Francia-Argentina: formazioni ufficiali, diretta streaming e radiocronaca

Francia-Argentina formazioni ufficiali – Manca davvero pochissimo all’inizio di Francia-Argentina, partita valida per il primo ottavo di finale del Mondiale di Russia 2018. I ragazzi di Deschamps si sono qualificati al primo posto del Gruppo C, battendo l’Australia (2-1) e il Perù (1-0) e pareggiando nell’ultima gara contro la Danimarca (0-0), per un totale di soli 3 goal realizzati. Vittorie di misura quindi per Pogba e compagni, che dovranno vedersela contro un’Argentina qualificata gli ottavi per il rotto della cuffia. L’Albiceleste, infatti, non ha iniziato al meglio la sua avventura in Russia, pareggiando nel primo match contro l’Islanda (1-1) e perdendo addirittura nel secondo contro la Croazia, con un netto 3-0. Il pass per il passaggio del turno è arrivato all’ultimo respiro contro la Nigeria (2-1), dove il goal di Rojo ha regalato ai suoi il secondo posto nel gruppo D e la sofferta qualificazione, ma soprattutto evitato a Messi una figuraccia mondiale. Francia-Argentina si giocherà oggi 30 giugno alle ore 16.00 (ora italiana), presso lo Stadio Luzniki di Mosca. Vediamo nel dettaglio le formazioni ufficiali di Francia-Argentina. 

Francia-Argentina formazioni ufficiali

Formazione ufficiale Francia(4-2-3-1): Lloris; Pavard, Varane, Umtiti, L. Hernandez; Pogba, Kantè; Mbappé, Griezmann, Matuidi; Giroud

Formazione ufficiale Argentina (3-4-3): Armani; Mercado, Otamendi, Rojo, Tagliafico; E. Perez, Mascherano, Banega; Pavon, Messi, Di Maria

Radiocronaca Francia-Argentina

La radiocronaca di Francia-Argentina verrà trasmessa da RadioGoal24 sul canale Spreaker, sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle ore 15.45.

Dove vedere in TV e streaming Francia-Argentina

La partita  sarà trasmessa in diretta esclusiva e in chiaro su Mediaset, precisamente su Canale 5. Il match sarà visibile anche in streaming su smartphone, tablet e laptop, tramite il servizio Premium Play per gli abbonati Mediaset.

 




Francia-Argentina: probabili formazioni, radiocronaca e dove vederla in TV e streaming

Francia-Argentina sarà il primo ottavo di finale del Mondiale di Russia 2018. I ragazzi di Deschamps si sono qualificati al primo posto del Gruppo C, battendo l’Australia (2-1) e il Perù (1-0) e pareggiando nell’ultima gara contro la Danimarca (0-0), per un totale di soli 3 goal realizzati. Vittorie di misura quindi per Pogba e compagni, che dovranno vedersela contro un’Argentina qualificata gli ottavi per il rotto della cuffia. L’Albiceleste, infatti, non ha iniziato al meglio la sua avventura in Russia, pareggiando nel primo match contro l’Islanda (1-1) e perdendo addirittura nel secondo contro la Croazia, con un netto 3-0. Il pass per il passaggio del turno è arrivato all’ultimo respiro contro la Nigeria (2-1), dove il goal di Rojo ha regalato ai suoi il secondo posto nel gruppo D e la sofferta qualificazione, ma soprattutto evitato a Messi una figuraccia mondiale. Francia-Argentina si giocherà domani 30 giugno alle ore 16.00 (ora italiana), presso lo Stadio Luzniki di Mosca. Vediamo nel dettaglio le probabili formazioni di Francia-Argentina. 

Le probabili formazioni di Francia-Argentina

La Francia scenderà in campo con il classico 4-3-3, con Umtiti e Varane a guidare la retroguardia difensiva. Nel centrocampo a tre ci sarà spazio dal 1′ per Tolisso, che affiancherà Kantè e Pogba. Confermato invece il tridente di attacco con Mbappè, Griezmann e Dembelè.
L’Argentina schiererà un 4-3-3 a specchio, con Armani confermato tra i pali al posto di Caballero. In difesa ci saranno Mercado, Otamendi, Rojo e Tagliafico, mentre a centrocampo Meza e Banega giocheranno ai lati di Mascherano. In attacco ci saranno infine Messi, Pavon e Di Maria: ennesima bocciatura dunque per Aguero, Higuain e Dybala.

Probabile formazione Francia (4-3-3): Lloris; Pavard, Varane, Umtiti, L. Hernandez; Tolisso, Kantè, Pogba; Mbappè, Griezmann, Dembelè. CT: Deschamps

Probabile formazione Argentina (4-3-3): Armani; Mercado, Otamendi, Rojo, Tagliafico; Meza, Mascherano, Banega; Pavon, Messi, Di Maria. CT: Sampaoli

Radiocronaca Francia-Argentina

La radiocronaca di Francia-Argentina verrà trasmessa da RadioGoal24 sul canale Spreaker, sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle ore 15.45.

Dove vedere in TV e streaming Francia-Argentina

La partita  sarà trasmessa in diretta esclusiva e in chiaro su Mediaset, precisamente su Canale 5. Il match sarà visibile anche in streaming su smartphone, tablet e laptop, tramite il servizio Premium Play per gli abbonati Mediaset.

 




Speciale Russia 2018: Belgio, tutta la furia dei Diavoli Rossi

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno del Belgio, che nel gruppo G dovrà vedersela con Inghilterra, Panama e Tunisia.

Il cammino verso il mondiale

Il cammino del Belgio verso i Mondiali in Russia non è mai stato messo in discussione, anzi, si è dimostrato fin troppo agevole: in dieci partite giocate i belgi hanno ottenuto 9 vittorie ed un solo pareggio, realizzando 43 goal e subendone soltanto 6. C’era sicuramente da riscattare la brutta figura rimediata ad Euro 2016, e la squadra allenata da Roberto Martinez ci è riuscita benissimo, distanziando oltretutto la Grecia (arrivata seconda) di nove punti. Complice di tutto ciò è stato certamente anche un gruppo H di basso livello, in cui militavano squadre come Bosnia-Erzegovina, Estonia, Cipro, Gibilterra e la già citata Grecia. Gli unici a togliere punti ai Diavoli Rossi, tuttavia, sono stati proprio i greci, che il 25 marzo 2017, a Bruxelles, hanno fermato la formazione di casa sul risultato di 1-1, impedendogli così di ottenere l’en plein delle dieci vittorie consecutive.

1) La squadra

La nazionale belga dovrebbe schierare in Russia un 4-1-4-1 molto azzardato, che in corso d’opera potrebbe trasformarsi in un 3-5-2 o meglio ancora in un 3-4-3. Partendo dalla formazione di base, comunque, in porta giocherà senza dubbi una certezza assoluta come Thibaut Courtois, portiere in rottura con il Chelsea e destinato verso altri grandi club (tra questi Real Madrid e Liverpool). In difesa la coppia centrale sarà composta da Kompany e Vertonghen, entrambi militanti in Premier League: il primo è il capitano del Manchester City, mentre il secondo è una colonna del Tottenham ed ha già superato le 100 presenze in nazionale. Sulle fasce agiranno invece Ciman sulla sinistra e Meunier sulla destra, con quest’ultimo che potrebbe giocare titolare anche in una difesa a 3. Venendo al centrocampo, dove a sorpresa non è stato convocato Nainggolan, ci saranno scelte importanti da fare per Martinez. La sensazione è che il Belgio si presenti con Tielemans in mediana come copertura, scatenando Mertens e Hazard sulle fasce e Dembélé e De Bruyne nel mezzo, con il fantasista del Manchester City libero da qualsiasi vincolo tattico e messo in condizione di svariare su più fronti. In attacco ci sarà infine spazio per l’unica punta Romelu Lukaku, che con la rete segnata nell’amichevole contro il Giappone è diventato il miglior marcatore della storia del Belgio.

1.1) L’allenatore: Roberto Martinez

Dopo il brutto Europeo concluso in Francia nel 2016, la Federazione belga ha deciso di esonerare Marc Wilmots e di promuovere Roberto Martinez come nuovo commissario tecnico. Nato in Spagna nel 1973, da calciatore Martinez ha militato in squadre come Real Saragozza e Swansea, iniziando la professione da allenatore proprio con lo stesso club inglese, il 24 febbraio del 2007. Una volta terminato il contratto biennale con i The Jacks, il tecnico spagnolo si è trasferito al Wigan dal 2009 al 2013, vincendo tra l’altro anche la prima ed unica FA Cup della storia del club. Nonostante la vittoria in finale contro il Manchester City, però, il Wigan a fine campionato è retrocesso in Championship dopo otto anni di permanenza in Premier League, costringendo Martinez alle dimissioni. Nel 2013 è stato poi chiamato ad allenare l’Everton, con cui nella stagione 2013-2014 ha ottenuto un quinto posto davanti a Tottenham e Manchester United: fino a questo momento quella è stata la sua ultima esperienza da allenatore di un club.

1.2) La stella: Eden Hazard

Considerato uno dei giocatori belgi più forti di tutti i tempi, Eden Hazard si presenta a questa Coppa del Mondo come l’anima offensiva più talentuosa dei Diavoli Rossi. Come già detto di Kevin de Bruyne, il CT Martinez lascia molta libertà anche al giocatore del Chelsea, al quale invece l’ex allenatore Marc Wilmots non riconosceva la leadership che il numero 10 reclamava a gran voce. Adesso le cose sono cambiate, Hazard è libero di muoversi dove vuole e di impensierire le difese avversarie a seconda delle sue scelte, e lo dimostrano anche gli 8 goal e i 7 assist realizzati nel girone di qualificazione. La sua duttilità nel ricoprire più ruoli (ala, esterno, trequartista, seconda punta) lo rendono particolarmente completo dal punto di vista tattico, e le sue caratteristiche tecniche gli hanno permesso di essere accostato a due fenomeni come Messi e Cristiano Ronaldo: facilità nel saltare l’uomo, ottimo dribbling, utilizzo frequente del doppio passo e ottima precisione nei calci piazzati. Con la nazionale belga ha finora collezionato 22 goal e 23 assist in 85 presenze totali, mentre nella stagione appena conclusa con il Chelsea ha realizzato 17 reti e 13 assist in 51 partite giocate.

2) La storia

L’esordio ufficiale del Belgio è avvenuto il 1 maggio del 1904, nel pareggio per 3-3 contro la Francia, e nei primi anni di vita la nazionale belga ha subito accusato il divario con le altre squadre, uscendo al primo turno nei Mondiali del 1930, 1934, 1938 e 1954. Il decennio compreso tra il 1970 ed il 1980 è stato invece il periodo dei successi incostanti. Nell’Europeo del 1972, ad esempio, la nazionale belga ha conquistato il terzo posto battendo l’Ungheria, mentre quello del 1984 è stato uno degli Europei più deludenti dal punto di vista storico, poiché ha visto il Belgio uscire dal girone a causa di un netto 5-0 rimediato contro la Francia. Sei anni dopo, nei Mondiali di Italia ’90, la formazione allenata da Guy Thys si è dovuta invece fermare agli ottavi di finale contro l’Inghilterra: la stessa sorte le sarebbe toccata anche ad USA ’94 e nel campionato del mondo del 2002, rispettivamente contro Germania e Brasile. Proprio dal Mondiale di Giappone e Corea del Sud, però, è iniziato un lento e lungo tracollo, che ha portato i belgi a non qualificarsi alle successive 2 edizioni della Coppa del Mondo e alle 3 dell’Europeo. Nel 2012 quindi l’incarico di nuovo CT è stato affidato a Marc Wilmots, che dopo 12 anni ha riportato la propria nazionale a giocarsi un titolo internazionale. Molto bene è stato fatto sia nel girone di qualificazione (8 vittorie e due pareggi) sia nelle fasi finali del Mondiale brasiliano del 2014, in cui Hazard e compagni si sono dovuti arrendere nei quarti solo all’Argentina, futura finalista. Negli ultimi anni, inoltre, il Belgio ha avuto una crescita esponenziale di giovani talenti: Lukaku, Hazard, De Bruyne, Courtois, Nainggolan, Mertens, sono tutti giocatori che con il passare del tempo stanno dando un’ossatura solida alla nazionale dei Diavoli Rossi. Facendo infine qualche considerazione su questo Mondiale, per la squadra di Roberto Martinez non dovrebbero esserci grossi problemi nel passaggio del turno: l’unica incognita è quella di non avere delle riserve all’altezza, che potrebbero far rischiare l’ennesimo stop ai quarti di finale, come già successo in Brasile nel 2014 e in Francia nel 2016.

 

 

 




Speciale Russia 2018: Croazia, tutti al servizio del mago Modric

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Croazia, che nel gruppo D dovrà vedersela con Argentina, Islanda e Nigeria.

Il cammino verso il mondiale

La Croazia si è qualificata al 21esimo Mondiale della storia arrivando seconda nel gruppo I e vincendo il doppio spareggio contro la Grecia. La formazione allenata da Zlatko Dalic ha disputato un girone di qualificazione dalle due facce, in cui la prima partita non è andata benissimo, poiché è arrivato il pareggio contro la Turchia. Successivamente la nazionale a scacchi ha ottenuto vittorie facili contro Kosovo, Finlandia, Islanda e Ucraina, ed anche il girone di ritorno si è dimostrato favorevole per Modric e compagni, che hanno mantenuto la leadership del gruppo fino alla penultima giornata. Il pareggio inaspettato contro la Finlandia per 1-1, però, ha retrocesso la Croazia al secondo posto, consentendo all’Islanda di balzare in testa alla classifica e di qualificarsi al Mondiale come prima della classe. Ecco quindi che è stato necessario ricorrere al duplice confronto contro la Grecia per accedere alle fasi finali di Russia 2018, in cui la squadra di Dalic ha archiviato il discorso qualificazione già nella partita di andata, vincendo per 4-1, mentre il match di ritorno è terminato con un 0-0, che ha spedito i greci fuori dal Mondiale.

1) La squadra

La nazionale croata si affida spesso ad un equilibrato 4-2-3-1, in cui in porta c’è il portiere del Monaco, Danijel Subašić. Il reparto difensivo è formato dalla coppia centrale Corluka-Lovren: il primo è ormai una certezza assoluta, vicinissimo alle 100 presenze in nazionale, mentre il secondo qualche giorno fa è stato uno dei protagonisti della finale di Champions League. In un possibile ballottaggio potrebbe entrare anche Domagoj Vida, che nelle partite di qualificazione è partito spesso titolare (anche nell’amichevole di ieri contro il Brasile), mentre il resto della difesa è composto da Tin Jedvaj e Matej Mitrovic. Sulle fasce troviamo invece delle conoscenze “italiane” come l’ex Genoa e Sassuolo Vrsaljko (ora giocatore dell’Atletico Madrid) e il sampdoriano Strinic, che il prossimo anno vestirà la maglia del Milan. Il duo di centrocampo è invece affidato all’esperienza di Badelj ma soprattutto di Ivan Rakitic, giocatore del Barcellona, che in questa stagione ha messo in bacheca Liga e Coppa del Re. Spostandoci più avanti, in particolar modo sulla zona della trequarti, troviamo tanta velocità, dribbling, fantasia e classe da vendere. Ovviamente la stella indiscussa è Luka Modric, che quasi due settimane fa ha vinto la sua quarta Champions League con il Real Madrid. Il talento dei blancos sarà affiancato da altre due conoscenze della Serie A: Ivan Perisic e Mario Mandzukic, con il giocatore bianconero che potrebbe dunque ricoprire il ruolo di esterno sinistro anche in nazionale. Nell’elenco del centrocampo restano infine i nomi di Brozovic, Kovacic, Bradaric, Pjaca e Ante Rebic: il giocatore della Juventus ha disputato una buona stagione in prestito allo Schalke 04, mentre Rebic ha segnato una doppietta nella finale di Coppa di Germania, che è valsa la vittoria del suo Francoforte contro il Bayern Monaco. Concludendo con l’attacco, questo vedrà un forte ballottaggio tra Kamaric e Kalinic, che si contenderanno il ruolo di punta centrale.

1.1) L’allenatore: Zlatko Dalic

Nato a Livno, nella Bosnia-Erzegovina, Zlatko Dalic è stato chiamato sulla panchina della Croazia il 7 ottobre del 2017, in seguito all’esonero di Ante Cacic. Ha iniziato a lavorare con la nazionale maggiore croata nel mese di novembre, dopo avere accumulato esperienza nell’equipe dell’Under 21, in cui era stato il secondo di Drazen Ladic. La sua carriera da allenatore è iniziata nel 2002, quando è diventato prima vice tecnico del Vartkes e poi manager vero e proprio del club croato, con cui è riuscito a raggiungere il terzo posto in campionato e a giocarsi una finale di Coppa di Lega, terminata però con una sconfitta. Altre squadre europee in cui ha allenato sono Rijeca (Croazia), Dinamo Tirana (Albania) e Slaven Belupo (Croazia), ma non si è fatto neanche mancare esperienze nel Medio Oriente in club come Al-Faisaly, Al-Hilal e Al-Ain. 

1.2) La stella: Luka Modric

Il giocatore con più fantasia nella Croazia è sicuramente Luka Modric, centrocampista del Real Madrid e capitano della propria nazionale. Ai tempi in cui giocava con la Dinamo Zagabria era stato ribattezzato sotto il nome di “nuovo Cruijff”, a causa del suo brillante talento, ma negli ultimi anni è riuscito a confermarsi semplicemente come Luka Modric e basta. Quando Los Merengues lo hanno acquistato nel 2012 dal Tottenham, le aspettative su di lui erano tante, specialmente per un giocatore paragonato a Pirlo e che in Spagna è sempre piaciuto, ma il giocatore nato a Zadar (ex Jugoslavia) non le ha di certo deluse. Il suo modo di giocare ha sempre ricordato, infatti, quello dell’ex centrocampista di Juventus e Milan, caratterizzato soprattutto da verticalizzazioni illuminanti utili per dirigere il gioco, ma negli ultimi anni è stato schierato anche come trequartista. Nel corso del tempo Modric è’ diventato un leader anche per la sua nazionale, ed anche se non segna spesso (in nazionale 12 goal totali, mentre quest’anno con il Real Madrid solo 2 reti segnate) la sua vasta esperienza e la classe cristallina messa a servizio dei compagni si è rivelata utile in molteplici occasioni: suo il rigore realizzato nel match contro la Grecia, che ha sbloccato la partita dopo 13′.

2) La storia

La nazionale di calcio croata viene fondata nel 1991, dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Jugoslavia, in seguito ai tumulti che c’erano stati nei paesi balcanici e che per forza di cose avevano coinvolto anche il calcio. L’esordio ufficiale, tuttavia, arriva nel 1940 con una netta vittoria sulla Svizzera per 4-0; successivamente all’invasione delle forze militari tedesche e della nascita della Croazia come stato indipendente nel 1941, la nazionale di calcio disputa altri 16 incontri fino al 1945, prima di finire annessa a quella jugoslava. Per 45 anni, quindi, la Croazia non ha avuto una squadra calcistica ufficiale che la rappresentasse, ma proprio il 17 ottobre del 1990 va in scena il primo esordio regolare dei Vatreni (i focosi), chiamati così per la combattività che ha sempre caratterizzato la loro storia, che si gioca contro gli Stati Uniti. La partita termina con la vittoria per 2-1 e da quel momento in poi la nazionale biancorossa vive un periodo di crescita esponenziale, rinominata in seguito come l’era della “generazione d’oro”: ne sono un esempio la qualificazione ai quarti di finale di Euro 1996 e il terzo posto ottenuto ai Mondiali di Francia ’98. Tra l’altro in quelle occasioni la Croazia si conferma essere una delle nazionali più forti al mondo, avendo a disposizione una rosa composta da uomini come Boban, Stanic, Tudor e Simic, giusto per citarne i più conosciuti. Nonostante poi il ritiro di alcuni di questi campioni, nel 2002 la squadra a scacchi rimane imbattuta nel girone delle qualificazioni e riesce ad accedere alle fasi finali del Mondiale del 2002, disputatosi in Giappone e Corea del Sud. Qui si ritrova nel girone con Ecuador, Messico e Italia, e proprio la vittoria contro gli azzurri nella seconda giornata lascia ben sperare i ragazzi allenati da Jozic, che però perdono nel terzo turno contro il già eliminato Ecuador, lasciando secondo posto e qualificazione alla nazionale di Giovanni Trapattoni. Negli ultimi anni l’intero movimento calcistico croato ha avuto un notevole sviluppo, tanto da mancare la qualificazione ad una competizione importante soltanto nel Mondiale sudafricano del 2010. Dal 2012 in poi è stato invece avviato un nuovo ciclo, che si è protratto fino ad oggi e che non ha nessuna intenzione di terminare: come non ricordare, infatti, l’ottimo Europeo giocato in Francia nel 2016, in cui la nazionale di Cacic ha dovuto interrompere il suo percorso agli ottavi di finale, perdendo ai tempi supplementari contro il Portogallo (futuro vincitore del torneo).




Speciale Russia 2018: Germania, un Mondiale da difendere

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Germania, che nel Gruppo F affronterà Messico, Svezia e Corea del Sud.

Il cammino verso il mondiale

La Germania ha dominato in lungo e in largo il Gruppo C nelle qualificazioni ai Mondiali: i tedeschi hanno conquistato dieci vittorie su dieci partite, concedendo solamente 4 goal (2 contro l’Azerbaigian, 1 contro la Repubblica Ceca e 1 contro l’Irlanda del Nord) e segnandone ben 43. L’esordio della squadra di Low è stato bagnato da una vittoria per 3-0 in casa della Norvegia. Le vittorie più eclatanti sono state un 7-0 e un 8-0 contro il San Marino, e un 6-0 nel match di ritorno contro la Norvegia. Il capocannoniere delle qualificazioni è stato Sandro Wagner , attaccante del Bayern Monaco non convocato nella lista dei 23, che con 5 reti in 3 presenze è stato il miglior marcatore della squadra tedesca; al secondo posto invece si piazza Thomas Muller, anche lui autore di 5 reti, ma distribuite in 9 presenze.

1) La squadra

La Germania dovrebbe schierarsi con un 4-2-3-1 con in porta il rientrante Neur che, dopo il lungo infortunio, ha dimostrato nelle amichevoli di essere tornato in forma. La coppia difensiva sarà quella del Bayern Monaco, formata da Boateng e Hummels, con Rudiger pronto a subentrare; sulla fascia destra giocherà Kimmich mentre a sinistra ci sarà Hector, terzino del Colonia. Il duo di centrocampo sarà formato da Kroos e Khedira, con lo juventino in vantaggio su Gundogan; la linea della trequarti sarà occupata da Ozil, spalleggiato da Reus e Draxler; il ruolo di prima punta sarà interpretato da Muller, in netto vantaggio su Werner. Possibile anche anche la scelta tattica di far indietreggiare di qualche metro la posizione dell’attaccante del Bayern Monaco, che giocherebbe al posto di Draxler, con Werner titolare nel ruolo di prima punta.

1.1) L’allenatore: Joachim Low

Il 58enne tedesco ha trascorso la sua carriera da attaccante in Germania, riuscendo anche a collezionare 4 presenze nella nazionale maggiore tedesca. Prima di ricoprire la carica di allenatore, ha fatto parte dello staff di diverse squadre tedesche, svizzere, turche e austriache. Nell’agosto del 2006, dopo che la Germania fu eliminata in semifinale per mano dell’Italia ai Mondiali, Low comincia il suo incarico da ct tedesco, carica che ricopre tuttora. Con la nazionale del suo paese ha vinto il Mondiale del 2014, battendo in finale l’Argentina per 1-0, e una Confederations Cup nella scorsa stagione. Questo sarà il terzo Mondiale a cui parteciperà.

1.2) La stella: Mesut Ozil

Il giocatore che potrebbe spostare gli equilibri nel corso della manifestazione potrebbe essere proprio il giocatore dell’Arsenal. Ozil, che al momento può vantare 90 presenze e 23 goal con la sua nazionale, ha esordito con la Germania nel febbraio del 2009, in occasione della partita persa per 1-0 contro la Norvegia. Dopo qualche match, il giocatore di orgini tuche è diventato un perno dello scacchiere di Low, che non ha quasi mai rinunciato alle sue giocate e alla sua fantasia. L’ex trequartista del Real Madrid ha fatto parte della spedizione in Sudafrica nel 2010 e ovviamente in quella in Brasile nel 2014. Anche per lui, questo sarà il terzo Mondiale da protagonista.

2) La storia

L’esordio internazione della nazionale tedesca è datato il 5 aprile 1908, in occasione del match perso per 5-3 contro la Svizzera. La Germania ha partecipato 19 volte ai Mondiali e, proprio come l’Italia, può vantare quattro Coppe del Mondo: quella del 1954, del 1974, del 1990 e infine quella del 2014. Altre quattro volte è invece arrivata in finale, per poi arrendersi contro l’avversaria di turno. Nel palmarès possiamo trovare anche tre Campionati Europei, vinti nel 1972 (l’anno dell’esordio in questa competizione), nel 1980 e nel 1996. Il giocatore con più presenze è Lothar Matthaus, con 150 partite, mentre il capocannoniere è Miroslav Klose, a quota 71 reti.




Speciale Russia 2018: Francia, qualità e quantità per la conquista del titolo

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Francia, che nel gruppo C dovrà vedersela con Australia, Danimarca e Perù.

Il cammino verso il mondiale

La Francia si è qualificata ai Mondiali di Russia 2018 vincendo il girone A con 23 punti, ottenuti tramite 7 vittorie, 2 pareggi ed 1 sola sconfitta, che le hanno consentito di chiudere la pratica qualificazione con quattro lunghezze di vantaggio su Svezia e Olanda. Tuttavia il cammino dei transalpini non è iniziato nel migliore dei modi, poiché nella prima partita hanno pareggiato contro la Bielorussia per 0-0. Successivamente, però, la risonante vittoria per 4-1 ottenuta in casa contro la Bulgaria ha permesso ai francesi di occupare il primo posto del girone dopo soltanto due giornate. La prima ed unica sconfitta è invece arrivata nel giugno del 2017 in trasferta contro la Svezia, in cui un errore di Lloris è costato caro per il 2-1 finale. A fine agosto dello stesso anno la Francia ha poi battuto l’Olanda per 4-0, ma il 3 settembre è stato commesso un altro mezzo passo falso, questa volta contro il Lussemburgo, che a Tolosa è riuscito a pareggiare 0-0. La qualificazione aritmetica comunque, così come la conferma del primo posto nel girone, è giunta soltanto all’ultima giornata, quando i goal di Griezmann e Giroud hanno permesso di battere la Bielorussia per 2-1 a Saint-Denis.

1) La squadra

La formazione allenata da Didier Deschamps è solita giocare con un 4-3-3, con un undici titolare in cui ci sono soltanto tre giocatori considerati “anziani”: il portiere Hugo Lloris, il mediano Blaise Matuidi e l’attaccante Olivier Giroud. Per il resto la Francia ha tutti giocatori molto giovani, ma già dotati di grande talento e soprattutto di grandissima esperienza internazionale, accumulata nelle competizioni più importanti. Basti pensare che la zona centrale della difesa è composta dalla coppia Varane-Umtiti: uno ha vinto tre Champions League di fila nel Real Madrid affiancando Sergio Ramos, mentre l’altro è titolare nel Barcellona e fa coppia con Piqué. Per quanto riguarda le fasce, quella sinistra è coperta da Mendy, mentre quella destra da Sidibé, e questo è forse l’unico reparto in cui i Bleus non hanno un’alternativa valida, o più precisamente un’alternativa giovane, visto che gli altri giocatori convocati in quel ruolo sono quasi tutti ultratrentenni. In mezzo al campo la forza fisica di Pogba, la classe di N’Golo Kanté e il lavoro instancabile di Blaise Matuidi permettono alla squadra di aver un centrocampo completo dal punto di vista tattico, che si abbina alla perfezione con la filosofia del modulo di gioco. Venendo al reparto offensivo, i francesi vantano sicuramente uno degli attacchi più esplosivi di questo Mondiale, dato che il tridente composto da Mbappé, Giroud e Griezmann è pronto a fare faville e a scatenarsi a suon di goal. Non mancano ovviamente gli esclusi “di lusso” in questo Mondiale, tra cui Benzema, Martial, Lacazette e Payet, lasciati fuori da Deschamps per scelta tecnica. Tuttavia, come detto in apertura di paragrafo, la Francia è una nazionale giovane, che oltretutto ha a disposizione un gran numero di sostituti in ogni ruolo. Anche se non li abbiamo citati infatti (perché non facenti parte della probabile formazione titolare), ci sono molti altri giocatori validissimi, pronti ad ereditare candidature importanti per il futuro: ci riferiamo ovviamente a gente come Areola, Tolisso, Dembélé, Lemar e tanti altri.

1.1) L’allenatore: Didier Deschamps

Dopo aver sfiorato il successo contro il Portogallo nella finale persa ad Euro 2016, il CT francese Didier Deschamps condurrà per la prima volta in carriera la propria nazionale a giocarsi un titolo mondiale. L’ex giocatore di Olympique Marsiglia, Juventus, Chelsea e Valencia ha infatti la grande opportunità di riportare la Francia sul tetto del mondo venti anni dopo l’ultimo ed unico successo dei transalpini, arrivato nella Coppa del Mondo del ’98 e che ha visto tra i protagonisti anche lo stesso Deschamps. La sua carriera da allenatore inizia a 33 anni, quando nel 2001 rescinde il contratto con il Valencia per andare ad allenare il Monaco: sulla panchina monegasca ci rimarrà fino al 2005, per poi presentarsi nel 2006 alla corte della Juventus, che in quel periodo è in cerca di un allenatore a seguito della vicenda di Calciopoli e della conseguente retrocessione in Serie B. Dopo un solo anno riesce a condurre la Vecchia Signora alla promozione, ma il suo carattere turbolento lo porta ad avere dei dissidi con l’allora direttore sportivo bianconero Alessio Secco, tanto che il 25 maggio del 2007 decide di autoesonerarsi e di lasciare l’incarico al vice Giancarlo Corradini per le ultime due giornate di campionato. Nel 2009 ritorna ad allenare in patria, questa volta nel Marsiglia, squadra in cui aveva militato anche da giocatore, e nel giro di tre anni riesce a vincere un campionato, 4 Coppe di Francia e 2 Supercoppe di Lega. Deschamps è sempre stato un allenatore modesto e mai pretenzioso, anche se in diverse occasioni non le ha mandate di certo a dire nei confronti della stampa, ma forse proprio questo suo modo di essere gli ha permesso di diventare nel 2012 il nuovo commissario tecnico della Francia. Il buon operato svolto in questi anni con i galletti, tra l’altro, è stato visto di buon occhio dalla federazione francese, che nello scorso ottobre ha deciso di rinnovargli il contratto fino al 2020.

1.2) La stella: Antoine Griezmann

L’attaccante su cui punterà la Francia per il conseguimento del secondo titolo mondiale sarà sicuramente Antoine Griezmann. L’attuale bomber dell’Atletico Madrid ha disputato quest’anno un’altra stagione strepitosa, in cui sono arrivate 29 reti complessive tra Liga, Coppa del Re, Champions League ed Europa League. Nel girone di qualificazione ha disputato tutte e dieci le partite a disposizione, con una media di minuti giocati vicina agli 86′ per partita: questo sta a significare quanto l’asso francese sia importante per questa nazionale, e lo dimostrano anche i premi individuali vinti ad Euro 2016, in cui si è aggiudicato i titoli di miglior giocatore e miglior capocannoniere della competizione. Tuttavia ,nelle fasi di qualificazione ai Mondiali, i goal non sono stati molti, solo 4 per l’esattezza, ma la sua rete iniziale ha comunque dato il via al 2-1 nell’ultima partita contro la Bielorussia, che è valsa la qualificazione ed il primo posto del girone. Nel 4-3-3 di Deschamps giocherà nella posizione di ala sinistra, ma la sua spiccata duttilità e la sua grande capacità di muoversi su tutto il fronte d’attacco lo rendono unico nel suo genere: quest’anno, ad esempio, dopo l’arrivo di Diego Costa nell’Atletico Madrid ha giocato spesso da seconda punta proprio alle spalle dello spagnolo, ma altre volte ha ricoperto anche il ruolo di ala destra o di punta centrale vera e propria. Tra l’altro, proprio a proposito di Colchoneros, il 16 maggio Griezmann ha vinto l’Europa League con l’Atletico Madrid, segnando una doppietta nella finale contro il Marsiglia e mettendo nella bacheca personale il suo primo titolo europeo vinto con un club.

2) La storia

La storia della nazionale di calcio francese ha inizio nel lontano 1904, con la prima partita contro il Belgio terminata con il pareggio di 3-3. Nel loro passato i Bleus hanno partecipato a tutte e tre le edizioni mondiali disputate prima della Seconda Guerra Mondiale, ed è stato proprio un giocatore francese, Lucien Laurent, a realizzare il primo goal nella storia della manifestazione iridata. Nella Coppa del Mondo casalinga del 1938, però, i francesi sono stati battuti in finale dall’Italia, che si è aggiudicata il suo secondo titolo mondiale, e da quel momento in poi è iniziata una fase di tracollo veramente pazzesca. Tra inizio anni ’40 e fine anni ’70, infatti, la Francia ha attraversato un periodo di alti e bassi, in cui non è riuscita a dare continuità al proprio operato. In molteplici occasioni sono state persino mancate le qualificazioni ai Mondiali, frutto specialmente di un grande ridimensionamento del movimento calcistico francese, poco “abituato” in quel periodo a sfornare talenti e giovani promesse. Un primo tentativo di rinascita si è avuto negli ’80, con i transalpini che si sono riusciti a piazzare al quarto posto nei Mondiali del 1982 e al terzo posto in quelli del 1986, subendo in entrambe le competizioni delle pesanti sconfitte contro la Germania dell’Ovest: nel mezzo c’è stata comunque la vittoria dell’Europeo del 1984, con i galletti guidati da un certo Michel Platini, che in finale hanno battuto la Spagna per 2-0. Un altro periodo di crisi è arrivato a ridosso degli anni ’90, in cui ad esempio la Francia non è riuscita a qualificarsi ai Mondiali statunitensi del 1994, anche se quattro anni più tardi avrebbe vinto il suo primo ed unico titolo mondiale proprio tra le mura di casa, piegando nella finale di Saint-Denis il Brasile (campione del mondo in carica) con il risultato di 3-0. Negli anni successivi è arrivata la vittoria contro l’Italia negli Europei del 2000, il successo nelle due Confederations Cup del 2001 e del 2003 e la sconfitta di Berlino ai calci di rigore subita nell’ennesima finale contro gli azzurri. Da sei anni a questa parte i francesi sono allenati da Didier Deschamps, che ha intrapreso un tipo di percorso volto a portare di nuovo lustro e blasone alla propria nazionale, e i risultati ottenuti in questi anni possono essere abbastanza incoraggianti: sia ad Euro 2012 che nei Mondiali del 2014 la Francia si è dovuta fermare ai quarti di finale prima con la Spagna e poi con la Germania, e nell’europeo del 2016 ha sprecato la grande opportunità di vincere il torneo tra le mura amiche. Questa volta le premesse per fare un buon Mondiale ci sono tutte, sia per qualità della rosa che per numero di giocatori talentuosi a disposizione (anche in ottica futura): la Francia ha la possibilità di aggiudicarsi la vittoria finale e dare vita ad un ciclo glorioso.

 




Speciale Russia 2018: Russia, tra ombre del passato e voglia di rinascita

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Iniziamo ovviamente con la Russia, padrona di casa e paese ospitante dell’intera manifestazione.

1) La squadra

Essendo la nazione organizzatrice della 21° edizione del Mondiale di calcio, la Russia non ha avuto bisogno di disputare i gironi di qualificazione per poter partecipare all’evento, ma ha comunque dovuto effettuare dei test amichevoli per trovare il giusto assetto di gioco. Nella maggior parte dei casi è stato utilizzato il 3-5-2, modulo in cui sono fondamentali i ruoli degli esterni, chiamati sia ad attaccare che a fare da tornanti in difesa. Sulla fascia destra il giocatore più utilizzato è stato Samedov, calciatore della Lokomotiv Mosca molto apprezzato sia da Carrera che da Capello, ai tempi in cui allenava la nazionale russa. Samedov ha dovuto però adattarsi a quel tipo di ruolo, dato che ha sempre giocato in un centrocampo a quattro, e la sua poca attitudine nei movimenti senza palla potrebbe far si che Smolkinov, giocatore dello Zenit San Pietroburgo dotato di maggior spinta e resistenza, possa prendere il suo posto. Sul versante di sinistra persiste invece il ballottaggio tra Dmitry Kombarov e Yury Zhirkov, che nelle amichevoli si sono alternati continuamente: il primo è uno dei simboli dello Spartak Mosca, che lo scorso anno è tornato a vincere il campionato dopo 16 anni, mentre il secondo è uno degli ultimi reduci dallo straordinario Europeo del 2008. Il resto del centrocampo rimane un rebus, dato che è il maggior settore ad avere più uomini in abbondanza: Dzagoev ne rappresenta tuttavia la punta di diamante, in grado di regalare giocate di classe sopraffina, degne del miglior fantasista. La sua unica sfortuna è quella di essere stato fermato dai tanti infortuni nell’arco di questi anni, che ad esempio non gli hanno permesso di giocare gli ultimi Europei e la Confederations Cup del 2017. In caso di un suo forfait ci sarebbe comunque Zobnin, giocatore dotato di ottima progressione, forza fisica e inserimenti continui in area, anche se pecca di poca lucidità in fase realizzativa. Gli altri principali indiziati per ricoprire il reparto di centrocampo sono Golovin, Glushakov, Yerokhin e Gazinskiy. Glushakov e Yerokhin potrebbero alternarsi nel ruolo di regista, poiché dotati entrambi di una maggiore visione di gioco, mentre Golovin e Gazinskiy sembrano avere le giuste capacità per giocare come mezzali destre, tramite un giro di palla semplice, con pochi tocchi e molto veloce. Venendo al reparto offensivo, Smolov dovrebbe essere l’unico attaccante sicuro di un posto da titolare: il giocatore del Krasnodar è il più prolifico dei suoi, dato che nelle ultime tre stagioni ha segnato 121 reti tra campionato, Coppa di Russia ed Europa League. Il suo partner di attacco potrebbe invece essere il giovanissimo Miranchuk, che sembra avere un rapporto speciale con la nazionale: il 22enne della Lokomotiv Mosca ha infatti segnato al debutto, e anche se non è ancora esploso in maniera completa, ha tutte le qualità per poter diventare uno dei simboli più talentuosi di questo Mondiale. Completiamo il discorso sulla rosa parlando della difesa, che in termini di qualità ed esperienza è (forse) il settore più carente. I ritiri di due colonne come Ignashevich e Berezutskiy hanno indebolito ulteriormente la difesa, lasciando scoperto un reparto già fragile di per suo. Il posto da titolare fisso dovrebbe quindi essere di Kudryashov, mentre i posti vacanti se li contenderanno Semenov, Kutepov e Neustädter: quest’ultimo ha ottenuto la cittadinanza russa poco prima dell’inizio dello scorso Europeo, ed è l’unico centrale con un minimo di esperienza internazionale, anche se nell’ultima Confederations Cup gli è stato preferito Kambolov, che nel Rubin Kazan gioca a centrocampo. Con una retroguardia completamente inaffidabile, la porta sarà difesa dal capitano Igor Akinfeev, bandiera della nazionale russa e più volte chiamato nel corso delle amichevoli a compiere dei veri e propri miracoli.

1.1) L’allenatore: Stanislav Čerčesov

Čerčesov è un ex portiere dell’URSS e della Russia, e nei suo precedenti da calciatore con la nazionale ha giocato la Coppa del Mondo del 1994 e quella del 2002. Per quanto riguarda i club, ha militato in diverse società moscovite come Spartak e Dinamo Mosca, squadre che poi ha anche allenato nel 2007-2008 e nel 2014-2015. Oltre ad allenare in Russia, però, vanta anche un’esperienza nel campionato polacco, dove nella stagione 2015-2016 ha vinto un campionato con la Legia Varsavia, che gli ha permesso in seguito di riuscire a vestire i panni del CT. L’approdo sulla panchina della Sbornaya è arrivato infatti nel 2016, ed il compito che gli è stato affidato dalla federazione non è stato per nulla semplice, poiché proprio in vista del Mondiale casalingo gli è stato chiesto di gettare basi solide e costanti, che possano segnare una sorta di rinascita del movimento calcistico russo. Negli ultimi anni, infatti, la Russia non ha saputo dare la giusta continuità all’ottimo lavoro svolto ad Euro 2008, e la serie infinita di ricambi generazionali ha portato ad un lento ed inesorabile degrado. Nemmeno i successi europei dello Zenit hanno saputo dare un colpo di coda alla questione, e così la nazionale russa ha intrapreso una sorta di crollo verticale, che ha portato alla mancata qualificazione al Mondiale del 2010 (persa in un clamoroso spareggio contro la Slovenia), e a delle prestazioni del tutto scialbe sia negli Europei del 2012 che nel Mondiale del 2014. Nel Mondiale brasiliano, inoltre, si era sperato nell’esperienza di Capello, ma neanche un allenatore del suo calibro ha saputo ristabilire il giusto bandolo della matassa, ed è per questo che adesso Čerčesov è diventato l’osservato speciale. Il suo incarico sarà infatti quello di rifondare un’intera nazionale, oltre che dare luce e lustro ad un paese che in termini sportivi è sempre stato tra i primi al mondo, ed è chiaro che la pressione verserà tutta su di lui, anche perché adempiere a tutti questi doveri tra mura ed occhi amici non sarà per nulla semplice.

1.2) La stella: Igor Afinkeev

Il giocatore con maggior qualità ed esperienza è sicuramente Igor Afinkeev, portiere della squadra nonché capitano e punto di riferimento per tutti i compagni. Afinkeev ha esordito in nazionale nel 2004, in un’amichevole contro la Norvegia, diventando così il terzo calciatore più giovane ad aver vestito la maglia della Russia. Con la nazionale ha inoltre giocato più partite di tutti, collezionando oltre 100 presenze, mentre nella Prem’er-Liga russa è l’estremo difensore a vantare il maggior numero di reti inviolate. All’età di soli 17 anni è riuscito ad imporsi come portiere titolare nel CSKA Mosca, di cui ne è diventato una bandiera, vincendo diversi trofei tra cui 1 Coppa Uefa, 6 campionati, 6 Coppe di Russia e 6 Supercoppe, oltre che il premio Zvezda, ovvero l’elogio come miglior calciatore dell’ex Unione Sovietica. In questi anni le sue parate miracolose e a volte anche spericolate hanno sopperito agli errori di una difesa inesperta e poco affidabile, e anche in questo Mondiale il capitano russo sarà chiamato a togliere le castagne dal fuoco in più di qualche occasione. Afinkeev si presenta come un portiere completo, bravo nel ricevere, nell’intercettare e nel tuffarsi, anche se la troppa frenesia con cui esce dalla porta lo costringe spesso a respingere il pallone con le gambe, non permettendogli di impattare la sfera di gioco nella maniera più adeguata.

2) La storia

In Russia il calcio ha delle origini antichissime, che risalgono al 1912, periodo caratterizzato dalla forte dominanza dell’imperialismo russo. Dopo il 1917, tuttavia, quel movimento è scomparso a causa della Rivoluziona di febbraio, con la quale è stata istituita la nazionale di calcio dell’URRS. L’ex nazionale dell’Unione Sovietica ha ottenuto diversi successi nel periodo in cui è stata in carica, ovvero dal 1917 al 1992, durante il quale ha vinto un campionato Europeo nel 1960, e ottenuto tre secondi posti negli Europei del 1964, 1972 e 1988, ed un quarto posto nel Mondiale del 1966. In quegli anni l’intero movimento sportivo sovietico ha avuto una crescita esponenziale grazie agli sviluppi generazionali di vari campioni, che hanno permesso all’intero paese di diventare un vero e proprio fiore all’occhiello non solo nell’ambito calcistico, ma in tutto il panorama dello sport internazionale. Anche nelle Olimpiadi, ad esempio, l’Unione Sovietica ha raggiunto dei risultati eccellenti, conquistando tra le tante due medaglie d’oro e tre di bronzo. Ritornando al tema del calcio, tra i giovani calciatori talentuosi di quel periodo non possiamo non citare Lev Yashin, eroe ed emblema di quella nazionale, diventato l’unico portiere della storia ad aver vinto il Pallone d’oro. Negli anni ’90 l’URRS ha però subito delle forti ripercussioni dal punto di vista politico e territoriale, che hanno coinvolto ovviamente anche la nazionale di calcio, ribattezzata sotto il nome di “Russia” a partire dal 16 agosto del 1992. I Mondiali americani del 1994 sono stati quindi la prima competizione ufficiale per la nazionale russa, che in quell’occasione è stata eliminata nel primo turno: quelli sono stati anche gli anni più gioiosi, dato che dal 1993 al 1997 la Russia è rientrata nella top 20 del Ranking FIFA. Negli anni successivi la Sbornaya è scomparsa progressivamente dal calcio che conta, tornando a giocare un ruolo importante nei Mondiali del 2006, sotto la guida del tecnico olandese Guus Hiddink. L’ex allenatore di Chelsea e Real Madrid ha saputo trasmettere gioco e identità alla squadra, tramite cui la Russia è arrivata a giocarsi le semifinali negli Europei del 2008, in cui è stata sconfitta soltanto dalla Spagna, vincitrice del torneo. Oggi come oggi la situazione non è assolutamente delle migliori, anzi, da molti anni la nazionale russa sta vivendo un particolare momento di crisi, e sia Čerčesov che l’intera federazione sperano che questo Mondiale in casa possa segnare un mutamento radicale per il futuro avvenire.

 




Pagellone Serie A 2017/2018: la stagione dell’Inter – il ritorno nell’Europa che conta

La Serie A 2017/2018 è ormai finita, consegnandoci alcuni verdetti molto prevedibili (la vittoria in campionato della Juventus o la retrocessione del Benevento) con alcune sorprese (il Milan solo in Europa League) e delle battaglie davvero entusiasmanti (la lotta Inter vs Lazio per il posto in Champions League). Finito il campionato, è tempo di riflessioni e di verdetti: ecco perché, noi di RadioGoal24, abbiamo deciso di analizzare com’è andata andata la stagione delle squadre più importanti del nostro campionato, per cominciare a parlare anche in ottica futura.

Inter, l’analisi del mercato

Tra tutte le big della Serie A, in termini di mercato l’Inter è stata la squadra ad aver deluso più di tutti i propri tifosi. L’arrivo del neo tecnico Luciano Spalletti lasciava ben sperare il popolo interista, che credeva in un grande mercato da parte della società, al fine di soddisfare le richieste di un allenatore giunto ad Appiano Gentile per vincere il campionato. Il vincolo imposto dal Fair Play Finanziario, però, ha obbligato la società nerazzurra ad eseguire una serie di plusvalenze, aumenti dei profitti e abbassamenti degli stipendi per poter rispettare le istanze della UEFA. Una volta terminate tutte queste attività, e dopo aver centrato il prefissato obiettivo di incassare 30 milioni entro il 30 giugno, la coppia Aurelio-Sabatini ha ceduto tutti quei calciatori che non rientravano più al centro del progetto: tra i nomi più importanti ci sono Jovetic, Banega, Kondogbia, Joao Mario, Gabriel Barbosa, Palacio e Murillo. Il primo grande colpo, comunque, è stato quello di trattenere Ivan Perisic, che vista l’incertezza della situazione economica sembrava destinato ad una partenza sicura, così che il ricavo della sua vendita avrebbe garantito un importante sollevamento finanziario. Tuttavia il croato è rimasto, ma l’Inter a fine mercato è arrivata a spendere 93 milioni in cartellini, ovvero 30 in più di quelli incassati, senza riuscire a portare a Milano uno di quei giocatori tanto chiacchierati nelle prime fasi di mercato: ci riferiamo in particolar modo a Vidal e Nainggolan. Una volta ricevuti i “no” di questi due giocatori, infatti, la dirigenza nerazzurra ha cambiato rotta per il centrocampo, spostandosi sull’asse Milano-Firenze: qui sono stati acquistati dalla Fiorentina sia Vecino che Borja Valero. Specialmente sullo spagnolo c’erano molte speranze, ma alla fine l’ex giocatore viola ha deluso profondamente le aspettative, tanto che Spalletti ha spesso affidato le chiavi della mediana a Gagliardini o Brozovic. Per quanto riguarda i colpi in difesa, sono arrivati Skriniar dalla Sampdoria, Dalbert dal Nizza e Cancelo dal Valencia: il primo si è dimostrato un vero e proprio colosso difensivo, bravo nel marcare, nell’anticipare l’avversario e nel colpire di testa, mentre il secondo tra campionato e Coppa Italia ha giocato soltanto 635 minuti. Per Cancelo invece la strada è stata tutta in salita, poiché l’infortunio al ginocchio in estate ha influito in negativo sulla sua prima parte di stagione, ma il portoghese è stato caparbio nel recuperare e in maniera progressiva si è rivelato un terzino degno di nota, fondamentale per lo scacchiere di Spalletti. Concludendo con l’attacco, ci si poteva aspettare sicuramente qualche cosa di più, anche se comunque Icardi, Perisic e Candreva davano le giuste garanzie: l’ex giocatore della Lazio ha però disputato una stagione sottotono, e per sopperire alle sue lacune a gennaio è stato preso in prestito Rafinha dal Barcellona, che ha portato più dinamicità e imprevedibilità all’attacco nerazzurro. Tirando le somme, il mercato dell’Inter è stato nettamente influenzato dalle imposizioni del Fair Play Finanziario, ma nonostante questo non tutto l’operato della dirigenza nerazzurra può essere bocciato, anzi, nonostante le molteplici difficoltà sono arrivati comunque degli ottimi giocatori, che con l’accesso alla prossima Champions League pongono buoni basi per il futuro: voto 6,5.

Inter: l’andamento in campionato e nelle coppe

Il sogno stagionale dell’Inter era quello di vincere il campionato, e l’arrivo di Spalletti obbligava il perseguimento di tale obiettivo, che con i buoni risultati ottenuti nella prima parte di stagione sembrava davvero raggiungibile. In Serie A la squadra nerazzurra non ha praticamente mai perso da agosto a dicembre, collezionando vittorie importanti contro Fiorentina, Roma, Milan, Sampdoria, Atalanta e pareggi preziosi in trasferta con Napoli e Juventus. Lo 0-0 dell’Allianz Stadium, però, più che dare morale e certezze ha siglato un crollo vertiginoso per i nerazzurri, che dopo quella partita hanno incassato tre sconfitte consecutive tra campionato e Coppa Italia, arrivate per mano di Udinese, Sassuolo e Milan. Inoltre il goal di Cutrone nei tempi supplementari dei quarti di finale ha eliminato Icardi e compagni dalla coppa nazionale, e al club del presidente Zhang non è rimasto che concentrarsi esclusivamente sul campionato. Tuttavia da fine dicembre ad inizio febbraio l’Inter non è riuscita a risollevare le sorti della propria stagione, e i cinque pareggi consecutivi ottenuti contro Lazio, Fiorentina, Roma, Spal e Crotone hanno condotto i nerazzurri sul baratro di una crisi. La vittoria contro il Bologna ha però consentito al Biscione di riprendere a marciare con i ritmi che più gli si addicono, ma l’infortunio di Gagliardini a metà aprile ha costretto Spalletti a sciogliere un ingarbugliato bandolo della matassa, il cui nodo principale era appunto quello del centrocampo: Borja Valero non dava infatti le giuste garanzie, e l’esperimento di Rafinha nel vertice basso della mediana non garantiva i frutti sperati. Ecco quindi che l’ex allenatore della Roma ha visto in Brozovic l’uomo giusto per poter vestire i panni del regista, ossia di colui che fosse in grado di dare più verticalità e profondità alla squadra. Il croato, affiancato da Vecino, ha dato la giusta quadratura al centrocampo nerazzurro, ma il buon calcio espresso nelle ultime partite non è riuscito ad evitare le due sconfitte contro Juventus e Sassuolo. A quel punto i sogni dell’Inter, in lizza con la Lazio per un posto in Champions League, sembravano davvero compromessi, ma il sangue nerazzurro pulsa da sempre di una sana pazzia, e proprio nello scontro diretto contro i biancolesti, la squadra nerazzurra ha ottenuto una folle vittoria per 2-3, che le ha permesso non solo di ribaltare una stagione intera, ma anche di qualificarsi in Champions League dopo sei anni. Voto a Spalletti? 7.

Inter: Top e Flop della stagione

Top:

1) Milan Skriniar: non ha patito il salto dalla Sampdoria all’Inter, ma è diventato icona e perno della retroguardia nerazzurra fin da subito. Difensore completo, abile nel marcare, nel colpire di testa e nell’anticipare l’avversario.
2) Mauro Icardi: 
spesso viene criticato di assistere poco la squadra, ma a fine stagione il capitano dell’Inter è sempre in cima alla lista dei miglior marcatori della Serie A. Quest’anno si è conteso il posto con Immobile fino alla fine, arrivando a pari 29 goal con il bomber della Lazio.
3) Rafinha: il portoghese è arrivato nella sessione di mercato di gennaio, ma il suo apporto alla rosa è stato determinante fin da subito. Ha permesso all’Inter di cambiare tattica e modo di giocare, e il suo mix di rapidità e dinamismo ha messo in netta difficoltà le difese avversarie.

Flop:

1) Dalbert: il brasiliano doveva garantire le giuste percussione sulla fascia mancina, ma le sue doti non hanno convinto Spalletti, che gli ha concesso un minutaggio davvero ridotto. Al suo posto è stato poi preferito D’Ambrosio, e da quel momento l’ex giocatore del Nizza è sparito dai radar di circolazione.
2) Antonio Candreva: per tutto il campionato Candreva è rimasto il titolare dell’esterno destro di attacco, ma solo perché in panchina non c’erano alternative valide. I suoi cross spesso sballati e i suoi zero goal in stagione lo collocano tra i flop della stagione nerazzurra.
3) Borja Valero: l’ex giocatore della Fiorentina ha iniziato bene la sua avventura all’Inter, ma con il passare del tempo si è avviato verso un tracollo definitivo. Lo spagnolo non è infatti più riuscito a garantire il giusto equilibrio del centrocampo, tanto che Spalletti ha dovuto inventarsi Brozovic nel ruolo di regista.




Pagellone Serie A 2017/2018: la stagione della Juventus – un sogno sfumato all’ultimo

La Serie A 2017/2018 è ormai finita, consegnandoci alcuni verdetti molto prevedibili (la vittoria in campionato della Juventus o la retrocessione del Benevento) con alcune sorprese (il Milan solo in Europa League) e delle battaglie davvero entusiasmanti (la lotta Inter vs Lazio per il posto in Champions League). Finito il campionato, è tempo di riflessioni e di verdetti: ecco perché, noi di RadioGoal24, abbiamo deciso di analizzare com’è andata andata la stagione delle squadre più importanti del nostro campionato, per cominciare a parlare anche in ottica futura.

Juventus, l’analisi del mercato

Con la stagione ormai conclusa, è possibile analizzare il tipo di mercato effettuato dalla società, evidenziandone sia i pro che i contro. Dopo la deludente finale di Cardiff persa contro il Real Madrid, che ha creato parecchi disaccordi all’interno del gruppo, la Juventus ha deciso di cambiare molto in estate, scegliendo di sacrificare anche big eccellenti. In particolar modo ci riferiamo a Leonardo Bonucci e Dani Alves: il primo è passato al Milan, mentre il secondo al Paris Saint-Germain. La causa della loro cessione è stata motivata soprattutto dai diversi screzi che si erano ormai creati tra i giocatori ed il club: nel caso di Bonucci, ad esempio, ricorderete il battibecco durante Juventus-Palermo, con conseguente multa e sgabello di Oporto. Per quanto riguarda il brasiliano non hanno fatto piacere alcune dichiarazioni rilasciate nei confronti della società bianconera, sopratutto dopo la fine di Champions League persa con i Blancos. La Juventus ha così deciso di puntare in difesa su Howedes e De Sciglio: il tedesco è stato preso per garantire duttilità ed esperienza, data la sua capacità di giocare sia centralmente che sulla fascia, mentre l’ex giocatore del Milan è stato acquistato per fare da secondo a Lichtsteiner. Le cose alla fine sono andate diversamente, dato che l’ex Schalke 04 a causa di vari infortuni ha collezionato solo tre presenze in campionato, mentre De Sciglio con il giusto tempo si è conquistato spazio e fiducia dell’ambiente. Quelli che però hanno rappresentato il miglior colpo di mercato sono stati Szczesny, Matuidi e Douglas Costa. L’ex portiere di Roma e Arsenal è stato chiamato a sostituire Neto, e per gran parte della stagione ha subito l’imponente ombra di Buffon, salvo sostituirlo per quasi un mese nel periodo in cui Super Gigi si era infortunato: tutte le volte che è stato chiamato in causa, comunque, il polacco si è sempre fatto trovare pronto, e l’addio del numero uno bianconero gli apre le porte per un posto da titolare inamovibile. Matuidi è invece ciò che serviva di più al centrocampo, dato che da parecchio tempo la Juventus necessitava di un giocatore che corresse dannandosi l’anima in mezzo al campo, cercando di recuperare palloni importanti e scaricarli per i compagni. Le sue caratteristiche hanno fin da subito ricordato quelle di Arturo Vidal (anche se il cileno era dotato di molta più tecnica), che lo scorso anno aveva lasciato la Juventus per andare al Bayern Monaco: la storia del calcio è piena di operazioni tra il club di Torino e quello tedesco, tant’è che nella scorsa estate si è verificato l’ennesimo, ovvero il prestito di Douglas Costa per 6 milioni di euro, con un riscatto fissato a 40 milioni. Inizialmente l’esterno brasiliano è stato utilizzato poco nello scacchiere di Allegri, che come di consueto ha un metodo tutto suo di gestire i nuovi arrivati, ma che alla fine si rivela efficace: alla stessa maniera di Dybala due anni fa, il brasiliano ha avuto poche chance nella prima parte di stagione, e a volte le sue giocate fine a se stesse portavano pochi benefici alla squadra, con Cuadrado e Mandzukic che davano più garanzie. L’infortunio del colombiano e i vari problemi riscontrati dal croato, però, hanno permesso a Costa di iniziare a giocare con più frequenza, alternandosi sia a destra che a sinistra, a seconda della situazione. Nelle fasi finali del campionato ha inoltre fatto sbocciare tutto il suo talento, tanto che Allegri non ha più potuto fare a meno di lui. Rimane infine il caso Bernardeschi: l’ex giocatore della Fiorentina è stato acquistato per sostituire Marco Pjaca, andato in prestito allo Schalke 04, ma le sue scese in campo da titolare sono state veramente minime. Nei due mesi in cui Dybala è stato lontano dai campi a causa del problema legato al flessore della coscia, tutto lasciava presagire che fosse arrivato il grande momento per l’ex viola, che però in quelle poche volte in cui ha giocato si è rivelato molto più utile subentrando dalla panchina piuttosto che nell’undici titolare. Il suo talento tuttavia non si discute, ma l’anno prossimo dovrà dare segnali più convincenti sia all’allenatore che alla società, che dal canto suo dovrà centellinare campioni che possano far fare il salto di qualità soprattutto in Europa. Voto a Marotta? 7,5.

Juventus: l’andamento in campionato e nelle coppe

Nella stagione appena conclusa la Juventus è riuscita a vincere campionato e Coppa Italia, ottenendo il double per il quarto anno consecutivo. L’unica nota dolente è stata l’uscita dalla Champions League, avvenuta all’ultimo minuto di Real Madrid-Juventus a causa di un’ingenuità commessa da Benatia su Vazquez, dopo che i bianconeri erano riusciti a rimontare il 3-0 dell’andata. L’esclusione dall’Europa ha influenzato molto il finale di stagione del club del presidente Agnelli, che con il pareggio di Crotone e la sconfitta subita contro il Napoli, aveva permesso ai partenopei di portarsi a meno uno in classifica. Con le restanti quattro partite da giocare, in cui la Vecchia Signora avrebbe dovuto incontrare prima Inter e poi Roma in trasferta, il conseguimento del settimo scudetto consecutivo sembrava davvero complesso, ma come leoni feriti Buffon e compagni sono riusciti a ricompattarsi e a trovare le ultime energie per il finale di campionato. La folle vittoria sull’Inter per 2-3, inoltre, ha influito molto sul rendimento del Napoli, sull’onda dell’entusiasmo dopa la vittoria dell’Allianz Stadium ma prossimo alla batosta contro la Fiorentina, con la tripletta de El Cholito Simeone che ha condannato la squadra azzurra ad una sconfitta fatale. Ora che sono scorsi i titoli di coda della stagione, possiamo dire che la Juventus è sempre stata la favorita per la vittoria finale, anche se il calo fisico e mentale post-Madrid ne aveva minato le certezze. Fino a quel momento, infatti, la formazioni di Allegri si era sempre ben comportata in campionato, salvo nelle due uscite a vuoto contro Lazio e Sampdoria, ma proprio nella gara di ritorno contro i biancolesti era arrivata la partita del sorpasso, con il goal di Dybala allo scadere del 93′ che aveva spezzato il morale del Napoli, uscito sconfitto qualche ora più tardi nella sfida casalinga contro la Roma. Riallacciandoci a quanto detto in apertura di paragrafo, l’unico rammarico stagionale rimane la partita vinta al Bernabeu per 3-1: la doppietta di Mandzukic e il goal di Matuidi avevano dato ottime speranze alla Juventus di poter andare ai tempi supplementari, ma il fallo di Benatia su Vazquez e la complicità di un arbitro “poco sensibile” hanno fatto si che Madama vedesse crollare in un attimo una storica rimonta. Certo, l’ennesimo trionfo in Serie A e il roboante 4-0 maturato in finale di Coppa Italia contro il Milan hanno reso il ricordo di quella serata un po’ meno amaro, ma è chiaro che tutta la dirigenza bianconera dovrà fare uno sborso economico importante per il prossimo anno, in modo da poter regalare ad Allegri una rosa equiparabile a quella delle altre big europee. Nonostante ciò, il voto del tecnico toscano è 8,5.

Juventus: Top e Flop della stagione

Top:

1) Douglas Costa: il brasiliano, nonostante un iniziale momento di difficoltà, si è rivelato senza dubbio l’esterno offensivo più forte del nostro campionato. La sua bravura nel dribblare e nel saper saltare l’uomo ha dato filo da torcere anche a Tottenham e Real Madrid, ponendo forti speranze per la prossima Champions League bianconera, vero obiettivo della società.
2) Paulo Dybala: il campionato della Joya ha avuto momenti di alti e bassi, ma le 22 reti segnate in campionato lo rendono il miglior marcatore dei suoi in Serie A. Gli si rimprovera spesso il fatto di essere poco decisivo nelle partite che contano, anche se quest’anno ha attraversato diversi problemi sia dal punto di vista personale che fisico. Bisogna anche dire che il goal contro la Lazio allo scadere è valso mezzo campionato, quindi giusto collocarlo tra i giocatori più determinanti della stagione.
3) Medhi Benatia: la partenza di Bonucci aveva scosso tutto l’ambiente bianconero, costretto a privarsi di una delle sue colonne portanti. Al suo posto è stato comprato Howedes, ma il vero affare è stato il riscatto di Benatia dal Bayern Monaco: il marocchino è tornato ai fausti di quando giocava con la Roma, bravo nel marcare ma anche nell’andare in goal, come dimostra la doppietta di Coppa Italia realizzata contro il Milan.

Flop

1) Alex Sandro: dopo un primo anno positivo in cui aveva fatto vedere tutte le sue doti offensive e difensive, la seconda stagione in bianconero si è dimostrata fallimentare per il brasiliano. Spento e poco voglioso, ha costretto molte volte la sua squadra a “giocare con un uomo in meno”. Alcune voci di mercato avrebbero influito pesantemente sul suo rendimento, compromettendo di fatto l’annata appena trascorsa.
2) Benedikt Howedes: preso in presito dallo Schalcke 04 per 3,5 milioni di euro, il tedesco ha deluso fortemente le aspettative. Chiariamo però il concetto: quando è stato chiamato in causa si è anche dimostrato un difensore solido, esperto e difficile da spostare, ma i suo tanti infortuni e le sue sole tre presenze stagionali non possono far altro che collocarlo tra i flop della rosa bianconera.
3) Claudio Marchisio: il principino non è più quella di una volta, ma questo si sapeva già diverso tempo. La stagione appena conclusa è stata forse la più difficile per lui, e il fatto che Sturaro abbia giocato più minuti di lui la dice lunga sulla considerazione che Allegri può avere del suo numero 8.

 

 




Torino, da chi ripartire per il prossimo anno?

Sfumato ampiamente l’obiettivo settimo posto, che avrebbe garantito la qualificazione in Europa League, il Torino si appresta a giocare le ultime due sfide di campionato contro Spal e Genoa. Questo finale di stagione servirà alla squadra granata per valutare una serie di scelte utili per la programmazione del prossimo anno, in particolar modo per decidere chi può restare e chi deve partire tra i giocatori attualmente a disposizione. A tal proposito, noi di RadioGoal24 abbiamo individuato e analizzato tre punti basilari su cui il Toro deve puntare per affrontare al meglio la stagione 2018-2019.

Walter Mazzarri

Arrivato a Torino dopo l’esonero di Mihajlovic (a causa della sconfitta nel derby di Coppa Italia contro la Juventus), Mazzarri ha portato linfa vitale a Belotti e compagni. Nelle prime cinque partite sulla panchina granata, il tecnico livornese è riuscito ad ottenere 11 punti, con un rendimento degno di un club che aspira a qualificarsi in Champions League. Successivamente la squadra ha attraversato un periodo di alti e bassi, buttando ad esempio punti importanti contro Hellas Verona e Chievo, ma ottenendo ottimi risultati contro Inter, Milan e Napoli. L’anno prossimo bisogna assolutamente acquisire una forza mentale maggiore per poter affrontare le cosiddette “medio-piccole”, e Mazzarri sembra l’indiziato numero uno su cui far affidamento: il 3-5-2, modulo preferito dall’allenatore toscano, pare il giusto abito per questo Torino, poiché esalta le caratteristiche di quasi tutti i componenti della rosa. In particolar modo questa disposizione tattica ha permesso ad Ansaldi e De Silvestri di poter sfruttare al meglio le loro doti, che si contraddistinguono non solo nel difendere le fasce, ma anche nel presidiarle. Per poter ambire a qualcosa di importante servirà sicuramente rinforzare la rosa e, come dichiarato dallo stesso presidente Cairo, Mazzarri è l’unico a trovarsi nelle condizioni di poter dire chi può essere un giocatore da Toro e chi no, soprattutto in vista del modulo che ha in mente. A sua difesa c’è l’attenuante di aver lavorato soltanto sei mesi con la squadra, un periodo limitato direbbe qualcuno, che però gli è servito per conoscere i calciatori della rosa (anche se alcuni già li aveva allenati), attraverso una full immersion da dover effettuare totalmente ex novo. L’ex allenatore di Napoli e Inter ha adesso a disposizione un’intera annata per potersi occupare del gruppo, avendo dalla propria anche la fiducia del patron Urbano Cairo, che ha sempre apprezzato la sua determinazione e capacità nel saper gestire il collettivo.

Iago Falque e Belotti

Le due punte di diamante del Torino sono sicuramente Iago Falque e Belotti: il primo ha vissuto e sta vivendo tutt’ora una stagione pazzesca, mentre il secondo ha disputato una stagione incolore, soprattutto a causa del brutto infortunio di dicembre. Lo spagnolo ex Genoa e Roma ha sempre ricevuto gli elogi da parte di tutti, Mazzarri in primis, che ama il suo stile di gioco ed anche la sua personalità in campo, caparbia e molto tenace. Iago si è sempre caricato la squadra sulle spalle, specialmente quando bisognava soffrire, ma soprattutto nel periodo in cui c’era da fronteggiare l’assenza di Belotti nel reparto di attacco. Quest’anno il numero 14 granata, con 11 reti segnate in campionato, risulta il miglior marcatore della sua squadra: il giocatore sembra aver trovato la giusta continuità ed il club dovrà innalzare un muro per contrastare eventuali offerte, considerando che è un esterno che segna quasi con il ritmo di un vero attaccante. Per quanto riguarda il gallo Belotti, Cairo ha confermato che non ha nessuna intenzione di venderlo. Il bomber del Torino ha avuto la sfortuna di infortunarsi due volte nell’arco di questa stagione e di perdere tre mesi abbondanti, nei quali la lontananza dal campo ha impattato fortemente sulle prestazioni del giocatore. Nonostante le diverse assenze, però, Belotti ha segnato 11 goal tra campionato e Coppa Italia, e nelle ultime gare è apparso motivato e desideroso di volere continuare la sua avventura in maglia granata. Se dovesse ritornare ai livelli a cui era abituato, Mazzarri punterebbe tantissimo su di lui, ed il Toro potrebbe contare su un livello offensivo davvero niente male.

Mix tra giovani e uomini d’esperienza

Il presidente Cairo ha più volte ribadito che in questo finale di stagione vorrebbe vedere più giovani in campo, per capire meglio su chi costruire il Torino del futuro. La società granata è sempre stata brava nel saper valorizzare i baby talenti, che di certo non mancano in rosa neanche quest’anno: Edera, Lyanco, Bonifazi, Berenguer, Barreca e il portiere Milinkovis-Savic sono tutte ottime promesse, ma il loro futuro resta ancora tutto da decidere. D’altronde non tutti hanno mantenuto le aspettative, altri hanno deluso e qualcuno è stato anche sfortunato a causa degli infortuni, però è evidente che il peso della prossima stagione non possa gravare esclusivamente su di loro. E’ risaputo infatti che una squadra ambiziosa, volenterosa di centrare un posto in Europa, non necessita soltanto di giovani scommesse, ma anche di calciatori già affermati e pronti all’uso, che possano garantire le giuste certezze nei momenti che contano. L’esempio attuale da cui ripartire e a cui bisogna guardare è certamente Salvatore Sirigu, portiere di caratura mondiale, che ha vestito la maglia della nazionale e del Paris Saint-Germain. Altri nomi importanti che si fanno in vista dell’anno seguente sono quelli di Laxalt e Lazzari: il giocatore del Genoa sarebbe il primo rinforzo richiesto da Mazzarri, che lo vedrebbe bene nel suo 3-5-2, dato che Ansaldi può giocare sia a destra che a sinistra. Per quanto riguarda l’esterno della Spal, invece, tutto dipende dalla valutazione di Bonifazi: il Torino ha dato tempo a Mazzarri di valutare il giocatore, che può essere adattato anche alla difesa a tre. Nel caso in cui il ragazzo non dovesse rientrare tra i piani del tecnico livornese, allora il club granata potrebbe decidere di effettuare uno scambio Bonifazi-Lazzari.