I gioielli dell’Ajax che i club di Serie A sognano

I gioielli dell’Ajax che i club di Serie A sognano

L’Ajax è, da sempre, una grande fucina di calciatori. Potremmo citare Van Basten, Cruijff, Eriksen, Suarez, Ibrahimovic, Seedorf o Rijkaard, ma potremmo citarne anche altri mille e non sarebbero comunque tutti. Anche l’odierno Ajax è ricco di giovani talenti, tutti molto interessanti e pronti sin da subito per giocare ad alti livelli, e molti di questi interessano ai nostri club di Serie A. L’Ajax è inoltre la squadra che dà più calciatori ai cinque maggiori campionati. Se fino a ieri molti di questi calciatori avevano prezzi inaccessibili, la pausa forzata dei campionati ha deprezzato (di circa il 25%) tutti i calciatori del mondo che ora hanno il valore di mercato decisamente più basso rispetto a un paio di mesi fa.

Difesa:

Noussair Mazraoui ad esempio è uno di quei calciatori che farebbero molto comodo a numerosi club di Serie A: terzino destro che può giocare anche mediano, classe ‘97, nella scorsa stagione ha dimostrato di essere un ottimo calciatore in grado di saper fare le due fasi senza problemi. Soppiantano dall’esplosione del fenomenale Sergiño Dest, Mazraoui ha visto il suo utilizzo da parte di Ten Hag diminuire drasticamente ed ora il suo prezzo è sceso fin sotto ai 10 milioni di euro. Juventus, Roma e Milan beneficerebbero del suo acquisto.

Centrocampo:

Il nome caldo a centrocampo è quello di Ryan Jiro Gravenberch: mediano classe 2002, alto ben 190cm e dal cartellino che si aggira sugli 11 milioni di euro. I club di Serie A si sono fiondati sul ragazzo, prima che l’Ajax lo faccia titolare e lo renda un centrocampista da grandi palcoscenici, d’altronde uno col suo fisico e la sua qualità servirebbe sicuramente alla Roma, all’Inter e alla Fiorentina. Gravenberch di distingue per grande visione, agilità e dribbling, tutte caratteristiche che fanno di lui un mediano moderno. Qualora il Milan decidesse di passare ad un modulo con due mediani, uno con la fisicità di Gravenberch sarebbe il compagno ideale di Bennacer.

Attacco:

Lassina Traoré è un attaccante, classe 2001, che ha tutto per diventare un grande centravanti moderno: velocità, fiuto del gol, discreta fisicità e forza. Milan, Torino, Sampdoria e Hellas Verona mancano di un profilo del genere e potrebbero affondare il colpo su Traoré dato che al momento il cartellino del ragazzo vale poco meno di 6 milioni di euro. Lassina Traoré viene paragonato a Patrick Kluyvert per il suo modo di giocare e al momento nell’Ajax non è ancora un titolare, pertanto i lancieri potrebbero privarsi di una seconda linea che invece nel nostro campionato potrebbe trovare minutaggio e crescita giocando titolare.

(dati Transfermarkt)

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Champions ed Europa League in estate: soluzione giusta?

Champions ed Europa League in estate: soluzione giusta?

In questi giorni si sta discutendo su quando poter tornare in campo per terminare la stagione; la priorità, ed è stato detto più volte, è quella di finire i campionati ma bisogna anche ragionare su Champions ed Europa League. L’idea è quella di far giocare queste due competizioni tra fine luglio ed inizio agosto con la formula della gara secca a porte chiuse. Soluzione corretta? Proviamo a capirlo

Il primo punto riguarda la veridicità della competizione; giocando nel pieno dell’estate, infatti, il rischio è quello di andare a vedere partite decisamente sotto ritmo considerando come le temperature andrebbero a complicare l’andamento del match. Inoltre in quale forma scenderebbero le varie squadre? La mancanza di allenamento è un altro aspetto da analizzare. Altro aspetto riguarda lo stadio; giocare a porte chiuse, infatti, cancellerebbe quel tipo di vantaggio con la tipologia andata/ritorno specie per la questione dei goal in trasferta. Bisogna, però, precisare una cosa: il fatto di non avere il pubblico rappresenta un chiaro svantaggio per la squadra tecnicamente inferiore. E qui, arriviamo all’ultimo punto, ovvero le favorite per la vittoria finale in caso di questa scelta. Semplici, le squadre con un tasso tecnico più alto.

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Juventus, chi merita la conferma tra questi sei giocatori?

Juventus, chi merita la conferma tra questi sei giocatori?

E’ tempo di bilanci in casa Juventus; la società bianconera, in attesa di capire se si potrà tornare a giocare, stanno riflettendo sulla rosa e sul futuro di alcuni giocatori. Sono sei gli elementi che devono guadagnare la fiducia di Sarri per restare all’interno di un gruppo il cui obiettivo è quello di dominare in ambito italiano e internazionale. Quali sono questi giocatori? Douglas Costa, Ramsey, Bernardeschi, Khedira, De Sciglio e Rugani. Cerchiamo di capire su chi i bianconeri dovrebbero puntare.

Douglas Costa

Partiamo dall’esterno offensivo brasiliano, un giocatore tanto forte quanto fragile. L’ex Bayern Monaco, infatti, non è mai riuscito a trovare la giusta continuità a causa dei numerosi problemi fisici. Una situazione difficile da gestire; Sarri, infatti, considera il brasiliano titolare imprescindibile nel suo 4-3-3 visto la sua immensa qualità con la quale riesce a creare costantemente la superiorità numerica ma bisogna fare anche altri ragionamenti. Qualora sul mercato si dovesse presentare una possibilità di livello non è da escludere la rinuncia al brasiliano.

Bernardeschi

L’eventuale cessione di Douglas Costa favorirebbe Bernardeschi; l’esterno italiano, a differenza della gestione Allegri, non è riuscito a trovare una continuità di rendimento. I motivi sono sostanzialmente due: alcune prestazioni decisamente sotto tono e il passaggio al 4-3-1-2 che ha sicuramente sfavorito le qualità dell’ex Fiorentina che però può tornare utile alla causa bianconera. La sua capacità di saltare l’uomo e l’abilità sui calci piazzati possono essere armi importanti in determinati momenti del match.

Ramsey

Molto più complicato il futuro di Ramsey. Mezzala nel 4-3-3, o trequartista nel 4-3-1-2 rinunciando a uno come Dybala? Difficile trovare una risposta a questa domanda. L’unico in grado di farlo è Sarri che deve capire, una volta per tutte, come voler sistemare in campo la sua Juventus. Il modulo perfetto per il gallese è il 4-3-3; da mezzala, infatti, riesce ad esprimere al meglio le proprie qualità. Inserimento, capacità di attaccare lo spazio, tanta corsa: ecco cosa può dare Ramsey da interno di centrocampo. Vietato rinunciarci.

Khedira

Un giocatore su cui, invece, la Juventus potrebbe rinunciare è Khedira nonostante l’importanza del tedesco; il centrocampista classe 1987 ha un’intelligenza tattica fuori dal comune, riesce a coniugare al meglio capacità difensiva e abilità nell’attaccare la profondità. Il problema? La carta d’identità e una fragilità muscolare che gli ha impedito di scendere in campo con continuità. La Juventus, in mezzo al campo, ha bisogno di investire in maniera importante e Khedira potrebbe essere il sacrificato.

De Sciglio

Ad un passo dall’addio nella sessione invernale di mercato (sembrava tutto fatto per lo scambio con Kurzawa del PSG), non è da escludere una sua cessione in estate. Terzino destro in grado di giocare anche a sinistra ha avuto più di qualche problema in fase difensiva dove va costantemente in difficoltà. I bianconeri hanno bisogno di investire nel ruolo di terzino e uno come De Sciglio può anche essere sacrificato.

Rugani

Chiellini, Bonucci, de Ligt, Demiral; questo il reparto difensivo della Juventus. E Rugani? Difficile possa trovare spazio con continuità e non è da escludere una sua cessione nel prossimo mercato estivo. Venticinque anni e la voglia di trovare un club in cui poter essere titolare.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Roma, fissato il tetto ingaggi. Ecco come cambierà il mercato

Roma, fissato il tetto ingaggi. Ecco come cambierà il mercato

La Roma ha deciso di fissare un tetto per gli stipendi a partire dalla prossima stagione. Secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport il limite massimo sarà di 3 milioni di euro. Questo comporterà inevitabilmente alcuni cambiamenti per il mercato in entrata, in attesa che si riescano a piazzare quei giocatori che hanno firmato un contratto a cifre più alte prima del tetto stipendi.

Attualmente il club giallorosso ha un un monte ingaggi pari a 160 milioni di euro lordi, considerando tutti i giocatori in rosa e questo incide di molto sul fatturato considerando la mancata partecipazione alla UEFA Champions League.

Al momento sembra che non ci saranno variazioni e tutti i giocatori che vogliono vestire il giallorosso sanno che possono esserci solo premi veri che saranno riconosciuti in caso di traguardi come vittoria del campionato o di coppe nazionali e internazionali.

In orbita Roma nelle ultime settimane sono circolati molti nomi importanti che, in vista del limite dello stipendio netto a 3 milioni di € difficilmente potrebbero sbarcare nella Capitale. Si parla di giocatori del calibro di Pedro e Willian del Chelsea, di Vertonghen del Tottenham e anche di Mario Goetze del Borussia Dortmund. Forse l’unico che può rientrare in questo discorso è Jack Bonaventura che potrebbe “accontentarsi” di un ingaggio che rientri nei parametri societari. Giocatori internazionali che hanno ingaggi attualmente fuori portata per le casse giallorosse, secondo le direttive ultime.


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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Griezmann, è lui il compagno perfetto per Lukaku?

Griezmann, è lui il compagno perfetto per Lukaku?

L’Inter si sta muovendo sul mercato; l’obiettivo è quello di regalare a Conte una rosa ancora più competitiva in modo da andare ad accorciare il divario con la Juventus. Tanti i nomi sul tavolo di Marotta e, quello che stuzzica maggiormente la fantasia, è sicuramente Antoine Griezmann; il francese potrebbe rientrare nello scambio con Lautaro Martinez su cui il Barcellona ha messo gli occhi da tempo. Una trattativa non semplice considerando lo stipendio (17 milioni di euro) del giocatore; l’eventuale arrivo del piccolo diavolo, però, potrebbe essere piuttosto funzionale agli schemi di Conte, al gioco di Lukaku e allo stesso Eriksen.

Il modulo

Partiamo dal sistema di gioco adottato da Conte, il 3-5-2. L’arrivo di Griezmann non andrebbe a modificare questo aspetto ma regalerebbe maggiore qualità al tecnico italiano. L’attaccante francese, rispetto a Lautaro (che ama abbassarsi per prendere palla e far salire la squadra), offrirebbe maggiore fantasia al reparto offensivo grazie alla sua capacità di essere letale tra le linee.

Lukaku

Analizziamo ora l’eventuale rapporto con Lukaku, l’attaccante principale della rosa nerazzurra. Griezmann, nel Barcellona, parte dall’esterno per favorire il gioco di Messi. Nell’Inter potrebbe tornare più dentro al campo, come faceva all’Atletico, e sfruttare le sue qualità tra le linee. Uno come Lukaku, con la sua forza fisica e l’abilità nel proteggere palla, permetterebbe a Griezmann di avere maggiore spazio da aggredire rispetto a quanto non abbia con il Barca. L’esperienza internazionale del francese aiuterebbe l’attaccante belga in quelle situazioni in cui serve avere più di un giocatore in grado di risolvere la partita con una semplice giocata. Attenzione, con questo non vogliamo dire che Lautaro non possa farlo ma la giovane età non gli permette di avere quella malizia necessaria in determinati match, specie in ambito internazionale.

Eriksen

Concludiamo con Eriksen, il fantasista arrivato all’Inter nella finestra invernale di mercato. L’ex Tottenham deve ancora inserirsi negli schemi nerazzurri ma uno con la sua fantasia ha bisogno di spazio per potersi muovere ed essere determinante. La presenza di Lautaro lo limita da questo punto di vista mentre Griezmann, che agisce solo ed esclusivamente nei pressi dell’area di rigore avversaria, favorirebbe il talento danese.

Giezmann all’Inter non è semplice come operazione ma sarebbero tanti i punti che fanno pendere la bilancia su una risposta positiva. Serve uno sforzo da parte della società nerazzurra ma, per tornare ai vertici, l’attaccante francese è uno su cui si deve assolutamente puntare.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Fiorentina, 5 punti da cui ripartire

Vi era un periodo in cui la Fiorentina sembrava poter tornare a stupire a livello italiano ed europeo, culminato con la semifinale di Europa League del 2015 con Vincenzo Montella in panchina (persa complessivamente 5-0 contro un fortissimo Siviglia), dopodiché il buio: piazzamenti in declino (fino a sfiorare una clamorosa quanto inaspettata retrocessione lo scorso anno), cessioni importanti, rose e allenatori deludenti, la tragica scomparsa di Davide Astori, il cambio di società che nell’ultima estate ha visto Rocco Commisso subentrare alla storica gestione dei Della Valle, e ora i vari giocatori e membri dello staff colpiti dal Coronavirus. La Fiorentina sta attualmente vivendo una stagione con più bassi che alti, e i tempi di gloria sono ancora lontani. Dopo aver affrontato lo stesso tema per quanto riguarda il Torino, andiamo a vedere 5 punti da cui ripartire per la squadra viola dopo l’eventuale ripresa del campionato.

1- Il ritorno di Ribéry

Per chi se ne fosse dimenticato, Franck Ribéry aka Scarface è ancora un giocatore della Fiorentina. Il francese era approdato a Firenze al termine dell’ultra-decennale avventura con il Bayern Monaco, accettando la sfida lanciata dalla nuova proprietà viola.  Nonostante i 37 anni da poco compiuti, Ribéry ha stupito tutti, oltre che per la sua tecnica sopraffina che gli ha fatto mettere a segno 2 gol e 2 assist in 11 presenze, per l’estrema grinta agonistica e la voglia con cui ha dimostrato di voler dire ancora la sua. Un esempio perfetto è la prestazione contro la Juventus al Franchi a inizio stagione, nella quale non ha risparmiato sudore anche rincorrendo un certo Cristiano Ronaldo; merita una menzione anche il gran gol a San Siro contro il Milan, in una delle poche serate da incorniciare per la Fiorentina in questa stagione(1-3). Infine,  l’infortunio che lo tiene fuori dallo scorso 30 novembre (Fiorentina-Lecce 0-1). Il rientro, inizialmente previsto per metà marzo, è ora posticipato dall’emergenza sanitaria. Sempre che il campionato ricominci…

2- La sbocciatura (e la guarigione) di Vlahovic

L’attaccante croato classe 2000, dopo qualche sporadica apparizione nella passata stagione, è ora in pianta stabile in prima squadra; prima con Montella, poi con Iachini, sotto la cui gestione ha soffiato il posto da titolare a Patrick Cutrone, neo-acquisto viola che sta fino ad ora deludendo le aspettative dopo il ritorno dalla Premier League. Vlahovic ha ripagato la fiducia con 8 reti e 2 assist in 26 presenze tra campionato e Coppa Italia: non certo un bottino che faccia gridare al miracolo, ma si tratta pur sempre di un ragazzo che ha appena compiuto 20 anni ed è alla sua prima vera stagione da professionista, in una squadra tra l’altro in difficoltà. Alto, dotato di un sinistro letale sia a effetto che di potenza (chiedere a Cagliari e Inter per ulteriori delucidazioni), Vlahovic ha tutto ciò che serve per sfondare, carattere permettendo. Lo scorso 14 marzo è uscita la notizia della sua positività al Covid-19, dal quale è recentemente guarito. Che lo malattia lo abbia forgiato caratterialmente?

3-La scoperta Castrovilli

Eravamo dubbiosi sul menzionare o meno Gaetano Castrovilli, poteva sembrare scontato essendo le sue qualità sotto gli occhi di tutti. Metterlo in questa lista era tuttavia inevitabile, è senza dubbio lui la nota positiva per eccellenza della Fiorentina in questa stagione, con 3 gol e 2 assist in 26 presenze. Dopo essersi distinto tra il 2017 e il 2019 alla Cremonese, il centrocampista classe ’97 si è dimostrato pronto per il grande salto nella massima serie, attirando anche le attenzioni di pretendenti illustri come Juventus e Inter. In Serie B Castrovilli ha avuto modo di acquisire esperienza nonostante la giovane età, collezionando 55 presenze, 6 gol e 8 assist in due stagioni. Senza nulla togliere a  Montella, che sin da inizio stagione ha scommesso su di lui schierandolo sempre titolare.

4-Il Kouamé che verrà

Che sia nella prossima stagione o dopo la ripresa del campionato, Christian Kouamé vestirà la maglia viola. Un colpo passato inosservato a causa della rottura del legamento crociato che dallo scorso ottobre tiene fuori il centravanti ivoriano classe ’97, che al Genoa ha dimostrato in soli due mesi di essere già ben altra cosa rispetto al giocatore della scorsa stagione (5 reti e 4 assist), promettente ma ancora tecnicamente acerbo. Nelle sole 11 partite disputate all’inizio della stagione, Kouamé ha messo a segno 5 reti e 3 assist. Deve sicuramente migliorare la coordinazione, ma è dotato di un ottimo stacco di testa e ha migliorato il tiro. Dovrebbe essere disponibile per un’eventuale ripresa della Serie A a giugno. La Fiorentina lo aspetta, avendo anche battuto la concorrenza di alcuni club inglesi per accaparrarselo alla cifra di soli 11 milioni di euro. Curiosità: ha segnato proprio contro la Viola alla 2a giornata di questo campionato.

5-Lirola può tornare utile?

Chiudiamo questa lista  con un’incognita. Pol Lirola l’anno scorso si è dimostrato uno dei migliori terzini della Serie A con il Sassuolo (38 presenze, 2 gol e 7 assist). In questa stagione è stato utilizzato come esterno nel 3-5-2 e ha dimostrato inizialmente qualche problema di adattamento, non riuscendo ad essere incisivo nella partecipazione ai gol come in maglia neroverde. Tuttavia ha mostrato segnali di risveglio nelle ultime apparizioni, segnando un gol decisivo per la qualificazione della Fiorentina ai quarti di finale di Coppa Italia nella sfida casalinga contro l’Atalanta e mettendo a frutto 2 assist contro Napoli e Sampdoria in campionato. Complessivamente ha totalizzato 27 presenze in questa stagione. Che sia l’uomo in più per la Fiorentina del futuro?

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I 5 migliori calciatori italiani in Liga

I 5 migliori calciatori italiani in Liga

Florenzi, trasferitosi in prestito a Valencia questo gennaio, è il 72esimo italiano a giocare nella massima serie spagnola. Negli ultimi anni a causa dell’impoverimento del nostro campionato e dell’accresciuta forza della Liga molti calciatori italiani hanno optato per un’esperienza in Spagna: Immobile, Zaza, Pazzini, Aquilani, Sirigu, Sansone, Soriano, Bonera, Cerci. Diciamo che il flusso è stato in costante ascesa dall’inizio degli anni 2000, periodo nel quale specialmente il Valencia investiva nei talenti italiani, tra il 1997 ed il 2009 hanno vestito la maglia del Pipistrello: Carboni, Cristiano Lucarelli, Emiliano Moretti, Di Vaio, Corradi, Fiore e Tavano. Bisogna dire che in molte circostanze il Valencia non è stato fortunatissimo, considerando che solo Carboni, Moretti e Di Vaio sono rimasti per più di una stagione. Altre due formazioni che spesso hanno puntato a migliorarsi tramitee la Serie A sono il Villarreal ed il Siviglia; con la maglia del Sottomarino giallo ricordiamo Giuseppe Rossi, Bonera, Sansone, Soriano e Tacchinardi, mentre la squadra andalusa, oltre alle esperienze recenti di Sirigu ed Immobile, ha potuto contare sulla presenza di Maresca, Cigarini e De Sanctis. Anche le tre grandi di Spagna hanno spesso pescato in Italia, il Real Madrid a fine anni 90 schierava Panucci in difesa, mentre dopo il mondiale del 2006 mette sotto contratto Cannavaro, dopo aver acquistato, nel gennaio dello stesso anno, Cassano dalla Roma. L’ Atletico invece nell’estate 97 prelevò Bobo Vieri dalla Juventus, che rimase a Madrid una sola stagione; nel 2002-2003 per una sola stagione poté contare su Albertini, e nel 2007-2008 su Abbiati; infine vi fu l’acquisto tutt’altro che memorabile di Cerci nel 2014. Per quanto riguarda gli italiani che hanno vestito la maglia del Barcellona ci sono : Zambrotta, Coco e Albertini. Poi ci sono Iuliano, Tommasi, Doni, Sorrentino e Torricelli, che hanno vestito rispettivamente le maglie di Maiorca, Levante, Maiorca, Recreativo Huelva ed Espanyol. Andiamo ora a vedere la classifica dei 5 migliori calciatori italiani in Liga:

 

 

5) Giuseppe Rossi

La quinta posizione di questa speciale classifica la merita Pepito Rossi, un talento cristallino, in tutti i sensi… la fragilità fisica è stata la spada di Damocle sulla sua carriera. Quando è riuscito a mantenersi in salute ha mostrato al calcio europeo cosa sapesse fare; ed il periodo più continuo dell’attaccante italiano è stato proprio in Liga con la maglia del Villarreal. 192 presenze ed 82 reti con la maglia del Sottomarino giallo, con ben 4 stagioni su 5 chiuse in doppia cifra.

4) Fabio Cannavaro

In quarta posizione della classifica dei 5 migliori calciatori italiani in Liga troviamo Fabio Cannavaro, uno dei difensori più forti del calcio europeo, che si accasa a Madrid da campione del mondo. Durante i primi mesi nella capitale spagnola Cannavaro riceverà anche il Pallone D’oro per la stagione 2005-2006. Il difensore italiano trascorre tre anni con la camiseta blanca, durante i quali  vince due Campionati spagnoli ed una Supercoppa di Spagna; nonostante potesse annoverare tanti campioni quel Real Madrid non riesce ad imporsi in Champions League, competizione nella quale non supera gli Ottavi di finale per tre stagioni consecutive.

3) Enzo Maresca

In terza posizione c’è Enzo Maresca, tutt’ora idolo assoluto della tifoseria di Siviglia. Il centrocampista italiano veste la maglia della squadra andalusa per quattro anni, nei quali colleziona 141 presenze e 41 goal. Sono quattro stagioni magiche per Enzo e per la squadra, due terzi posti in classifica, due Coppa Uefa ed una Supercoppa Uefa. Quel Siviglia era una squadra formidabile, annoverava Dani Alves, Jesus Navas, Luis Fabiano, Saviola, Adriano (l’ex Barcellona) e Kanoutè. Quella rosa affrontò anche la dolorosissima perdita di Antonio Puerta, giovane di belle speranze proveniente dalle giovanili del Siviglia, che perse la vita in campo durante la sfida tra Siviglia e Getafe il 25 agosto 2007 a causa di un arresto cardiaco. Maresca lo ricorda tutti i giorni, avendo inciso sulla  pelle il numero 16 di Puerta con la scritta “Para siempre”.

 

2) Christian Vieri

In seconda posizione c’è un bomber senza tempo, Christian Vieri, che resta in Spagna all’Atletico Madrid una sola stagione, il tempo comunque sufficiente per lasciare il segno: 24 reti in 24 presenze in Liga e titolo di capocannoniere. Primo ed unico italiano della storia a riuscirci. Vieri trascina l’Atletico fino alla semifinale di Coppa Uefa, nella quale viene eliminato dalla Lazio. Proprio ai biancocelesti si trasferirà il bomeber italiano dopo appena una stagione in Spagna, l’Atletico non può rinunciare alla maxi offerta di 55 miliardi di lire presentata da Cragnotti.

 

1) Amedeo Carboni

La prima posizione dei 5 migliori calciatori italiani in Liga è di Amedeo Carboni una leggenda di quelle con la L maiuscola per il Valencia. 348 presenze ed una sola rete per il difensore aretino nei nove anni trascorsi in Spagna con la maglia del Pipistrello. Carboni ha giocato nei dieci anni d’oro della storia valenciana, arrivando a giocarsi due finali di Champions nel 2000 e nel 2001, purtroppo entrambe perse. I grandi campioni che annoverava quella squadra (Mendieta, Lopez, Vicente, Angulo, Aimar) ed i grandi tecnici che l’hanno allenata ( Cuper, Benitez, Ranieri ecc) hanno comunque assicurato un cospicuo numero di successi: 2 Campionati (2001-2002 e 2003-2004), una Coppa di Spagna (1998-1999), una Supercoppa di Spagna (1999), una Coppa Intertoto (1998), una Coppa Uefa (2003-2004) ed una Supercoppa Uefa (2004).

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Innanzitutto, bisogna fare i complimenti a mister Allegri

Innanzitutto, bisogna fare i complimenti a mister Allegri

Questa è la storia di un matrimonio durato cinque anni intensi e ricchi di gioie, conclusosi con una separazione consensuale tra Max Allegri e la sua adorata Vecchia Signora. Partiamo dunque dalla fine, dal giorno della separazione, da quel 18 maggio 2019, quando in conferenza stampa il presidente bianconero Andrea Agnelli annunciava la fine del rapporto tra Allegri e la Juventus. Quel 18 maggio tirammo tutti le somme, contando i trofei e analizzando i numeri: in cinque anni Max Allegri ha fruttato alla Juventus cinque Serie A, quattro Coppa Italia e due Supercoppa italiana, diventando l’unico tecnico (tra i maggiori campionati europei) in grado di conquistare per quattro stagioni consecutivi il Double nazionale. Max Allegri ha cambiato la Juventus, ridandole credibilità in Europa e strapotenza in Italia, ma come ha fatto? Andiamo a vedere come giocava la Juventus di Allegri, come il tecnico livornese sapeva leggere le partite e cambiare in corsa, quali moduli usava e quando li usava, e su quali basi ha fondato la sua macchina perfetta.

Cominciamo col parlare dei moduli. Acciughina Allegri ha sempre costruito il modulo in base agli uomini a disposizione, cominciando col 4-3-1-2, tornando al rodato 3-5-2 già usato in bianconero da Conte, inventandosi poi il 4-2-3-1 ed il 4-4-2 con i calciatori adattati in ruoli non loro. “È molto semplice”, ama ripetere Allegri, e la sua idea di calcio lo è davvero, ma la genialità sta nell’occhio attento del tecnico livornese che ha sempre saputo individuare le caratteristiche giuste dei calciatori per poi proporli in altri ruoli o in moduli sempre diversi. Ha assunto il ruolo di “ombra”, mettendosi dietro alla squadra, non ha imposto dogmi ma ha lasciato i suoi calciatori crescere e successivamente sfogare il loro talento nelle giocate individuali che spesso sono risultate decisive, così facendo i detrattori hanno detto di Allegri che ha impoverito tatticamente la Juventus non dandole mai un gioco spumeggiante e arioso, ma il “bel gioco” non è sinonimo di trofei e questo Max Allegri l’ha sempre saputo e ripetuto. L’imporre moduli o le filosofie calcistiche non ha mai fatto per Allegri: «Non sono un maniaco degli schemi, ma un estroso: non posso stare ventiquattr’ore di fila a cercare una soluzione, devo aspettare che arrivi l’ispirazione e il più delle volte capita quando non ci penso: capita che di notte cambi la formazione che avevo deciso, per esempio. La realtà è che si vive di sensazioni», e su questa solida base ha fondato il suo matrimonio con la Juventus.

Le invenzioni di Max Allegri in bianconero sono state molteplici: Matuidi terzino ed esterno sinistro, Cancelo ala destra, Emre Can braccio destro della difesa a tre, Mandzukic ala sinistra, Pjanic vertice basso del centrocampo in regia, Cuadrado mezzala destra… tutte intuizioni vincenti, tutte frutto dell’occhio attento di Acciughina che ha sempre sostenuto che la tecnologia, lo studio scientifico del calcio e l’analisi tramite dati non potranno mai sostituire le intuizioni tattiche e la lettura del gioco di un bravo e attento tecnico. In un’intervista con Mario Sconcerti al Corriere della Sera, Max Allegri fece un esempio che spiega bene la sua idea riguardo all’approccio tradizionale del tecnico al calcio: «Faccio un esempio. Koulibaly, Manolas e Albiol, tre grandi giocatori allenati da un tecnico, Ancelotti che stimo moltissimo. Il professore lì in mezzo era Albiol, per caratteristiche tecniche, cioè per letture di situazioni, per capacità di intuire il progresso delle azioni. Koulibaly è eccezionale fisicamente, meno sotto l’altro aspetto. Manolas è bravissimo sull’uomo, meno ancora propenso di Koulibaly all’idea collettiva. Voglio dire che il calcio secondo me è capire questo, le singole doti applicate alle situazioni singole. Non uno schema fine a se stesso. Un uomo che si integra e si completa con un altro fino a fare un reparto. Questo non te lo dice un numero, un tablet o un algoritmo. O lo senti da solo o non capirai mai la partita. Per questo sono convinto che l’allenatore si riconosca solo il giorno della partita. Non esistono gli schemi, non esiste l’intelligenza artificiale, conta l’occhio del tecnico. Da gennaio metteranno i tablet a disposizione della panchina. Saprai quali sono i percorsi di campo più frequentati. Per fare cosa? Per riassumere in una frase quello che ho già visto. Il calcio è un campo, non un universo. Le cose si trovano, si toccano, non importa essere troppo elettronici. Serve un allenatore che sappia fare il suo mestiere la domenica, quello è il giorno in cui bisogna essere tecnici. Il resto tocca ai giocatori, alla loro diversità.». 

Max Allegri, in cinque anni di idillio d’amore, ha sempre costruito la sua Juventus partendo dal basso. Una difesa solida, con terzini abili nelle due fasi, centrocampisti muscolari votati all’inserimento e trequartisti o mezze punte che danno appoggio, creando gioco con qualità, all’attaccante (o agli attaccanti). La Juventus di Max Allegri non ha mai dato molti punti di riferimento agli avversari, ha quasi sempre cominciato l’azione dai sapienti piedi di Bonucci che spesso allargava il gioco sui terzini (molti alti e abili nelle sovrapposizioni) o saltava i reparti appoggiandosi sulla fisicità di Mandzukic, generalmente uno dei trequartisti o delle mezze punte poi veniva incontro mentre l’altro (o l’attaccante) andava in profondità per ricevere un pallone filtrante, i centrocampisti (in particolare le mezzali) poi si buttavano dentro accompagnando l’azione e spesso l’andavano a finalizzare. Pochi concetti ma chiari: solidità difensiva, disponibilità al sacrificio e saper sempre cosa fare in ogni situazione, perché il calcio non può vivere di spartiti ma di giocate e scelte logiche da fare al momento giusto. Per Allegri i risultati nel calcio sono affidati quasi in toto alla qualità dei calciatori, per questo fa l’esempio del basket: «Fanno gli schemi, alla fine se non è venuto fuori lo schema, hai 3 secondi per pensare… a chi la danno la palla? A quello più bravo che gioca in 1 vs 1 e tira… o esce da un blocco e tira… E gli schemi non vengono nel basket», questo per sottolineare quanto il calcio sia fortemente influenzato dall’estro e dalla qualità dei calciatori che devono fare la differenza, coadiuvati dagli schemi, e non viceversa.

Pratico, pragmatico, Max Allegri ha sempre sostenuto che «I migliori giocatori decidono loro cosa fare con la palla tra i piedi, trovare la scelta più giusta. Il calcio è arte e gli artisti sono i grandi campioni a cui non devi insegnare niente», per questo il tecnico livornese si è spesso lasciato andare nei post partita in discussioni e litigi con gli opinionisti delle varie trasmissioni calcistiche, soprattutto con quelli che gli chiedevano a gran voce un gioco arioso e meno “italiano”, maggior possesso e meno contropiede, ma Max Allegri è stato sempre un grande fan dell’andare in verticale e numeri alla mano non ha avuto certo torto in carriera nel proporre questo modo di giocare nelle sue squadre.

Ha sempre dato meriti ai suoi ragazzi mister Allegri, cominciando spessissimo le interviste e le conferenze con la proverbiale frase “Innanzitutto, bisogna fare i complimenti ai ragazzi…“, ma la verità è che se il matrimonio tra le Vecchia Signora ed Acciughina ha funzionato così bene, ed è stato così vincente, il merito va dato soprattutto a Max Allegri che ha sempre messo la società e la squadra davanti a tutto, se stesso compreso.

Perciò i complimenti bisogna farli, innanzitutto, a Massimiliano Allegri.




Juventus, un solo obiettivo: Federico Chiesa

Un solo obiettivo, aggiudicarsi il miglior prospetto italiano in circolazione, Federico Chiesa, che nonostante la voglia di blindarlo di Commisso, sarà protagonista delle mosse di Paratici per la Juventus del futuro.

Una trattativa intavolata da tempo, con la Juventus che studia strade alternative ai 70 Milioni richiesti dalla Fiorentina, tra cui l’utilizzo di contropartite come Orsolini e Mandragora.

La Juventus è alla ricerca di esterni alti di talento e sulla lista di Paratici, oltre i nomi di Sancho, per il quale c’è troppa concorrenza e Ferran Torres, che avrebbe però bisogno del tempo di ambientazione, c’è in cima l’attaccante viola, il quale potrebbe seguire le orme di Federico Bernardeschi.

Di certo è sicuro che Paratici vuole aggiudicarsi Chiesa per confermare l’egemonia juventina sul calcio italiano, portando in bianconero uno dei talenti miglior del nostro paese.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




CONI, Malagò : “Per assegnazione scudetto ho idee ma decide il Consiglio Federale”

CONI, Malagò : “Per assegnazione scudetto ho idee ma decide il Consiglio Federale”

Il presidente del CONI Giovanni Malagò ha parlato ai microfoni di ‘Radio Radio’.

Le elezioni del presidente del CONI slittano di un anno?
“Lo Statuto del CONI è chiarissimo e questo vale anche per il Comitato Paralimpico. Noi siamo obbligati a fare le elezioni dopo lo svolgimento delle Olimpiadi. Le elezioni devono esserci dopo il quadriennio perché le Olimpiadi si svolgono ogni 4 anni, ma in 124 anni di storia non era mai capitato lo slittamento di un anno dei Giochi Olimpici. Ne ho parlato anche col CIO, credo che slitteranno come tutte le altre elezioni. E poi le elezioni le devi fare di persona e chi oggi si può prendere un impegno mettendo rappresentanti e delegati in un unico posto?”

Cosa pensa del dibattito sulla ripresa degli allenamenti?
Il Governo, a tutto o ragione, ha accomunato tutto e tutti, adesso è vietato fino al 13 aprile e credo verrà prorogato o fino al 27 aprile o fino al week-end del primo maggio. Stiamo a vedere, proprio oggi lo stanno predisponendo a Palazzo Chigi il nuovo Dpcm”.

Come si schiera sull’eventuale assegnazione del titolo in Serie A?
“A chi ci ascolta, va ricordato un aspetto giuridico: gli unici soggetti che hanno potere sull’assegnazione dei campionati o sul blocco sono le Federazioni. In alcuni sport, ad esempio il calcio, si è delegato l’organizzazione dei campionati alle leghe, così come nel basket o nella pallavolo. Ma è la Federazione che nel caso dovrà decidere in totale autonomia di assegnare lo Scudetto e prendere provvedimenti relativi ad altri aspetti. Se io vi dicessi cosa fare, verrei tacciato di essere intervenuto su una tematica che non mi compete”.

Esiste il pericolo che molte società sportive possano scomparire dopo questo terremoto?
“Sul campo rimarranno feriti e anche qualche morto, chi ha già dei problemi ed è più debole pagherà dazio in un modo diverso rispetto a chi ha fieno in cascina. Il mio suggerimento è molto chiaro: approfittiamo di questo disastro per fare una cosa epocale, cioè riformare le dinamiche in tutte le discipline sportive. In questi giorni si parla molto della composizione dei campionati e sappiamo benissimo che a monte c’è qualcosa che non quadra, tanto è vero che molte società negli ultimi anni sono fallite in A e ancora più in B e in Lega Pro. In questo momento si possono fare delle cose che in un altro contesto storico sarebbero impossibili e quindi va colta l’occasione”.

Ripresa del campionato possibile?
In teoria ci sono i tempi, anche se ci sono tante scadenze e problematiche. E poi devi sperare che non incappi in un nuovo problema e in quel caso ti ritroveresti ad aver pregiudicato la stagione successiva e a dover fermare quella attuale. Sono moltissime le variabili che incidono in tutto questo”.

Temi che gli atleti toccati dal COVID-19 possano essere influenzati nelle performance?
“Ci sono degli atleti che sono stati molto toccati da questa vicenda e quindi antepongono moltissimo questo tema ed altri che sono più leggeri. Bisogna vedere anche l’atleta quanti anni ha, che carriera ha, quanti soldi ha messo da parte, la famiglia. Insomma, ci sono tante variabili”.

Come sono i rapporti col Governo?

“I rapporti col Governo sono migliorati nell’ultimo anno, lo dico con molta franchezza. Adesso sono eccellenti nel vero senso della parola. E’ un qualcosa di cui sono particolarmente felice, le problematiche le abbiamo tutti quanti

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