Premier League, Johnson annuncia la ripartenza. I club rimborseranno le tv

Premier League, Johnson annuncia la ripartenza. I club rimborseranno le tv

Finalmente il “Project Restart” vedrà la luce! Il Premier britannico Boris Johnson dà l’ok alla ripresa della Premier League, solo ed esclusivamente a porte chiuse, ognuno nei rispettivi campi. Il Premier inglese ha dichiarato possibili gli incontri sportivi a partire dal 1 giugno. Considerando le 3 settimane richieste di allenamento prima della ripresa è realistico immaginare che la Premier League ricomincerà il 13 Giugno.

Viene accolta, quindi, da parte del Ministro degli Interni britannico, la richiesta dei club coinvolti nella zona retrocessione di giocare le partire cruciali per la permanenza nella massima serie nel proprio impianto e non in campo neutro (tra gli ultimi a dichiararsi contrari il Watford e ne avevamo parlato qui). Oltre a questo il CTS inglese ha accettato la linea guida che prevede che in caso di positività di un calciatore, solamente lui verrà messo in quarantena e i suoi compagni continueranno ad allenarsi. Questa soluzione può creare un precedente che potrebbe essere preso in considerazione anche in Italia per la ripresa della Serie A.

Sistemata la questione della ripartenza della del campionato ora i club dovranno affrontare i problemi relativi ai diritti televisivi.

Il CEO della Premier League Richard Masters aveva anticipato che, nella più ottimistica delle ipotesi, la Lega avrebbe subito perdite per almeno 1 miliardo di sterline.

Lunedì, Masters ha aggiunto“Oggi siamo in grado di aggiornare i club sulla situazione che li lega alle emittenti televisive. Ovviamente, non posso entrare nello specifico, sono discorsi confidenziali. Una cosa però posso dirla, qualunque cosa accada ci sarà una significativa mancanza di entrate. Questo è inevitabile. La dirigenza della Premier League è stata ora in grado di dipingere un quadro su ciò che sarebbe accaduto in vari scenari, sia tornando a giocare, sia concludendo anticipatamente la stagione. Ciò ha consentito ai club di avere un focus sul momento attuale”.


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Chiellini e Balotelli si chiariscono dopo le dichiarazione dello juventino

Chiellini e Balotelli si chiariscono dopo le dichiarazione dello juventino

Giorgio Chiellini e Mario Balotelli si chiariscono in una diretta del programma Le Iene dopo le dichiarazione rilasciate dallo juventino il quale definiva SuperMario una persona negativa, senza rispetto per il gruppo. Ne avevamo parlato qui

Ecco i passaggi della doppia intervista

Iene: «Mario, vogliamo parlare di Chiellini!».

Balotelli: «No dai! Ho già risposto, basta!».

Iene: «Ti va di fargli una dedica su una maglietta, per fare pace?».

Balotelli: «Fai una cosa: mettimela nell’ascensore. La porto in casa, la firmo e te la rimando giù».

Iene: «Vai. Puoi scriverci quello che vuoi!».

Iene: «Saliamo anche noi. Vai Mario, ti aspettiamo qui! Solo una domanda, Mario. Quando hai letto le dichiarazioni di Giorgio, cos’hai pensato?».

Balotelli: «Dai ragazzi! Per me è finita qua la storia, non ho problemi».

Iene: «Scusami, lui l’ha proprio scritto in un libro».

Balotelli: «Eh, va bene».

Iene: «L’ha fatto per vendere qualche libro in più, dici?».

Balotelli: «No, non lo so, ma, secondo me è uscita male la frase. Leggete la maglietta, dai!».

Iene: «Leggila tu come se fosse una poesia, vai!».

Balotelli: «Anche se inaspettatamente mi hai pugnalato alle spalle, ti voglio comunque bene, abbraccio, grande!».

Iene: «Grande Mario, parole giuste! La nostra missione ora è quella di andare a Torino e vediamo se ha il coraggio di dirti le cose in faccia!».

Iene: «Com’è andata la quarantena?».

Chiellini: «Bene! Sono riuscito a stare un po’ di più con la famiglia».

Iene: «Hai imparato a cucinare? Hai fatto la pizza?».

Iene: «Hai preso un’altra laurea online?»

Chiellini: «No! Mi allenavo la mattina presto e poi stavo con mia moglie e le due bambine».

Iene: «Quando è scoppiato il caso Covid, eri preoccupato?»

Chiellini: «Preoccupato no. Poi sono stato tanto in quarantena al centro sportivo, non pensavo ci fosse questa gravità nel mondo, per fortuna la mia famiglia era a Livorno, dove non è arrivato con la stessa intensità che abbiamo vissuto a Torino».

Iene: «In Francia hanno assegnato il Campionato a PSG. Il campionato secondo te riprende o lo danno vinto alla Juve?».

Chiellini: «Noi ci alleniamo e poi vedremo nelle prossime settimane».

Iene«In realtà vorremmo farti anche un’altra domanda sulla Champions: quest’anno siete una corrazzata, ad un certo punto, dalla Cina, arriva il Covid19, ma non è che Steven Zang ha costruito il virus per non farvi vincere la Champions?».

Chiellini: «Non c’era bisogno del virus dalla Cina, ci abbiamo pensato noi negli anni scorsi!».

Iene: «Quest’anno c’erano gli Europei?».

Chiellini: «Quelli li abbiamo spostati con grande anticipo».

Iene: «Se tu l’anno prossimo sei convocato, con Mancini c’è anche la possibilità che venga convocato anche Mario Balotelli».

Chiellini: «Mamma ragazzi, sarebbe un piacere! Io non ho mica problemi!».

Iene: «Nelle tue dichiarazioni non dici che Balotelli è una persona negativa in generale».

Chiellini: «Ci sono state situazioni in cui lo è stato».

Iene: «Siamo andati ad incontrarlo e lui, che è sempre istintivo nel rispondere, ha scritto una dedica per te».

Chiellini: «Anche se inaspettatamente mi hai pugnalato alle spalle, ti voglio comunque bene, abbraccio, grande! Mario” Sorpreso piacevolmente!».

Iene: «Lo vogliamo fare un saluto volante a telefono a Mario?».

Iene: «Un faccia a faccia virtuale!».

Le Iene quindi decidono di fare, insieme a Chiellini, una videochiamata a Balotelli:

Chiellini: «Ciao Mario!».

Balotelli: «È la prima volta in vita mia che il casino l’hai fatto tu e non l’ho fatto io!».

Chiellini: «Ero Invidioso! Perché nella vita per migliorare bisogna sbagliare!».

Balotelli: «Io sono perfetto, allora!».

Iene: «La facciamo la pace, vero?».

Balotelli: «Ma non c’è mai stata la guerra ragazzi, ve l’ho già detto!».

Chiellini: «Ci sono stati degli screzi, a me dispiace ma qualcosa dovevo dire, Mario, poi ti avrei scritto fra un po’, te lo dirò di persona, più avanti».

Chiellini: «Grazie per la maglietta! Questa la tengo per davvero!».

Balotelli: «Va benissimo! Comunque Giorgio, a parte gli scherzi, Io ti ho risposto nel senso che…».

Chiellini: «Hai fatto bene! Ero indeciso se metterlo, però non raccontare “nulla” è brutto, mi sembrava da falso e ipocrita. Mi prendo annessi e connessi».

Balotelli: «Con le cose brutte che potevi raccontare, proprio me dovevi mettere? Hahaha!».

Iene: «Va bene il momento di pace però Giorgio, vuoi dirglielo che nel 2013 due schiaffi volevi darglieli davvero?».

Chiellini: «Si è fatto male, è andato via prima di darglieli!».

Balotelli: «Ma veramente ti riferivi alla Confederations Cup?».

Chiellini: «Eh Mario…va bene, dai».

Balotelli: «Che cosa è che avevo fatto?».

Chiellini: «Non te lo ricordi?».

Balotelli: «Ma no, a parte essere andato via, cos’è che avevo fatto di così brutto? Giuro non mi ricordo».

Chiellini: «Con il Brasile, un paio di cose…».

Balotelli: «No aspetta, mi ricordo adesso! Che mi sono arrabbiato perché perdevamo e Gigi mi fa: “Non siamo mica il Brasile noi”, quella cosa lì?».

Chiellini: «Sì, più o meno».

Balotelli: «Va bene dai, non è una cosa grave quella. Io ho risposto soprattutto perché, ti dico la verità, da Giorgio non me l’aspettavo, nel senso che, non sono una persona negativa, sono uno che scherza sempre, ti ho risposto perché ti voglio bene, perché se non me ne fregasse niente non avrei mai risposto».

Chiellini: «Si migliora tutti con gli anni, vedi? Sono passati tanti anni, siamo pronti a scrivere un’altra pagina del prossimo libro».

Balotelli: «Ma questo libro, non potevi pubblicarlo tra cinque anni?».

Chiellini: «Ma sono troppo vecchio Mario, io smetto tra poco! Poi non mi legge più nessuno, è quello il problema! Il prossimo libro lo potrai raccontare tu!».

Balotelli: «No, sarebbe troppo lungo un mio libro!».

Iene: «Senti Mario, te lo facciamo regalare il libro da Giorgio!».

Balotelli: «Sì, strappa le pagine dove parla di me!».

Chiellini: «Promesso! (Chiellini scrive una dedica a Balotelli sul suo libro, ndr.) “A Mario, sbagliando ho imparato tanto e continuo a farlo giorno dopo giorno. Ti auguro il meglio, e spero di vederti presto in campo!».


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Roma, Diawara: “Ho recuperato dall’infortunio, sono pronto per giocare!”

Roma, Diawara: “Ho recuperato dall’infortunio, sono pronto per giocare!”

Il centrocampista giallorosso Amadou Diawara, ha rilasciato un’intervista a Roma Radio. L’ex Napoli ha risposto a molte domande ed ha affrontato parecchi temi.

Il centrocampista guineano ha disputato 19 partite in questa stagione, prima del brutto infortunio al menisco che lo tiene lontano dai campi dal 20 Gennaio scorso.

Come ha vissuto questo periodo così particolare?
“Sto vivendo questo periodo come tutti, con un po’ di stress. Non vedo l’ora che finisca questo brutto periodo. Sono rimasto a casa seguendo le direttive del Governo”.

Com’è la situazione in Africa?
“Il virus ha colpito anche la Guinea, ma la situazione al momento sembra sotto controllo. Ho sentito mio padre e le mie sorelle, mi dicono che la situazione si sta risolvendo piano piano. Ci sono meno casi rispetto all’Italia, ma il virus ci ha comunque colpito, però è sotto controllo”.

Quanto conta per una squadra di calcio far parte in modo concreto del tessuto sociale al quale appartiene?
“La Roma si è comportata da grande squadra con quello che ha fatto fuori dal campo durante l’emergenza. Il calcio è lo sport più seguito al mondo e deve dare il suo contributo anche in queste situazioni”.

Che effetto le ha fatto tornare a Trigoria? Veniva da un infortunio, come sta?
“Sto bene. Non vedevo l’ora di tornare in campo per allenarmi con gli altri, anche se per ora ci stiamo allenando individualmente. Non vedevo l’ora di tornare a Trigoria, incontrare i compagni e tornare a fare le cose che facevamo prima”.

Qual è stata la cosa che le è piaciuta di più tornando in campo?
“Ritrovare i compagni. Stando con loro tutti i giorni ti ci affezioni. Non è stato bello non vederli per così tanto tempo, mi mancavano”.

All’inizio ha giocato poco, poi ha dato la sensazione di essersi inserito bene nel gioco di Fonseca…
“Venivo da un anno a Napoli, dove avevo giocato poco. Quindi sapevo che alla Roma avrei dovuto dare il 100% quando mi sarebbe stata data l’opportunità. Ho capito cosa voleva il mister da me e dagli altri centrocampisti e mi sono inserito bene”.

Cosa vi chiede Fonseca?
“Il mister ci chiede di metterci posizionati bene con il corpo, di aiutare i centrali difensivi. Gli piace uscire sempre con il pallone dal basso, il suo calcio è divertente”.

Ha scelto la numero 42 per Yaya Touré. Che cosa ha rappresentato per il calcio africano?
“E’ stato un grandissimo giocatore e un simbolo per tutti gli africani che giocano in questo ruolo. Di lui mi piaceva tutto, dalla visione di gioco alla tranquillità con il pallone. Mi faceva impazzire da piccolo. Devo fare qualche gol in più per assomigliargli ma con un po’ di lavoro posso arrivarci”.

E’ arrivato alla Roma tra lo scetticismo generale. Quando ha avuto la sensazione di aver vinto la tua scommessa?
“Quando sono arrivato alla Roma non avevo continuità di gioco, mi ero fatto anche male. Sono andato in Coppa d’Africa, mi ha aiutato molto e sono tornato anche prima per iniziare a lavorare con i compagni. Non era semplice entrare subito nei meccanismi della squadra, ho aspettato il momento sapendo che quando avrei trovato continuità non avrei deluso i tifosi romanisti ed è stato così”.

Che cosa si aspetta quando ritornerete in campo?
“Quando torneremo in campo sarà come a inizio campionato. Veniamo da un lungo periodo di stop, ci siamo allenati a casa. Servirà la forza per ricominciare e andare a mille per centrare il nostro obiettivo. Speriamo di tornare in campo, se si gioca il nostro obiettivo è arrivare tra le prime quattro”.

E’ riuscito a fare qualche passeggiata per Roma?
Ho avuto poco tempo per visitare Roma tra allenamenti, partite e infortuni. Non vedo l’ora che tutto questo finisca per scoprirla meglio.


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Serie A, CTS impone 15 giorni di isolamento per i club prima della ripresa

Serie A, CTS impone 15 giorni di isolamento per i club prima della ripresa

Come riferisce l’ANSA il CTS (Comitato Tecnico Scientifico) ha disposto delle nuove regole, dopo le quali, se rispettate, si passerà alla decisione finale sulla ripresa del Campionato di Serie. Secondo il CTS le squadre e i membri degli staff tecnici dovranno rimanere in isolamento per 15 giorni dal momento della ripresa degli allenamenti di gruppo. Dopo questi 15 giorni di isolamento si potrà prendere in considerazione la definitiva ripartenza della Serie A, ovviamente a porte chiuse.

Già in atto è la quarantena di tutto il gruppo dopo un contagio e la responsabilità del medico. La richiesta dei calciatori è stata quella di non superare le 2 settimane di isolamento, poiché sarebbe problematico a livello psicologico. Oltre a questo secondo La Gazzetta dello Sport, sono emersi altri dubbi che riguardano anche «la realizzazione dei test molecolari sulle persone interessate alla ripresa degli allenamenti di squadra», che «non deve minimamente impattare sulla disponibilità del reagentario da dedicarsi in maniera assoluta ai bisogni sanitari del Paese».

Se la curva dei contagi dovesse abbassarsi in maniera importante da qui ai primi giorni di Giugno allora sarebbe davvero possibile concludere questa travagliata stagione calcistica.


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Torino, Belotti ad un bivio: restare in granata o andare al Napoli

Torino, Belotti ad un bivio: restare in granata o andare al Napoli

Come riporta il quotidiano La Stampa il capitano del Torino Andrea Belotti si trova ad un vero e proprio bivio: restare in granata o accettare di cambiare squadra. Al momento il contratto del numero 9 scadrà il 30 Giugno 2020 e sicuramente c’è tempo per parlare di rinnovo. Su di lui, però, sembra essere forte l’interesse del Napoli che sarebbe disposto a inserire nella trattativa Petagna più 20 milioni di euro. Trattativa che sarebbe agevolata dal fatto che il nuovo DS granata sarà Davide Vagnati, attuale uomo mercato della SPAL, squadra nella quale gioca (in prestito) Petagna. C’è da dire, però, che da quanto filtra il presidente del Torino Urbano Cairo gradirebbe una soluzione senza contropartite tecniche e avrebbe già fissato il prezzo del cartellino del “Gallo” : 40 milioni di €. Belotti gode da sempre della stima di Rino Gattuso, il quale lo vede già come possibile erede di Milik. Il Napoli è senza dubbio la squadra che più di tutte sta “corteggiando” il capitano granata ma non va dimenticato anche l’interesse di altre squadre di Serie A come Milan e Roma e anche di club di Premier League come Manchester United e soprattutto Everton di Carlo Ancelotti che già lo avrebbe voluto nella sua avventura partenopea. Belotti veste la maglia del Torino dalla stagione 2015/16 e con i granata ha disputato 179 partite mettendo a segno 85 reti. La stagione 2016/17 è stata senza dubbio la più prolifica con ben 28 reti in tutte le competizioni.

La prossima stagione è quella che porta all’Europeo, slittato al 2021 causa emergenza Coronavirus perciò il “Gallo” dovrà valutare bene se restare in una società nella quale sa di essere importante ed ha la titolarità garantita (salvo cali di rendimento drammatici) o calarsi in una realtà più grande e conquistarsi il posto di domenica in domenica.


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Capello: “Genialità di Cassano era unica. Volevo Chiellini già alla Roma”

Capello: “Genialità di Cassano era unica. Volevo Chiellini già alla Roma”

Fabio Capello ha parlato ai microfoni di Sky Sport della trattativa che portò alla Juventus quello che ad oggi è l’attuale capitano bianconero:Giorgio Chiellini: “Giocava nel Livorno e venne acquistato dalla Roma, lo vidi giocare una partita, prendemmo il 50%. L’altro 50% lo acquistò la Juventus e alle buste la Juventus fece un’offerta superiore alla Roma. Fui molto contento di ritrovarlo a Torino”.

Su Amantino Mancini, allenato nella Stagione 2003/04, l’ultima in giallorosso dell’allenatore

“È un giocatore che mi è piaciuto subito, avevo bisogno di un giocatore del genere. Era un ragazzo serissimo, bravissimo sotto tutti gli aspetti. Ha fatto parte del gruppo in modo positivo”.

Su Cassano, allenato sia alla Roma che al Real Madrid nell’esperienza poco felice del Pide de Bari
“Aveva e ha ancora adesso delle qualità tecniche e una visione di gioco come Totti. La differenza tra lui e Totti è che Cassano aveva più facilità di dribbling e aveva visione di gioco negli ultimi metri. Poteva essere uno che faceva gol, non calciava come Totti. Poteva fare la differenza in qualsiasi momento. La genialità di Cassano era unica. Purtroppo si è fatto male da solo. È un ragazzo buonissimo e generoso, ma gli dicevo di fare questo e quest’altro, che aveva bisogno di migliorarci, lui annuiva per un minuto e mezzo. Mi ricordo una volta, gli dissi di andare piano con la macchina, ci trovammo fuori Roma per un mesetto, mi disse di sì, lui andò a manetta sulla corsia d’emergenza”.

Qualche giorno fa l’ex allenatore della Roma aveva invece parlato del suo rapporto con Francesco Totti

“È una leggenda metropolitana. Con Totti non ho mai avuto nessun problema, l’ho sostituito una volta contro la Juventus. Forse gli chiedevo di più, di essere meno romano, nel senso di essere meno pigro, lui poteva fare tutto e di più. Mai messo in discussione né la forza né la qualità del calciatore o il rapporto umano. Anzi se devo dire una cosa, consigliai a Totti questo: non regalare i soldi al procuratore. Gli dissi che uno come lui aveva bisogno di un commercialista o di un avvocato per fare i contratti”.


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Premier League, anche il Watford contro le partite in campo neutro

Premier League, anche il Watford contro le partite in campo neutro

Premier League – In un articolo del 6 Maggio che potete trovare qui vi avevamo parlato della difficile situazione legata alla ripresa della Premier League, il famoso Project Restart. Notizia di ieri è quella legata alla polemica legata ai tamponi, della quale ha parlato il Corriere dello Sport. Il nodo più importante che sembra difficile da sciogliere, però, è quello legato alla volontà dei club nella zona rossa della classifica di giocarsi la permanenza nella massima serie in campo neutro.

Il Watford si è ufficialmente esposto in merito attraverso un comunicato uscito poco fa sui canali social e sul sito internet della squadra britannica.

Il club, terzultimo in classica, si è opposto alla possibilità di giocarsi la retrocessione su un campo che non sia il proprio con queste motivazioni: “Al tempo del coronavirus non esiste un ambiente completamente sicuro per giocare – ha spiegato l’amministratore delegato al Times La polizia parla di tifosi che potrebbero infrangere le restrizioni al riavvio del campionato e sarebbe un problema per le autorità, ma credo che avremmo un maggiore controllo sui fan se giocassimo nei nostri impianti. Non c’è altruismo. Ci sono 20 diversi interessi in ballo: a volte si allineano, ma nella maggior parte dei casi finisco per proteggere le singole società. Alcuni club sono felici di aderire al Project Restart perché probabilmente hanno un vantaggio a partecipare a questo torneo modificato nel format, ma quando almeno sei squadre, e io sospetto siano anche di più, sono preoccupate per il rovescio della medaglia e gli effetti devastanti del giocare questo mini-campionato, allora credo che la Premier League abbia il dovere di occuparsene”.

La volontà governativa è quella di ricominciare e concludere il torneo, tanto è vero che il kit dei test per il COVID-19 è già stato inviato ai club di Premier League, circa 40mila per un costo complessivo di 4 milioni di sterline.


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Serie A, Spadafora: “Serve prudenza. La prossima settimana decisiva”

Serie A, Spadafora: “Serve prudenza. La prossima settimana decisiva”

Serie A – Il ministro dello sport Vincenzo Spadafora è intervenuto a ‘Seila TV‘ nella quale ha ribadito che non verranno affrettati i tempi per la ripresa del campionato.

“Le notizie di queste ore dei contagi in alcune squadre di calcio non ci fanno ben sperare. Fino a quanto non capiremo quale sarà l’evoluzione sanitaria, non potremo dare una risposta certa. La parola d’ordine, anche alla luce del recente incontro col Comitato tecnico-scientifico, è stata “prudenza”. Ovviamente quello che è successo nelle ultime ore non aiuta”.

Certamente entro la fine della prossima settimana si avranno informazioni più precise sulla ripresa della Serie A.

“La prossima settimana, prima del 18 maggio, saremo in grado di capire, sulla base dell’analisi della curva, l’andamento dei contagi dopo questa prima apertura. A breve arriverà il responso del Comitato tecnico-scientifico sul protocollo della FIGC. Capiremo se le perplessità che il Comitato tecnico-scientifico ha espresso sono state superate o se purtroppo restano tali. Queste due cose insieme, ci consentiranno di decidere”.

 Infine una battuta sulla prossima stagione: “Dovremo capire come contemplare la passioni con i tempi che sono cambiati”


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Napoli, ora è ufficiale: Hysaj non rinnova e sarà addio

Napoli, ora è ufficiale: Hysaj non rinnova e sarà addio

Napoli – Notizia di oggi: il procuratore di Elseid Hysaj ha ufficializzato l’addio ai partenopei. Negli ultimi giorni sembrava che il giocatore ex Empoli fosse prossimo al rinnovo invece le trattative sono ufficialmente tramontate. L’albanese, voluto fortemente dall’attuale allenatore della Juventus Maurizio Sarri al suo arrivo a Napoli nel 2014, che già lo aveva avuto ad Empoli, ha disputato con i partenopei 185 partite. Il suo agente Giuffredi aveva manifestato la volontà di rinnovare il contratto, salvo poi, proprio negli ultimi giorni, annunciare che forse sarebbe meglio per tutti cambiare aria. Un tira e molla che sembra essere arrivato al capitolo finale.

Mario Giuffredi, è intervenuto a Radio Kiss Kiss Napoli e ha rilasciato queste dichiarazioni:

“Abbiamo comunicato al Napoli, al presidente De Laurentiis e ai dirigenti, che non rinnoveremo il contratto. La volontà è quella di andare via. Glielo abbiamo comunicato 15-20 giorni fa, ora è anche nell’interesse del Napoli cercare una soluzione per il giocatore, visto che poi andrà in scadenza. Poi in questo mercato strano possono esserci mille colpi di scena, quindi tutto potrebbe anche cambiare in corsa. Noi, però, la nostra volontà l’abbiamo comunicata a De Laurentiis”.

Secondo il sito Transfermarkt, il suo valore di mercato è pari a 16 milioni di Euro.


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Chiesa a 360°: il calciomercato, i paragoni illustri e…Francesco Totti

Chiesa a 360°: il calciomercato, i paragoni illustri e…Francesco Totti

Federico Chiesa ha concesso una lunga intervista al Corriere dello Sport. Il giovane attaccante della Fiorentina, tra i più corteggiati, ha parlato a tutto tondo affrontando diversi temi.

Nel corso di questa stagione il calciatore viola ha disputato 26 partite complessive e messo a segno 7 reti.

Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni rilasciate al direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni.

La Fiorentina è una delle società più colpite dal virus. Due giorni fa si sono registrate altre sei positività. 
«La squadra è consapevole del momento, ma ha grande fiducia nello staff medico, sa di essere seguita con tutte le attenzioni e vuole riprendere a lavorare. Sento spesso il dottor Pengue, una mente brillantissima. Lui ci rassicura. La notizia delle nuove positività non ci ha turbati».

Parole che riempiono il cuore, Federico. 
«Non sono mai stato fermo per due mesi e la cosa mi pesa. Anche se ho lavorato parecchio, siamo professionisti. Ci siamo allenati costantemente seguendo il protocollo che trasmetteva ogni giorno Iachini».

Il suo arrivo ti ha restituito il sorriso. Solo una mia impressione? 
«Venivo da mesi difficili, non avevo svolto la preparazione che serve al mio fisico. Due settimane dopo la fine dell’Europeo Under 21 ero già in America con la squadra. Quando è arrivato Iachini stavo recuperando dall’infortunio alla caviglia e invece di partire per le Maldive, dove avevo programmato una breve vacanza, ho svolto una preparazione personalizzata, le indicazioni me le dava il suo staff. Quindici giorni che mi hanno rimesso in condizione, il sorriso è tornato di conseguenza». 

Tuo padre ti segue sempre come un’ombra. 
«Tanti dicono che avere un padre che ha fatto il tuo stesso mestiere e per di più alla grande sia un peso. Per me è un vantaggio, un enorme vantaggio. Il rigore, l’attitudine al sacrificio e l’educazione che mi hanno impartito lui e mia madre mi danno una forza incredibile. Mio padre non è mai entrato nelle cose del campo, ma mi ha sempre aiutato nei momenti difficili, anche lui perché ne ha vissuti tanti».

Lui era la tecnica.
«Destro e sinistro, fantastici. Due piedi indistinguibili. Come Hamsik. E un senso del gol che ancora me lo sogno. Sono differenti anche i nostri percorsi, io a diciotto anni ero già in Serie A, lui è maturato a 26. Ho sempre avuto un debole per i giocatori tecnici, il mio idolo era e resta Kakà, anche se Ronaldo il Fenomeno…».

Sapevi che tuo padre fu la ragione principale per la quale nel ’97 Baggio non passò al Parma? Ancelotti l’aveva eletto a giocatore di riferimento. 
«Non lo sapevo, certo Baggio è stato uno dei più grandi di sempre, ma mio padre non era da meno».

Lo farai contento. Sbaglio o è lui l’unico a seguirti nelle trattative? 
«Non ci sono trattative in corso, c’è la Fiorentina. Non ho un procuratore, con la società parlo io e lui è sempre al mio fianco. È il mio assistente personale (sorride). Non abbiamo mai preso in considerazione l’idea di avere un agente. In futuro chissà. Quella voce che mi accostava a Totti era una fake news, Francesco è stato il primo a contattare la società per chiarirlo».

Più forte il padre o il figlio? 
«Quando segnerò 22 gol in 27 partite come fece lui a venticinque anni nella Samp potrò rispondere a questa domanda».

Parliamo del tuo futuro. Commisso l’ha fatto e ha posto due condizioni. 
«Con il presidente, con Giuseppe Barone e Pradè nell’ultimo anno abbiamo parlato tantissimo, il presente è l’unico tempo sul quale sono concentrato. Io penso al lavoro di tutti i giorni, agli obiettivi immediati, il principale è la salvezza. Speriamo di tornare tutti a giocare, il resto verrà».

Quindi se telefonano Juve e Inter trovano occupato? 
«Il mio obiettivo è il miglioramento generale, non solo quello tecnico, devo completarmi e sono il primo a rendermene conto. Sousa, che mi ha lanciato, ma anche Pioli, mi ripetevano spesso che il calcio si gioca prima di tutto con la testa. Io, per indole, sono portato a non amministrare le energie, ho una generosità che tante volte compromette la prestazione, talvolta manco di lucidità sotto porta. Devo migliorare e migliorare e ancora migliorare, trovare con più regolarità il gol, se voglio avvicinare mio padre che in Serie A ne ha segnati 138». 

Individuata finalmente la posizione ideale? Sempre che tu ne abbia una. 
«Le posizioni le ho coperte tutte. Sousa mi faceva giocare da quinto di centrocampo. Pioli da quinto ala alta. Montella mi ha impiegato anche nei due davanti, per Iachini sono un attaccante di destra». 

Lo sei anche per Mancini. Nei tre. 
«Sai cosa penso? Che lo spostamento dell’Europeo possa essere una cosa buona per chi, come me e Nicolò (Zaniolo), avrà la possibilità di sfruttare un altro anno e crescere sul piano dell’esperienza».

Esperienza che alla Fiorentina ha portato Ribery.
«L’acquisto più importante della stagione. Vederlo in allenamento, seguire i suoi tempi, avvertire la sua presenza in partita, tutte cose importantissime. Lui è un grande professionista e un leader e ha una tecnica pazzesca. Ci aiuta a crescere, il suo infortunio ci ha complicato notevolmente la vita, visto che avevamo trovato un assetto efficace».


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