Il Parma parte in ritiro con il protocollo non valido

Il Parma parte in ritiro con il protocollo non valido

Il Parma oggi partirà per il ritiro attenendosi al primo protocollo, che però sappiamo non è stato approvato dal Comitato Tecnico Scientifico e quindi i ducali potranno allenarsi solo in solitudine e non in via collettiva. La Gazzetta dello Sport riporta come ieri i calciatori ducali siano stati in contatto telefonico tutto il giorno per decidere se far partire il ritiro oppure no, ed alla fine si è deciso per iniziare il raduno a Collecchio, in attesa che qualcuno si prendi la responsabilità di definire il futuro del campionato. Per l’organizzazione del ritiro la dirigenza ducale è stata attenta ed ha minuziosamente pianificato tutti gli aspetti del ritiro, dallo svolgimento degli allenamenti fino ai pasti per ogni singolo dipendente; la mossa del Parma da una parte potrebbe mettere pressione ai decisori, dall’altra rischia di compromettere l’immagine unitaria della Lega, che sta cercando in tutti i modi di ammorbidire la posizione del Governo e del Ministro Spadafora. Intanto da oggi riparte il paese, mentre per il mondo del calcio ancora nessuna novità e pianificazione, intanto nel resto d’Europa si va verso la ripresa. L’unica ufficialità è che non si ripartirà prima del 14 giugno, dato che nel nuovo decreto vi è il divieto di qualsiasi genere di manifestazione sportiva fino a quella data.


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Serie A: club di Emilia Romagna e Napoli si alleneranno dal 4 Maggio

Serie A: club di Emilia Romagna e Napoli riprendono gli allenamenti il 4 Maggio

I quattro club emiliani di Serie A, ovvero SpalSassuoloBologna Parma il 4 maggio potranno tornare ad allenarsi, nonostante sia appena iniziata la fase 2 Coronavirus. A dare l’ufficialità l’ordinanza firmata da Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna che ha rilasciato queste dichiarazioni:  “È consentito l’allenamento in forma individuale di atleti professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento in strutture a porte chiuse, anche per gli atleti di discipline sportive non individuali”.

Oltre a questi club anche il Napoli sembra essere intenzionato a far riprendere gli allenamenti ai propri tesserati. In tal senso nel pomeriggio è attesa una conferenza stampa del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che affronterà anche il tema legato alla ripresa agonistica.

A tal proposito il club di Aurelio De Laurentiis è sempre stato favorevole a riprendere quanto prima gli allenamenti.

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Via libera di Bonaccini: Bologna, Parma, Spal e Sassuolo potranno allenarsi

Via libera di Bonaccini: Bologna, Parma, Spal e Sassuolo potranno allenarsi Dal 4 maggio

Adesso è ufficiale: Bologna, Parma, Spal e Sassuolo potranno allenarsi dal 4 maggio. Come si legge su Tuttosport, il presidente della regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha firmato la nuova ordinanza le cui disposizioni si applicano a tutto il territorio regionale: sarà consentito da lunedì prossimo l’allenamento in forma individuale anche per atleti di discipline sportive non individuali in strutture a porte chiuse nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento.

Andiamo a leggere il punto dell’ordinanza relativo allo sport: È consentito l’allenamento in forma individuale di atleti professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento in strutture a porte chiuse, anche per gli atleti di discipline sportive non individuali”.

Immediatamente salta all’occhio l’ennesima differenza di vedute tra politici dello stesso Governo: mentre il Premier Conte prepara la ripresa degli allenamenti per il 18 maggio, Il Ministro dello Sport Spadafora smentisce il suo Presidente del Consiglio sottolineando che sono alte le probabilità che entro il 18 maggio possa addirittura arrivare lo stop definitivo alla stagione 2019/2020, infine arriva il Presidente della regione Emilia-Romagna a smentire entrambi permettendo a quattro squadre di ricominciare ad allenarsi il 4 maggio. C’è confusione, tanta, fin troppa. Chi decide? Ma soprattutto quanto influisce Gravina come presidente della FIGC? Poco a quanto sembra, o forse tanto, ma in tal caso se ne starebbe lavando le mani…

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Calciomercato e non solo: tutti le incognite della Serie A dopo il 30 giugno

Calciomercato, questione stipendi…quante incognite nella Serie A che cerca una soluzione per ricominciare. Il calcio italiano ha l’obbligo di trovare soluzioni efficaci ed intelligenti per evitare di cadere in un burrone giuridico che rischia di inghiottire le relative certezze di questi tempi pieni di affanni. Dal 1° luglio, infatti, con chi giocheranno i calciatori col contratto in scadenza? E quelli in prestito da chi verranno pagati? La maggior parte delle squadre di Serie A ha in casa problemi di questo tipo, secondo La Gazzetta dello Sport.

Il calciomercato si prospetta ingarbugliato. Che dire di Mertens? Il belga non ha ancora rinnovato con il Napoli e dal 30 giugno in poi è in teoria libero di giocare con chi meglio ritiene. Ovvio, è un caso limite, ma non inverosimile. Alla stessa stregua il Milan che sta pensando di rinnovare il contratto a Ibrahimovic, rischia di restare in mezzo al guado. Situazione diversa per i romanisti Smalling e Mkhitaryan, per i quali la Roma ha strappato un accordo, rispettivamente con Manchester United e Arsenal, per il prolungamento del prestito oltre il 30 giugno. Capitolo Kulusevski: a luglio vestirà ancora la maglia del Parma o sarà già a Torino?

Per non dimenticare, poi, la spina degli stipendi. Molte società in queste settimane hanno dialogato coi giocatori per dilazionare il pagamento degli emolumenti da febbraio in poi o per concordare eventuali tagli. Un braccio di ferro pericoloso che alla lunga ha portato a molti rinvii.

Nel calderone dei problemi ci sono anche le date del mercato. Su questo argomento la Fifa, all’inizio della tempesta, ha parlato di una finestra unica da luglio a fine gennaio. Qualcuno si è illuso che ci fossero le porte aperte ad un maxi mercato. Poi, la correzione di Infantino e dei suoi collaboratori ha chiarito che le singole federazioni dovranno delimitare i tempi delle contrattazioni, per evitare pericolose sovrapposizioni con il campionato in corso. Ma questo è il punto dolente: quando si avranno le idee più chiare sulla sfera agonistica e su quella contrattuale? Per ora regna la confusione

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Faggiano: “Ventidue giocatori al parco ma no al centro sportivo, perché?”

Faggiano: “Ventidue giocatori al parco ma no al centro sportivo, perché?”

Daniele Faggiano, formidabile DS del Parma, ha rilasciato una lunga intervista a TuttoMercatoWeb nella quale ha toccato numerosi temi delicati riguardo il mondo del calcio: la ripresa degli allenamenti, il mercato che verrà, le sue scelte come direttore sportivo e molto altro. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Direttore, come trascorre questo periodo?
Guardo partite, sto in contatto con tutti al telefono. E poi ci sono film, le serie tv. Ho visto La Casa di Carta e Vis a Vis. E guardo con piacere il Commissario Montalbano. Guarderò anche l’Allenatore nel Pallone 2, anche se il primo era un’altra cosa”.

E i rapporti con la squadra e lo staff tecnico?
I rapporti con tutti ci sono sempre, seppure al telefono. Ovviamente manca il contatto quotidiano, di persona, con la squadra e l’allenatore. Anche se i ragazzi non possono allenarsi al centro sportivo”.

Non le sembra strana la decisione del Governo? Niente allenamenti al centro sportivo il 4 maggio con la Fase 2, ma si può correre per strada. E qualche altro sport può riprendere gli allenamenti…
Secondo me, senza particolari problematiche, si potrebbero fare allenare i calciatori un’ora a testa al centro sportivo. Ma magari noi che facciamo calcio e non ci occupiamo delle epidemie, sottovalutiamo altri problemi che Spadafora e chi deve prendere le decisioni hanno sicuramente valutato. Ventidue giocatori possono andare al parco separati ognuno per conto proprio e con le misure di sicurezza a correre, ma non al centro sportivo. Anche se qui a Parma il sindaco ha chiuso i parchi fino al 17 maggio. Ovviamente andare al parco qui è diverso rispetto a Palermo, Lecce o Napoli dove l’epidemia sta avendo un livello di contagio differente”.

Lei è per la ripresa del campionato?
Sono per il bene di tutti per la sicurezza. Sono per il fare, non per la confusione. Siamo pronti a tutto, ma prima sappiamo e meglio è”.

Qualcuno è tornato a casa, vedi De Ligt che è andato in Olanda. Come legge questa partenza?
Se qualche giocatore fa delle scelte ne risponde lui e ovviamente la società di appartenenza. Per quanto riguarda noi, la maggior parte dei nostri calciatori è a Parma”.

Quali conseguenze per il prossimo calciomercato? I danni economici derivanti da questa situazione potrebbero essere notevoli.
Usciremo con le ossa rotte. Sarà un mercato ridimensionato, di fantasia e tanti prestiti. Non sarà semplice”.

E gli incontri di mercato? Difficile ipotizzare che si facciano gli ultimi tre giorni in hotel.
Ci adegueremo a tutto… Si potrà fare ugualmente stando distanti. Sicuramente gli ultimi giorni bisognerà fare meno possibile, anche se non è facile”.

Proverà a prendere Giovinco?
Chi non lo vorrebbe? Se n’era parlato ma se guardavamo il bilancio a gennaio, figuriamoci adesso. Il calciatore non si discute. Però non è facile…”.

Che campionato è stato per il Parma?
Quello che speravamo, dimostrando di crescere piano piano. Certo, se avessimo ottenuto i tre punti contro la SPAL… “.

Una partita surreale, con l’incertezza di giocare sino al fischio d’inizio rimandato.
Quella partita non è da tenere in considerazione, è un brutto allenamento. Ti prepari, fai pranzo alle nove, ti dicono di non giocare e poi giochi. Senza quel rigore sarebbe finita 0-0. Sono contento per Di Biagio, un po’ meno per me”.

Ha fortemente voluto Kulusevski, che la prossima stagione andrà alla Juve. È pronto?
Siamo stati bravi. Sia io che il mister eravamo decisi. L’allenatore ci ha messo del suo a farlo giocare in più ruoli. Ha sempre fatto bene. Può crescere, deve trovarsi a suo agio, ma ha voglia di lavorare e arrivare. E in più ha talento. Alla Juve quando hai queste caratteristiche ti fanno crescere e ti accolgono a braccia aperte”.

Lei di scoperte se ne intende. Ciccio Caputo è una sua creatura dai tempi del Noicattaro.
Ci sentiamo spesso. C’è un rapporto stretto. Avevo fatto di tutto per prenderlo dall’Entella. Poi ci ho riprovato quando era all’Empoli, ma i costi erano eccessivi”.

Oltreché per i gol, è balzato agli onori della cronaca per quel messaggio di speranza: andrà tutto bene.
Poche righe, un piccolo grande gesto. Quel cartello parlava a nome di tutti: calciatori, allenatori e dirigenti. Dalla Serie A ai dilettanti”.

E lei dove si vede il prossimo anno? È stato accostato alla Roma e ad altri club.
Mi vedo al Parma. Le voci fanno piacere,ma da altre parti ci sono amici che lavorano e per me l’amicizia è sacra. Resto al Parma”.

Trapani in difficoltà, anche con gli stipendi pagati in ritardo rispetto alla scadenza del 16 marzo. È stata la sua creatura, un miracolo sportivo per anni. Che effetto le fa?
Non conosco i discorsi fuori dal campo. Parlo della classifica e mi dispiace, perché sono un tifoso del Trapani. So quanto ci tenevano Castori e tutto l’ambiente a fare bene”.

Dubbi sulla ripresa della Serie A per il protocollo sanitario. In B sembra utopia poter riprendere.
Se è difficile in Serie A… però parlano tutti ed escono sempre molte date. Non è un discorso facile. Mi auguro ci sia chiarezza, in un senso o nell’altro”.

L’uomo mercato della B?
Sono contento che si sia messo in mostra Pettinari, lo avevo avuto a Siena. Deve ancora dimostrare completamente il suo valore. In B ci sono tanti calciatori bravi, ma Pettinari da parte mia merita una menzione a parte”.

 

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Instagram, Cannavaro si racconta tra Parma, Inter e Juve

Fabio Cannavaro si è raccontato nel corso di una diretta Instagram con lo YouTuber ‘Er Faina’, ripercorrendo le tappe più significative della sua carriera. Ecco gli aneddoti del campione del mondo ed attuale allenatore.

Parma

“Sono andato via troppo presto”, ha raccontato Cannavaro a proposito del suo addio al Napoli e l’approdo al Parma. “La società aveva problemi economici e ricordo ancora oggi che Ferlaino mi chiamò e mi disse che se non avessi accettato il Parma, ed io ero vicino a rifiutare, il Napoli sarebbe fallito il giorno dopo. Mi diede questa responsabilità ed io dovetti accettare. A Parma ho fatto poi sette anni incredibili nei quali ci siamo tolti tante soddisfazioni. Era una squadra di ragazzi eccezionali in un ambiente divertente”.

Inter

Dal Parma all’Inter dove Cannavaro non si trovò subito bene: “Ho il rammarico di essere andato via sul più bello. Ho sofferto tanto all’Inter, ho anche pensato di smettere con il calcio. Sono stato quasi un anno e mezzo con una frattura nella tibia che mi ha condizionato. Ogni volta che mettevo il piede a terra era come avere una coltellata. Dovevo fermarmi e non lo feci, fu un errore”. Ma anche bei ricordi, come l’esordio a San Siro: “Non posso dimenticare la prima volta a San Siro, Cuper mi fece partire dalla panchina ma quando entrai ci fu un boato. Moratti mi disse che una cosa così l’aveva sentita solo per Ronaldo, c’erano quindi grandissime aspettative. Venivo da sette anni a Parma ed ero già capitano della Nazionale, fallire mi dava fastidio ma poi decisi di tornare solo quando sarei stato bene. Iniziai un lavoro personalizzato, ma dopo tanta sofferenza mi dissero che sarei stato ceduto alla Juventus”.

E in bianconero, come noto, una doppia esperienza con tre annate al Real Madrid di mezzo: “Il rammarico legato alla Juve è che successe tutto quello che è successo dopo due anni nei quali avevo fatto delle prestazioni paurose. Il rammarico è non potermi godere due Scudetti che sul campo ci siamo sudati”, ha ammesso l’ex difensore a proposito di Calciopoli. “Abbiamo dato il massimo, sofferto, gioito, e poi era una squadra talmente forte che quando successe tutto quel casino nessuno voleva crederci, io per primo”. Poi la Juventus doveva vendere e Cannavaro andò in Spagna: “In quel momento la Juve doveva vendere, doveva liberarsi di alcuni giocatori con stipendi importanti. Vendettero me ed Emerson al Real Madrid e Thuram e Zambrotta al Barcellona. Cedettero anche Ibrahimovic e Vieira all’Inter. Chi è rimasto in Serie B ha fatto un qualcosa di eccezionale, ha riportato la Juve dove merita. Quando uno va a giocare alla Juventus capisce la differenza tra giocare a calcio e vincere. Lì capisci che sono anni luce avanti a tutti”.

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Ma Kulusevski li vale 44 milioni? Asprilla ci ride su

Asprilla: “se Kulusevski vale 44 milioni, io ne valevo 300!”

Faustino Asprilla torna a far parlare di sé, e questa volta non lo fa per un gol o per un’accelerazione bruciante, ma lo fa per le dichiarazioni rilasciate a La Gazzetta dello Sport. Durante l’intervista ha parlato del calcio italiano, del paragone con Duvan Zapata, del nuovo corso dell’Atalanta e dell’acquisto di Dejan Kulusevski da parte della Juventus.

su Kulusevski“Bel talento, ma considerando il denaro che gira non mi sorprendo del prezzo. Se lui costa così tanto, allora io ne valevo 300!”

sul calcio italiano: «Negli ultimi anni abbiamo assistito al dominio assoluto dei bianconeri, la situazione era diventata noiosa. E pure in Colombia, onestamente, si stava perdendo un po’ di interesse verso l’Italia. Quest’anno era tutto diverso: se si dovesse riprendere, punterei sulla Lazio. Meriterebbe lo scudetto».

sull’Atalanta e sul paragone con Zapata: L’Atalanta non è ancora ai livelli del mio Parma, ma ci siamo vicini. Contro il Valencia sembrava un allenamento. È una squadra in continua crescita. Io come Zapata? Perché no. È definitivamente esploso, ha un potenziale enorme”.

Le parole di Faustino Asprilla, a metà tra opinione e scherzo, hanno riportato alla luce una vecchia polemica che ha riacceso più dubbi in molti tifosi bianconeri: ma Dejan Kulusevski li vale 44 milioni? In quale ruolo può tornare utile in bianconero? Le risposte forse l’ha già date Roberto D’Aversa, tecnico del Parma e attuale allenatore di Kulusevski, che nel post gara del match contro la Juve rispose così alle due domande: “Vi garantisco che è veramente forte dal punto di vista tecnico, perché abbina quantità e qualità. Ha margini di miglioramento importanti, nelle ultime due partite ha giocato in maniera frenetica, come se volesse dimostrare il suo valore. Deve continuare a giocare in modo spensierato. Pur partendo in posizione esterna, deve giocare dentro al campo. Ha l’assist, l’attacco della profondità, è bravo a giocare tra le linee. Credo che la Juve l’abbia preso per fare il trequartista, ma in futuro potrà fare anche la mezz’ala”. Pertanto la risposta è sì, Kulusevski li vale davvero quei soldi. Li vale perché è un classe 2000, perché ha soli diciannove anni già decide le partite ed è pilastro di una squadra importante come il Parma, perché sa giocare in più ruoli e sappiamo come nel calcio moderno la polivalenza sia un’arma importante, perché abbina fisicità, tecnica e velocità, e non meno importante il fatto che li valga perché in 23 partite ha segnato 5 gol e siglato 7 assist.

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Quando Cassano rescisse col Parma

Quando Cassano rescisse col Parma

Ho rescisso col Parma e ora sto meglio, ci ho pensato tutta la notte. Ho deciso di chiudere il rapporto dopo una presa per il culo durata sette mesi; sono stanco, ho deciso di lasciare tutto. Non ce l’ho con i tifosi di Parma, con i miei compagni e con chi lavora, ma con chi ha fatto un disastro dopo che avevamo fatto del Parma un giochino perfetto. Ci sto rimettendo quattro milioni di euro di stipendi, ma non sono i soldi il problema. Non lo sono per me: la cosa brutta è che ci sono persone che guadagnano molto meno e non prendono un euro da 7 mesi o, in alcuni casi, da un anno. Ogni volta ci dicevano che ci avrebbero pagato domani e il giorno dopo ci ripetevano domani: basta, non ce la facevo più, questa situazione di agonia era insostenibile“, tuonò Cassano dall’amico Pierluigi Pardo in diretta su Italia 1, a Tiki Taka, in quel lontano 26 gennaio del 2015. Ma andiamo per gradi…

Il 25 gennaio del 2015 si giocò un Parma-Cesena in un Tardini infuocato, 20ª giornata di quella Serie A, ed i gialloblù persero malamente lo scontro salvezza tra ultima e penultima per 1-2 facendosi distanziare dal Cesena di ben nove lunghezze in classifica, rimanendo fermi all’ultimo posto con 3 miseri punti e certi ormai della retrocessione a fine stagione. Ma non fu retrocessione, andò anche peggio: nell’estate del 2014 al Parma sesto in classifica con Donadoni in panchina fu negato l’accesso in Europa League per problemi finanziari legati ad alcuni pagamenti IRPEF non in regola, da lì iniziò un’escalation di guai finanziari e passaggi di società da uno sciacallo all’altro che culminò con il fallimento del club il 19 marzo del 2015.

Già a novembre 2014, cioè due mesi prima di quel famigerato Parma-Cesena del 25/01/2015, venne scoperchiato il vaso di Pandora: i giornali cominciarono a scrivere che il patron gialloblù Tommaso Gherardi non pagava ai calciatori gli stipendi da luglio, che il Parma sarebbe stato penalizzato di due o tre punti in classifica, che i giocatori avrebbero minacciato lo sciopero e che la società gialloblù aveva uno scoperto debitorio di oltre 60 milioni di euro. La squadra successivamente si radunò, i calciatori decisero di giocare unicamente per la maglia e per i tifosi, giurando di non abbandonare il club e provarlo a salvare in tutti i modi sul campo… ma ci fu chi tradì secondo il capitano Lucarelli.

Eravamo tutti d’accordo sulla messa in mora, compreso Cassano. Qualcosa però andò storto. Dopo l’allenamento Antonio, dalla distribuzione delle casacche, capì che non sarebbe stato titolare in partita, così pensò bene di rilasciare un’intervista in cui denunciò la situazione dei mancati pagamenti. Peccato che soltanto il giorno prima mi avesse garantito che non avrebbe parlato. Non disse nulla a nessuno, fece la cosa per puro tornaconto personale. Voleva andare via e per questo fece nuovamente casino. La domenica, avvenne il patatrac. Io andai in tribuna perché squalificato, lui in panchina perché Donadoni aveva deciso così da giorni. I tifosi al Tardini, però, videro la scelta del mister come una punizione per la denuncia fatta da Cassano e così iniziarono a invocarlo. Ma ciò che mi fece letteralmente perdere la testa fu quando lo vidi andare sotto la Curva Nord a fine partita, una cosa che lui si era sempre rifiutato di fare al termine di ogni gara. Questa volta, perché gli tornava utile, andò a parlare con i tifosi, quando vidi quella scena, non capii più nulla. Partii dalla tribuna saltando i gradini quattro a quattro, mi fiondai nello spogliatoio, sentii gridare Mirante: ‘È inutile che fai il fenomeno’. Proprio quello che mi serviva per chiudere definitivamente la vena e lanciarmi verso il compagno che aveva tradito la nostra fiducia. Feci in tempo a urlargli: ’Sei un bastardo’. Poi intervenne Luca Bucci, il nostro preparatore dei portieri, sollevandomi di netto e portandomi dentro alle docce. Tirai un cazzotto talmente forte da staccare il doccino, ma fui marcato stretto e non mi mossi da lì per un quarto d’ora. Giusto il tempo di permettere a Cassano di andarsene. Di lì a poco avrebbe rescisso”, così parlò capitan Lucarelli in un’intervista nel 2018.

Trattato come un figlio sin da subito, i tifosi non perdonarono mai a Cassano di aver abbandonato la nave proprio mentre affondava, in special modo a lui che era uno dei leader tecnici di quella squadra. Fantantonio ha sempre abituato il mondo del calcio alle cosiddette “cassanate”, ma quel prematuro addio in quel difficile momento storico per il club fu visto dai tifosi come un oltraggio alla maglia e alla storia del club. Cassano, proprio lui voltò le spalle ai tifosi gialloblù, lui che fu accolto a Parma come un re, dopo che Walter Mazzarri lo scaricò dall’Inter… e non che numericamente non abbia poi ripagato i ducali avendo segnato 18 gol e siglato 10 assist in 56 presenze (con la ciliegina del ritorno nelle coppe europee dopo anni, poi negato al Parma per i debiti). Ma quella rescissione con annessa fuga da Parma, poche ore più tardi del chiarimento a fine partita con la Curva Nord, sarà per sempre una macchia indelebile sul bel rapporto che si creò tra il club gialloblù,  i tifosi ducali ed Antonio Cassano nel giro di appena un anno e mezzo…

 

(dati Wikipedia e Transfermarkt)

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




I 5 migliori Parma degli ultimi vent’anni

I 5 migliori Parma degli ultimi vent’anni

In quel di Parma si sono scritte sicuramente numerosissime pagine di grande calcio. Tra il ‘90 e il ‘00 soprattutto il Parma ha vissuto annate magiche condite da moltissimi trofei nazionali ed internazionali, noi abbiamo scelto di presentare invece le cinque migliori annate dell’ultimo ventennio (dal 1999-00 al 2019-20)!

1999-2000

Il Parma del 1999-2000 fu reduce dalla pazzesca annata precedente in cui vinse Coppa Italia e Coppa UEFA, classificandosi quarta in campionato sotto la guida di Malesani. Sicuramente la Champions League e la Coppa UEFA nel 99-00 non furono granché soddisfacenti, ma i gialloblù centrarono comunque il quinto posto in campionato (quarti a pari merito con l’Inter ma sconfitti allo spareggio) e vinsero la Supercoppa Italiana per 2-1 contro il Milan a San Siro. Quel Parma in estate salutò big come Chiesa, Veron, Sensini e Fiore, che furono Sostituiti dai giovani Di Vaio, Ortega e Paolo Cannavaro tutti e tre provenienti dalla Serie B, oltre che dai colpi Ousmane Dabo e Marcio Amoroso. Fu particolarmente azzeccata l’intuizione di prendere Marco Di Vaio dalla Serie B, visto che il ragazzo allora ventiduenne segnò 56 gol in 3 stagioni. Dabo e Ortega non ebbero certo lo stesso impatto di Di Vaio.

2000-2001

I gialloblù del presidente Tanzi continuarono a rivoluzionare la rosa anche nell’estate del 2000: furono ceduti per cifre importanti Hernan Crespo (alla Lazio per 57 milioni), Mario Stanic (al Chelsea per 8,5 milioni) e Dino Baggio (anch’esso alla Lazio per 7,5 milioni). In entrata quell’anno il Parma ricevette Conceição, Almeyda e Sensini (di ritorno dopo una sola stagione alla Lazio) nell’ambito dell’affare Crespo, in più arrivarono Lamouchi e Micoud dalla Ligue 1, M’Boma dalla Serie B, un giovanissimo Amauri dal Bellinzona, Serena in prestito dall’Inter e l’attaccante Milosevic dal Saragozza per ben 25 milioni di euro. Conceição, Almeyda e Micoud ebbero un ottimo impatto disputando una grande stagione, mentre Milosevic fu un flop da soli 8 gol in stagione. La stagione si concluse con un quarto posto in campionato che valse il ritorno del Parma in Champions League, mentre una sconfitta col PSV fermò i ducali agli ottavi in Coppa UEFA e la Fiorentina gli soffiò la Coppa Italia in finale nel doppio confronto. Quella stagione vide l’esonero del tecnico Malesani, l’addio per eccessivo stress dopo poche settimane da parte di Arrigo Sacchi e la chiamata di Ulivieri che sistemò le cose.

2002-2003

Dopo una difficile stagione 2001-2002 terminata al decimo posto, che però portò in bacheca una Coppa Italia, il Parma nell’estate del 2002 decise di ripartire in panchina con Cesare Prandelli. Nonostante i sanguinosi addii sul mercato di giocatori come Micoud, Cannavaro, Sensini, Laursen, Almeyda e Di Vaio, il Parma riuscì ad azzeccare le mosse in entrata acquistando alcuni calciatori che si rivelarono veri e propri crack: fu molto buono il rendimento dei nuovi Diana, Barone ed Emanuele Filippini, ma il vero upgrade si ebbe con Daniele Bonera, Mark Bresciano, Adrian Mutu, Alberto Gilardino e l’Imperatore Adriano (quest’ultimo in prestito dall’Inter). Prandelli riportò la squadra in quinta posizione ma perse di misura la Supercoppa Italiana contro la Juventus per 2-1, in Europa invece si fermò due volte al secondo turno (sia in Champions che in UEFA). Adriano e Mutu formarono una coppia inarrestabile, si classificarono entrambi terzi nella classifica marcatori segando 16 gol ciascuno.

2013-2014

Dopo diverse stagioni difficili, complice la discesa in Serie B della stagione 2007-08, con Donadoni alla guida i gialloblù tornarono ad assaporare posizioni d’alta classifica. La stagione 2013-2014 vide il Parma posizionarsi sesto e centrare il ritorno in Europa League (ex Coppa UEFA) che però saltò perché il Parma venne escluso dalle coppe europee a causa del mancato ottenimento della licenza UEFA, gli subentrò il Torino. Il Parma del 2013-2014 fece poco Di rilevante sul mercato in realtà, se non salutare l’attaccante Belfodil in direzione Inter ed acquistare Cassani, Felipe, Parolo e Cassano. Proprio Antonio Cassano ebbe un ottimo impatto al livello di numeri coi gialloblù, in appena un anno e mezzo disputò 56 presenze, segnando 18 gol e siglando 9 assist, ma con i tifosi fu guerra aperta dopo una furiosa lite a fine gara con la curva, con tanto di rescissione dal club il giorno subito dopo per la questione del mancato pagamento degli stipendi. Un altro giocatore dal rendimento molto alto quell’anno fu Marco Parolo che si ripeté anche nella stagione successiva diventando rapidamente un idolo della tifoseria: in appena due stagioni Parolo arrivò ad indossare la fascia di capitano, disputando 75 presenze e segnando 11 gol.

2018-2019

Una menzione va fatta anche al Parma della scorsa stagione, quando i ragazzi guidati da Roberto D’Aversa centrarono una salvezza tranquilla al ritorno in Serie A dopo il fallimento e la risalita dai dilettanti, stazionando per qualche giornata anche in zona coppe. In estate il DS Faggiano decise di optare per acquisti di una certa esperienza, così da non temere il salto in massima categoria e affrontare le difficoltà con giocatori che ne hanno viste di tutti i colori: arrivarono a parametro zero Gobbi, Gervinho e Bruno Alves, in più furono acquistati Kucka, Biabiany, Gagliolo, Grassi e Inglese. La stagione si concluse con un quattordicesimo posto e il duo formato da D’Aversa e Faggiano misero le basi per l’ottima stagione di questa stagione.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Parma, parla il direttore sportivo Faggiano: “non bisogna allenarsi!”

Parma, parla il direttore sportivo Faggiano: “non bisogna allenarsi!”

Il direttore sportivo del Parma, Faggiano, ha rilasciato un’intervista a Tuttomercatoweb radio, attraverso la quale si è espresso sull’attualità concernente la nostra Serie A, dalla ripresa del campionato e le varie strade percorribili, passando per la solidarietà del mondo del calcio, le preoccupazioni dei calciatori e dello staff e l’eventualità che anche quest’ultimi possano sacrificare parte dello stipendio, chiudendo con il  rischio e la pericolosità di ricominciare ad allenarsi. Ecco le sue parole:

Sulla solidarietà:
“Abbiamo una società che ci tiene al territorio. Siamo stati i primi a decidere una sottoscrizione all’ospedale del Parma. Ne faremo altre. Al momento però con i giocatori ci sentiamo da casa. Non è semplice però”.

Sullo stato d’animo e la preoccupazione dei calciatori:
“Abbiamo fatto fatica, spiegargli di stare fermi a casa è stata dura. Poi ci siamo organizzati in diversi modi. Stiamo cercando di ovviare a delle criticità. Il centro sportivo è chiuso, lo stiamo disinfettando e vedremo come andrà. Tutta questa fretta di iniziare il campionato, che riscontro in qualche squadra, non la capisco. Ora viene prima la salute. L’emergenza andrà avanti ancora per un bel po’, non è semplice andare avanti. Dobbiamo stare attenti e non farci prendere dalla smania di tornare in campo”.

Sulla scadenza dei contratti:
“Si troverà sicuramente. E’ una situazione particolare, cambia tutto. Le date non esistono più. Ci sarà buonsenso, a partite dai giocatori in prestito. Non è una cosa voluta da noi. Ci vuole un passo da parte di tutti, per concludere la stagione”.

L’eventualità che si possano chiedere dei sacrifici economici ai calciatori:
“Per ora meglio pensare alla salute. Il ragionamento può essere giusto, ma per ora non se ne parla. Prioritaria al momento è la salute dei calciatori, di tutti noi. Poi troveremo delle soluzioni”.

Le varie ipotesi sulla ripresa del campionato di Serie A.:
“Se non si potesse andare avanti, non credo sarebbe giusto bloccare la classifica come è ora. Io andrei ad oltranza. Quando sarà possibile tornare alla normalità, anche a porte chiuse, si deve tornare a giocare. E rimodulare tutti i calendari futuri. E’ giusto che finisca il campionato. Mi dispiace sentire di squadre che vogliono tornare ad allenarsi prima. Ci sono squadre come la nostra che sono in situazione di insicurezza totale. Non si capisce la situazione”.

 

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?