Coronavirus, Pau Lopez: “Situazione difficile, noi impreparati”

Pau Lopez dice la sua sull’emergenza Coronavirus; il portiere spagnolo in forza alla Roma, in un’intervista all’emittente iberica Canal Sur, ha commentato le ultime decisioni del governo italiano e, in generale, la situazione causata dall’emergenza sanitaria: “È una situazione complicata che ci prende tutti impreparati. La stiamo vivendo con tristezza. Roma non è una zona caotica come il nord Italia, ma la situazione è difficile in tutto il paese. Viviamo giorno dopo giorno seguendo le notizie. Il club ha preso delle misure affinché la gente passi più tempo possibile a casa. Ovviamente ne perde il calcio e ne perdono i tifosi, ma sono misure che sono state prese per il bene di tutti”. Intanto il club giallorosso, tramite la fondazione Roma Cares, ha raccolto circa 465.000 da destinare all’ospedale Spallanzani per la lotta al Coronavirus. La raccolta è stata organizzata sul portale GoFundMe ed è vicina a raggiungere il target specificato di 500.000 euro. Scopo dell’iniziativa è anche quello di dare una mano a tutti i membri del personale sanitario impegnati in questa difficilissima situazione. L’ospedale Spallanzani ricevette diverse settimane fa, quando ancora non era prevedibile che l’emergenza raggiungesse una tale portata, i primi due malati di COVID-19 registrati a Roma: si trattava di due turi cinesi. L’ospedale è tra le strutture predisposte dalla Regione Lazio per la lotta al Coronavirus.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 

 




Coronavirus, la FA pensa alla cancellazione di FA Cup e Coppa di Lega

Coronavirus, la FA pensa alla cancellazione di FA Cup e Coppa di Lega

Secondo il quotidiano britannico Daily Star la Football Association starebbe seriamente valutando di cancellare la FA Cup e la Coppa di Lega non di questa ma della prossima stagione in modo tale da dare maggior risalto al solo campionato.

Il motivo è legato al fatto che la priorità verrà data alla conclusione della Premier League e questo potrebbe comportare anche la possibilità di giocare in estate con l’obbligatorio slittamento di inizio campionato in autunno. Se così fosse l’unico modo di portare avanti il campionato senza intoppi sarebbe proprio quello di non avere altre competizioni come appunto la Coppa di Lega e la FA Cup. Quest’ultima venne soppressa solo una volta a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1945. “Ci sono diversi scenari che stiamo valutando e sì, c’è anche questa possibilità” questo sé il pensiero della Football Association secondo il Daily Star

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Coronavirus, Rami: “Vorrei rivedere i figli ma resto bloccato in Russia”

Coronavirus, Rami: “Vorrei rivedere i figli ma resto bloccato in Russia”

Adil Rami, ex difensore del Milan dal gennaio 2014 al Luglio 205, è attualmente in Russia dopo esser passato al Sochi nel mercato di Gennaio. Non ha però modo di tornare in Francia, o meglio, è lui stesso che preferisce non far ritorno in patria dando queste motivazioni ai microfoni di RMC Sport: “Tornare in Francia è complicato. Io ho un contratto con il Sochi: a 34 anni non si sa mai cosa può succedere viaggiando. In Francia ci sono persone in quarantena ovunque e ho paura di mettere a rischio la mia carriera“. Il campionato russo è stato sospeso sicuramente fino al 10 Aprile.

Rami prima di andare a giocare nella Prem’er-Liga, la massima divisione del campionato Russo di calcio, ha vestito le maglie di molte squadre tra cui, oltre al già citato Milan, anche quelle del Valencia e del Siviglia in Spagna, del Marsiglia e del Lille in Francia e, prima del Sochi, del Fenerbahçe in Turchia.

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Milan: se esce Donnarumma, pronti Musso e Meret

Milan: se esce Donnarumma, pronti Musso e Meret

Questa estate con tutta probabilità si consumerà il divorzio tra Donnarumma ed il Milan, viste le difficoltà incontrate tra le parti nel rinnovare un contratto già piuttosto importante economicamente parlando e la questione bilancio da risanare visto l’ennesimo mancato ingresso in Champions League (salvo clamorosissime sorprese). Come riportato da La Gazzetta dello Sport, la cessione di Donnarumma sarebbe sicuramente sanguinosa sul piano tecnico e dannosa da un punto di vista d’immagine, ma sarebbe indispensabile per quanto riguarda le casse del club rossonero; c’è comunque da sottolineare che i tifosi non si opporrebbero più di tanto ad una cessione di Donnarumma, visto il rapporto non idilliaco che il portierone ha da sempre avuto coi supporters del Milan.

Mentre sul tavolo delle trattative tra Gazidis e Rangnick si decide il futuro dirigenziale del Milan, Maldini e Massara (ancora incerti sul loro futuro nel club) si occupano del mercato: in caso di uscita di Donnarumma servirà un titolare giovane e all’altezza ma economicamente più sostenibile. Al momento sono due i profili sondati in casa Milan per il futuro della porta rossonera: Alex Meret, ventiduenne portiere del Napoli, ed il venticinquenne Juan Musso dell’Udinese. Secondo i dati Transfermarkt le valutazioni dei sostituti di Donnarumma non sarebbero comunque basse: Alex Meret al momento è valutato 35 milioni, Juan Musso invece 15 milioni ma sull’argentino in estate si scatenerà un’asta tra più società visto che il portiere interessa a molte società, tra le quali l’Inter.

 

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Roma: non c’è pace con i terzini, possibile ennesima rivoluzione in estate.

Roma: non c’è pace con i terzini, possibile ennesima rivoluzione in estate.

Il mondo del calcio è alle prese con problemi più grandi e pericolosi del calciomercato, eppure tutte le società quando si calmerà questa tempesta saranno chiamate a fare delle valutazioni. La Roma non è esclusa ed inevitabilmente uno snodo del prossimo calciomercato giallorosso sarà la questione terzini; alle porte c’è l’ennesima rivoluzione estiva, considerando che al momento in rosa ci sono: Santon, Zappacosta, Kolarov, Spinazzola, Bruno Peres (da gennaio) e Florenzi ( che tornerà in estate da Valencia). Kolarov inizia ad essere in là con gli anni e gli attriti con la tifoseria ne hanno messo a rischio la permanenza; Santon e Spinazzola saranno esaminati nel ritiro precampionato, ma restano i più accreditati a rimanere in giallorosso; Florenzi dovrà pensare a come gestire la prossima stagione, sapendo che a Roma difficilmente partirà dall’inizio, e con gli Europei fissati a giugno 2021 potrebbe optare per andare a giocare da titolare con un’altra maglia; Zappacosta dovrebbe tornare al Chelsea, ma la volontà di Petrachi è quella di tenere l’esterno ex blues, considerando anche che in questa stagione per lungo tempo è stato indisponibile. Ed infine c’è Bruno Peres, l’esterno ex Torino è tornato a Roma a gennaio ed inaspettatamente si è rivelato una pedina importante per Fonseca, non è da escludere una sua permanenza nella capitale.

 

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The English Game, la nuova serie Netflix sulle origini del calcio

The English Game, la nuova serie Netflix sulle origini del calcio

In questo momento di emergenza in cui siamo, giustamente, obbligati a starcene a casa l’astinenza da pallone può diventare un problema. Ci sono modi, però, di avvicinarci quantomeno alle origini del calcio. Esce oggi, sulla piattaforma streaming Netflix, la prima stagione della serie The English Game che racconta la storia di Fergus Suter, considerato il primo calciatore professionista. La serie si compone di 6 episodi di una cinquantina di minuti l’uno ed è davvero ben realizzata, molto fedele nella riproduzione temporale e di costume. Suter fu il primo calciatore ad essere pagato per le sue prestazioni sportive, nel 1879. Arrivò da Glasgow negli anni 70 del 1800 per giocare per una squadra cittadina del Lancashire contro l’Old Etonians FC nella nascente FA Cup. Oltre che sulle origini del “football” la serie è incentrata su una aspra lotta di classe e tensioni sociali di epoca vittoriana.

Il creatore della serie è lo stesso della serie, meravigliosa, Downton Abbey, ovvero Julian Fellowes.

Prima di cominciare la visione magari può esservi utile ricapitolare alcuni concetti chiave leggendo questo articolo.

Buona lettura e buona visione!

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Il Milan che Gazidis sogna con Rangnick

Il Milan che Gazidis sogna con Rangnick

Ormai Ivan Gazidis è uscito allo scoperto: vuole a tutti i costi Ralph Rangnick a capo dell’area tecnica del suo nuovo Milan. Dopo il licenziamento di Zvone Boban anche i dirigenti Maldini e Massara rischiano il siluramento e non va troppo meglio al tecnico Pioli che non sa se tra qualche mese sarà ancora l’allenatore del Milan. L’uragano Rangnick, qualora dovesse firmare coi rossoneri, si abbatterà fortissimo sul club di Via Turati pertanto una rivoluzione culturale, tecnico e tattica come non se ne vedevano da tempo.

Come si legge sulle colonne di Tuttosport, Gazidis e Rangnick avrebbero intenzione di fondare il nuovo Milan basandosi sul modello Red Bull, che ha reso celebri e competitive il Salisburgo ed il Lipsia, puntando dunque su giovani di qualità tenendo il monte ingaggi comunque tra cifre contenute. Gazidis vorrebbe Rangnick in stile allenatore-manager (alla Wenger per intenderci) ma il sessantunenne tedesco al momento sarebbe più orientato ad accettare un ruolo da capo dello scouting e dell’area tecnica, mentre per la panchina un profilo ideale sarebbe quello di Gian Piero Gasperini. L’idea del fondo Elliott sarebbe quella di creare poi una sinergia col club francese Lille, per aumentare la rete di scouting ed avere un appoggio per i calciatori da far crescere in prestito.

Il Red Bull Lipsia allenato da Nagelsmann ha un monte ingaggi di circa 70 milioni lordi ed un’età media della rosa di 23 anni e mezzo, è questo il modello che vorrebbe riproporre Ralph Rangnick al Milan; il tetto massimo d’ingaggio al RB Lipsia è di 2.5 milioni, stipendio percepito solamente dal terzino Angelino e dal trequartista Sabitzer.

Il Coronavirus ha rallentato la trattativa tra Gazidis e Rangnick, ma il Milan e il dirigente tedesco continueranno a parlare per cercare un accordo nel prossimo futuro.

 

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“Il genio ha di bello che somiglia a tutto il mondo e che nessuno gli somiglia.”
Ralf Rangnick è un po’ Wenger, un po’ Völler, un po’ Zorc e un po’ Berlusconi… è un po’ tutti, ma nessuno di questi, perché forse è la perfetta fusione tra questi uomini qui citati. Rangnick è genio calcistico a tutto tondo: giocatore, allenatore, direttore sportivo, scout e dirigente, ed è grazie a questa sua eccezionale polivalenza che si è meritato prima un posto come Head of Sport and Development Soccer del gruppo Red Bull (proprietario di numerose squadre di calcio come Salisburgo e Lipsia). I risultati ottenuti nei vari campi hanno fatto drizzare le antenne a Gazidis che ora lo vuole come manager tuttofare al Milan, dove prenderebbe il posto dei non troppo concordi Pioli, Boban, Massara e Maldini. Ne abbiamo parlato nel podcast tematico riguardante la Bundesliga.




Moggi: “Serie A con 22 squadre e titolo non assegnato”

Moggi: “Serie A con 22 squadre e titolo non assegnato”

Luciano Moggi ha rilasciato un’intervista esclusiva a TuttoSalernitina, attraverso la quale ha espresso la sua impressione riguardo le eventuali soluzioni per la prosecuzione del campionato. L ‘ex direttore generale della Juventus si è detto scettico di una possibile sospensione fino a maggio, e considera più opportuno la non assegnazione del titolo di campione, congelare la classifica, validando solamente due retrocessioni e di conseguenza accogliere solamente due squadre dalla Serie B. A quel punto la stagione 20/21 di Serie A conterebbe 22 squadre, e bisognerà organizzare al meglio il calendario con la probabile cancellazione di alcune amichevoli della nazionale, nonostante vi siano gli Europei nel 2021. Le prime quattro in classifica parteciperebbero alla prossima Champions League, quinta, sesta e settima all’Europa League, mentre la Coppa Italia verrebbe cancellata. Le parole di Luciano Moggi:

“Non ha avuto senso giocare quelle gare a porte chiuse, forse bisognava fermarsi prima. Si potrebbe fare una previsione sui campionati se sapessimo con certezza quando si potrà tornare alla normalità, viceversa ogni ipotesi non sta in piedi. Secondo me non ci sono i tempi e i presupposti per concludere le stagioni. La soluzione è semplice: in A non bisogna assegnare il titolo considerando qualificate alla Champions le prime 4, stesso discorso per l’Europa League. Retrocedono le ultime due e salgono le prime due dalla B senza disputare i playoff. Mi sembrerebbe anche giusto per Benevento e Crotone. Non vedo altre alternative, sinceramente. Si passerà ad una A a 22 e l’anno prossimo, pur con l’incombenza degli Europei, si farà di necessità virtù annullando amichevoli inutili e cominciando prima come accade in tanti paesi europei”.

 

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Gravina: “Ripresa del campionato? Solo ipotesi”

Gravina: “Ripresa del campionato? Solo ipotesi”

In una lunga un’intervista rilasciata a Radio Kiss Kiss Napoli, il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha parlato della possibile ripresa o meno del campionato, delle eventuali date e dell’ipotesi playoff e play out, non risparmiando attacchi alle leghe che compongono la nostra Federazione calcistica.

Così sull’ipotesi ripresa del 3 maggio: “La ripresa del campionato il 3 maggio? Di scientifico non c’è nulla. È una data ipotizzata, stiamo lavorando su alcune ipotesi di posizionamento di un calendario, ma oggi ogni previsione è priva di fondamento. Dobbiamo lavorare sulle ipotesi. E l’ipotesi 3 maggio farebbe chiudere il campionato al 30 giugno. Ma è ipotizzabile anche il 10 e il 17 maggio. Dobbiamo essere realisti. Oggi esiste una crisi di carattere generale, il calcio è in terza o quarta fascia nelle priorità. Ottimisticamente possiamo dire che c’è possibilità di ripartire. In questo momento ci sono delle priorità diverse. Sono molte fisse nella nostra mente quelle immagini dei militari coinvolti in attività amare. Mi dedico, insieme ai presidenti delle leghe componenti, a ipotesi diversi. Vogliamo salvare la stagione 2019/20, ma bisogna avere la certezza di non danneggiare la stagione 2020/21. Vogliamo portare a termine questa stagione nel miglior modo possibile, consapevoli che viviamo uno stato di emergenza generale”

Il presidente Gravina ha poi attaccato le leghe della Federazione: “La possibilità di anticipare non siamo riusciti ad ottenerla, come invece successo in altri Paesi. Dobbiamo essere più lungimiranti per prevedere anche ipotesi impreviste e stavolta non ci siamo riusciti. Ma questa è una emergenza impensabile, imprevedibile. Ma da questa esperienza dobbiamo trarre degli insegnamenti, non solo nel mondo del calcio. Le diverse leghe componenti potrebbero essere tutte più partecipi e collaborative per tracciare una strada per il nostro sistema. Ce lo auguriamo per il calcio e per tanti settori dell’economia del nostro Paese. Il calcio sta soffrendo, soffrirà, pagherà un prezzo molto alto, salato. Ma questo non riguarda solo il calcio. Nella speranza che questo prezzo possa avere una sorta di ritorno, nella sensibilità di ognuno di noi, nel dare un contributo positivo allo sviluppo dell’economia”

Infine sulla possibilità di cambiare il regolamento del campionato per portarlo a termine: “Playoff e playout è un’idea. Non ci sono termini stabiliti. E’ un’idea marginale rispetto a quella della definizione del campionato. Se si può giocare con playoff e playout vuol dire che qualche partita di campionato si può giocare. Stiamo lavorando. Le ipotesi sono diverse: congelare la classifica; non assegnare i titoli; cercare di trovare una modalità per salvaguardare la competizione sportiva, tra le prime 4 ad esempio della Serie A o chi può avere titolo; cercare di non disputare, se non sarà permesso, ogni partita, ossia finisce qui il campionato e lì bisognerà capire il da farsi. Nell’ambito di tutta questa programmazione c’è da inserire una finestra per le Nazionali nel mese di giugno, ci sono da completare le competizioni internazionali e per quanto ci riguarda anche la Coppa Italia. Oggi dobbiamo essere responsabili”.

 

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Juve, parla Luca Toni: “ottima gestione di Cristiano Ronaldo”

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Luca Toni, l’ex centravanti azzurro e pluricapocannoniere della Serie A, è stato intervistato dal quotidiano TuttoSport. Toni ha detto la sua sulla gestione di CR7 da parte di Maurizio Sarri, soffermandosi sopratutto sulla capacità del porteghese di stare in campo ogni 3 giorni a 35 anni, e specificando che, nel caso la stagione dovesse continuare, Cristiano Ronaldo dovrà concordare con il tecnico toscano qualche partita da saltare, poiché il calendario sarà fittissimo:

“Quello che mi stupisce è il numero di partite che gioca. L’età in sé non è un problema, io ho giocato in Serie A fino a 39 anni. Però un conto è fare una partita a settimana come facevo io e tutto un altro essere in campo ogni tre giorni come lui. È davvero una macchina. Anche se credo che se e quando riprenderà la stagione, il calendario sarà talmente compresso che CR7 dovrà stabilire con l’allenatore un tot di incontri a cui rinunciare. Sarri finora ha gestito benissimo Cristiano. Quando lo scorso novembre non era al top, ha fatto bene a sostituirlo, toccandolo anche un po’ nell’orgoglio. E infatti Ronaldo si è ritrovato ed è ripartito con medie mostruose”.

Inoltre Toni ha anche detto la sua su alcuni degli attaccanti più forti d’europa in questo momento ( Kane, Icardi, Gabriel Jesus, Werner, Haaland), ed ha dichiarato come per lui Harry Kane sia il migliore, mentre Gabriel Jesus potrebbe essere il più adatto a condividere il reparto offensivo con Cristiano Ronaldo:

“Kane. Centravanti vero, prestante, che riempie l’area come pochi altri: è tecnico, bravo a giocare con la squadra e soprattutto letale negli ultimi metri. Segna tantissimo. E avendo 26 anni possiede ancora margini di crescita”.

«È veloce, tecnico, serve assist. Di questi attaccanti, il brasiliano del Manchester City è il meno bomber, però… Però sarebbe il più adatto per giocare con Cristiano Ronaldo. Poiché  CR7 non è un centravanti puro, ma è quello che alla fine segna di più e deve fare più gol. Un bomber troppo bomber, come ad esempio Kane che reputo il migliore degli under 30, non è detto che si trovi a meraviglia con Cristiano Ronaldo. Vedo molto meglio Gabriel Jesus, che al City segna ma fa anche segnare molto (18 gol e 9 assist, ndr), apre spazi per i compagni, pressa e poi ha soltanto 22 anni”.

 

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