaginario collettivo come uno dei team più forti della storia del calcio. I Gunners scendevano in campo, in quella stagione, agli ordini di Arsène Wenger con un 4-4-2: tra i pali c’era il tedesco Lehmann, in difesa giocavano Lauren, Touré, Campbell e Cole, a centrocampo figuravano campioni come Ljungberg, Gilberto Silva, Vieira e Pirès, in attacco la formidabile coppia formata da Bergkamp-Henry che segnò 34 gol in campionato (e 30 li siglò Henry, che fu capocannoniere del torneo).

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Premier League, partite in chiaro e soldi alla base le condizioni per ripartire

Premier League, partite in chiaro e soldi alla base le condizioni per ripartire

Secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport, il governo britannico ha ordinato alla Premier League di mostrare in chiaro alcuni match e di mettere più più soldi nella Football League e nel gioco di base come condizione per ricominciare questa stagione. Le richieste sono state avanzate dal segretario alla cultura, Oliver Dowden, in una riunione di giovedì in cui ha dato il via libera per riprendere le partite purché sia sicuro farlo. “Il governo sta aprendo le porte al calcio per tornare in sicurezza a giugno”, ha detto Dowden. “Però dovrà essere aumentato il numero di partite mostrate in chiaro e bisognerà garantire la ripresa del gioco sostenga la più ampia famiglia di calcio. Ora spetta alle autorità calcistiche concordare e finalizzare i dettagli dei loro piani, e c’è una buona volontà combinata per raggiungere questo obiettivo per i tifosi, la comunità calcistica e la nazione”.

Come si può notare, il segretario alla cultura britannico ha indicato le autorità calcistiche come responsabili della definizione di questo piano, senza coinvolgere l’apparato di governo e andando così (si spera) a snellire una procedura che in Italia, a  causa del più che probabile inserimento della burocrazia nelle contrattazioni, avrebbe una durata e una complessità inimmaginabili, si pensi a cosa sta accadendo in merito al protocollo (o meglio, ai protocolli) per la ripresa degli allenamenti. Inoltre queste iniziative, che in in Italia sono state solo paventate, vengono in questo caso indicate proprio da un pubblico potere. Tuttavia, conoscendo i personaggi del mondo del calcio nostrano, questo spirito di solidarietà verrebbe in ogni caso difficilmente adottato.

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Dele Alli aggredito e ferito in casa da due rapinatori

Dele Alli aggredito e ferito in casa da due rapinatori

Ennesima rapina ai danni dei calciatori, questa volta è toccato a Dele Alli. Il centrocampista del Tottenham, come si legge su Tuttosport, era nella sua casa di Londra (quartiere Barnet) con la fidanzata, il fratello ed altri amici quando due uomini, mascherati e muniti di coltello, si sono introdotti nell’abitazione intimando di consegnare loro i gioielli. I due malviventi hanno portato via preziosi per un valore complessivo di circa due milioni di sterline rubando anche diversi orologi di lusso, ma prima di andarsene hanno colpito al volto Dele Alli ferendolo.

Queste le parole di uno dei portavoce della polizia locale: “La polizia è stata chiamata intorno alle 00.35 per una rapina in una residenza a Barnet – ha riferito un portavoce delle forze dell’ordine -. Una delle persone presenti nella casa, un ragazzo di circa 20 anni, ha riportato una lieve ferita al volto dopo essere stato aggredito, ma non è stato necessaria alcuna medicazione in ospedale. Per la rapina non sono stati ancora effettuati arresti, ma ci sono indagini in corso”.

Dele Alli ha tenuto a tranquillizzare tutti con un messaggio apparso sui suoi social: “Grazie a tutti per i messaggi ricevuti, è stata un’esperienza orribile ma adesso stiamo tutti bene. Apprezziamo il sostegno”.

Dele
@dele_official

Come riportato da ASTuttosport il 10 maggio, anche il portiere del Tottenham e capitano della nazionale francese Hugo Lloris si è stancato delle rapine in casa e pertanto ha acquistato un pastore tedesco al fine di proteggere la propria casa e la propria famiglia quando sarà fuori con la squadra. Lloris avrebbe comprato il cane da guardia dalla Elite Protection Dogs per la bellezza di 17mila euro. Negli ultimi tempi i casi di rapine nelle case dei calciatori sono diventati sempre più frequenti così l’estremo difensore degli Spurs avrebbe optato per un animale addestrato nella protezione domestica: una tipologia particolare di cane, utilizzato anche da militari e polizia di tutto il mondo.

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Premier League, ecco il protocollo per gli allenamenti

Premier League, ecco il protocollo per gli allenamenti

Secondo quanto riporta la BBC, anche in Inghilterra ci si torna ad allenare in attesa di capire se da giugno realmente si riprenderà anche a giocare. Per l’attuale “Project Restart” i parametri sono ben definiti per ciò che riguarda la prevenzione, le distanze da mantenere, i dispositivi da utilizzare e i comportamenti da assumere, ovviamente solo per quanto riguarda gli allenamenti. In partita si dovrà giocare nella massima “normalità” per le azioni in campo, tra marcature, contatti e contrasti.

La fisicità del calcio giocato è stata al momento bandita negli allenamenti, caratterizzati da un documento condiviso tra Lega, Federazione e staff medico-scientifici: nessun contrasto e nel caso ci fossero i presupposti, ai giocatori è stato esplicitamente richiesto di desistere dall’intervento sull’avversario. I protocolli ufficiali inviati, rivelano che il distanziamento sociale deve essere ‘rigorosamente rispettato’. Ci sarà una rigorosa sorveglianza sull’andamento delle sedute, oltre ai consueti screening all’arrivo al centro e a un ‘registro centrale’ in cui verranno conservati i vari risultati dei test.

Le ‘misure di controllo’ raccomandate nel “Project Restart”  evidenziano una meticolosa igiene personale e uso dei DPI , nessuna congregazione nelle aree comuni, incluso ma non limitato a sale mediche e aree palestra, e il divieto assoluto di utilizzare mezzi di trasporto pubblici o auto differenti di volta in volta, recandosi o lasciando i centri sportivi esclusivamente da soli. Tutti argomenti sul piano della discussione in queste ore che vede una tavola rotonda tra Premier, personale medico e la Federcalcio insieme al Sindacato giocatori che dovranno elaborare un ulteriore documento da consegnare alle società prima che tutto abbia ufficialmente inizio, cioè dalla settimana prossima.

Durante questi incontri verrà richiesto ai giocatori di distogliere lo sguardo gli uni dagli altri in caso di contrasto. Continueranno i test, in vista di una possibile ripartenza verrà ribadito che solamente i giocatori risultati negativi potranno essere considerati idonei mentre per chiunque altro sarà obbligatoria la quarantena. Ma al di là delle direttive che oramai già tutti sanno, il vero confronto si farà con il Sindacato calciatori visto che molti di loro hanno già espresso pareri contrari ad una ripartenza mentre persiste il pericolo contagio. La domanda più grande che deve affrontare qualsiasi sport, compreso il calcio, che voglia fare ripartire la stagione è come gestirà le cose se un giocatore dovesse testare positivamente il Coronavirus. La Premier League non dovrebbe affrontare questo problema durante le riunioni di questi giorni, l’argomento verrà trattato in separata sede con le istituzioni medico-scientifiche.

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Premier League, Johnson annuncia la ripartenza. I club rimborseranno le tv

Premier League, Johnson annuncia la ripartenza. I club rimborseranno le tv

Finalmente il “Project Restart” vedrà la luce! Il Premier britannico Boris Johnson dà l’ok alla ripresa della Premier League, solo ed esclusivamente a porte chiuse, ognuno nei rispettivi campi. Il Premier inglese ha dichiarato possibili gli incontri sportivi a partire dal 1 giugno. Considerando le 3 settimane richieste di allenamento prima della ripresa è realistico immaginare che la Premier League ricomincerà il 13 Giugno.

Viene accolta, quindi, da parte del Ministro degli Interni britannico, la richiesta dei club coinvolti nella zona retrocessione di giocare le partire cruciali per la permanenza nella massima serie nel proprio impianto e non in campo neutro (tra gli ultimi a dichiararsi contrari il Watford e ne avevamo parlato qui). Oltre a questo il CTS inglese ha accettato la linea guida che prevede che in caso di positività di un calciatore, solamente lui verrà messo in quarantena e i suoi compagni continueranno ad allenarsi. Questa soluzione può creare un precedente che potrebbe essere preso in considerazione anche in Italia per la ripresa della Serie A.

Sistemata la questione della ripartenza della del campionato ora i club dovranno affrontare i problemi relativi ai diritti televisivi.

Il CEO della Premier League Richard Masters aveva anticipato che, nella più ottimistica delle ipotesi, la Lega avrebbe subito perdite per almeno 1 miliardo di sterline.

Lunedì, Masters ha aggiunto“Oggi siamo in grado di aggiornare i club sulla situazione che li lega alle emittenti televisive. Ovviamente, non posso entrare nello specifico, sono discorsi confidenziali. Una cosa però posso dirla, qualunque cosa accada ci sarà una significativa mancanza di entrate. Questo è inevitabile. La dirigenza della Premier League è stata ora in grado di dipingere un quadro su ciò che sarebbe accaduto in vari scenari, sia tornando a giocare, sia concludendo anticipatamente la stagione. Ciò ha consentito ai club di avere un focus sul momento attuale”.


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Premier League, anche il Watford contro le partite in campo neutro

Premier League, anche il Watford contro le partite in campo neutro

Premier League – In un articolo del 6 Maggio che potete trovare qui vi avevamo parlato della difficile situazione legata alla ripresa della Premier League, il famoso Project Restart. Notizia di ieri è quella legata alla polemica legata ai tamponi, della quale ha parlato il Corriere dello Sport. Il nodo più importante che sembra difficile da sciogliere, però, è quello legato alla volontà dei club nella zona rossa della classifica di giocarsi la permanenza nella massima serie in campo neutro.

Il Watford si è ufficialmente esposto in merito attraverso un comunicato uscito poco fa sui canali social e sul sito internet della squadra britannica.

Il club, terzultimo in classica, si è opposto alla possibilità di giocarsi la retrocessione su un campo che non sia il proprio con queste motivazioni: “Al tempo del coronavirus non esiste un ambiente completamente sicuro per giocare – ha spiegato l’amministratore delegato al Times La polizia parla di tifosi che potrebbero infrangere le restrizioni al riavvio del campionato e sarebbe un problema per le autorità, ma credo che avremmo un maggiore controllo sui fan se giocassimo nei nostri impianti. Non c’è altruismo. Ci sono 20 diversi interessi in ballo: a volte si allineano, ma nella maggior parte dei casi finisco per proteggere le singole società. Alcuni club sono felici di aderire al Project Restart perché probabilmente hanno un vantaggio a partecipare a questo torneo modificato nel format, ma quando almeno sei squadre, e io sospetto siano anche di più, sono preoccupate per il rovescio della medaglia e gli effetti devastanti del giocare questo mini-campionato, allora credo che la Premier League abbia il dovere di occuparsene”.

La volontà governativa è quella di ricominciare e concludere il torneo, tanto è vero che il kit dei test per il COVID-19 è già stato inviato ai club di Premier League, circa 40mila per un costo complessivo di 4 milioni di sterline.


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Tardelli: “Cosa resta del calcio senza abbracci ed esultanze?”

Tardelli: “Cosa resta del calcio senza abbracci ed esultanze?”

Marco Tardelli si è candidato alla presidenza dell’AIC e in queste ore ha chiesto pubblicamente all’Assocalciatori di fare chiarezza sui bilanci, sfidando apertamente Damiano Tommasi. Andiamo a vedere le parole di Tardelli rilasciate in una bella intervista al Corriere dello Sport:

Tardelli, che risposte ha avuto? «Non ho avuto risposte serie. Solo repliche scomposte e agitate. Lo ripeto una volta per tutte: non ho detto che rubano, non ci voglio nemmeno pensare. Ho chiesto solo chiarezza e trasparenza. Sono un associato, mi sembra legittimo, no?».

Chiarezza su quali questioni? «Ho fatto richiesta di poter visionare il nuovo bilancio di gestione 2019, ho chiesto chiarimenti su voci di spesa di incerta comprensione, sui compensi del Cda e sulla gestione di AIC Service».

Cos’è l’AIC Service? «E’ la cassaforte dell’AIC. Una società creata per gestire l’attività pubblicitaria sul diritto di immagine dei calciatori e di gestione e sfruttamento del marchio AIC. Ho fatto una domanda semplice: perché si è deciso di far gestire il contratto Panini alla Lega Serie A? Mi sembra strano, visto che per quarant’anni l’ha gestito AIC. Se nasce con questo scopo non si capisce perché incassi solo una parte del contratto Panini che è gestito totalmente e “inspiegabilmente” dalla Lega di A».

Lei come valuta l’operato dell’AIC in questa fase di emergenza Coronavirus? «In questo momento non mi sembra che stiano facendo delle grandi battaglie, tutt’altro».

Che ruolo dovrà avere l’AIC oltre la crisi? «La premessa è: i calciatori devono avere più voce in capitolo»

Ma si può essere rappresentativi allo stesso modo di Cristiano Ronaldo e dell’ultima riserva della Spal? «E perché no? Si deve. Un tempo l’AIC rappresentava e si batteva per i diritti di Rivera e della riserva dell’ultima squadra di A, senza distinzione».

Ha sentito i calciatori in questo periodo? Che dicono? Come la pensano? «Con il mio gruppo di lavoro ho avuto modo di confrontarmi con parecchi di loro. Hanno scoperto cose che non sapevano sull’AIC. Non si sono mai preoccupati, ed è anche colpa loro. Serve più responsabilità. Tutta la categoria, con questa emergenza, deve darsi una mossa».

All’AIC fanno intendere che lei cerchi pubblicità per la sua candidatura. «Non scherziamo, per favore. Per adesso c’è solo la mia candidatura, avanzata con raccomandata e ricevuta di ritorno all’AIC. Il vicepresidente Calcagno? Si candiderà, certo. Io non ho rappresentati di regione che vanno a fare campagna per me, non credo sia una cosa moralmente corretta».

Da quanto tempo non parla con Tommasi? «Da tanto tempo, sei mesi credo, forse di più. Ho invitato anche il vicepresidente Calcagno al colloquio, ma non c’è stato modo di confrontarsi e non capisco perché».

Perché Tommasi non la chiama? «Non lo so, il mio numero ce l’ha. Sono un associato, credo sia doveroso dare delle risposte». 

Marco Tardelli quest’oggi sulle colonne della Stampa ha chiarito il suo punto di vista circa la situazione sul calcio inglese: “Anche in Inghilterra si sta pensando al destino del campionato. E se si riprenderà ci saranno restrizioni mai previste prima: niente esultanze di gruppo dopo i gol, non vedremo più abbracci di gioia, niente sudore e sputi (?), addirittura niente scambio di maglia a fine gara. E fin qui ho scritto tutto d’un fiato. Poi mi sono fermato, ho chiuso gli occhi e in un istante la mia memoria di giocatore mi è tornata addosso con una forza inaudita. Cosa resta del calcio senza questi gesti, questi riti, queste emozioni, questi umori e questi amori? È davvero possibile vietare tutto questo? Possiamo immaginare un calcio vuoto di emozioni e sentimenti? È quasi come pensare a fare l’amore senza raggiungere il piacere. E chi, come me, ama profondamente il calcio sa che ho ragione. E travolto da tanta amarezza all’improvviso mi viene in mente un’immagine. Quell’abbraccio mimato dalla tribuna, da Sandro Pertini, il Presidente piccolo e fragile che alzando le braccia da lontano ci stringe tutti. Forse sarà questo l’unico modo per tenerci stretti nel nuovo mondo post virus”