Atletico Madrid-Inter: info biglietti, probabili formazioni e dove vederla in TV o streaming

Atletico Madrid-Inter probabili formazioni – Ultimo impegno per l’Inter di Spalletti nell’International Champions Cup 2018: i nerazurri sfideranno l’Atletico Madrid di Simeone, prima di concentrarsi interamente sul campionato che inizierà il 19 agosto. Icardi e compagni vengono dalla vittoria nell’ultima amichevole contro il Lione, vinta 1-0 grazie alla rete di Lautaro Martinez. Il match contro i colchoneros andrà in scena l’11 agosto al Wanda Metropolitano di Madrid, alle h. 21.05. Andiamo a vedere nel dettaglio le probabili formazioni di Atletico Madrid-Inter.

Atletico Madrid-Inter probabili formazioni

Con Nainggolan ancora ai box, Spalletti si affiderà nuovamente a Lautaro Martinez per il ruolo di trequartista, con Karamoh e Politano sugli esterni. A centrocampo ci sarà il ballottaggio tra Gagliardini e Vecino, con l’italiano in leggero vantaggio. Sulla fascia destra, in attesa di Vrsaljko, ci sarà ancora D’Ambrosio, mentre a sinistra agirà Dalbert.

Probabile formazione Inter (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, de Vrij, Skriniar, Dalbert; Gagliardini/Vecino, Asamoah; Karamoh, Lautaro, Politano; Icardi. Allenatore: Spalletti

Dove vedere la partita in TV o streaming

Atletico Madrid-Inter sarà live sul canale 208 della piattaforma Sky dalle h. 21.00. In streaming, la partita sarà visibile per gli abbonati su Sky Go. Per eventuali informazioni sul ritiro estivo dell’Inter vi consigliamo di consultare la nostra radio nella nostra sezione dedicata o tramite pagina Spreaker!

Info biglietti

I biglietti per il match tra Atletico Madrid e Inter possono essere acquistati o sul sito dell’Inter o direttamente su stubhub.com, a partire dal prezzo di 35 euro.




Lazio, de Vrij deve giocare contro l’Inter ?

Il “de Vrij o non de Vrij” è diventato, ormai, un vero e proprio dubbio amletico per il tecnico della Lazio Simone Inzaghi, che si vede costretto a pensare di giocare senza il suo più prezioso perno in difesa contro l’Inter, nella decisiva sfida in chiave Champions. Infatti, a pochi giorni dal grande match, è praticamente arrivata l’ufficialità dell’ accordo raggiunto tra l’entourage del difensore olandese e la dirigenza nerazzurrra su una base di un contratto quinquennale da 4,2 milioni di euro più bonus a stagione per il calciatore. Il tempismo con cui è stata resa pubblica la deposizione del contratto di de Vrij è stato a lungo criticato e contestato dalla società e dai tifosi biancocelesti, vista come una mera e pura mossa mediatica. Lo stesso dirigente sportivo Igli Tare ha ammesso che è stato un colpo basso per la Lazio, vista la delicata situazione in classifica. Dopo lo stop con il Crotone nel match point che poteva far diventare la partita contro l’Inter di domenica una vera e propria amichevole, la Lazio ora sarà chiamata a sudare fino all’ultimo per conquistare il passaggio in Champions League; De Vrij è sicuramente il miglior difensore della squadra capitolina, da sempre pronto a manovrare con eccellenza la difesa biancoceleste. Una sua eventuale assenza in campo peserebbe e si farebbe sicuramente sentire.
In molti, data la situazione, si staranno chiedendo se convenga o no schierarlo nel match contro i nerazzurri. Vediamo perché non dovrebbe giocare contro la sua futura squadra:

Il tecnico  avrà a disposizione ancora cinque giorni per ponderare bene qualsiasi decisione in merito ad una eventuale esclusione o meno del giocatore nella lista dei convocati. L’idea che spinge Inzaghi a prendere la scelta di non chiamare de Vrij in campo ha radici psicologiche: è assolutamente innegabile che il ragazzo giocherebbe con un fardello molto pesante sulle spalle difficile da sostenere. Si sa che a muovere le gambe ci pensa prima la testa, e il fattore mentale un allenatore non deve mai accantonarlo per fare spazio solo a quello tecnico. Domenica de Vrij , in caso Inzaghi lo dovesse schierare in campo, sarà chiamato a marcare il suo futuro capitano, Icardi, provocando un vero e proprio disagio che può solo che danneggiare la partita e il risultato per i biancocelesti. Anche la “questione morale” dovrebbe far riflettere l’allenatore: se il comportamento dell’Inter non è stato dei migliori, anche l’atteggiamento dell’olandese poteva sicuramente prendere una piaga migliore, magari cercando di negare l’ufficialità dell’accordo o prendersi la responsabilità di presentarsi davanti alle telecamere per ribadire il suo status di professionista nei confronti della società Lazio. Il silenzio del giocatore nei confronti di tutta questa storia e la sua evidente sottomissione nei confronti delle strategie comunicative nerazzurre, potrebbero essere un altro fattore da considerare per azzardare ad una sua esclusione.

Tuttavia De Vrij è sempre de Vrij. L’olandese è, nel panorama calcistico europeo, uno dei più forti difensori in circolazione. Una Lazio senza de Vrij non è un habituè ed è, spesso, difficile da vedere e da digerire per i tifosi biancocelesti. Il giocatore ha quasi sempre giocato da titolare in questa stagione, sopratutto coniderando le poche alternative di livello, e spedirlo in tribuna sarà sicuramente una novità non gradita all’economia del gioco. La Lazio ha sicuramente fatto una grandissima stagione, secondo alcuni ancor di più rispetto alle due reali possibilità tecnico/tattiche, lottando contro due squadre che, ai nastri di partenza, erano considerati come candidate possibili per lo scudetto. In termini di gioco, e anche risultati, la squadra di Inzaghi è stata invece quella anche più continua ed anche in Europa ha saputo dire la sua. Ci chiediamo però, ad oggi,  se la Lazio avesse raggiunto la stessa situazione senza l’olandese. Sicuramente il responso a questo quesito è difficile da dare, ma di certo sarebbe stata una Lazio diversa…e indebolita. Per provare a capire la risposta dovremmo spulciare ed analizzare a livello tecnico la squadra biancocelste nella partita scorsa contro il Crotone: domenica la Lazio ha giocato senza Immobile, Luis Alberto e Parolo e, casualità a parte, non è riuscita a battere i calabresi nel match point valido per l’accesso matematico in Champions League. E’ un caso che la Lazio si sia trovata a portare a casa un solo punto senza i suoi più preziosi gioielli ? O meglio, è la stessa squadra che ha raggiunto questa situazione e posizione in campionato ad oggi? Domande simili che il campo si è preso la briga di darne delle risposte, evidenziando che la Lazio non è da Champions senza la rosa titolare.  Vedere perciò una squadra senza de Vrij nell’ultima fondamentale sfida contro l’Inter sarebbe uno svantaggio per i biancocelesti.

La decisione è quindi complessa da sciogliere: sicuramente il possibile recupero di alcuni pezzi importanti della rosa quali Immobile e Parolo potrebbe rendere meno scottante una eventuale rinuncia a De Vrij, ma è innegabile ce la Lazio in difesa non a molti giocatori ce possano essere allo stesso livello: Wallace, Bastos, Caceres e Filipe Luis non valgono insieme probabilmente la metà dell’olandese e, considerando ce di fronte si troveranno un attacco pericoloso come quello dell’Inter, tale mossa potrebbe rivelarsi un suicidio. Dall’altra parte c’è però la sensazione che comunque, domenica sera, il “vero” De Vrij non scenderà comunque in campo: anche se fisicamente potrebbe essere negli 11 titolari, chi garantisce che possa garantire una prestazione ai suoi livelli? Con questo non vogliamo dire che ci sia la possibilità che, ad un certo punto, il giocatore si faccia volontariamente auto-goal, ma che magari in certi frangenti non dimostri quella cattiveria, quel fervore agonismo e sopratutto quella lucidità che sono necessarie per un difensore al fine di proteggere la propria porta in quella che è una vera e propria finale. Insomma, se vogliamo fare paragoni anche simpatici, possiamo dire che in Italia l’unica persona che vorrebbe essere al posto di Inzaghi in questo momento è Sergio Mattarella.




Caccia agli svincolati: ecco chi può servire alle squadre di Serie A

Il 20 maggio si chiuderà il sipario della Serie A, condita dalla novità dell’introduzione del Var che ha portato con sè molti miglioramenti ma anche tante polemiche; la fine del campionato, da sempre, coincide con l’inizio dell’apertura del calciomercato estivo e tra i tanti argomenti che potrà far emergere è sicuramente quello più caldo il tema dei calciatori a scadenza di contratto. Quando si sente parlare di parametri zero non si può che far riferimento a colpi grossi come quello di Andrea Pirlo, andato via nell’estate del 2011 dal suo Milan per prendere la strada che lo portò a Vinovo per vestire la maglia bianconera. Protagonista anche Paul Pogba, che aveva lasciato il Manchester United nel 2011 per esser ricomprato a suon di milioni nel 2016. Quest’anno a far parlare di sé, fin dal mercato invernale, è stato l’attuale difensore biancoceleste, Stefan De Vrji, che tra alti e bassi ha deciso di andare via da Roma per raggiungere il prossimo anno l’Inter a Milano. Beffa per la squadra del padron Lotito che si è fatta sfuggire uno dei migliori difensori senza guadagnarci nulla in cambio. Restano comunque le ottime prestazioni del calciatore nelle ultime giornate di campionato che hanno confermato la grande stima che il giocatore olandese ha sempre provato per la società biancoceleste. Vediamo ora chi, tra i svincolati, potrà servire il prossimo anno alle squadre del nostro campionato.

Bernard

Bernard è un giocatore dal profilo interessante che ha già manifestato nella sua esperienza allo Shakhtar: assist, corsa, dribbling e numeri di alto livello, per le società in cerca di un esterno offensivo potrebbe essere il profilo giusto ed una ghiotta occasione. Giocatore dalle tantissime qualità che è arrivato allo Shakhtar Donetsk dall’Atletico Mineiro nella stagione 2013/14 e a giugno andrà in scadenza di contratto con il club: affare interessantissimo per qualsiasi società volesse prenderlo. Nella nostra competizione potrebbe essere un papabile acquisto per l’Inter se Perisic andrà via a fine stagione: fatto molto probabile date le intenzioni manifestate dal giocatore.

Mario Balotelli

Ottimo calciatore ma con un carattere particolare questo è Mario Balotelli, che in Francia sembrerebbe esser rinato; per il giocatore potrebbe esser arrivato il momento giusto per una nuova grande occasione. L’agente del giocatore Mino Raiola è già a lavoro e l’ex attaccante di Inter e Milan potrebbe certamente fare gola a diverse società e, tra queste, spicca già il nome della Roma. Balotelli potrebbe prendere il volo verso l’Italia il prossimo anno: Monchi, infatti, sarebbe pronto ad ospitare il calciatore nella squadra romana dopo anche l’ok di Di Francesco. Il potenziale arrivo di Balotelli potrà rappresentare un vera e propria aggiunta di qualità nel reparto offensivo della squadra giallorossa.

Max Meyer

E’ un classe 95 e ha solo 22 anni ma Max Meyer nel grande calcio ci milita già da tempo e la sua scadenza di contratto con lo Schalke 04 potrebbe essere un’occasione parecchio ghiotta per diverse società. Tutti gli occhi delle squadre europee sono su di lui e nel nostro campionato Meyer è un giocatore che con le sue qualità potrebbe sposarsi al meglio con la Juventus come vice Pjanic, in un centrocampo che, a parte il bosniaco, manca di qualità e numeri. Il tedesco potrebbe, insieme all’altro acquisto probabile Emre Can, costituire il futuro della mediana dei Campioni d’Italia. Occhi puntati però all’estero, con Atletico Madrid e sopratutto Arsenal pronte a sferrare un attacco decisivo per portarsi a casa uno dei migliori talenti europei.

Luke Shaw

Luke Shaw, classe ’95, è giocatore dalle ottime qualità, con il suo acquisto nell’estate del 2014 per una cifra che si aggirava sui 40 milioni di euro che fece discutere parecchio anche se, al Manchester United, non è mai veramente esploso. Il giocatore è un terzino sinistro che non si è mai veramente imposto con la maglia dei Red Devils e il suo contratto a giugno andrà in scadenza. A fine stagione con un probabile addio di Ghoulam al Napoli, Luke Shaw potrebbe essere la pedina giusta per il club partenopeo. L’unica incognita è la condizione fisica del terzino: la sua avventura con il club inglese è stata caratterizzata da un bruttissimo infortunio che lo ha allontanato dai campi per più di un anno, non tornando mai in una perfetta condizione fisica.

Marouane Fellaini

Dopo aver militato in Premier League, Fellaini sembrerebbe pronto per una nuova esperienza professionale: infatti, il calciatore ha dichiarato, più volte di voler andarsene dal Manchester United e di voler continuare la sua carriera altrove. Il suo nome in molte occasioni è stato accostato a diversi club italiani e per qualità potrebbe essere il profilo giusto per il Milan. Il belga garantirebbe centimetri ed esperienza internazionale a una rosa forte ma con molti giovani: tutte qualità che rispondono alle richieste dell’attuale tecnico rossonero, Gennaro Gattuso.




Inter, le parole di Spalletti nel post partita

Luciano Spalletti, allenatore dell’Inter ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport al termine del match contro l’Udinese“La squadra ha fatto bene, si è allenata bene ed è entrata nel modo giusto, mettendo sul piano del gioco la partita, ne ha preso possesso subito. Poi ha fatto anche gol, bisogna farle i complimenti oggi. Due vittorie non bastano per la matematica? Dico quello che fa comodo a me. Ausilio è uno attento, si fa trovare pronto. Anticipa le situazioni, io ho un altro ruolo, che è quello di finire bene. La squadra è cresciuta nell’ultimo periodo, dobbiamo fare quello che abbiamo fatto oggi anche nelle prossime partite. Nel secondo tempo abbiamo perso qualche pallone di troppo, tornando indietro al nostro difetto, di non essere sempre uguali. Noi siamo così, non dobbiamo essere condizionati, noi siamo quelli lì”.

“Inter senza Icardi? Dipende da chi lo sostituirebbe, è un top player, è un finalizzatore eccezionale. Ha qualità per il gol, sa dove passa la palla, non la va a rincorrere. Sa dove mettersi a capanno per aspettarla, per quel compito lì è il più forte che abbia allenato. Ci vorrebbe di più sul fatto della partecipazione alla manovra, sulla costruzione. Ci si può lavorare, lui ci sta attento e l’ha fatto vedere in questo periodo. Dentro l’area di rigore è micidiale”.

“Il mio futuro? Io non credo niente e non chiedo niente. La dimostrazione di oggi è un’indicazione importante per il futuro dell’Inter. Dobbiamo dare seguito a una forza evidenziata nell’ultimo periodo, ad una mentalità. Essere sempre uguali fa la differenza, se giochi in una squadra normale a volte puoi abbassare e concedere che gli altri si inseriscano, se giochi nell’Inter i cali devono essere numerati, pochissimi. Sennò non si colma la differenza con le prime della classe. La squadra mi sembra cresciuta, non vado a raccontarle delle favole. Quando dici bugie o falsifichi quello che è l’andamento i giocatori ti sgamano subito e diventi ridicolo. A inizio anno abbiamo vinto tante partite, ma questa squadra è cresciuta. Abbiamo giocato un buon calcio, ho sentito tantissimi applausi degli interisti, che hanno visto i calciatori forti. Sanno valutare se una squadra ha un comportamento di quel livello. Oggi avevamo un centrocampo tutto tecnico, era un piccolo vantaggio. Brozovic, Rafinha e Borja hanno la possibilità di un triangolo stretto, di fare possesso anche nel traffico”.




Inter vs Juventus: i migliori undici della loro storia a confronto

Inter-Juventus, il derby d’Italia; questa sfida, nel corso degli anni, ha sempre regalato grandi emozioni. Sabato sera, nella cornice di San Siro, si deciderà il futuro di entrambe le squadre. I nerazzurri, in corsa per un posto nella prossima Champions League, devono vincere per non perdere terreno da Roma e Lazio; i ragazzi di Allegri, invece, sono obbligati a fare risultato se vogliono mantenere il punto di vantaggio sul Napoli. Saranno i nerazzurri di Handanovic, Skrniar, Icardi e Perisic o i bianconeri di Buffon, Benatia, Pjanic e Higuain ad aggiudicarsi il derby d’Italia? In attesa di capire chi sarà decisivo, andiamo a scoprire i migliori undici nella storia delle due compagini.

Inter, 4-3-3

In porta ci sembra doveroso inserire Julio Cesar; il portiere brasiliano è uno dei simboli dell’Inter del triplete. In quella stagione fantastica, “l’acchiappasogni” (così veniva soprannominato dai tifosi nerazzurri) giocò della gare eccezionali tra cui la semifinale di ritorno di Champions contro il Barcellona. Reattivo tra i pali, fortissimo nelle uscite, leader nel guidare la linea difensiva: Julio Cesar rappresentava una vera e propria garanzia. Possiamo dire, senza dubbio, che è lui il miglior portiere dell’Inter. Davanti al brasiliano inseriamo, da destra a sinistra, Zanetti, Bergomi, Samuel, Burgnich. Una difesa completa: la corsa del Tractor, capitano dell’ultima Inter vincente; la tecnica dello Zio (uno dei centrali più forti della storia del calcio, non solo dell’Inter), la forza del muro (The Wall) e la roccia friulana, giocatore simbolo della grande Inter di Helenio Herrera. Davanti la difesa non possiamo non inserire Gabriele Oriali, il mediano per eccellenza; nerazzurro dal 1970 al 1983, ha portato nella bacheca di San Siro due scudetti e due coppa Italia. A completare il centrocampo ci sono Sandro Mazzola e Wesley Sneijder; il primo, mezzala offensiva, ha lasciato un grande ricordo grazie a quattro scudetti, due Coppe Campioni e due Coppe Intercontinentali. L’Olandese, invece, fa parte dell’Inter del triplete; grazie alla sua immensa tecnica si rivela decisivo con goal ed assist in una stagione, per i nerazzurri, impossibile da dimenticare. In attacco? Nel tridente offensivo troviamo Ronaldo, Eto’o e Milito. Il primo, considerato più forte del giocatore che milita attualmente nel Real Madrid, arriva dal Barcellona; disputa una prima stagione da fenomeno. Il problema? Gli infortuni che limiteranno le potenzialità di un attaccante straordinario. Gli altri due, Eto’o e Milito, sono gli eroi del 2009-2010. Goal, assist e giocate da favola regalano ai tifosi nerazzurri una stagione da padroni assoluti.

Ricapitolando, la miglior Inter scende in campo con un 4-3-3: Julio Cesar; Zanetti, Bergomi, Samuel, Burgnich; Oriali, Mazzola, Snejder; Ronaldo, Milito, Eto’o.

Juventus, 3-4-3

La Juventus come risponde? In porta, ovviamente, Buffon. Simbolo bianconero, è stato ed è ancora uno dei portieri più forti del mondo; nonostante l’età ci regala ancora degli interventi fuori dal comune. Nessuno meglio di lui potrebbe difendere i pali della top 11 juventina. La difesa, a tre, è composta da Chiellini, Cannavaro e Thuram. Penso che ci sia veramente poco da dire su questi tre fenomeni del reparto arretrato; tutti, in diverse epoche, sono stati dei veri e propri simboli per la Vecchia Signora che ha sempre avuto nella difesa un settore piuttosto affidabile. Una squadra vincente ha un centrocampo forte; la Juventus, nella sua lunga storia, ha avuto in questo ruolo dei veri e propri campioni; nella nostra top 11 abbiamo scelto di inserire Nedved, Zidane, Pirlo e Platini. Un mix impressionante di tecnica, qualità ed intelligenza calcistica. Quattro interpreti di primo livello per un reparto superiore, probabilmente, anche al terzetto Kroos-Modric-Casemiro. A chi l’arduo compito di segnare? Nomi di primo livello in una formazione che potrebbe tranquillamente vincere la Champions League (per la felicità del popolo bianconero); gli attaccanti che abbiamo scelto sono Del Piero, Trezeguet e Roberto Baggio. Un tridente completo con due giocatori di altissima qualità ed una punta che, in area di rigore, sapeva perfettamente come muoversi.

Ricapitolando, la miglior Juventus scende in campo con un 3-4-3:  Buffon; Chiellini, Cannavaro, Thuram; Nedved, Zidane, Pirlo, Platini; Del Piero, Trezeguet, Roberto Baggio.

Chi vincerebbe tra queste due squadre? Non lo possiamo sapere ma di certo verrebbe fuori una grandissima partita, la stessa che ci auguriamo di vedere nel match di sabato sera. Un derby d’Italia decisivo per il finale di stagione.




Juventus nella storia? Ecco i 5 cicli più vincenti nella storia della Serie A

Spesso ce lo si dimentica, oppure quando una squadra è forte lo si da per scontato, ma i cicli nel calcio sono una cosa davvero rara, soprattutto nel contesto moderno. E’ difficile che una squadra vinca per molti anni consecutivi, imponendosi sia a livello nazionale che internazionale: le uniche eccezioni sono il Real Madrid degli anni ’50 (vincitore di 5 Coppe dei Campioni), il Barcellona del periodo 2004-2011 (che nel giro di sette anni ha vinto 5 campionati e 3 Champions League) e il Liverpool degli anni ‘70-’80 (capace di vincere 4 Coppe dei Campioni, di cui due consecutive nel 1977 e nel 1978). Oltre a queste rarità, sembra che il canovaccio a ripetersi con più frequenza sia quello legato alla costruzione di periodi vincenti, che però terminano con una vittoria in ambito internazionale (vedi ad esempio l’Inter del post-Triplete). Questo però non è il caso della Juventus, o meglio non ancora, ma per un semplice motivo: alla squadra bianconera manca il trionfo in ambito europeo, che equivarrebbe a significare la vera e propria ciliegina sulla torta. La Vecchia Signora ha costruito un ciclo iniziato con Antonio Conte l’11 settembre del 2011, con la vittoria per 4-1 contro il Parma allo Juventus Stadium (ora denominato Allianz Stadium), e che avrebbe portato alla vittoria di 3 scudetti e di 2 Supercoppe Italia. Una volta dimessosi il tecnico leccese, sulla panchina juventina è arrivato Massimiliano Allegri, che ha vinto altri 3 scudetti consecutivi, 3 Coppe Italia e 1 Supercoppa italiana, sfiorando l’Europa per ben due volte nell’arco di tre anni. Adesso la squadra di Torino sembra destinata a vincere il suo settimo scudetto di fila, con una quarta finale consecutiva di Coppa Italia da giocare e con la possibilità di scrivere la storia: ma è già successo in Italia di poter assistere a dei cicli calcistici così duraturi? Ovviamente sì, e noi di RadioGoal24 vi proponiamo di seguito i cinque cicli più vincenti nella storia della Serie A.

Torino fine anni ’42-’48 (il Grande Toro)

Il Grande Torino ha rappresentato ciò che nessun’altra squadra italiana potrà mai fare: il nostro paese era reduce da una guerra persa, aveva poca credibilità agli occhi del mondo e sono state le imprese dei nostri campioni a risollevare l’orgoglio patriottico, come quelle di Bartali, Coppi, della Ferrari e appunto del Grande Toro. La squadra granata ha avuto l’onore di possedere in rosa giocatori come Mazzola, Loik, Ossola e Menti, che insieme ad altri compagni hanno contribuito a realizzare un totale di 408 reti segnate nel quinquennio dei 5 scudetti consecutivi e della Coppa Italia. La vittoria casalinga più netta è stata quella della stagione 1947-1948, con il 10-0 sull’Alessandria, mentre la trasferta più significativa è arrivata contro la Roma nella stagione 1945-1946, con un netto 0-7. Altri tempi, altro calcio, ma il Torino di quel tempo si è proclamato davvero un club formidabile, una vera e propria squadra son la “s” maiuscola. Il Grande Toro ha anche rappresentato per anni un forte blocco della nazionale italiana, tanto che a fine aprile del 1949 i giocatori dovevano prepararsi per la sfida contro il Portogallo e, per farlo, sono partiti per Lisbona, dove hanno disputato la loro ultima gara contro il Benfica: al ritorno dalla capitale portoghese infatti, il 4 maggio del 1989, l’aereo che trasportava la squadra granata ha trovato una fitta nebbia nei pressi di Torino e a causa della scarsa visibilità è andato fuori rotta, schiantandosi contro i muraglioni di sostegno del giardino della Basilica di Superga uccidendo tutti i passeggeri. Fu quindi un disastro aereo che spezzò quel sogno, quello spirito vincente, che però resterà per sempre nella storia del calcio italiano e mondiale.

Milan anni ’90 (Sacchi-Capello)

L’arrivo di Silvio Berlusconi nel 1986 ha sicuramente cambiato le cose in casa Milan: l’ex presidente ha infatti ringiovanito la rosa ed ha cominciato a porre le basi per creare un ciclo vincente. Dopo gli arrivi di giocatori importanti come Donadoni e Galli, nel 1987 è stato cambiato anche l’allenatore e si è seduto sulla panchina rossonera Arrigo Sacchi, che nella stagione precedente con il Parma aveva eliminato il Milan dalla Coppa Italia. Nel corso degli anni sono continuati ad arrivare campioni: nella stagione 1987-1988 sono stati acquistati Ancelotti e i due olandesi Gullit e Van Basten, a cui nel 1989 se ne è aggiunto un terzo, Frank Rijkaard. Il trio olandese è stato il principale protagonista dei successi dei rossoneri a cavallo tra gli anni 1980 e 1990, che hanno portato il club di via Turati a vincere 1 campionato, 1 Supercoppa italiana, 2 Champions League, 2 Supercoppe Uefa e 2 Coppe Intercontinentali. Dopo quattro stagioni gloriose che hanno portato i rossoneri a guadagnarsi il soprannome di Immortali, nel 1990 Sacchi ha lasciato il Milan per diventare commissario tecnico della nazionale italiana, ed ha preso il suo posto Fabio Capello. Fuori dalle coppe a causa della squalifica rimediata l’anno prima nella partita contro il Marsiglia, la squadra dell’allenatore friulano è riuscita a vincere il campionato della stagione 1991-1992 senza troppi problemi, segnando 74 goal e subendone 21: a questo successo in Serie A se ne sono aggiunti altri tre, arrivati consecutivamente tra il 1993 ed il 1996. Nel 1994 inoltre i rossoneri sono riusciti a vincere anche la Champions League, battendo il Barcellona nella finale di Atene per 4-0: da sottolineare che all’inizio di quella stagione erano arrivati gli addii di Gullit ed Evani (passati alla Sampdoria) e di Rijkaard (ritornato all’Ajax).

Inter (epoca Mancini e Mourinho)

L’Inter vincente di Mancini è sicuramente figlia di Calciopoli: come ben sappiamo, la Juventus nel 2006 è stata retrocessa in Serie B, e a Milano sono arrivati proprio due ex giocatori bianconeri,  Ibrahimovic e Vieira. Da qui l’Inter è partita per costruire il suo ciclo vincente, tanto che successivamente sono arrivati calciatori di livello come Eto’o, Snejider e Milito. Ma andiamo per ordine: il 2006 è iniziato come l’anno precedente, ovvero con la vittoria in Supercoppa italiana contro la Roma (battuta 4-3), e si è concluso con il trionfo del quindicesimo scudetto. L’unico trofeo che iniziava a mancare era la Champions League, vinta l’ultima volta nel 1965, ma nel 2007 e nel 2008 l’Inter viene eliminata rispettivamente prima dal Valencia e poi dal Liverpool. La disfatta contro i Reds è quella che ha portato all’addio di Mancini, che nella stessa sera della conferenza stampa post-gara, l’11 maggio 2008, si è auto-esonerato da allenatore, per poi tornare sui propri passi ed essere allontanato ufficialmente dalla società il 29 maggio. Il 2 giugno 2008 viene ufficializzato sulla panchina dell’Inter José Mourinho, che ha quindi avuto un’eredità pesante da portare avanti: in quattro anni Mancini ha vinto 3 campionati, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe italiane. Il 24 agosto del 2008 è arrivato il primo successo del tecnico portoghese sulla panchina nerazzurra, battendo in finale ancora una volta la Roma, ma non si è certo fermato lì: in due anni è riuscito a vincere 5 trofei, tra cui 2 scudetti, 1 Coppa Italia, 1 Champions League ed 1 Supercoppa Italia, portando la società dell’ex presidente Moratti ad ottenere la massima consacrazione sia in Italia che in Europa.

 

 

 

 

 




Inter… e se il problema fosse Spalletti?

Nel mondo del calcio ci sono due aspetti astratti che difficilmente sono applicabili, la fortuna e le coincidenze. Per quanto l’imprevedibile sia sempre dietro l’angolo, ci sono segnali e momenti che riconducono spesso sempre allo stesso risultato. Parliamo proprio di coincidenze se andiamo a valutare il momento dell’Inter di Luciano Spalletti.

Un problema di risultati…

 

 

Dove sta la coincidenza? La Roma del tecnico di Certaldo ha avuto in questo stesso periodo la scorsa stagione, gli stessi identici dubbi che sorgono sulla formazione nerazzura, escludendo anche questa volta le colpe dell’allenatore. Ma come si dice, due indizi fanno una prova:  non è forse il tempo di dire due paroline sullo Spalletti nerazzurro? Partiamo dai risultati, problema principale di questa Inter. La sconfitta con il Torino e il pareggio con l’Atalanta hanno messo in evidenza ancora una volta le grosse difficoltà ad essere decisivi nei momenti focali della partita, in particolare nella finalizzazione. Nelle ultime 5 partite lue due vittorie importanti con Samp ed Hellas  sono state immediatamente smentite dalle tre non vittorie, Derby di Milano compreso. Questione di uomini, secondo stampa e tifo: una squadra non all’altezza.

…di gestione della rosa…

Probabile che la rosa non sia pronta ma è anche vero che arrivati al 16 Aprile non si può non osservare che Spalletti non abbia ancora trovato la quadratura del cerchio. Chi è il trequartista titolare dell’Inter? Qual è la posizione di Borja Valero? Chi è il titolare tra i terzini? Perché Ranocchia viene preferito a Lisandro Lopez come prima riserva? Perché Karamoh è stato utilizzato sempre meno? Che fine ha fatto Dalbert? Tante domande che trovano risposta nel passato di Luciano Spalletti. A Roma la scorsa stagione si discuteva della rosa troppo corta, parole dello stesso tecnico, avallate dai più. Ma se vogliamo essere pignoli e capziosi è molto facile andare a vedere che la panchina giallorossa era ricca di giocatori che in realtà non piacevano al tecnico e che non ha saputo valorizzare: Gerson non è certamente un titolare, ma dal non giocare affatto al poter fare una grande gara a Stanford Bridge ce ne passa; Paredes, giocatore ceduto a quasi 30 milioni e che sta facendo le fortune dello Zenit; Perotti, sempre meno utilizzato nell’ultima parte di stagione da Spalletti, attualmente punto fermo della squadra giallorossa; Grenier, arrivato a Gennaio, utilizzato solo 6 volte, gare in cui ha sfoderato prestazioni ottime, ma mai valutato; Mario Rui, su di lui si può dire che non fosse pronto per l’infortunio e per l’esplosione di Palmieri, ma stiamo comunque parlando di un giocatore fortemente voluto da Spalletti che ha giocato solo 5 gare; infine capitolo Totti, roba da un articolo a parte, senza fare retorica, un giocatore offensivo che crea statisticamente una occasione da rete al minuto, non può essere considerato come l’ultimo degli ultimi. Dopo questo flashback torniamo all’attualità. Il cambio modulo di Bergamo ha proposto Santon e Cancelo alti con D’Ambrosio nei tre dietro, con Perisic e Rafinha alle spalle di Icardi: idea buona ma con gli interpreti sbagliati; Santon in posizione alta si pone in grossa difficoltà, soffrendo l’uno contro uno sia palla al piede che in fase difensiva; D’Amborsio non può fare il centrale, non è abituato al ruolo; manca un difensore che sappia impostare, fondamentale in una difesa a tre; Perisic diventa si più pericoloso ma meno fruttuoso nella manovra, cosa che ne ha sempre fatto un’arma in più; Icardi si trova a dover giocare lontano dall’area di rigore ed infatti non ha trovato la possibilità di andare in goal; Candreva non utilizzato in una gara da vincere lascia abbastanza perplessi, una giocata può cambiare la partita.

… e di comunicazione.

 

Oltre ai discorsi di campo c’è un altro aspetto di Spalletti che lo accomuna molto alla crisi romana, la comunicazione. Che Spalletti sia spesso sopra le righe nelle dichiarazioni lo sappiamo. ma allo stesso tempo, quanto può influire sulla squadra e sull’ambiente?  Alcune dichiarazioni sia a Roma che a Milano possono dare l’impressione di voler fare del banale “scarica barile”, partendo dalla situazione Totti, capro espiatorio ufficiale della stagione 2016-17, arrivando al mercato e alle promesse ricevute in questa nuova stagione nerazzurra. Presentarsi con una frase come “devono ridarmi quello che ho lasciato perché io per allenare l’Inter ho lasciato la Champions League e loro me la devono ridare”, detta in fase di presentazione, può dare due segnali, quello di caricare l’ambiente verso l’obiettivo, o quello di accrescere il proprio ego ed elevarlo al di sopra dei vari fattori che possono portare ad un obiettivo. Rileggendo ad ora le parole non possiamo incolpare solo i giocatori, la Champions va meritata ed i giocatori vanno valorizzati, sono diamanti grezzi che solo l’allenatore può sgrezzare e nulla è dovuto al singolo, come quando da bravi tifosi da bar ce la prendiamo con i giocatori che chiedono aumenti di contratto senza rendere al massimo.

In conclusione possiamo dire che l’Inter ha tanti problemi ma Spalletti non può escludersene ed anzi, il suo tentativo di farlo può destabilizzare un ambiente che da troppi anni attende un ritorno vero e proprio tra le grandi e la fiducia in Spalletti è tanta; sta a lui non tradirla, sempre se già non sia accaduto.

 




De Vrij all’Inter: ecco i 5 migliori trasferimenti dalla Lazio ai nerazzurri

Secondo i maggiori quotidiani sportivi italiani, l’Inter avrebbe raggiunto nella giornata di ieri l’accordo con Stefan de Vrij, difensore centrale in scadenza con la Lazio. Sabatini a Ausilio hanno raggiunto l’intesa con l’entourage dell’olandese su una base di un accordo quinquennale da 4,2 milioni di euro più bonus a stagione. I nerazzurri hanno così battutto la concorrenza di Barcellona e Manchester City, e il 26enne andrà a far coppia con Skriniar nella prossima stagione, con Miranda a fare da chioccia. Andiamo a scoprire quali sono stati i migliori trasferimenti di mercato degli ultimi anni dalla Lazio all’Inter.

Christian Vieri 99/00

Bobo Vieri è stato il primo giocatore che nel nuovo millennio ha percorso la tratta Roma-Milano. Il bomber della nazionale è stato acquistato dal presidente Moratti per la spettacolare cifra di 100 miliardi di lire (circa 47 milioni di euro), un’investimento che ha dato molti frutti: il 44enne ha giocato con la maglia nerazzurra per sei stagioni, collezionando 123 goal in 190 presenze. L’unico rammarico è non aver vinto nemmeno un titolo con quei colori, nonostante la coppia d’attacco con Ronaldo fosse sulla carta una delle più forti di tutti i tempi.

Hernan Crespo 02/03

Arrivato a Milano l’ultimo giorno di mercato, l’argentino doveva essere il sostituto di Ronaldo, partito alla volta di Madrid. Dopo la prima stagione poco fortunata, e una parentesi al Chelsea e al Milan, l’ex giocatore del Parma è riuscito a segnare 45 reti in 116 presenze. Non può essere considerato un flop, ma tenendo di conto della cifra spesa da Moratti (ben 37 milioni di euro), il rendimento di Hernan Crespo è stato inferiore alle aspettative. Con la maglia nerazzurra ha vinto 3 Scudetti e 4 Supercoppe Italiane.

Dejan Stankovic 03/04

Nel mercato invernale del 2004, per 4 milioni di euro più un certo Goran Pandev, arrivò Dejan Stankovic sotto richiesta di Alberto Zaccheroni. Il centrocampista serbo ha fatto le fortune di molti allenatori all’Inter, fino al ritiro nell’estate del 2013. L’attuale 39enne è stato protagonista di molte vittorie, tra cui quella del Triplete con Mourinho: nel suo palmarès nerazzurro troviamo una Champions League, 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe e un Mondiale per Club. Le sue 326 presenze e i suoi 42 goal sono un lieto ricordo per ogni tifoso nerazzurro.

Sinisa Mihajlovic 04/05

Nell’estate del 2004, l’allora 35enne Sinisa Mihajlovic, passò a parametro zero dalla Lazio all’Inter, dove vi rimase fino al 2006, anno del suo ritiro dal calcio giocato. La storia d’amore è continuata negli anni successivi, con il serbo nei panni di vice allenatore di Roberto Mancini. Il difensore mancino ha chiuso la carriera con 43 presenze e 6 reti con la maglia nerazzurra. Memorabile il “pari o dispari” con Adriano per decidere chi dovesse battere un calcio di punizione.

Goran Pandev 09/10

L’ultimo grande acquisto risale al gennaio del 2010, quando Goran Pandev riuscì a liberarsi del contratto con la Lazio di Lotito per approdare, non senza polemiche burocratiche tra le due società, alla corte di Mourinho. Alla vincita del Triplete ha contribuito anche il macedone che, alternandosi con il giovane Balotteli, è risultato decisivo per il raggiungimento dello storico traguardo. L’attuale attaccante del Genoa ha chiuso gli anni in nerazzurro con 69 presenze, 8 reti segnate, una Champions League, uno Scudetto, 2 Coppe Italia, una Supercoppa e un Mondiale per Club. Ricordiamo che il passaggio all’Inter è stato un ritorno per il macedone, che si è calcisticamente formato nelle giovanili della società milanese.




Sampdoria-Inter: probabili formazioni, radiocronaca e dove vederla in tv e streaming

I match della domenica, validi per la 29° giornata di Serie A, saranno aperti dalla sfida delle 12.30 tra Sampdoria e Inter. I blucerchiati arrivano da una pesante sconfitta rimediata per 4-1 in casa del Crotone, costata tre punti di distanza dal Milan al 6° posto. Momento di ripresa per l’Inter che, dopo la vittoria sul Benevento, ha fermato sullo 0-0 il Napoli di Sarri ed è in piena corsa alla zona Champions League.

Le probabili formazioni di Sampdoria-Inter

Giampaolo dovrà fare a meno dello squalificato Linetty, che verrà sostituito dal rientrante Praet, titolare dopo due mesi di assenza. Qualche dubbio sulla condizione di Bereszynski e Sala, anche se il polacco dovrebbe giocare dal 1′. Confermato Ramirez dietro le punte. Solito dilemma a centrocampo per Spalletti, che sembra intenzionato a confermare Gagliardini e Brozovic, mentre si prospetta una panchina per Rafinha. In attacco, confermato il capitano Icardi.

Probabile formazione Sampdoria (4-3-1-2): Viviano; Bereszynski, Silvestre, Ferrari, Murru; Barreto, Torreira, Praet; Ramirez; Quagliarella, Zapata. Allenatore: Giampaolo
Probabile formazione Inter (4-2-3-1): Handanovic; Cancelo, Skriniar, Miranda, D’Ambrosio; Gagliardini, Vecino; Perisic, Brozovic, Candreva; Icardi. Allenatore: Spalletti

Radiocronaca Sampdoria-Inter

La radiocronaca di Sampdoria-Inter verrà trasmessa da RadioGoal24 sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle 12.15.

Dove vedere in TV e streaming Sampdoria-Inter

La gara verrà trasmessa in differita sui canali a pagamento di Sky e Mediaset Premium. Per chi, invece, vorrà vedere la gara in streaming potrà usufruire del servizio offerto dalle applicazioni Sky Go e Premium Play.




Inter, la parabola discendente. La stagione nerazzurra vista dalle dichiarazioni di Spalletti

“Se sono più tranquillo per l’obiettivo Champions dopo questo risultato? In certi momenti abbiamo la faccia tosta di esserci con intensità, in altri lasciamo palla agli avversari, non riusciamo ad avere continuità, non so cosa succederà nella prossima partita. Io non sono convinto che l’Inter abbia tutta quella qualità di cui si parla, per andare a giocare nella metà campo avversaria servono certe doti. Noi abbiamo fatto un pessimo periodo, ma in generale non abbiamo mai giocato un grandissimo calcio.”

Con queste dichiarazioni, Luciano Spalletti ha scosso l’ambiente dell’Inter dopo il pareggio per 0-0 contro il Napoli. Cosa avrà voluto dire l’allenatore? Voleva spronare la squadra o criticare velatamente (ma nemmeno troppo) la società nerazzurra? Proviamo a ripercorrere le tappe della stagione tramite le parole del mister di Certaldo.

Conferenza stampa al termine del match Napoli-Inter 21/10/17

L’Inter si presenta allo scontro contro il Napoli da imbattuta e seconda in classifica, dietro solo agli Azzurri. Il match termina 0-0, con una prestazione della squadra di Sarri nettamente superiore a quella vista allo stadio San Siro nel match di ritorno.
“Oggi abbiamo fatto una buonissima partita, che poteva essere giocata anche meglio. A questi calciatori vanno fatti i complimenti. Continuano a dirci che siamo fortunati, ma la vera fortuna per me è allenare questi calciatori. Pian piano ve ne accorgerete…Sanno fare il loro mestiere, sanno dove vogliono andare e oggi sono venuti qui a giocare una buonissima partita. Inter da scudetto? Noi ci sentiamo forti, ma abbiamo ancora molto da crescere: dobbiamo guardare partita dopo partita”

L’allenatore dell’Inter, nonostante i suoi abbiano giocato oggettivamente a un livello inferiore di quello visto domenica scorsa, è sembrato soddisfatto della prestazione di squadra. Probabilmente, era convinto che, con il passare del tempo, i giocatori avrebbero continuato ad avere una crescita esponenziale, come si era potuto osservare nei primi due mesi di gestione spallettiana.

Conferenza stampa prima del match Juventus-Inter 09/12/17

“Ora abbiamo una precisa identità e sappiamo che possiamo competere a questi livelli. Per raggiungere i nostri obiettivi serviranno tanti punti e ogni partita deve essere l’occasione per portarne a casa. Ecco perché andiamo a Torino per vincere.”

E al termine della partita, finita 0-0: “Vedo molti dispiaciuti per questa prima sconfitta che tarda ad arrivare come se pensassero che sia un incantesimo da spezzare per far tornare nuovamente il cigno un brutto anatroccolo… Sappiamo però che per adesso la fiaba è un’altra. E’ quella in cui sono i gufi a diventare colombe. Noi siamo passati da quelli che c’avevano culo a quelli che devono vincere il campionato. Le due cose non vanno d’accordo.”

Parole forte quelle del tecnico toscano, quasi l’antitesi di quelle rilasciate domenica sera dopo lo 0-0 con i partenopei. Dichiarazioni anche comprensibili, considerando che dopo la sfida con i bianconeri, l’Inter è rimasta alla testa della classifica, conquistata la giornata precedente grazie proprio alla Juventus, vincente in casa del Napoli. Con il senno di poi, sono state affermazioni azzardate?

Al termine del match contro il Pordenone in Coppa Italia, vinto solamente ai rigori, Spalletti ‘attacca’ la società, rea di creare aspettative troppo alte. Dopo quella partita, inizierà la crisi dell’Inter:
“Secondo me bisogna fare attenzione, credo che fino a quando la società non presenterà le vere intenzioni che ha, su come agire in questo mercato, dovremmo fare tutti un po’ di silenzio. Creare quelle aspettative che si sono create prima dell’inizio del campionato, avere la sfiducia che c’era in base ai nomi di cui si era parlato, non fa bene ai tifosi, ai calciatori, all’Inter e ai risultati. Di conseguenza se mi chiedete chi voglio, ve li dico. Voglio Segio Ramos, Iniesta e Sanchez. Quelli che hanno pedalato fino ad ora hanno portato primi in classifica l’Inter, ci vuole rispetto”. (15/10/17)

L’ultima frase del 59enne è emblematica.

Dopo la crisi nerazzurra, decorata da 3 sconfitte e 5 pareggi consecutivi, Spalletti attacca un’altra volta i dirigenti nerazurri
“Consiglierei al presidente di creare una terza squadra, quella virtuale da far allenare ai dirigenti. Prenderemo provvedimenti fra di noi, ne parlerò col presidente. Perché poi dentro lo spogliatoio ci sono io. Siamo terzi e si parla di rivoluzione. Se scrivete dei nomi, vuol dire che qualcuno ve li dice.” (16/02/17)

Nelle dichiarazioni dell’allenatore è impossibile non notare una parabola discendete, che si frantuma al suolo con le aperte critiche dei mister ai giocatori, risalenti a qualche giorno fa. Spalletti, dal difendere società e squadra, ha screditato prima la società, e poi anche la squadra. Semplice sfogo del momento, o dichiarazioni mirate ha spronare e correggere il comportamento della società e le motivazioni dei giocatori? L’ex allenatore della Roma ha perso la pazienza o ha voluto dare un segnale forte, per far invertire la rotta di tutta l’Inter, facendo capire che non è così che si costruisce una grande squadra?
In un momento decisivo della stagione, a dieci giornate dal termine del campionato e con una corsa Champions più accesa che mai, è difficile trovare una spiegazione non tanto alle parole di Spalletti (più che comprensibili), ma del perchè abbia volute sputarle fuori adesso, soprattutto dopo un match in cui l’Inter non ha concesso nemmeno un tiro in porta a una squadra come il Napoli. Sicuramente, avrà avuto le sue buone ragioni.