Inter, Joao Cancelo vuole tornare in nerazzurro

Inter, Joao Cancelo vuole tornare in nerazzurro

Quando vuoi andare a colpo sicuro, nel calcio come nella vita, ti affidi a chi ti conosce bene e ha fatto grandi cose con te. È il caso dell’Inter, alla continua ricerca di esterni per sistemare le fasce, e chi meglio di un cavallo di ritorno che proprio in quel di Milano fece grandi cose? Il DG Marotta ed il tecnico Conte hanno individuato in Joao Cancelo il profilo ideale per sistemare la fascia destra. Il terzino destro portoghese, classe ‘94, disputò un’ottima stagione in nerazzurro nel campionato 2017-2018, le prestazioni gli valsero l’acquisto da parte della Juventus l’anno successivo dove però il ragazzo non si ripetè, così come accaduto anche quest’anno con la maglia del Manchester City. Dunque due annate mediocri da riscattare, e quale modo migliore che farlo dove ci si è espressi al meglio? Joao Cancelo all’Inter dunque accontenterebbe tutti: sia i nerazzurri che troverebbero così un padrone giovane e talentuoso per la fascia, sia il ragazzo che avrebbe così un’altra chance per dimostrare il suo valore ad alti livelli.

Mundo Deportivo continua a sostenere che la trattativa c’è, è complessa e vede in gioco numerosi calciatori che dovrebbero cambiare maglia per chiudere la maxi trattativa, ma c’è e le parti in causa non sono nemmeno così lontane dal trovare un accordo. La maxi trattativa vedrebbe il Manchester City scambiare Cancelo con Semedo del Barcellona, e successivamente i blaugrana andrebbero ad acquistare Lautaro Martinez dall’Inter inserendo il terzino portoghese come contropartita per non spendere un patrimonio. Dunque: Cancelo all’Inter, Semedo al City e Laurato Martinez al Barcellona, fattibile ma complesso. L’Inter vuole Cancelo ed il ragazzo vuole tornare a vestire il nerazzurro, City e Barcellona permettendo. I blaugrana hanno provato ad inserire Firpo nella trattativa per Lautaro Martinez ma l’Inter ha gentilmente declinato, facendo presente che dal Barcellona accetterebbero il solo Arturo Vidal come eventuale contropartita.

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Lotito a rischio deferimento per una frase su Juventus-Inter

Lotito a rischio deferimento per una frase su Juventus-Inter

Claudio Lotito, secondo il quotidiano ‘Il Tempo’, è stato convocato dalla Procura federale della FIGC che ha aperto un procedimento per via di alcune frasi su Juventus-Inter, ultima partita della Serie A disputata l’8 Marzo prima dello stop legato all’emergenza Coronavirus.

In una intervista del 26 Aprile a ‘Repubblica‘, il presidente della Lazio Lotito disse una frase che non è passata inosservata:

“Oggi io sono a un punto dalla Juventus, e solo per Juve-Inter che vabbè, l’avete vista tutti…”

Una frase sicuramente molto ambigua, che lascia sottendere a qualche illecito all’interno del match e che nonostante la chiusura degli uffici della Figc per via del coronavirus, non resterà impunita. Il presidente della Lazio Lotito, quindi, dovrà chiarire quelle che erano le sue intenzioni. Nell’eventualità in cui il presidente della Lazio fornirà elementi che possano mettere in dubbio la regolarità della partita in questione allora la procura federale aprirà un’inchiesta per illecito sportivo.

Secondo Repubblica, invece, se Lotito non potrà giustificare le sue insinuazioni allora, stando all’articolo 23 del nuovo Codice di giustizia sportiva, verrà quasi sicuramente deferito per “dichiarazioni lesive della reputazione di persone, di società o di organismi operanti nell’ambito del Coni, della Figc, della Uefa o della Fifa”.


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Inter-Cavani, i nerazzurri pronti ad offrire un triennale

Inter-Cavani, i nerazzurri pronti ad offrire un triennale

Edinson Cavani, un nome che circola da molto intorno al mondo Inter. Il calciomercato non dorme mai e in casa nerazzurra si parla continuamente di quella che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione in attacco, eccezion fatta per Lukaku, che al momento sembra l’unico sicuro di restare in nerazzurro. Alle voci sempre più insistenti che vogliono Lautaro Martinez lontano da Milano per abbracciare il blaugrana del Barcellona, si accompagnano, secondo la Gazzetta dello Sport, quelle legate all’approdo di Edinson Cavani. L’uruaguaiano, che sarà uno dei pezzi pregiati del mercato estivo in qualità di svincolato di lusso, si sarebbe proposto all’Inter, nella persona del DS Beppe Marotta. L’attaccante del PSG, che con i parigini ha segnato la bellezza di 200 gol in 301 partite, avrebbe anche il gradimento di Antonio Conte, che lo segue dai tempi in cui “El matador” vestiva la maglia del Napoli. In verità era la prima ipotesi nel caso in cui non si fosse arrivati a Lukaku, prima scelta per questioni di anagrafica in quanto classe ’93 contro i 33 anni di Cavani. Ora staremo a vedere che succederà nel prossimo mercato e se ci sarà il tanto atteso valzer delle punte.

Su Cavani c’è anche forte l’interesse dell’Atletico Madrid di Simeone ma lo scoglio più grande, al momento, che grava sull’arrivo di Cavani all’Inter è quello legato all’ingaggio dell’uruguaiano. Al momento “El Matador” percepisce la cifra importante di 14 milioni di € al PSG.

Sempre la La Gazzetta dello Sport vorrebbe però l’Inter pronta ad offrire un triennale: il problema è legato alla volontà del calciatore di accettare o meno l’offerta dei nerazzurri ovvero 7,5 milioni di euro, il top del monte ingaggi già percepito da Lukaku ed Eriksen ma che equivarrebbe a quasi la metà del suo attuale stipendio.


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Paganini lancia la bomba: “La Juve ha un accordo di massima con Icardi”

Paganini lancia la bomba: “La Juve ha un accordo di massima con Icardi”

Il giornalista di Rai Sport tramite il suo profilo Twitter lancia una vera e propria bomba di mercato: la Juventus avrebbe un accordo di massima con Wanda Nara per portare Icardi a Torino.  Da settimane parliamo con insistenza di come i bianconeri siano alla ricerca di una centrocampista e di un attaccante; e si continuano a fare sempre gli stessi nomi: Arthur e Jorginho per il centrocampo, Icardi, Milik per il reparto offensivo. Secondo Paganini la trattativa con il PSG  per Icardi è già avviata, ed i bianconeri stanno solo aspettando che i francesi riscattino l’attaccante argentino dall’Inter, a cui la dirigenza francese ha chiesto uno sconto, non essendo disposta a sborsare i 70 milioni pattuiti la scorsa estate. Angelli più volte ha ribadito che il calciomercato che ci apprestiamo a vivere sarà caratterizzato da scambi, così nella trattativa per portare Icardi alla Juventus potrebbero rientrare Cuadrado e Douglas Costa. Ecco il tweet di Paolo Paganini:

“Il PSG vuole riscattare Icardi, ma chiede uno sconto. L’Inter è ferma alla richiesta di 70 milioni. La Juventus ha un accordo con Wanda Nara e nella trattativa con il PSG potrebbero essere coinvolti Cuadrado e Douglas Costa”.

 

 

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Inter: “Gigi Simoni ci ha lasciati nella data più interista di tutte”

Inter: “Gigi Simoni ci ha lasciati nella data più interista di tutte”

Il mondo del calcio è in lutto: è morto Luigi Simoni a 81 anni. Il mondo del calcio piange il recordman di promozioni in Serie A: tantissimi i messaggi di addio al tecnico, tra i più seri e amati del panorama calcistico, un grande uomo che si è sempre distinto per signorilità. Gigi Simoni fu amatissimo da tutti, in particolare da Torino, Genoa, Inter, Napoli, Brescia, Pisa, Cremonese e Ancona, tutte squadre con le quali ha raggiunto importanti traguardi.

IL MESSAGGIO DELL’INTER: “Gigi Simoni ci ha lasciati oggi, 22 maggio. Una data non casuale, la data più interista di tutte”. Questo il pensiero rivolto dall’Inter all’ex allenatore nerazzurro, scomparso oggi a 81 anni. Di Gigi Simoni ricordiamo e ci mancherà tutto. Il suo essere signore, innanzitutto. Un modo di vivere, la vita e il calcio, mai sopra le righe. Anche il suo calcio era così: umile ma funzionale, capace di far fruttare al meglio ciò che aveva a disposizione. Sulla panchina nerazzurra arrivò nel 1997, assieme al Fenomeno, Ronaldo. Un binomio, quello Simoni-Ronaldo, che resterà per sempre nel cuore di tutti, non solo degli interisti. Un rapporto paterno, la benevolenza nei confronti di un calciatore speciale. “Ho imparato più io da lui che lui da me, in quella stagione”, amava raccontare Simoni. Una frase che spiega tanto, della persona che è stata. Ha incarnato l’interismo più genuino. Il 6 maggio 1998 disegnò il suo capolavoro da allenatore. Imbrigliò una grande Lazio e non le diede scampo. Al Parco dei Principi Zamorano, Zanetti e Ronaldo regalarono all’Inter la terza Coppa Uefa in una notte dolcissima e magica. Il mondo del calcio perde un bravo allenatore e una persona meravigliosa. Nella sua carriera da calciatore vinse una Coppa Italia con il Napoli e la Serie B con il Genoa. In panchina alzò, oltre alla Coppa Uefa con l’Inter, la Coppa Anglo-Italiana con la Cremonese e conquistò cinque campionati di Serie B (tre con il Genoa, due con il Pisa). Nel 1998 ricevette la Panchina d’Oro come miglior allenatore italiano. Un riconoscimento doveroso. Noi lo ricordiamo così, coi suoi capelli bianchi, sulla nostra panchina, mentre con un sorriso si godeva le magie di Ronaldo, circondato dall’orgoglio e dall’affetto dei tifosi dell’Inter. Ciao Gigi, ci mancherai“.

COME RIPORTATO DALL’ANSA, LE PAROLE DI MORATTI: “E’ stato un grande protagonista della storia dell’Inter: ha vinto una coppa europea molto importante, gli è stato impedito di vincere un campionato che avrebbe assolutamente meritato. Un tecnico gentiluomo verso il quale  provavo grande stima e affetto. La telefonata con la quale poco fa la moglie mi ha avvisato della morte mi ha provocato un dolore immenso“.

IL MESSAGGIO DEL PISA: “È un giorno triste per tutti noi. Gigi Simoni era un pezzo importante della nostra storia, un ricordo felice per tutti noi, un professionista di altissimo livello capace per ben due volte di portare il Pisa Sporting Club nel Paradiso del calcio italiano guidando squadre di cui ancora, a distanza di molti anni, riusciamo a snocciolare a memoria l’undici iniziale. Nel campionato 1984-85 con una cavalcata entusiasmante, dominando e sbaragliando gli avversari e poi nella stagione 1986-87 compiendo una delle più grandi imprese della nostra storia portata a termine nella indimenticabile trasferta di Cremona. Ma Gigi Simoni è rimasto poi nerazzurro per sempre, legato ai nostri colori, alla nostra passione, alla nostra terra: un legame indissolubile suggellato dall’elezione ad “Allenatore del Secolo” in occasione dei festeggiamenti per i 100 anni dello Sporting Club. La notizia della scomparsa di Gigi Simoni ci addolora profondamente – è il pensiero del Presidente Giuseppe Corrado – perché la nostra squadra perde quello che è stato un simbolo, dentro e fuori dal campo. Il mister resterà per sempre nel cuore di tutti noi e, non appena possibile, lo ricorderemo degnamente all’interno della Sua Arena sperando di poter seguire il suo esempio e rivivere insieme ai nostri tifosi le stesse emozioni che lui fu in grado di suscitare. La società nerazzurra, tutta, si unisce al dolore e al cordoglio per la scomparsa di Gigi Simoni ed esprime le più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e ai conoscenti del Mister”.

IL MESSAGGIO DEL TECNICO DEL PARMA, ROBERTO D’AVERSA: “Oggi per me è un giorno molto triste, poiché c’è stata la notizia della scomparsa di Gigi Simoni, un grandissimo allenatore ma soprattutto un grande uomo. In un momento di difficoltà della mia vita professionale mi è stato vicino e mi ha fatto capire tante cose. Ho sempre avuto un rapporto splendido con lui, sia professionale che umano. Sapere che ci ha lasciato mi dispiace profondamente“.

COME RIPORTATO SU TMW, IL SALUTO DI MORIERO: “Era uno di noi, all’Inter. Nei primi giorni di ritiro disse ‘siete tutti uguali tranne uno’. Era il Fenomeno, ci conquistò subito con il suo sorriso, con le sue battute. Il rimorso è stato lo Scudetto ma ricordo la gioia della Uefa e i momenti belli vissuti insieme. Abbiamo stretto un rapporto speciale, anche dopo il calcio giocato. Quando è venuto a presentare la sua biografia in Puglia sul palco abbiamo ricordato di quando voleva sostituirmi col Piacenza e iniziò a gridare ‘Checco dai via sta palla’. Scartai tutti e segnai: andai sotto la panchina e gli dissi ‘può cambiarmi’. E ci abbracciarmo Diceva ‘quante me ne hai fatte passare Checco’, ma sempre con affetto. Perderlo è un dispiacere enorme. Era un uomo vecchio stile, ha vinto otto campionati ma era umile e generoso. Diceva quel che pensava e ti faceva innamorare. Trattava tutti allo stesso modo. Avevamo affetto nei suoi riguardi: scherzava e rideva ma non aveva problemi a dire qualcosa. Ronaldo, Zamorano, Zanetti, Bergomi, ma anche gli ultimi arrivati: faceva sentire tutti importanti”.

Anche Lazio, Cremonese, Napoli e molte altre società e personalità del mondo dello sport hanno salutato e stanno salutando per l’ultima volta un grande uomo come Gigi Simoni.

 

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Urzi: “Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbero le grandi squadre”

Urzi: “Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbero le grandi squadre”

Agustin Urzi è sicuramente il calciatore argentino più chiacchierato del momento. Classe 2000, il talento del Banfield è al centro di alcune insistenti voci di mercato che lo vorrebbero vicino all’approdo in Europa già nella prossima finestra di trasferimenti:

“Apprezzo molto il Manchester City e il suo stile di gioco, mi piace il calcio inglese; però ora negli Stati Uniti si sta formando un torneo molto competitivo e credo che si avvicini molto al mio stile di gioco. Vedremo in futuro”, ha commentato Agustin Urzi in esclusiva ai microfoni di EuropaCalcio.it.

Urzi ha poi sottolineato che “Di Maria è un crack: è molto rapido, agile, credo di possedere alcune delle sue caratteristiche. Per un ragazzo giovane come me essere paragonato ad un giocatore affermato è motivo di orgoglio” e “Neymar e Centurion sono i calciatori che ammiro per le loro caratteristiche di gioco; sono agili, hanno grande tecnica, non hanno paura di ricevere falli e osano sempre”.

Si vocifera però anche di un suo possibile arrivo in Italia, eventualità sulla quale l’argentino sembra avere le idee chiare:

Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbe giocare in grandi squadre. Però ora sono del Banfield, sono a mio agio e resto tranquillo”.

Su altri illustri partiti dall’Argentina alla conquista dell’Europa:

Zanetti era un fenomeno. Ricordo che quando giocava con la Nazionale argentina era un calciatore importantissimo; è un punto di riferimento per tutti i tifosi del Banfield e lo ammirano oggigiorno, me compreso. Messi e Maradona? Credo che entrambi siano di un altro pianeta, però visto che sto ammirando Messi e sto vivendo la sua epoca, scelgo La Pulga Messi. Il mio sogno è riuscire a giocare nella Nazionale maggiore dell’Argentina; inoltre, mi auguro di vincere qualcosa con il Banfield”.

Sullo stop del calcio

“Mi pare giusto che il campionato sia stato sospeso a causa del Coronavirus perché penso che la prima cosa importante sia la salute di tutti; soprattutto quella dei calciatori, che sono i più esposti al contagio”.

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Mourinho: “L’Inter come una famiglia, ho dato il meglio sentendomi a casa”

Mourinho: “L’Inter come una famiglia, ho dato il meglio sentendomi a casa”

Il tecnico del Tottenham, José Mourinho, ha parlato della sua meravigliosa avventura all’Inter tra ricordi e aneddoti. Lo Special One si è raccontato a La Gazzetta dello Sport in una bella intervista che certo farà piacere ai suoi indimenticati tifosi nerazzurri. Andiamo a vedere uno stralcio dell’intervista:

Lei arrivò all’Inter ridendo e facendo ridere («Non sono pirla») e se ne andò piangendo e facendo piangere, abbracciato a Materazzi: più vittorie o più sentimenti?
Il meglio in carriera l’ho dato dove ero a casa, dove sentivo le emozioni del mio gruppo, dove sono stato al duecento per cento con il mio cuore: più una persona che un allenatore. Per questo a Madrid ero più felice di vivere la felicità degli altri – da Moratti all’ultimo dei magazzinieri – della mia stessa felicità: io una Champions l’avevo già vinta. Mi è capitato di pensare prima a me che agli altri: all’Inter, mai. Questo succede in una famiglia: quando diventi padre, capisci che c’è qualcuno più importate di te, e passi al secondo posto“.

Urlò di più a Bergamo, nell’intervallo di Kiev o dopo Catania?
A Catania ero squalificato, li aspettai in pullman e avevo la testa un po’ più fredda: dissi tutto il giorno dopo… A Kiev era più calda: “Possiamo essere eliminati, ma non così”. E dopo “così”, furono cinque minuti molto violenti. Però poi abbiamo cambiato il chip e insieme siamo andati fino alla fine. E comunque il giorno più difficile della stagione è stato dopo il pareggio di Firenze“.

Più svolta a Kiev o a Londra?
Per la Champions, Kiev: all’85’ eravamo fuori, se cambi il tuo destino in 4’ è sempre un momento chiave. Ma è stata fondamentale anche Roma, il 5 maggio: il sogno era la Champions, lo scudetto era un obbligo, vincere la Coppa Italia fu come dirci “E una, passiamo alla seconda”. Mi piace rivedere quella partita con uno dei miei assistenti, Giovanni Cerra, malato della Roma: piange ancora…”.

E quale delle tre “finali” invece ha sofferto di più?
Quella di Coppa Italia non la volevo giocare: l’inno della Roma prima della partita, arrivai a provocare “Fermate la musica o ce ne andiamo”. A Siena avevo paura: sei giorni dopo c’era la grande finale, temevo non giocassero quella partita come una finale. Zero a zero al 45’, la Roma vinceva 2-0, nello spogliatoio un caldo tremendo, non capivo come aiutare la squadra a svoltare tatticamente. Fu molto dura, e non finiva più. Avevo detto: “Un giorno mi piacerebbe vincere un campionato all’ultima”. Quel giorno mi dissi: “Mai più”“.

È esatto dire che la Champions dell’Inter nasce a Manchester, nel marzo 2009?
Sì perché quel giorno ci siamo detti con chiarezza che la qualità dell’Inter bastava per vincere lo scudetto, non la Champions. Che dovevamo cambiare anche tatticamente. I giocatori dentro lo spogliatoio erano tristi, fuori nessuno di noi piangeva: io, Moratti, Branca e Oriali eravamo già a parlare di linea difensiva più alta, di giocatori adatti ad almeno due sistemi di gioco, dei profili che ci servivano, di chi poteva restare“.

E a fine luglio, a Boston, avrebbe detto addio a Ibrahimovic.
Ma il casino successe prima, a Pasadena, il giorno dell’amichevole contro il Chelsea. Tormentone da giorni: “Ibra va al Barcellona, non va al Barcellona”, lui da superprofessionista quale è giocò 45’, ma poi nello spogliatoio disse: “Vado, devo vincere la Champions”. I miei assistenti italiani erano morti – “Senza di lui sarà impossibile vincere” – i compagni non volevano perderlo. Ero preoccupato anche io, ma mi uscì così: “Magari tu vai e la vinciamo noi”. Ero stato un po’ pazzo, ma nello spogliatoio cambiò l’atmosfera. Poi dissi a Branca: “Se lui vuole andare a Barcellona, cerchiamo di prendere Eto’o”. Lui e Milito tatticamente potevano dare una diversità alla squadra“.

L’altra diversità la diede Sneijder?
Diversità tattica. Serviva qualcuno che legasse il centrocampo a due attaccanti dalla mobilità tremenda, lui era perfetto. A un certo punto non ci speravo più, ma la prima opzione era lui e Branca mi disse: “Non mollare, facciamo insieme pressione su Moratti”. Da quel giorno chiamai Moratti tutti i giorni: “Serve Wes, Wes, Wes”“.

Se dovesse dire quale fu la sua Inter perfetta: quella del derby vinto 4-0?
Vicina alla perfezione: gol pazzeschi, controllo totale, il Milan, quel Milan, distrutto anche psicologicamente. Ma la partita simbolo della mia Inter è l’ultima: perché l’abbiamo vinta prima di giocarla e non è normale che in una finale di Champions tutti, non solo l’allenatore, sentano così forte di avere tutto sotto controllo“.

Quell’Inter fu, assieme al Real, la squadra più lontana dall’etichetta del Mourinho difensivista?
La partita iconica del Mourinho difensivo è stata quella del Camp Nou, ma quel Barcellona aveva perso 3-1 a San Siro e noi ci eravamo guadagnati il diritto di andare a giocare da loro come volevamo. E se Pandev non si fosse infortunato nel riscaldamento, avremmo giocato con Pandev, Sneijder, Eto’o e Milito”.

Al Camp Nou trovò il tempo di andare da Guardiola a dirgli qualcosa.
Quando Busquets cadde quasi tramortito io ero in diagonale fra la nostra panchina, la loro e il punto dove Thiago Motta venne espulso. Con la coda dell’occhio vedo la panchina del Barcellona che festeggia come se avessero già vinto, Guardiola che chiama Ibra per parlare di tattica: tattica in 11 contro 10… Gli dissi solo: “Non fare festa, questa partita non è finita“.

Perché non tornò a Milano con la squadra?
Perché se fossi tornato, con la squadra intorno e i tifosi che avrebbero cantato “José resta con noi”, forse non sarei più andato via. Io non avevo già firmato con il Real prima della finale: chi ha detto che qualcuno del Real venne nel nostro hotel prima della finale disse una cazzata. Prima della finale successe solo che scoprii lo scatolone con le maglie celebrative e scappai per non vederle. Io volevo andare al Real: mi voleva già l’anno prima, andai a casa di Moratti a dirglielo e lui mi fermò, “Non andare”. Al Real avevo già detto no quando ero al Chelsea, al Real non puoi dire no tre volte. Oggi forse potrei stare 4-5-6 anni nello stesso club, ma allora volevo essere il primo – e sono ancora l’unico, fra gli allenatori – ad aver vinto il titolo nazionale in Inghilterra, Italia e Spagna. Allora mi dissi: “Sto qui due giorni, firmo il contratto e vado a Milano quando non posso più tornare indietro“.

Dunque fu solo per vincere, non per il rumore dei nemici…
Cento per cento ambizione. Il rumore dei nemici, che poi piangevano, era bellissimo: era più forte il tremore del rumore, e se ci pensa bene è la stessa cosa: quando c’è rumore è perché c’è paura“.

Per un po’ di tempo e più di una volta, lasciata l’Inter, ha detto: «Un giorno tornerò». Perché ha smesso di dirlo?
Lo so perché mi sta facendo questa domanda. Ma io non sono pirla…“.

 

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Inter, Capello consiglia Lautaro: “Resta all’Inter!”

Inter, Capello consiglia Lautaro: “Resta all’Inter!”

Da settimane tiene banco la questione Lautaro Martinez: Barcellona si, Barcellona no, con il PSG sullo sfondo, che potrebbe sferrare un attacco nel caso lasciassero Parigi sia Cavani che Mauro Icardi. Il destino dell’argentino è ancora in bilico tra l’Inter ed il Barcellona, mentre continuano ad intervenire svariati addetti ai lavori che si pronunciano su quella che secondo loro sarebbe la scelta migliore per il giovante centravanti. Ieri ha parlato Scaloni, Ct dell’Argentina, che spera che si possa realizzare in blaugrana la coppia Lautaro-Messi, così che possano affinare la loro intesa, cosa che porterebbe giovamento anche all’albiceleste. Oggi invece si è espresso Capello, ed ha un pensiero diametralmente opposto a quello dell’ex difensore argentino: Lautaro deve restare all’Inter. Ecco le considerazioni dell’ex tecnico di Roma, Milan e Juventus:

“Glielo consiglio. Raggiungere ora il Barcellona e giocarsi il posto con Suarez non è facile. Come giocatore è molto bravo. Ha tutto: qualità, velocità e rapidità nella conclusione. E poi è un combattente.”

Secondo Don Fabio quindi è troppo presto per fare il “salto”, meglio aspettare e crescere all’Inter, e magari chissà tra qualche anno i nerazzurri potrebbero essere lì a giocarsi i grandi traguardi a cui ambisce il Barcellona.

 

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Le tifoserie italiane (ed europee) contro la ripresa dei campionati

Le tifoserie italiane (ed europee) contro la ripresa dei campionati

Due muri: da un lato la volontà di diverse leghe europee di riprendere i rispettivi campionati, dall’altra la posizione netta delle tifoserie organizzate d’Europa di non ricominciare. Una posizione così netta da portare alla sottoscrizione di un comunicato (“No al calcio senza i tifosi”) da parte di circa 350 gruppi organizzati di tutto il continente. E in Italia gli ultrà continuano a pensarla così, ovvero che non si dovrebbe riprendere a giocare senza tifosi negli stadi.

Gli striscioni che sono stati esposti negli ultimi giorni in diverse città chiedono di non riprendere. Da Bergamo a Napoli, da Roma a Lecce, passando per Genova e Torino il mondo delle curve è unito nel “no” alla riapertura dei giochi. Tra gli ultimi comparsi c’è quello del Ferraris a Genova: “Stop football” recita, firmato B.S., “Brigata Speloncia”, uno dei gruppi della Gradinata Nord del Genoa.

Anche la Curva Nord dell’Inter si è espressa rilasciando un comunicato: “Come si fa solo a pensare che possa ripartire il calcio quando è oramai assodato che per lungo tempo dovremo rispettare tutti delle regole ove il contatto fisico non è previsto?” A Bergamo era comparso lo striscione: “Il nostro dolore volete dimenticare. Ma senza la sua gente non ha senso tornare a giocare”.

La città di Roma è invece spaccata tra chi non vorrebbe ricominciare e chi preferirebbe giocare. Nella sponda giallorossa le manifestazioni dei gruppi organizzati sono state più d’una, con diversi striscioni appesi in varie parti della città.

Si tratta di prese di posizione sicuramente slegate dai risultati sportivi delle squadre in questione e che si rifanno all’idea per la quale un calcio “anti-Covid”, con contatti limitati e soprattutto senza tifosi, sarebbe uno spettacolo non degno di essere visto e che darebbe vita a quello scenario calcistico post-moderno, già in via di affermazione, per il quale l’importanza del tifo dal vivo viene sostituita dal dominio delle Pay-TV. Ciò di cui non si tiene conto è però l’importanza del calcio in quanto fonte di sostentamento per tantissimi lavoratori “dietro le quinte” come cuochi, giardinieri e magazzinieri, motivo per cui un’eventuale non ripartenza rappresenterebbe un disastro per molti.

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Icardi, il PSG vuole riscattare l’argentino ma non alla cifra chiesta dall’Inter

Icardi, il PSG vuole riscattare l’argentino ma non alla cifra chiesta dall’Inter

L’ avventura di Mauro Icardi al PSG, come scrive la Gazzetta dello Sport, può continuare soprattutto per volontà dell’argentino che a Parigi si trova molto a suo agio. L’ex capitano dell’Inter è tornato ieri a Milano dopo lo stop della Ligue 1 ma sembra essere solamente un passaggio prima del ritorno in Francia. Nella capitale il giocatore e la sua famiglia si sono trovati fin da subito a loro agio, sia con la società che con la tifoseria. Nella sua esperienza all’Inter, nonostante i numeri fossero dalla sua, Icardi ha sempre avuto un rapporto conflittuale con i tifosi. Il Paris Saint Germain, nella figura del Direttore Sportivo Leonardo vuol accontentare l’argentino ma non vorrebbe arrivare a spendere i 70 milioni di € richiesti dai nerazzurri per il riscatto del cartellino di Icardi. L’obiettivo del dirigente brasiliano è quello di arrivare a 50 milioni di €, favorendo però il passaggio di Edinson Cavani (che si svincolerà a parametro zero a Giugno) all’Inter. El Matador gode della sta di Antonio Conte, il quale sarebbe felicissimo di accoglierlo alla Pinetina. La società nerazzurra pare però non voler concedere sconti per la trattativa di Icardi, considerando anche quella per Cavani del tutto scollegata.

Nella sua prima stagione al PSG Icardi non ha disatteso facendo quello che ci si aspettava da lui e che gli è sempre riuscito con grande facilità: fare gol.

I suoi numeri sono abbastanza eloquenti: 12 reti in 20 partite di Ligue 1, 3 reti in 5 partite di Coppe nazionali e 5 gol in 6 partite di Champions League.

Il feeling con i compagni di reparto Neymar e Mbappè è scattato fin da subito, al punto da scavalcare nelle gerarchie proprio Edinson Cavani.

Va registrato sull’uruguaiano anche il forte interesse dell’Atletico Madrid che farebbe carte false per assicurarsi le prestazioni del Matador.


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