Chi vincerebbe i campionati d’Europa se finissero in anticipo?

La Jupiler Pro League, massima divisione belga, è diventata la prima competizione nazionale ad aver chiuso anzitempo causa emergenza Coronavirus. Un comunicato ufficiale ha chiarito infatti che il Consiglio d’Amministrazione della Lega ha effettuato ieri (2 Aprile) una videoconferenza, durante la quale ha preso atto delle raccomandazioni degli esperti sull’impossibilità di riprendere il regolare svolgimento del campionato prima del 30 Giugno (comunque non senza rischi per gli addetti ai lavori). La classifica è stata dunque congelata con la  vittoria da parte del Club Brugges, che vantava 15 punti di distacco dal Gent a una partita più play-off dalla fine della competizione, mentre rimangono in ballo la Croky Cup (coppa nazionale) e la Proximus League (seconda divisione), entrambe a una partita  dalla conclusione. Un comitato si occuperà di gestire le conseguenze di vario tipo derivanti da questa decisione. Ma cosa succederebbe se ciò accadesse negli altri principali campionati europei? Le ipotesi che seguono non prendono in considerazione l’interruzione delle coppe nazionali, decisive ai fini di ottenere posti in Europa League

Serie A

Difficile vedere applicata una soluzione del genere in Italia, dato che il presidente della Lega Serie A Gravina ha dichiarato che lo Scudetto verrà assegnato in ogni caso. Eppure, congelando la classifica, avremmo dopo 26 giornate la Juventus campione d’Italia per la nona stagione consecutiva, Lazio, Inter e Atalanta in Champions League, Roma e Napoli in Europa League (con gli azzurri che dovrebbero passare per i preliminari), Lecce (per differenza reti), Spal e Brescia in Serie B. Ininfluenti i 4 recuperi da disputare della 25a giornata (Verona-Cagliari, Inter-Sampdoria, Atalanta-Sassuolo, Torino-Parma).

Premier League

In Inghilterra un’eventuale assegnazione del campionato in base alla classifica attuale non sarebbe così scabrosa, con il Liverpool, primo dopo 29 giornate a +26 (virtualmente +23) sul Manchester City, che porterebbe a casa il titolo per la prima volta dopo 30 anni (per la “gioia” di Steven Gerrard). La squadra di Guardiola invece andrebbe in Champions insieme a Leicester e Chelsea. Attenzione però,perché anche in questo caso abbiamo due partite da recuperare: City-Arsenal e Aston Villa-Sheffield United, entrambe della 28a giornata. Il secondo è di importanza cruciale, perché una vittoria dei Villans li tirerebbe fuori dalla zona retrocessione ai danni del Watford, mentre lo Sheffield in caso di successo si proietterebbe addirittura in Europa League, scalzando lo United al quinto posto! E pensare che l’anno scorso militavano in Championship…

Bundesliga

Un solo match da recuperare nel campionato tedesco (l’ininfluente Werder Brema-Eintracht Francoforte), e Bayern Monaco che, in caso di congelamento della classifica, vincerebbe il Meisterschale per l’ottava volta consecutiva dopo 25 giornate. Alle sue spalle Borussia Dortmund (a -4 dai bavaresi), Lipsia e Borussia Moenchengladbach in Champions, Bayer Leverkusen e Schalke 04 (via preliminari) in Europa League, Fortuna Duesseldorf, Werder Brema e Paderborn in Zweite Bundesliga (anche se il Fortuna dovrebbe disputare il play-out con la terza classificata di questo campionato, ovvero l’Amburgo, particolare che intreccia i destini delle due massime divisioni tedesche).

Liga

Nessun incontro da recuperare nel campionato spagnolo. Barcellona virtualmente campione di Spagna dopo 27 giornate a 2 punti dal Real Madrid, che scivolerebbe in Champions insieme a Siviglia e Real Sociedad. In Europa League Getafe e Atletico Madrid (passando per i preliminari), Mallorca, Leganés ed Espanyol in Segunda Divisiòn.

Ligue 1

Anche in questo caso, come in Premier League, il congelamento favorirebbe meritatamente la prima in classifica. Psg teoricamente campione di Francia dopo 28 partite, a +12 (virtualmente +15) sull’Olympique Marsiglia. Unico incontro da recuperare, proprio quello tra lo Strasburgo e i parigini in programma per l’ultima giornata. Marsiglia e Lille in Champions (i secondi passando per i preliminari), Rennes in Europa League. Nimes ai play-out (similmente alla Bundes, la terzultima deve disputare uno scontro con la vincitrice dei play-off del campionato cadetto), Amiens e Tolosa in Ligue 2.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Totti: “Fonseca è un grande. Sono fiero dei romani”

Totti: “Fonseca è un grande. Sono fiero dei romani”

Francesco Totti ha rilasciato una lunga intervista a Sky, toccando numerosi argomenti:

Come impegni il tempo a casa?
Diciamo che la giornata è lunga, ma per fortuna ho una famiglia che mi sostiene e i bambini da seguire sempre. Tra compiti, giochi e palestra il tempo passa così.

C’è qualche film che rivedresti? Vedi tanta tv in questo momento?
In questi venti giorni abbiamo quasi scaricato Netflix. La sera è l’unica cosa che facciamo. Da questa settimana inizia La Casa di Carta e siamo in prima linea.

Sull’iniziativa con il Campioni del Mondo del 2006
Nessuno si sarebbe aspettato di essere in questa condizione. Con Dash abbiamo fatto un’iniziativa per lo Spallanzani acquistando 15 macchinari e raccogliendo quasi 350 mila euro che cercheremo di dividere nel migliore dei modi comprando macchinari che possano salvare dai piccoli ai grandi. Con la squadra Campione del Mondo 2006, invece, abbiamo lanciato questa iniziativa con la Croce Rossa italiana con la quale abbiamo ottenuto una bella somma e cercheremo di acquistare ambulanze.

Messaggio di Marcello Lippi: Francesco ti ricordi di me? Dopo il tuo infortunio abbiamo iniziato a costruire la nostra grande impresa. Volevo salutarti e il calcio ti aspetta
Il 19 febbraio ci fu un infortunio abbastanza serio e la sera stessa Mariani mi operò perché si era rotto il perone insieme ai legamenti. E’ stato un intervento duro e in testa mi è passata qualunque cosa. Ero sicuro di non poter andare ai Mondiali. La sera stessa, invece, Mariani mi disse di aver fatto tutto e che ora sarebbe spettata a me. Era sicuro che potessi far parte della spedizione. Poi fortunatamente il giorno dopo ci fu questa sorpresa dove ho visto la volontà e l’amore che mi ha trasmesso Lippi parlandomi. Mi si è capovolto tutto. Mi ha dato la forza di poter uscire da quel brutto tunnel. Fortunatamente con la voglia di partecipare a quel Mondiale perché sapevo che sarebbe stato l’ultimo. Mister e compagni mi hanno dato la forza di partecipare e di vincere la cosa più importante che si può portare a casa.

Perché hai lasciato così presto la Nazionale visto che hai giocato fino a 40 anni?
E’ stata una decisione presa prima dell’infortunio. Ogni anno facevo 40-50 partite e avevo un problema alla schiena. Dovevo mettere qualcosa da parte e non poteva essere la Roma. La scelta più brutta era lasciare la Nazionale. La Roma è stata tutto e fortuntamente sono riuscito a chiudere l’Italia vincendo la Coppa del Mondo”.

Messaggio di Del Piero: Come vedeva la figura mia e della Juventus negli in cui giocavamo?
Parlare di Alessandro è riduttivo. Ci hanno sempre messo di fronte a un dualismo. Ci hanno provato sempre a metterci contro, ma avendo due caratteri quasi simili siamo riusciti ad unirci di più. Quando uno dei due non giocava, l’altro cercava di dargli sostegno perché poi le decisioni del mister andavano rispettate. Nel mio libro delle barzellette avevo pensato di girarlo con tutti i compagni della Nazionale e non solo con Alessandro siamo stati da dopo cena fino a notte a girare 4-5 barzellette perché ridevamo di continuo. Nessuno può cambiare il nostro rapporto.

Tu avresti chiuso con un’altra maglia se ci fosse stata l’opportunità come De Rossi?
Rispetto quello che ha fatto Daniele. Ognuno fa le sue scelte di vita. Io delle opportunità a fine carriera le ho avute: all’estero e anche in Italia. Ero dubbioso. Sinceramente io volevo continuare perché sentivo di poter dare qualcosa. Alla fine un anno o due non mi cambiava niente e siccome la mia scelta di vita è stata indossare un’unica maglia, giocare un anno o due da un’altra parte avrebbe cambiato tutto.

Chi ti ha chiamato?
La Sampdoria mi voleva a tutti i costi. Ferrero ha un debole per me, avrebbe fatto di tutto per portarmi lì.

La Samp ti voleva anche all’inizio della carriera
Se non ci fosse stato il torneo Città di Roma con Ajax e ‘Gladbach io la settimana dopo sarei andato alla Samp. Il mister non mi vedeva bene ma quella serata cambiò tutto. Fortunatamente sono riuscito a rimanere in questa splendida città. Chi lo sa dove sarei andato.

Se non avessi fatto il calciatore che altro sport avresti fatto?
Qualsiasi sport, sono portato in quasi tutto. Ora con il padel mi trovo bene, ma visto che prima non c’era avrei giocato a tennis. Sennò avrei fatto il benzinaio, mi è sempre piaciuto l’odore della benzina. Anche oggi quando vado, ci metto sempre qualche minuto in più (ride, ndr).

Cosa ti lega con Roger Federer?
Stiamo parlando del Tennis. E’ un mio amico e spesso ci sentiamo per messaggi. Lui non parla italiano e io inglese, quindi con translate è tutto più semplice. E’ un rapporto basato sulla lontananza. Lui è sempre in giro per il mondo e io prima giocavo quindi era difficile vedersi. Alla fine c’è stima reciproca. E’ un personaggio nel quale mi identifico. Ogni volta che fa punto è come se fosse la normalità, come quando io facevo un passaggio di prima. Lo reputo il Tennis in tutto e per tutto. E’ un personaggio esemplare, positivo e bello da vedere. Racchiude tutto nel suo nome, poi un giorno lo sfiderò a padel.

Avevi il poster in camera di un numero dieci?
Sì, nella mia cameretta avevo quello di Giannini. Poi quando sono cresciuto l’ho staccato.

Messaggio di Giannini: saluto Francesco con il quale mi lega non solo un numero, ma quel pezzo di stoffa che avevamo legato al braccio. Quando vuoi possiamo sfidarci a tennis che a padel sei imbattibile
Accetto volentieri la sfida e lo ringrazio perché quando avevo 16 lui e il padre mi hanno dato tanti consigli e insegnato tanto. Mi hanno fatto capire cosa fosse il calcio professionista. Sono stato fortunato ad avere queste due belle persone vicino. Quel pezzetto di stoffa è totalmente diverso da tutto il resto. Per noi romani significa tanto perché vuol dire portare in alto i colori ella Roma. Esserne capitano è un vanto e un sogno che tutti i bambini vorrebbero realizzare e noi due ci siamo riusciti.

Cosa dopo il ritiro ti è rimasto dentro del giorno del tuo addio?
Rispondo con le lacrime ancora. Sono passati tre anni, ma è come se non fossero passati veramente. Spesso riguardo quella giornata che per me è indimenticabile. E’ un racchiudersi di tutto il mio mio amore per questa squadra, questi colori e questi tifosi. Quello che ho passato io non lo avrà passato nessun altro. Speravo quel giorno non arrivasse mai, ma c’è un inizio e una fine per tutti. Durante la passerella alcune persone neanche le avrei salutate, ma per quello che c’era intorno era giusto essere una persona seria e coerente: mettere da paa rte tutto. E’ stata una giornata bella e brutta allo stesso tempo. Brutto perché smettevo di giocare, bello perché non pensavo che la gente potesse arrivare a piangere come se non vedesse più una persona alla quale era legata. Ringrazierò questa gente per sempre perché mi hanno dato tanto e io ho cercato di contracambiare sul rettangolo verde. Davo sempre qualcosa in più per far contento questo popolo, questa gente che per la Roma farebbe qualsiasi cosa. So cosa significa essere romani e romanisti, cosa significa vedere la squadra dalla Curva e dalla tribuna. I romani sono questi e ne sono fiero.

Sky sta facendo un sondaggio: Qual è la partita che vorresti rivedere tra Roma-Parma del 2001, Inter-Roma con il tuo gran gol, Roma-Juventus 4-0 e il 5-1 nel derby?
Inter-Roma è uno dei gol più belli della mia carriera se non il più bello. Roma-Juventus è un secondo derby, perché c’è sempre stata rivalità e facemmo una partita stratosferica. Nel 5-1 contro la Lazio ci fu la dedica ad Ilary con “sei unica”. Roma-Parma è il sogno di tutti i romanisti, dovevamo vincere. Scelgo Roma-Parma.

Messaggio da Pizarro: quale gol ti piace di più tra quello con la Samp e quello con l’Inter?
Il Pec è un figlio di una buona donna. E’ un simpaticone e che fa scherzi tutti i giorni, però è anche un bel permaloso. Tra quei due gol è una bella lotta.

Messaggio da Bergomi: quanto ti piaceva giocare a San Siro?
Ringrazio Bergomi per le belle parole. San Siro è la Scala del calcio. Dopo l’Olimpico è lo stadio più importante, più significativo. Lì per fortuna tra Inter e Milan ho fatto tantissimi gol e prestazioni ad altissimo livello. Mi dava la forza di dare qualcosa in più. Anche loro erano abituati a vedere dei fenomeni perciò era uno stadio particolare. Ti veniva voglia di giocarci e di dare il massimo.

Cosa è successo poi con Spalletti?
Leggendo il libro si sa come finisce (ride, ndr). Sono stati due personaggi diversi. Il primo Spalletti era top perché era come un secondo padre, una persona con cui stavo quasi sempre. Il secondo Spalletti avrà avuto le sue ragioni o qualche idea da qualche altra persone. Non dico che mi ha voluto mettere il bastone tra le ruote, ma qualcosa non è andato. Ho cercato di tenere sempre la testa alta e ho cercato di fare del mio meglio nonostante fossi in difficoltà.

Dopo aver segnato in rovesciata al derby cosa hai pensato?
Era un derby ormai perso. Il primo tempo eravamo sotto 2-0 e nel secondo tempo siamo entrati con un’altra cattiveria. Diciamo che mi sono trovato al posto giusto e nel momento giusto in entrambi i gol. Il secondo è stato molto difficile perché a quell’età fare un balzo del genere non era facile, ma non ci ho pensato in quel momento.

Qual è stato il giocatore della Lazio con il quale hai avuto più rivalità?
Con Simone Inzaghi ho un grande rapporto. C’è rispetto reciproco e abbiamo fatto il percorso insieme in Nazionale. In questo momento è tra gli allenatori più forti in A e sta facendo grandi cose. La rivalità, invece, è sempre stata con Nesta nonostante un rapporto ottimo fuori dal campo.

Sulla possiibilità che la Lazio di Inzaghi vinca lo Scudetto
Sarei stato contento se allenasse un’altra squadra. Da tifoso romanista spero si fermino il prima possibile. Sono quelle annate dove ti dice tutto bene. In questo momento non gli si può dire nulla. Spero ci possa essere un black out il prima possibile.

Messaggio di Marcheggiani: il dieci è un numero particolare e in questo momento in Italia ci sono tanti centrocampisti di livello, ma nessuno con le carattestiche tue o di Del Piero
Luca per me è una persona eccezionale. Mi è sempre piaciuto da quando era il portiere della Lazio. Poi l’ho conosciuto meglio e lo frequento di più. Del Piero ha lasciato il segno e va rivisto nelle scuole calcio. Trovare un altro numero dieci come noi non sarà facile perché ognuno ha le sue caratteristiche e il suo modo di giocare e la sua istintività. Bisogna puntare alle vecchie origini e puntare molto sui settori giovanili e non cercare all’estero i nomi stranieri. Bisogna tornare a puntare sui giovani, così avremo più possibilità di trovarei i vari Totti e Del Piero.

Hai già individuato qualche giovane interessante nella tua nuova attività?
Stavo partendo con questa società di scouting, ma poi con il Coronavirus ci siamo fermati. La mia volontà è di trovare un altro Totti o giocatori di questo spessore. Cercherò in tutto il mondo e spero di trovarne. Cercherò di farli crescere nel migliore dei modi. Qualche giovane l’ho preso e lo farò crescere come sono stato cresciuto io: con un percorso diverso da tutti gli altri. Riuscirò a trovarlo. Se mi pongo un obiettivo cerco di arrivarci.

Che idea ti sei fatto di Fonseca? Ti sarebbe piaciuto lavorare con lui?
La Roma in questo momento ha alti e bassi. Siamo abituati a questi problemi. Fonseca per me è un grandissimo allenatore che sta capendo il calcio italiano e la città di Roma. Sta capendo molte cose. E’ una persona di cui mi parlano tutti bene, in primis i giocatori. Con alcuni innesti possiamo fare un grande campionato il prossimo anno. Noi? Io rimarrò sempre della Roma, il mio cuore sarà sempre dentro Trigoria.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




UEFA, pronte sanzioni per chi segue il modello belga

UEFA, pronte sanzioni per chi segue il modello belga.

Il campionato belga ha lanciato il primo segnale importante sul futuro del calcio europeo. Infatti il Club Brugge è il primo club europeo ad aver ottenuto il titolo di campione nazionale anzitempo, dopo che la Jupiler Pro League ha deciso di terminare qui il campionato e premiare la prima in classifica al momento della sospensione per l’emergenza Covid-19, con il club di Bruges che era in vantaggio di 15 punti sulla seconda.

La notizia sembrava aprire vari scenari sugli altri campionati europei, in primis in Inghilterra dove il Liverpool, con i suoi 20 punti di vantaggio potrebbe usufruire della stessa decisione. Situazione differente in Italia, dove la distanza tra Juventus e Lazio ed Inter è molto più esiguo.

Ma la reazione delle componenti UEFA è stata certamente differente, infatti la scelta della federazione belga non è piaciuta agli organi europei, che hanno comunicato che qualsiasi decisione di questo tipo è prematura e soprattutto potrebbe portare l’UEFA a stabilire sanzioni in merito, principalmente escludendo le federazioni coinvolte dalle prossime competizioni europee.

Pugno duro, dunque, per lanciare un messaggio importante alle federazioni, che sottolinea come l’idea sia quella di attendere l’evolversi della situazione per poter recuperare i campionati, ma soprattutto di dare una linea unitaria a tutte le competizioni coinvolte.

 

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Serie A, spese folli per gli agenti!

Quanto si spende in Serie A per i procuratori? Tanto, più che in tutto il mondo.

La FIGC ha infatti pubblicato i compensi degli agenti per l’anno 2019, e le spese per le commissioni dei procuratori sportivi di Serie A sono aumentate rispetto allo scorso anno di 16 milioni (9,5%). Dall’1 gennaio al 31 dicembre 2019 le società hanno versato nelle loro tasche 187 milioni di euro. Per fare un paragone, secondo quanto riporta l’Intermediaries in International Transfers Report della Fifa, l’Italia  è  il Paese nel mondo in cima alla lista dei più  “spendaccioni” in commissioni, nonché con la più alta percentuale di trasferimenti nei quali gli intermediari agiscono per conto del club acquirente e la seconda percentuale quando invece è il club che cede ad essere rappresentato. Non è solo il nostro Paese a patire tale incremento di costi, in quanto la medesima fonte parla di un aumento del 35% delle spese in commissioni a livello mondiale (il 97% delle quali avviene in Europa). La FIGC è fino ad ora l’unica federazione nazionale ad aver pubblicatotale rapporto relativo all’anno 2019, una tradizione seguita con zelo dal 2015 anche dalla FA inglese, che però quest’anno pare essere in ritardo. A pagare più di tutte è stata la Juventus con 44,3 milioni di euro, seguita da Inter (31,8 milioni di euro), Roma (23,2 milioni di euro) e Milan ( 19,6 milioni di euro). Tutte le altre squadre annoverano spese inferiori ai 10 milioni a testa. Riportiamo di seguito la lista:

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Ma chi beneficia di questi ingenti movimenti di denaro? La rivista americana Forbes ha pubblicato verso la fine del 2019 una classifica dei 50 procuratori sportivi più pagati nel medesimo anno. Tra questi, 6 hanno a che fare col calcio. Al primo posto Jonathan Barnett, la cui la società, la Stellar Football Ltd., si occupa di Strakosha, Szczesny e Amrabat. Al terzo e al quinto posto compaiono rispettivamente i celeberrimi Jorge Mendes, agente tra gli altri di Cristiano Ronaldo, Miguel Veloso, Bruno Alves e Ghoulam, e Mino Raiola, che cura gli interessi di molti top player del nostro campionato (Ibrahimovic, De Ligt, Insigne per dirne alcuni) Attenzione però, perché al ventiseiesimo posto ecco un’altra conoscenza del calcio nostrano, Alessandro Lucci, procuratore di tantissimi giocatori di Serie A o ex-tali, (Bonucci, Correa e Vecino solo per citare i primi tre nomi sul suo profilo Transfermarkt). La loro presenza in questa classifica basterà a spiegare il grande incremento delle spese per commissioni in Italia e in Serie A?

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Quando Cassano rescisse col Parma

Quando Cassano rescisse col Parma

“Ho rescisso col Parma e ora sto meglio, ci ho pensato tutta la notte. Ho deciso di chiudere il rapporto dopo una presa per il culo durata sette mesi; sono stanco, ho deciso di lasciare tutto. Non ce l’ho con i tifosi di Parma, con i miei compagni e con chi lavora, ma con chi ha fatto un disastro dopo che avevamo fatto del Parma un giochino perfetto. Ci sto rimettendo quattro milioni di euro di stipendi, ma non sono i soldi il problema. Non lo sono per me: la cosa brutta è che ci sono persone che guadagnano molto meno e non prendono un euro da 7 mesi o, in alcuni casi, da un anno. Ogni volta ci dicevano che ci avrebbero pagato domani e il giorno dopo ci ripetevano domani: basta, non ce la facevo più, questa situazione di agonia era insostenibile“, tuonò Cassano dall’amico Pierluigi Pardo in diretta su Italia 1, a Tiki Taka, in quel lontano 26 gennaio del 2015. Ma andiamo per gradi…

Il 25 gennaio del 2015 si giocò un Parma-Cesena in un Tardini infuocato, 20ª giornata di quella Serie A, ed i gialloblù persero malamente lo scontro salvezza tra ultima e penultima per 1-2 facendosi distanziare dal Cesena di ben nove lunghezze in classifica, rimanendo fermi all’ultimo posto con 3 miseri punti e certi ormai della retrocessione a fine stagione. Ma non fu retrocessione, andò anche peggio: nell’estate del 2014 al Parma sesto in classifica con Donadoni in panchina fu negato l’accesso in Europa League per problemi finanziari legati ad alcuni pagamenti IRPEF non in regola, da lì iniziò un’escalation di guai finanziari e passaggi di società da uno sciacallo all’altro che culminò con il fallimento del club il 19 marzo del 2015.

Già a novembre 2014, cioè due mesi prima di quel famigerato Parma-Cesena del 25/01/2015, venne scoperchiato il vaso di Pandora: i giornali cominciarono a scrivere che il patron gialloblù Tommaso Gherardi non pagava ai calciatori gli stipendi da luglio, che il Parma sarebbe stato penalizzato di due o tre punti in classifica, che i giocatori avrebbero minacciato lo sciopero e che la società gialloblù aveva uno scoperto debitorio di oltre 60 milioni di euro. La squadra successivamente si radunò, i calciatori decisero di giocare unicamente per la maglia e per i tifosi, giurando di non abbandonare il club e provarlo a salvare in tutti i modi sul campo… ma ci fu chi tradì secondo il capitano Lucarelli.

“Eravamo tutti d’accordo sulla messa in mora, compreso Cassano. Qualcosa però andò storto. Dopo l’allenamento Antonio, dalla distribuzione delle casacche, capì che non sarebbe stato titolare in partita, così pensò bene di rilasciare un’intervista in cui denunciò la situazione dei mancati pagamenti. Peccato che soltanto il giorno prima mi avesse garantito che non avrebbe parlato. Non disse nulla a nessuno, fece la cosa per puro tornaconto personale. Voleva andare via e per questo fece nuovamente casino. La domenica, avvenne il patatrac. Io andai in tribuna perché squalificato, lui in panchina perché Donadoni aveva deciso così da giorni. I tifosi al Tardini, però, videro la scelta del mister come una punizione per la denuncia fatta da Cassano e così iniziarono a invocarlo. Ma ciò che mi fece letteralmente perdere la testa fu quando lo vidi andare sotto la Curva Nord a fine partita, una cosa che lui si era sempre rifiutato di fare al termine di ogni gara. Questa volta, perché gli tornava utile, andò a parlare con i tifosi, quando vidi quella scena, non capii più nulla. Partii dalla tribuna saltando i gradini quattro a quattro, mi fiondai nello spogliatoio, sentii gridare Mirante: ‘È inutile che fai il fenomeno’. Proprio quello che mi serviva per chiudere definitivamente la vena e lanciarmi verso il compagno che aveva tradito la nostra fiducia. Feci in tempo a urlargli: ’Sei un bastardo’. Poi intervenne Luca Bucci, il nostro preparatore dei portieri, sollevandomi di netto e portandomi dentro alle docce. Tirai un cazzotto talmente forte da staccare il doccino, ma fui marcato stretto e non mi mossi da lì per un quarto d’ora. Giusto il tempo di permettere a Cassano di andarsene. Di lì a poco avrebbe rescisso”, così parlò capitan Lucarelli in un’intervista nel 2018.

Trattato come un figlio sin da subito, i tifosi non perdonarono mai a Cassano di aver abbandonato la nave proprio mentre affondava, in special modo a lui che era uno dei leader tecnici di quella squadra. Fantantonio ha sempre abituato il mondo del calcio alle cosiddette “cassanate”, ma quel prematuro addio in quel difficile momento storico per il club fu visto dai tifosi come un oltraggio alla maglia e alla storia del club. Cassano, proprio lui voltò le spalle ai tifosi gialloblù, lui che fu accolto a Parma come un re, dopo che Walter Mazzarri lo scaricò dall’Inter… e non che numericamente non abbia poi ripagato i ducali avendo segnato 18 gol e siglato 10 assist in 56 presenze (con la ciliegina del ritorno nelle coppe europee dopo anni, poi negato al Parma per i debiti). Ma quella rescissione con annessa fuga da Parma, poche ore più tardi del chiarimento a fine partita con la Curva Nord, sarà per sempre una macchia indelebile sul bel rapporto che si creò tra il club gialloblù,  i tifosi ducali ed Antonio Cassano nel giro di appena un anno e mezzo…

 

(dati Wikipedia e Transfermarkt)

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Le 5 migliori Lazio degli ultimi venti anni

Le 5 migliori Lazio degli ultimi venti anni

Gli ultimi quattro lustri per la Lazio sono stati abbastanza controversi, un mescolarsi di emozioni, grandi successi e cadute profondissime: il ventennio 2000-2020 si apre con la vittoria dello Scudetto, poi la crisi societaria, la dolorosa vendita di Alessandro Nesta, un paio d’anni di transizione sotto la guida di Roberto Mancini e nel 2004, Lotito ufficializza l’acquisto della società biancoceleste, forte del nuovo decreto spalma-debiti. I primi anni da presidente della Lazio per l’imprenditore romano sono molto complicati: rapporti con la tifoseria ai minimi storici e calciomercato praticamente bloccato per le rate da pagare al fisco. Nonostante ciò con Delio Rossi la Lazio riesce a conquistare una Coppa Italia ed una qualificazione in Champions, ma nel 2009 il tecnico di Rimini lascia la squadra. La dirigenza laziale sceglie Davide Ballardini, che resterà solo qualche mese portando i biancocelesti nei bassifondi della classifica a lottare per la salvezza, nonostante conquisti una Supercoppa Italiana contro l’Inter del triplete ad inizio stagione. Dopo l’esonero di Ballardini, Lotito sceglie l’esperto Edy Reja per la panchina e da quel momento inizia una crescita lenta, ma costante ed arrivano giocatori di livello sempre più alto: prima Klose, Hernanes e Candreva, poi sotto la guida tecnica di Pioli si mette in mostra Felipe Anderson. Nel 2016 infine si siede sulla panchina della Lazio Simone Inzaghi, che porta a casa altri trofei, ed assicura alla squadra una crescita decisamente più rapida, arrivando addirittura a giocarsi la vittoria dello Scudetto in questa stagione. Venti anni in cui i biancocelesti hanno portato a casa 10 trofei (1 Scudetto, 5 Coppe Italia e 4 Supercoppe Italia), ma allo stesso tempo hanno fatto i conti con l’ossessione della qualificazione in Champions raggiunta solamente 4 volte, l’ultima nel 2007. Diamo, quindi, uno sguardo alle 5 migliori Lazio degli ultimi venti anni:

 

5) Lazio 2014-2015

La Lazio 2014-2015 è una squadra sorprendente, gioca un calcio veloce ed in verticale, ed ha una difesa più solida rispetto alle annate precedenti grazie all’arrivo di De Vrij; alla guida tecnica c’è Stefano Pioli, accasatosi alla Lazio tra lo scetticismo generale. A centrocampo si mette in mostra Lucas Biglia, già da una stagione in biancoceleste, ma in pratica è come se fosse appena arrivato; in attacco oltre alla solita affidabile presenza di Klose, ci sono i colpi di Antonio Candreva, nella sua miglior stagione in carriera, ed il talento di Felipe Anderson, autore di un girone di ritorno da campione. La squadra di Pioli a fine stagione conterà ben 4 giocatori in doppia cifra per reti segnate: Parolo, Klose, Candreva e Felipe Anderson. I biancocelesti conquistano il terzo posto in campionato, vincendo l’ultima partita della stagione a Napoli ed ottenendo il pass per i preliminari di Champions ( dove vengono sconfitti da un modesto Bayern Lekervkusen); sono anche protagonisti di una splendida cavalcata in Coppa Italia, dove perdono di misura in finale con la Juventus.

4) Lazio 2017-2018

La Lazio del 2017-2018 è sostanzialmente quella attuale, per 7/11 per la precisione. E’ la prima Lazio di Inzaghi in versione 3-5-2. La squadra apre la stagione con la vittoria nella Supercoppa Italiana contro la Juventus, ed in campionato è sempre in zona Champions grazie ai colpi del redivivo Luis Alberto, del giovane Milinkovic Savic ed alle reti del nuovo acquisto Immobile. La Lazio fino a febbraio-marzo è praticamente in corsa per tutti gli obbiettivi, poi si inceppa qualcosa: fuori in semifinale di Coppa Italia contro il Milan ai calci di rigore; caduta rovinosa a Salisburgo che costa l’eliminazione dall’Europa League ai quarti di finale, ed a maggio arriva la batosta finale: sconfitta con l’Inter in casa, i nerazzurri sorpassano i ragazzi di Inzaghi, che finiscono quinti in classifica e vedono sfumare anche l’obbiettivo Champions League. La stagione porta comunque un trofeo in bacheca, il titolo di capocannoniere per Immobile e la consapevolezza di avere un gruppo completo, probabilmente il più forte dell’era Lotito, senza considerare l’attuale stagione.

3) Lazio 2002-2003

La Lazio 2002-2003 è una squadra pazza, condizionata dal fallimento societario, ma comunque con grandi campioni ed un allenatore giovane e capace (praticamente un ex compagno) come Roberto Mancini alla guida tecnica. Il 31 agosto 2002 Cragnotti cede simultaneamente Crespo all’Inter ed il capitano Alessandro Nesta al Milan, una giornata da incubo per i tifosi, ma nonostante ciò “la banda Mancini” fa divertire il suo pubblico e regala ottime prestazioni. 4-4-2 classico con Peruzzi in porta, Favalli ed Oddo terzini, Mihajlović e Stam al centro della difesa; Fiore e Stankovic sono i due esterni di centrocampo, mentre in mezzo al campo c’è Gianichedda a sudare e Liverani ad impostare; davanti la coppia d’attacco Lopez-Corradi. I biancocelesti sono in corsa per lo scudetto fino a gennaio, poi si assestano in quarta posizione e centrano la qualificazione in Champions, ma le speranze dei tifosi sono riposte nella Coppa Uefa. La squadra raggiunge le semifinali, ma ad attenderli c’è un avversario tanto sorprendente quanto più forte: il Porto di Mourinho, che vincerà il trofeo e l’anno successivo la Champions League.

 

 

 

2)Lazio 2000-2001

La Lazio 2000-2001 sulla carta è la rosa più forte degli ultimi venti anni della squadra biancoceleste (forse anche di tutta la sua storia). Alla formazione che l’anno precedente vinse lo scudetto Cragnotti aggiunge Crespo, Claudio Lopez, Castroman, Poborsky e Dino Baggio ( a gennaio). L’ attacco biancoceleste è una vera e propria armata: Salas, Ravanelli, Lopez, Inzaghi e Crespo. Nonostante queste grandi premesse e la vittoria della Supercoppa Italiana a luglio, la squadra inizia male in campionato ed a metà stagione arriva l’esonero di Eriksson, sostituito da Zoff, con l’ex ct della Nazionale la Lazio torna a marciare a buon ritmo tallonando Roma e Juventus fino al termine della stagione. I giallorossi avranno però una costanza disarmante per tutto il corso del torneo e conquisteranno la Scudetto. In Coppa Italia i biancocelesti si fermano ai quarti, mentre in Champions League alla seconda fase a gironi.

 

 

1) Lazio 1999-2000

La stagione 1999-2000 si apre con la storica vittoria in Supercoppa Europea contro il Manchester United, 1-0 grazie alla rete di Salas. Cragnotti inoltre porta alla corte di Eriksson: Veron, Simeone, Sensini ed il giovane Simone Inzaghi; i biancocelesti vivono un testa a testa con la Juventus per tutta la stagione, culminato con la vittoria dello Scudetto sotto il diluvio di Perugia, dove Calori segna il goal dell’uno a zero contro i bianconeri, condannandoli al secondo posto. La Lazio trionfa anche in Coppa Italia, superando l’Inter in finale; unica nota stonata di una stagione quasi perfetta è la batosta presa in Champions ai quarti di finale contro il Valencia sotto i colpi dei due futuri biancocelesti Mendieta e Claudio Lopez.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Napoli, De Laurentiis sogna il ritorno di Cavani

Napoli, De Laurentiis sogna il ritorno di Cavani

E’ stata una stagione complicata per il Napoli con il cambio di allenatore e le difficoltà nel trovare una continuità di rendimento. In estate possibile una rivoluzione di mercato con l’obiettivo di tornare competitivi a grandi livelli. De Laurentiis vuole regalare un sogno ai suoi tifosi; si tratta di Edinson Cavani ormai ai ferri corti con il PSG; l’attaccante uruguaiano non rinnoverà il contratto con il club francese e cerca l’ultima grande avventura della carriera. Il giocatore piace a Chelsea e Manchester United ma lui non gradisce la destinazione Premier; il presidente del Napoli, per convincerlo, potrebbe mettere sul piatto un triennale da sette milioni. Trattativa complicata ma non è da escludere un ritorno del Matador al San Paolo.

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Immobile, come Acerbi, a vita in biancoceleste

Immobile, come Acerbi, a vita in biancoceleste

Più volte Ciro Immobile ha ribadito che gli piacerebbe chiudere la carriera alla Lazio, d’altronde in biancoceleste l’attaccante di Torre Annunziata si è rilanciato e confermato nel grande calcio, segnando a raffica ed infrangendo molti record. In quasi quattro stagioni Immobile è già il quarto marcatore della storia della Lazio con 116 reti segnate, ed insegue Giorgio Chinaglia a quota 122, mentre la prima posizione è difesa da Piola, con 159 reti; è terzo per marcature in Serie A, 94, alle spalle di Signori (107) e Piola (143). Ciro ha un contratto in scadenza nel 2023, da 3,5 milioni all’anno, ma in estate il presidente Lotito ha intenzione di adeguare ulteriormente il contratto del suo centravanti e posticiparne la scadenza di una o due stagioni, al fine di legare Immobile alla Lazio per il resto della sua carriera. L’ agente dell’attaccante non ha esitato a rimarcare l’interesse che suscita Immobile nei confronti di grandi club europei, Everton e Napoli su tutti. Ha parlato così Alessandro Moggi:

“È prematuro parlarne ora. Ma che ci possano essere degli interessamenti come già ci sono stati da Inter, Milan e dalla Cina un anno fa, è normale”

 

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Cagliari, ecco il piano per tenere Radja Nainggolan

Cagliari, ecco il piano per tenere Radja Nainggolan

In questa stagione ha punito l’Inter nella sfida di San Siro terminata uno a uno; Radja Nainggolan, al Cagliari, sembra essere tornato ai suoi livelli e la società sarda farà di tutto per provare a tenerlo. Operazione non semplice visto il valore del giocatore ma la carta da giocare potrebbe essere l’inserimento di una contropartita tecnica; il nome è quello di Nandez che i nerazzurri seguono dal mercato invernale. Per far continuare l’avventura tra Nainggolan e il Cagliari, però, il centrocampista belga dovrà rinunciare a due milioni di euro. Il club sardo, infatti, non può garantirgli lo stipendio da 4.5 milioni ma può arrivare a 2.5 facendo in ogni caso uno sforzo considerando che il tetto massimo è di 1.8 milioni percepiti da Pavoletti. Si prevedono giorni intensi per decidere il futuro dell’ex giocatore della Roma.

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Barcellona, nuova idea per arrivare a Lautaro

Barcellona, nuova idea per arrivare a Lautaro

Il Barcellona non molla la presa su Lautaro Martinez, i blaugrana ne sono rimasti folgorati dopo averlo incontrato per due volte nei gironi di Champions. L’ Inter tiene botta e non ha intenzione di privarsi del suo gioiello, e non è disposta a sedersi al tavolo se non per una cifra superiore ai 100 milioni; i blaugrana sono intenzionati a presentare un’offerta che ci si avvicina molto: 70 milioni più il cartellino di Arturo Vidal, vecchio pallino di Antonio Conte ( fonte Mundo Deportivo). In ogni caso la dirigenza catalana non pare intenzionata a versare nelle casse dell’Inter i 111 milioni della clausola rescissoria inserita nel contratto dell’attaccante argentino. Il Barca dovrà guardarsi dalla concorrenza delle squadre inglesi, Manchester City e Chelsea su tutte, che hanno iniziato a sondare il terreno per arrivare a Lautaro Martinez. In questa asta europea l’Inter non rimarrà a guardare disarmata, a tal proposito ha parlato anche Javier Zanetti, che ha affermato la volontà della società di tenere l’attaccante in nerazzurro:

“Mi fa piacere di parlare di lui perché quando lo abbiamo preso lo seguivamo da tempo. Era il giocatore più promettente del calcio argentino e parlando con Milito dicevamo che poteva avere un futuro importante. Ora fa parte del patrimonio del nostro club ed è un ragazzo che è cresciuto tantissimo ad appena 22 anni. Io vedendolo allenarsi tutte le settimane lo vedo felice con noi e mi auguro che resti a lungo. E’ un nostro patrimonio. Lui insieme ad altri rappresentano un patrimonio importante per il nostro club”.

 

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