Gasperini: “Bergamo ha sofferto, è il momento di farla sorridere di nuovo”

Gasperini: “Bergamo ha sofferto, è il momento di farla sorridere di nuovo”

Gian Piero Gasperini, tecnico della strepitosa Atalanta che sta facendo impazzire l’Europa e la Serie A, ha rilasciato una lunga e bella intervista al The Guardian. Nel corso della chiacchierata Gasperini ha parlato di Bergamo, della sua Atalanta, dei club allenati nella sua carriera, dei ragazzi lanciati in Serie A, del suo modo di vedere il calcio, delle emozioni che regala giocare la Champions League e molto altro. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Come motiva i suoi ragazzi?

Una delle ultime volte ho inviato ai ragazzi una frase di Michael Jordan: “Ventisei volte mi sono preso il tiro finale e non ci sono riuscito. Ho fallito tante volte nella mia vita ed è per questo che alla fine riesco in quello che voglio”. Ma la cosa migliore che ho fatto è quella di aver attaccato nello spogliatoio una foto di un branco di lupi: ci sono lupi nella parte anteriore, al centro e in fondo al gruppo. Quelli in primo piano impostano il ritmo, quelli in fondo sono i più forti e quelli al centro vivono protetti dagli altri. L’ultimo è il capo che si assicura che nessuno venga lasciato indietro. Il messaggio è che il leader non si limita alla prima linea: si prende cura della squadra e questo è quello che voglio dai miei giocatori“.

Come ha fatto a trasformare l’Atalanta in una delle squadre più divertenti al mondo?
Per darvi un’idea utilizzerò un proverbio cinese del 500 a.c.: “La difesa ti rende invincibile, ma se vuoi vincere, devi attaccare”. Questo riassume lo spirito e la mentalità che voglio che abbia la mia squadra. Ma che anche qualcos’altro di importante: l’identità che crei in una squadra deve essere sempre rafforzata. Devi crescere e migliorare, giorno dopo giorno, perché se non migliora, hai finito. Chi si ferma, è perduto“.

I suoi allenamenti sono diventati famosi per intensità e fatica.
Durante l’allenamento i miei giocatori devono lottare. Quelli che non sono abituati a lavorare sodo mi spaventano. Dalla lotta nascono le vittorie. Se non corri in allenamento, allora non corri neanche in partita. Poi ovviamente è importante anche divertirsi in allenamento perché da questo deriva lo stile del gioco e la qualità di esso“.

Gomez, Ilicic, De Roon, Gosens e tanti altri hanno raggiunto il miglior momento di forma delle rispettive carriere. Come ci è riuscito?
C’è un segreto: quando raggiungi la maturità necessaria per capire che il duro lavoro porta a risultati, non senti più la stanchezza. Non perdiamo di vista il fatto che i calciatori non si allenano duramente come tanti atleti di quasi tutte le altre discipline, dove gli allenamenti sono più duri e intensi. I miei giocatori devono ricordarsi questo e dare sempre di più. Non abbiamo mai avuto i mezzi per grandi investimenti, quindi abbiamo dovuto trovare giovani giocatori in giro per l’Europa che avessero la stessa filosofia. Capaci di adattarsi al nostro stile di gioco, di prendere la mentalità offensiva della squadra e che fossero disponibili a lavorare sodo. Chi ci crede è uno di noi, quelli che hanno paura, se ne vanno“.

Gomez una volta ha detto che con lei la partita è come un giorno libero, cosa ne pensa?
Stiamo parlando di un giocatore straordinario, che prima di oggi non ha mai raggiunto il massimo dal proprio potenziale perché non si allenava bene. Quando ha iniziato ad allenarsi meglio, ha alzato il suo livello ed è diventato uno dei più forti d’Europa. Ha perso tempo perché è l’allenamento che ti rende un campione: lui ha sempre avuto tutto per diventarlo“.

E Ilicic?
Lo chiamavamo “la nonna” perché era sempre gentile con tutti. Abbiamo dovuto convincerlo ad aumentare gli sforzi in allenamento. Gli mancava quello scatto mentale necessario che poi ha fatto trasformandolo da “nonna” in “professore”. Si è reso conto che ogni sessione di allenamento può essere divertente e da quel momento è rinato. 5 gol in Champions in questa stagione sono un record straordinario“.

L’addio all’Inter l’ha portata a uno dei momenti migliori della sua carriera.
Ero appena stato licenziato perché non avevo la stessa visione della dirigenza. Ho ricevuto un bellissimo messaggio da Guardiola che mi disse che voleva incontrarmi e voleva farmi assistere agli allenamenti del Barcellona. E’ stato un momento molto difficile della mia carriera e ricevere il suo supporto mi ha fatto capire che tipo di persona sia. Mi ha reso felice“.

Il suo modo di interpretare il calcio ebbe dei problemi all’inizio dell’esperienza con l’Atalanta.
Ho deciso di percorrere questa strada e lo farò fino alla fine. Sono pronto a rischiare tutto perché credo in quello che faccio. Abbiamo lanciato giocatori come Caldara, Gagliardini, Petagna, Conti e altri giocatori che avevano pochissime partite in Serie A. La vittoria contro il Napoli fu l’inizio della nostra crescita, l’inizio di questa bella storia“.

La scelta di lavorare con i giovani l’ha premiata.
Fin da subito ho voluto lavorare con i giovani. Bergamo viene considerata una città molto produttiva, dove il lavoro è fondamentale. Volevo un progetto composto da giovani che preferibilmente fossero cresciuti nel vivaio. Per troppo tempo la spina dorsale della squadra era stata vecchia, quindi ho cercato di evitare la retrocessione con un metodo diverso: avere piena fiducia nei giovani facendoli crescere dando la priorità alla qualità“.

Ai suoi calciatori è arrivato a dire di seguire l’arbitro per trovare spazio, è vero?
Trovare spazio è fondamentale per un calciatore e quindi ho detto loro di seguire l’arbitro però sempre nella posizione ideale per vedere il gioco. Gomez è uno che ha capito questo consiglio alla perfezione e lo ha aiutato molto“.

Sua moglie Cristina dice che a volte si sveglia di notte e si mette a scrivere degli appunti.
Sì (ride). Con il mio computer di notte o con la lavagna, studio delle soluzioni per le partite successive e solo quando sono sicuro che possono funzionare riporto quelle idee in allenamento“.

Giocare con tre difensori era visto come difensivista e qualcuno l’ha anche accusata di esserlo all’inizio, poi cosa è successo?
Sono orgoglioso di questa scelta. Molti anni fa provai a consigliarlo quando ero allenatore delle giovanili della Juventus e mi dissero che ero troppo difensivo. Ho dimostrato il contrario: i tre difensori partecipano alla corsa, sono pronti per essere coinvolti. La formazione non ha importanza, è importante con quanti giocatori attacchi o difendi. Se dovessi riassumere la mia idea della difesa, direi che non aspetterei mai un errore altrui per conquistare palla, penso che uno debba trovare il modo per attaccare l’avversario e portargli via la palla“.

Qual è la filosofia che vuole trasmettere ai suoi giocatori?
Io dico sempre o vinciamo o impariamo, non perdiamo mai. Il mio obiettivo è creare una squadra che possa dare fastidio a qualsiasi avversario. Chi gioca contro di noi deve correre molto ed essere infastidito dal nostro gioco“.

Cosa ha provato dopo che è tornato dalla trasferta di Champions contro il Valencia?
Sembrava di essere in un paese dilaniato dalla guerra. Tutto è accaduto così in fretta, in pochi giorni non si sapeva più cosa potesse succedere. Ricordo che quando arrivammo a Valencia, trovammo una città piena che festeggiava per le strade, mentre a Bergamo si parlava già di situazione critica. Ci siamo resi conto di quanto fosse cambiata la situazione in sole 48 ore. Siamo passati dall’euforia alla paura. Bergamo è stata colpita profondamente da questo terribile virus, con tanti morti e tanti malati. Non dimenticherò mai le sirene nel centro di Bergamo, per tutta la vita“.

Quando riprenderete a giocare, cosa dirà alla squadra?
Metterò l’aspetto emotivo a destra, davanti e al centro. Questi giocatori hanno tutti un legame fortissimo con la città e con i tifosi. Parlerò di emozione e sentimento: Bergamo ha sofferto molto, è il momento di farla sorridere di nuovo“.

 

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Juve, prendi Zapata. Può sostituire Higuain

Con Gonzalo Higuain sempre più vicino all’addio al termine della stagione attualmente sospesa, la Juventus si sta guardando intorno per aggiungere una punta in vista del prossimo campionato. Oltre a Milik e Icardi, ai bianconeri piace molto anche Duvan Zapata, esploso letteralmente sotto la guida di Gasperini all’Atalanta. Non solo però, perché in attacco potrebbe arrivare anche un altro rinforzo, con la Vecchia Signora che sarebbe interessata anche a riportare Stephan El Shaarawy in Italia dopo l’esperienza in Cina. A riportarlo è il sito di Sport Mediaset.

I limiti caratteriali del Pipita non hanno mai compensato completamente la sua straordinaria tecnica e capacità di essere devastante davanti alla porta. Dopo la stagione 2015-16, quando con Sarri in panchina a Napoli ottenne il bottino record di 36 gol in 35 partite di Serie A, la carriera del Pipita ha subito una lenta ma inesorabile involuzione, complice anche la frequente difficoltà nel mantenere un’adeguata forma fisica. Lo dimostrano  le mancate capacità di adattamento a Milano (sponda Milan) e Londra (sponda Chelsea) e il ricongiungimento con Sarri a Torino (oltre che allo stesso Chelsea) non è riuscito a bloccare il calo di rendimento del giocatore. Quest’anno solo 5 reti e 4 assist in 23 presenze. D’altro canto, Zapata è un attaccante in rampa di lancio (seppur non più giovanissimo), in cerca della definitiva consacrazione in una grande piazza. Ha sia gli attributi da rifinitore che da realizzatore rendendolo un interprete completo del suo ruolo. Quest’anno 11 gol e 6 assist in 15 presenze, nonostante una rottura del crociato che lo ha tenuto fermo da novembre a febbraio. La Juve sarà il suo trampolino per affermarsi come top player?

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Atalanta, Castagne nel mirino del Tottenham

Tottenham su un esterno dell’Atalanta!

Il Tottenham cerca un rinforzo a tutta fascia per l’esterno destro di José Mourinho. Lì al momento c’è Serge Aurier mentre il tecnico portoghese vorrebbe tenere full time Japhet Tanganga come primo della difesa a tre e non come fludificante. Per questo gli Spurs avrebbero messo gli occhi su Timothy Castagne dell’Atalanta. Contratto fino all’estate del 2021, il belga è uno dei giocatori che potrebbe uscire nella prossima sessione dal club di Gasperini. Non c’è solo il Tottenham, ma il club di Daniel Levy, già da tempo ha mandato segnali a Castagne manifestando il proprio interesse.

L’esterno belga, pur non ricoprendo un ruolo fondamentale al livello dei vari Ilicic, Gosens, Gomez e Zapata, è un tassello importante nello scacchiere di Gasperini: è la prima scelta in caso di indisponibilità di uno tra Hateboer (che non è più il giocatore decisivo dell’anno scorso, anzi, non ci sarebbe da stupirsi se Castagne lo scavalcasse nelle gerarchie)  e lo stesso Gosens e può giocare su entrambe le fasce. Quando viene chiamato in causa si fa sempre trovare pronto, garantendo anche partecipazione in zona gol. Quest’anno ha disputato 19 partite (spesso da subentrato) collezionando 2 gol e 2 assistSarà il nuovo esterno di Mou?

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Il Milan che Gazidis sogna con Rangnick

Il Milan che Gazidis sogna con Rangnick

Ormai Ivan Gazidis è uscito allo scoperto: vuole a tutti i costi Ralph Rangnick a capo dell’area tecnica del suo nuovo Milan. Dopo il licenziamento di Zvone Boban anche i dirigenti Maldini e Massara rischiano il siluramento e non va troppo meglio al tecnico Pioli che non sa se tra qualche mese sarà ancora l’allenatore del Milan. L’uragano Rangnick, qualora dovesse firmare coi rossoneri, si abbatterà fortissimo sul club di Via Turati pertanto una rivoluzione culturale, tecnico e tattica come non se ne vedevano da tempo.

Come si legge sulle colonne di Tuttosport, Gazidis e Rangnick avrebbero intenzione di fondare il nuovo Milan basandosi sul modello Red Bull, che ha reso celebri e competitive il Salisburgo ed il Lipsia, puntando dunque su giovani di qualità tenendo il monte ingaggi comunque tra cifre contenute. Gazidis vorrebbe Rangnick in stile allenatore-manager (alla Wenger per intenderci) ma il sessantunenne tedesco al momento sarebbe più orientato ad accettare un ruolo da capo dello scouting e dell’area tecnica, mentre per la panchina un profilo ideale sarebbe quello di Gian Piero Gasperini. L’idea del fondo Elliott sarebbe quella di creare poi una sinergia col club francese Lille, per aumentare la rete di scouting ed avere un appoggio per i calciatori da far crescere in prestito.

Il Red Bull Lipsia allenato da Nagelsmann ha un monte ingaggi di circa 70 milioni lordi ed un’età media della rosa di 23 anni e mezzo, è questo il modello che vorrebbe riproporre Ralph Rangnick al Milan; il tetto massimo d’ingaggio al RB Lipsia è di 2.5 milioni, stipendio percepito solamente dal terzino Angelino e dal trequartista Sabitzer.

Il Coronavirus ha rallentato la trattativa tra Gazidis e Rangnick, ma il Milan e il dirigente tedesco continueranno a parlare per cercare un accordo nel prossimo futuro.

 

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“Il genio ha di bello che somiglia a tutto il mondo e che nessuno gli somiglia.”
Ralf Rangnick è un po’ Wenger, un po’ Völler, un po’ Zorc e un po’ Berlusconi… è un po’ tutti, ma nessuno di questi, perché forse è la perfetta fusione tra questi uomini qui citati. Rangnick è genio calcistico a tutto tondo: giocatore, allenatore, direttore sportivo, scout e dirigente, ed è grazie a questa sua eccezionale polivalenza che si è meritato prima un posto come Head of Sport and Development Soccer del gruppo Red Bull (proprietario di numerose squadre di calcio come Salisburgo e Lipsia). I risultati ottenuti nei vari campi hanno fatto drizzare le antenne a Gazidis che ora lo vuole come manager tuttofare al Milan, dove prenderebbe il posto dei non troppo concordi Pioli, Boban, Massara e Maldini. Ne abbiamo parlato nel podcast tematico riguardante la Bundesliga.




Gasperini ha cambiato le regole: l’Atalanta è la miglior squadra italiana

L’Atalanta può cambiare il calcio italiano: perché ora alla sua filosofia ha aggiunto i risultati. Motivo per cui, in Italia, solo ora possiamo pubblicare un titolo così senza creare polemiche.

Quarto posto in campionato a poche giornate dal termine e finale di Coppa Italia: l’Atalanta va ormai considerata una realtà europea della nostra Serie A, una squadra in grado di competere per le prime posizioni. Ed essere arrivati a questo punto fa bene a tutti. Perché la Dea sta cambiando il nostro calcio nel suo momento più buio (a livello sportivo, tecnico, economico e chi più ne ha più ne metta): in un periodo in cui esiste solo una squadra, Gasperini ha tirato su un progetto straordinario fatto con stipendi e acquisti “da metà classifica”. È una di quelle squadre che ha le potenzialità per essere uno spartiacque, per definire un prima e un dopo di lei. Gasperini è certamente l’allenatore italiano più rivoluzionario degli ultimi anni (sì, anche più di Sarri). Perché l’Atalanta non ha speso cifre considerevoli, non ha mai accettato di far polemica e non si è mai dichiarata più forte di ciò che è. Lo ha semplicemente dimostrato sul campo, l’unico modo per parlare ed essere ascoltati nel calcio.
Gasperini sta tracciando una linea che deve ispirare la maggior parte dei nostri club, che vivono di poche idee e tante pressioni. L’Atalanta in Serie A è come l’Ajax in Champions: un modello per tutti. Quando si ha una programmazione valida, un allenatore capace, si punta sui giovani e (finalmente) sul bel calcio, si ha di fronte un progetto da studiare ed imitare.

Stiamo pian piano imparando che non bastano i soldi né i top player: il calcio è altro. È un gioco di squadra innanzitutto. È idee. È proporre qualcosa. È tirare in porta. È coraggio di fronte ad avversari più forti tecnicamente. L’Atalanta è la miglior squadra italiana per ciò che mostra e rappresenta. E per ciò che sta ottenendo: salute finanziaria, continuità tecnica, fiducia nei giovani e adesso anche risultati.
Tutto il campionato può e deve imparare da Gasperini e i suoi ragazzi. Sono la squadra migliore perché hanno il miglior progetto. L’acqua che serviva nel deserto del nostro calcio.




Fiorentina-Atalanta, le parole di Gasperini nel post-partita

Gasperini Fiorentina-Atalanta – L’allenatore della Viola ha commentato la prestazione della squadra dopo la vittoria casalinga contro l’Atalanta. 2-0 il risultato finale, deciso dal rigore di Veretout e dallo squillo finale di Biraghi nel recupero. Ecco le sue dichiarazioni ai microfoni in conferenza stampa:

Come giudichi la prestazione della squadra?
“La partita è stata confusa dal punto di vista tattico ma qualche opportunità l’abbiamo avuta”.

Il rigore è stato decisivo?
“Penso che la partita sia stata condizionata dall’episodio da rigore e su quello la Fiorentina ha costruito la vittoria. Ci rimangono zero punti e una prestazione tutto sommato buona”.

Cosa è successo con Pioli?
“A fine partita? Mi dispiace, è colpa mia. Ho detto a Pioli che l’episodio di Milano non era rigore ma a fine partita i toni erano un po’ accesi. Spero che il rigore di oggi non sia un compensativo. Quello di oggi è un rigore inconcepibile e ci poteva stare senza VAR, ma non oggi”.

Chiesa ha simulato?
“Chiesa simula e ha l’abitudine di fare questi gesti, ora deve cominciare a pagarli”.

Cosa manca alla squadra?
“In questo momento realizziamo poco e siamo carenti nell’ultimo passaggio, dovremo lavorare su quello soprattutto. Questo è un campionato difficile per noi, abbiamo tanta pressione e dobbiamo imparare a uscire da queste partite con maggiore consapevolezza. Abbiamo sbagliato due gare con Cagliari e Spal subito dopo l’Europa, ma per il resto abbiamo fatto delle buone prove”.

 




Atalanta, l’importanza di avere il Gasp

Un progetto saldo e basato su principi forti come la maturazione dei giovani e la voglia di dimostrare non può non avere un capo degno di questo nome, un capo di vedute aperte, calcolatore, curatore anche del più piccolo dettaglio, padre padrone e uomo di cuore ed intelligenza. Sommiamo tutte queste caratteristiche e facciamo un solo ed unico nome, Gian Piero Gasperini. E il progetto saldo è facile da individuare, l’Atalanta Bergamasca Calcio, la squadra rivelazione ormai da due stagioni di Serie A.

Andiamo per gradi ad individuare i grandi meriti del Gasp nel successo neroazzurro, che negli ultimi anni non solo ha raggiunto i migliori risultati orobici della storia, ma ha anche creato una nuova generazione di campioni da cui attingono le big e le nazionali maggiori per il proprio futuro.

I RISULTATI, ANCORA UNA VOLTA

Due stagioni esaltanti, iniziate nel giugno del 2016, dopo una stagione anonima con alla guida Edy Reja, un quarto posto, una semifinale di Coppa Italia eliminando il Napoli e i sedicesimi di Europa League contro il Borussia Dortmund, dopo aver passato un girone di ferro con squadre decisamente più blasonate.

Ma la cosa più complicata era ripetere risultati simili in questa stagione, con un’annata fisicamente probante ed estenuante sia dal punto di vista fisico che mentale: bisognava fare una scelta, rinunciare al possibilità di ripetere un campionato stellare come quello appena passato oppure affrontare l’Europa League come una semplice passerella. Ma i grandi allenatori sono quelli che riescono ad onorare tutte le competizioni (non ce ne voglia Sarri) e Gasperini ci sta riuscendo, lottando con il Milan dei 200 milioni per il mercato per un posto in Europa League, forse anche più meritato rispetto ai rossoneri.

Non che l’Atalanta non abbia avuto periodi no, soprattutto nel post-Borussia, ma è riuscita al momento giusto a trovare le giuste energie per tornare in alto e lottare fino all’ultimo per la prossima Europa League anche grazie all’utilizzo dei super-giovani di Zingonia. E proprio questo è il prossimo punto.

L’ORO DI ZINGONIA

LAZIO-ATALANTA 06-05-2016 ESULTANZA DI MUSA BARROW. SILPRESS

 

Barrow, Mancini, Bastoni, VidoMelegoni, cinque nomi per il futuro atalantino che in questa stagione sono stati lanciati da Gasperini.  In particolare i primi due citati, Barrow e Mancini, sono entrati in pianta stabile nello scacchiere atalantino, con l’attaccante gambiano in particolare che ha superato nelle gerarchie offensive giocatori come Petagna e Cornelius e che soprattutto ha iniziato a segnare: Mancini, invece, ha avuto numerose chance, condite anche dal primo goal in Serie A, regalando la vittoria nella gara contro il Chievo. Per Gasperini non è una novità, dopo aver lanciato giocatori come Spinazzola, Caldara, Kessiè, Grassi, Conti, Gagliardini e Petagna. Per gli altri citati c’è stato meno spazio ma si sono intraviste già le possibilità per continuare con il ciclo di enfant-prodige di zingoniana fattura.

UN NUOVO CALCIO TOTALE?

La citazione è pesante, parlare di calcio totale per una squadra di provincia è probabilmente azzardato, però sembra talmente veritiero: stiamo parlando di una squadra che gioca con una difesa a tre con due esterni molto alti e tre attaccanti, con un centrocampo senza giocatori solo di distruzione ma soprattutto dall’alto tasso tecnico e tattico. Tutti attaccano e tutti difendono: 10 goal segnati dai difensori in rosa, 4 gli assist di Toloi, centrale puro, con soli 34 goal subiti, quinta miglior difesa del campionato. Una squadra che non ha un vero e proprio bomber, i goal sono equamente distribuiti tra Ilicic, Gomez e Cristante. Su quest’ultimo andrebbe scritto un articolo a parte, tatticamente l’arma in più di Gasperini, inserimento, tecnica, capacità di salto, senso del goal e tanti assist. Il gioco è veloce, fluido, sviluppato sulla capacità di portare palla dei tre dietro e la capacità di trasformare e veicolare le azioni del Papu Gomez, quest’anno in veste quasi di vecchio 10 all’italiana, tra le linee ad aprire il campo per gli spunti di Ilicic e Cristante o per attivare le frecce Hateboer, Goosens, Spinazzola e Castagne. Aldilà poi del dominio territoriale il gioco di Gasperini mette in difficoltà anche la squadra più preparata difensivamente.

MI CHIAMO GIAN PIERO E CREO CAMPIONI

Genoa forward Diego Milito, of Argentina, left, is hugged by coach Gian Piero Gasperini at the end of a Serie A soccer match between Genoa and Lecce, in Genoa’s Luigi Ferraris stadium, Sunday, May 31, 2009. Milito will be going to Inter Milan at the end of the season. (AP Photo/Italo Banchero)

Dulcis in fundo la capacità maggiore del Gasp è quella di trasformare buoni giocatori in grandi giocatori. Non si parla dei giovani, ma di quei giocatori che dopo una carriera di alti e bassi riescono finalmente ad esprimere tutto il loro potenziale sotto la sua guida. Questa stagione è capitato ad Ilicic, mai stato così decisivo, la scorsa al Papu Gomez, devastante in zona goal, prestazioni da 10 in pagella con tanto di convocazione in nazionale argentina a fine stagione. Non solo a Bergamo, anche a Genova il Gasp ha creato giocatori che in carriera hanno vinto trofei su trofei: Criscito, Borriello, Papastathoupolos, Thiago Motta, Diego Milito, Palacio, Boateng, Miguel Veloso, Sturaro, Bertolacci, Kucka, Perotti, Iago Falquè, Rincon. Nulla da aggiungere, i nomi parlano da soli.

In una carriera così ampia l’unica macchia rimarrà aver allenato forse la peggior Inter degli ultimi anni, in futuro magari sarà bello vederlo con una squadra da Champions; oppure no, lasciatecelo lì a Bergamo, a regalarci la favola Atalanta.




Atalanta, le parole di Gasperini nel post partita

Gian Piero Gasperini, allenatore dell’Atalanta, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport al termine del match contro la Lazio: “Oggi abbiamo disputato una grande partita contro la Lazio, potevamo chiudere il discorso Europa. Abbiamo giocato una gara straordinaria per numero di prestazioni e per occasioni. Abbiamo sofferto solo qualche minuto dopo il pareggio, ma nel complesso abbiamo creato tante opportunità. Ora quella col Milan sarà una gara importantissima. Finale di stagione? Ci arriviamo bene. Volevamo arrivare a questo match in modo che potesse essere importante e lo sarà. Peccato per oggi, Strakosha s’è reso protagonista di grandi interventi. Un po’ di rammarico c’è, ma da domani ci prepariamo. Barrow? E’ un ragazzi di 20 anni e ha tanti margini di miglioramento. Ma il suo primo controllo è sempre orientato a calciare in porta e questo lo porta a fare dei gol. E’ un ragazzo che vede la porta, ci sta dando una spinta in più. Ilicic il mio Douglas Costa? In questo momento si, è stato fuori parecchio per un infortunio ma ha grandissima qualità. Oggi per lui non era la gara da 90 minuti, ma ogni volta che è in partita crea pericoli. In questo momento è efficace così, ma è fortissimo anche quando gioca dall’inizio. Gomez? Il Papu oggi è stato sfortunato, è in grandissima condizione. Oggi non dobbiamo essere delusi perché abbiamo giocato davvero bene e come risultato è girata davvero male. Mancano due partite e le giocheremo al meglio.”




Atalanta, Gasperini: “Inter? La mia non era una grande squadra. Io c.t? Non avrei difficoltà”

Il tecnico dell’Atalanta, Gian Piero Gasperini, ha parlato ai microfoni di TuttoSport, della possibilità di assumere il ruolo di commissario tecnico dell’Italia, posto vacante occupato per ora da Di Biagio. Ecco le parole dell’allenatore nerazzurro:  “Ho sentito anche io queste voci, è un bel riconoscimento. Ma non ho notizie dirette. Non avrei nessuna difficoltà ad assumere quel ruolo anche se ovviamente il mestiere del ct è altra cosa rispetto a quello dell’allenatore. Tornare in una big? Non mi ricordo di essere mai stato in una grande squadra. L’Inter? Ma quella mica era una grande squadra, almeno come valori tecnici”.




Atalanta, Percassi: “Gasperini? E’ fondamentale per noi”

L’Atalanta, in questa stagione, sta confermando quanto fatto di buono l’anno scorso; gran parte del merito va, senza nessun dubbio, a Gian Piero Gasperini. Il presidente della squadra bergamasca ha parlato proprio del suo tecnico. Ecco le sue parole rilasciate al Corriere della Sera: “Gasperini è fondamentale per questa Atalanta. Futuro da selezionatore della Nazionale? Mi sono un po’ preoccupato quando ha detto che gli piacerebbe un’esperienza da ct”.