Di Livio: “Se si ripartisse si comprometterebbe anche la prossima stagione”

Di Livio: “Se si ripartisse si comprometterebbe anche la prossima stagione”

Angelo Di Livio, ex giocatore della Juventus e della Fiorentina ma nato e cresciuto calcisticamente a Roma e nella Roma, quest’oggi ha rilasciato una bella intervista al Corriere della Sera dove ha parlato di diversi temi, tra cui la ripresa del campionato e il futuro della Roma. L’opinionista Di Livio ha sollevato diversi dubbi circa la ripresa della stagione e degli allenamenti, sottolineando il rischio che si sta correndo nel rimettere ventidue giocatori in campo a disputare una partita di uno sport dove il contatto è necessario e costante. Poi Di Livio è intervenuto anche sul futuro della Roma: dai giovani formidabili Pellegrini e Zaniolo al tecnico Fonseca, per il quale nutre stima enorme. Andiamo a vedere uno stralcio dell’intervista:

Angelo “soldatino” Di Livio, perché è contrario alla ripartenza del calcio?

“Chi si prenderà la responsabilità di rimandare una squadra in campo? Ci saranno mille controlli, ma il calcio è uno sport che prevede il contatto fisico” dice l’ex nazionale.

Perché, allora, i presidenti della serie A vogliono ricominciare?

“Il calcio è mosso da interessi economici. Oggi, però, siamo di fronte ad una realtà pericolosa per tutti. I contagi sono ancora alti. Se dopo la ripresa qualche calciatore dovesse essere positivo annulleranno il campionato? Sarà impossibile preparare la partita nel modo giusto“.

Se si dovesse ripartire, che campionato sarà?

“Ci saranno tanti infortuni, si giocherà ogni tre giorni. Si finirà tardissimo, con il rischio di compromettere anche la prossima stagione. Se fossi ancora calciatore sarei preoccupato, mi piacerebbe sentire la loro opinione“.

La Roma che certezze ha?

“Un grande allenatore: Fonseca. In questi anni si è cambiato troppo, stavolta c’è l’allenatore giusto, che dovrà rimanere a lungo“.

Dopo lo stop sarebbe una Roma più forte?

“Sì, perché rientreranno Diawara e Zaniolo“.

Il quarto posto sarebbe alla portata di questa Roma?

“La differenza con l’Atalanta è tanta. Punterei sulla prossima stagione, con Zaniolo e Pellegrini che devono prendersi più responsabilità“.

 

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Gravina: “Non ucciderò il calcio”. Lega, sollecitazioni al Governo

“Non firmerò mai per il blocco dei campionati, perché sarebbe la morte del calcio italiano. Con la chiusura totale il sistema perderebbe 700-800 milioni di euro“: così il presidente della Figc, Gabriele Gravina intervenendo a un meeting online organizzato dall’Ascoli Calcio.

No allo stop

“Mi auguro che il mondo del calcio, che ha un impatto altamente sociale nel nostro Paese, possa ripartire con minori individualismi. Il piano B in caso di stop definitivo del calcio? Il mio senso di responsabilità mi porta ad avere un piano B, C, D. Ma se esso deve far rima con ‘è finita’ dico che, finché sarò presidente della FIGC, non firmerò mai per il blocco dei campionati. Io sto tutelando gli interessi di tutti, mi rifiuto di mettere la firma ad un blocco totale, salvo condizioni oggettive, relative alla salute dei tesserati, allenatori, staff tecnici e addetti ai lavori, ma qualcuno me lo deve dire in modo chiaro e mi deve impedire di andare avanti”.

Danni economici

“Il tempo lavora a nostro favore, il danno economico è diviso per categorie: con la chiusura totale il sistema perderebbe 700-800 milioni di euro, se si dovesse giocare a porte chiuse la perdita sarebbe di 300 milioni, se si ripartisse a porte aperte la perdita ammonterebbe a 100-150 milioni, anche se quest’ultima ipotesi non è percorribile”.

Le conseguenze

“Noi abbiamo forti responsabilità contrattuali verso partner e istituzioni internazionali, Uefa, Fifa. In Francia – le parole di Gravina – è il Governo che ha stabilito ciò che doveva fare la Federazione. Il Paris Saint Germain, ad esempio, ha detto subito di aver perso 200 milioni dopo l’annuncio della chiusura del campionato ed al momento non sa se riuscirà a partecipare alle coppe europee. E anche i club della Ligue 2 hanno deciso di presentare proposte alternative. Vi immaginate quanti contenziosi dovremmo affrontare in caso di stop? Chi viene promosso? Chi retrocede? Quali diritti andremo a calpestare? Tutti invocano il blocco, lo faccia il Governo, ce lo imponga, io rispetterò sempre le regole“. “Sento dire che dobbiamo aspettare il contagio 0 e il vaccino. In questo modo in pratica ci stanno dicendo che non potremo disputare neanche il campionato 2020/2021 – ha aggiunto il n.1 della Figc – Quando sarà pronto il vaccino? Quando sarà disponibile? C’è differenza tra il gioco del pallone nelle piazzette e negli oratori e l’industria calcio, che è un’altra cosa. Ai calciatori con famiglie cosa diremo? Che magari per i prossimi 2-3 anni dovranno cambiare mestiere?”.

Play-off e play-out: la proposta di Gravina

Gravina ha invitato a una riflessione: “non è il caso di fare una riforma, intesa come modalità di sviluppo sostenibile e non solo per quanto riguarda il format playoff/playout? – le sue parole – E’ questo il tema su cui dobbiamo concentrarci: siamo gli unici in Europa ad avere cento squadre professionistiche e non si possono più sostenere. Questa è la mia progettualità e lo dico da imprenditore, non da politico; sono portato a fare i calcoli ed a capire le criticità delle Leghe. Il vero imprenditore deve alzare l’asticella della qualità”.

Intanto è atteso per oggi l’invio, da parte della Lega Serie A, di un comunicato dei club del massimo campionato all’indirizzo del governo per chiedere date certe sulla ripresa. Tuttosport fa il punto anzitutto sui motivi per cui non è arrivato già nella giornata di ieri: alcune società, a partire da Inter e Juventus, avrebbero infatti giudicato troppo pesanti i toni della prima versione del comunicato. Dopo la discussione informale di oggi, la Lega Calcio ne riparlerà in videoconferenza oggi, con l’obiettivo di arrivare a un documento che metta d’accordo tutti, ma la vera discussione ci sarà nell’assemblea odierna. L’obiettivo è quello di coinvolgere l’esecutivo e superare un eventuale scontro frontale. Ma non solo. Cellino e Cairo, infatti, sarebbero tornati a puntare i piedi, contrari alla ripartenza immediata del campionato di calcio. La maggioranza delle squadre resta per il sì e siamo ancora lontani dal rapporto di forze ipotizzato/auspicato dal ministro Spadafora, ma il fronte dell’unanimità è ancora lontano da raggiungere.

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Faggiano: “Ventidue giocatori al parco ma no al centro sportivo, perché?”

Faggiano: “Ventidue giocatori al parco ma no al centro sportivo, perché?”

Daniele Faggiano, formidabile DS del Parma, ha rilasciato una lunga intervista a TuttoMercatoWeb nella quale ha toccato numerosi temi delicati riguardo il mondo del calcio: la ripresa degli allenamenti, il mercato che verrà, le sue scelte come direttore sportivo e molto altro. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Direttore, come trascorre questo periodo?
“Guardo partite, sto in contatto con tutti al telefono. E poi ci sono film, le serie tv. Ho visto La Casa di Carta e Vis a Vis. E guardo con piacere il Commissario Montalbano. Guarderò anche l’Allenatore nel Pallone 2, anche se il primo era un’altra cosa”.

E i rapporti con la squadra e lo staff tecnico?
“I rapporti con tutti ci sono sempre, seppure al telefono. Ovviamente manca il contatto quotidiano, di persona, con la squadra e l’allenatore. Anche se i ragazzi non possono allenarsi al centro sportivo”.

Non le sembra strana la decisione del Governo? Niente allenamenti al centro sportivo il 4 maggio con la Fase 2, ma si può correre per strada. E qualche altro sport può riprendere gli allenamenti…
“Secondo me, senza particolari problematiche, si potrebbero fare allenare i calciatori un’ora a testa al centro sportivo. Ma magari noi che facciamo calcio e non ci occupiamo delle epidemie, sottovalutiamo altri problemi che Spadafora e chi deve prendere le decisioni hanno sicuramente valutato. Ventidue giocatori possono andare al parco separati ognuno per conto proprio e con le misure di sicurezza a correre, ma non al centro sportivo. Anche se qui a Parma il sindaco ha chiuso i parchi fino al 17 maggio. Ovviamente andare al parco qui è diverso rispetto a Palermo, Lecce o Napoli dove l’epidemia sta avendo un livello di contagio differente”.

Lei è per la ripresa del campionato?
“Sono per il bene di tutti per la sicurezza. Sono per il fare, non per la confusione. Siamo pronti a tutto, ma prima sappiamo e meglio è”.

Qualcuno è tornato a casa, vedi De Ligt che è andato in Olanda. Come legge questa partenza?
“Se qualche giocatore fa delle scelte ne risponde lui e ovviamente la società di appartenenza. Per quanto riguarda noi, la maggior parte dei nostri calciatori è a Parma”.

Quali conseguenze per il prossimo calciomercato? I danni economici derivanti da questa situazione potrebbero essere notevoli.
“Usciremo con le ossa rotte. Sarà un mercato ridimensionato, di fantasia e tanti prestiti. Non sarà semplice”.

E gli incontri di mercato? Difficile ipotizzare che si facciano gli ultimi tre giorni in hotel.
“Ci adegueremo a tutto… Si potrà fare ugualmente stando distanti. Sicuramente gli ultimi giorni bisognerà fare meno possibile, anche se non è facile”.

Proverà a prendere Giovinco?
“Chi non lo vorrebbe? Se n’era parlato ma se guardavamo il bilancio a gennaio, figuriamoci adesso. Il calciatore non si discute. Però non è facile…”.

Che campionato è stato per il Parma?
“Quello che speravamo, dimostrando di crescere piano piano. Certo, se avessimo ottenuto i tre punti contro la SPAL… “.

Una partita surreale, con l’incertezza di giocare sino al fischio d’inizio rimandato.
“Quella partita non è da tenere in considerazione, è un brutto allenamento. Ti prepari, fai pranzo alle nove, ti dicono di non giocare e poi giochi. Senza quel rigore sarebbe finita 0-0. Sono contento per Di Biagio, un po’ meno per me”.

Ha fortemente voluto Kulusevski, che la prossima stagione andrà alla Juve. È pronto?
“Siamo stati bravi. Sia io che il mister eravamo decisi. L’allenatore ci ha messo del suo a farlo giocare in più ruoli. Ha sempre fatto bene. Può crescere, deve trovarsi a suo agio, ma ha voglia di lavorare e arrivare. E in più ha talento. Alla Juve quando hai queste caratteristiche ti fanno crescere e ti accolgono a braccia aperte”.

Lei di scoperte se ne intende. Ciccio Caputo è una sua creatura dai tempi del Noicattaro.
“Ci sentiamo spesso. C’è un rapporto stretto. Avevo fatto di tutto per prenderlo dall’Entella. Poi ci ho riprovato quando era all’Empoli, ma i costi erano eccessivi”.

Oltreché per i gol, è balzato agli onori della cronaca per quel messaggio di speranza: andrà tutto bene.
“Poche righe, un piccolo grande gesto. Quel cartello parlava a nome di tutti: calciatori, allenatori e dirigenti. Dalla Serie A ai dilettanti”.

E lei dove si vede il prossimo anno? È stato accostato alla Roma e ad altri club.
“Mi vedo al Parma. Le voci fanno piacere,ma da altre parti ci sono amici che lavorano e per me l’amicizia è sacra. Resto al Parma”.

Trapani in difficoltà, anche con gli stipendi pagati in ritardo rispetto alla scadenza del 16 marzo. È stata la sua creatura, un miracolo sportivo per anni. Che effetto le fa?
“Non conosco i discorsi fuori dal campo. Parlo della classifica e mi dispiace, perché sono un tifoso del Trapani. So quanto ci tenevano Castori e tutto l’ambiente a fare bene”.

Dubbi sulla ripresa della Serie A per il protocollo sanitario. In B sembra utopia poter riprendere.
“Se è difficile in Serie A… però parlano tutti ed escono sempre molte date. Non è un discorso facile. Mi auguro ci sia chiarezza, in un senso o nell’altro”.

L’uomo mercato della B?
“Sono contento che si sia messo in mostra Pettinari, lo avevo avuto a Siena. Deve ancora dimostrare completamente il suo valore. In B ci sono tanti calciatori bravi, ma Pettinari da parte mia merita una menzione a parte”.

 

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Spadafora: “Se si trova l’accordo con il comitato scientifico si ripartirà”

Spadafora: “Se si trova l’accordo con il comitato scientifico si ripartirà”

Spadafora si è fatto sentire in questi giorni decisivi per il calcio italiano; dopo aver stabilito le date per la ripresa degli allenamenti (il quattro maggio quegli individuali, il diciotto sarà il momento dei collettivi) si sta cercando di capire quando si potrà tornare in campo per terminare la stagione calcistica. Su questo argomento ha parlato Vincenzo Spadafora che ha rilasciato una lunga intervista a Mi Manda Raitre. Ecco le parole del ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili: “Tocco con mano la preoccupazione del Paese, ogni giorno ricevo centinaia di mail, a volte passo ore e ore a rispondere. Mi sento di dire che stiamo facendo il massimo, nelle condizioni in cui ci troviamo, cioè una situazione alla quale nessuno di noi era preparato. Nei primi provvedimenti ci possono essere state delle difficoltà, ma ora abbiamo le idee più chiare e nel prossimo decreto le misure saranno più mirate, precise e rivolte alle esigenze dei cittadini”.

Si poteva concedere qualcosa in più?
“Penso di no, anzi il comitato tecnico scientifico avrebbe fatto di meno in termini di aperture. La preoccupazione è avere nell’immediato una seconda ondata di contagio. Sono contento del senso di responsabilità dei cittadini, rispetto ai presidenti di Regione che hanno aperto: non è una gara a chi ci arriva primo, dobbiamo fare tutti quel che è possibile”.

Le pressioni per far ripartire il campionato sono forti. A che punto siamo?
“A quello in cui bisogna lanciare un appello alla Lega Serie A per finire polemiche e scontri. Io penso che il calcio debba essere un veicolo di gioco, leggerezza, passione, e non dividerci. In questi giorni il comitato tecnico scientifico sta incontrando le varie componenti del mondo dello sport, FIGC e non solo, per degli approfondimenti sul protocollo proposto. Se si troverà un accordo tra il comitato tecnico scientifico, gli allenamenti ripartiranno e questo potrà avere i suoi effetti sulla ripresa del campionato. Viceversa, sarà il governo a decretare, per motivi di evidente emergenza sanitaria mondiale, la chiusura del campionato, anche creando quelle condizioni affinché il mondo del calcio paghi meno danni possibili, alla pari di tutte le filiere produttive del Paese. Ci prenderemo le nostre responsabilità e faremo in modo che anche il calcio abbia meno danni possibili, non dimentichiamo che è una grande impresa del Paese”.

Dal 4 maggio sarà possibile l’attività sportiva all’aperto. Con che indicazioni?
“L’attività sportiva sarà consentita nei parchi, nei luoghi che i vari sindaci riterranno di riaprire, con le solite distanze di sicurezza. Dobbiamo fare il possibile perché ognuno di noi rispetti le regole: è anche un test per vedere se è possibile aprire altro. Come per esempio, ed è la cosa a cui tengo di più ora, le palestre, i circoli di tennis, i vari centri sportivi. Stiamo approntando col comitato tecnico scientifico le varie linee guida: vorrei essere in grado già col prossimo DPCM, cioè quello che disciplinerò il periodo dal 18 maggio, di riaprire questi centri”.

Nello sport dilettantistico lavorano decine di migliaia di persone che non rientrano nelle misure INPS.
“Abbiamo introdotto un bonus da 600 euro, che abbiamo già iniziato a pagare come ci hanno confermato le persone sui social. Sono arrivate decine di migliaia di richieste. Questo bonus sicuramente sarà previsto anche nel decreto della prossima settimana e coprirà il mese di aprile. Anzi, mentre a marzo abbiamo avuto qualche lentezza, anche se ringrazio la Sport e Salute, proprio perché sono lavoratori che hanno meno tutele, per l’erogazione del bonus di aprile sarà tutto più semplice. È possibile che lo aumenteremo da 600 a 800 euro, come il bonus previsto per tutti”.

Oggi scade il termine per presentare la domanda. Quali sono i requisiti?
“Il sito è quello di Sport e Salute. La domanda è molto semplice, ci vogliono meno di cinque minuti per compilarla. Poi le erogazioni vengono fatte in maniera molto rapida. A volte quando qualche pratica non è completa, per evitare di bocciarla, chiediamo integrazioni e nel frattempo si passa avanti. Si era detto per iniziare a pagare solo chi nel 2019 ha avuto un reddito annuo inferiore a diecimila euro: abbiamo trovato le risorse per far sì che il bonus lo abbiano tutti, anche chi ha avuto un reddito superiore”.

A livello giovanile a cosa state pensando?
“I giovani sono stati il filo conduttore della mia vita e stanno vivendo in modo strano ma devo dire responsabile. Dopo la fase iniziale, i ragazzi hanno capito bene l’emergenza. Stiamo creando una convention per coinvolgere milioni di giovani per capire come cambierà il loro modo di vivere, andare a studiare, fare vacanze e capire quindi cosa dovrà fare il governo nei prossimi mesi. Si terrà grosso modo a metà maggio”.

Spadafora, con queste parole, ha fatto capire sia la volontà di ripartire con la Serie A sia la necessità di trovare un punto di incontro con il comitato scientifico. Se ci saranno le possibilità concrete, soprattutto per la salute dei giocatori, si ripartirà; in caso contrario Spadafora ha fatto sapere di non avere problemi a chiudere la stagione calcistica.

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La Liga riparte, dal 4 maggio riprendono gli allenamenti

La Liga riparte, dal 4 maggio riprendono gli allenamenti

Javier Tebas, il presidente della Liga, ha informato i club della massima divisione spagnola che il 4 maggio potranno tornare ad allenarsi. Dal 4 maggio i club spagnoli potranno far allenare individualmente i propri tesserati, mentre dall’11 maggio le squadre potranno ritrovarsi anche in gruppo per l’allenamento. Il campionato spagnolo dovrebbe riprendere a giugno, su questo ancora qualche dubbio va sciolto, ma i vertici della Liga e i club spagnoli sono concordi sul terminare la stagione. Javier Tebas ha annunciato la ripresa degli allenamenti dopo aver approvato il protocollo sanitario fornito dal ministero della Salute per la ripresa del calcio, contenente tutt e le norme da rispettare per tornare a disputare il campionato. Domani ci sarà un altro incontro tra il Consiglio superiore dello Sport (CSD) e l’Assocalciatori spagnola (AFE) per poter risolvere gli ultimi formali dettagli e riprendere ufficialmente gli allenamenti. A riportare la notizia è il quotidiano spagnolo AS.

Riprendono gli allenamenti, ma a che prezzo?

In pieno stile Bundesliga, Tebas prova a rilanciare la Liga, ovvero una delle aziende più importanti del Paese. Da qui a riprendere la Liga ce ne passa ancora ma sembra chiaro come l’intenzione sia quella di provare in tutti i modi a ripartire entro la fine del mese prossimo o al massimo a inizio giugno. Una svolta importante per uno dei Paesi più colpiti dell’epidemia, una scelta forse fin troppo azzardata e prematura. le vittime registrate in Spagna nelle ultime 24 ore sono 325: i nuovi casi di Covid19 sono 2.144 e portano il totale dall’inizio dell’epidemia a 212.917, con un incremento dell’1%, maggiore rispetto a quelli registrati i giorni scorsi.

Queste le parole del presidente della Liga Javier Tebas: “Non capisco perché ci sarebbero più pericoli nel giocare a calcio a porte chiuse, con tutte le misure di precauzione, che nel lavoro in una catena di montaggio, o nello stare su un peschereccio in alto mare e in cose del genere. Se a importanti settori dell’economia non fosse data la possibilità di ripartire, in una modalità sicura e controllata, potrebbero scomparire. Questo potrebbe succedere al calcio professionistico. In altri paesi le squadre sono pronte ad allenarsi, questo è l’esempio da seguire”.

 

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Svizzera, il Consiglio federale allenta le misure anche per lo sport

Svizzera, il Consiglio federale allenta le misure anche per lo sport

Il Consiglio federale svizzero nei giorni scorsi ha allentato le misure di contenimento del Coronavirus per dare un po di respiro ai numerosi lavoratori ed imprenditori in difficoltà economica. L’allentamento ha inevitabilmente riguardato anche il calcio, così dall’11 maggio sarà possibile tornare ad allenarsi anche in gruppo, a patto che la Lega presenti un protocollo adeguato. Il Consiglio ha specificato come lo Sport sia un settore importante per la Svizzera, che da lavoro a circa 100mila persone; per adesso si vocifera di un protocollo che possa consentire l’allenamento a gruppi di 5 persone in ambienti controllati e sanificati; mentre  gli sport di punta, come il calcio, potrebbero contare su una minore fiscalità della distanza di sicurezza, a patto che si monitorino attentamente calciatori ed addetti ai lavori. Il campionato svizzero si tutela pianificando un’ipotetica ripartenza per la prima settimana di giugno, mentre il 27 maggio dovrebbe essere il giorno scelto per ufficializzare la sospensione della stagione o il suo proseguimento.  Nonostante questa mossa del Consiglio federale vi sono ancora tante persone molto dubbiose riguardo alla ripresa, tra queste il presidente del Lugano Angelo Renzetti, che sta mattina ha parlato a RSI Sport.

 

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Toldo: “Campionato falsato a discapito della meritocrazia sportiva”

Toldo: “Campionato falsato a discapito della meritocrazia sportiva”

Francesco Toldo è stato per moltissimi anni uno dei più forti portieri del mondo tra gli anni novanta e duemila; Toldo è stato eccellente sia con la maglia della Fiorentina indosso che con quella dell’Inter, oltre che con la Nazionale italiana al quale ha reso un grande servizio prima dell’avvento di Buffon. Francesco Toldo dopo aver appeso guanti e scarpini al chiodo si è un po’ allontanato dal mondo del calcio, ma quest’oggi è tornato a parlare a Il Giornale, rilasciando una bella intervista. Andiamo a vedere cosa ha detto:

Toldo, 10 anni fa l’Inter usciva sconfitta dal Camp Nou ma con la finale di Champions League ottenuta. Ci racconti come hai vissuto quella serata e qualche aneddoto particolare legato a quella partita?

“Siamo stati monumentali, forti del 3-1 dell’andata, tutto il mondo calcistico conosce la forza del Barcellona al Camp Nou. Hanno caratteristiche fuori dall’ordinario, mettono in difficoltà qualsiasi squadra; però contro di noi non l’hanno fatto vedere! L’Inter del Triplete era costruita da uomini prima che da calciatori, mi ricordo la grande parata di Julio Cesar su Messi e nonostante il rosso a Thiago Motta abbiamo retto fino alla fine della partita. Un aneddoto? Il giorno prima ci fu una grande litigata a pranzo tra di noi per motivi che non posso dirti, fanno parte dei segreti di quell’anno….ma tutto si risolse nel migliore dei modi ed entrammo in campo più uniti che mai”.

In tanti hanno esaltato quella squadra che conquistò il triplete. Qual era la vera forza del gruppo?

“La vera forza del gruppo era il confronto diretto e il dirsi le cose in faccia senza che nessuno si offendesse. C’erano inoltre grandi campioni che si misero a disposizione del gruppo anteponendo l’interesse della squadra a quello personale. L’aspetto principale è rappresentato da Mourinho che, insieme alla società di Massimo Moratti, lavorava con gli stessi obiettivi. Lungo il cammino si sono aggiunti i tifosi che hanno sempre di più compreso la grandezza della stagione e la sinergia è stata fondamentale per arrivare a quei grandi traguardi”.

Ci racconti qualche aneddoto su José Mourinho? Che tipo di allenatore e di motivatore era?

“Mou prima di tutto è uno psicologo, la gestione del gruppo per lui è fondamentale, la chiarezza e la comunicazione sono punti saldi. Ottiene rispetto dal gruppo quando egli per primo s’arrabbia coi giocatori più importanti nelle riunioni in spogliatoio. Più volte ha attaccato per motivazioni varie i grandi campioni senza che nessuno si offendesse per i concetti sensati che riusciva ad esprimere. Era il primo agli allenamenti e l’ultimo a chiudere la porta. Con lui potevi tranquillamente disquisire di qualsiasi argomento, era sempre preparato. Spiccava la sua dote nel parlare più lingue straniere e lo dimostrò alla sua presentazione alla Pinetina. Tutt’ora ci sentiamo…”.

Capitolo Inter attuale. Cosa ne pensi di Antonio Conte e della squadra allestita da Marotta e Ausilio? Quanto manca per colmare il gap con la Juventus?

“Penso che ci siamo alzati di livello rispetto alle annate precedenti anche se non basta, non per confrontarsi con la Juventus, questo no! Perché l’Inter deve tracciare sempre e comunque la sua rotta e rispettarla. L’Inter ha una sua notevole storia calcistica ed avrebbe meritato molti scudetti in più sul petto”.

Il calcio e lo sport si sono dovuti fermare per la pandemia da coronavirus. Pensi sia giusto riprendere o archiviare la stagione 2019-2020?

“Voglio pensare ad un calcio più vicino alla normalità della gente per cui il buon senso imporrebbe di fermarsi e rivedersi a campionato nuovo. Purtroppo però l’introito maggiore del calcio è rappresentato dai diritti tv che se venissero a mancare improvvisamente causerebbero un danno enorme all’indotto e a cascata fino all’economia di tutti i giorni. Quindi mi aspetto una ripartenza in sicurezza proprio per vincere contro questo Covid-19 e ritornare lentamente alla normalità”.

Cosa ne pensi delle polemiche di questi giorni su questo tema che sta infiammando il mondo del calcio?

“Si tratta di riflessioni che poi col tempo passano, trovo ingiusto scaricare al solito mondo dorato del pallone colpe che giocatori non hanno. Il governo guidato da un pool di scienziati si sta esprimendo e trovo che in un momento di difficolta si debba cercare di criticare di meno e agire di più. Alla fine giusto ripartire”.

Sei stato grande protagonista con l’Italia nel 2000. Le tue innumerevoli parate in semifinale sono valse la finale poi purtroppo persa contro la Francia. Ci racconti le tue emozioni di quella partita e della finale?

“La partita con l’Olanda rientra nelle immortali del calcio, ricorre il ventennio fra pochi giorni e gli sportivi continuano a riviverla. Se ti dicessi che la sera prima ho immaginato esattamente nella mia testa tutto ciò che l’indomani sarebbe accaduto? Ci crederesti? Ebbene è andata proprio così, ero convinto di alzare un muro per contenere gli olandesi, solo Kluivert ha retto psicologicamente”.

Tema dolente, il 5 maggio: cos’è successo in quella partita? Ti aspettavi l’addio di Ronaldo a fine stagione?

“Epilogo amarissimo di un campionato falsato da altre forze a discapito della meritocrazia sportiva. Senza voler polemizzare a distanza di tempo, vicenda chiusa. Ronaldo? Il brasiliano più forte e simpatico che abbia conosciuto, malgrado le sue avversità fisiche sfoggiava sempre un sorriso contagioso”.

Una volta in Inter-Juventus sei stato protagonista con Christian Vieri di una carambola che è valsa il pareggio nerazzurro. Senti tuo quel gol?

“Il gol era mio, Bobone l’ha preso solo per la classifica cannonieri che meritava di vincere. Tutt’ora con Bobo scherziamo sulla paternità del gol, tanto io so che e mia (ride; ndr). Personalmente sono fiero e ancora divertito del gol a San siro con la Juventus. lo racconto spesso ai miei figli e prendo l’esempio quando parlo ai giovani dicendo loro che con la convinzione unita al talento, ovviamente insieme alla buona sorte, raggiungi i sogni che ti prefiggi… Fatelo ragazzi, sognate e realizzate i vostri obiettivi”.

Cosa ne pensi delle dicharazioni di Romelu Lukaku durante una diretta Instagram con la moglie di Mertens:

“Tra dicembre e gennaio 23 su 25 calciatori hanno avuto la febbre. Non sapremo mai se era coronavirus o meno” “Ho imparato a non giudicare quando non conosco bene la situazione, penso che all’inter ci sia uno staff sanitario con medici preparatissimi che tutelano i propri giocatori e credo che ognuno debba rispondere per il suo mestiere”.

Vuoi mandare un messaggio su come dovrebbe e potrebbe migliorare il mondo del calcio?

“Il calcio è lo sport principale in Italia e per questo bisognerebbe conservarlo e migliorarlo per appassionare sempre più sportivi. Per questa ragione mi piacerebbe che ogni campione cerchi di essere esemplare sia quando gioca ma soprattutto nella vita privata. Così facendo alzi si innalza il livello d’umanità intorno a questo sport. I giovani ragazzi di oggi che giocano nei dilettanti e nel calcio minore osservano ogni comportamento dei nostri idoli, diamo il buon esempio allora!”.

 

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Nicchi: “Siamo pronti a ripartire, è un momento delicato”

Nicchi: “Siamo pronti a ripartire, è un momento delicato”

Questa mattina a Tuttomercato web Radio, durante la trasmissione Maracanà, è intervenuto Marcello Nicchi, presidente dell’associazione arbitri italiana (AIA). Ecco le sue parole:

Riguardo al pessimismo del ministro Spadafora:

“Credo che ogni giorno che passa c’è sempre più incertezza e questo mi dispiace moltissimo. Non posso permettermi di criticare decisioni del Governo. Per quanto riguarda lo sport, posso dire che è un momento particolarmente delicato, siamo tutti molto in ansia per le sorti del nostro Paese ma ci sono tante cose che avrebbero bisogno di risposte e che avrebbero bisogno che arrivino da un solo interprete. Andare avanti senza un punto di riferimento è come andare a fari spenti. Si sta correndo un rischio, che è quello dei contagi. Abbiamo rispettato in modo ferreo le direttive sanitarie e governative, ma ora c’è bisogno di accelerare i protocolli, di dare delle risposte: se non parte questo campionato, se non riparte il prossimo. Se a giugno-luglio non si può ripartire, mi chiedo come si può ripartire ad agosto-settembre. Non si deve passare dalla responsabilizzazione alla terrorizzazione. Bisogna cominciare a parlare di casa nostra, per una volta dobbiamo essere noi quelli da seguire. Non manderà gli arbitri a rischiare se non c’è sicurezza, quantomeno minima. Abbiamo visto provvedimenti nebulosi. Per esempio il no ad allenamenti di gruppo ma sì a singoli. L’arbitro come singolo si può allenare si o no? Bisogna cominciare a capire se si può ripartire o meno. L’ultima disposizione Uefa, che chiede una definizione dei campionati entro il 3 agosto, non è casuale. In quel periodo sarebbe iniziata la preparazione degli arbitri. E allora cosa fare? Ricominciare solo allora, oppure fermarci? Sarà molto difficile poter continuare il campionato di A, ma non si parla anche di Serie B e C, dove molti club rischiano di non riprendere per nulla”.

Nicchi chiude con un pensiero su quei paesi che hanno deciso di interrompere le competizioni:

“Bisognerà prendere delle decisioni. Stiamo snobbando il mondo dilettantistico e vogliamo sapere cosa succederà. Ci sono migliaia di atleti e arbitri lì. A tutti servirà del tempo per ritrovare la forma fisica. Ci sono le condizioni sanitarie per riprendere ma magari non quelle atletiche per riprendere. C’è il rischio infortuni per giocatori ed arbitri. Tutti siamo fermi in casa ma nessuno ci dice cosa fare per il futuro. Oggi probabilmente non ci sono le condizioni per ricominciare, per una serie di motivi, dai morti ai contagi, fino ai protocolli che vanno rivisti. Mi domando: a settembre-ottobre cosa cambierà per farci riprendere in sicurezza? Niente. Bisogna provare a ripartire, con un protocollo che ci garantisce la massima sicurezza possibile al momento. Come ci sarà un semaforo rosso, ci si rifermerà. Ma bisogna riprendere. La sicurezza piena non può darcela nessuno. Serve avere degli obiettivi. Prima di dire che tutto è finito bisognerà, prima o poi, riprovare a partire. Se le condizioni sono particolarmente pericolose, ci si rifermerà. Ma se le condizioni ci permettono di ripartire e i rischi sono programmati e calcolati, si deve riprendere e andare avanti”.

 

 

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L’Inter si prepara ad accogliere Nainggolan e Perisic

L’Inter si prepara ad accogliere Nainggolan e Perisic

Oramai è evidente come le società di calcio stiano con un occhio puntato alla pianificazione della prossima stagione, dato che quest’annata probabilmente verrà interrotta. L’estate sarà caratterizzata non solo dal calciomercato, ma anche da ricorsi su ricorsi che seguiranno le varie assegnazioni di promozioni, retrocessioni, qualificazioni, ecc ecc. Concentrandosi su quella che dovrebbe esser la normalità quindi il calciomercato, diamo un’occhiata alla situazione in casa Inter. I nerazzurri infatti dovranno decidere il futuro di tre giocatori che probabilmente rientreranno dai rispettivi prestiti: Nainggolan, Perisic ed Icardi.  La Gazzetta dello Sport riporta come il belga sia quello con più possibilità di rimanere all’Inter, l’ex centrocampista della Roma a Cagliari si è ritrovato e i nerazzurri potrebbero aver trovato un rinforzo a centrocampo senza investire denaro, ed in più Conte, in passato, ha più volte dichiarato la sua ammirazione per il Ninja; c’è però ancora la possibilità che la dirigenza nerazzurra decida di proporre Nainggolan alla Fiorentina per arrivare ad uno tra Chiesa o Castrovilli. Il destino di Perisic è sospeso a metà tra Bayern Monaco e Inter, i bavaresi vorrebbero riscattare l’esterno croato, ma non hanno intenzione di versare i 25 milioni pattuiti l’estate scorsa, d’altro canto Zhang non sembra intenzionato a scontare il suo giocatore ed accetterebbe serenamente di reinserirlo in rosa.  Per quanto riguarda Mauro Icardi invece c’è la certezza che non torni a vestire la maglia dell’Inter, anche se da Parigi tardano ad arrivare delle news che confermino la volontà di riscattare il cartellino dell’attaccante argentino, in ogni caso, anche se Icardi non dovesse rimanere a Parigi, l’Inter lavorerà per trovargli un’altra sistemazione.

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Rizzoli: “Le abitudini in campo cambieranno”

Rizzoli: “Le abitudini in campo cambieranno”

Il designatore degli arbitri della Serie A, Nicola Rizzoli, ha parlato al Corriere di Bologna riguardo alla questione ripresa del campionato. Nell’intervista Rizzoli ha toccato molti temi, tra i quali le trasferte delle terne arbitrali, il comportamento che dovranno tenere in campo i giocatori e la possibilità che cambino numerose abitudini legate al mondo del calcio. Andiamo a vedere cosa ha detto:

“Partecipo ad un gruppo di lavoro assieme alle altre leghe europee dove ci confrontiamo continuamente. Credo che le situazioni più problematiche oltre alla sicurezza dei viaggi siano relative ai comportamenti. Dovremo andare incontro a un cambio di abitudini, niente proteste con gli arbitri, esultanze diverse, spogliatoi separati. Se agissimo come le squadre avremo dei problemi, cioè andando tutti in ritiro: 10 terne da 6 persone che viaggiano, se ci fosse un contagiato…Per questo non abbiamo ancora fissato un raduno, ci servono ambienti asettici e uno per terna, così ne blocchiamo sei. Più passa il tempo e più i club sono nervosi, faranno pressioni ma deciderà il Governo. Ottimista? Moderatamente, il calcio non è solo una azienda ma anche divertimento e intrattenimento. La gente ne ha bisogno.”

Infine il designatore Nicola Rizzoli ha voluto ricordare Giuseppe Gazzoni Frascara, l’ex presidente del Bologna scomparso in questi giorni: “L’ho conosciuto solo da designatore, lo incontravo all’Isokinetic, facevamo chiacchiere in simpatia. Era una persona corretta che col calcio ha gioito e sofferto. Il fatto che il tifo gli abbia chiesto scusa la dice lunga sullo spessore del pubblico di Bologna”.

 

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