Rivoluzione Juventus, quanti calciatori ai saluti

Rivoluzione Juventus, quanti calciatori ai saluti

In estate sarà rivoluzione alla Juventus per ringiovanire la rosa, molti calciatori bianconeri sono pronti all’addio. Un anno fa fu Max Allegri, mentre annunciava l’addio alla Vecchia Signora, ad allertare la società bianconera che senza una rivoluzione della rosa sarebbe stato difficile continuare a vincere in scioltezza sulle rivali, un anno più tardi Paratici ed Agnelli si sono convinti: in estate sarà rivoluzione, serve una squadra più giovane e più adatta a Sarri per dare vita ad un progetto grande e duraturo.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, in partenza dalla Juventus ci sono diversi calciatori, tra i quali figurano Alex Sandro, Douglas Costa, Adrien Rabiot e soprattutto Gonzalo Higuain. Su Alex Sandro, terzino sinistro classe ‘91, ci sono forti due club di Premier League: il Manchester United che è pronto ad offrire una cifra cash per il brasiliano, ed il Chelsea che invece vorrebbe mettere su una trattativa che preveda lo scambio con Emerson Palmieri (apprezzato sia da Sarri che da Paratici). Su Douglas Costa ci sono forti invece il Paris Saint-Germain e le due società di Manchester (City e United), alle quali la Juventus cederebbe volentieri l’ala con l’obiettivo di risparmiare sull’ingaggio, 6 milioni di euro netti fino al 2022. Anche per Adrien Rabiot si è aperto il discorso Premier League: come si legge sul nostro sito, Veronique madre ed agente di Rabiot ha già avviato i contatti con l’Everton per cercare un accordo. Discorso diverso per Gonzalo Higuain: il centravanti vorrebbe il rinnovo ma per la Juventus è fuori discussione e, quindi, per non perderlo a scadenza nel 2021 l’unica soluzione è un addio nel mercato estivo 2020, magari per andare in MLS o al River Plate, il club della vita che ama ed al quale i dirigenti sarebbero anche interessati ad offrire un contratto ad El Pipita che però dovrà abbassare le pretese.


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Rivoluzione Newcastle: Pochettino e Coutinho nel mirino

Newcastle: mercato col botto in arrivo

Il Newcastle si prepara a voltare pagina, sia a livello tecnico che societario. Il club inglese, come rivela fra gli altri il Mundo Deportivo, è da tempo nel mirino del milionario americano Henry Mauriss, che lo contende al principe saudita Mohammed Bin Salman per un cifra che oscilla fra i 300 e i 400 milioni di euro. Il nuovo proprietario sarà chiamato a mettere mano al portafoglio per costruire una squadra ambiziosa, che punti su talenti di prestigio e su una guida tecnica di assoluto livello.

Il nome dell’allenatore che circola è quello dell’argentino Mauricio Pochettino, vicecampione d’Europa nella passata stagione con il Tottenham; in alternativa è circolato il mome di Massimiliano Allegri, che porterebbe in Inghilterra il cileno Vidal. Il nome di Philippe Coutinho, invece, rappresenta il primo possibile rinforzo per l’attacco. Il brasiliano, attualmente in prestito al Bayern Monaco, rientrerà a fine stagione nel Barcellona, da dove poi ripartirà per altri lidi. Uno di questi potrebbe essere il Newcastle (ANSA).

L’unica domanda che ci si pone spontaneamente è come questo scenario di grandi investimenti possa conciliarsi con quello attuale: il calciomercato estivo non dovrebbe essere infatti segnato da spese folli quest’anno a causa delle ingenti perdite subite da tutti i club e chiunque sia il nuovo properietario dei Magpies dovrà in primo luogo occuparsi del risanamento dei conti interni alla società. Tuttavia, se davvero il magnate americano o il principe saudita saranno in grado di investire grandi somme sul mercato, ciò potrebbe per ovvi motivi provocare degli squilibri in Premier League e chi sa, tra pochi anni potremo forse rivedere il Newcastle scrivere nuovi capitoli di storia calcistica come ai tempi di Alan Shearer.

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Juventus, Bernardeschi sospeso tra la permanenza e la cessione

Juventus, Bernardeschi sospeso tra la permanenza e la cessione

La crisi del Coronavirus, come tutti sappiamo, ha fermato tutte le manifestazioni sportive e quindi le società ad oggi sono impegnate nella sanificazione delle strutture e nella progettazione della stagione futura. La Juventus non fa differenza, ed insieme all’allenatore, sta iniziando a programmare la squadra per la prossima annata ed un’attenzione particolare sarà riservata al futuro di Federico Bernardeschi; la Gazzetta dello Sport oggi ha analizzato i pro e i contro di una permanenza in bianconero dell’ex calciatore della Fiorentina. I pro della permanenza si reggono principalmente su quelle pochissime ottime prestazioni che Bernardeschi ha messo in mostra con la maglia bianconera ( quella con l’Atletico Madrid su tutte), sull’età del ragazzo, che nonostante l’esperienza accumulata ha ancora solamente 26 anni, e sulla duttilità tattica, dato che nelle ultime stagioni ha saputo reinventarsi (non sempre al meglio) in più ruoli. I motivi che spingono verso una cessione del ragazzo risiedono invece nel mancato feeling con Sarri, infatti mentre con Allegri Bernardeschi trovava regolarmente posto in squadra, con il tecnico ex Napoli le presenze si sono drasticamente ridotte.


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Innanzitutto, bisogna fare i complimenti a mister Allegri

Innanzitutto, bisogna fare i complimenti a mister Allegri

Questa è la storia di un matrimonio durato cinque anni intensi e ricchi di gioie, conclusosi con una separazione consensuale tra Max Allegri e la sua adorata Vecchia Signora. Partiamo dunque dalla fine, dal giorno della separazione, da quel 18 maggio 2019, quando in conferenza stampa il presidente bianconero Andrea Agnelli annunciava la fine del rapporto tra Allegri e la Juventus. Quel 18 maggio tirammo tutti le somme, contando i trofei e analizzando i numeri: in cinque anni Max Allegri ha fruttato alla Juventus cinque Serie A, quattro Coppa Italia e due Supercoppa italiana, diventando l’unico tecnico (tra i maggiori campionati europei) in grado di conquistare per quattro stagioni consecutivi il Double nazionale. Max Allegri ha cambiato la Juventus, ridandole credibilità in Europa e strapotenza in Italia, ma come ha fatto? Andiamo a vedere come giocava la Juventus di Allegri, come il tecnico livornese sapeva leggere le partite e cambiare in corsa, quali moduli usava e quando li usava, e su quali basi ha fondato la sua macchina perfetta.

Cominciamo col parlare dei moduli. Acciughina Allegri ha sempre costruito il modulo in base agli uomini a disposizione, cominciando col 4-3-1-2, tornando al rodato 3-5-2 già usato in bianconero da Conte, inventandosi poi il 4-2-3-1 ed il 4-4-2 con i calciatori adattati in ruoli non loro. “È molto semplice”, ama ripetere Allegri, e la sua idea di calcio lo è davvero, ma la genialità sta nell’occhio attento del tecnico livornese che ha sempre saputo individuare le caratteristiche giuste dei calciatori per poi proporli in altri ruoli o in moduli sempre diversi. Ha assunto il ruolo di “ombra”, mettendosi dietro alla squadra, non ha imposto dogmi ma ha lasciato i suoi calciatori crescere e successivamente sfogare il loro talento nelle giocate individuali che spesso sono risultate decisive, così facendo i detrattori hanno detto di Allegri che ha impoverito tatticamente la Juventus non dandole mai un gioco spumeggiante e arioso, ma il “bel gioco” non è sinonimo di trofei e questo Max Allegri l’ha sempre saputo e ripetuto. L’imporre moduli o le filosofie calcistiche non ha mai fatto per Allegri: «Non sono un maniaco degli schemi, ma un estroso: non posso stare ventiquattr’ore di fila a cercare una soluzione, devo aspettare che arrivi l’ispirazione e il più delle volte capita quando non ci penso: capita che di notte cambi la formazione che avevo deciso, per esempio. La realtà è che si vive di sensazioni», e su questa solida base ha fondato il suo matrimonio con la Juventus.

Le invenzioni di Max Allegri in bianconero sono state molteplici: Matuidi terzino ed esterno sinistro, Cancelo ala destra, Emre Can braccio destro della difesa a tre, Mandzukic ala sinistra, Pjanic vertice basso del centrocampo in regia, Cuadrado mezzala destra… tutte intuizioni vincenti, tutte frutto dell’occhio attento di Acciughina che ha sempre sostenuto che la tecnologia, lo studio scientifico del calcio e l’analisi tramite dati non potranno mai sostituire le intuizioni tattiche e la lettura del gioco di un bravo e attento tecnico. In un’intervista con Mario Sconcerti al Corriere della Sera, Max Allegri fece un esempio che spiega bene la sua idea riguardo all’approccio tradizionale del tecnico al calcio: «Faccio un esempio. Koulibaly, Manolas e Albiol, tre grandi giocatori allenati da un tecnico, Ancelotti che stimo moltissimo. Il professore lì in mezzo era Albiol, per caratteristiche tecniche, cioè per letture di situazioni, per capacità di intuire il progresso delle azioni. Koulibaly è eccezionale fisicamente, meno sotto l’altro aspetto. Manolas è bravissimo sull’uomo, meno ancora propenso di Koulibaly all’idea collettiva. Voglio dire che il calcio secondo me è capire questo, le singole doti applicate alle situazioni singole. Non uno schema fine a se stesso. Un uomo che si integra e si completa con un altro fino a fare un reparto. Questo non te lo dice un numero, un tablet o un algoritmo. O lo senti da solo o non capirai mai la partita. Per questo sono convinto che l’allenatore si riconosca solo il giorno della partita. Non esistono gli schemi, non esiste l’intelligenza artificiale, conta l’occhio del tecnico. Da gennaio metteranno i tablet a disposizione della panchina. Saprai quali sono i percorsi di campo più frequentati. Per fare cosa? Per riassumere in una frase quello che ho già visto. Il calcio è un campo, non un universo. Le cose si trovano, si toccano, non importa essere troppo elettronici. Serve un allenatore che sappia fare il suo mestiere la domenica, quello è il giorno in cui bisogna essere tecnici. Il resto tocca ai giocatori, alla loro diversità.». 

Max Allegri, in cinque anni di idillio d’amore, ha sempre costruito la sua Juventus partendo dal basso. Una difesa solida, con terzini abili nelle due fasi, centrocampisti muscolari votati all’inserimento e trequartisti o mezze punte che danno appoggio, creando gioco con qualità, all’attaccante (o agli attaccanti). La Juventus di Max Allegri non ha mai dato molti punti di riferimento agli avversari, ha quasi sempre cominciato l’azione dai sapienti piedi di Bonucci che spesso allargava il gioco sui terzini (molti alti e abili nelle sovrapposizioni) o saltava i reparti appoggiandosi sulla fisicità di Mandzukic, generalmente uno dei trequartisti o delle mezze punte poi veniva incontro mentre l’altro (o l’attaccante) andava in profondità per ricevere un pallone filtrante, i centrocampisti (in particolare le mezzali) poi si buttavano dentro accompagnando l’azione e spesso l’andavano a finalizzare. Pochi concetti ma chiari: solidità difensiva, disponibilità al sacrificio e saper sempre cosa fare in ogni situazione, perché il calcio non può vivere di spartiti ma di giocate e scelte logiche da fare al momento giusto. Per Allegri i risultati nel calcio sono affidati quasi in toto alla qualità dei calciatori, per questo fa l’esempio del basket: «Fanno gli schemi, alla fine se non è venuto fuori lo schema, hai 3 secondi per pensare… a chi la danno la palla? A quello più bravo che gioca in 1 vs 1 e tira… o esce da un blocco e tira… E gli schemi non vengono nel basket», questo per sottolineare quanto il calcio sia fortemente influenzato dall’estro e dalla qualità dei calciatori che devono fare la differenza, coadiuvati dagli schemi, e non viceversa.

Pratico, pragmatico, Max Allegri ha sempre sostenuto che «I migliori giocatori decidono loro cosa fare con la palla tra i piedi, trovare la scelta più giusta. Il calcio è arte e gli artisti sono i grandi campioni a cui non devi insegnare niente», per questo il tecnico livornese si è spesso lasciato andare nei post partita in discussioni e litigi con gli opinionisti delle varie trasmissioni calcistiche, soprattutto con quelli che gli chiedevano a gran voce un gioco arioso e meno “italiano”, maggior possesso e meno contropiede, ma Max Allegri è stato sempre un grande fan dell’andare in verticale e numeri alla mano non ha avuto certo torto in carriera nel proporre questo modo di giocare nelle sue squadre.

Ha sempre dato meriti ai suoi ragazzi mister Allegri, cominciando spessissimo le interviste e le conferenze con la proverbiale frase Innanzitutto, bisogna fare i complimenti ai ragazzi…, ma la verità è che se il matrimonio tra le Vecchia Signora ed Acciughina ha funzionato così bene, ed è stato così vincente, il merito va dato soprattutto a Max Allegri che ha sempre messo la società e la squadra davanti a tutto, se stesso compreso.

Perciò i complimenti bisogna farli, innanzitutto, a Massimiliano Allegri.




I 5 allenatori più vincenti d’Italia

I 5 allenatori più vincenti d’Italia

La nostra Serie A è storicamente uno dei campionati più prestigiosi d’Europa e come tale ha sempre avuto la fortuna di annoverare grandi tecnici alla guida dei club. In questo momento di pausa dal calcio giocato ci siamo divertiti a stilare una graduatoria dei 5 allenatori più vincenti d’Italia, e per farlo abbiamo inserito dei punti per ogni competizione al fine di rendere la classificazione il più “giusta” possibile, considerando che alcuni titoli oggi non esistono più (Coppa delle Coppe) ed altri non erano in vigore in passato (Supercoppa Italiana); inoltre ci siamo concentrati solo ed esclusivamente sulle vittorie ottenute alla guida di squadre italiane. I trofei considerati nel calcolo sono: Scudetto, Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Champions League, Coppa Uefa/Europa League, Supercoppa Europea, Coppa delle Coppe, Coppa Intertoto e Coppa del mondo per club/Coppa Intercontinentale. 

Punti per trofeo:

Champions League= 4 punti

Scudetto, Coppa delle Coppe, Coppa Uefa/ Europa League = 2 punti

Coppa del Mondo per club/ Coppa Intercontinentale, Supercoppa Uefa = 1,5 punti

Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Coppa Intertoto = 1 punto 

I punti sono stati suddivisi in tale modo, considerando i fattori di competitività e prestigio. Andiamo finalmente a spulciare qual’è la classifica dei 5 allenatori più vincenti d’Italia:

 

 

5) Massimiliano Allegri, punti= 19

In quinta posizione, forse anche un pochino inaspettatamente, troviamo Massimiliano Allegri, non perchè non sia al livello, quanto per l’assenza di titoli internazionali nella sua bacheca, eppure l’ex tecnico di Juventus e Milan è riuscito a collezionare 19 punti al netto di ben 6 Scudetti, 1 con il Milan e 5 con la Juventus, 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe Italia.

 

 

 

 

 

4) Fabio Capello, punti= 19,5

Con un vantaggio di neanche un punto al quarto posto si piazza Don Fabio Capello, un vincente con la V maiuscola sia da giocatore che da allenatore. Nel conteggio dell’ex allenatore di Milan e Roma non sono presenti i trofei ottenuti da allenatore del Real, ma nonostante ciò la bacheca fa invidia a molti: 5 campionati, 1 con la Roma e 4 con il Milan, 1 Champions League, 1 SuperCoppa Uefa e 4 Supercoppe Italia, 1 con la Roma e 3 con il Milan.

 

3) Nereo Rocco, punti= 20,5

Terza posizione per una leggenda assoluta del calcio italiano anni 60′, Nereo Rocco. L’ ex allenatore del Milan in 17 anni in rossonero ( intervallati dalle esperienze con il Torino e la Fiorentina) vinse: 2 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe, 1 Coppa Intercontinentale e 3 Coppe Italia. Negli anni 60′  furono memorabili le sfide nella stracittadina milanese con l’Inter di Helanio Herrera ( non è entrato in classifica per un solo punto, si meritava una menzione. Bacheca: 2 Coppe dei Campioni, 2 Scudetti, 2 Coppe Intercontinentali ed una Coppa Italia ). Milano era veramente il palcoscenico più prestigioso d’Europa.

 

 

 

 

 

2) Marcello Lippi, punti = 22

Seconda posizione per il tecnico toscano Marcello Lippi, prima eroe juventino, dal 2006 eroe nazionale. Il tecnico Campione del mondo si piazza sul secondo gradino del podio al netto di : 5 Scudetti, 1 Champions League, 1 SuperCoppa Uefa, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Coppa Italia e 4 Supercoppe Italiane.

 

 

1) Giovanni Trapattoni, punti = 32

La medaglia d’oro, senza neanche tanti dubbi, va a Giovanni Trapattoni che distanzia addirittura di 10 punti il secondo classificato. Il Trap nei suoi 26 anni di esperienza in panchina in Serie A ( dal 1974 al 200) ha conquistato: 7 Scudetti ( record assoluto, ne ha vinti 6 con la Juventus ed 1 con l’Inter), 2 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana, 3 Coppe Uefa ( record assoluto condiviso con Unai Emery), 1 Coppa delle Coppe, 1 Champions League, 1 Supercoppa Uefa ed 1 Coppa Intercontinentale. Giù al cappello per il miglior allenatore della storia italiana, ed uno dei migliori nell’intera storia del calcio.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Le 5 migliori Juventus degli ultimi venti anni

Le 5 migliori Juventus degli ultimi venti anni

La Juventus negli ultimi venti anni ha collezionato ben 21 titoli, in Serie A nessuno ha vinto come i bianconeri nel periodo 2000-2020. 10 Scudetti, 6 Supercoppe italiane, 4 Coppe Italia ed un titolo di Serie B, più di un trofeo a stagione. Nonostante sia mancato un trionfo europeo i bianconeri sono sempre rimasti al vertice anche in europa, arrivando a giocarsi ben 3 finali di Champions League (2003, 2015 e 2017) ed una semifinale di Europa League (2014); solo nelle stagioni di ricostruzione dopo Calciopoli la Vecchia Signora è rimasta fuori dalle grandi europee, ma quel periodo è risultato comunque funzionale alla ricostruzione di una squadra e di una società che oggi sono un modello per tutto il mondo dello Sport. Diamo, quindi, uno sguardo alle 5 migliori Juventus degli ultimi venti anni:

 

5) La Juventus 2013-2014

E’ l’ultima stagione di Antonio Conte sulla panchina Juventina, la squadra conta su alcuni dei migliori centrocampisti d’Europa: Pirlo, Vidal, Pogba e Marchisio; in difesa sono gli anni della BBC, Barzagli, Bonucci e Chiellini. In questa stagione la Juventus può anche contare sul talento di Carlitos Tevez, arrivato dal Manchester City e sulle abilità aree di Illorente, arrivato in bianconero dopo aver rifiutato il rinnovo contrattuale con l’Atletico Bilbao. La Vecchia Signora stravince il campionato, raggiungendo anche il record di 102 punti in una sola annata; 33 vittorie, 3 pareggi e 2 sole sconfitte e ben 17 punti di vantaggio su un’ottima Roma posizionatasi seconda con 85 punti. Unico rammarico della stagione : il fallimento europeo, con l’uscita ai gironi di Champions, e l’eliminazione alle Semifinali di Europa League contro il Benfica, perdendo così l’occasione di giocarsi la finale in casa allo Juventus Stadium.

4) Juventus 2001-2002

La Juventus del 2001-2002 è una squadra rinnovata ed anche ferita dopo tre anni di sofferenze in Serie A, dove dopo lo scudetto del 1998 non riesce più a vincere: addirittura settima nel 1998-1999, e per due volte consecutive seconda alle spalle delle romane, nel 1999-2000 dietro la Lazio, mentre nel 2000-2001 dietro la Roma. L’ estate 2001 viene richiamato Lippi, eroe degli anni 90′, che riuscì a vincere anche la Champions sulla panchina bianconera. Inoltre le cessioni illustri di Zidane al Real e di Filippo Inzaghi permisero alla dirigenza di acquistare: Buffon e Thuram dal Parma e Salas e Nedved dalla Lazio. I bianconeri dopo una stagione di inseguimento ai rivali storici dell’Inter, proprio all’ultima giornata piazzarono il sorpasso ed il 5 maggio 2002 conquistarono il 26eiesimo scudetto. Le note stonate della stagione furono la finale di Coppa Italia persa contro il Parma e la prematura eliminazione dalla Champions ( al secondo girone eliminatorio).


3) La Juventus 2005-2006

La Juventus del biennio con Capello probabilmente è stata una delle rose più forti della storia del calcio italiano, purtroppo per la triste vicenda Calciapoli non abbiamo potuto goderne per più di due stagioni. Quella 2005-2006 era ancor più completa di quella della stagione precedente, dato che era stato inserito in rosa anche l’ex capitano dell’Arsenal, Patrick Vieira. La squadra fu giustamente privata della vittoria dello scudetto e retrocessa in Serie B, nonostante avesse conquistato il primo posto sul campo; mentre in Champions e Coppa Italia fu eliminata ai quarti di finale. Siamo sicuri che se ci fosse stata la possibilità di continuare quel progetto staremmo parlando di una delle formazioni più vincenti della storia del calcio. Tra i nomi più illustri di quella formazione ricordiamo: Buffon, Thuram, Cannavaro, Nedved, Emerson, Zlatan Ibrahimović, Vieira, Del Piero, Trezeguet, Camoranesi, Zambrotta. Molti di loro, dopo la retrocessione, continuarono la carriera in altri grandi club europei, mentre i più fedeli rimasero per costruire le basi del futuro.

 

 

2)Juventus 2014-2015

La prima Juventus di Massimiliano Allegri inizia la stagione accompagnata da uno scetticismo generale. Il tecnico livornese per nessuno era all’altezza dell’incarico, distante anni luce da quel genio di Antonio Conte. In poco tempo lo scetticismo si tramuta in rispetto e amore: Allegri nel giro di pochi mesi crea con l’ambiente un’alchimia che pochi altri illustri allenatori sono stati in grado di costruire con la Juventus. Nella sua prima stagione bianconera arriva il double, vittoria di Campionato e Coppa Italia, ed anche l’opportunità di fare il triplete: i bianconeri raggiungono inaspettatamente la finale di Champions League, eliminando il Real Madrid in semifinale. Il tecnico livornese può contare su un centrocampo formidabile ( Vidal-Pirlo-Pogba), uno dei migliori in europa, probabilmente secondo solo a quello del Barcellona, avversario troppo superiore in quella finale.

 

 

1) Juventus 2002-2003

La Juventus 2002-2003 è probabilmente la miglior versione della Vecchia Signora degli ultimi venti anni, la squadra guidata da Marcello Lippi si rende protagonista di un’agevole vittoria in campionato e di un percorso sensazionale in Champions League, dove i bianconeri eliminarono in sequenza Barcellona e Real Madrid  prima della sconfitta in finale ai calci di rigore con il Milan. Nella finale Lippi dovrà fare a meno di Pavel Nedved, che qualche mese dopo vincerà il Pallone d’Oro, poiché squalificato. Sono  celebri le lacrime del fuoriclasse Ceco a seguito dell’ammonizione ricevuta nella semifinale di ritorno contro il Real Madrid.

 

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Fiorentina, i possibili sostituti di Iachini

Fiorentina, i possibili sostituti di Iachini.

Fiorentina, i possibili sostituti di Iachini, anche se improbabili, poiché l’ex centrocampista fino ad oggi si è ampiamente guadagnato la riconferma: in 12 partite ufficiali ha totalizzato 5 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte, invertendo il trend negativo che aveva caratterizzato la prima parte di stagione ( con Montella in 19 partite la viola contava 6 vittorie, 5 pareggi e ben 8 sconfitte). Eppure l’edizione odierna del Corriere dello Sport-Stadio elenca una sfilza di possibili sostituiti di Iachini e sono tutti nomi di un certo rilievo, testimonianza dell’ambizione di Rocco Commisso e del fatto che, per rimpiazzare l’attuale allenatore, serva qualcuno con esperienza internazionale. Il primo della lista è Carlos Dunga, ex centrocampista brasiliano, che ha militato per ben quattro stagione nella Fiorentina, dal 1988 al 1992; l’esperienza da tecnico è legata principalmente al suo paese, avendo allenato per una sola stagione l’Internacional e la nazionale carioca per otto anni, riuscendo a vincere una coppa America, la Confederation Cup ed un bronzo Olimpico. Poi spuntano due toscani come Spalletti, che è ancora sotto contratto con l’Inter, e Massimiliano Allegri, che ad oggi sembra più complicato convincere. Il quotidiano sportivo continua la lista passando ai tecnici stranieri come Pochettino, ex allenatore del Tottenham, Emery, esonerato a novembre dall’Arsenal e Leonardo Jardim, tecnico spagnolo, ex Monaco; infine gli ultimi due nomi sono l’attuale allenatore del Sassuolo, De Zerbi e l’ex milanista Giampaolo.

 


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Allegri ha costruito una Juventus perfetta nella sua normalità

Una Juve perfetta, trascinata dalla normalità di Ronaldo ed Allegri. E di uno stadio, che ha “normalmente” tifato. Una ordinarietà che appaga. E ripaga. Una Che significa reprimere tutti i numeri e le statistiche in partenza palesemente ostili. Che vuol dire rimontare davvero, non semplicemente sfiorare come accaduto a Monaco di Baviera e Madrid.

La migliore partita di stagione, erede di quella del Bernabeu di quasi un anno or è. Atteggiamento paziente in avvio, con tiki-taka tipicamente spagnolo diretto alla comprensione delle incertezze avversarie. Inizio di ripresa ruggente, con raddoppio immediato. E con i benefici della tecnologia e dei dispositivi vibranti dell’arbitro. Una successiva fase di transizione per opportunamente rifiatare e finale nuovamente arrembante per prevenire i supplementari. Tutto a fronte di una sola palla gol concessa.

I singoli. L’allenatore: preferenze iniziali (Bernardeschi e Spinazzola), quelle in corsa (Dybala per il mantenimento della palla a risultato in via di acquisizione), quelle minuto per minuto: da Matuidi a Cancelo terzini sinistri, per giungere alla designazione di Can laterale basso di destra.

La normalità di Ronaldo, si diceva. Tripletta in Champions, l’ottava al pari di Messi; 25 gol in 33 partite contro l’Atletico. Un normale Ronaldo di Coppa, che vince da solo. O, al più, sfruttando i presupposti dei compagni: come non esaltare la velocità trascinante di Bernardeschi all’84’, con beffa inferta ad un avversario subentrato ed indotto in errore?

Atletico e Simeone annichiliti, privati dell’ambizione di affermarsi in patria (finale al Wanda Metropolitano il 1 giugno), traguardo riuscito solo a Juve e Borussia a fine anni novanta.

Il tutto nella serata delle 500 gare bianconere di Chiellini, capitano.

Il tutto, soprattutto, nella serata del 12 marzo, ricorrenza di nascita dell’Avvocato Agnelli. Stella delle stelle juventine.




Allegri sta dominando il calcio italiano, eppure c’è ancora chi lo critica

L’altro giorno ho aperto Facebook con la stessa voglia che ho di andare a un pranzo con parenti che non vedi mai. Mi sono detto: “ok, non sarà il social del momento, ma è comunque usato da tante persone”. E su Facebook il nuovo trend (anche se non troppo “nuovo”) è quello di dire qualsiasi cosa passi per la testa. Qualunque opinione su qualunque argomento. E il calcio è sempre nell’Olimpo dei trend topic. Se la gioca solo con Salvini e Sanremo.

E ho vissuto un breve incubo: tutti a criticare Massimiliano Allegri. D’altronde ha perso in Coppa Italia, ha pareggiato in casa col Parma… E basta. Però a quanto pare due risultati bastano per gettare m***a su un uomo che sta facendo la storia del calcio italiano. Come se qualsiasi virgola fosse un buon pretesto per attaccarlo. Visto che, forse, è da quando siede sulla panchina della Juve che a qualcuno non va bene.

Però fatevi tutti un bell’esame di coscienza prima di parlare di chi in quattro anni ha vinto quattro Scudetti e quattro Coppe Italia, oltre ad aver raggiunto due finali di Champions. “Ma la Ciempionz non l’ha vinta!!!1!!”: come se fosse facile. Come se chi c’era prima di lui ci fosse riuscito. Come se, soprattutto, chiunque non fosse il Real Madrid abbia alzato quel trofeo ultimamente. Come se non fosse il primo anno che ha un vero fenomeno – Cristiano Ronaldo – in squadra.

Allegri ha vinto il 72% delle partite con la Juventus. Ha ucciso l’ennesimo campionato. Ha gestito la rosa sempre nel migliore dei modi possibili. Ora non può essere colpa sua se si è ritrovato Rugani e Caceres come difensori centrali. Esiste una cosa che si chiama “sfortuna”: Allegri sta tirando fuori il massimo. Non ha ancora perso in Serie A. In Champions si è qualificato primo. È uscito dalla Coppa Italia? Amen. Ne ha pur sempre vinte 4 di fila. La Juventus sta massacrando tutte le gerarchie del calcio italiano – e c’è chi si lamenta di due risultati negativi.

Un conto è la fame di vittorie. Un altro è essere ciechi di fronte all’oggettività dei risultati. La Juve è la squadra più forte in circolazione e si mette in dubbio il tecnico per un paio di errori: non è ambizione, è aver perso il contatto con la realtà.

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Juventus, i 3 passi falsi che hanno portato alla disfatta contro il Real

Si infrangono i sogni europei della Juventus che crolla allo Stadium contro il Real Madrid, in una serata di Champions League dal retrogusto Cardiffiano. Il secco 3-0 rifilato dai Blancos rende la gara di ritorno quasi una pura formalità, sia per il risultato proibitivo dell’andata, sia per le motivazioni e le convinzioni dei bianconeri, che si sono comprensibilmente affievolite, per usare un eufemismo. L’armata di Zidane, capitanata dal trascinatore Ronaldo, avrebbe potuto più volte incrementare il risultato, complice anche l’espulsione di Dybala che ha lasciato ingenuamente i bianconeri in 10. Proviamo ad analizzare i principali errori della squadra di Allegri.

Gli errori difensivi

In una serata di tale importanza, i goal dello 0-1 e dello 0-3, soprattutto per una squadra dalla cultura difensiva come quella della Juventus, dovrebbero essere scene vissute solo nei peggiori incubi. Gli errori di De Sciglio, Barzagli e Chiellini sul primo goal non possono essere concessi alla classe di Isco e alla reattività di Ronaldo, soprattutto dopo la decisione di Allegri di schierarsi con un 4-4-2, sintomo di uno studio accurato delle fasce per fermare gli attacchi del Madrid. Anche il secondo goal del n.7 non sarebbe arrivato se non fosse stato per un pasticcio combinato da Buffon e Chiellini, nato da un’incomprensione tra i due. Il terzo goal, complice il morale a pezzi, è forse il peggiore subito: l’immobilità e la confusione della linea difensiva sullo scambio di palla tra Ronaldo e Marcelo, mostra come la Juventus si fosse già arresa.

L’espulsione di Dybala

Inutile negare che un goal come la rovesciata di Cristiano Ronaldo taglia le gambe a tutta la squadra e infrange al suolo le speranze, ma l’espulsione dell’argentino scava proprio la fossa. Probabilmente, è emersa tutta insieme l’inesperienza del 25enne bianconero, forse ancora troppo acerbo per palcoscenici dove si deve sopportare una pressione così soffocante. L’attaccante stava giocando una buona partita prima dell’ingenuità che ha portato al doppio cartellino giallo e la frustrazione del giocatore, dopo la magia del n.7 del Real Madrid, è eruttata senza limiti. Resta il rimorso anche del primo cartellino giallo, preso per una simulazione evitabile. Dybala ha già dimostrato tanto al mondo intero e ha ancora tanto tempo per cancellare la macchia della pessima prestazione di ieri sera, ma un campione del suo calibro non può permettersi di lasciare in 10 una squadra che sta affondando.

Cristiano Ronaldo

Le colpe della Juventus potrebbero essere analizzate e rianalizzate all’infinito: il modulo, la difesa, la poca lucidità sotto porta, la mancanza di un vero leader, i cambi che non arrivavano; ma la vera differenza in questo quarto di Champions League è stata fatta da Cristiano Ronaldo. Il bruciante anticipo sul primo goal, il tempismo del taglio e il tocco di destro sono da fuoriclasse vero. Il secondo goal del portoghese è difficile da commentare, perchè il gesto sconcertamente di CR7  è di quelli che ogni giocatore sogna fin da quando è bambino, di quelli che ogni tifoso ammira nella copertina dell’album delle figurine fin da quando è un fanciullo. Un goal di rovesciata (e che rovesciata!) ai quarti di Champions contro la miglior difesa al mondo e con in porta Buffon, può segnarlo solo un Dio del calcio. L’applauso di tutto lo Stadium, e il ringraziamento dell’attaccante dei Blancos, è l’episodio emblematico che potrebbe racchiudere tutta la classe e la carriera di Ronaldo in una sola foto.