De Vrij all’Inter: ecco i 5 migliori trasferimenti dalla Lazio ai nerazzurri

Secondo i maggiori quotidiani sportivi italiani, l’Inter avrebbe raggiunto nella giornata di ieri l’accordo con Stefan de Vrij, difensore centrale in scadenza con la Lazio. Sabatini a Ausilio hanno raggiunto l’intesa con l’entourage dell’olandese su una base di un accordo quinquennale da 4,2 milioni di euro più bonus a stagione. I nerazzurri hanno così battutto la concorrenza di Barcellona e Manchester City, e il 26enne andrà a far coppia con Skriniar nella prossima stagione, con Miranda a fare da chioccia. Andiamo a scoprire quali sono stati i migliori trasferimenti di mercato degli ultimi anni dalla Lazio all’Inter.

Christian Vieri 99/00

Bobo Vieri è stato il primo giocatore che nel nuovo millennio ha percorso la tratta Roma-Milano. Il bomber della nazionale è stato acquistato dal presidente Moratti per la spettacolare cifra di 100 miliardi di lire (circa 47 milioni di euro), un’investimento che ha dato molti frutti: il 44enne ha giocato con la maglia nerazzurra per sei stagioni, collezionando 123 goal in 190 presenze. L’unico rammarico è non aver vinto nemmeno un titolo con quei colori, nonostante la coppia d’attacco con Ronaldo fosse sulla carta una delle più forti di tutti i tempi.

Hernan Crespo 02/03

Arrivato a Milano l’ultimo giorno di mercato, l’argentino doveva essere il sostituto di Ronaldo, partito alla volta di Madrid. Dopo la prima stagione poco fortunata, e una parentesi al Chelsea e al Milan, l’ex giocatore del Parma è riuscito a segnare 45 reti in 116 presenze. Non può essere considerato un flop, ma tenendo di conto della cifra spesa da Moratti (ben 37 milioni di euro), il rendimento di Hernan Crespo è stato inferiore alle aspettative. Con la maglia nerazzurra ha vinto 3 Scudetti e 4 Supercoppe Italiane.

Dejan Stankovic 03/04

Nel mercato invernale del 2004, per 4 milioni di euro più un certo Goran Pandev, arrivò Dejan Stankovic sotto richiesta di Alberto Zaccheroni. Il centrocampista serbo ha fatto le fortune di molti allenatori all’Inter, fino al ritiro nell’estate del 2013. L’attuale 39enne è stato protagonista di molte vittorie, tra cui quella del Triplete con Mourinho: nel suo palmarès nerazzurro troviamo una Champions League, 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe e un Mondiale per Club. Le sue 326 presenze e i suoi 42 goal sono un lieto ricordo per ogni tifoso nerazzurro.

Sinisa Mihajlovic 04/05

Nell’estate del 2004, l’allora 35enne Sinisa Mihajlovic, passò a parametro zero dalla Lazio all’Inter, dove vi rimase fino al 2006, anno del suo ritiro dal calcio giocato. La storia d’amore è continuata negli anni successivi, con il serbo nei panni di vice allenatore di Roberto Mancini. Il difensore mancino ha chiuso la carriera con 43 presenze e 6 reti con la maglia nerazzurra. Memorabile il “pari o dispari” con Adriano per decidere chi dovesse battere un calcio di punizione.

Goran Pandev 09/10

L’ultimo grande acquisto risale al gennaio del 2010, quando Goran Pandev riuscì a liberarsi del contratto con la Lazio di Lotito per approdare, non senza polemiche burocratiche tra le due società, alla corte di Mourinho. Alla vincita del Triplete ha contribuito anche il macedone che, alternandosi con il giovane Balotteli, è risultato decisivo per il raggiungimento dello storico traguardo. L’attuale attaccante del Genoa ha chiuso gli anni in nerazzurro con 69 presenze, 8 reti segnate, una Champions League, uno Scudetto, 2 Coppe Italia, una Supercoppa e un Mondiale per Club. Ricordiamo che il passaggio all’Inter è stato un ritorno per il macedone, che si è calcisticamente formato nelle giovanili della società milanese.




Il punto sul Benevento: news, mercato e ultime dai campi

La situazione:

Continua il periodo difficile del Benevento che, dopo la fondamentale vittoria contro il Crotone, ha perso tre partite consecutive contro Inter, Fiorentina e Cagliari. I 15 punti di distanza tra le Streghe e il 17° posto cominciano a pesare e il sogno salvezza si sta affievolendo partita dopo partita. Il prossimo appuntamento per gli uomini di De Zerbi sarà il match contro la Lazio all’Olimpico, in programma sabato 31 marzo alle h. 15.00.

Il mercato:

Continua il corteggiamento dell’Inter e del Torino per Sandro: il centrocampista brasiliano, nonostante abbia già detto di non avere problemi a rimanere al Benevento anche in Serie B, difficilmente rinuncerà alla chimata dei nerazzurri o dei granata. Anche Enrico Brignola si è conquistato molte attenzioni: secondo quanto riprotato da calciomercato.com, l’attaccante avrebbe attirato l’interesse di Inter, Napoli e Roma, con gli azzurri in netto vantaggio sulle altre due contendenti.

Le ultime dai campi:

Ieri pomeriggio sono ripresi gli allenamento per preparare la sfida contro la squadra di Inzaghi: i giallorossi, privi dei nazionali Brignola, Parigini, Djimsiti e Tosca, hanno svolto un lavoro atletico ed esercitazioni tecnico-tattiche a tema con partitella finale. Si è fermato Sagna che è alle prese con un risentimento muscolare: l’ex City è stato sottoposto alle varie terapie con trattamenti specifici. In giornata verrà sottoposto ad ulteriori esami.

 




Sampdoria, campionato altalenante: quali sono le motivazioni?

Dopo una partenza bruciante, che ha fatto sprecare fin da subito i paragoni con l’Atalanta dell’anno precedente, la Sampdoria di Giampaolo difficilmente riuscirà ad arrivare a partecipare all’Europa League la prossima stagione: l’attuale 7° posto in classifica (condiviso proprio con i bergamaschi), e il Milan a 6 punti di vantaggio, complica il cammino europeo della squadra blucerchiata che, considerando anche il calendario non semplice, dovrà compiere un mezzo miracolo per riuscire a scavalcare i rossoneri. La squadra di Ferrero viene da due pesanti sconfitte rimediate contro Inter (5-0) e Crotone (4-1) che hanno sollevato molti dubbi per Giampaolo, pronto “ad azzerare le gerarchie. Dovevamo capire che queste sfide possono determinare un cammino diverso: evidentemente non siamo all’altezza”. Cosa è successo alla Sampdoria di inizio campionato e cosa non ha funzionato?

Troppe sconfitte: 10

Dieci sconfitte sono evidentemente troppe per riuscire ad arrivare a un obiettivo tanto ambizioso: soprattutto le ultime due sono state quelle decisive, che hanno permesso al Milan di allungare in classifica e continuare a sperare nel sogno Champions League. Continuando a guardare il calendario dei blucerchiati, l’origine del rammarico non è difficile da trovare: il 3-2 subito contro il Benevento era evitabile, così come lo 0-1 del Sassuolo al Ferraris e il 3-0 in casa del Bologna. Comparando le statistiche con l’Atalanta dello scorso anno, dopo 28 partite i nerazzurri avevano raccolto 52 punti (ben 8 in più della Samp) e 8 sconfitte. Legato alla questione delle troppe partite perse, c’è il problema della difesa: i blucerchiati hanno la peggior retroguardia delle prime 13 squadre in classifica, con ben 43 goal subiti. Sicuramente tre centrali in rosa (senza contare il giovane Andersen) non sono sufficenti e manca una figura di spicco che possa giocare con Ferrari.

Continuità

Nel calendario della Samp, si può notare come gli uomini di Giampaolo siano riusciti a vincere tre partite di fila solamente in un occasione: a cavallo tra ottobre e novembre, Quagliarella e compagni hanno sconfitto Chievo Verona, Genoa e Juventus, per poi conquistare solamente un punto nelle cinque partite successive. Senza una certa continuità, arrivare ai piani alti della classifica è impossibile. Paragonando i risultati con quelli dell’Atalanta 16/17, risalta subito agli occhi un filotto di sei e uno di quattor successi consecutivi della squadra di Gasperini. A cosa può essere dovuta la mancanza di questa continuità? Difficile da dire. A detta di Giampaolo sono mancate le motivazioni giuste e la squadra non era all’altezza dell’obiettivo che fino a un mese fa sembrava essere alla portata. Per concludere, bisogna dare anche i giusti meriti al Milan di Gattuso, che è riuscito a scalare la classifica con una continuità che non era ipotizzabile fino a poco tempo fa e che ha sorpreso anche la società di Ferrero.




Chievo Verona, che cosa succede? I motivi di una crisi

Cinque punti nelle ultime quattordici partite e un pericolosissimo 17° posto in classifica, a soli tre punti dall’Hellas e uno dal Crotone: è questo il terribile bilancio del Chievo Verona di Maran, ingarbugliato in una crisi cominciata ad inizio dicembre con il 5-0 inflitto dall’Inter. Dopo quella partita, i clivensi hanno reagito d’orgoglio pareggiando a reti bianche contro la Roma, per poi staccare completamente la spina e raccogliere ben dieci sconfitte (tra cui quelle contro Crotone, Hellas e Benevento), un pareggio e una vittoria. Che la decima stagione consecutiva in Serie A possa essere l’ultima per i gialloblu? Cosa può essere successo a una squadra che a inizio campionato pareva in salute e con un tasso tecnico maggiore rispetto alle dirette concorrenti?

I numeri in attacco:

I clivensi hanno il 4° peggior attacco del campionato: con i soli 25 goal segnati (quanti i cugini dell’Hellas), hanno fatto meglio solo del Sassuolo (18), del Benevento (19) e del Genoa (21). Il problema viene subito a galla dando un occhio alle statistiche: il capocannoniere, cioè Roberto Inglese, è a quota 9 goal, mentre sotto ci sono una serie di giocatori che sono andati in rete due volte. Quindi, oltre all’attaccante italiano, Maran non è riuscito a trovare una punta che riesca a segnare con una certa costanza: i vari Pucciarelli (2 goal), Stepinski (2 goal), Meggiorni (0 goal) e Pellissier (1 goal), hanno superato tutti almeno le 13 presenze e quindi hanno avuto la possibilità di far coppia con il futuro giocatore del Napoli e trovarci un po’ di feeling. Oltre a doversi salvare, la squadra di Campedelli dovrà pensare anche a un sostituto degno di Inglese per la prossima stagione. Al momento, sembra però poter contare ancora su di lui.

I numeri in difesa:

L’esperta difesa del Chievo, rinfrescata dalla presenza di Bani e Tomovic, è ancora il punto forte di questa squadra, nonostante i risultati ottenuti negli ultimi tre mesi: con i 47 goal subiti, i ragazzi di Maran sono la 15° difesa del campionato, facendo meglio di tutte le altre dirette concorrenti alla corsa salvezza (Benevento, Hellas, Crotone, SPAL e Sasssuolo). Maran è riuscito ad alternare bene Gamberini e Dainelli con i compagni, provando in più occasioni, e anche con discreti risultati, la difesa a 5 al posto di quella a 4. E’ vero che considerando i numeri degli anni passati e dell’inizio del campionato si nota una parabola discendente, ma la mancanza di risultati positivi e la pressione delle squadre dietro ai gialloblu, può comprensibilmente portare a uno stato emotivo non lucido. Il problema non sembra essere tanto nelle retrovie, quanto in un centrocampo fuori forma e un attacco sterile.

Un centrocampo sottotono:

Tralasciando Giaccherini, che è arrivato a gennaio proprio con la motivazione di rendere brillantezza al centrocampo, Maran si è trovato in difficoltà a costruire una vera idea di gioco. Lo specchio del reparto potrebbe essere la stagione anonima di Birsa, sempre protagonista nella stagioni passate e silenzioso e poco esuberante nell’arco di questo campionato. I soli 2 goal segnati non bastano a soddisfare le prestazioni che la società si aspetta da un giocatore con le sue qualità.




Roma, le parole di Di Francesco nel post partita

Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport al termine del match contro il Crotone: “La squadra sta crescendo, lo abbiamo dimostrato specie nel primo tempo dove non era facile entrare nella loro area di rigore. Siamo arrivati al gol con una bellissima manovra, nel secondo tempo ce la siamo complicati un pò in un campo che non ci ha aiutato e siamo stati un pò troppo superficiali. Quando tu vuoi giocare a calcio e cerchi di giocare la palla a terra prendi qualche rischio, è stato bravo Alisson a chiudere lo specchio della porta. Sono contento di avere il portiere brasiliano, con lo Shakhtar si è riposato. Mi aspetto maggiore continuità durante la gara e nel forzare alcune manovre orizzontali, siamo stati pazienti e potevamo sfruttare qualche contropiede. Pellegrini? Ha ancora grandi margini di miglioramento. Qua devo essere bravo io, devono giocare sempre con la voglia di divertirsi come si deve fare anche in Champions. Se tu non scendi in campo per giocare a calcio fai fatica in qualunque partita”.




Roma e Juve, chi evitare in Champions League?

Venerdì 16 marzo, alle ore 12.00, verranno sorteggiati a Nyon i quarti di finale di Champions League, la competizione più affascinante del mondo. Dopo ben 11 anni, l’Italia porterà alle urne ben due squadre tra le 8 più forti d’Europa: l’ultima volta, nell’edizione 2006/07, proprio la Roma e il Milan raggiunsero questo traguardo superando rispettivamente Lione e Celtic negli ottavi di finale. Alle sei squadra già qualificate, ieri sera si sono aggiunte Bayern Monaco e Barcellona, che vanno a completare il quadro delle 8 finaliste. Andiamo ad analizzare le possibili avversarie di Juventus e Roma.

Tra le tre spagnole, le due inglesi e quella tedesca, inutile nascondere che l’avversario più debole è senz’altro il Siviglia di Montella, ma attenzione a sottovalutare l’ex allenatore del Milan: contro il Manchester United ha dimostrato di potersela giocare contro chiunque, sia a livello tecnico che a livello tattico. Con il passare del tempo la squadra sta cercando una continuità che tarda ad arrivare, ma l’imprevidibilità del gioco è alle stelle.

Prima di arrivare alle ‘fantasctiche quattro’ troviamo il Liverpool di Klopp. I Reds, negli ottavi di finale, hanno eliminato il Porto grazie al clamoroso 5-0 rifilato in casa dei Dragoes e il successivo 0-0 ad Anfield. Rispetto alle altre squadre, sono un gradino più in basso sia per esperienza che per qualità, ma l’attacco Mane–Firmino–Salah può far male a qualsiasi squadra.

 

Arriviamo infine alle altre quattro finaliste: Bayern Monaco, Manchester City, Barcellona e Real Madrid. Difficile scegliere quali tra queste formazioni potrebbe essere la più pericolosa e quale la più abbordabile. Sulla carta, il Bayern Monaco sembrerebbe avere qualcosa in meno, ma la possibilità di concentrarsi unicamente sulla Champions League non è da sottovalutare: i bavaresi hanno già il campionato in cassaforte e tutte le forze possono essere concentrate in Europa. Di fondo, stesso discorso per il Real Madrid: i Blancos, non al 100% della forma, non hanno più la possibilità di vincere il campionato e Cristiano Ronaldo ha in testa solo la Champions League.
Per concludere, Barcellona e Manchester City sono in una forma strepitosa e hanno un meccanismo di gioco quasi perfetto. Entrambe dominatrici dei rispettivi campionati, saranno una macchina da guerra difficile da fermare.

 

 




Sampdoria-Inter: probabili formazioni, radiocronaca e dove vederla in tv e streaming

I match della domenica, validi per la 29° giornata di Serie A, saranno aperti dalla sfida delle 12.30 tra Sampdoria e Inter. I blucerchiati arrivano da una pesante sconfitta rimediata per 4-1 in casa del Crotone, costata tre punti di distanza dal Milan al 6° posto. Momento di ripresa per l’Inter che, dopo la vittoria sul Benevento, ha fermato sullo 0-0 il Napoli di Sarri ed è in piena corsa alla zona Champions League.

Le probabili formazioni di Sampdoria-Inter

Giampaolo dovrà fare a meno dello squalificato Linetty, che verrà sostituito dal rientrante Praet, titolare dopo due mesi di assenza. Qualche dubbio sulla condizione di Bereszynski e Sala, anche se il polacco dovrebbe giocare dal 1′. Confermato Ramirez dietro le punte. Solito dilemma a centrocampo per Spalletti, che sembra intenzionato a confermare Gagliardini e Brozovic, mentre si prospetta una panchina per Rafinha. In attacco, confermato il capitano Icardi.

Probabile formazione Sampdoria (4-3-1-2): Viviano; Bereszynski, Silvestre, Ferrari, Murru; Barreto, Torreira, Praet; Ramirez; Quagliarella, Zapata. Allenatore: Giampaolo
Probabile formazione Inter (4-2-3-1): Handanovic; Cancelo, Skriniar, Miranda, D’Ambrosio; Gagliardini, Vecino; Perisic, Brozovic, Candreva; Icardi. Allenatore: Spalletti

Radiocronaca Sampdoria-Inter

La radiocronaca di Sampdoria-Inter verrà trasmessa da RadioGoal24 sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle 12.15.

Dove vedere in TV e streaming Sampdoria-Inter

La gara verrà trasmessa in differita sui canali a pagamento di Sky e Mediaset Premium. Per chi, invece, vorrà vedere la gara in streaming potrà usufruire del servizio offerto dalle applicazioni Sky Go e Premium Play.




Inter, la parabola discendente. La stagione nerazzurra vista dalle dichiarazioni di Spalletti

“Se sono più tranquillo per l’obiettivo Champions dopo questo risultato? In certi momenti abbiamo la faccia tosta di esserci con intensità, in altri lasciamo palla agli avversari, non riusciamo ad avere continuità, non so cosa succederà nella prossima partita. Io non sono convinto che l’Inter abbia tutta quella qualità di cui si parla, per andare a giocare nella metà campo avversaria servono certe doti. Noi abbiamo fatto un pessimo periodo, ma in generale non abbiamo mai giocato un grandissimo calcio.”

Con queste dichiarazioni, Luciano Spalletti ha scosso l’ambiente dell’Inter dopo il pareggio per 0-0 contro il Napoli. Cosa avrà voluto dire l’allenatore? Voleva spronare la squadra o criticare velatamente (ma nemmeno troppo) la società nerazzurra? Proviamo a ripercorrere le tappe della stagione tramite le parole del mister di Certaldo.

Conferenza stampa al termine del match Napoli-Inter 21/10/17

L’Inter si presenta allo scontro contro il Napoli da imbattuta e seconda in classifica, dietro solo agli Azzurri. Il match termina 0-0, con una prestazione della squadra di Sarri nettamente superiore a quella vista allo stadio San Siro nel match di ritorno.
“Oggi abbiamo fatto una buonissima partita, che poteva essere giocata anche meglio. A questi calciatori vanno fatti i complimenti. Continuano a dirci che siamo fortunati, ma la vera fortuna per me è allenare questi calciatori. Pian piano ve ne accorgerete…Sanno fare il loro mestiere, sanno dove vogliono andare e oggi sono venuti qui a giocare una buonissima partita. Inter da scudetto? Noi ci sentiamo forti, ma abbiamo ancora molto da crescere: dobbiamo guardare partita dopo partita”

L’allenatore dell’Inter, nonostante i suoi abbiano giocato oggettivamente a un livello inferiore di quello visto domenica scorsa, è sembrato soddisfatto della prestazione di squadra. Probabilmente, era convinto che, con il passare del tempo, i giocatori avrebbero continuato ad avere una crescita esponenziale, come si era potuto osservare nei primi due mesi di gestione spallettiana.

Conferenza stampa prima del match Juventus-Inter 09/12/17

“Ora abbiamo una precisa identità e sappiamo che possiamo competere a questi livelli. Per raggiungere i nostri obiettivi serviranno tanti punti e ogni partita deve essere l’occasione per portarne a casa. Ecco perché andiamo a Torino per vincere.”

E al termine della partita, finita 0-0: “Vedo molti dispiaciuti per questa prima sconfitta che tarda ad arrivare come se pensassero che sia un incantesimo da spezzare per far tornare nuovamente il cigno un brutto anatroccolo… Sappiamo però che per adesso la fiaba è un’altra. E’ quella in cui sono i gufi a diventare colombe. Noi siamo passati da quelli che c’avevano culo a quelli che devono vincere il campionato. Le due cose non vanno d’accordo.”

Parole forte quelle del tecnico toscano, quasi l’antitesi di quelle rilasciate domenica sera dopo lo 0-0 con i partenopei. Dichiarazioni anche comprensibili, considerando che dopo la sfida con i bianconeri, l’Inter è rimasta alla testa della classifica, conquistata la giornata precedente grazie proprio alla Juventus, vincente in casa del Napoli. Con il senno di poi, sono state affermazioni azzardate?

Al termine del match contro il Pordenone in Coppa Italia, vinto solamente ai rigori, Spalletti ‘attacca’ la società, rea di creare aspettative troppo alte. Dopo quella partita, inizierà la crisi dell’Inter:
“Secondo me bisogna fare attenzione, credo che fino a quando la società non presenterà le vere intenzioni che ha, su come agire in questo mercato, dovremmo fare tutti un po’ di silenzio. Creare quelle aspettative che si sono create prima dell’inizio del campionato, avere la sfiducia che c’era in base ai nomi di cui si era parlato, non fa bene ai tifosi, ai calciatori, all’Inter e ai risultati. Di conseguenza se mi chiedete chi voglio, ve li dico. Voglio Segio Ramos, Iniesta e Sanchez. Quelli che hanno pedalato fino ad ora hanno portato primi in classifica l’Inter, ci vuole rispetto”. (15/10/17)

L’ultima frase del 59enne è emblematica.

Dopo la crisi nerazzurra, decorata da 3 sconfitte e 5 pareggi consecutivi, Spalletti attacca un’altra volta i dirigenti nerazurri
“Consiglierei al presidente di creare una terza squadra, quella virtuale da far allenare ai dirigenti. Prenderemo provvedimenti fra di noi, ne parlerò col presidente. Perché poi dentro lo spogliatoio ci sono io. Siamo terzi e si parla di rivoluzione. Se scrivete dei nomi, vuol dire che qualcuno ve li dice.” (16/02/17)

Nelle dichiarazioni dell’allenatore è impossibile non notare una parabola discendete, che si frantuma al suolo con le aperte critiche dei mister ai giocatori, risalenti a qualche giorno fa. Spalletti, dal difendere società e squadra, ha screditato prima la società, e poi anche la squadra. Semplice sfogo del momento, o dichiarazioni mirate ha spronare e correggere il comportamento della società e le motivazioni dei giocatori? L’ex allenatore della Roma ha perso la pazienza o ha voluto dare un segnale forte, per far invertire la rotta di tutta l’Inter, facendo capire che non è così che si costruisce una grande squadra?
In un momento decisivo della stagione, a dieci giornate dal termine del campionato e con una corsa Champions più accesa che mai, è difficile trovare una spiegazione non tanto alle parole di Spalletti (più che comprensibili), ma del perchè abbia volute sputarle fuori adesso, soprattutto dopo un match in cui l’Inter non ha concesso nemmeno un tiro in porta a una squadra come il Napoli. Sicuramente, avrà avuto le sue buone ragioni.




Juventus, le parole di Allegri nel post partita

Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport al termine del match contro l’Udiense: “Non abbiamo fatto ancora niente, la stagione finisce a maggio. Mercoledì abbiamo superato il turno in Champions, oggi abbiamo battuto l’Udinese e ora pensiamo all’Atalanta. Oggi abbiamo sofferto un po’ all’inizio, ma poi possiamo solo fare i complimenti alla squadra che ha giocato bene. Dybala? Sta crescendo, ha fatto bene. I due gol di Roma e Londra hanno dato una bella spinta mentale. Anche Higuain sta facendo bene, anche se oggi ha sbagliato il rigore, ha dato la palla a Dybala per il 2-0. Mercoledì c’è un’altra partita da vincere, perché il Napoli è lì e bisogna pensare all’Atalanta. I rigori di Higuain? Ne hanno sbagliati due a testa lui e Dybala. Adesso non ne sbaglieranno più. Giocare prima del Napoli? Oggi giocare alle 15 mi ha fatto piacere, così oggi si cena con calma. Stasera guarderò la partita sperando che il Napoli non faccia risultato, è normale che sia così, visto che siamo in lotta con loro. Real Madrid in Champions? Assolutamente no. Il Real Madrid è la candidata numero uno a vincere la Champions League, visto che in campionato sono arretrati. In Champions poi sanno gestire al meglio le gare. L’inglese? No, non sto neanche studiando”.

 

 

 

 




Milan, dove può arrivare la squadra di Gattuso?

Con la sconfitta contro l’Arsenal, dopo aver visto un Milan diverso da quello di qualche mese fa, si può ora come ora fantasticare sulla una sua ipotetica e potenziale posizione in classifica a fine campionato. La squadra rossonera, grazie soprattutto all’aiuto del mister Gattuso, ha trovato una vera e propria identità da “squadra”. Oltre alla mentalità, il tecnico è riuscito anche con molta umiltà a cucirgli addosso un gioco tattico che gli dona a pennello oggettivamente. Non a caso, adesso il Milan si trova a dover gareggiare su tre fronti: Coppa Italia, Europa League e campionato. Si deve però sottolineare che per la squadra di Gattuso ogni competizione si presenta molto ostica: la finale in Coppa Italia vede come sua avversaria la Juventus di Allegri,  mentre la qualificazione ai quarti di Europa League, dopo uno 0-2 in casa contro l’Arsenal, sembrerebbe sempre di più sfumarsi. Per quanto riguarda il campionato, la corsa Champions è ancora molto lunga e dovrà vedersela con altre due grandi come Lazio e Inter. La sconfitta contro la squadra di Wenger è la prima nel 2018 per i rossoneri, e dire che arriva proprio nel momento più bello non è del tutto sbagliato visti i 19 punti nelle ultime sette giornate di Serie A. Le squadre che vogliono fare il decisivo salto di qualità non possono fare questi passi falsi: qui non si parla della sconfitta in sé per sé contro l’Arsenal, dato che sulla carta non si presentava una sfida facilissima per i rossoneri, ma più che altro per la prestazione che hanno avuto in campo gli uomini di Gattuso. Un Milan spento, stanco e scarico quello di ieri in Europa League, dove passati i primi minuti di vari corner e azioni d’attacco non è riuscito più ad entrare in gara. Inoltre, si sono viste tutte le debolezze offensive poiché anche Cutrone non è riuscito a dare il suo meglio e non è riuscito ad essere decisivo durante la gara. Anche le azioni dei fantasisti Suso e Calhanoglu sembrerebbero essere sterili quando il giovane centravanti rossonero è “assente”in aria di rigore. Tutti questi sono aspetti che il mister rivaluterà e correggerà da qui in avanti,  visto che spesso le sconfitte per quanto brutte servono proprio a questo: capire i propri difetti e riuscire a eliminarli tutti. Si può dire, infatti, che da oggi in poi si apre un altra fase per il Milan, dove dovrà ripartire più forte di prima in tutti gli aspetti se vuole tornare a sognare in grande in ottica quarto posto.