Rabiot non torna per il taglio-stipendi, segnale verso l’addio?

Adrien Rabiot e la Juventus sono sempre più lontani. Anzitutto, fisicamente. La Stampa racconta infatti del personale sciopero del centrocampista francese, che non sarebbe ancora rientrato dalla sua villa in Costa Azzurra per protesta contro i tagli degli stipendi. Inoltre, consigliato dalla mamma-agente che già faceva esasperare i vertici del Psg, Rabiot vorrebbe cambiare aria in estate: si considera poco valorizzato da Sarri e punta alla Premier League, anche per ragioni economiche. Potrebbe accoglierlo l’Everton: Ancelotti l’ha fatto esordire in Francia nel 2012, e i rapporti tra i due club sono buoni.

Le intemperanze dei giocatori purtroppo non sono ancora finite. Dopo le fughe di De Ligt e Higuain, ecco un altro bianconero ribelle. Le perplessità sorgono in particolar modo dal fatto che la decisione di tagliarsi gli stipendi da parte dei giocatori della Juve era stata (almeno in teoria) una risposta collettiva ad una proposta della società sostenuta da Chiellini ed accolta positivamente da tutti i tesserati.  Rabiot viene da una stagione tutt’altro che esaltante ed è scivolato in fondo alle gerarchie di Sarri. Questo comportamento potrebbe essere un (pessimo) pretesto per comunicare la volontà di addio. Quando poi dietro ci si mettono i genitori-agenti, la sua situazione non può che complicarsi ulteriormente e certe carriere possono prendere strade insperate, vedasi le dichiarazioni di ieri del padre dell’ex Roma Gerson.

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Roma, Under cercato in Italia e all’estero: tenerlo o farci plusvalenza?

Cengiz Under sarà tra i pezzi sacrificabili sul prossimo mercato per ottenere plusvalenza preziose. Il turco non ha reso come ci si aspettava negli ultimi mesi, ma ha ancora un discreto mercato vista l’età (22 anni) e le doti tecniche innegabili. Fonseca però preferisce Kluivert e in futuro vuole lanciare Carles Perez che almeno dal punto di vista caratteriale sembra avanti rispetto a Under.

All’estero
In prima fila per Cengiz c’è l‘Everton di Ancelotti. Carletto è un grande estimatore del turco dai tempi del Napoli e lo vede bene nel suo schacchiere offensivo. La Roma qualche mese fa ha sparato alto (40 milioni), ma ora sa bene di dover abbassare le pretese magari chiedendo in cambio il cartellino di Kean che vorrebbe tornare in Italia. Chi stravede per Under è pure Monchi che lo ha portato in Italia nella sua esperienza alla Roma. Il ds del Siviglia potrebbe fare una doppia richiesta che riguardi sia il turco sia Florenzi di ritorno al Valencia.

In Italia

C’è anche la possibilità che Under possa restare in Italia visto che lo vogliono sia Napoli che il Milan. Con i partenopei potrebbe avvenire uno scambio (non alla pari) visto che alla Roma interessa Hysaj. Il club che si è avvicinato più al turco la scorsa finestra di mercato è stato però il Milan. Lo scambio con Suso non è andato a buon fine, ma in estate i rossoneri hanno intenzione di rifarsi sotto con un’offerta da 20 milioni.

Ma siamo sicuri che alla Roma convengano queste operazioni? Il turco, portato nella Capitale tre estati fa, ha dimostrato grandi qualità ma anche limiti caratteriali, discontinuità e (per quanto riguarda la stagione in corso) problemi fisici. Tuttavia è uno di quei giocatori che può accendere la partita in qualsiasi momento, ha tecnica, velocità e imprevedibilità e il fatto che Fonseca gli preferisca Kluivert ci lascia perplessi, dato che l’olandese non è certo da meno in quanto a incostanza di rendimento e carattere acerbo. Il confronto con i giovani Perez, Zaniolo e lo stesso Kluivert, nonché l’ala protettiva di un giocatore d’esperienza come Mkhitaryan, potranno sicuramente aiutarlo a riprendersi la Roma. Inoltre, se pensiamo che Under fu acquistato con la prospettiva di rivenderlo come potenziale campione, 20 milioni di euro (cash oppure ammortizzati con contropartite come Suso e Hysaj) non sembrano certo una cifra allettante; tanto vale a questo punto tenerlo e puntare su di lui come base per il futuro dei giallorossi.

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Tutti pazzi per Immobile, Lazio svegliati!

Tutti pazzi per Immobile, Lazio svegliati!

Il CT Mancini, Luca Toni, Fabio Cannavaro e persino Francesco Totti, sono tutti d’accordo sul quanto sia diventato formidabile Ciro Immobile. Luca Toni: È fortissimo. è l’unico italiano che segna così tanto”, Francesco Totti: “Immobile è un gran giocatore e sta vivendo una di quelle annate in cui ogni palla che tocca fa gol”, Fabio Cannavaro: “E’ il mio preferito, il miglior bomber del campionato”, così i tre campioni del mondo del 2006 si sono espressi circa Ciro Immobile su una diretta Instagram. Come si legge su Cittaceleste, la Lazio sta pensando ad un adeguamento di contratto per Ciro Immobile, così da blindarlo a Formello e respingere l’interesse di molte società che si stanno facendo sotto per l’attaccante.

Così l’agente di Ciro Immobile, Marco Sommella, si è espresso giorni fa sulla questione mercato intorno al suo assistito: Ciro non ha nessun rimpianto, sta bene a Roma e ha un lungo contratto. Per farlo muovere serve una squadra che bussi alla sua porta e a quella di Lotito. Il presidente sinora ha sempre fatto muro e il tempo lo ha ripagato. Adesso deve solo pensare a battere il record di Higuain. In quel caso regalerebbe pure due Rolex a ogni compagno, non solo a Luis Alberto”. 

Su Cittaceleste viene riportato che Lotito ha detto no a offerte da 60-70 milioni nelle ultime sessioni di mercato. Gli ha pure adeguato il contratto, ma adesso rischia di diventare necessario un ulteriore ritocco. Ancelotti lo aveva richiesto a De Laurentiis al Napoli e non lo ha dimenticato. All’Everton è pronto a fare sul serio: può offrire tanti soldi e mettere Kean sul piatto. La Lazio non ha alcuna intenzione di cedere, ma l’impressione è che si dovrà poi di nuovo sedere con l’attaccante a un tavolo. Perché dall’Inghilterra gli offrono addirittura 8 milioni a stagione pur di averlo, e Ciro Immobile con i gol e la Champions ha già raggiunto tutti i bonus possibili che portano a 3,8 milioni il suo stipendio alla Lazio. La punta però si dovrà confrontare con il suo entourage a giugno per parlare del futuro.

 

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Quando potremmo riparlare di Grande Milan?

Quando potremmo riparlare di Grande Milan?

Quando potremmo riparlare di Grande Milan? La risposta è ovviamente sempre, ci sarà sempre un grande Milan quantomeno da ricordare, da ammirare e da porre come esempio, un esempio che definire scomodo è poco. In pochi sono riusciti ad onorare quel lustro, non eguagliandoli in grandezza ma riuscendo comunque a portare a casa trofei. La storia rossonera è ricca di squadre gloriose e vincenti, ma una sola è il Grande Milan, quell’armata guidata prima da Sacchi e poi da Capello con la difesa più forte della storia del calcio, un centrocampo arcigno e ricco di qualità ed il talento di Van Basten in attacco. Negli anni avvenire i rossoneri affrontano una breve transizione, impreziosita dallo scudetto del 1999, sotto la guida tecnica di Zaccheroni; in questi anni vengono poste le basi per un altro Milan fortissimo, forse quello che più si è avvicinato ai fasti della squadra formidabile degli anni 90′, inserendo in rosa un giovanissimo Ševčenko. La svolta arriva nell’estate 2001, quando Carlo Ancelotti lascia la panchina della Juventus e viene ingaggiato da Galliani, Carletto era stato grande protagonista da giocatore dei successi rossoneri con Sacchi e Capello e adesso è pronto per aiutare  in altre vesti. La sua esperienza da allenatore del Milan dura 8 anni, pieni di emozioni e successi, e crea un altro blocco di giocatori fedelissimi alla causa rossonera: Nesta, Pirlo, Inzaghi, Seedorf, Cafù e Gattuso, si aggiungono a Maldini, Costacurta e Ševčenko. Il Milan di Ancelotti è l’unico che è riuscito ad onorare la definizione di “Grande Milan”, nonostante gli alti e bassi che condizionarono alcune stagioni, specialmente in campionato, ma Carletto era uomo di Coppa. In Champions i rossoneri si esprimono al meglio, in 8 stagioni raggiungono ben 3 finali, due vinte ed una persa, poi conquistano lo scudetto nel 2004. Ad impreziosire la sua esperienza vi è anche la presenza di due vincitori del pallone d’oro: Ševčenko nell’anno dello scudetto, 2004, e Kakà nel 2007, anno della seconda vittoria in Champions League. Nell’estate 2009 arriva un’altra rivoluzione, dopo 8 anni Ancelotti lascia e si accasa al Chelsea, Kakà viene ceduto al Real, la guida tecnica del Milan è affidata ad un altro ex, Leonardo, che si affida a Ronaldinho, appena arrivato dal Barcellona, ed ai giovani Thiago Silva e  Pato. Nel 2009-2010 i rossoneri si piazzano terzi in Serie A ed escono al primo turno in Champions, qualcosa sembra cambiato. Nell’estate successiva viene ingaggiato Massimiliano Allegri e vine comprato dal Barcellona Zlatan Ibrahimović, nel 2011 i rossoneri si aggiudicano lo scudetto, e nei due anni successivi sotto la guida tecnica di Allegri arrivano secondi e terzi in campionato, ma la discesa è già partita. La Serie A non è più quella di una volta, Berlusconi e molti altri presidenti non riescono più a sostenere i costi faraonici del calcio europeo, arricchitosi con l’arrivo degli investitori arabi. Il Milan in europa fatica, come del resto tutte le squadre Italiane, Berlusconi decide così di  vendere la società a  Li Yonghong, la vendita va in porto dopo un calvario che lascia dei dubbi sull’affidabilità del compratore cinese, che nel 2018, a fronte di inadempimento economico lascia al fondo Elliot. Negli anni delle nuove proprietà il Milan non arriva mai sopra il quinto posto, collezionando una sfilza di stagioni deludenti anche dopo alcune sessioni di calciomercato caratterizzate da spese ingenti. Si sono inoltre susseguiti numerosi allenatori ed in pochi hanno convinto. L’ultimo ribaltone societario è di qualche settimana fa con Boban che lascia  il suo ruolo dirigenziale dopo i numerosi scontri con il direttore generale ed amministratore delegato Gazidis, mentre appare ancora incerto il futuro di Maldini e Pioli, che probabilmente sarà chiarito alla fine di questa crisi sanitaria. Ci siamo soffermati poco sugli ultimi anni del Milan, poiché li conosciamo tutti ed è abbastanza evidente di quanto siano lontani anni luce dall’idea di “Grande Milan”; questa sarebbe la settima stagione consecutiva che i rossoneri non rientrano nelle prime quattro del nostro campionato, inizia ad esserci una generazione di tifosi  che di Milan conosce solo questo, una squadra da metà classifica e niente più. Come uscirne? E’ una domanda difficilissima e certo noi non siamo i più adatti a rispondere, dato che ci limitiamo a scrivere di calcio, ma un’idea proviamo ad offrirvela a fronte delle tante stagioni seguite: ci vuole stabilità, ogni tanto si sbaglia e si prendono i fischi, ma a costo di sottoscrivere meno abbonamenti bisogna credere nel proprio progetto. Nel Milan degli ultimi anni si aspetta un salvatore e tutti i protagonisti si provano ad elevare a questa posizione, “il salvatore del Milan”, ed ad ogni ribaltone societario si susseguono puntualmente campagne acquisti folli che poche volte hanno dato i loro frutti (esempi: Bonucci, Higuain, Piatek). Ci vuole calma, per creare il concetto di “Grande Milan” ci sono voluti vent’anni di Berlusconi, non tutti sulla cresta dell’onda, ci sono state rivoluzioni, momenti di transizione e delusioni, tutti utili a ripartire per aggiornare la bacheca dei trofei. Ad ogni anno di transizione ne seguivano cinque, sei di successi. Ricreare il Milan di Sacchi è impossibile, ma lavorare per ambire a quel modello è possibile, bisogna mettere in conto che rinunciare ad un acquisto roboante potrebbe causare la perdita di qualche abbonamento, ma non minerebbe la stabilità dei piani.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Il calendario dei compleanni: Alessandro Nesta

Il calendario dei compleanni: Alessandro Nesta

Alessandro Nesta nasce a Roma il 19 marzo 1976 e cresce tra i palazzi di Cinecittà est in una famiglia profondamente laziale; il primo ad accorgersi del suo immenso talento fu Francesco Rocca, scout della Roma, ma il padre di Alessandro declina l’offerta della squadra giallorossa, e dopo poco il figlio inizia a giocare nel settore giovanile della Lazio. Nesta ha trascorso 20 anni della sua vita con l’aquila sul petto, dal 1983 al 2002, durante i quali vince uno Scudetto primavera, uno Scudetto, due Coppe italia, due Supercoppe italiane, una Coppa delle coppe ed una Supercoppa europea. A 17 anni esordisce con la maglia della Lazio in Serie A, insieme al suo compagno di squadra in primavera, Marco Di Vaio, sotto la guida tecnica di Dino Zoff; a 21 diventa il capitano della Lazio più forte della storia, e lo fa seguendo il suo carattere schivo e riservato; è un punto di riferimento in campo e guida il reparto difensivo come pochi al mondo, ma fuori dal rettangolo poche parole sia per la stampa che per i tifosi. Per anni battaglia con l’altra faccia della città, con un altro figlio di Roma, Francesco Totti, i due hanno la stessa età, ma il cuore di diversi colori, sono amici, compagni in Nazionale e capitani esemplari di due squadre formidabili negli anni 90′. A 25 anni, dopo un estate frenetica, la Lazio, falcidiata dai debiti e sull’orlo del fallimento, decide di venderlo; è il 31 agosto 2002 ed Alessandro Nesta lascia la squadra per la quale ha sempre tifato, senza alzare la voce, e la sera stessa si ritrova a giocare a San Siro con la maglia del Milan davanti a 60 mila persone da “difensore più pagato della storia del calcio”.

“Non volevo andare via dalla Lazio. Io avevo giocato solo lì e pensavo che avrei finito alla Lazio. Due anni prima ero stato richiesto dal Real Madrid e avevo rifiutato. Oggi se ci penso… Però il destino mi ha premiato e sono finito al Milan, quasi costretto. Ma oggi ringrazio Dio: ho vinto quello che ho vinto, sono stato meravigliosamente a Milano. Ma andare via dalla Lazio e da Roma è stato comunque come strappare delle radici, profonde”  [Alessandro Nesta]

«Pretesi l’acquisto di Nesta, avevamo bisogno di un grande difensore e io volevo solo lui. Sono stato fortunato ad avere avuto nel mio Milan un difensore così…» [Carlo Ancelotti]

Al Milan Nesta si ritrova in un altro spogliatoio di campioni e con Maldini forma una delle coppie difensive più forti di tutti tempi. In rossonero vince praticamente ogni cosa: due Scudetti, una Coppa italia, due Supercoppe italiane, due Champions League, due Supercoppe europee ed un Mondiale per Club. A livello individuale viene eletto per quattro volte miglior difensore del campionato, quattro volte nella squadra dell’anno UEFA, due volte nell’undici migliore del mondo dalla FIFA. L’unica nota negativa della carriera del difensore romano è stato il rapporto sfortunato con la Nazionale, condizionato da continui infortuni, che lo hanno obbligato a saltare molte partite decisive; anche il Mondiale vinto dagli azzurri nel 2006 ha un sapore agro dolce per Nesta, che si fermò alla terza partita del girone con la Repubblica Ceca senza poter più tornare in campo.

«Nessuno è migliore di lui in quel ruolo. E’ il più forte al mondo in questo momento? Si, è il numero uno. Ha tutto, difficilmente ne passano di difensori così. Mi somiglia? No, lui è più completo di me.»
[Franco Baresi]

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