Roma, errori e rivelazioni: la versione di Di Francesco

Roma, errori e rivelazioni; la versione di Di Francesco

L’ex allenatore della Roma Eusebio Di Francesco è tornato a parlare della sua esperienza sulla panchina giallorossa, chiarendo definitivamente alcune questioni che lo accompagnavano dall’esonero del Marzo 2018. Il tecnico di Pescara è reduce dall’infausta avventura a Genova, sponda Sampdoria ed ora è in attesa di una nuovo progetto mentre si impratichisce con l’inglese, nell’eventualità di un’esperienza Oltremanica. Tanti sono i temi affrontati da Di Francesco in una lunga intervista uscita nell’edizione odierna del Corriere dello Sport.Qui vi riproponiamo i punti più salienti.

La prima stagione in giallorosso è stato per certi versi entusiasmante ed è coinciso con un terzo posto in campionato e con un traguardo storico per la Roma, ovvero il raggiungimento della semifinale contro il Liverpool dopo aver battuto incredibilmente il Barcellona 3 a 0 nel ritorno dei quarti di finale di ormai 2 anni fa. Il secondo anno, invece, è stato molto più complicato, complice e colpevole in particolare modo il rinnovamento della squadra, al quale il tecnico non sembra fosse favorevole. Ecco le parole del tecnico in merito su quelli che sono i suoi più grandi rimpianti “: «Sono state fatte delle scelte non corrette, a cominciare da quelle che rimpiango più di tutte, le partenze di Strootman e Nainggolan. Strootman è un giocatore straordinario, con la sua partenza abbiamo perso personalità e lo abbiamo pagato in continuità di risultati. Ho il rimpianto di non aver insistito a farlo restare, ho assecondato la sua decisione. I risultati altalenanti del secondo anno non ci furono nel primo, nonostante il caos con il mercato di gennaio, Dzeko in bilico, stava per andare al Chelsea. I giovani andavano aspettati, ho dovuto rivedere il sistema di gioco per adattarlo alle caratteristiche di certi giocatori. Ünder è dovuto maturare, Kluivert ha avuto bisogno di tempo. Poi Zaniolo. Tutti mi dicevano che era un ragazzo complicato, io non ho avuto nessun problema con lui, all’inizio alcune volte l’ho ripreso davanti alla squadra ed è diventato il gioiello del calcio italiano».

Il tecnico è tornato a parlare anche dell’esonero e dei giorni a seguire:” Il calcio è così, legato a episodi: l’esonerò è stato un insieme di situazioni al di là dei risultati. C’era un po’ di malcontento che ci ha portato a quell’epilogo. Era un momento particolare, avevamo perso il derby e se fossimo passati con il Porto non so quale sarebbe stato il mio futuro, forse avrei scelto di andarmene io”.

I suoi giocatori, però, non l’hanno abbandonato, in particolare uno, il Capitano Daniele De Rossi: “Daniele è uno di quelli che ha chiamato il Presidente per  evitare il mio esonero. Io dico sempre che l’allenatore è un uomo solo, ribadisco che nessuno ha giocato mai contro. La Roma di Pallotta ha raggiunto il massimo con me in panchina. Nonostante gli infortuni, che sono ancora tanti. Trovare una spiegazione non è facile, a volte ci sono giocatori predisposti. Pensate a Pastore. Io vengo criticato perché cambio tanto, ma a volte tolgo un titolare per il timore che si infortuni.”

Poi, sempre sull’argentino: “«Non voglio attribuire responsabilità a nessuno. Anche quest’anno si è visto che il problema principale è fisico. Non abbiamo avuto un buon rapporto, ma non riesco ad avere rancore per certe sue dichiarazioni. Non è riuscito a rendere come ci si aspettava, ho visto che anche quest’anno aveva grande voglia ma non gioca da mesi. La qualità non è in discussione».

Il rapporto con l’ex direttore sportivo, il tanto criticato Monchi: “Ho avuto sempre un ottimo rapporto, devo ringraziarlo perché è stato uno di quelli che mi ha voluto alla Roma. Non è facile fare il mercato dovendo vendere Salah e Alisson, abbiamo avuto contrasti su alcune situazioni, come in una famiglia, ma abbiamo cercato di andare sempre nella stessa direzione“.

Poi una battuta finale sul futuro in panchina:“Accetterò una squadra solo se Ranieri, che saluto con affetto, sarà già piazzato. Perché dopo Roma e Sampdoria..Non c’è due senza tre”.

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Ma Kulusevski li vale 44 milioni? Asprilla ci ride su

Asprilla: “se Kulusevski vale 44 milioni, io ne valevo 300!”

Faustino Asprilla torna a far parlare di sé, e questa volta non lo fa per un gol o per un’accelerazione bruciante, ma lo fa per le dichiarazioni rilasciate a La Gazzetta dello Sport. Durante l’intervista ha parlato del calcio italiano, del paragone con Duvan Zapata, del nuovo corso dell’Atalanta e dell’acquisto di Dejan Kulusevski da parte della Juventus.

su Kulusevski: “Bel talento, ma considerando il denaro che gira non mi sorprendo del prezzo. Se lui costa così tanto, allora io ne valevo 300!”

sul calcio italiano: «Negli ultimi anni abbiamo assistito al dominio assoluto dei bianconeri, la situazione era diventata noiosa. E pure in Colombia, onestamente, si stava perdendo un po’ di interesse verso l’Italia. Quest’anno era tutto diverso: se si dovesse riprendere, punterei sulla Lazio. Meriterebbe lo scudetto».

sull’Atalanta e sul paragone con Zapata: “L’Atalanta non è ancora ai livelli del mio Parma, ma ci siamo vicini. Contro il Valencia sembrava un allenamento. È una squadra in continua crescita. Io come Zapata? Perché no. È definitivamente esploso, ha un potenziale enorme”.

Le parole di Faustino Asprilla, a metà tra opinione e scherzo, hanno riportato alla luce una vecchia polemica che ha riacceso più dubbi in molti tifosi bianconeri: ma Dejan Kulusevski li vale 44 milioni? In quale ruolo può tornare utile in bianconero? Le risposte forse l’ha già date Roberto D’Aversa, tecnico del Parma e attuale allenatore di Kulusevski, che nel post gara del match contro la Juve rispose così alle due domande: “Vi garantisco che è veramente forte dal punto di vista tecnico, perché abbina quantità e qualità. Ha margini di miglioramento importanti, nelle ultime due partite ha giocato in maniera frenetica, come se volesse dimostrare il suo valore. Deve continuare a giocare in modo spensierato. Pur partendo in posizione esterna, deve giocare dentro al campo. Ha l’assist, l’attacco della profondità, è bravo a giocare tra le linee. Credo che la Juve l’abbia preso per fare il trequartista, ma in futuro potrà fare anche la mezz’ala”. Pertanto la risposta è sì, Kulusevski li vale davvero quei soldi. Li vale perché è un classe 2000, perché ha soli diciannove anni già decide le partite ed è pilastro di una squadra importante come il Parma, perché sa giocare in più ruoli e sappiamo come nel calcio moderno la polivalenza sia un’arma importante, perché abbina fisicità, tecnica e velocità, e non meno importante il fatto che li valga perché in 23 partite ha segnato 5 gol e siglato 7 assist.

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Milan, è giusto continuare con Maldini alle sue condizioni?

Paolo Maldini vorrebbe continuare a far parte della dirigenza del Milan – scrive oggi La Gazzetta dello Sport -, ma  con la garanzia di partecipare alle decisioni cruciali in tema di mercato e di allenatore, senza più accontentarsi di un ruolo meramente rappresentativo. Nell’ultimo anno soltanto rare conferenze stampa. Si è esposto su Rangnick, presunto nuovo allenatore, non ritenendolo un profilo giusto per il calcio italiano. Si dice che la proprietà non abbia preso molto bene la sua riflessione e le vacanze natalizie in Florida dopo il 5-0  di Bergamo con l’Atalanta, ma nessuno ha mai messo in discussione la sua permanenza. Rappresenta il Milan, la faccia bella del club, la continuità da rappresentare all’estero. Gazidis ha sempre caldeggiato il suo impiego in dirigenza e continua a crederci, perché il milanismo all’interno della società non sia azzerato e perché Paolo è un valore anche all’estero. Ma la scelta spetta a lui, chiamato a decidere se vuole andare avanti dopo aver visto gli altri mollare, come Leonardo e Boban. Perciò ora detta le sue condizioni. Maldini non ha potuto occuparsi subito di quello che era successo prima con Boban, con l’intervista alla Gazzetta e il conseguente licenziamento, perché prima c’era la questione della salute, ma bisognerà parlarne quando la situazione migliorerà. Se è vero che adesso la questione più urgente da risolvere è la ripresa della Serie A, il futuro di Paolo Maldini non è una questione meno urgente.

Nel calcio attuale non solo le bandiere e la rappresentatività, ma anche i consigli forniti dall’esperienza di chi ha vissuto lo spogliatoio intensamente e per lungo tempo non sembrano più avere un valore importante, se messi a confronto con la logica del profitto e con la necessità di far quadrare i conti, a maggior ragione per l’esistenza di ferrei (ma solo per alcuni) meccanismi di controllo finanziario. Le questioni di cuore vanno a scontrarsi con questioni di pura razionalità strumentale, il potere decisionale a chi sa come accontentare la gente “vs” a chi sa meglio condurre un’azienda in base a necessità economico-finanziarie,  uno scontro che nel XXI secolo non coinvolge solo il calcio, ma tutti gli ambiti della società, fino alla politica. L’accantonamento di Maldini, come già avvenuto con Totti e non solo, testimonierebbe ancora una volta la vittoria della seconda opzione, quella che (purtroppo) più si addice ai nostri tempi. Tuttavia  anche la sua permanenza con un ruolo meramente rappresentativo rappresenterebbe una repressione di quella che è sicuramente la volontà di Paolo di incidere in modo sostanziale sulle scelte tecniche del club e, come successo (ancora una volta) con Totti, potrebbe in seguito sfociare in una brusca rottura con la società e uno sfogo doloroso.

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La Serie A in estate può funzionare?

La Serie A in estate può funzionare?

Cominciamo col dare la risposta: sì, a non poche condizioni però.

A cosa sta pensando la Lega? Come riportato da Tuttosport, L’ad Luigi De Siervo e il responsabile delle competizioni Andrea Butti stanno lavorando ad un nuovo calendario per la Serie A che preveda le rimanenti gare di campionato da disputare in estate al posto dell’Europeo (posticipato al 2021). Si punta a tornare in campo il 31 maggio, disputando i recuperi delle gare interrotte e sospese tra febbraio e marzo, per poi ripartire con le giornate rimanenti da disputare tra il 4 giugno ed il 12 luglio. Il programma prevede di giocare le partite in tre turni settimanali di due giorni ciascuno fino al 21 giugno. Durante questi primi sei turni le gare saranno spalmate su tre fasce orarie giornaliere. Dal 24 giugno, poi, le fasce si ridurranno a due per evitare la partite delle 15, troppo a rischio per le temperature, ma si amplierà la spalmatura su tre giorni. Quest’oggi si radunerà anche l’UEFA per vagliare questa ed altre ipotesi sulla ripresa dei vari campionati.

La Serie A in estate, dunque, potrebbe funzionare? Come detto, sì. Ma servono innanzitutto le condizioni sanitarie che lo permettano, Gravina stesso ha detto che al nord si potrebbe non giocare e pertanto il campionato italiano potrebbe concludersi disputando tutte le gare rimanenti tra il centro ed il sud, servono tamponi a tappeto per tutti i calciatori ed i dipendenti delle varie società per evitare qualsivoglia contagio. E tutto questo solo per far scendere in campo le squadre, poi resta da capire quanto appeal potrebbe avere verso il pubblico. Se la gente fosse libera di andare al mare, ad esempio, le partite potrebbero anche passare in secondo piano (e come dar torto alla gente dopo mesi di detenzione forzata). Diversamente, se fossero vietate le partenze e gli esodi verso le seconde case, allora le partite trasmesse in estate avrebbero un grosso share. In ogni caso tutte le gare si disputerebbero a porte chiuse ed al momento la riapertura degli stadi è prevista solo per la prossima primavera, a meno che non venga trovata una cura o una vaccinazione.

 

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La Bundesliga riparte

La Bundesliga riparte: cosa succede nel resto d’Europa?

La Federazione tedesca, venerdì 17 aprile, si riunirà in assemblea per decidere se e quando far ripartire la Bundesliga. Al momento la voce più nota che gira è quella che i vertici della Bundesliga siano d’accordo su una data: il campionato tedesco potrebbe riprendere nel weekend del 9 maggio, più che del 2 come prospettato, per poi concludersi il 21 giugno. Naturalmente sempre con partite a porte chiuse e minimo di presenze negli stadi: 239 persone, tutto compreso. L’interruzione anticipata della stagione costerebbe, ai club di prima e seconda divisione tedesca, circa 770 milioni di euro (secondo quanto riportato da il Kicker): 13 società delle 36 sarebbero a rischio fallimento.

Caos in Spagna: il presidente de LaLiga, Javier Tebas, ha proposto più date per tornare a giocare ma al momento non c’è accordo tra i vertici della Federazione spagnola ed i club (come riportato da La Gazzetta dello Sport). Le date proposte dal presidente Tebas (30 maggio, 6 giugno o 28 giugno) non hanno avuto riscontri positivi, almeno per il momento. C’è inoltre stato un momento di tensione con la Real Sociedad che inizialmente aveva deciso di tornare ad allenarsi in barba ad ogni suggerimento dei medici e dei virologi, allarme poi rientrato col dietrofront annunciato dal club.

Per quanto riguarda la Premier League, l’ANSA riporta che i club della massima divisione inglese sono d’accordo sul tornare ad allenarsi a metà maggio e riprendere il campionato (a porte chiuse) intorno alle metà di giugno. La Premier League punta a concludere la stagione per la metà di luglio, ma per il momento non si tratta di un programma ufficiale.

Nell’intervista esclusiva rilasciata a RadioGoal24, Alessandro Canovi ha parlato tra le altre cose anche delle situazioni della Ligue1 e della Serie A: “In Francia hanno dato una data che è il 17 giugno, giorno in cui dovrebbe riprendere il campionato, chiaramente sempre che ci siano i presupposti per svolgere in piena sicurezza l’attività e giocare. Siccome non siamo un popolo di imbecilli anche noi italiani, non ci vedo niente di male a dare delle date, poi siamo abbastanza maturi da capire che non si può riprendere se non ci sono le condizioni sanitarie. Questo fatto di non dare date non lo capisco, non significa che si debba riprendere per forza poi, ma così sembra che brancoliamo nel buio”.

 

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I gioielli dell’Ajax che i club di Serie A sognano

I gioielli dell’Ajax che i club di Serie A sognano

L’Ajax è, da sempre, una grande fucina di calciatori. Potremmo citare Van Basten, Cruijff, Eriksen, Suarez, Ibrahimovic, Seedorf o Rijkaard, ma potremmo citarne anche altri mille e non sarebbero comunque tutti. Anche l’odierno Ajax è ricco di giovani talenti, tutti molto interessanti e pronti sin da subito per giocare ad alti livelli, e molti di questi interessano ai nostri club di Serie A. L’Ajax è inoltre la squadra che dà più calciatori ai cinque maggiori campionati. Se fino a ieri molti di questi calciatori avevano prezzi inaccessibili, la pausa forzata dei campionati ha deprezzato (di circa il 25%) tutti i calciatori del mondo che ora hanno il valore di mercato decisamente più basso rispetto a un paio di mesi fa.

Difesa:

Noussair Mazraoui ad esempio è uno di quei calciatori che farebbero molto comodo a numerosi club di Serie A: terzino destro che può giocare anche mediano, classe ‘97, nella scorsa stagione ha dimostrato di essere un ottimo calciatore in grado di saper fare le due fasi senza problemi. Soppiantano dall’esplosione del fenomenale Sergiño Dest, Mazraoui ha visto il suo utilizzo da parte di Ten Hag diminuire drasticamente ed ora il suo prezzo è sceso fin sotto ai 10 milioni di euro. Juventus, Roma e Milan beneficerebbero del suo acquisto.

Centrocampo:

Il nome caldo a centrocampo è quello di Ryan Jiro Gravenberch: mediano classe 2002, alto ben 190cm e dal cartellino che si aggira sugli 11 milioni di euro. I club di Serie A si sono fiondati sul ragazzo, prima che l’Ajax lo faccia titolare e lo renda un centrocampista da grandi palcoscenici, d’altronde uno col suo fisico e la sua qualità servirebbe sicuramente alla Roma, all’Inter e alla Fiorentina. Gravenberch di distingue per grande visione, agilità e dribbling, tutte caratteristiche che fanno di lui un mediano moderno. Qualora il Milan decidesse di passare ad un modulo con due mediani, uno con la fisicità di Gravenberch sarebbe il compagno ideale di Bennacer.

Attacco:

Lassina Traoré è un attaccante, classe 2001, che ha tutto per diventare un grande centravanti moderno: velocità, fiuto del gol, discreta fisicità e forza. Milan, Torino, Sampdoria e Hellas Verona mancano di un profilo del genere e potrebbero affondare il colpo su Traoré dato che al momento il cartellino del ragazzo vale poco meno di 6 milioni di euro. Lassina Traoré viene paragonato a Patrick Kluyvert per il suo modo di giocare e al momento nell’Ajax non è ancora un titolare, pertanto i lancieri potrebbero privarsi di una seconda linea che invece nel nostro campionato potrebbe trovare minutaggio e crescita giocando titolare.

(dati Transfermarkt)

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Roma, fissato il tetto ingaggi. Ecco come cambierà il mercato

Roma, fissato il tetto ingaggi. Ecco come cambierà il mercato

La Roma ha deciso di fissare un tetto per gli stipendi a partire dalla prossima stagione. Secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport il limite massimo sarà di 3 milioni di euro. Questo comporterà inevitabilmente alcuni cambiamenti per il mercato in entrata, in attesa che si riescano a piazzare quei giocatori che hanno firmato un contratto a cifre più alte prima del tetto stipendi.

Attualmente il club giallorosso ha un un monte ingaggi pari a 160 milioni di euro lordi, considerando tutti i giocatori in rosa e questo incide di molto sul fatturato considerando la mancata partecipazione alla UEFA Champions League.

Al momento sembra che non ci saranno variazioni e tutti i giocatori che vogliono vestire il giallorosso sanno che possono esserci solo premi veri che saranno riconosciuti in caso di traguardi come vittoria del campionato o di coppe nazionali e internazionali.

In orbita Roma nelle ultime settimane sono circolati molti nomi importanti che, in vista del limite dello stipendio netto a 3 milioni di € difficilmente potrebbero sbarcare nella Capitale. Si parla di giocatori del calibro di Pedro e Willian del Chelsea, di Vertonghen del Tottenham e anche di Mario Goetze del Borussia Dortmund. Forse l’unico che può rientrare in questo discorso è Jack Bonaventura che potrebbe “accontentarsi” di un ingaggio che rientri nei parametri societari. Giocatori internazionali che hanno ingaggi attualmente fuori portata per le casse giallorosse, secondo le direttive ultime.


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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Fiorentina, 5 punti da cui ripartire

Vi era un periodo in cui la Fiorentina sembrava poter tornare a stupire a livello italiano ed europeo, culminato con la semifinale di Europa League del 2015 con Vincenzo Montella in panchina (persa complessivamente 5-0 contro un fortissimo Siviglia), dopodiché il buio: piazzamenti in declino (fino a sfiorare una clamorosa quanto inaspettata retrocessione lo scorso anno), cessioni importanti, rose e allenatori deludenti, la tragica scomparsa di Davide Astori, il cambio di società che nell’ultima estate ha visto Rocco Commisso subentrare alla storica gestione dei Della Valle, e ora i vari giocatori e membri dello staff colpiti dal Coronavirus. La Fiorentina sta attualmente vivendo una stagione con più bassi che alti, e i tempi di gloria sono ancora lontani. Dopo aver affrontato lo stesso tema per quanto riguarda il Torino, andiamo a vedere 5 punti da cui ripartire per la squadra viola dopo l’eventuale ripresa del campionato.

1- Il ritorno di Ribéry

Per chi se ne fosse dimenticato, Franck Ribéry aka Scarface è ancora un giocatore della Fiorentina. Il francese era approdato a Firenze al termine dell’ultra-decennale avventura con il Bayern Monaco, accettando la sfida lanciata dalla nuova proprietà viola.  Nonostante i 37 anni da poco compiuti, Ribéry ha stupito tutti, oltre che per la sua tecnica sopraffina che gli ha fatto mettere a segno 2 gol e 2 assist in 11 presenze, per l’estrema grinta agonistica e la voglia con cui ha dimostrato di voler dire ancora la sua. Un esempio perfetto è la prestazione contro la Juventus al Franchi a inizio stagione, nella quale non ha risparmiato sudore anche rincorrendo un certo Cristiano Ronaldo; merita una menzione anche il gran gol a San Siro contro il Milan, in una delle poche serate da incorniciare per la Fiorentina in questa stagione(1-3). Infine,  l’infortunio che lo tiene fuori dallo scorso 30 novembre (Fiorentina-Lecce 0-1). Il rientro, inizialmente previsto per metà marzo, è ora posticipato dall’emergenza sanitaria. Sempre che il campionato ricominci…

2- La sbocciatura (e la guarigione) di Vlahovic

L’attaccante croato classe 2000, dopo qualche sporadica apparizione nella passata stagione, è ora in pianta stabile in prima squadra; prima con Montella, poi con Iachini, sotto la cui gestione ha soffiato il posto da titolare a Patrick Cutrone, neo-acquisto viola che sta fino ad ora deludendo le aspettative dopo il ritorno dalla Premier League. Vlahovic ha ripagato la fiducia con 8 reti e 2 assist in 26 presenze tra campionato e Coppa Italia: non certo un bottino che faccia gridare al miracolo, ma si tratta pur sempre di un ragazzo che ha appena compiuto 20 anni ed è alla sua prima vera stagione da professionista, in una squadra tra l’altro in difficoltà. Alto, dotato di un sinistro letale sia a effetto che di potenza (chiedere a Cagliari e Inter per ulteriori delucidazioni), Vlahovic ha tutto ciò che serve per sfondare, carattere permettendo. Lo scorso 14 marzo è uscita la notizia della sua positività al Covid-19, dal quale è recentemente guarito. Che lo malattia lo abbia forgiato caratterialmente?

3-La scoperta Castrovilli

Eravamo dubbiosi sul menzionare o meno Gaetano Castrovilli, poteva sembrare scontato essendo le sue qualità sotto gli occhi di tutti. Metterlo in questa lista era tuttavia inevitabile, è senza dubbio lui la nota positiva per eccellenza della Fiorentina in questa stagione, con 3 gol e 2 assist in 26 presenze. Dopo essersi distinto tra il 2017 e il 2019 alla Cremonese, il centrocampista classe ’97 si è dimostrato pronto per il grande salto nella massima serie, attirando anche le attenzioni di pretendenti illustri come Juventus e Inter. In Serie B Castrovilli ha avuto modo di acquisire esperienza nonostante la giovane età, collezionando 55 presenze, 6 gol e 8 assist in due stagioni. Senza nulla togliere a  Montella, che sin da inizio stagione ha scommesso su di lui schierandolo sempre titolare.

4-Il Kouamé che verrà

Che sia nella prossima stagione o dopo la ripresa del campionato, Christian Kouamé vestirà la maglia viola. Un colpo passato inosservato a causa della rottura del legamento crociato che dallo scorso ottobre tiene fuori il centravanti ivoriano classe ’97, che al Genoa ha dimostrato in soli due mesi di essere già ben altra cosa rispetto al giocatore della scorsa stagione (5 reti e 4 assist), promettente ma ancora tecnicamente acerbo. Nelle sole 11 partite disputate all’inizio della stagione, Kouamé ha messo a segno 5 reti e 3 assist. Deve sicuramente migliorare la coordinazione, ma è dotato di un ottimo stacco di testa e ha migliorato il tiro. Dovrebbe essere disponibile per un’eventuale ripresa della Serie A a giugno. La Fiorentina lo aspetta, avendo anche battuto la concorrenza di alcuni club inglesi per accaparrarselo alla cifra di soli 11 milioni di euro. Curiosità: ha segnato proprio contro la Viola alla 2a giornata di questo campionato.

5-Lirola può tornare utile?

Chiudiamo questa lista  con un’incognita. Pol Lirola l’anno scorso si è dimostrato uno dei migliori terzini della Serie A con il Sassuolo (38 presenze, 2 gol e 7 assist). In questa stagione è stato utilizzato come esterno nel 3-5-2 e ha dimostrato inizialmente qualche problema di adattamento, non riuscendo ad essere incisivo nella partecipazione ai gol come in maglia neroverde. Tuttavia ha mostrato segnali di risveglio nelle ultime apparizioni, segnando un gol decisivo per la qualificazione della Fiorentina ai quarti di finale di Coppa Italia nella sfida casalinga contro l’Atalanta e mettendo a frutto 2 assist contro Napoli e Sampdoria in campionato. Complessivamente ha totalizzato 27 presenze in questa stagione. Che sia l’uomo in più per la Fiorentina del futuro?

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CONI, Malagò : “Per assegnazione scudetto ho idee ma decide il Consiglio Federale”

CONI, Malagò : “Per assegnazione scudetto ho idee ma decide il Consiglio Federale”

Il presidente del CONI Giovanni Malagò ha parlato ai microfoni di ‘Radio Radio’.

Le elezioni del presidente del CONI slittano di un anno?
“Lo Statuto del CONI è chiarissimo e questo vale anche per il Comitato Paralimpico. Noi siamo obbligati a fare le elezioni dopo lo svolgimento delle Olimpiadi. Le elezioni devono esserci dopo il quadriennio perché le Olimpiadi si svolgono ogni 4 anni, ma in 124 anni di storia non era mai capitato lo slittamento di un anno dei Giochi Olimpici. Ne ho parlato anche col CIO, credo che slitteranno come tutte le altre elezioni. E poi le elezioni le devi fare di persona e chi oggi si può prendere un impegno mettendo rappresentanti e delegati in un unico posto?”

Cosa pensa del dibattito sulla ripresa degli allenamenti?
Il Governo, a tutto o ragione, ha accomunato tutto e tutti, adesso è vietato fino al 13 aprile e credo verrà prorogato o fino al 27 aprile o fino al week-end del primo maggio. Stiamo a vedere, proprio oggi lo stanno predisponendo a Palazzo Chigi il nuovo Dpcm”.

Come si schiera sull’eventuale assegnazione del titolo in Serie A?
“A chi ci ascolta, va ricordato un aspetto giuridico: gli unici soggetti che hanno potere sull’assegnazione dei campionati o sul blocco sono le Federazioni. In alcuni sport, ad esempio il calcio, si è delegato l’organizzazione dei campionati alle leghe, così come nel basket o nella pallavolo. Ma è la Federazione che nel caso dovrà decidere in totale autonomia di assegnare lo Scudetto e prendere provvedimenti relativi ad altri aspetti. Se io vi dicessi cosa fare, verrei tacciato di essere intervenuto su una tematica che non mi compete”.

Esiste il pericolo che molte società sportive possano scomparire dopo questo terremoto?
“Sul campo rimarranno feriti e anche qualche morto, chi ha già dei problemi ed è più debole pagherà dazio in un modo diverso rispetto a chi ha fieno in cascina. Il mio suggerimento è molto chiaro: approfittiamo di questo disastro per fare una cosa epocale, cioè riformare le dinamiche in tutte le discipline sportive. In questi giorni si parla molto della composizione dei campionati e sappiamo benissimo che a monte c’è qualcosa che non quadra, tanto è vero che molte società negli ultimi anni sono fallite in A e ancora più in B e in Lega Pro. In questo momento si possono fare delle cose che in un altro contesto storico sarebbero impossibili e quindi va colta l’occasione”.

Ripresa del campionato possibile?
In teoria ci sono i tempi, anche se ci sono tante scadenze e problematiche. E poi devi sperare che non incappi in un nuovo problema e in quel caso ti ritroveresti ad aver pregiudicato la stagione successiva e a dover fermare quella attuale. Sono moltissime le variabili che incidono in tutto questo”.

Temi che gli atleti toccati dal COVID-19 possano essere influenzati nelle performance?
“Ci sono degli atleti che sono stati molto toccati da questa vicenda e quindi antepongono moltissimo questo tema ed altri che sono più leggeri. Bisogna vedere anche l’atleta quanti anni ha, che carriera ha, quanti soldi ha messo da parte, la famiglia. Insomma, ci sono tante variabili”.

Come sono i rapporti col Governo?

“I rapporti col Governo sono migliorati nell’ultimo anno, lo dico con molta franchezza. Adesso sono eccellenti nel vero senso della parola. E’ un qualcosa di cui sono particolarmente felice, le problematiche le abbiamo tutti quanti

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Lippi: “battiamo il virus e riprendiamo a giocare!”

Lippi: “battiamo il virus e riprendiamo a giocare!”

L’ex CT azzurro Marcello Lippi, campione del mondo nel 2006, ha parlato ai microfoni di Sky Sport raccontando la sua quarantena, parlando del ruolo dell’allenatore e del suo futuro nel mondo del calcio. Andiamo a vedere cos’ha detto:

L’emergenza Coronavirus in Cina?
“È stata affrontata con grande rigore, soprattutto nella città di Wuhan. La battaglia è stata vinta, la città è stata riaperta. Il problema ora sono i contagi di ritorno”.

Quanto è importante parlare con la squadra?
“Il rapporto con la squadra è importante. Gli allenatori che riescono ad ottenere i risultati migliori, sono quelli che riescono ad entrare nella testa dei giocatori. Io ho sempre voluto essere una guida per i miei giocatori, ho avuto grandi dialoghi con i miei leader. Non nascondo che ho chiesto loro di darmi una mano, perché è giusto coinvolgere certi giocatori. Ho avuto la fortuna di allenare grandi uomini oltre che campioni. Ho cercato di trattare tutti nello stesso modo. L’allenatore deve far sentire tutti importanti e al centro del progetto”.

Le sensazioni prima di scendere in campo per la finale del Mondiale?
“C’era la sensazione che avremmo vinto, che quella volta sarebbe toccato a noi. Contrariamente a quello che la gente che può pensare, prima della finale della Coppa del Mondo non si dice niente alla squadra. I giocatori non vedevano l’ora di scendere in campo per vincere”

Allenare nuovamente l’Italia?
“Sarebbe meraviglioso, ma ho già dato. La terza volta sarebbe troppo. Non ho più intenzione di allenare una squadra di club. Magari fra qualche mese, se capita una Nazionale non tanto lontana, tutto può essere. Ci sono stati dei contatti recenti, ma purtroppo ora è scoppiata questa pandemia. Pensiamo prima a sconfiggere questo maledetto virus”.

Quando potrà ripartire il campionato?

“Quando sarà scongiurato questo pericolo, sarà importante finire la stagione, anche a porte chiuse. Quando sarà tutto finito, non importa quando, ricominciamo e finiamo questo campionato. Prima però dobbiamo battere questo maledetto virus”.

I giocatori che ho voluto fortemente?
“Il primo è stato Montero. Lo avevo allenato all’Atalanta e lo volevo alla Juventus. Lo chiamai e lui era a Milano, stava andando a parlare con l’Inter. Poi ci sono tanti giocatori come Nedved oppure Camoranesi”.

I rigori nella finale del 2006?
“Avevo scelto i rigoristi, mi mancava il quinti. Andai da Fabio e gli dissi che sarebbe toccato a lui perché era l’uomo degli ultimi secondi. Dopo il gol ho abbracciato tutti. Qualche anno prima Grosso giocava in serie B, nel giro di poco è diventato campione del Mondo”.

Ranieri alla Sampdoria?
“È stata sicuramente la scelta giusta, la Samp negli ultimi anni aveva fatto molto bene giocando anche un buon calcio. Poi è cambiata la situazione psicologica, serviva una persona di grande esperienza”.

De Rossi?
“Secondo me ha un futuro da allenatore, ha tutte le qualità per farlo. Mi ricordo l’esordio in Nazionale, era ancora in Under 21. Esordio con gol. È un ragazzo straordinario, molto esuberante, ogni tanto fa fatica a controllarsi. Sono sicuro che farà una grande carriera da allenatore”.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?