DAZN ha già fallito?

DAZN in Italia è come mettere due piedi in una scarpa.
È complicato guardarlo, è complicato accettarlo, è complicato pronunciarlo, verrebbe da dire cosa c’è di bello in DAZN, la nuova piattaforma che si è presa i diritti della trasmissione esclusiva di tre gare fondamentali della nostra Serie A; in molti direbbero Diletta Leotta (quale maschietto direbbe di no), ma in realtà al momento DAZN ha ricevuto solo una pioggia di insulti: Lorenzo scrive su Instagram: “Preso il ticket da 9 mesi ma se questa è la qualità chiederò il rimborso”; ancora più duro Fabio “Non si capisce un cavolo va a scatti da paura e la mia connessione è potente… adesso in qualche modo mi faccio ridare i soli o metto subito un avvocato, non ho problemi”; ancora più simpatico Simone “La Leotta con questa qualità sembra Raffaella Carrà”. E sono una marea, quasi la totalità, i commenti negativi degli utenti con tre problematiche principali riscontare: La qualità bassa, il buffering e il ritardo di diretta.
Svisceriamo il fatto e analizziamo dove sono le colpe. Che DAZN sia qualcosa di innovativo è senza ombra di dubbio, internet è il futuro dell’intrattenimento, in alcuni casi già il presente; in Italia la diffusione dell’online ha raggiunto l’89% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con 43 milioni di italiani che dichiarano di poter accedere a internet, un dato che è in crescita di anno in anno. Dati che porterebbe alla buona riuscita del mezzo DAZN, ma se andiamo a valutare le tre problematiche riscontrate ci rendiamo conto che il problema è differente: come può una piattaforma streaming avere la stessa efficacia di una televisiva? Ma soprattutto i vertici di DAZN hanno chiaro il fatto che il problema persiste a causa del server, che oltre un certo tot non potrà mai essere troppo largo in Italia. Per i meno esperti in materia, un server più è grande più permette molteplici connessioni nello stesso istante, il reale problema di questo esordio di DAZN: dunque torniamo all’origine, come può una piattaforma online avere i diritti ESCLUSIVI di un evento così visto come la Serie A in Italia? DAZN va anche in altri paesi, come la Germania, dove però non ha i diritti della Bundesliga ma dei campionati esteri, non scontrandosi quindi con questi problemi. È dunque nella spartizione dei diritti il problema? Oppure è un modo per “educare” gli italiani verso un futuro a banda larga? Attendiamo l’evoluzione, di certo in un paese che conta la banda minore d’Europa al pari della Grecia non si può non dire che non sia un azzardo. Si pronuncia DAZN, si legge polemica.

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Fallimento Bari, il perché di un epilogo amaro

Fallimento Bari – Il Bari non c’è più. Enninaya, il diciottenne Cassano che si porta avanti il pallone con il tacco e segna all’Inter, Ventura e le sue frecce, la Mitropa Cup del 1991, il galletto e il suo stadio da Serie A; non c’è più nulla. Rimarrà certo il ricordo, prima o poi tornerà e magari ce ne dimenticheremo, abbiamo detto addio a tante squadre che poi sono tornate prepotentemente.

Ma dopo il Parma nessuno nel mondo del calcio era pronto a perdere 110 anni di storia, una squadra di una città di 325.000 abitanti. Qualcuno ricorderà le dichiarazioni di due anni fa del simpatico Dato Noordin, magnate maltese, in procinto di investire nel  Bari, che disse che in 5 anni i “galletti” sarebbero arrivati in Champions League. Forse è da lì che è partito tutto, forse proprio da quell’entusiasmo esagerato è iniziato un processo che ha portato alla rovina di un altro patrimonio del calcio italiano.

 Il vero colpevole

Andando nel dettaglio la colpa non è certo del nostro simpatico maltese ma di un solo uomo, come in tutte le storie di fallimento. Un protagonista che pur di difendere sé stesso distrugge tutto ciò che lo circonda: Cosmo Antonio Giancaspro non è un capro espiatorio è la causa diretta del fallimento del Bari.

L’attuale patron, anzi l’attuale presidente di un mucchio di macerie, ha deciso di rovinarsi da solo. Nel dettaglio alla scadenza dell’ultima stagione il Bari si è trovato con numerosi buchi di bilancio e debiti da saldare prima di procedere all’iscrizione alla Serie B 2018-2019. Mancavano 3 milioni e 90 mila euro ed in più pendevano anche 14 decreti ingiuntivi per svariati debiti non soddisfatti, compreso quello verso Aqp che in maggio produsse il taglio della fornitura dell’acqua allo stadio San Nicola. E i debiti derivanti dalle sole ingiunzioni ammontavano a 422 mila euro. Inoltre la procura sta indagando su presunte documentazioni false prodotte da Giancaspro riguardanti i versamenti dei contributi dei dipendenti. Non solo, la Guardia di finanza avrebbe proceduto ad un’ispezione nella Banca Popolare di Bari, alla ricerca di chi avrebbe aiutato Giancaspro a postdatare la valuta dei contributi versare ai dipendenti.

Le soluzioni mancate

Non bastasse tutto ciò, al momento di andare a rimediare , vendendo la società, Giancaspro, invece di farsi da parte ha mantenuto la possibilità di vagliare egli stesso le eventuali offerte, cercando un investitore in grado di mantenerlo al capo del CDA. Una scelta che lo ha lasciato solo, con la fuga dell’avvocato del club e di gran parte del CDA. Le offerte sono anche arrivate ma sono state rifiutate oppure, come nel caso di Radrizzani, patron del Leeds, hanno visto l’offerente ritirarsi al momento cruciale, rendendosi conto dei troppi debiti da sanare, o della folle idea di mantenere Giancaspro al comando. Sono falliti, dunque, i tentativi anche di trovare un prestito bancario o qualche benefattore che lo appoggiasse nella sua folle corsa contro il tempo che è scaduto il 16 luglio 2018 alle 19:00, termine ultimo per sanare i debiti e presentare le fideiussioni.

Una speranza per il futuro

Che dire insomma, ormai tornare indietro è impossibile e il Bari speriamo possa trovare la strada per tornare presto nel calcio che conta.  Nel frattempo cara FIGC, caro CONI e care Leghe, fate qualcosa per controllare ancor di più personaggi  come il buon Cosmo. Essi antepongono le proprie mire alla vita di squadre e storie che completano l’amore per questo sport perché senza di esso prima o poi farete tutti la fine del povero Giancaspro.




Alla scoperta di Riza Durmisi: scheda e caratteristiche tecniche

Il primo acquisto ufficiale della Lazio si chiama Riza Durmisi, calciatore danese ma di origini macedoni, acquistato dal Betis Siviglia per una cifra intorno ai 6,5 milioni di euro. Durmisi va a rinforzare un reparto, quale quello della difesa, che dopo l’addio di De Vrij e Radu è in fase di ricostruzione e alla ricerca di una colonna portante. Analizziamo nel dettaglio scheda e caratteristiche tecniche del neo giocatore biancoceleste.

Scheda

Nato l’8 gennaio 1994 a Copenaghen, in Danimarca, Riza Durmisi inizia la sua carriera calcistica nelle giovanili del Brondby, per poi passare nel 2013 in prima squadra, con cui collezionerà in totale 107 presenze e 7 goal. Le buone prove maturate nella squadra danese lo portano successivamente a ricevere la corte del Betis Siviglia, che nella stagione 2016-2017 riesce ad acquistarlo per soli 2 milioni di euro. L’avventura di Durmisi in Liga spagnola parte alla grande, ma nel corso del tempo il suo posto da titolare viene messo in discussione dal giovane Junior Firpo, che pian piano lo supera nelle gerarchie tattiche imposte dal tecnico Víctor Sánchez. Nonostante questo, però, riesce a ritagliarsi nel Betis una buona fetta di minuti giocati, totalizzando in maglia biancoverde 54 presenze e 3 goal in appena due stagioni. Age Hareide lo aveva anche inserito tra i 35 preconvocati per il Mondiale in Russia, ma alla fine il CT danese ha optato per giocatori diversi.

Caratteristiche tecniche

Durmisi può ricoprire sia il ruolo di terzino che di ala sinistra (ruolo che occupava inizialmente), ed è questa la motivazione principale che ha convinto la Lazio ad acquistarlo, poiché è sembrato particolarmente adatto per il modulo di Inzaghi. Il tecnico biancoceleste, infatti, ama disporre una difesa a tre con i due esterni di centrocampo bravi nel difendere ma anche nell’attaccare, e non a caso la spinta offensiva è una delle caratteristiche principali del giocatore danese, che riesce a sfruttare grazie alla sua velocità. La soluzione tattica migliore per esaltare le sue capacità è quella di un 3-5-2, mentre ha ancora ampi margini di miglioramento per quanto riguarda una linea difensiva a quattro, e la Serie A potrebbe essere la scuola ideale per farlo crescere ulteriormente. Altra specialità della casa è la bravura nei calci piazzati e nei cross, e lo dimostrano gli 8 totali assist collezionati con il Betis Siviglia. Al momento Durmisi sembra il degno sostituto di Lukaku, che è molto richiesto in Premier League, in particolar modo dal West Ham.

 




Alla scoperta di Ter Avest: scheda e caratteristiche tecniche

Arriva dall’Olanda il nuovo giocatore bianconero Hidde ter Avest, giovane terzino destro classe 1997, che ha firmato con l’Udinese un contratto quadriennale.

Scheda:

Hidde Ter Avest è nato il 20 maggio del 97 a Wierden, comune e villaggio olandese situato a Twente. E’ proprio con la squadra della sua regione che fa il suo primo debutto da calciatore professionista nel match della Coppa D’Olanda, vinto per 4 a 2 contro il De Graafschap. Con il club olandese, Ter avest è riuscito a collezionare già 100 presenze in partite ufficiali e 2 goal, conquistandosi il secondo posto nel podio dei calciatori che sono stati in grado di giocare così tanti minuti nel campionato oranje prima dei 20 anni, subito prima il talentuoso Clarence Seedorf. Hidde ha anche già vestito la maglia della nazionale in tutte le categorie di età con 35 convocazioni tra l’U15 e l’U21. Dopo la retrocessione del Twente in Eerste Divisie, il giocatore olandese ha deciso di lasciare il club firmando un contratto quadriennale con l’Udinese.

Caratteristiche tecniche:

Terzino destro dotato di una discreta tecnica individuale e di una grande capacità di corsa e di inserimenti in area avversaria attraverso delle ottime sovrapposizioni con l’ala. Molto bravo anche nella partecipazione alla manovra offensiva, Hidde incarna a pieno il ruolo del cosiddetto “terzino fluidificante” andando sul fondo per mettere dei forti e tesi cross oppure addirittura concludendo lui stesso l’azione con fortissimi tiri da fuori.  In fase difensiva la sua migliore qualità riesede negli anticipi e nella marcatura a uomo, si fa rispettare nel duello corpo a corpo con tackle energici e contrasti duri. Ter Avest è un giocatore molto duttile che può essere impiegato anche da centrale di difesa, grazie ad una abilissima bravura negli interventi in scivolata e nel gioco aereo; ma sembra che abbia trovato il suo habitat naturale nel ruolo di terzino. 




Belgio-Panama: probabili formazioni, radiocronaca e dove vederla in TV e streaming

Belgio-Panama sarà la prima partita del girone G. Alla tredicesima partecipazione al Mondiale, il Belgio affronterà la debuttante nel torneo, il Panama. Storica qualificazione per il Panama che è riuscita a qualificarsi per questa edizione in Russia del Mondiale, cercherà di mostrare al mondo intero, di che pasta sono fatti. Il Belgio dal canto suo, è arrivato al Mondiale con la voglia di fare un grandissimo torneo, cercando di arrivare più in alto possibile, poiché la rosa è di altissima qualità. La gara si giocherà lunedì 18 giugno alle ore 17.00, presso il Fisht Olympic Stadium. Vediamo nel dettaglio le probabili formazioni di Belgio-Panama.

Le probabili formazioni di Belgio-Panama

I ragazzi del CT Martinez, scenderanno in campo con un 3-4-2-1, con una formazione titolare molto “inglese”, dato che sette undicesimi di squadra provengono dalla Premier League. Infatti il tridente difensivo sarà composto da Vertonghen e Alderweireld che giocano nel Tottenham, insieme al capitano Kompany del Manchester City. I  quattro di centrocampo saranno sulle fasce esterne Carrasco a sinistra e Meunier sulla destra, mentre centrali De Bruyne e Witsel, daranno forza fisica ed enorme tecnica. Dietro all’unica punta che sarà Lukaku, ci sarnno a supporto Hazard e Mertens, che regaleranno sicuramemnte velocità e dribbling di classe. Per quanto riguarda il debuttante Panama, scenderà in campo con il 4-2-3-1. In difesa giocherà colui il quale ha portato il Panama al Mondiale, Roman Torres; a centrocampo ci sarà spazio per Gomez e Godoy davanti alla difesa, mentre a supporto dell’unica punta Perez, ci saranno Barcenas, Cooper e Rodriguez.

Probabile formazione Belgio (3-4-2-1): Courtois; Vertonghen, Alderweireld, Kompany; Meunier, De Bruyne, Witsel, Carrasco; Mertens, E. Hazard; Lukaku. CT: Martinez.

Probabile formazione Panama (4-2-3-1): Penedo; Murillo, Baloy, R. Torres, Ovalle; Gomez, Godoy; Barcenas, Cooper, J. Rodriguez; Perez. CT: Dario Gomez.

Radiocronaca Belgio-Panama

La radiocronaca di Belgio-Panama verrà trasmessa da RadioGoal24 sul canale Spreaker, sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle ore 16.45.

Dove vedere in TV e streaming Belgio-Panama

La partita sarà trasmessa in diretta esclusiva e in chiaro su Mediaset, precisamente su Italia 1. Il match sarà visibile anche in streaming su smartphone, tablet e laptop, tramite il servizio Premium Play per gli abbonati Mediaset.




Argentina-Islanda: probabili formazioni, radiocronaca e dove vederla in TV e streaming

Il primo match del Gruppo D sarà quello tra Argentina e Islanda. La squadra di Sampaoli, capitanata e guidata da Messi, tenterà di conquistare il titolo migliorando il risultato dello scorso Mondiale in Brasile quando fu sconfitta dalla Germania in finale. Dall’altra parte, l’Islanda sta cavalcando l’onda dell’entusiasmo post europeo: la squadra di Hallgrímsson proverà a stupire ancora. La favorita è ovviamente la formazione sudamericana, nonostante le insidie dell’avversaria che ha dimostrato di avere una fase difensiva solida e funzionale. La gara si giocherà sabato 16 giungo alle 15.00 (ora italiana), presso la Otkrytiye Arena. Vediamo nel dettaglio le probabili formazioni di Argentina-Islanda.

Le probabili formazioni di Argentina-Islanda

Pochi dubbi per Sampaoli, che ha deciso di lasciare in panchina la coppia juventina Higuain-Dybala. Il 4-3-3 del CT prevede Aguero prima punta, supportato da Messi e Di Maria. In mezzo al campo Mascherano e Biglia. In porta ci sarà Caballero. Otamendi-Rojo (favorito su Fazio) formerà la coppia di centrali. Nessun dubbio per Hallgrímsson, che si affiderà alla coppia Sigurdsson-Bodvarsson in attacco e darà le chiavi del centrocampo ad Hallfredsson. In difesa spazio al due Saevarsson-Arnason, pronti a fermare le insidie di un attacco, quello argentino, fra i più forti della competizione.

Probabile formazione Argentina (4-3-3): Caballero; Salvio, Otamendi, Rojo/Fazio, Tagliafico; Biglia, Mascherano; Meza, Messi, Di Maria; Aguero. CT: Sampaoli

Probabile formazioni Islanda (4-4-2): Halldorsson; Magnusson, R.Sigurdsson, Arnason, Saevarsson; Bjarnason, Hallfredsson, Gunnarsson, J.Gudmunsson; G.Sigurdsson, Bodvarsson. CT: Hallgrímsson

Radiocronaca Argentina-Islanda

La radiocronaca di Argentina-Islanda verrà trasmessa da RadioGoal24 sul canale Spreaker, sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle ore 14.45.

Dove vedere in TV e streaming Argentina-Islanda

La partita sarà trasmessa in diretta esclusiva e in chiaro su Mediaset, precisamente su Italia 1. Il match sarà visibile anche in streaming su smartphone, tablet e laptop, tramite il servizio Premium Play per gli abbonati Mediaset.




Alla scoperta di David Hancko: scheda e caratteristiche tecniche

Il primo acquisto ufficiale della Fiorentina si chiama David Hancko, calciatore slovacco acquistato dallo MSK Zilina per una cifra intorno ai 3,5 milioni di euro e che va a rinforzare il reparto più “debole”, ovvero quello difensivo. Analizziamo nel dettaglio scheda e caratteristiche tecniche del neo giocatore viola.

Scheda

Nato il 13 dicembre 1997 a Prievidza, in Slovacchia, Hancko inizia la sua carriera calcistica nell’Horna Nitra, per poi passare nel 2013 allo Zilina, squadra che lo aiuta a maturare dal punto di vista personale e professionale. Dopo aver giocato le prime due stagioni nella squadra B, il difensore viene finalmente lanciato in prima squadra, dove con il tempo riesce a ritagliarsi il giusto spazio e ad imporsi nella formazione titolare, diventandone tra l’altro una delle colonne portanti. Nella stagione 2016-2017 vince il campionato di Slovacchia con lo Zilina, che qualche anno prima aveva fatto esplodere anche Milan Skriniar, passato poi alla Sampdoria e ora monumento difensivo dell’Inter. Nella stagione appena conclusa Hancko ha collezionato 32 presenze totali e 4 goal, mentre per quanto riguarda la nazionale Under 21 ha disputato finora 7 partite. Prima di passare alle considerazioni tecniche, concludiamo dicendo che la UEFA lo ha inserito tra i 50 migliori talenti emergenti europei: insomma, sembra che la squadra viola abbia fatto davvero un ottimo acquisto!

Caratteristiche tecniche

David Hancko può ricoprire sia il ruolo di difensore centrale sia quello di terzino sinistro, avendo a disposizione una discreta qualità nel cross e un buon tiro dalla distanza, e ne sono un esempio i goal segnati in prima squadra negli ultimi anni. Oltre a questo, però, è forte anche nella marcatura, nell’anticipo dell’avversario e nel gioco aereo, soprattutto grazie ai suoi 188 cm che gli consentono di essere imperioso in area di rigore.  La sua duttilità e la sua flessibilità lo rendono un vero e proprio jolly difensivo, capace di attaccare gli spazi ma anche di ripiegare in maniera quasi adeguata, ed è proprio su quest’aspetto, infatti, che Pioli dovrà lavorare di più. Al momento Hancko parte dietro a Pezzella e Hugo, ma chissà che non possa ripetere quanto fatto in patria e diventare un difensore imponente anche in Serie A: d’altronde i dati anagrafici sono tutti a suo favore.




Speciale Russia 2018: Serbia, il condottiero è Milinkovic

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato.  Questa volta è il turno della Serbia mentre questa mattina è stata analizzata la Costa Rica.

Il cammino verso il mondiale

La Serbia, inserita nel girone con Brasile, Svizzera e Costa Rica, ha iniziato il suo cammino verso la Russia con il due a due contro l’Irlanda; pareggio ottenuto grazie alle reti di Kostic e Tadic. Le prime vittorie arrivano nel mese di ottobre quando i ragazzi di Muslin (sarà esonerato per non aver mai preso in considerazione Milinkovic-Savic) ottengono sei punti contro Moldavia e Austria. Nella quarta e sesta giornata la nazionale serba affronta il Galles e, in entrambe le occasioni, è Mitrovic a recuperare la rete di svantaggio portando punti preziosi alla sua nazionale. La svolta, per Kolarov e compagni, avviene il 05 settembre con la vittoria in casa dell’Irlanda, diretta concorrente per la conquista del primo posto. Il successo, firmato proprio dal difensore della Roma, sembra poter chiudere il discorso qualificazione ma la sconfitta in Austria rimette tutto in discussione. La Serbia, per andare in Russia senza passare dai preliminari, è obbligata a battere la Georgia; la rete, firmata da Prijovic, manda in delirio un popolo intero. L’unico a non essere felice è Muslin, esonerato per “colpa” di Milinkovic-Savic.

1) Serbia: la Squadra

La Serbia, al Mondiale di Russia, si dovrebbe presentare con il 4-3-3 (modulo che sembra perfetto per esaltare e caratteristiche dei giocatori). Tra i pali ci sarà Stojkovic, estremo difensore del Partizan Belgrado mentre la linea difensiva vedrà la presenza di Kolarov, autore di una stagione strepitosa con la Roma, e Rukavina sulle fasce; al centro insieme ad Ivanovic, esperto difensore in forza allo Zenit, uno tra Spajic e Tosic. Il cervello della nazionale sarà Luka Milivojević; il centrocampista del Crystal Palace avrà il compito di far partire tutte le azioni offensive serbe. Al suo fianco spazio a due giocatori di altissimo profilo: stiamo parlando di Matic e Milinkovic-Savic. Al primo sarà affidato un compito di interdizione mentre il secondo sarà libero di inserirsi in area avversaria ed aiutare il reparto offensivo in zona goal. L’attacco può contare sulla fantasia di Ljajic (l’uomo che dovrà accendere la scintilla), la fisicità di Mitrovic e le reti di uno tra Radonjić e Prijovic. Occhio anche ai sostituti, uno su tutti Tadic; il giocatore del Southampton, a partita in corso, può essere un’arma importante per la Serbia.

1.1) L’allenatore: Mladen Krstajić

Il Mondiale 2018 sarà il primo vero appuntamento da allenatore per Mladen Krstajić, diventato commissario tecnico della Serbia dopo l’esonero Muslin. L’attuale tecnico della nazionale serba si è fatto conoscere, fino a questo momento, per le vicende da calciatore. Il difensore, nato a Zenica nel 1994, è stato costretto a trasferirsi nel 1992 in Serbia per via dell guerra civile in Bosnia-Erzegovina. Superato questo momento di difficoltà va a giocare con il Partizan ma la vera fortuna la incontra in Germania con la maglia del Werder prima e quella dello Schalke poi. In nove anni di Germania realizza le bellezza di 28 goal (non pochi per un difensore). Nel 2009 torna al Partizan con cui vince due campionati e due coppe di Serbia. Tra i ricordi più belli di Krstajić giocatore vi è quello di aver fatto parte della Nazionale serba che, nel percorso di qualificazione verso Germania 2006, subì una sola rete. Ora il Mondiale da commissario tecnico con il compito, non semplice, di passare un girone in cui Brasile e Svizzera sono le grandi favorite.

1.2) La stella: Sergej Milinkovic-Savic

E’ curioso come la stella della nazionale serba sia un giocatore che, nel corso delle qualificazioni Mondiali, non è mai stato preso in considerazione. Stiamo parlando di Milinkovic-Savic, centrocampista della Lazio cercato da mezza Europa; i motivi per cui il Sergente (soprannome datogli dai tifosi biancocelesti) non rientrasse nei piani di Muslin sono a noi sconosciuti considerando anche l’ottimo rendimento avuto con la maglia della Lazio. Milinkovic è uno di quei giocatori che è sempre meglio avere dalla tua parte. Forte fisicamente, abile negli inserimenti e con una tecnica niente male Savic è in grado di dominare e decidere le partite in ogni momento. Una delle caratteristiche principali del centrocampista è il colpo di testa; fondamentale grazie al quale potrebbe portare punti preziosi alla Serbia. Krstajić, per tentare il miracolo in un girone quasi impossibile, si affiderà al suo giocatore più importante. Quel Milinkovic-Savic rimasto a guardare le qualificazioni da casa.

2) Serbia: la storia

La Serbia, nei primi periodi della sua storia (esattamente dal 1902 al 1992), era rappresentata dalla nazionale di calcio della Jugoslavia. Nel 1992 venne fondata la nuova nazionale di calcio della Jugoslavia che però non disputò una gara ufficiale fino al 23 dicembre del 1994 quando venne sconfitta dal Brasile per 2-0; la Jugoslavia non partecipò alle qualificazioni per i Mondiali del 1994 e per gli europei del 1996 a causa di sanzioni inflitte dalla FIFA per i conflitti bellici nei balcani. Una prima svolta si ebbe nel 2002 quando il Parlamento federale di Belgrado trovò un accordo per attenuare i legami tra Serbia e Montenegro; lo Stato si trasformò da federazione a confederazione e cambiò nome in Unione Statale di Serbia e Montenegro. Questo portò dei cambiamenti anche nel calcio con la nazionale che divenne nazionale di calcio di Serbia e Montenegro. Il secondo e definitivo cambiamento avvenne il 21 maggio 2006 quando, con un referendum, il Montenegro si dichiara indipendente dalla Serbia; nonostante ciò, però, si decise di formare un’unica nazionale per partecipare al Mondiale del 2006 (competizione terminata al primo turno). La separazione ufficiale ci fu il 28 giugno dello stesso anno  e la nazionale serba esordisce il 18 agosto dello stesso anno nell’amichevole, vinta, con la Repubblica Ceca. Da allora le soddisfazione per la nazionale sono la qualificazione ai Mondiali 2006, 2010 e appunto 2018.




Speciale Russia 2018: Inghilterra, il mondiale dei tre leoni

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno dell’Inghilterra, che nel gruppo G dovrà vedersela con Belgio, Tunisia e Panama.

Il cammino verso il mondiale

Il percorso intrapreso dall’Inghilterra per arrivare al Mondiale in Russia iniziò il 4 settembre 2016, quando venne sorteggiata nel girone F insieme a Slovacchia, Scozia, Slovenia, Lituania e Malta. Le prime due gare del girone di andata terminarono con la vittoria degli inglesi per 0-1 e 2-0, rispettivamente contro Slovacchia e Malta. Alla terza giornata con la Slovenia e alla sesta contro la Scozia, le due partite terminarono con un pareggio, gli unici due risultati meno buoni dell’intero girone disputato dall’Inghilterra. Infatti tra le altre gare del girone di andata e tutto quello di ritorno, gli inglesi riuscirono ad ottenere sempre delle vittorie, classificandosi come primi (26 punti), con otto punti di vantaggio su Slovacchia e Scozia a pari punti (18 punti). Staccato quindi il pass per la Russia, l’Inghilterra vivrà da protagonista il mondiale.

1) La squadra

Tra i 23 convocati per la spedizione in Russia, figurano i nomi di molti talenti della Premier League e di giocatori meno giovani ma con molta esperienza, che sapranno dare il giusto equilibrio ad una rosa giovane, ma di livello. Tra i pali giocherà uno tra Pickford dell’Everton e Butland dello Stoke City: i due classe ’94 e ’93 ha disputato una discreta stagione, guadagnando la fiducia del CT Southgate. In difesa vedremo sulle fasce gli esperti terzini Rose e Walker, ai quali subentreranno Trippier del Tottenham a destra, o l’esperto Young del Manchester United per la fascia sinistra. I centrali saranno Dier e Stones, due giovani che prenderanno in mano le chiavi della difesa. In mezzo al campo ci sarà spazio per il talento esplosivo di Dele Alli e di Jesse Lingard. A completare il centrocampo titolare ci sarà l’esperto centrocampista del Liverpool, Henderson. Alle spalle delle due punte che saranno senza dubbio Kane e Vardy, ci sarà sicuramente Sterling del Manchester City, che potrebbe alternarsi sulla trequarti con Alli, chiamando in causa per il centrocampo accanto ad Henderson, Maguire. In panchina ci saranno giovani talenti come Alexander-Arnold del Liverpool e Rashford del Manchester United, che saranno pronti a dare il massimo quando verranno chiamati in causa.

1.1) L’allenatore: Gareth Southgate

Il commissario tecnico della nazionale inglese, che guiderà la squadra al prossimo Mondiale, è Gareth Southgate. Ritiratosi dal calcio giocato nel 2006, è stato un difensore con buone doti di finalizzazione. Nella sua carriera calcistica vestì le maglie del Crystal Palace dal 1989 al 1995, segnando ben 15 gol e vincendo la Full Members Cup; dopodiché si trasferì all’Aston Villa fino al 2001, dove segnò 7 gol e vinse una Coppa di Lega ed infine, indossò la maglia del Middlesbrough con la quale chiuse la sua carriera da giocatore, vincendo anche con questo club la Coppa di Lega. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo venne assunto dalla stessa squadra come allenatore, guidandola per tre stagioni, fino al 2009. Dal 2013 al 2016, provò l’esperienza di guidare una nazionale, la selezione under 21 dell’Inghilterra. Dal 2016 in poi, è arrivata la chiamata dalla nazionale maggiore, con la quale ha contribuito a qualificarsi al Mondiale 2018 in Russia.

1.2) La stella: Harry Kane

Harry Kane è sicuramente la stella, nonché il capitano della nazionale inglese. L’attaccante in forza al Tottenham è un giocatore di grandissima qualità: dotato di incredibile potenza e precisione nel tiro, è molto abile con entrambi i piedi e micidiale sotto porta anche di testa. L’attaccante ha iniziato la sua carriera al Tottenham, ma prima di esplodere nella squadra londinese, fu ceduto in prestito a varie squadre, per farsi le ossa nelle leghe minori. Tornato alla corte degli Spurs, ha da subito impressionato con il suo talento esplosivo. Nelle sue prime stagioni da titolare in Premier League, dimostrò di saper segnare facilmente con entrambi i piedi, sia da fuori area, che da dentro. Nelle stagioni 2015/2016 e 2016/2017, ha vinto la classifica marcatori in Premier League, segnando prima 25 gol e poi 29. Con la maglia del Tottenham ha siglato in 148 gare, 108 reti: un media gol veramente da fuoriclasse. In chiave nazionale la media rimane sempre molto alta, infatti dal 2015, anno in cui ha debuttato in nazionale maggiore, è riuscito a realizzare 13 gol in 24 partite disputate. Il talento di questo giocatore è sicuramente una certezza, e saprà regalare durante il Mondiale a tutti gli amanti di calcio, prestazioni e gol, alle quali solo lui ci ha abituati.

2) La storia

Fondata nel 1863, la nazionale inglese giocò la sua prima partita ufficiale 10 anni dopo, terminata in pareggio tra due compagini britanniche. Fino al 1950 non partecipò a nessun torneo internazionale, ed il primo al quale vi partecipò fu proprio in quell’anno nel Mondiale che si giocò in Brasile. Uscita nella prima fase del torneo, si riqualificò per le successive edizioni, arrivando alla vittoria del campionato del mondo, nel Mondiale del 1966 in Inghilterra. Questa fu però la prima ed ultima vittoria della Coppa del Mondo, finora, poiché nell’arco della sua storia, non è andata oltre il quarto posto ottenuto a Italia ’90. Nel 1968 si qualificò per la prima volta all’Europeo, che venne disputato in Italia. In quella edizione ottenne il miglior risultato della competizione continentale, con la conquista del terzo posto. L’altro miglior risultato ottenuto fu nell’europeo disputato in casa nel 1996, al quale arrivò in semifinale. La nazionale inglese, quindi, ha vinto un solo Mondiale, ma non è ancora riuscita a conquistare la vittoria dell’Europeo.
Quest’anno però nell’edizione di Russia 2018, la rosa sembra essere di maggiore talento in tutte le parti del campo. Ecco perché in questa occasione, l’Inghilterra punterà assolutamente ad ottenere il miglior risultato possibile, cercando di ripetere l’impresa e la vittoria del 1966.




Speciale Russia 2018: Giappone, i Samurai alla conquista del mondo

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno del Giappone, che nel gruppo H dovranno vedersela con Colombia, Senegal e Polonia.

Il cammino verso il mondiale

Il cammino del Giappone verso il Mondiale in Russia è stato molto positivo, tanto che la seconda fase del girone F delle qualificazioni asiatiche si è conclusa con l’ottenimento di 7 vittorie e 1 pareggio, in cui sono arrivati 27 goal segnati e zero subiti. Leggermente più complicata è stata invece la fase del girone B, ovvero quella conclusiva, poiché intaccata dalla sconfitta iniziale contro gli Emirati Arabi, che ha obbligato la squadra allenata da Akira Nishino ad alzare l’asticella dal punto di vista qualitativo. Alla fine del girone, comunque, i Blue Samurai hanno racimolato 6 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, classificandosi al primo posto e mettendosi alle spalle squadre come l’Arabia Saudita, l’Australia, gli Emirati Arabi, l’Iraq e la Thailandia.

1) La squadra

La nazionale giapponese dovrebbe presentarsi al Mondiale in Russia con il classico 4-2-3-1, in cui a difendere i pali ci sarà Eiji Kawashima, portiere che milita in Ligue 1 con il Metz. Venendo alla difesa, questa vanta uomini di esperienza come Hiroki Sakai, Ueda, Yoshida e una nostra ex conoscenza quale Yuto Nagatomo, trasferitosi al Galatasaray dopo l’esperienza all’Inter. Anche la mediana di centrocampo presenta giocatori di spessore, di cui il trascinatore è sicuramente il capitano Makoto Hasebe, anima carismatica della propria nazionale che gioca in Bundesliga, nel Francoforte; a completare il reparto ci sarà invece Shinji Kagawa, talento del Borussia Dortmund ed ex Manchestr United. La zona della trequarti vedrà invece il terzetto formato da Haraguchi, Shibasaki e Keisuke Honda, ex giocatore del Milan e attualmente tra le fila del Pachuca, in Messico. Per concludere con l’attacco, l’unica punta sarà Shinji Okazaki, attaccante del Leicester City che quest’anno ha realizzato 7 goal e 4 assist in 32 presenze totali.

1.1) L’allenatore: Akira Nishino

Akira Nishino è stato promosso commissario tecnico del Giappone a due mesi dall’inizio del Mondiale, sostituendo il posto dell’ex CT Halilhodzic e dopo aver ricoperto a lungo la carica di direttore tecnico della Federcalcio giapponese. Nella sua carriera da allenatore ha diretto la nazionale Under 20 e Under 23, vincendo con quest’ultima la medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1996. Squadre di club che invece ha allenato sono il Kashiwa Reysol (con cui ha vinto la Coppa J.League nel 1999), il Gamba Osaka (con cui ha vinto campionato nel 2005, AFC Champions League nel 2008 e ottenuto un terzo posto al Mondiale per club), il Vissel Kobe nel 2012 (nel quale però non ha fatto benissimo, venendo esonerato nel 2014) e il Nagoya Grampus fino al 2015. 

1.2) La stella: Makoto Hasebe

Come già scritto nel paragrafo relativo alla squadra, Makoto Hasebe è la vera anima trascinatrice di questo Giappone. Cresciuto tra le fila del Fujieda Higashi HS tra il 2002 e il 2007, il capitano nipponico si è trasferito prima nell’Urawa Reds Diamonds e, successivamente, come altri suoi colleghi giapponesi, in Germania, dove ha vinto la Bundesliga nel 2009 con il Wolfsburg e la Coppa di Germania a maggio 2018 con il Francoforte. La sua figura racchiude tutta l’esperienza e la determinazione necessaria per affrontare al meglio questa importante manifestazione, quale quella della Coppa del Mondo, e lo sottolineano le 110 presenze collezionate con la propria nazionale, che nel 2011 ha guidato verso la vittoria della quarta Coppa d’Asia.

2) La storia

Prima della nascita della J. League nel 1992, in Giappone il calcio non era praticato a livello professionistico e a dirla tutta non era nemmeno tanto seguito; tuttavia la prima partita ufficiale è stata giocata il 9 maggio del 1917, in cui è arrivata però la sonora sconfitta per 5-0 contro la Cina. Negli anni tra il 1954 e il 1990 ci sono state invece moltissime mancate qualificazioni tra Mondiali, Coppa d’Asia e Olimpiadi, in cui la squadra nipponica non è riuscita a qualificarsi alle fasi finali dei rispettivi tornei davvero per un nonnulla. La svolta ovviamente è arrivata nel 1992, quando in Giappone è stato creato il primo campionato per professionisti (la J League appunto), che ha permesso la crescita di un gran numero di talenti, i quali avrebbero permesso alla nazionale dei Blue Samurai di assumere maggiore competitività a livello internazionale. Proprio in quello stesso anno, infatti, la squadra allenata da Hans Ooft è riuscita a vincere la sua prima Coppa d’Asia, battendo in finale l’Arabia Saudita con il risultato di 1-0. Quattro anni più tardi, precisamente nel Mondiale USA del 1994, il Giappone non ha c’entrato nuovamente la qualificazione alla competizione iridata, salvo poi riuscirci nel 1998, sotto la guida del CT Takeshi Okada. In quell’occasione la nazionale giapponese ha perso tutte e tre le partite contro Argentina, Croazia e Giamaica, ma come non citare una vecchia stella di quella formazione, Hidetoshi Nakata, ex giocatore di Perugia, Roma, Parma, Bologna e Fiorentina. Nel 2000 e nel 2006 è arrivata la vittoria della seconda e della terza Coppa d’Asia (tutto nel giro di 14 anni), ma è anche seguito l’ultimo posto nel girone F dei Mondiali del 2006. Da quel momento in poi è iniziato un periodo altalenante per il Giappone, che non è riuscito a mantenere lo stesso dominio in terra orientale che lo aveva contraddistinto negli ultimi anni. Il 30 agosto del 2010, però, Alberto Zaccheroni è stato nominato nuovo commissario tecnico, ed ha portato nel 2001 Hasebe e compagni ad aggiudicarsi la quarta coppa asiatica in finale contro l’Australia. Nel 2013 e nel 2014 l’ex allenatore di Milan e Juventus è inoltre riuscito a far qualificare la nazionale giapponese ai rispettivi Mondiali, ma proprio la disastrosa Coppa del Mondo brasiliana gli è costata caro (1 solo pareggio e 2 sconfitte), costringendolo alle dimissioni.