Rivoluzione Newcastle: Pochettino e Coutinho nel mirino

Newcastle: mercato col botto in arrivo

Il Newcastle si prepara a voltare pagina, sia a livello tecnico che societario. Il club inglese, come rivela fra gli altri il Mundo Deportivo, è da tempo nel mirino del milionario americano Henry Mauriss, che lo contende al principe saudita Mohammed Bin Salman per un cifra che oscilla fra i 300 e i 400 milioni di euro. Il nuovo proprietario sarà chiamato a mettere mano al portafoglio per costruire una squadra ambiziosa, che punti su talenti di prestigio e su una guida tecnica di assoluto livello.

Il nome dell’allenatore che circola è quello dell’argentino Mauricio Pochettino, vicecampione d’Europa nella passata stagione con il Tottenham; in alternativa è circolato il mome di Massimiliano Allegri, che porterebbe in Inghilterra il cileno Vidal. Il nome di Philippe Coutinho, invece, rappresenta il primo possibile rinforzo per l’attacco. Il brasiliano, attualmente in prestito al Bayern Monaco, rientrerà a fine stagione nel Barcellona, da dove poi ripartirà per altri lidi. Uno di questi potrebbe essere il Newcastle (ANSA).

L’unica domanda che ci si pone spontaneamente è come questo scenario di grandi investimenti possa conciliarsi con quello attuale: il calciomercato estivo non dovrebbe essere infatti segnato da spese folli quest’anno a causa delle ingenti perdite subite da tutti i club e chiunque sia il nuovo properietario dei Magpies dovrà in primo luogo occuparsi del risanamento dei conti interni alla società. Tuttavia, se davvero il magnate americano o il principe saudita saranno in grado di investire grandi somme sul mercato, ciò potrebbe per ovvi motivi provocare degli squilibri in Premier League e chi sa, tra pochi anni potremo forse rivedere il Newcastle scrivere nuovi capitoli di storia calcistica come ai tempi di Alan Shearer.

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Commisso: “Non so se Chiesa vorrà restare o andare via”

Commisso: “Non so se Chiesa vorrà restare o andare via”

Il presidente della Fiorentina, Rocco Commisso, ha parlato del suo club ai microfoni di Viola Nation. Durante l’intervista il presidente Commisso ha toccato numerosi argomenti riguardanti l’universo viola: il futuro di Chiesa, la crescita della squadra femminile, il progetto del nuovo stadio, il Fair Play Finanziario, il mercato della Fiorentina e molto altro. Andiamo a vedere cos’ha detto:

“Il benvenuto del Franchi per me è stato bellissimo, una delle cose più belle. Poi c’è stata la prima partita, quando abbiamo perso senza lamentarci degli errori arbitrali contro il Napoli. Un grande momento è stato la vittoria di Milano contro il Milan, con la standing ovation per Ribery. Ricordo molto bene la prima vittoria in casa davanti a me, con la SPAL, e quella con l’Atalanta in Coppa Italia. Ricordo anche la promessa fatta ad un bambino all’ospedale, gli ho detto che Chiesa non sarebbe andato via, e ho mantenuto la promessa. Un momento negativo è stato l’esonero di Montella, del quale non sono stato felice, ma serviva una svolta nonostante io non sono uno a cui piace molto cambiare, come Zamparini. Abbiamo lavorato sul mercato sia per il presente sia per il futuro, con i lavori per il Centro Sportivo che procederanno e finiranno entro la fine del 2021, consegnandoci una casa meravigliosa. Nuovo stadio? Vorremmo costruire lo stadio a Firenze, ma possiamo fare come le società di football americano, che costruiscono gli stadi all’esterno, nelle aree metropolitane. Voglio investire, e lo voglio fare velocemente e con tutto sotto controllo. Ad agosto abbiamo avuto la Coppa Italia al Franchi, con Barone ci dicevamo che dovevamo chiuderlo, non si poteva giocare in un campo del genere, bisognava renderlo presentabile per giocare in casa, ma erano tutti in vacanza. Stiamo cercando di parlare con la Sovrintendenza per cercare di allentare la presa su alcune regole: lo stadio non si deve guardare, si deve vivere: il Franchi ha del potenziale, ma devono lasciarmelo sfruttare come dico io, non solo una volta a settimana ma sette giorni su sette. Voglio che la squadra femminile diventi più forte, abbiamo perso contro l’Arsenal in Champions League. Io voglio che diventiamo più forti di loro. Probabilmente il prossimo anno non varrà il fair play finanziario: ci saranno rivalutazioni, molti club stanno perdendo soldi e forse rivedremo tutti gli stipendi. Nessuno è certo di cosa succederà. Chiesa? Non sappiamo se vorrà restare o andar via. Nel caso, che porti deve portare il giusto guadagno, ma potrebbero arrivarne altri campioni”.

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La Fiorentina vuole Paquetà, il Milan è pronto a cederlo

La Fiorentina vuole Paquetà, il Milan è pronto a cederlo

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, la Fiorentina di Commisso vuole fare le cose in grande e per riuscirci sta puntando il trequartista brasiliano Lucas Paquetà, in forza al Milan. Dopo il grande mercato di gennaio che ha visto Igor, Duncan, Agudelo, Kouamé, Cutrone ed Amrabat (da giugno quest’ultimo) arrivare a vestire la casacca viola, il DS Pradé sta pensando a come rinforzare ulteriormente la rosa della Fiorentina in vista del mercato estivo, ed al momento ha messo nel mirino Lucas Paquetà: classe ‘97, Paquetà è un centrocampista molto tecnico capace di giocare sia come centrale di centrocampo che come trequartista e all’occorrenza può anche spendersi come ala d’attacco, arrivato al Milan nel mercato di gennaio del 2019 per circa 40 milioni di euro dal Flamengo. Al momento Lucas Paquetà è valutato circa 20 milioni di euro, dopo aver visto la sua valutazione del cartellino crollare per il suo scarso rendimento in rossonero e per via del coronavirus che ha deprezzato tutti i cartellini dei calciatori.

Lucas Paquetà in rossonero però non ha mai convinto davvero, soprattutto in questa stagione, e dopo un avvio incoraggiante nello scorso campionato il talentuoso brasiliano si è andato via via spegnendosi, arrivando a prima a perdere il posto da titolare e per poi sparire del tutto dai radar con Pioli. Con i rossoneri l’intesa si potrà trovare senza troppi patemi, resta da coprire la questione contrattuale sia per la durata (con Pradè e Barone che vorrebbero proporre un quadriennale) che per l’ingaggio, ma al momento Paquetà è convinto di vestire la casacca della Viola dopo averla snobbata nel mercato di riparazione a gennaio. Stefano Pioli Daniele Pradé sono convinti di poter tirar fuori dal ragazzo tutto il talento che troppo poco spesso ha fatto vedere, ma nelle ultime ore anche Paulo Fonseca ha mostrato apprezzamento verso Lucas Paquetà e non è escluso che, quindi, anche la Roma non possa fare un tentativo per portarti nella Capitale.

In estate, a prescindere dalla ripresa o meno del campionato in corso, le prospettive di un addio al Milan per il centrocampista sono decisamente concrete.

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Zaniolo torna in campo e tratta il rinnovo fino al 2025

Zaniolo torna in campo e tratta il rinnovo fino al 2025

Nicolò Zaniolo c’è, in campo e fuori, fieramente vestito di giallorosso. Come si legge su Il Corriere dello Sport, il ragazzo ha ormai definitivamente completato la riabilitazione dopo il brutto infortunio subito al ginocchio nella gara di gennaio contro la Juventus, pertanto può tornare ad allenarsi singolarmente già da oggi e, si spera, in gruppo con gli altri al centro sportivo di Trigoria dal 18 maggio. Mariani, storico chirurgo che salva gambe di calciatori da tantissimi anni ormai, ha scherzato con Zaniolo dicendogli “Non ti voglio più vedere”, il senso naturalmente è che la convalescenza ha raggiunto una fase nella quale non occorrono visite di controllo, ora bisogna andare sul campo e in palestra a lavorare con lo staff della Roma per ritrovare una buona condizione atletica. Se è vero che la quarantena non ha aiutato Zaniolo, che a contatto con i preparatori e i medici della Roma avrebbe potuto farsi seguire meglio, è altresì vero che il ragazzo si è gestito da solo alla grande ed era comunque supervisionato e seguito dallo staff della Roma tramite videochat. Nelle ultime settimane Zaniolo ha ripreso anche a correre sul tapis-roulant, sul terrazzo della sua casa al Torrino, e si prepara a ricominciare gli allenamenti sul campo. Una volta a Trigoria potrà svolgere per intero il lavoro atletico e poi, per gradi, riprendere contatto con il pallone. Finora si è esercitato soltanto con le palline leggere, per mantenere dimestichezza con il mezzo senza stressare la gamba.

Se la Serie A dovesse ripartire è probabile che Fonseca potrà utilizzarlo per metà o fine luglio, quando il campionato starà per terminare; esattamente un girone dopo l’infortunio, quando si fece male contro la Juventus, ed è proprio contro la Vecchia Signora che potrebbe tornare in campo Nicolò Zaniolo. Sarà impossibile, invece, vederlo in Europa League dato che la Roma a fine gennaio lo aveva rimosso dalla lista per inserire Carles Perez. Una volta terminata la stagione, la società giallorossa e il procuratore del giocatore, Claudio Vigorelli si concentreranno sul contratto: la Roma è intenzionata a prolungarlo fino al 2025.

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Nuno Campos: “Con Fonseca stiamo visionando giocatori interessanti”

Nuno Campos: “Con Fonseca stiamo visionando giocatori interessanti”

L’allenatore Nuno Campos, vice del tecnico giallorosso Paulo Fonseca e suo fidato amico e collaboratore, ha parlato ai microfoni di Tribunaexpresso.pt spiegando il quotidiano lavoro che fa in videochat con i calciatori e con l’allenatore della Roma, ha poi raccontato della sua quarantena, dell’importanza dell’analisi dei video e dei dati nel calcio moderno e dell’adattamento inizialmente complicato al calcio italiano. Andiamo a vedere cos’ha detto nello specifico:

Sei in italia?
“Sì, sono a Roma, da solo, perché la mia famiglia è a Esposende”.

Come va l’isolamento?
“Non è un momento facile, né per me né per nessuno, perché siamo confinati nelle nostre case. A volte esco un po’, ma solo qui vicino casa mia, dobbiamo rispettare ciò che ci è stato imposto, perché la cosa più importante è passare questo momento. Faccio esercizi e vedo alcuni giocatori che potrebbero interessarci, lo faccio insieme a Paulo. A volte lavoriamo anche insieme, ma ovviamente è un lavoro completamente diverso da quello a cui eravamo abituati. È un momento difficile per tutti. Stare qui da solo penso che sia un po’ più complicato, ma credo che anche per una famiglia che è a casa non sia facile. Non ci siamo abituati, ma dobbiamo essere forti e contribuire, a modo nostro, a superare questo momento”.

Riesci a fare qualche lavoro con i giocatori?
“Sì. Nuno Romano ha questa parte più fisica e lavora con i giocatori ogni giorno. Fanno videoconferenze congiunte sulle piattaforme esistenti, anche in linea con il dipartimento medico del club, perché ci sono anche giocatori che si stanno riprendendo da infortuni. È un lavoro quotidiano ed è più Nuno che se ne occupa”.

José Boto ti ha descritto come “una delle persone in Portogallo che meglio conoscono il calcio e lo spiega”. Non hai voglia di condividere il tuo modo di lavorare?
“No, non abbiamo quel tabù di non condividere il nostro pensiero sul calcio. Penso che le persone oggi abbiano accesso a molte informazioni, ma a volte ottengono un’idea sbagliata da alcuni allenatori. Penso che quando dimostriamo il nostro pensiero sul gioco, riveliamo esattamente in che modo vogliamo operare. E poi il nostro team, nel gioco, mostra se ciò che diciamo è vero. Ho avuto ottime conversazioni con Boto, perché è una persona molto esperta nella zona e mi piace parlare con persone che capiscono quello che stiamo dicendo, perché se siamo molto antagonisti nel modo in cui vediamo il gioco, è difficile avere una conversazione. Preferisco non essere in conflitto con nessuno, ognuno difende ciò che vuole. Naturalmente, trovo più facile parlare con persone che condividono la mia visione del gioco. Boto è uno di questi, perché gli piacciono le squadre che prendono il controllo del gioco, che sono protagonisti, che apprezzano la palla, che valorizzano il giocatore. Non nascondiamo le cose. I giochi sono aperti oggi, scambiamo i video dei nostri giochi con i nostri avversari, perché il campionato italiano ha un programma che consente l’accesso a tutte le partite, quindi oggi non c’è molto da nascondere. In passato era tabù parlare e mostrare qualcosa, ma penso che oggi non dovrebbe esserlo, perché condividere opinioni non significa che l’altro sarà in grado di contraddire ciò che pensiamo. Questo è il motivo per cui studiamo gli avversari e abbiamo anche alcune sfumature per sfruttare l’avversario per fare questo o quello. Penso che, soprattutto, sia la fiducia che abbiamo nel nostro lavoro, perché quando l’abbiamo e guardiamo dentro non abbiamo problemi a esporre agli altri ciò che pensiamo. Penso che provenga da questo nostro modo di essere e di parlare con gli altri. Paulo è lo stesso. Paulo va alle conferenze stampa e qui in Italia i giornalisti, è divertente, fanno molte domande tattiche e penso che sia ancora più facile per un allenatore rispondere a queste domande. E Paulo spiega tutto. Dà anche spesso gli undici che giocheranno il giorno successivo. Il nostro obiettivo: i giocatori, dentro, sanno come superare le diverse difficoltà”.

L’altro giorno ho sentito Abel Ferreira dire che aveva trascorso alcune ore al telefono con te. Questa condivisione avviene anche tra allenatori?
“Non parlo da vicino con molti allenatori, ma con quelli con cui parlo, parlo spesso e parlo di tutto. Abel è uno di questi e non ho problemi a condividere con lui e con gli altri informazioni, perché parliamo la stessa lingua, abbiamo idee simili. Con Abel discuto molto su alcuni dettagli riguardo il rischio di fare certe cose. Riconosco che, forse, sono più rischioso rispetto ad Abel. Con questo, non voglio dire che Abele debba fare come dico io, ma anche lui non mi farà fare come dice lui (ride ndr.). È una discussione salutare e sono felice di farlo, perché Abel è una persona che ama parlare di calcio. E mi piace anche molto come persona, abbiamo una relazione stretta da molti anni”.

Hai appena parlato della grande quantità di informazioni che esiste oggi sul gioco. Forse sono queste conversazioni che trasformano l’informazione in conoscenza acquisita.
“Senza dubbio. E direi anche di più: troppe informazioni, per chi non è sicuro, è solo una complicazione. Cosa intendo con questo: quando abbiamo un percorso in cui abbiamo già pochi dubbi e, nel nostro caso, il nostro modello di gioco è in continua crescita, non ci causa nessuna differenza nella lettura di molte informazioni, ma non abbiamo sfruttato tutte le informazioni, molte delle quali non le usiamo. Quando abbiamo ancora molti dubbi, perché stiamo iniziando una carriera e non siamo ancora sicuri del nostro modello, allora possiamo correre il rischio, con così tante informazioni divergenti, di non sapere come muoverci. Intendo informazioni a livello tattico ma anche a livello di altre cose, perché al giorno d’oggi si parla molto della PNL, della parte fisica e di tutto e di niente. C’è molta conoscenza che, in pratica, a volte può aiutare, ma se è in eccesso, fa anche male. Ci sono molte aree in cui lo stesso allenatore finisce per dover creare un filtro, perché non può raggiungere tutti i giocatori con queste informazioni, perché non capiranno, non avranno pazienza e, se alziamo il livello, non vorranno nemmeno ascoltare. Dobbiamo essere in grado di avere la sensibilità di metterci dall’altra parte. Mi rivolgo qui agli allenatori che stanno iniziando, perché ci sono molti che pensano che sapere di più sia sempre meglio – e a volte non lo è, e finisce per far male”.

Quando eri un giocatore, quali informazioni avevi?
“Quando ero un giocatore non c’era quasi nulla (ride ndr.). C’era un assistente dell’allenatore, un allenatore, un allenatore di fitness e un allenatore dei portieri. Ho avuto diversi allenatori e, più tardi, quasi alla fine della mia carriera, ho avuto Jorge Jesus. Posso dire che impariamo da tutti, non è un cliché, perché forse con alcuni impariamo cosa non fare. È così. Ora, l’opinione che ci sia del gioco oggi, pochissime persone lo avevano in quel momento, anche perché non c’erano informazioni che esistono oggi, non c’erano mezzi che esistono oggi. Il video aiuta molto tutti gli allenatori e allora non era utilizzato. Oppure, se c’era, era guardare 90 minuti su un nastro VHS. Sto iniziando a essere vecchio, è un problema (ride ndr.)”.

E come hai conosciuto Paulo Fonseca?
“È una storia interessante, perché non ho mai giocato con Paulo nella stessa squadra, abbiamo sempre giocato l’uno contro l’altro. Ma avevamo amici in comune, in particolare uno, Quim Zé, il direttore sportivo di Mafra. Ero spesso con Paulo alle feste di compleanno dei figli o della moglie di Quim Zé o del suo. Anche Paulo era stato allenato da Jesus e forse questa condivisione del suo modo di giocare ci rende più vicini l’uno all’altro in termini di pensiero. Quim Zé ci ha permesso di discutere molto sull’idea del gioco e, a volte, Paulo aveva bisogno di un assistente per allenarsi nelle juniores di Estrela. Poi ho parlato con lui ed è stato facile: “Cosa ne pensi del gioco? Per me, questa è la cosa più importante”. Certo avevamo lo stesso modo di pensare, forse perché Jesus era stato il collegamento. Ed è così che abbiamo iniziato a lavorare insieme”.

Avete cominciato a fare sul serio quando siete arrivati all’Aves, in seconda divisione: hanno offerto a Paulo 2.400 e lui li ha divisi con te.
“Siamo stati due anni alla Pinhalnovense ed era già una squadra molto solida nella seconda divisione B ,questo ci ha permesso di avere giocatori migliori. Lì abbiamo fatto un buon lavoro e guadagnato visibilità, perché in quelle due stagione siamo arrivati ai quarti di finale della coppa di Portogallo due volte. Il primo anno siamo stati eliminati dal Naval 1º Maio che era nella massima divisione e nel secondo anno ci ha eliminato il Porto al Dragao. […] Poi è arrivato l’Aves e Paulo li ha incontrati. E probabilmente non saremmo qui a parlare oggi se Paulo non avesse avuto il cuore che ha, ha fatto qualcosa che nessuno avrebbe fatto. Aveva già avuto un’offerta che era bassa, comparata alla maggior parte degli allenatori, perché arrivava dalla Seconda Divisione B, e già la condivideva con me. Loro non volevano più tecnici, avevano lì il loro staff, ma Paulo ha detto: “Vengo, ma solo col mio assistente”. E hanno detto che non avevano soldi per pagare: “Ma non ti sto chiedendo soldi, ti sto solo dicendo che vengo con il mio vice”. Paulo ha condiviso ciò che gli è stato offerto ed entrambi abbiamo guadagnato poco, ma eravamo felici di lavorare insieme in un campionato professionistico (ride ndr.). Questo è qualcosa che fanno solo poche persone, guardare le cose senza il minimo problema in termini materiali. Non si tratta solo di dare soldi, non è abbastanza per lui o per me, perché avevamo le nostre famiglie, ma siamo andati e abbiamo lasciato tutto alle spalle. Abbiamo quasi pagato per allenare”.

Ci sono state delle difficoltà arrivati a Roma?
“Sì, quando siamo arrivati a Roma c’erano delle difficoltà. È un campionato difficile, in cui gli allenatori preparano molto bene le partite. Questo cambia la direzione del nostro pensiero? No. Possiamo avere una sfumatura o un’altra, anche le caratteristiche dei giocatori possono essere importanti per questo, ma la maggior parte del nostro modello di calcio non cambierà mai. Vogliamo essere protagonisti e vogliamo sempre controllare il gioco per dominarlo, perché in questo modo difendiamo meglio”.

Come è cambiato il vostro modo di approcciarvi alle partite in Italia?
“Ad esempio, le differenze nella prima fase della costruzione sono cose che i giocatori percepiscono facilmente e non vedono come un grande cambiamento. Qui in Italia, i giocatori sono abituati a lavorare in modo molto tattico con gli allenatori. Nella prima fase di costruzione abbiamo diverse soluzioni e già le dominano. Sotto pressione anche abbiamo diversi modi di giocare a seconda dell’avversario. Ma, nel mezzo di queste due cose, ce ne sono molte altre che sono difficili. Non possiamo addestrare tutto, perché non abbiamo tempo, né possiamo sempre dare feedback su qualunque cosa”.

Cosa pensi che manchi ancora alla Roma?
“La Roma è un club fantastico. Questo è considerato l’anno zero per tutti, è l’anno in cui abbiamo iniziato a costruire un’idea di gioco, a voler costruire una squadra forte, che richiede tempo e, naturalmente, potremmo aver bisogno di alcuni rinforzi. Penso che abbiamo già gettato le basi per la prossima stagione per essere migliori. L’obiettivo è quello di essere al 4 ° posto. Siamo molto contenti di tutti, infatti, siamo innamorati della città e del club, perché le persone sono state tutte fantastiche, remando nella stessa direzione, cercando di aiutare e abbiamo un ottimo feedback da parte dei giocatori e dello staff. Abbiamo avuto molti infortuni, ma era un problema che veniva anche dal passato. In questa stagione abbiamo il 16% di infortuni in meno rispetto alla scorsa stagione a Roma, che sembra strano, perché sono stati tantissimi.  Anche nelle lesioni muscolari, la percentuale è diminuita molto. Abbiamo anche avuto un problema con i campi e qui e il club ha fatto un grande sforzo e ha cambiato tutti i terreni dove ci alleniamo. Penso che tutti abbiano cercato di aiutare. Paulo Fonseca è uno aperto alla discussione e mi sento privilegiato a far parte del suo team. Penso di poter parlare anche per tutti gli altri elementi, perché abbiamo totale apertura per discutere di tutti gli argomenti che vogliamo. Non solo noi, ma anche l’intera struttura del club. Naturalmente Paulo prende la decisione finale, ma il dibattito sulle idee ci consente sempre di aggiungere qualcosa e i dubbi ci fanno riflettere. La decisione viene successivamente presa da Paulo, ma ascolta tutti. È un grande piacere e un’enorme felicità per me poter lavorare in questo contesto, con un team tecnico che considero uno dei migliori al mondo, grazie al modo in cui discute e discute di tutto. Questo per dirti che questo è il nostro anno zero e che il tempo ci aiuterà a consolidare ulteriormente le cose. Quando la stagione si è fermata stavamo di nuovo bene, ma prima abbiamo avuto un periodo meno buono, anche a causa di infortuni ai giocatori chiave e non è facile superare questi momenti. Stavamo crescendo e penso che i giocatori siano soddisfatti”.

Cosa guardi durante le partite?
“Abbiamo un modo di lavorare tale che Paulo di solito guarda e si concentra sull’area dov’è il pallone, e io devo concentrarmi sulla parte opposta, controllando la preparazione per la palla persa, ad esempio”.

Qualcuno parla con te durante le partite?
“Sì. Tiago Leal vede le partite da sopra la partita e mi riferisce”.

E tu filtri quello che arriva a Paulo?
“Sì così è come lavoriamo. Paulo vede la partita nell’insieme, io mi concentro su dove non è il pallone perché attacchiamo con tanti giocatori e non possono esserci sviste, perché ci esponiamo di più degli altri.
Tiago mi segnala le cose e alcune le ho già individuate e dette a Paulo o direttamente ai giocatori, ma alcune volte nota dei dettagli dall’avversario, perché magari c’è stato un cambio o sta aprendo uno spazio che non pensavamo si sarebbe aperto . A volte do le informazioni a Paulo, altre volte le tengo per me e aspetto il momento giusto e altre parlo direttamente con i giocatori, se sono vicini. Guardando tutti le partite nello stesso modo, è molto facile lavorare insieme. Paulo è una persona fantastica che permette di fare cose che probabilmente altri non fanno […]”.

Quando siete arrivati a Roma, Totti se n’è andato perché ha detto di non essere stato consultato in merito al vostro ingresso. Avevi paura che le sue parole potessero avere un effetto negativo sui tifosi?
“Non abbiamo parlato con Totti, ma ovviamente abbiamo tutto il rispetto per lui. È un dio a Roma perché ha una carriera incredibile. Quando parli di Roma, parli di Totti. Penso che sia naturale quello che detto perché magari non ci conosceva, penso che sia normale. Totti poi ha rilasciato altre interviste dicendo che siamo molto bravi, che possiamo aiutare Roma e anche che abbiamo bisogno di rinforzi. Questo non è da tutti, perché doveva andare contro ciò che aveva detto precedentemente. Totti merita tutto il nostro rispetto ed è un grande piacere sentirlo dire dalla sua bocca. Siamo innamorati di Roma, onestamente, è un grande piacere essere qui”.

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Napoli, Kean è più di una possibilità. Allan può andare all’Everton

Napoli, Kean è più di una possibilità. Allan può andare all’Everton

L’attaccante classe 2000 Moise Kean sembra non avere futuro all’Everton, sia per il rendimento pessimo di questa sua prima stagione, sia per la bravata del festino pubblicizzato su Snapchat che ha fatto infuriare la società. Il club ha rilasciato subito questo duro comunicato: “L’Everton Football club è rimasto inorridito nel venire a conoscenza del fatto che un giocatore della prima squadra ha ignorato la linea-guida del Governo e la politica del club in relazione alla crisi del Coronavirus. Il club ha fortemente espresso la propria delusione e ha chiarito che tale azioni sono inaccettabili». Oltre a questo vanno aggiunte anche centosessantamila sterline di multa. Questo clima ha messo subito in moto il suo procuratore Mino Raiola sta già provando a proporlo ad alcune squadre di Serie A, Napoli e Roma su tutte con i partenopei che però appaiano in pole position. Nei giorni scorsi era emersa una suggestione di mercato che vedeva Kean protagonista di uno scambio con Immobile (ne abbiamo parlato qui) ma la trattativa non vedrà la luce. Il Napoli sembra la squadra al momento più interessata al giocatore e l’allenatore Rino Gattuso avrebbe già dato il suo benestare all’operazione. Con l’Everton inoltre c’è già un discorso aperto per il trasferimento di Allan in Inghilterra, fortemente voluto da Carlo Ancelotti per rinforzare il centrocampo della squadra di Liverpool.

Kean sarebbe, dal canto suo, felice di tornare a giocare in Italia, anche in vista dell’Europeo che, come tutti ben sapete, si disputerà il prossimo anno. Nella nostra Serie A avrebbe certamente più possibilità di essere visionato da mister Mancini.

Nel corso di questa stagione Kean con l’Everton ha totalizzato 22 presenze in questa stagione segnando solo 1 gol. Il suo valore di mercato, secondo il sito Transfermarkt è pari a 25 milioni di €.

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Calciomercato, Inter: Marotta lavora ad un grande ritorno

Calciomercato, Inter: Marotta lavora ad un grande ritorno

Il calciomercato non dorme mai. L’Inter sta facendo tutte le valutazioni del caso sulla rosa a disposizione di Antonio Conte e sono molte le incertezze. Secondo il Corriere dello Sport non è al momento certo il riscatto di Moses e sia Candreva che D’Ambrosio non possono bastare. L’acquisto in tal senso il giocatore che potrebbe senza dubbio rinforzare i nerazzurri e sarebbe gradito all’allenatore sarebbe Emerson Palmieri del Chelsea. L’ex giocatore della Roma è sempre piaciuto a Conte, tanto che fu proprio lui a richiederlo ai Blues durante la sua esperienza londinese. Difficile, ma non impossibile, anche la pista che porterebbe ad un gradito ritorno, quello di Joao Cancelo. Il portoghese, ora al Manchester City, ha lasciato buoni ricordi nella sua avventura all’Inter e, dal canto suo, sarebbe contento di tornare a giocare in un campionato che conosce bene come la Serie A. Su di lui da registrare anche l’interesse del Barcellona che avrebbe offerto al City uno scambio con Semedo.

Per quanto riguarda un altro reparto sembra ci sarà una vera e propria rivoluzione in attacco, eccezion fatta per Lukaku, che al momento sembra l’unico sicuro di restare in nerazzurro. Alle voci sempre più insistenti che vogliono Lautaro Martinez lontano da Milano per abbracciare il blaugrana del Barcellona, si accompagnano, secondo la Gazzetta dello Sport, quelle legate all’approdo di Edinson Cavani. L’uruaguaiano, che sarà uno dei pezzi pregiati del mercato estivo in qualità di svincolato di lusso, si sarebbe proposto all’Inter, nella persona del DS Beppe Marotta.

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Daily Mail, Mertens apre al possibile trasferimento al Chelsea

Daily Mail, Mertens apre al possibile trasferimento al Chelsea

Sta mattina sulle pagine del Daily Mail appare una notizia che spinge Dries Mertens verso Londra, sponda Chelsea. Secondo il quotidiano inglese l’attaccante belga avrebbe aperto ad un possibile trasferimento alla corte di Lampard, affascinato dall’idea di giocare in Premier League. Ricordiamo che Mertens è in scadenza di contratto con il Napoli, e già a gennaio i blues avevano provato l’affondo, ma De Laurentiis aveva sparato una cifra troppo alta per un giocatore in scadenza, così il Chelsea decise di tenere Giroud, che invece aveva trovato l’accordo con la Lazio. Stavolta potrebbe essere la volta buona per Lampard, anche se non va sottovalutato il rapporto che Mertens ha con la città di Napoli, il belga è oramai un napoletano acquisito e la possibilità del rinnovo sarà sempre viva fino a quando Dries non firmerà per un altro club. L’ attaccante belga conta anche numerose pretendenti in Italia, su tutte Inter e Roma, la situazione è ancora in continuo divenire e di chiaro c’è ben poco. Mertens è molto legato a Napoli, ma allo stesso tempo si trova molto bene in Serie A, questa situazione potrebbe spingerlo a : rinnovare con gli azzurri, oppure scegliere un’altra squadra italiana per rimanere in Serie A, oppure ad accettare la corte del Chelsea, decidendo così di non tradire il tifo napoletano.


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Calciomercato e non solo: tutti le incognite della Serie A dopo il 30 giugno

Calciomercato, questione stipendi…quante incognite nella Serie A che cerca una soluzione per ricominciare. Il calcio italiano ha l’obbligo di trovare soluzioni efficaci ed intelligenti per evitare di cadere in un burrone giuridico che rischia di inghiottire le relative certezze di questi tempi pieni di affanni. Dal 1° luglio, infatti, con chi giocheranno i calciatori col contratto in scadenza? E quelli in prestito da chi verranno pagati? La maggior parte delle squadre di Serie A ha in casa problemi di questo tipo, secondo La Gazzetta dello Sport.

Il calciomercato si prospetta ingarbugliato. Che dire di Mertens? Il belga non ha ancora rinnovato con il Napoli e dal 30 giugno in poi è in teoria libero di giocare con chi meglio ritiene. Ovvio, è un caso limite, ma non inverosimile. Alla stessa stregua il Milan che sta pensando di rinnovare il contratto a Ibrahimovic, rischia di restare in mezzo al guado. Situazione diversa per i romanisti Smalling e Mkhitaryan, per i quali la Roma ha strappato un accordo, rispettivamente con Manchester United e Arsenal, per il prolungamento del prestito oltre il 30 giugno. Capitolo Kulusevski: a luglio vestirà ancora la maglia del Parma o sarà già a Torino?

Per non dimenticare, poi, la spina degli stipendi. Molte società in queste settimane hanno dialogato coi giocatori per dilazionare il pagamento degli emolumenti da febbraio in poi o per concordare eventuali tagli. Un braccio di ferro pericoloso che alla lunga ha portato a molti rinvii.

Nel calderone dei problemi ci sono anche le date del mercato. Su questo argomento la Fifa, all’inizio della tempesta, ha parlato di una finestra unica da luglio a fine gennaio. Qualcuno si è illuso che ci fossero le porte aperte ad un maxi mercato. Poi, la correzione di Infantino e dei suoi collaboratori ha chiarito che le singole federazioni dovranno delimitare i tempi delle contrattazioni, per evitare pericolose sovrapposizioni con il campionato in corso. Ma questo è il punto dolente: quando si avranno le idee più chiare sulla sfera agonistica e su quella contrattuale? Per ora regna la confusione

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Fonseca cerca esperienza sul mercato

Fonseca cerca esperienza sul mercato

La Roma, da quando la proprietà americana si è insediata ormai anni fa, ci ha abituati a vedere numerosi giovani acquistati sul mercato; non tutti i giovani presi negli anni però si sono rivelati pronti e sufficientemente abili, e spesso la Roma si è ritrovata con milioni e milioni di investimenti buttati.

Come si legge su Il Corriere dello Sport, Paulo Fonseca ha chiesto espressamente alla società di cambiare i soliti programmi sul mercato: meno soldi investiti su giovani di belle speranze e più concentrazione su calciatori esperti che possano dare contributi sin da subito. La Roma i giovani di belle speranze, e anche forti, ce li ha già ed è pronta a blindarli, infatti appena terminato il periodo buio dettato dal Coronavirus la società giallorossa si ritroverà con Pellegrini e Zaniolo per ridiscuterne i contratti. Cambio di programma dunque, a partire da quelli che ci sono già a Roma: su tutti Mkhitaryan e Smalling, fari e titolarissimi nello scacchiere di Fonseca che sta spingendo i dirigenti Fienga e Petrachi a fare uno sforzo sul mercato per convincere Arsenal e Manchester United a cedere i due calciatori a cifre ragionevoli. Un altro nome buono per la Roma arriva sempre dalla Premier League: Pedro Rodriguez, trentatreenne ala spagnola in forza al Chelsea che Fonseca aveva già provato a portare nella Capitale a gennaio. Pedro a giugno sis vincolerà dal Chelsea e la Roma potrebbe acquistare il ragazzo a parametro zero, convincendolo con un ingaggio da tre milioni di euro l’anno.

Ma Paulo Fonseca non ha chiesto solo Pedro come calciatore esperto, lo spagnolo tornerà utile alla Roma per rinforzare le fasce offensive, ma sulla lista del tecnico portoghese e del DS Petrachi ci sono anche altri nomi: Ismaily ad esempio, trentenne terzino sinistro già allenato da Fonseca allo Shakhtar, oppure il centrocampista ventiquattrenne Kovalenko anch’esso dello Shakhtar e col contratto in scadenza a giugno, ed infine Ciccio Caputo che tornerebbe utile come vice Dzeko, ruolo che il trentaduenne attaccante del Sassuolo accetterebbe di buon grado.

 

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