Spadafora: “Voglio far ripartire il calcio, ma decide il governo”

Intervista a Spadafora

Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha manifestato la sua volontà di far ripartire il calcio italiano, ma con la maggior prudenza possibile:

“La maggioranza degli italiani non vede di buon occhio la ripresa del campionato. Ma io non bado in questo momento ai sondaggi. Il calcio è un mondo importante del Paese, lo conosco bene a differenza di chi vuol far passare un messaggio diverso. Legittimi gli interessi economici, ma quando si va su altro tipo di attacchi, pressioni e strumentalizzazioni, questo atteggiamento non fa bene a nessuno”.

In merito all’idea generalizzata di essere contrario alla ripartenza (generata dalla recente dichiarazione: “Del campionato proprio non se ne parla, ora mi occupo degli altri sport”, ndr):

“Sarebbe surreale per un ministro dello Sport demonizzare il calcio. Mi auguro di ripartire, ma lo deciderà il governo. Dal 18 maggio riprenderanno gli allenamenti di squadra. Sul campionato ci baseremo su elementi scientifici, oggi non disponibili. A metà maggio si potrà fare una previsione realistica. Non esiste una mia contrarietà, ma la volontà di valutare la ripartenza solo se si salvaguarda la salute delle persone all’interno del gruppo squadra. Poi rivendico pari dignità con gli altri sport e gli sport di base. Tutelo talmente tanto la ripartenza che ho convocato io la prima riunione con Figc e Leghe per cercare una soluzione. Ricominciare a giocare pone una serie di questioni legate a trasporti, alberghi, a centinaia di persone che si muovono. Di chi è la responsabilità? Il protocollo dovrà definire anche questo

Sulla ripresa degli allenamenti:

“Il 18 maggio si ripartirà con gli allenamenti di squadra e per farlo serve un chiarimento definitivo sul protocollo: in settimana lo avremo. I governatori delle regioni? Ognuno si muove guardando i propri territori. Il calcio non è il primo caso in cui governo e regioni non sono totalmente allineati”.

Sulla frase di Renzi “Non decide Spadafora, ma il Parlamento”:
“Rivestire una responsabilità istituzionale è diverso da fare solo politica. Tocca al governo decidere se ci sono le condizioni per riprendere. Poi come farlo, intendo con quale formula e calendario, lo stabilirà la Figc. Anche il calcio però deve vivere una nuova stagione, autoriformarsi, pensare di rivedere il proprio sistema, capire se è in linea con quel che accade nel Paese, deve rigenerarsi”.

Sulle parole del presidente della Figc Gravina: «Non sarò io il becchino del calcio”:

“Assolutamente no, farò di tutto per ripartire. Se il governo sarà costretto, spero di no, a stabilire che non ci sono le condizioni il mio sforzo sarà duplice: limitare i danni economici per le società e sostenere tutto il mondo dello sport. Tra risorse ordinarie e straordinarie investiremo circa 1 miliardo per il settore nel suo complesso”.

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Mazzola: “Orgoglioso di quanto fatto all’Inter. Avrei voluto chiudere al Toro”

Mazzola: “Orgoglioso di quanto fatto all’Inter. Avrei voluto chiudere al Toro”

Sandro Mazzola, figlio dell’indimenticato Valentino, a 71 anni dalla tragedia del Grande Torino a Superga si è aperto a La Gazzetta dello Sport, raccontando aneddoti della sua bella carriera ed emozioni che lo legano a questa ricorrenza: “Alle 17 uscirò anch’io sul balcone di casa: mio nipote mi darà la sua 10…”.

Andiamo e vedere cos’ha detto nell’intervista:

PRIMA VOLTA A SUPERGA – «Per me è sempre stato così il 4 maggio: un raccoglimento intimo, un’emozione intensa da non condividere se non in famiglia. Ecco perché nella mia vita ho evitato con cura di salire a Superga proprio nel giorno della tragedia. Ci sono andato spesso, sia chiaro, ma quando non c’era folla e quindi uno o due giorni prima o magari uno due giorni dopo. Non ho mai dimenticato la prima volta. Ero nella Primavera dell’Inter e per un impegno scolastico di vitale importanza non potetti salire sul pullman dei compagni che andavano appunto ad affrontare il Toro al Filadelfia. La defezione venne segnalata ai dirigenti in società da Benito Lorenzi e, credo su suggerimento di “Veleno”, mi ritrovai a bordo di un’auto del club subito dopo quell’esame in classe. Beh, avvicinandoci a Torino, vidi il colle e la Basilica: me li avevano descritti diverse volte, ma vederli fu traumatico. Da quel momento non capii più niente. Dovettero trascinarmi in campo e giocai probabilmente la peggiore partita della mia vita. Ho detto giocai? Ma in realtà vagavo inebetito: però sia durante che dopo, nessuno dei miei compagni osò dirmi niente. Erano stati informati di quel mio dramma privato».

CELEBRAZIONI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS – «Capisco il momento e capisco anche il disorientamento di tifosi così legati a quella squadra. Ma non ci sarà proprio niente, niente? Ah, un breve rito al Filadelfia e una mobilitazione da casa tra le cinque e le cinque e cinque… Eh, io il balcone ce l’ho… E pure la maglia granata numero 10: regalata a mio nipote l’anno scorso. Quando Valentino si ritrovò sul prato del Fila in mezzo ai giovanissimi del Toro: si celebrava il secolo dalla nascita di papà. Un pensiero delizioso del club e per me, figlio e nonno, un’emozione struggente. Alla fine mi diedero la parola, riuscii a esprimere giusto un paio di ringraziamenti a Cairo, a Pulici. Il groppo in gola impediva alle sillabe di formarsi».

RIMPIANTI DELLA CARRIERA – «Alla fine della stagione 1976-77 io avevo deciso di smettere con il calcio giocato. Avrei compiuto 35 anni in novembre e quindi non ero così malmesso: insomma, avrei potuto reggere uno-due anni ancora ma il presidente dell’Inter, Ivanoe Fraizzoli, aveva disegnato per me un dopo calcio incredibilmente lusinghiero. “Sandro, ti consegnerò l’Inter, organizzamela tu. Gli avevo dato un assenso di massima ma mai avrei immaginato cosa sarebbe accaduto dopo».

TORINO – «Il Toro mi chiama e mi offre di chiudere la carriera con loro… Era un ottimo Toro, peraltro, c’era il gruppo del tricolore, volevano arricchirlo. Io rimasi folgorato dalla prospettiva di finire nel club di papà».

INDECISIONE – «La notte che precedette la decisione non riuscii a chiudere occhio. Mi tornavano alla mente i flash della mia poca vita con papà. Eravamo al Filadelfia, inseguivamo un pallone, a un certo punto papà che mi stava davanti si fermava, si girava e con le mani faceva dei gesti come a significare vieni Sandro, raggiungimi. Ricordo questa nottata di sofferenza infinita. Ma poi al mattino decisi di declinare quella proposta».

SENTIMENTI CONTRASTANTI – «In me hanno convissuto sentimenti contrastanti. L’orgoglio di essere stato una bandiera dell’Inter, di aver vinto tutto in nerazzurro e di rappresentare uno dei calciatori più importanti di questo glorioso club. Che però poi si mescola al grosso rammarico dell’occasione persa: manca alla mia vita quell’altra ricca dose di orgoglio che avrei provato indossando la maglia di papà».

PARAGONE CON PAPÀ VALENTINO MAZZOLA – «Se mi hanno mai detto che ho superato mio papà? Non avrebbe potuto perché io forse ho vinto di più, ma papà da centrocampista vinceva la classifica cannonieri. Altro livello. Inarrivabile».

 

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Ghirelli: “Impossibile per noi attuare il protocollo, non possiamo ripartire”

Ghirelli: “Impossibile per noi attuare il protocollo, non possiamo ripartire”

Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, ha parlato a Radio Punto Nuovo del futuro nebuloso del campionato di Serie C. Nel corso della bella e lunga intervista Ghirelli ha toccato numerosi argomenti: l’impossibilità nell’attuare il protocollo sanitario, la contrarietà dei medici dei 60 club di C alla ripartenza del campionato, la difficile ripresa nell’immediato della stagione e l’impatto che questa crisi per il virus avrà sul calcio. Andiamo a vedere cos’ha detto Ghirelli:

“La Lega Pro fa un percorso interno in modo di arrivare al Consiglio Federale con un’ottica generale. Chiunque possa immaginare uno scenario diverso, non esiste, perché c’è uno statuto: chi vuol far polemica in un bicchiere d’acqua, faccia, tanto l’acqua finisce nel lavandino. Fatta questa premessa, o termina il campionato oppure dobbiamo avere due punti di riferimento: le norme federali, perché se non si fa perno su quelle, tutte le nostre decisioni possono essere inficiate. Se non si finisce il campionato, qualunque soluzione che si prospetterà è difficilissimo che ottenga una maggioranza unanime, sebbene ci proverò, non sono un mago né un’illusionista. L’obiettivo è quello di cercare di creare meno problemi. Quello scienziato che ha pubblicato la lettera, ha fatto sembrare che noi avessimo già deciso, ma il potere sta all’assemblea della Lega. E’ certamente una proposta che verrà consegnata come e altre al Consiglio Federale che deciderà. Chi è stato? Se lo trovo, lo denuncio, per i danni che ha creato. Non sono abituato a lavorare sui sospetti, ma a lavorare sulle concretezze. Per la prima volta nella storia del calcio italiano, si incrociano la crisi delle aziende calcio con la crisi delle aziende al cui capo c’è lo stesso proprietario. A tal proposito si può determinare che dal momento in cui il proprietario decide dove investire, lo farà nell’azienda madre che assicura a lui, la sua famiglia, operai e dipendenti delle garanzie. Il calcio subirà un forte impatto. Abbiamo bisogno di alcuni atti dal Governo ed alcune riforme che dobbiamo fare noi. Abbiamo chiesto la cassa integrazione che è un sospiro di sollievo per società e giocatori. Oltretutto stiamo lavorando in FIGC su tavoli istituzionali per quanto riguarda le iscrizioni al prossimo campionato di modo da non danneggiare ulteriormente le società. Dal momento in cui bisogna mettere benzina nelle aziende italiano, abbiamo proposto di far noi da garanzia senza che le nostre società paghino un euro e senza che perdono un giorno nella scadenza dei contributi. C’è inoltre bisogno di un ulteriore elemento di selezione: chi non paga e non rispetta le scadenze, la Lega è autorizzata a prelevare i contributi. Probabilità di ripartenza LegaPro? I miei presidenti con i 60 medici che ho riunito in call conference, mi dicono che non c’è nessuna possibilità perché non siamo in grado di attuare il protocollo. Tutto si può attenuare spostando in avanti il rientro, di modo che ci siano progressi scientifici, il virus diminuisca di intensità e si ammortizzino i costi. Vedo impossibile la ripresa nel giro di qualche settimana. Domanderei alle autorità scientifiche sanitarie ed al virus, nel momento in cui viene devitalizzato e il comitato dirà che ci sono possibilità, allora il presidente di Lega dirà se siamo pronti o meno. Se me lo chiedessero direi di voler cominciare “ieri”, la volontà c’è, ma realmente per responsabilità devo aspettare le autorità”.

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Paratici: “Ripetere la stagione 2019/2020? È una possibilità”

Paratici: “Ripetere la stagione 2019/2020? È una possibilità”

Il direttore sportivo della Juventus, Fabio Paratici, ha rilasciato un’intervista a Sky Sport. Nel corso della chiacchierata ha parlato della situazione del calcio ai tempi del Coronavirus, toccando numerosi argomenti: cosa ne sarà della stagione 2019/2020, che calciomercato verrà fuori questa estate e come influirà tutto questo sulla prossima stagione. Andiamo a vedere uno stralcio dell’intervista:

“Due aggettivi per il calciomercato? Sarà un mercato creativo ed elastico. Basta guardare alla quotidianità: ogni giorno cambiamo visione delle cose, quando arriva il bollettino delle 18 un giorno siamo più ottimisti e l’altro meno a seconda di quello che ci dicono. Anche sull’idea di ricominciare a giocare ed allenarsi o meno, si pensa una cosa e dopo due ore si cambia idea. Per questo, anche nel mercato servirà elasticità. Ed è una possibilità quella della stagione 2020-21 con le stesse squadre“.

Nella giornata di ieri i venti club di Serie A si sono riuniti in assemblea coi vertici della Lega, al termine della quale si è deciso, all’unanimità, di voler terminare la stagione corrente. Questo il comunicato ufficiale: “L’Assemblea della Lega Serie A si è riunita questa mattina con tutte le Società presenti e collegate in video conferenza. Il Presidente Paolo Dal Pino ha riportato in riunione quanto espresso ieri sulla disponibilità a un dialogo col Governo in ottica costruttiva e collaborativa, ottenendo su tale posizione la piena condivisione da parte di tutte le Società”.

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Castrovilli: “Sarebbe un sogno seguire l’esempio di Antognoni”

Castrovilli: “Sarebbe un sogno seguire l’esempio di Antognoni”

Il centrocampista italiano della Fiorentina Castrovilli ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport Stadio, nella quale esprime tutta la sua gioia di esser stato rimosso dal mercato dal presidente Commisso. Il numero 8 viola è seguito con attenzione da tutti i più importanti club italiani, che vedono in lui il prototipo del centrocampista moderno: abile con il pallone tra i piedi, capace di interrompere le azioni avversarie e dotato di grande tempismo nell’inserimento. Ecco una parte dell’intervista di Gaetano Castrovilli:

Riguardo la certezza di rimanere a Firenze, dopo che il presidente Commisso lo ha praticamente tolto dal mercato:

E’ bellissimo, mi stimola a dare sempre di più. Ho sentito grandissimo appoggio fin dal primo giorno, da parte del presidente e della società. Hanno creduto in me e lo si è capito anche dal prolungamento di contratto (2024). Ringrazio tutti, da Commisso ma senza dimenticare i direttori, Barone e Pradè, fino all’ultimo che ci lavora. Ora tocca a me ripagare la loro fiducia“.

Essere accostato ad Antognoni è più un onore o un onere?

Entrambi. Vivendo Firenze, ho imparato perfettamente cosa rappresenta Antognoni per i fiorentini e per arrivare a quello che lui ha dato alla città c’è ancora tanta strada da fare. Avere un rapporto diretto, confrontarmi con lui mi motiva a crescere sempre di più. Sarebbe un sogno poter realizzare quello che lui ha fatto, con la maglia della Fiorentina e della Nazionale“.

 

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Maxi Lopez: “Lotito è il presidente della Federcalcio”. Accanimento eccessivo?

Maxi Lopez: “Lotito è il presidente della Federcalcio”

Un attacco  sfrontato a Lotito arrivato da Maxi Lopez. Come scrive Il Messaggero, l’ex  (tra le altre) di Milan e Samp ha parlato ad una tv Argentina:”Se in Italia fanno quel che hanno fatto in Francia succede una guerra mondiale. Qui è completamente differente, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, è il presidente della Federcalcio. Per lui già un mese fa si poteva giocare. Qui un’entità più importante come la Uefa o la Fifa dovrà prendere una decisione”. Queste le parole di Maxi Lopez,in seguito alle quali la società ha rilasciato un comunicato per dissociarsi: “Il Football Club Crotone intende prendere le distanze dalle dichiarazioni del suo tesserato Maxi Lopez, rilasciate ieri sera ad una televisione argentina e riprese da diverse fonti anche nazionali. Il club evidenzia come il calciatore abbia parlato con leggerezza, certamente eccessiva, così una battuta – comunque infelice – grazie alla cassa di risonanza dei social network si è diffusa in tempi brevissimi. La società, con in testa il Presidente Gianni Vrenna ed il Direttore Generale Raffaele Vrenna, da sempre in ottimi rapporti con i vertici istituzionali e profondamente rispettosa del loro lavoro e delle loro decisioni, pur riconoscendo la buona fede dell’attaccante, si dissocia e comunica”. Nella nota della società calabrese si parla anche di possibili provvedimenti disciplinari nei confronti dell’attaccante.

Ma è giusto accanirsi così tanto per queste dichiarazioni? Maxi Lopez, si sa, non è nuovo a dichiarazioni e gesti schietti (la mancata stretta di mano a Icardi docet) e il fatto che, nonostante sia uno straniero, abbia voluto “denunciare” una situazione di fatto nel nostro calcio, che ormai conosce da 10 anni, gli procurerà forse la gogna mediatica. Il comunicato del Crotone, sicuramente una formalità dovuta (anche perché è giusto non associare il pensiero di un tesserato a quello di un’intera società), assume dei toni che sembrano eccessivamente deferenti, quasi a temere una reazione per aver un proprio dipendente smascherato una situazione veritiera. Piaccia o no, l’opinione di Maxi sull’elevata influenza di Lotito sulle istituzioni del calcio (e non solo) italiano potrebbe risultare condivisa da una buona parte degli appassionati.

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Pellegrini: “Torniamo ad giocare, anche per chi lavora con noi!”

Lorenzo Pellegrini, centrocampista della Roma,  attraverso il suo profilo Twitter comunica la sua speranza che il calcio riparta e non solo per motivi agonistici: “Non possiamo che augurarci che il campionato, in condizioni di sicurezza, riparta: non solo per ragioni sportive ma anche per evitare conseguenze economiche disastrose per le migliaia di persone che lavorano nel mondo del calcio e per le loro famiglie”.

L’indotto del pallone infatti, oltre che garantire allo Stato oltre un miliardo l’anno in tasse, permette a circa 240mila persone di mantenersi e sopravvivere, soprattutto a quanti, levati calciatori e tecnici, lavorano a vario titolo nel calcio: dai dipendenti delle squadre fino ai giardinieri e magazzinieri, passando per gli steward allo stadio e così via. Un esercito silenzioso che sta soffrendo per lo stop al campionato e che, forse, non potrebbe reggere alla chiusura della Serie A.

Per questo Pellegrini dice ancora: “Il nostro desiderio è tornare in campo… ci sono le condizioni per allenarsi in sicurezza all’interno dei centri sportivi e ci auguriamo di farlo prima possibile”. Al momento la situazione è di grande stallo e si parla di un ritorno sui campi di allenamento il 18 maggio, ma tutto dipenderà dalle prossime settimane e dalla capacità che avremo di contenere il contagio. Quindi si tratta solamente di un’ipotesi che dovrà essere confermata dalla realtà. Mentre tutto è fermo e i conti continuano a non tornare.

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Sticchi Damiani: “Ascoltiamo i medici. Le Pay-tv pagheranno?”

Sticchi Damiani: “Ascoltiamo i medici. Le Pay-tv pagheranno?”

Saverio Sticchi Damiani, il presidente del Lecce, ha rilasciato una bella intervista a Tuttosport dove ha parlato della delicata situazione che sta vivendo il calcio. Il presidente Sticchi Damiani ha parlato della propria quarantena, della possibile ripresa degli allenamenti, del tecnico del Lecce Liverani, della rata mancante delle pay-tv e del taglio degli stipendi. Andiamo a vedere uno stralcio dell’intervista:

Sulla sua quarantenaNon viaggio più, sono fisso a Lecce e lavoro tutto il giorno. Mi dedico anche alla famiglia, come non facevo da 10 anni, e continuo a occuparmi del club. Con i miei soci stiamo cercando di portare avanti la battaglia legata agli aspetti sportivi e finanziari. Questo evento si è abbattuto improvvisamente su una società sana, ora serve gestire bene il tutto”.

Riguardo le donazioni fatte dai calciatoriAnche i giocatori hanno perso la loro quotidianità e sono un po’ scoraggiati. Da un lato si vogliono riprendere le attività, dall’altro c’è prudenza per la situazione d’emergenza. Sono contento per le donazioni di migliaia di tamponi fatte dal Lecce agli ospedali salentini. Ora il calcio deve litigare meno e fare più beneficenza”.

Sulla possibile ripresa degli allenamenti il 18 maggioSperavamo tutti di riprendere prima con allenamenti individuali. Molti medici sportivi hanno proposto di migliorare il protocollo, ascoltiamoli. Se dovesse aumentare la curva del contagio, il calcio farà fatica a ripartire”.

Una riflessione poi sulla rata finale che le pay-tv dovrebbero saldare entro domani: Quello è un momento importante, perché la Lega ritiene di avere un contratto che tutela adeguatamente la posizione delle società di serie A anche in situazioni di forza maggiore come quella che stiamo tutti vivendo. E’ importante capire se le pay-tv provvederanno ad adempiere o meno. Nulla vieta che i vertici della Lega possano sedersi con le emittenti televisive per trovare una soluzione di buon senso. In ogni caso, anche nell’ipotesi di pagamento dell’ultima rata non è detto che non avvengano decurtazioni sugli anni successivi“.

Due parole anche sul suo tecnico, Fabio LiveraniLiverani è uno della famiglia Lecce. Parliamo tutti i giorni della possibile ripartenza, lui vuole salvare il Lecce sul campo ma sa che viene prima la salute”.

Chiusura col taglio degli stipendiAbbiamo parlato con i calciatori, questa crisi non deve pagarla solo la squadra. La società è stata trasparente con loro a proposito dei numeri, e tutti dovranno fare un sacrificio. E in generale i calciatori si sono dimostrati disponibili”.

 

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Ghirelli: “La Serie C non può riprendere in tempi ragionevoli”

Ghirelli: “La Serie C non può riprendere in tempi ragionevoli”

In un lungo post apparso sul suo profili Facebook, il presidente della Lega Serie C Francesco Ghirelli ha spiegato il suo punto di vista circa l’eventuale ripresa (o meno) delle ostilità in campo. Nei giorni scorsi Ghirelli aveva indetto una riunione virtuale con i vertici della Serie C e i medici di tutte le 60 squadre che giocano nella categoria, al termine della quale erano tutti più o meno d’accordo col bocciare il protocollo sanitario proposto e scritto dalla FIGC perché di difficile applicazione, secondo loro, nella Serie C. Andiamo a vedere cos’ha scritto il presidente Francesco Ghirelli sul post del suo profilo facebook stamattina:

«Come bisognerebbe affrontare il tema ripresa del campionato della Serie A o dei campionati:

A – il calcio riprende quando ripartiranno le attività sportive e produttive del Paese, nel rispetto più totale della salute come bene primario e nel rispetto della “catena di comando” che vige in status di pandemia: autorità scientifiche e sanitarie-Governo-Coni-FIGC-leghe. In questo scenario, logicamente sappiamo che c’è un convitato di pietra, il MALEDETTO, il virus silente e subdolo.
B – c’è una specificità del calcio italiano che riflette la diversità del Paese. La Serie A è il calcio di élite, dotata di risorse e strutture, capace di svolgere un ruolo di sussidiarietà per tutto il calcio italiano ed anche, in parte, per lo sport italiano. Nel contempo, potrebbe, per la sua peculiarità nella procedura di preparazione alle gare, consentire di dare un contributo significativo per la conoscenza del virus, la grande incognita che conosciamo solo in parte. La serie B si colloca in coda alla Serie A con maggiori limiti e contraddizioni. La Serie C si trova per collocazione territoriale, strutture mediche e dei centri sportivi, per difficoltà economico-finanziarie nella impossibilità di riprendere in tempi ragionevoli, a meno che non si decida in Europa di passare da stagione sportiva ad anno solare e fare una sperimentazione in tal senso fino al mondiale in Qatar nel novembre-dicembre 2022. Analoga, se non più grave, la situazione nel campionato di Serie D e, ancor più evidentemente impossibile da riprendere a giocare, se non in tempi ritardatissimi, nei campionati della LND. In tutti i campionati giovanili e di settore giovanile scolastico, da tempo, si è pensato di chiudere in anticipo la stagione sportiva.
C – la ripresa degli allenamenti per la Serie A prevede da parte del Protocollo Sanitario la costituzione di un “gruppo chiuso” per almeno ventuno giorni. Una occasione irripetibile per la sperimentazione che si potrebbe fare e per metterne i risultati al servizio della scienza e della salvaguardia della salute di tutti gli italiani. Venti “gruppi chiusi” per tre settimane ove si potrebbe rispondere a qualche domanda che determina grande incertezza nel capire come agisca il MALEDETTO:
1. Gli asintomatici/portatori sani, i portatori di basso contenuto di infezione all’interno di una comunità chiusa e sana. Fino ad oggi, la risposta più efficace è stata quella del distanziamento sociale; quanto si può prolungare questa misura? quanto può reggere il Paese uno status che mina le sue fondamenta economiche (l’apparato produttivo ed industriale, la rete dei servizi, ecc.) e il suo equilibrio sociale (i segni di rivolta sociale nel Sud, in particolare)? Quanto dovremo convivere con il MALEDETTO?
2. I calciatori, gli sportivi professionisti sono esposti all’attacco del MALEDETTO perché hanno una porta di ingresso aperta, perché hanno una dimensione permanente, di base, di un potenziale status infiammatorio? Un “gruppo chiuso” per tre settimane potrebbe essere un laboratorio unico e irripetibile per provare ad avere qualche risposta più in materia.
3. Il MALEDETTO, lascia effetti sull’organismo che non si conoscono fino a minare alcuni parametri che consentono la prestazione fisico-atletica. Anche qui le conoscenze sono scarse. Un “gruppo chiuso” per tre settimane potrebbe fornire risposte per gli atleti professionisti, da estendere a quelli dilettanti e forse anche alla popolazione.

Ecco, come il calcio definito “speculativo” dimostra quanto ci sarebbe da ripensare criticamente da parte di chi lo abbia pronunciato questo termine perché quel calcio è capace di fare del bene al suo mondo e attraverso ciò estendere i benefici al Paese e alla scienza.
D – La serie A, nel suo aspetto del fare profitti svolge una funzione redistributiva fino al sociale: assicura che i danni derivanti dal presunto non rispetto dei contratti televisivi non ricada, anche, sulle leghe sottostanti, per noi della Serie C sarebbero 5milioni di euro. Il problema prevalente non consisterebbe nel fatto di non prendere perché il contratto diritti TV è “blindato”, sarebbe prenderli a “babbo morto” dopo i tempi per dirimere il contenzioso in via giudiziaria. La Serie A riprendendo a giocare assicura anche attività nell’indotto, si pensi alla raccolta sulle scommesse sportive dove il calcio è al di là del 75% della raccolta portando beneficio indiretto allo sport italiano e al fisco, cioè allo Stato.

Interpretando la ripresa da questo punto di osservazione, fermo restando che si potrebbe riprendere solo in rispetto delle condizioni di salvaguardia della salute, si ricava un giudizio diametralmente opposto di quello circolante. Logicamente il tutto è opinabile, però è un’altra visione!

Francesco Ghirelli».

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Mourinho: “Mi manca il calcio. Penso a vincere la quarta Premier”

José Mourinho, attuale allenatore del Tottenham, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Sky Sports UK. In assenza di calcio, sta facendo volontariato per consegnare allo stadio verdure fresche prodotte nel campo d’allenamento, affinché siano consegnate ai soggetti più in difficoltà della comunità locale durante quest’emergenza sanitaria: “Mi manca il calcio, ma preferisco dire che mi manca il nostro mondo, penso manchi a tutti. Il calcio è semplicemente parte del mio mondo. Ma dobbiamo essere pazienti, è una battaglia che dobbiamo combattere tutti”.

L’impianto degli Spurs ha già aperto le porte ai pazienti del North Middlesex Hospital e ciò fa sentire Mourinho “strano ed emozionato” quando entra nello spogliatoio: “Cerchi di immaginare che la vita normale si svolgeva qui dentro: il prepartita, la partita, il dopo…poi entri qui e vedi solo un’incredibile struttura ospedaliera. Semplicemente fanatastico”.

Il calcio rimane sospeso fino a data da destinarsi in Inghilterra, ma immaginare il suo ritorno offre “una luce in fondo al tunnel” per Mourinho. In Premier League si terranno ulteriori incontri questa settimana, essendo il suo obiettivo un ritorno a porte chiuse a giugno. Lo sport riprenderà solo quando il governo sarà soddisfatto sulle misure prese. Quando ciò succederà, Mourinho ha detto di voler terminare la stagione 2019/2020: “Sarebbe bello per tutti giocare le nove partite che ci rimangono., sarebbe una cosa buona sia per il calcio che per la Premier. Se giochiamo a porte chiuse mi piace pensare che il calcio non è mai a porte chiuse: con le telecamere ti guardano milioni e milioni di persone. Così se un giorno entreremo di nuovo in questo stadio vuoto, non lo sarà affatto vuoto”.

Kane, Sissoko e Bergwijn guariti dagli infortuni

Harry Kane, Moussa Sissoko e Steven Bergwijn sono tutti guariti dai loro lunghi infortuni, ma Mourinho è incerto sulla data del loro rientro, una volta che si tornerà a giocare: “Per loro si è trattato di  molte settimane di stop e abbiamo smesso di allenarci proprio quando gli infortuni stavano arrivando a una fine, Nessuno sa, dobbiamo aspettare il permesso perché possano nuovamente allenarsi in gruppo per vedere se possono tornare a un normale livello agonistico.”

L’allenamento al parco

Mourinho ha ammesso di aver sbagliato nell’aver tenuto una sessione d’allenamento privata con Tanguy Ndombele in un parco pubblico il mese scorso. Tuttavia questa settimana gli Spurs hanno reso disponibile per i giocatori “un numero di campi” nel loro centro di allenamento, Hotspur Way: “Per i ragazzi è una sensazione positiva sentire di nuovo l’odore dell’erba”

Preferisco pensare che vincerò la mia quarta Premier

Mourinho sta vivendo con altri tre allenatori del Tottenham durante il lockdown. Il tempo vola e rimane loro poco tempo persino per cucinare, dato che passano la maggior parte del tempo a lavorare: “Sono lo specialista delle uova al tegamino, gli altri ragazzi sono un po’ più bravi di me” ammette. Il periodo difficile ha concdesso a Mourinho una pausa, nonostante tutto: “Sto guardando partite in Tv come non ho mai fatto in vita mia“. Giovedì sarà il 15o anniversario dalla sua prima vittoria di una Premier League, quando il Chelsea vinse 2-0 contro il Bolton. Ma Mourinho non vuole impantanarsi sulle date: “Preferisco pensare che vincerò la quarta.”.

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