Le tifoserie italiane (ed europee) contro la ripresa dei campionati

Le tifoserie italiane (ed europee) contro la ripresa dei campionati

Due muri: da un lato la volontà di diverse leghe europee di riprendere i rispettivi campionati, dall’altra la posizione netta delle tifoserie organizzate d’Europa di non ricominciare. Una posizione così netta da portare alla sottoscrizione di un comunicato (“No al calcio senza i tifosi”) da parte di circa 350 gruppi organizzati di tutto il continente. E in Italia gli ultrà continuano a pensarla così, ovvero che non si dovrebbe riprendere a giocare senza tifosi negli stadi.

Gli striscioni che sono stati esposti negli ultimi giorni in diverse città chiedono di non riprendere. Da Bergamo a Napoli, da Roma a Lecce, passando per Genova e Torino il mondo delle curve è unito nel “no” alla riapertura dei giochi. Tra gli ultimi comparsi c’è quello del Ferraris a Genova: “Stop football” recita, firmato B.S., “Brigata Speloncia”, uno dei gruppi della Gradinata Nord del Genoa.

Anche la Curva Nord dell’Inter si è espressa rilasciando un comunicato: “Come si fa solo a pensare che possa ripartire il calcio quando è oramai assodato che per lungo tempo dovremo rispettare tutti delle regole ove il contatto fisico non è previsto?” A Bergamo era comparso lo striscione: “Il nostro dolore volete dimenticare. Ma senza la sua gente non ha senso tornare a giocare”.

La città di Roma è invece spaccata tra chi non vorrebbe ricominciare e chi preferirebbe giocare. Nella sponda giallorossa le manifestazioni dei gruppi organizzati sono state più d’una, con diversi striscioni appesi in varie parti della città.

Si tratta di prese di posizione sicuramente slegate dai risultati sportivi delle squadre in questione e che si rifanno all’idea per la quale un calcio “anti-Covid”, con contatti limitati e soprattutto senza tifosi, sarebbe uno spettacolo non degno di essere visto e che darebbe vita a quello scenario calcistico post-moderno, già in via di affermazione, per il quale l’importanza del tifo dal vivo viene sostituita dal dominio delle Pay-TV. Ciò di cui non si tiene conto è però l’importanza del calcio in quanto fonte di sostentamento per tantissimi lavoratori “dietro le quinte” come cuochi, giardinieri e magazzinieri, motivo per cui un’eventuale non ripartenza rappresenterebbe un disastro per molti.

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Probabili formazioni Bundesliga 2019/2020: 27° giornata


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Qual’è il ruolo a maggior rischio contagio?

Qual’è il ruolo a maggior rischio contagio?

Uno studio dell’università danese Aarhus University, esaminando 14 sfide della SuperLeague danese, ha evidenziato che il ruolo a maggior rischio contagio è l’attaccante. Per arrivare a questa conclusione lo studio ha simulato la presenza di un calciatore positivo al COVID-19 ed i suoi contrasti ed incroci durante la partita con gli altri calciatori nel raggio di un metro e mezzo. Da quest’analisi emerge che gli attaccanti sono esposti per circa 2 minuti al rischio contagio, mentre gli altri ruoli sono esposti di media solo 88 secondi, inoltre viene specificato un altro aspetto molto interessante: nelle categorie inferiori, nelle non professionistiche ed in quelle giovanili il rischio di contagio si abbassa drasticamente poiché il gioco è più lento e diminuiscono i contatti ravvicinati. A riportare la notizia dello studio in Italia è SportMediaset, che con tweet diffonde i risultati raggiunti dall’università danese. Oggi intanto il Comitato Tecnico Scientifico ha approvato il nuovo protocollo presentato dalla Lega di Serie A, mentre Spadafora in mattinata ha dichiarato di offrire la massima disponibilità per la ripartenza del campionato.

 


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Probabili formazioni Bundesliga 2019/2020: 26° giornata


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Serie A, parla l’ex medico della Nazionale Castellacci

Serie A, parla l’ex medico della Nazionale Castellacci

L’ex medico della Nazionale Enrico Castellacci è stato intervistato da Tuttomercatowebradio ed ha rilasciato delle dichiarazioni che lasciano presagire pessimismo sulla ripresa del campionato. Castellucci si è soffermato sulla rivalutazione della figura del medico nel calcio come nella società e come si sia passati da un ruolo totalmente marginale a “primo ed unico responsabile”. Inoltre si è espresso duramente sulle considerazioni del Cts riguardo al Protocollo FIGC, che palesa il timore di ricominciare. Ecco un estratto dell’intervista:

“Non mi meraviglia che si sia messo l’accento sulla figura del medico del calcio. Se nella società civile la figura del medico viene rivalutata, anche nel calcio è riabilitata dopo essere stata reietta, anello debole della catena. Però ora vogliono attribuire troppe responsabilità: nessun medico si aliena dalle responsabilità, ma aver messo in evidenza che il responsabile sanitario è esclusivamente il medico del calcio, lo trovo eccessivo. I perché son due: primo, è l’unica figura che non ha contrattualizzazione federale, considerate che in Serie B e C spesso lavorano gratis, fanno altri lavori. Secondo, si vede che sono poco considerati: ai tavoli del calcio ci sono tutti tranne l’associazione italiana dei medici del calcio. La prima cosa che viene detto dal Governo é: sono responsabili i medici. E allora però ridiscutiamo la situazione. La preoccupazione dei miei colleghi, specie dalla B, è tanta: mi hanno scritto che sono pronti a dimettersi se non viene fatta chiarezza. Un medico può seguire le linee guida se sono applicabili, ma se non lo sono come fa? Un medico di Serie B non ha la possibilità di mettere in ritiro tutti, come fa a prendersi la responsabilità penale? Anche i club devono essere responsabili: un malato di Covid-19 può essere assimilato ad un infortunio. I medici devono essere responsabili della sistemazione sanitaria, ma non possono, senza neanche copertura assicurativa, prendersi anche quella organizzativa. Il professionismo deve prevedere protocolli adattabili a tutte e tre le leghe. Se lo sono, il medico non avrà alcun problema ad assumersi la responsabilità che gli compete”.

Se dovesse venire individuato un positivo?

“Finisce tutto. Vanno in quarantena tutti i giocatori, la squadra non può fare il ritiro e il campionato non inizia. Siamo alle solite. So che è stato proposto di seguire il modello tedesco, e lì c’è la precisa volontà di continuare. Il giocatore va in quarantena per due settimane, finché non rientra ad allenarsi. Gli altri proseguono. In Germania è vero che hanno anche una quantità di tamponi fuori dal normale, ma un’ipotesi come questa dice che basta niente e in due secondi si ferma il campionato”.

Sui tamponi necessari: “I medici hanno l’obbligo di fare tamponi e test, e ok. Ma chi glieli dà? Ci vuole un accordo col Ministero della Sanità, anche perché non si possono levare tamponi a chi serve di più nella società civile, e questo è di base per noi. Noi cittadini privati non possiamo comprarci un tampone, ma ce ne vogliono immediatamente almeno 11.000, e non sono pochi. Questa è la prima scrematura, poi una volta che vai a blindarli servono solo quelli di controllo. Anche nel prosieguo del campionato ce ne vorranno altri… Stamani ho chiamato gli avvocati della LAMICA, l’associazione che presiedo. Voglio che guardino tutti i protocolli e mi facciano osservazioni dal punto di vista giuridico. Bisogna che io sia abbastanza severo”.

 


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Spagna, la Federazione ufficializza la positività di 5 calciatori

Spagna, la Federazione ufficializza la positività di 5 calciatori

In Spagna lo stallo che sta vivendo il calcio è molto simile alla situazione italiana, si vive sospesi tra lo stop definitivo della stagione ed il tentativo di riprendere per salvare il salvabile. Dal 4 maggio le squadre sono tornate ad allenarsi nei centri sportivi e da qualche giorno si vocifera di una nuova possibile ondata di contagi all’interno di alcune società. Per fare chiarezza, come riportato dal sito Onefootball, è intervenuta la Federazione che ha confermato i sospetti, ufficializzando la positività al Covid-19 di 5 calciatori tra Prima e Seconda divisione. Come sta accadendo negli altri paesi europei che hanno riscontrato altri casi di contagio tra i calciatori ( Germania ed Italia) anche in Spagna si è optato per mantenere segreta l’identità dei contagiati. La strada da seguire per il recupero dei calciatori è più o meno quella che sta seguendo la Bundesliga: isolamento di quindici giorni solo per il singolo giocatore; una novità concerne i familiari o i conviventi  del contagiato che dovranno effettuare i test di controllo a spese della Liga.

 


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Juventus, Giannichedda: ” Difficile prendere posizione con Dybala positivo”

Juventus, Giannichedda: ” Difficile prendere posizione con Dybala positivo”

Giuliano Giannichedda, ex calciatore di Juventus, Lazio ed Udinese è intervenuto questa mattina ai microfoni di TuttomercatowebRadio durante Maracanà per trattare i temi caldi del momento, che come si può immaginare concernono il Covid-19. All’ex centrocampista viene chiesto chi siano il buono, il brutto e il cattivo in questa situazione così delicata per il calcio, e che ne pensa della posizione “soft” assunta da Inter e Juventus riguardo alla ripresa. Ecco le risposte di Giannichedda:

“Per noi sportivi il cattivo è il virus. Gravina è il buono, perché vuole riprendere a giocare. Il brutto è il comitato scientifico, che mette talmente tanti paletti che è difficile attuarli tutti. Così si rischia di non tornare in campo.”

“E’ difficile per la Juve prendere posizione, perché ha avuto casi di Coronavirus. Quando i dottori dicono che è pericoloso e che è ancora in giro il virus, come fai a chiedere ai giocatori di tornare in campo, quando non si è ancora in situazione di tranquillità? Non puoi prendere una posizione netta quando ancora c’è una confusione generale”.

 


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Acerbi tuona contro il Governo “il 18 potrebbe essere tardi”

Acerbi tuona contro il Governo “il 18 potrebbe essere tardi”

Il centrale difensivo della Lazio Acerbi stamattina ha parlato ai microfoni di LazioStyle Radio commentando le nuove direttive governative riguardanti la ripresa degli allenamenti. L’ex calciatore del Sassuolo ha praticamente rimarcato gli stessi concetti espressi da Parolo ieri: non si capisce cosa cambi tra correre al parco o nel proprio centro sportivo con tutti i controlli medici del caso. Ecco le sue parole riportate da Tuttomercatoweb:

“Cosa avete pensato in questi due giorni dopo la conferenza del Premier Conte e le dichiarazioni del Ministro dello Sport Spadafora?
Io sono un calciatore e cerco di fare bene il mio mestiere. Non voglio fare polemica, ma c’è qualcosa che non quadra e penso di parlare a nome di tutti i giocatori. La corsa nei centri sportivi, con tanti campi, è più sicura a quella fatta in un parco pubblico, dove la distanza può non essere rispettata. Da quello che sento, è una cosa non chiara un po’ a tutti visto che si parla del tema sicurezza. Per quanto è grande Formello noi rischiamo anche di non vederci con gli altri compagni: per noi è importante allenarsi in campo con gli scarpini. Abbiamo sempre rispettato le norme, ma ora sono perplesso: non ha senso aprire i parchi e non permetterci di andare al campo.

Le risposte del governo?
Siamo abituati a muoverci, è la nostra passione e il nostro lavoro. Lavoriamo sempre in un certo modo, abbiamo bisogno di adrenalina per raggiungere gli obiettivi. Adesso che ci sarebbe la possibilità di andare nei centri sportivi, rispettando il decreto, non si può. Non è per creare polemica, è perché vorremmo capire perché correre nei parchi va bene e nei campi no. Se ci danno una motivazione adeguata, la accettiamo, ma il governo non ci ha neanche risposto. Non stiamo dicendo di fare le partitelle, ma solo di correre sul verde dei campi.

Le modalità di allenamento:
Abbiamo la fortuna di avere una struttura come quella di Formello. Ci sono 9-10 ore di luce da sfruttare durante il giorno, se ci dividono sui tanti campi non si incontrano neanche i compagni. Si fa un’oretta di corsa, senza palla e in piena sicurezza, prima di tornare a casa: perché non si può? Vorremmo delle risposte per fare al meglio il nostro lavoro, mi sembra è una richiesta legittima.

Il sistema calcio ha un valore sociale ed è una delle più grandi industrie del paese, su cui si reggono altri sport individuali…
Il calcio è lo sport più amato ed è un’industria. È normale che ci sia più voglia di riprendere, è fondamentale per l’economia nazionale. Vogliamo ricominciare nel modo giusto, rispettando anche le persone scomparse e chi ha perso il lavoro e non arriva a fine mese. Diventa dura riprendere la Serie A se non ci possiamo allenare individualmente il 4 maggio, perché si passerebbe al 18 e ci sarebbe poco tempo per finire il campionato. Adesso non stiamo staccando, dobbiamo farci trovare pronti: non siamo in vacanza, quindi servirà del tempo anche prima di cominciare la prossima stagione.

Un messaggio per le persone che si ammalano:
Bisogna tenere duro, nella vita ci sono sempre due strade: una è quella giusta e l’altra è quella sbagliata. La prima fa più paura all’inizio, perché ci sono degli ostacoli, ma se li superi diventa tutto più bello. Serve forza d’animo per oltrepassare le paure e prendere la direzione giusta non arrendendosi”.

 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

 

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




In Spagna i calciatori come i comuni lavoratori, e da noi?

In Spagna i calciatori come i comuni lavoratori, e da noi?

Cadena Ser riporta che oggi il Governo spagnolo ha respinto ufficialmente l’ipotesi di effettuare tamponi ai calciatori, rifiutando quindi il protocollo presentato dalla Liga per la ripresa degli allenamenti. Il Ministero della Salute ha ricordato come i calciatori siano dei comuni lavoratori e come tali saranno sottoposti al test solo ed esclusivamente in presenza degli ormai famosi sintomi del COVID-19. A questo punto l’unico spiraglio per le società calcistiche spagnole sarebbe quello di effettuare privatamente i controlli, sempre che non si intacchi eccessivamente la disponibilità di tamponi per la popolazione. In questo clima incerto la Liga ha informato tutti i club del rinvio dei controlli, in attesa che il Governo ed il Ministero della Salute decidano in merito alla ripartenza degli allenamenti. E in Italia? ancora tanta confusione e poca chiarezza, certo è che per adesso i calciatori non sembrano così vicini ai comuni lavoratori. Non ci sono notizie in merito ai tamponi, ma la linea sposata da Tommasi sembrerebbe quella dei controlli a tappeto e della certezza di rischio zero di contagio prima di accettare un ritorno alla normalità. Sorge spontanea una domanda,  quale lavoro ad oggi potrebbe assicurare con certezza agli impiegati di non contrarre il contagio? Nessuno. Allo stesso tempo è evidente che i numerosi contatti che avvengono durante una partita di pallone obbligheranno tutti a tenere il livello di attenzione altissimo. La salute è sempre la cosa più importante, ed in questa situazione ancora di più, quindi è giusto che il calcio ricominci solo quando sarà possibile tornare a lavorare, senza privilegi e scorciatoie che noi comuni mortali non possiamo permetterci. Chiariamo però, anche permettersi di non lavorare è un privilegio che hanno in pochissimi. Le autorità del calcio ed il sindacato dei calciatori saranno chiamati a prendere delle decisioni difficilissime nelle prossime settimane ed inevitabilmente accontentare tutti sarà molto complicato; la speranza è quella che si agisca nel rispetto, oltre che della salute, anche dei milioni di lavoratori che torneranno ai loro posti, obbligati a scegliere tra rischiare di contrarre il virus o non ricevere uno stipendio.

 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!

 




Roma, è ufficiale: ecco il comunicato sulla rinuncia agli stipendi

UFFICIALE:  i giocatori della Roma e la dirigenza hanno trovato un accordo per la riduzione degli stipendi

AS Roma

@OfficialASRoma

I calciatori dell’, Paulo Fonseca e il suo staff hanno scelto spontaneamente di fare a meno di quattro mesi di retribuzione nell’attuale stagione sportiva per aiutare la Società a superare la crisi economica che ha colpito il mondo del calcio dopo l’epidemia da COVID-19.

Visualizza l'immagine su Twitter

I calciatori e lo staff hanno rinunciato a 4 mesi di stipendio per far fronte alla pandemia di COVID-19 che ha colpito il paese e il settore calcio. La Roma è la terza squadra in Serie A dopo Juventus e Parma ad adottare questa misura.


IL COMUNICATO

Guido Fienga ringrazia i giocatori dell’AS Roma, l’allenatore e il suo staff in seguito alla rinuncia dei rispettivi stipendi per il resto della stagione, (…) per aiutare la Società a superare la crisi economica che ha colpito il mondo del calcio dopo l’epidemia da COVID-19. Gli atleti giallorossi, il tecnico e il suo staff hanno anche concordato di pagare collettivamente la differenza economica per garantire che ogni dipendente interessato dagli ammortizzatori sociali messi a disposizione dal Governo continui a percepire il proprio stipendio netto (…).  Con la Serie A ferma da quasi due mesi i calciatori e il tecnico giallorossi hanno quindi contattato i quadri dirigenziali societari offrendo una rinuncia ai propri stipendi per la stagione in corso relativamente alle mensilità di marzo, aprile, maggio e giugno. Se il campionato dovesse riprendere ed essere completato, l’azienda, i giocatori e l’allenatore con il suo staff hanno inoltre definito un piano di incentivi che dovranno essere pagati a seconda del raggiungimento di determinati obiettivi sportivi. Nelle prossime settimane, saranno perfezionati gli accordi individuali con i calciatori, il tecnico e i suoi collaboratori come richiesto dalle normative vigenti. In una lettera indirizzata al CEO Guido Fienga, gli atleti giallorossi hanno dichiarato: “Scriviamo per esprimere il nostro sostegno alla Società per tutto quello che sta facendo in questo periodo al fine di superare le difficoltà create dall’emergenza Covid-19. “Noi giocatori siamo pronti a riprendere a giocare appena sarà possibile dando il massimo per raggiungere i nostri obiettivi, ma ci rendiamo anche conto che tutto ciò non basterà a far fronte alle conseguenze economiche dell’emergenza in corso. Con la speranza di fare qualcosa che aiuti la Società a far ripartire al meglio il progetto Roma che tutti condividiamo, abbiamo deciso di fare questa proposta finanziaria”. “Confermiamo inoltre tutto il nostro supporto alle iniziative della Roma e di Roma Cares per aiutare chi si trova in difficoltà a causa del virus. Forza Roma!”. Anche il management del Club rinuncerà a una parte del salario in questo periodo per aiutare l’azienda“.

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Callejon, prolungamento del contratto di 15 giorni?

Callejon, prolungamento del contratto?

L’emergenza da Covid-19 in Italia comporta varie difficoltà nel mondo del calcio. Tra queste, un’implicazione peculiare è rappresentata dai contratti in scadenza il 30 giugno, nonostante il campionato possa (ma è difficile fare previsioni allo stato attuale) prolungarsi oltre quella data, una difficoltà riportata anche dalla testata Il Mattino:“I contratti dei calciatori sono fino al 30 giugno e ci sono per quella data quelli in prestito e a scadenza di contratto, nel Napoli due si trovano in quest’ultima condizione: Mertens (però vicinissimo al rinnovo) e Callejon. Una soluzione che potrebbe essere studiata sarebbe quella di allungare tutti i contratti di 15 giorni (se dovesse bastare per completare la stagione il 15 luglio), tramite una deroga che coinvolga la norma delle regole Noif (Norme Organizzative Interne della Federazione) che andrebbero in via eccezionale modificate e ricodificate”. Qualora dunque si dovesse andare incontro ad un prolungamento del campionato tale da superare il 30 giugno, appare probabile che il Napoli decida di ricorrere a questo stratagemma, in modo da non perdere prima della fine della stagione uno dei suoi giocatori più prolifici degli ultimi anni. L’esterno offensivo spagnolo è alla settima stagione con la maglia del Napoli, durante la quale ha collezionato 23 presenze, 2 gol e 5 assist, prendendo in considerazione il solo campionato.
Nelle ultime ore, come riporta il Corriere dello Sport, è arrivato anche un duro sfogo di Callejon e della moglie legato all’emergenza Coronavirus.

Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Serie A

Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Coronavirus: il 35% dei tesserati del Valencia è positivo

Coronavirus: il 35% dei tesserati del Valencia è positivo.

Il 35% dei tesserati del Valencia è positivo al Coronavirus, la società lo ha comunicato ieri attraverso una nota ufficiale, non si conoscono i nomi dei calciatori o membri dello staff che risultano contagiati. Nel comunicato si scorge il rammarico di aver giocato  a Milano qualche settimana fa contro l’Atalanta nell’andata degli ottavi di Champions League; la sfida si giocò il 19 febbraio, due giorni prima del primo caso di COVID-19 in Italia. Almeno per ora non risultano esserci calciatori dell’Atalanta contagiati, anche se, già da oggi, è facile pensare che verranno aumentati i test e i controlli, considerando che la squadra bergamasca ha affrontato il Valencia una settimana fa nel ritorno degli ottavi di Champions. Ecco il comunicato del Valencia, nel quale la società, oltre ad annunciare che il 35% dei tesserati del Valencia è positivo, invita saggiamente la popolazione a stare a casa ed a rispettare le regole:

“Il Valencia CF riporta nuovi casi positivi di coronavirus COVID-19 tra giocatori e tecnici della prima squadra. Tutti sono asintomatici e sono nelle loro case, sotto monitoraggio medico e misure di isolamento, svolgendo normalmente il piano di lavoro previsto. Nonostante le rigide misure adottate dal Club dopo aver giocato la partita di UEFA Champions League a Milano il 19 febbraio 2020, area confermata ad alto rischio dalle autorità italiane giorni dopo, gli ultimi risultati mostrano che l’esposizione ha causato circa il 35% dei casi positivi“.

“Il Valencia si avvale di questi test effettuati per invitare nuovamente la popolazione a rimanere a casa e a seguire rigorosamente tutte le misure igieniche e di prevenzione già pubblicate. Allo stesso modo, rafforza la fiducia nel sistema sanitario spagnolo e nelle raccomandazioni del Ministero della Salute per quei casi lievi di infezione da Coronavirus che si trovano in isolamento domestico”.

 


Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Liga

Sarà doppio scontro Italia-Spagna, dunque, in Europa League: Inter-Getafe e Siviglia-Roma, andiamo a scoprire meglio le nostre avversarie nel podcast tematico riguardante l’universo Liga!
Siviglia e Getafe segnano poco e subiscono poco meno, pertanto non sembrano avversarie irresistibili numeri alla mano, ma la classifica dice ben altro: rispettivamente terza e quarta, le due compagini sono le vere sorprese di questa bella stagione di Liga. Tra vecchie conoscenze della Serie A, giovani interessanti ed esperti calciatori che da anni militano nel campionato spagnolo, queste due squadre allenate dai preparatissimi Lopetegui (Siviglia) e Bordalás (Getafe) risultano complicate da affrontare: reparti stretti, ripartenze fulminanti, palleggiatori di qualità ma anche attaccanti poco prolifici. Pregi e difetti, dunque, delle nostre prossime avversarie in Europa League, sognando notti magiche e sorteggi più morbidi.