Scaloni, CT Argentina: “Lautaro e Messi insieme al Barça? Meglio per noi”

Scaloni, CT Argentina: “Lautaro e Messi insieme al Barça? Meglio per noi”

Lionel Scaloni ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di El Larguero. Il CT dell’Argentina ha parlato del possibile arrivo di Lautaro Martinez al Barcellona a fianco di Messi. Andiamo a vedere uno stralcio di ciò che ha detto il CT dell’Argentina:

Scaloni commenta il possibile trasferimento di Lautaro Martinez al Barcellona: “L’Inter è un grande club e non sarà facile portarlo via. Ha giocato bene insieme a Messi in Nazionale e per noi è un bene che giochino più tempo insieme. Poi c’è Suarez e bisogna capire se Setien ha intenzione di giocare con il tridente. Lautaro è giovane, di grande prospettiva e ha una straordinaria forza di volontà. È un attaccante moderno, come Haaland. Somiglia molto a Suarez, non si danno mai per vinti, si muovono continuamente, è il giocatore che tutti vorrebbero avere”.

Il CT dell’Argentina non ha potuto non commentare il suo miglior calciatore della Nazionale, Leo Messi: “È il miglior giocatore della storia; quando non ci sarà più, ci pentiremo di non poterlo più vedere. In Argentina è amatissimo; io lo vedo in allenamento, vedo le cose che fa, ha ancora tanto da dare”.

Scaloni ha poi detto la sua circa la questione del se Lautaro si sposerebbe bene con i compagni di reparto e se avrebbe sufficiente minutaggio: “Giocare con Messi, Griezmann e Suarez? Si può sempre fare se c’è sacrificio da parte dei giocatori”.

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Inter, il punto sull’attacco

Inter, il punto sull’attacco

Dopo il rinnovo di Mertens con il Napoli, Gianluca di Marzio ci spiega le prossime mosse dei nerazzurri in attacco: “l’Inter può intensificare i contatti con Edison Cavani. L’uruguaiano del PSG ha un ingaggio alto ma arriverebbe a Milano a parametro zero. Cavani era già stato contattato dall’Inter nei giorni scorsi.

In uscita, Lautaro Martinez. La trattativa col Barcellona resta sempre molto viva e procede tra alti e bassi: contatti in ogni caso costanti ma c’è ancora della distanza sulla cifra cash che il club spagnolo offre ai nerazzurri. Il Barcellona, infatti, non pagherà l’intera clausola di 111 milioni di euro per arrivare all’attaccante argentino e vuole inserire almeno una contropartita (ad ora Junior Firpo più di Semedo). Nulla di imminente, la forbice sulle rispettive valutazioni resta tutta da limare. Va comunque detto che Junior Firpo sarebbe una contropartita molto utile nello scacchiere di Conte, data la sua capacità di giocare anche come esterno di centrocampo (ruolo che ricopriva al Betis) e per il fatto che la fascia sinistra nerazzurra per la prossima stagione costituisce un rebus (Biraghi tornerà alla Fiorentina e Dalbert all’Inter, ma difficilmente rimarrà)

Attenzione anche ad Alexis Sanchez. Il cileno vuole giocarsi le sue carte nel finale di stagione per provare a convincere i dirigenti nerazzurri a confermarlo nella prossima stagione.

 

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Inter, Vidal fuori dalla trattativa per Lautaro, ma resta un obiettivo

Inter, Vidal fuori dalla trattativa per Lautaro, ma resta un obiettivo

Proseguono costantemente i contatti tra la dirigenza dell’Inter e quella del Barcellona per trovare un accordo che possa accontentare tutte le parti in causa. I nerazzurri hanno una priorità: no contropartite, solo cash. Il Barcellona ha provato più volte ad inserire contropartite nella trattativa, ma l’Inter ha sempre rifiutato, nonostante alcuni di questi giocatori siano degli obiettivi di mercato dei nerazzurri, come Arturo Vidal. L’arrivo del cileno a Milano è comunque legato alla trattativa di Lautaro Martinez, se si trovasse un accordo per l’argentino il Barcellona potrebbe andare incontro alle richieste dell’Inter. La dirigenza nerazzurra valuta l’ex centrocampista della Juventus circa 10 milioni di euro, anche perché il suo contratto scade nel 2021, ed a febbraio potrebbe firmare per qualsiasi squadra; così l’Inter potrebbe anche decidere di aspettare Vidal fino a febbraio, magari tenendo anche Lautaro Martinez in rosa, ma al momento sono solo supposizioni. In ogni caso Antonio Conte spinge per avere uno dei suoi pupilli, che è peraltro un tipo di centrocampista che manca all’interno della rosa dell’Inter

 


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Rakitic: “Non rientro nella trattativa di Lautaro ma se arrivasse sarei felice”

Rakitic: “Non rientro nella trattativa di Lautaro ma se arrivasse sarei felice”

Il centrocampista del Barcellona Ivan Rakitic in un’intervista a RadioCope ha parlato della ripresa in Germania, di mercato e della situazione in Spagna:

“È triste che non ci sia pubblico e che ci siano metri di distanza tra i giocatori in panchina. Ma penso che tutto sia andato bene. Ho parlato con diversi colleghi, anche con Neuer. Ora hanno un bel vantaggio su di noi, ma è bello che siano tornati in campo, è la cosa più emozionante. Anche per noi è stato speciale tornare ad allenarci, finalmente ci sentiamo di nuovo dei calciatori e possiamo divertirci tutti insieme. Abbiamo fatto un lavoro sul campo, ma ci sono alcune regole da seguire. Paura? No, al massimo rispetto delle regole, ci vuole tempo per capire come si evolve la situazione. Non ci fermiamo per chiacchierare e ci facciamo la doccia a casa.
Mi sono allenato molto in questi 2 mesi, mi sento bene. Quello che conta è riprendere senza che ci siano timori, non fa differenza una settimana in più o in meno”

Il giocatore croato ha parlato inevitabilmente anche di mercato: “La situazione è la stessa da 2-3 anni, io penso solo a lavorare bene con i miei compagni e giocare ad alti livelli. Il resto vedremo, di certo ho voglia di giocare. Sono tranquillo, sto bene qui e anche la mia famiglia. Le voci? Ci sono abituato, non è una novità. Naturalmente mi sarebbe piaciuto che il presidente o Abidal avessero smentito. Con Bartomeu non ho ancora parlato. Una chiamata non cambia la situazione, ma sarebbe bello avere qualche chiarimento. Non ho pensieri negativi ora, penso solo ad allenarmi. Io la chiave per Lautaro? Non ho avuto nessuna notizia dalla dirigenza. Se dovesse venire sarei contento ma non ho un ruolo nella vicenda”.


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Napoli-Mertens, la storia continua. Per il rinnovo manca solo la firma!

Napoli-Mertens, la storia continua. Per il rinnovo manca solo la firma!

Pochi giorni fa sembrava davvero cosa fatta il passaggio di Dries Mertens dal Napoli all’Inter. Le cose, però, sembrano essere cambiate radicalmente, al punto che mancherebbe soltanto l’ufficialità per il rinnovo dell’attaccante belga con il club di Aurelio De Laurentiis che ieri lo avrebbe contattato personalmente per rassicurarlo sul contratto. Pare che “Ciro” abbia accettato la proposta fattagli dal Presidente, avendo dato comunque sempre priorità al Napoli. In verità l’accordo con l’Inter era già pronto come scrive la Gazzetta dello Sport e mancavano davvero solo le firme per un biennale con scadenza 2022 a 4 milioni di euro più bonus, 2.5 solo alla firma. Fatto sta che il Napoli ha pareggiato l’offerta e a quel punto Mertens, che percepirà gli stessi soldi che avrebbe preso all’Inter, ha semplicemente accettato decidendo, presumibilmente, di chiudere la carriera all’ombra del Vesuvio.

Importante, o meglio, fondamentale la mediazione di mister Gattuso che ha fatto del sano “pressing” sia alla società che al calciatore affinché la storia non finisse con la naturale scadenza del contratto. Il Napoli ha in mente anche un futuro dietro la scrivania per il calciatore belga che entrerebbe a far parte della dirigenza partenopea.

Con la maglia del Napoli Mertens ha fatto realmente la storia segnando 121 gol in 309 presenze, eguagliando il record di Marek Hamsik. La stagione migliore del classe ’87 è stata senza dubbio quella 2016/17 nella quale ha segnato ben 34 reti in 46 partite considerando tutte le competizioni.

 


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Questa dovrebbe essere la settimana decisiva per Lautaro e Pjanic

Questa dovrebbe essere la settimana decisiva per Lautaro e Pjanic

Il Mundo Deportivo è sicuro: questa sarà la settimana decisiva per stabilire il futuro di Lautaro Martinez e Pjanic. Entrambi i giocatori, se ne parla da settimane, sono due obiettivi del Barcellona. Quali sono le posizioni dell’Inter e della Juventus? I nerazzurri, giustamente, sono restii ad accettare un qualsivoglia scambio o l’inserimento di contropartite al fine di abbassare il prezzo del cartellino dell’attaccante argentino. Marotta ha ragione, Lautaro non è in scadenza, è giovane e viene dalla sua miglior stagione in Europa, perché venderlo se non per un’offerta irrinunciabile? Per la Juventus invece la situazione è diversa: Pjanic può partire, ma i bianconeri vogliono Arthur e nessun altro, Sarri ha bisogno di nuova linfa a centrocampo e rinunciare al bosniaco per arrivare a Semedo o ad Umtiti non è nell’interesse del club. I blaugrana stanno provando anche a mettere sul piatto Rakitic e Vidal, che sono due profili più funzionali al centrocampo della Juventus, ma entrambi i giocatori sono in scadenza nel 2021, il che rende il loro valore di mercato decisamente inferiore a quello di Pjanic, che ha un contratto con i bianconeri fino al 2023. A queste condizioni sembra abbastanza fisiologico che le due squadre italiane stiano cercando di resistere alla pressioni del Barcellona, hanno il coltello dalla parte del manico e non c’è motivo di andare incontro ad una rivale in campo europeo. Tanti soldi per Lautaro, Arthur per Pjanic, le italiane al momento non si muovo di un centimetro.

 

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Inter, il “metodo Zhang” tra polemiche con la Lega e misure di sicurezza

Inter, il “metodo Zhang” tra polemiche con la Lega e misure di sicurezza

Una settimana di lavoro individuale ad Appiano Gentile e poi tutta la nuova fase di tamponi e test sierologici ai quali giocatori, dirigenti e staff tecnico sono stati sottoposti. Responso: non c’è un positivo. È quello che più comunemente si chiama “metodo Zhang”. Ovvero: sotto le dipendenze dell’Inter non sgarra proprio nessuno. Già abituato con Suning a far fronte al Covid-19 sul territorio cinese, già abituato a cambiare abitudini e approccio al prossimo, già abituato alla salita vertiginosa della curva epidemica da coronavirus, il giovane presidente dell’Inter fin dal principio ha alzato il tono verso la Lega e poi messo l’intero ecosistema nerazzurro in isolamento.

Zero margine, smartworking e ogni tipo di contatto neutralizzato. Solo così è stato possibile mantenere il numero di positivi a zero. Nessuno ha rischiato nulla in casa Inter e oggi i risultati si vedono anche alla Pinetina. Le dichiarazioni aspre dell’ad Marotta danno continuità alla linea dura portata avanti dalla proprietà. Se non esistono garanzie e davanti a linee guida improponibili, la società non ne vuole sapere di esporre i propri dipendenti e tesserati. Perciò il protocollo la Lega ha dovuto rivederlo con la Federazione che, ieri sera, ha dato l’ok per l’ennesimo invio al Governo, pronto a sua volta a girarlo in mattinata al Cts. Tra poco sapremo se la macchina avrà modo di attivarsi per davvero, fino alla sperata (per molti) ripartenza della stagione.

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Inter, Massimo Moratti scrive una lettera ai tifosi nerazzurri

Inter, Massimo Moratti scrive una lettera ai tifosi nerazzurri

Inter – La giornata di oggi 16 maggio rievoca per i colori nerazzurri dolci ricordi: il compleanno di Massimo Moratti e l’ultimo scudetto. L’ex presidente dell’Inter compie 75 anni, di cui 16 da presidente del club.

Nonostante sia il suo compleanno, è stato proprio l’ex presidente nerazzurro ha fare un regalo ai sostenitori interisti. In occasione della rubrica Letters to Inter è comparsa una toccante lettera proprio di Massimo Moratti sul sito ufficiale della società interista:

“Non ho mai perso il sonno prima delle partite più importanti ma spesso, quasi sempre, l’Inter è stato l’ultimo mio pensiero prima di addormentarmi. Un pensiero dolce, fatto di fantasie di campo: tratteggiavo nella mente azioni e possibili giocate dei nostri campioni. Ragionamenti da tifoso, rilassanti. Poi, la mattina, si passava alla dimensione più pratica: scelte, decisioni, impegni. La responsabilità di guidare la società è sempre stata accompagnata dal sentimento nei confronti di questi colori. E nonostante fossi consapevole che dai risultati dipendeva anche la felicità di tanti tifosi, non ho mai vissuto il mio ruolo come un peso, come qualcosa di faticoso. È vero, le sconfitte fanno più male di quanto facciano bene le vittorie, perché sono più dure da dimenticare. Però ho sempre guardato avanti con fiducia. E alle partite ho sempre cercato di esserci: allo stadio non sei solo, in qualche modo puoi cercare di allentare la tensione confrontandoti con gli altri, il contesto aiuta a distrarti un po’ da quello che è il senso della partita. Seguirle da casa, invece, mi ha sempre costretto a sofferenze extra: intanto perché ti dispiace non essere sul posto. E poi perché non hai nessuno con cui condividere, con cui arrabbiarti. Paradossalmente, arrivavo persino a prendermela con il presidente, quando le cose non andavano bene, come avrebbe fatto un qualsiasi tifoso appassionato, pur sapendo benissimo che il presidente ero io.

Se mi sono mai arrabbiato veramente? In qualche circostanza, devo ammetterlo, sì. E penso che l’arrabbiatura più grossa, quella in cui mi sono fatto sentire perché pensavo fosse doveroso e necessario, sia stata quella dopo l’eliminazione per mano del Manchester United nella Champions League del 2009. Si è sempre pronti ad accettare che non si vinca, ma avevo capito che era il momento di fare un salto, uno scatto. Tutto aiuta a crescere. Il derby dell’agosto 2009 lo ricordo perché, al di là della partita meravigliosa e dei gol bellissimi, era una sfida che arrivava dopo un avvio complicato: sconfitta nella Supercoppa, pareggio con il Bari. Era la prima di Sneijder: vidi una squadra forte, con una consapevolezza maggiore. Quello che sogna il tifoso: un gruppo conscio della propria forza. I derby che ti ricordi di più, però, sono quelli più sofferti. Quello di ritorno, quell’anno, è stato a suo modo straordinario. A fine primo tempo eravamo avanti 1-0 ma sotto di un uomo. C’era una tensione altissima allo stadio, percepivo il nervosismo dei giocatori. Volevo essere d’aiuto, pensavo che la mia presenza negli spogliatoi potesse dare un segnale di vicinanza ai giocatori. È una cosa che non ho fatto spesso, anzi raramente. Arrivato giù, mi sono trovato di fronte una scena che non mi aspettavo: i calciatori erano tranquilli, seduti. Al centro della stanza, José Mourinho. Non avevo altro da fare che rimanere in silenzio ad ascoltare le sue indicazioni. Precise, utili. Di natura tattica, per sopravvivere all’inferiorità numerica. E motivanti: “Vedrete, avremo l’occasione per fare il secondo gol”.

Kiev e Londra sono state due tappe fondamentali di quella cavalcata. In Ucraina non andai. Avevamo di fronte quel Shevchenko che ci aveva sempre dato parecchio fastidio. Era importante non commettere gli errori del passato: a Kiev avevamo già lasciato una qualificazione qualche anno prima. Il finale di quella partita resta memorabile, con lo zampino di Diego Milito in entrambi i gol. Bravo, quel ragazzo… Con il Chelsea, invece, è stata la vera prova di maturità. Di Barcellona-Inter si ricorda spesso il fischio finale, la mia esultanza ricomposta subito nel saluto al presidente del Barcellona. Ma qualche minuto prima, senza gli occhi addosso delle telecamere, era successo qualcos’altro. Ho sentito una fitta al cuore. Il tempo si è fermato. Non ho percepito più alcun rumore. Ho visto l’arbitro fare un passo, girarsi e indicare la punizione. Solo in quel momento il tempo ha ricominciato a scorrere, i colori sono tornati. Alla mia destra Joan Laporta era scattato in piedi, esultante. Io, seduto. Gli ho afferrato il braccio sinistro: Lo hanno annullato”, gli ho detto. Sì, il gol di Bojan era stato annullato.ù

Era un gruppo bello, unito, fatto di gente per bene. Penso a Chivu e al suo infortunio terribile. Il dottor Combi fu fondamentale nell’accorgersi della situazione, il ragazzo poi reagì alla grande e fu coraggioso a tornare in campo in poco tempo. Segnali importanti. Come quelli che dava Maicon, ad ogni partita: quando l’abbiamo preso non pensavamo potesse diventare così forte, è sempre stato il nostro attaccante aggiunto, impressionante. Dieci anni fa, oggi, viaggiavo verso Siena carico di speranza. Come i nostri tifosi. Sapevo che sarebbe stata una battaglia, su un campo piccolo, in uno stadio che conoscevamo bene. È stato un bel compleanno, non c’è che dire: sofferto, ma entusiasmante. E c’era ancora da mettere l’ultimo mattone, quello di Madrid. Alle persone che non ci sono più e alle quali hai voluto bene pensi spesso. Nel mio caso capitava e capita ancora oggi. E mentre si avvicinava la sfida del Bernabeu, mentre Milito segnava i due gol, mentre tutto aveva il suo compimento, ho pensato con forza a tre persone.

A Peppino Prisco, alle sue frecciate che diventavano definizioni, così sinteticamente spiritoso, così interista. A Giacinto: provavo un dispiacere sordo, perché lui meritava di vedere quei trionfi. Mi mancavano le chiacchierate con lui, mi mancava chiedergli consigli sui giocatori da acquistare. Mi mancava tutto. A papà Angelo. Sono sempre stato collegato a lui. Lui mi ha insegnato tutto, ha formato il mio modo di pensare. È stato inevitabile dedicare a lui il sorriso più dolce. E nel suo ricordo ho lasciato che fosse mio figlio a portare la coppa a Milano. Io, al fischio finale al Bernabeu, ero solamente felice. Ho provato una gioia piena, completa.

Con Mourinho ci siamo incontrati due giorni dopo: l’ho invitato a cena a casa mia, a Milano. Gli ho fatto trovare un discreto centrotavola: la Champions League, nella quale entrava alla perfezione un regalo straordinario, il mio nipotino nato da poco. È stata una serata piacevolissima, di grande affetto, nella quale ci siamo detti quel segreto di cui tutti parlavano ma che noi non avevamo mai affrontato prima, perché era giusto così. Tutto questo succedeva 10 anni fa. Non sono svaniti i ricordi, non sono sbiadite le emozioni. Alla guida dell’Inter, ora, c’è una famiglia che ha la stessa nostra passione. Steven Zhang mi ha più volte ribadito il suo orgoglio nell’essere il presidente di questo club: è giovane, intelligente e sensibile. Ed è interista. C’è una sola parola che può descrivere al meglio gli interisti: innamorati. Ne abbiamo tutte le qualità, i difetti e i pregi. Il nostro è un amore incondizionato per i colori nerazzurri. Sarà così per sempre”.


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Inter, Materazzi: “Mourinho un fenomeno. Che discorso al Camp Nou!”

Inter, Materazzi: “Mourinho un fenomeno. Che discorso al Camp Nou!”

Inter – Le dirette Instagram tra ex calciatori durante la quarantena sono diventate dei veri e propri appuntamenti fissi, specie quelle di Christian Vieri. Questa volta ospite è stato l’ex nerazzurro Marco Materazzi che ha parlato di tanti argomenti, specie legati all’anno del Triplete, del quale ricorre il decennale, diretto da Josè Mourinho.

Il portoghese era un fenomeno. Il primo giorno arrivò alla Pinetina, non volava una mosca perché tutti avevano il terrore ma lui ci disse ‘Oh, ma potete anche ridere!’.Da lì è stato uno spasso, sembrava un sergente e spesso ti ammazzava, ma si è creata grande empatia tanto che nessuno si è mai permesso di pensare qualcosa di diverso da lui. Una volta disse ad Adriano ‘Tu non giochi più’, perché era tornato tardi da una serata. La partita dopo titolare in un derby con il Milan, fece una grande prestazione. Dopo una partita persa a Catania ci fu uno dei momenti più difficili, prese di mira soprattutto Balotelli. Poi una volta se la prese con Toldo che non giocava mai, gli disse ‘Francesco non sei più lo stesso!‘. E lui rispose: ‘È vero, mister!‘. Dopo tutto questo andammo a Londra col Chelsea e giocammo alla grande. Facevamo degli allenamenti bellissimi, eravamo organizzati oltre che forti. La società gli mise a disposizione una squadra straordinaria e lui mise mano dove doveva”.

“Personalmente ero legato a Mourinho per il rapporto, perché io giocavo pochissimo ma sapevo di avere un’età dove dovevo gestirmi e mettermi a disposizione del gruppo. Pur non giocando, il lunedì andavo con entusiasmo all’allenamento e questo ti fa alzare il livello. Ognuno voleva vincere anche le partitelle 3 contro 3, questo fa la differenza perché vai a giocare con entusiasmo contro squadre che, a livello tecnico, già erano inferiori. Noi giocavamo a Roma con la Lazio in campionato e vincevamo 2-0, lui si girò e disse ‘Bella la finale di Coppa Italia mercoledì, vero? Guarda che la giochi‘. Già il giorno dopo mi presentai all’allenamento a mille, giocai quella partita come la finale di Champions League. Dimostrava di avere grande fiducia in tutti”.

Ovviamente non poteva mancare un riferimento diretto all’epica semifinale di Champions League contro il Barcellona: “Ci allenavamo veramente per giocare 11 contro 9, 11 contro 10. A Barcellona quando è stato buttato fuori Thiago Motta nel primo tempo ci dice ‘Ragazzi noi ci alleniamo 7 contro 5, 7 contro 4, 9 contro 5. Qui siamo 11 contro 10. Non pensiamo di partire dal portiere, diamogliela là. Tirala lunga Julio e difendiamoci 11 contro 10. Infatti tiravamo molto poco in porta. Però era una squadra organizzata. A parte che eravamo molto forti perché tu avevi cambiato dal 2009 al 2010 Thiago Motta, Milito, Lucio, Eto’o e Sneijder a una squadra che aveva già vinto lo scudetto”. Decisivi in quel Triplete furono soprattutto Milito ed Eto’o: “Diego ha perso tempo, poteva giocare tantissimi anni in grandi squadra. Era umile, intelligente e faceva sempre gol, per un attaccante è fondamentale. Eto’o? Veniva da un Triplete, poi si mise a disposizione facendo un grande lavoro. E ha vinto tutto anche con noi, dopo averlo fatto con il Barcellona”.


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L’Inter supera il Napoli, offrendo un super contratto a Mertens

L’Inter supera il Napoli, offrendo un super contratto a Mertens

L’Inter fa sul serio per Dries Mertens, Conte lo vuole a tutti i costi lo considera il tipo di attaccante che manca ai nerazzurri ed in grado di integrarsi alla perfezione sia con Lukaku che con Lautaro Martinez; prenderebbe il posto di Sanchez. Inoltre il belga conosce benissimo la Serie A e raramente ha sbagliato una stagione, è un centravanti affidabile che all’occorrenza può giocare anche da esterno; resta da capire la volontà del giocatore del Napoli, che è legatissimo alla città e potrebbe decidere di andare all’estero per non fare uno sgarbo ai partenopei. Intanto però Ausilio e Marotta mettono sul piatto un biennale da 6 milioni di euro che sta mettendo in crisi il belga, che è ancora in attesa di una chiamata di De Laurentiis; Mertens è anche un obiettivo del Chelsea, come è stato più volte scritto in queste settimane, e dell’Everton del suo ex allenatore Carlo Ancelotti. L’ attaccante è indeciso: non sa se rimanere in Italia con una maglia diversa da quella del Napoli, ma allo stesso la sua conoscenza del campionato gli renderebbe più facile l’adattamento in un nuovo club.

 

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