Roma, Under cercato in Italia e all’estero: tenerlo o farci plusvalenza?

Cengiz Under sarà tra i pezzi sacrificabili sul prossimo mercato per ottenere plusvalenza preziose. Il turco non ha reso come ci si aspettava negli ultimi mesi, ma ha ancora un discreto mercato vista l’età (22 anni) e le doti tecniche innegabili. Fonseca però preferisce Kluivert e in futuro vuole lanciare Carles Perez che almeno dal punto di vista caratteriale sembra avanti rispetto a Under.

All’estero
In prima fila per Cengiz c’è l‘Everton di Ancelotti. Carletto è un grande estimatore del turco dai tempi del Napoli e lo vede bene nel suo schacchiere offensivo. La Roma qualche mese fa ha sparato alto (40 milioni), ma ora sa bene di dover abbassare le pretese magari chiedendo in cambio il cartellino di Kean che vorrebbe tornare in Italia. Chi stravede per Under è pure Monchi che lo ha portato in Italia nella sua esperienza alla Roma. Il ds del Siviglia potrebbe fare una doppia richiesta che riguardi sia il turco sia Florenzi di ritorno al Valencia.

In Italia

C’è anche la possibilità che Under possa restare in Italia visto che lo vogliono sia Napoli che il Milan. Con i partenopei potrebbe avvenire uno scambio (non alla pari) visto che alla Roma interessa Hysaj. Il club che si è avvicinato più al turco la scorsa finestra di mercato è stato però il Milan. Lo scambio con Suso non è andato a buon fine, ma in estate i rossoneri hanno intenzione di rifarsi sotto con un’offerta da 20 milioni.

Ma siamo sicuri che alla Roma convengano queste operazioni? Il turco, portato nella Capitale tre estati fa, ha dimostrato grandi qualità ma anche limiti caratteriali, discontinuità e (per quanto riguarda la stagione in corso) problemi fisici. Tuttavia è uno di quei giocatori che può accendere la partita in qualsiasi momento, ha tecnica, velocità e imprevedibilità e il fatto che Fonseca gli preferisca Kluivert ci lascia perplessi, dato che l’olandese non è certo da meno in quanto a incostanza di rendimento e carattere acerbo. Il confronto con i giovani Perez, Zaniolo e lo stesso Kluivert, nonché l’ala protettiva di un giocatore d’esperienza come Mkhitaryan, potranno sicuramente aiutarlo a riprendersi la Roma. Inoltre, se pensiamo che Under fu acquistato con la prospettiva di rivenderlo come potenziale campione, 20 milioni di euro (cash oppure ammortizzati con contropartite come Suso e Hysaj) non sembrano certo una cifra allettante; tanto vale a questo punto tenerlo e puntare su di lui come base per il futuro dei giallorossi.

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Roma, i prestiti di Mkhitaryan e Smalling andranno oltre il 30 giugno

Come riporta Sky Sport, il club giallorosso infatti avrebbe trovato l’accordo con Arsenal e Manchester United per estendere i contratti di Henrikh Mkhitaryan e Chris Smalling. L’armeno e l’inglese, dunque, resteranno nella capitale oltre il 30 giugno: la nuova intesa tra i club, infatti, prevede la permanenza dei due calciatori alla Roma fino al termine di questa stagione, fermata a causa dell’emergenza Coronavirus. Entrambi sono stati molto importanti per la squadra durante l’anno diventando due pilastri, soprattutto l’inglese. Fonseca potrà far affidamento su di loro ancora per qualche mese. Da sottolineare che recentemente il Smalling era stato inserito sulla lista delle cessioni dei Red Devils insieme a De Gea e Phil Jones. Solskjaer vorrebbe infatti sacrificare loro e puntare ai grandi obiettivi di mercato come Sancho, Grealish e Bellingham.

Smalling e Mkhitaryan hanno fatto parte del Manchester United che nel 2017, con Mourinho in panchina, conquistò l’Europa League e sarebbero due elementi di grande esperienza in vista del prosieguo del cammino della Roma in questa competizione, che dovrebbe riprendere ad agosto. Senza dimenticare la loro importanza nello scacchiere di Fonseca in campionato, con Smalling nuovo leader difensivo dopo la partenza di Manolas in estate e Mkhitaryan, infortuni permettendo, sempre più coinvolto nella partecipazione ai gol della Roma.

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Florenzi: “con Fonseca grande rapporto, che botta lasciare Roma”

Florenzi: “con Fonseca grande rapporto, che botta lasciare Roma”

Dopo una lunga storia d’amore vissuta intensamente con la Roma, squadra che tifa sin da bambino e di cui è diventato capitano, Alessandro Florenzi è volato in Spagna per fare un’esperienza col Valencia che possa rilanciarlo dopo gli ultimi mesi turbolenti vissuti in giallorosso. Tra passato, presente e futuro, Alessandro Florenzi si è raccontato a Sky Sport.

Nello spogliatoio come avete vissuto la doppia sfida Valencia-Atalanta?
“Intanto ringrazio la varicella. Non l’avevo mai avuta in vita mia, è arrivata al momento giusto. Non che ci sia stato il primo contagio, ma quella partita ha fatto. Il ritorno è stato surreale per me e per tanti giocatori, era la prima volta che giocavano a porte chiuse. Non so se avremmo dovuto giocare, il Getafe e la Roma hanno deciso di non andare in trasferta. Dentro di noi ci sono stati dei casi, adesso non so dire se quella partita abbia inciso, ma se fosse stata giocata a porte chiuse o non giocata proprio, poteva essere limitato il contagio. Ma solo Dio lo sa”.

Differenze ci sono tra Spagna e Italia?
“Da quello che sembra, il calcio qui è leggermente più aperto. Io ho constatato una cosa, c’è la stessa passione, ma non si vive come in Italia. Non si vive soprattutto come a Roma. Faccio un esempio che ho fatto ai miei amici: per andare a Getafe abbiamo preso il treno, ho visto che parcheggiavamo molto distante dalla stazione, attraversammo a piedi una strada lunghissima, abbiamo fatto la fila senza guardie del corpo, come a Roma, abbiamo pagato il biglietto e abbiamo preso il treno normalmente. Non c’è quella passione che si vive a Roma o in altre città. Siamo un po’ più liberi”.

Come mai hai deciso di andare all’estero piuttosto che scegliere una squadra italiana?
“Nella mia testa c’è sempre stata l’idea di fare l’esperienza all’estero. Non sapevo quando, dove e come. È venuta questa possibilità a gennaio, dopo aver parlato col mister Fonseca delle sue idee. Il mister mi ha espresso il suo pensiero, insieme abbiamo preso questa decisione che faceva del bene a tutti. Mi sono sentito di chiamare il mister della nazionale, spiegargli questa mia situazione e Mancini è stato molto aperto, gli interessava solo che giocassi, non dove”.

Nella tua testa questa è una parentesi o no?
“Non lo so. Questo virus mi ha insegnato una cosa: sono un ragazzo che nella vita si è sempre fatto i progetti. Il virus mi ha insegnato a vivere giorno per giorno, a godermi quello che ho, a capire cosa può darmi ogni giorno, vivere qui e ora. Non penso a cosa farò l’anno prossimo. Penso a finire la stagione qui nel migliore dei modi, poi le vacanze, se ci saranno. Prima, se non sapevo dove andare in vacanza avevo l’ansia, ora la vedo come una cosa bella”.

Il migliore Florenzi?
“Il miglior Florenzi è quello che sta in campo quando sta bene, ha la testa libera e gioca felice.Poi se vogliamo parlare di terzini, mi trovo veramente molto bene lì. Se devo giocare in una squadra che propone calcio mi ci vedo molto bene, come gioco, come pensiero e per come si è evoluto il calcio. Se c’è un allenatore che in un determinato ruolo vuole 180 cm, che non si alzi e che non si faccia gioco, alzo le mani e dico di non poter essere quella tipologia di giocatori. Non parlo di Fonseca, Roma, Lazio, Frosinone o altro, è un discorso generale. Detto questo, mi trovo molto bene in un calcio offensivo, poi è ovvio le mie qualità di possono vedere dalla metà campo in su”.

Giocando dietro però perdi le capacità di andare a rete.
“Me lo dicono i miei amici. È la loro critica, mi dicono che avevo più opportunità 30 metri più avanti. Dentro di me scattano meccanismi interni, in cui ci sono mille pensieri. Vedo il calcio in un modo, e vedo il calcio dove da terzino posso fare molto di più rispetto all’ala. Mi piace giocare all’ala, la verità è che mi piace giocare a pallone. Se vogliamo riassumere tutto, Florenzi sta bene quando sta in campo”.

Quanto è stato importante indossare la fascia di capitano della Roma?
“Ogni bambino ha un cassetto con dentro dei sogni. Io fino adesso, devo dire la verità, li ho realizzati quasi tutti. Volevo giocare a pallone, nella città in cui tifavo, volevo diventare un calciatore importante e il capitano, volevo giocare in nazionale, segnare gol per queste squadre, giocare la Champions League. Mi mancano solo 2-3 sogni: vincere qualcosa di importante col club, vincere qualcosa di importante con la nazionale e giocare il mondiale”.

Come hai vissuto passare da protagonista a quello di non protagonista? Quando hai capito che saresti stato meno protagonista rispetto al passato?
“Indossare la fascia di capitano è stato un grande orgoglio, sono arrivato dopo due fasce che hanno fatto la storia della Roma: Totti e De Rossi. Nessuno, ve lo posso garantire, sarà mai come loro. Da qui forse fino alla fine della Roma. Detto questo, da loro ho imparato una grande cosa. Che la Roma viene prima di tutto. Ho cercato di fare semplicemente questo: ho messo la Roma davanti a me. Ho continuato ad allenarmi a duemila all’ora, senza dire una parola, cercando di rispettare i ruoli, che per me è fondamentale. Bisogna rispettare i ruoli e le persone, il loro lavoro. Il mister è stato molto chiaro. Devo dire una cosa, secondo me Fonseca è uno dei più grandi allenatori che ho avuto, calcisticamente parlando. Il problema è che non piaccio a lui in quel determinato ruolo. Lui si aspettava altro da me e da qualsiasi altro. Ho un grande rapporto con lui, mi ha detto che non sapeva quanto spazio avrei avuto”.

Cosa hai pensato nel vedere i tifosi a Trigoria alla tua partenza per Valencia?
“Sono molto attaccato ai tifosi della Roma e so che anche loro si affezionano particolarmente ai giocatori di Roma. Non posso negare che per me sia stata una botta lasciare Trigoria. Non tanto lasciare Trigoria in sé, ma le persone che ci sono dentro a Trigoria. Potrei parlare di mille persone che sono cresciute insieme a me, dai magazzinieri, ai fisioterapisti, i ragazzi del bar. Quando mi hanno visto si chiedevano se veramente stessi andando via. Quella è una cosa che mi rimarrà e mi rimane sempre nel cuore. Sono le persone che hanno vissuto insieme a te, che hanno vissuto momenti brutti dopo una sconfitta e belli dopo una grande vittoria. Stavano sempre lì a lavorare, nonostante debbano essere professionali la battuta esce. Ho in mente Roberto e Valerio che non sono della Roma, di più. Quando ho sbagliato o ho fatto un gol venivano lì e me lo dicevano. Ho lasciato tanti amici, una famiglia, sono stati sempre la seconda famiglia”.

 

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I nomi seguiti da Fonseca e Petrachi

I nomi seguiti da Fonseca e Petrachi

Mentre il Coronavirus ha rallentato la trattativa per la cessione del club da Pallotta a Friedkin e fermato il calcio giocato, con un continuo dialogo tra chiamate e videochat il DS Gianluca Petrachi ed il tecnico Paulo Fonseca stanno studiando i nomi per rinforzare la Roma nella prossima sessione di mercato.

Come riportato da Il Messaggero, Fonseca e Petrachi in questi giorni stanno preparando una shortlist per il centrocampo: faranno un tentativo per Jack Bonaventura, tuttocampista classe ‘89 che a giugno si svincolerà dal Milan, mentre per la mediana piacciono e non poco Viktor Kovalenko dello Shakhtar (classe ‘94, anch’esso in scadenza a giugno) e Rolando Mandragora dell’Udinese, ma quest’ultimo ha una valutazione importante di circa 20 milioni e Petrachi vorrebbe tentare lo scambio con Cristante per abbassare le pretese economiche del club friulano. Uno dei nomi nuovi in casa Roma è quello di Davide Frattesi, centrocampista classe ‘99 e prodotto del vivaio giallorosso, ora in forza all’Empoli via prestito dal Sassuolo, dal quale la Roma possiede il controriscatto del ragazzo per 10 milioni di euro.

Per l’attacco piace sempre Moise Kean, talentuoso calciatore classe 2000 in forza all’Everton dove però sta trovando numerose difficoltà, tanto che il club inglese si sta già guardando intorno per cederlo e la Roma è fortemente interessata ad accaparrarselo.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Roma, Delvecchio: “Fonseca mi piace, ma ha bisogno di tempo”

Roma, Delvecchio: “Fonseca mi piace, ma ha bisogno di tempo”

Ieri da Dubai nel giorno del suo compleanno Marco Delvecchio ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport della Roma, di Fonseca e della difficoltà di trovare un accordo tra l’associazione calciatori ed i presidenti:

-Sul fatto che sia difficile intervistarlo e quanto ora Delvecchio sia fuori dal circolo del calcio.
“Quando lavoravo in radio un po’ di più. Ora sono un po’ fuori, anche se è un mondo che mi ha dato tanto. Quando lavoravo in radio cercavo più il lato ludico senza prendermi troppo sul serio, non mi piace commentare sempre cose che non conosco. Quello che dovevo dire l’ho detto quando giocavo».

– Segue la Roma?  «Certo. E già so che vorreste chiedermi di Totti e De Rossi. Ma non giudico tanto per giudicare. Mi dispiace che non facciano più parte della Roma, spero possano tornare, ma non conosco bene le situazioni».

Fonseca. « Mi piace molto, come anche Di Francesco o Spalletti. Spero gli diano tempo e fiducia, senza smobilitare la squadra ogni anno».

Sull’accordo giocatori-presidenti. “Serve un accordo tra l’Aic e le parti in causa, non mi sono mai piaciute le imposizioni. Anche quando giocavo e andavamo a trattare i premi con il presidente che non erano automatici nei contratti come oggi. Venirsi incontro sì, imporre no. Poi certo, dipende da chi hai davanti. Franco Sensi sembrava burbero, e quando si incazzava lo era, ma a me ha cambiato la vita».

 

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Totti: “Fonseca è un grande. Sono fiero dei romani”

Totti: “Fonseca è un grande. Sono fiero dei romani”

Francesco Totti ha rilasciato una lunga intervista a Sky, toccando numerosi argomenti:

Come impegni il tempo a casa?
Diciamo che la giornata è lunga, ma per fortuna ho una famiglia che mi sostiene e i bambini da seguire sempre. Tra compiti, giochi e palestra il tempo passa così.

C’è qualche film che rivedresti? Vedi tanta tv in questo momento?
In questi venti giorni abbiamo quasi scaricato Netflix. La sera è l’unica cosa che facciamo. Da questa settimana inizia La Casa di Carta e siamo in prima linea.

Sull’iniziativa con il Campioni del Mondo del 2006
Nessuno si sarebbe aspettato di essere in questa condizione. Con Dash abbiamo fatto un’iniziativa per lo Spallanzani acquistando 15 macchinari e raccogliendo quasi 350 mila euro che cercheremo di dividere nel migliore dei modi comprando macchinari che possano salvare dai piccoli ai grandi. Con la squadra Campione del Mondo 2006, invece, abbiamo lanciato questa iniziativa con la Croce Rossa italiana con la quale abbiamo ottenuto una bella somma e cercheremo di acquistare ambulanze.

Messaggio di Marcello Lippi: Francesco ti ricordi di me? Dopo il tuo infortunio abbiamo iniziato a costruire la nostra grande impresa. Volevo salutarti e il calcio ti aspetta
Il 19 febbraio ci fu un infortunio abbastanza serio e la sera stessa Mariani mi operò perché si era rotto il perone insieme ai legamenti. E’ stato un intervento duro e in testa mi è passata qualunque cosa. Ero sicuro di non poter andare ai Mondiali. La sera stessa, invece, Mariani mi disse di aver fatto tutto e che ora sarebbe spettata a me. Era sicuro che potessi far parte della spedizione. Poi fortunatamente il giorno dopo ci fu questa sorpresa dove ho visto la volontà e l’amore che mi ha trasmesso Lippi parlandomi. Mi si è capovolto tutto. Mi ha dato la forza di poter uscire da quel brutto tunnel. Fortunatamente con la voglia di partecipare a quel Mondiale perché sapevo che sarebbe stato l’ultimo. Mister e compagni mi hanno dato la forza di partecipare e di vincere la cosa più importante che si può portare a casa.

Perché hai lasciato così presto la Nazionale visto che hai giocato fino a 40 anni?
E’ stata una decisione presa prima dell’infortunio. Ogni anno facevo 40-50 partite e avevo un problema alla schiena. Dovevo mettere qualcosa da parte e non poteva essere la Roma. La scelta più brutta era lasciare la Nazionale. La Roma è stata tutto e fortuntamente sono riuscito a chiudere l’Italia vincendo la Coppa del Mondo”.

Messaggio di Del Piero: Come vedeva la figura mia e della Juventus negli in cui giocavamo?
Parlare di Alessandro è riduttivo. Ci hanno sempre messo di fronte a un dualismo. Ci hanno provato sempre a metterci contro, ma avendo due caratteri quasi simili siamo riusciti ad unirci di più. Quando uno dei due non giocava, l’altro cercava di dargli sostegno perché poi le decisioni del mister andavano rispettate. Nel mio libro delle barzellette avevo pensato di girarlo con tutti i compagni della Nazionale e non solo con Alessandro siamo stati da dopo cena fino a notte a girare 4-5 barzellette perché ridevamo di continuo. Nessuno può cambiare il nostro rapporto.

Tu avresti chiuso con un’altra maglia se ci fosse stata l’opportunità come De Rossi?
Rispetto quello che ha fatto Daniele. Ognuno fa le sue scelte di vita. Io delle opportunità a fine carriera le ho avute: all’estero e anche in Italia. Ero dubbioso. Sinceramente io volevo continuare perché sentivo di poter dare qualcosa. Alla fine un anno o due non mi cambiava niente e siccome la mia scelta di vita è stata indossare un’unica maglia, giocare un anno o due da un’altra parte avrebbe cambiato tutto.

Chi ti ha chiamato?
La Sampdoria mi voleva a tutti i costi. Ferrero ha un debole per me, avrebbe fatto di tutto per portarmi lì.

La Samp ti voleva anche all’inizio della carriera
Se non ci fosse stato il torneo Città di Roma con Ajax e ‘Gladbach io la settimana dopo sarei andato alla Samp. Il mister non mi vedeva bene ma quella serata cambiò tutto. Fortunatamente sono riuscito a rimanere in questa splendida città. Chi lo sa dove sarei andato.

Se non avessi fatto il calciatore che altro sport avresti fatto?
Qualsiasi sport, sono portato in quasi tutto. Ora con il padel mi trovo bene, ma visto che prima non c’era avrei giocato a tennis. Sennò avrei fatto il benzinaio, mi è sempre piaciuto l’odore della benzina. Anche oggi quando vado, ci metto sempre qualche minuto in più (ride, ndr).

Cosa ti lega con Roger Federer?
Stiamo parlando del Tennis. E’ un mio amico e spesso ci sentiamo per messaggi. Lui non parla italiano e io inglese, quindi con translate è tutto più semplice. E’ un rapporto basato sulla lontananza. Lui è sempre in giro per il mondo e io prima giocavo quindi era difficile vedersi. Alla fine c’è stima reciproca. E’ un personaggio nel quale mi identifico. Ogni volta che fa punto è come se fosse la normalità, come quando io facevo un passaggio di prima. Lo reputo il Tennis in tutto e per tutto. E’ un personaggio esemplare, positivo e bello da vedere. Racchiude tutto nel suo nome, poi un giorno lo sfiderò a padel.

Avevi il poster in camera di un numero dieci?
Sì, nella mia cameretta avevo quello di Giannini. Poi quando sono cresciuto l’ho staccato.

Messaggio di Giannini: saluto Francesco con il quale mi lega non solo un numero, ma quel pezzo di stoffa che avevamo legato al braccio. Quando vuoi possiamo sfidarci a tennis che a padel sei imbattibile
Accetto volentieri la sfida e lo ringrazio perché quando avevo 16 lui e il padre mi hanno dato tanti consigli e insegnato tanto. Mi hanno fatto capire cosa fosse il calcio professionista. Sono stato fortunato ad avere queste due belle persone vicino. Quel pezzetto di stoffa è totalmente diverso da tutto il resto. Per noi romani significa tanto perché vuol dire portare in alto i colori ella Roma. Esserne capitano è un vanto e un sogno che tutti i bambini vorrebbero realizzare e noi due ci siamo riusciti.

Cosa dopo il ritiro ti è rimasto dentro del giorno del tuo addio?
Rispondo con le lacrime ancora. Sono passati tre anni, ma è come se non fossero passati veramente. Spesso riguardo quella giornata che per me è indimenticabile. E’ un racchiudersi di tutto il mio mio amore per questa squadra, questi colori e questi tifosi. Quello che ho passato io non lo avrà passato nessun altro. Speravo quel giorno non arrivasse mai, ma c’è un inizio e una fine per tutti. Durante la passerella alcune persone neanche le avrei salutate, ma per quello che c’era intorno era giusto essere una persona seria e coerente: mettere da paa rte tutto. E’ stata una giornata bella e brutta allo stesso tempo. Brutto perché smettevo di giocare, bello perché non pensavo che la gente potesse arrivare a piangere come se non vedesse più una persona alla quale era legata. Ringrazierò questa gente per sempre perché mi hanno dato tanto e io ho cercato di contracambiare sul rettangolo verde. Davo sempre qualcosa in più per far contento questo popolo, questa gente che per la Roma farebbe qualsiasi cosa. So cosa significa essere romani e romanisti, cosa significa vedere la squadra dalla Curva e dalla tribuna. I romani sono questi e ne sono fiero.

Sky sta facendo un sondaggio: Qual è la partita che vorresti rivedere tra Roma-Parma del 2001, Inter-Roma con il tuo gran gol, Roma-Juventus 4-0 e il 5-1 nel derby?
Inter-Roma è uno dei gol più belli della mia carriera se non il più bello. Roma-Juventus è un secondo derby, perché c’è sempre stata rivalità e facemmo una partita stratosferica. Nel 5-1 contro la Lazio ci fu la dedica ad Ilary con “sei unica”. Roma-Parma è il sogno di tutti i romanisti, dovevamo vincere. Scelgo Roma-Parma.

Messaggio da Pizarro: quale gol ti piace di più tra quello con la Samp e quello con l’Inter?
Il Pec è un figlio di una buona donna. E’ un simpaticone e che fa scherzi tutti i giorni, però è anche un bel permaloso. Tra quei due gol è una bella lotta.

Messaggio da Bergomi: quanto ti piaceva giocare a San Siro?
Ringrazio Bergomi per le belle parole. San Siro è la Scala del calcio. Dopo l’Olimpico è lo stadio più importante, più significativo. Lì per fortuna tra Inter e Milan ho fatto tantissimi gol e prestazioni ad altissimo livello. Mi dava la forza di dare qualcosa in più. Anche loro erano abituati a vedere dei fenomeni perciò era uno stadio particolare. Ti veniva voglia di giocarci e di dare il massimo.

Cosa è successo poi con Spalletti?
Leggendo il libro si sa come finisce (ride, ndr). Sono stati due personaggi diversi. Il primo Spalletti era top perché era come un secondo padre, una persona con cui stavo quasi sempre. Il secondo Spalletti avrà avuto le sue ragioni o qualche idea da qualche altra persone. Non dico che mi ha voluto mettere il bastone tra le ruote, ma qualcosa non è andato. Ho cercato di tenere sempre la testa alta e ho cercato di fare del mio meglio nonostante fossi in difficoltà.

Dopo aver segnato in rovesciata al derby cosa hai pensato?
Era un derby ormai perso. Il primo tempo eravamo sotto 2-0 e nel secondo tempo siamo entrati con un’altra cattiveria. Diciamo che mi sono trovato al posto giusto e nel momento giusto in entrambi i gol. Il secondo è stato molto difficile perché a quell’età fare un balzo del genere non era facile, ma non ci ho pensato in quel momento.

Qual è stato il giocatore della Lazio con il quale hai avuto più rivalità?
Con Simone Inzaghi ho un grande rapporto. C’è rispetto reciproco e abbiamo fatto il percorso insieme in Nazionale. In questo momento è tra gli allenatori più forti in A e sta facendo grandi cose. La rivalità, invece, è sempre stata con Nesta nonostante un rapporto ottimo fuori dal campo.

Sulla possiibilità che la Lazio di Inzaghi vinca lo Scudetto
Sarei stato contento se allenasse un’altra squadra. Da tifoso romanista spero si fermino il prima possibile. Sono quelle annate dove ti dice tutto bene. In questo momento non gli si può dire nulla. Spero ci possa essere un black out il prima possibile.

Messaggio di Marcheggiani: il dieci è un numero particolare e in questo momento in Italia ci sono tanti centrocampisti di livello, ma nessuno con le carattestiche tue o di Del Piero
Luca per me è una persona eccezionale. Mi è sempre piaciuto da quando era il portiere della Lazio. Poi l’ho conosciuto meglio e lo frequento di più. Del Piero ha lasciato il segno e va rivisto nelle scuole calcio. Trovare un altro numero dieci come noi non sarà facile perché ognuno ha le sue caratteristiche e il suo modo di giocare e la sua istintività. Bisogna puntare alle vecchie origini e puntare molto sui settori giovanili e non cercare all’estero i nomi stranieri. Bisogna tornare a puntare sui giovani, così avremo più possibilità di trovarei i vari Totti e Del Piero.

Hai già individuato qualche giovane interessante nella tua nuova attività?
Stavo partendo con questa società di scouting, ma poi con il Coronavirus ci siamo fermati. La mia volontà è di trovare un altro Totti o giocatori di questo spessore. Cercherò in tutto il mondo e spero di trovarne. Cercherò di farli crescere nel migliore dei modi. Qualche giovane l’ho preso e lo farò crescere come sono stato cresciuto io: con un percorso diverso da tutti gli altri. Riuscirò a trovarlo. Se mi pongo un obiettivo cerco di arrivarci.

Che idea ti sei fatto di Fonseca? Ti sarebbe piaciuto lavorare con lui?
La Roma in questo momento ha alti e bassi. Siamo abituati a questi problemi. Fonseca per me è un grandissimo allenatore che sta capendo il calcio italiano e la città di Roma. Sta capendo molte cose. E’ una persona di cui mi parlano tutti bene, in primis i giocatori. Con alcuni innesti possiamo fare un grande campionato il prossimo anno. Noi? Io rimarrò sempre della Roma, il mio cuore sarà sempre dentro Trigoria.

 

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Tutti gli assi nella manica di Petrachi

Tutti gli assi nella manica di Petrachi

Il Coronavirus ha rallentato tutto, anche il passaggio di proprietà da Pallotta a Friedkin, e questo in casa Roma rappresenta un grosso problema non solo per i tifosi che sognavano un nuovo inizio, ma anche per le casse del club e per i piani del DS Petrachi. Gianluca Petrachi, già, che ora si ritrova a dover reinventarsi un mercato estivo vista l’assenza del denaro fresco che avrebbe messo Dan Friedkin, tra rinnovi, esuberi, riscatti e ristrutturazione di una squadra che necessita di giocatori pronti e forti che alzino il livello generale di talento della rosa.

Come si legge su Transfermarkt, i giocatori che a giugno andranno in scadenza coi propri club sono molti e tra loro ce ne sono diversi di indubbio talento che tornerebbe utili alla Roma di Fonseca.

DIFESA: per il reparto arretrato, dove per forza di cose andranno acquistati almeno un centrale esperto ed un terzino, tra i futuri parametri zero troviamo due vecchi obiettivi della Roma come Jan Vertonghen ed Ezequiel Garay: entrambi centrali difensivi, il belga è un classe ‘87 ed è in uscita dal Tottenham mentre l’argentino è un classe ‘86 che si svincolerà dal Valencia. Per le fasce invece si fanno largo i due terzini del PSG: il terzino destro belga Thomas Meunier (classe ‘91) ed il mancino francese Layvin Kurzawa (classe ‘92), quest’ultimo vicinissimo alla Juventus a gennaio e gestito da Mino Raiola che con gli uomini di Trigoria ha conservato ottimi rapporti.

CENTROCAMPO: qui forse troviamo i calciatori che più interessano in casa Roma: Giacomo Bonaventura e Viktor Kovalenko. Jack Bonaventura si libererà dal Milan, col quale ormai sembra impossibile un rinnovo, e sul tuttofare classe ‘89 oltre che la Roma ci sono anche Napoli, Torino e Lazio. Una delle richieste di Fonseca invece ha molte probabilità di sbarcare a Trigoria questa estate: Viktor Kovalenko, centrocampista centrale o trequartista classe ‘96, già allenato dal tecnico portoghese allo Shakhtar dal quale si libererà a giugno.

ATTACCO: in scadenza a giugno, per il reparto offensivo, ci sono tanti di quei giocatori per i quali Gianluca Petrachi sarebbe pronto ad offrire immediatamente un contratto. Non si registra alcun interesse della Roma al momento per Cavani e Gotze, complici gli ingaggi proibitivi dei due, ma i giallorossi stanno corteggiando da diverso tempo un altro attaccante che andrà a parametro zero tra qualche mese: Dries Mertens. L’attaccante del Napoli ha un principio di accordo per il rinnovo col club partenopeo ma la firma tarda ad arrivare e Petrachi si è infilato da tempo nella trattativa: il belga classe ‘87 piace moltissimo sia al DS Petrachi che al tecnico Fonseca, che vedrebbe in lui la spalla perfetta di Edin Dzeko per formare una coppia formidabile. Per il ruolo di ala attenzione a due vecchi obiettivi della Roma: entrambi in uscita dal Chelsea a giugno a parametro zero, William (classe ‘88) e Pedro (classe ‘87) rappresentano due opzioni interessanti sulle quali Petrachi potrebbe tornare a breve.

 

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Roma, la strana stagione di Fonseca

Strana stagione di Fonseca al suo primo anno a Roma

Un inizio di stenti, che fece pensare ai tifosi giallorossi di trovarsi davanti il nuovo Zeman, soprattutto dopo il pirotecnico 3-3 casalingo contro il Genoa alla prima di campionato. Poi la ripresa, con pochi gol subiti (anche grazie all’inserimento di Smalling tra i titolari), molta sfortuna (Roma-Cagliari docet) e un 2019 concluso al quarto posto, che faceva ben sperare per il futuro. All’inizio del nuovo anno di nuovo il baratro, i tonfi in casa con Torino e Bologna, la batosta contro il Sassuolo e i gravi infortuni di due pilastri della squadra fino a quel momento: Zaniolo e Diawara, senza dimenticare il calo di un giocatore decisivo come Lorenzo Pellegrini. Di recente si sono visti accenni di risveglio, con il passaggio del turno contro il Gent in Europa League e le vittorie contro Lecce e Cagliari. Infine, lo stop a causa dell’emergenza Coronavirus, che sta costringendo il tecnico portoghese (come tutti d’altronde) a fare a meno del contatto con squadra e società. Si può riassumere in questo modo la strana stagione di Fonseca al suo primo anno alla guida della squadra giallorossa. E fortunatamente, al contrario di molti suoi predecessori in stagioni simili (dal punto di vista dei risultati s’intende), può ancora contare sul pieno sostegno della tifoseria, anche grazie alla mancanza di uscite fuori luogo e al suo non voler considerare la pressione della piazza come un elemento di disturbo. In attesa di tempi migliori per tutti.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 

 




A volte ritornano: la rinascita di Bruno Peres

A volte ritornano: Bruno Peres è rinato.

16 gennaio 2020, Parma-Roma, ottavi di Coppa Italia. Al minuto 79 i circa mille tifosi giallorossi al Tardini esplodono in un boato. Dopo quasi due anni Bruno Peres torna in campo con la maglia della Roma, sostituendo Alessandro Florenzi. Un passaggio di consegne, data l’imminente cessione (almeno a titolo temporaneo) del ragazzo di Vitinia. Bisogna mettere una toppa sul ruolo di terzino destro quanto meno fino a fine stagione e, visto lo stato di cose attuale (nonché l’inerzia della Roma nel mercato invernale), le previsioni sono tutt’altro che rosee. Zappacosta infortunato, Santon discontinuo. Il peso ricade interamente su Bruno Peres, che in quel momento tutto sembrava tranne che un giocatore.

Dopo due stagioni di prestazioni non all’altezza e macchine distrutte, durante le quali l’unico ricordo positivo è  il miracoloso salvataggio sulla linea di porta in Shakhtar-Roma di Champions League, viene ceduto in prestito al San Paolo nell’estate 2018. Colleziona 19 presenze e un gol, e continua la sua discesa verso l’oblio passando, sempre in prestito, allo Sport Recife nella B brasiliana. Si vocifera di un atleta fuori forma e alcolizzato.  Eppure Bruno Peres torna nella Capitale e, anche grazie ad un famoso personal trainer brasiliano, si rimette in sesto quanto meno per essere ancora qualificato come calciatore.

Fonseca, allenatore dello Shakhtar proprio nella partita del piede miracoloso , vuole fare di lui quel terzino offensivo alla Ismaily, che oltretutto aveva cercato di portare con sé dall’Ucraina. Petrachi, che da direttore sportivo del Torino lo portò in Italia nel 2014, in conferenza stampa lo ammonisce come un padre:”Lo conosco bene, sa giocare a calcio, ma deve ritrovarsi come uomo. Lui ne è consapevole: se sbaglia va via (con riferimento agli eccessi della vita privata ndr.)“.

Ora ritorniamo a quel boato di Parma, prodotto di una tifoseria che, nella situazione presente, non ha voglia di accanirsi contro un giocatore dal quale non si aspetta niente e nel quale forse si riconosce, soprattutto per la condizione di eterno incompiuto e per la debolezza verso i vizi. Del resto Bruno Peres, pur non essendosi mai dimostrato un professionista esemplare, non ha mai mostrato quell’arroganza (alla Kolarov per intenderci) tanto sgradita ai romanisti, quanto piuttosto l’attitudine sommessa di chi annega nell’errore e non ha la forza per rialzarsi, pagandone consapevolmente le conseguenze.

Rispetto a due anni fa le pretese si sono abbassate, tanto che un giocatore che prima era il brutto anatroccolo di una squadra semifinalista di Champions , viene oggi accolto come il figlio che, diseredato dal padre, torna a sostenerlo quando ormai non si regge in piedi, nonostante i rapporti reciproci non proprio floridi. E quindi pronti, via: rigore guadagnato contro il Sassuolo, che scuote temporaneamente la squadra, assist contro il Bologna e una serie di prestazioni complessivamente positive.

Ribadiamo, la Roma non è più ai vertici del calcio italiano e (quasi) europeo, ma questo è forse il contesto adatto alla rinascita di un calciatore non certo fenomenale, ma neanche così privo di valore e di professionismo come lo si è dipinto. Forse, un giocatore da Roma.

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Fienga pianifica la gestione della nuova Roma

Fienga pianifica la gestione della nuova Roma

La Roma in questi anni ha sempre pagato profumatamente i propri giocatori, sia per quanto riguarda i cartellini che per quanto concerne gli stipendi, ma i risultati non sono stati all’altezza: la casella trofei segna ancora lo zero e con le spese fatte dalla Roma sul mercato non è accettabile, per questo l’AD del club Guido Fienga è stato incaricato di pianificare una gestione economicamente più sana per poter investire i soldi del budget in maniera più corretta. Come si legge su Tuttomercatoweb la prima cosa che dovrà fare Fienga sarà quella di abbassare il monte ingaggi, gonfiato a dismisura da calciatori poco o mai utilizzati, per reinvestire quei soldi nelle prossime finestre di mercato. C’è poi da considerare anche il fatto che la Roma potrebbe mancare nuovamente l’ingresso in Champions League e questo non permetterebbe al club capitolino di incassare i bei soldi freschi garantiti quando si accede alla competizione.

In scadenza nel 2021 troviamo una serie di calciatori che nella Roma non sono protagonisti ma guadagnano cifre da capogiro, pertanto a quei giocatori andranno rivisti e ridimensionati i contratti o con tutta probabilità verranno lasciati andare. In questa lista figurano Juan Jesus, Bruno Peres, Antonio Mirante, Federico Fazio, Diego Perotti e Aleksándar Kolarov (che però ha rinnovato recentemente).

C’è poi da affrontare il discorso riguardante Lorenzo Pellegrini: l’entourage del talentuoso centrocampista capitolino vorrebbe alzare l’ingaggio del ragazzo fino a toccare i 3 milioni netti a stagione (più bonus) e la Roma sarebbe anche disposta ad accettare queste richieste, a condizione però che venga eliminata la clausola rescissoria esistente nel contratto di Pellegrini che permetterebbe al ragazzo di liberarsi dalla Roma qualora arrivasse un’offerta per il cartellino di “soli” 30 milioni.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport un altro dei compiti di Fienga sarà quello di valutare per bene la posizione dell’attaccante Cengiz Under: il turco ha rinnovato il proprio contratto con la Roma lo scorso anno arrivando a guadagnare 2 milioni netti a stagione, ma le sue prestazioni non stanno affatto convincendo né la dirigenza della Roma né tantomeno il tecnico Fonseca. Cengiz Under dunque potrebbe essere uno dei sacrificati in estate qualora ci fosse bisogno di denaro in entrata per le casse giallorosse, anche se la Roma crede nelle potenzialità del ragazzo che sembra proprio non aver espresso ancora tutto il suo potenziale. Su Cengiz Under si registrano interessamenti da parte di club di Bundesliga e Premier League.

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