Germania, ribadita la fiducia al CT della nazionale Joachim Löw

Germania, ribadita la fiducia al CT della nazionale Joachim Löw

Si va avanti con Joachim Löw alla guida della nazionale Mannschaft, questo il responso fermo e categorico degli alti dirigenti della Federcalcio tedesca al termine della riunione fiume tenutasi quest’oggi. Come riportato da TuttoMercatoWeb, questa mattina si sono radunati i vertici della Deutscher Fußball-Bund (DFB, la Federcalcio tedesca), il CT della nazionale Joachim Löw ed il direttore sportivo della federazione Oliver Bierhoff per discutere dei recenti risultati ottenuti dalla Germania sul campo e capire se c’era ancora margine per continuare con l’attuale commissario tecnico. La pesante sconfitta patita martedì 17 novembre dalla Germania contro la Spagna per 6-0 aveva inizialmente minato un po’ la fiducia della Federcalcio nei confronti di Joachim Löw, ma una sola debacle sportiva (per quanto grande e umiliante) non poteva certo far passare inosservati gli ottimi risultati che la nazionale tedesca ha ottenuto nonostante il periodo di ringiovanimento che ha attraversato di recente. Joachim Löw ha sicuramente svolto un grande lavoro alla guida della Germania centrando la qualificazione ai prossimi europei, battendosi la testa del girone A4 della Nations League e confermando la nazionale tedesca come testa di serie nei sorteggi delle prossime qualificazioni ai mondiali. I buonissimi risultati della nazionale dunque hanno convinto i vertici della Deutscher Fußball-Bund: Joachim Löw resterà in sella almeno fino all’Europeo del 2024 che si disputerà proprio in terra teutonica, guidando quindi la Mannschaft anche nei prossimi impegni di Euro 2021 e del mondiale in Qatar del 2022.

Con una nota apparsa sul proprio sito la DFB ha così confermato il CT Löw: “c’è la ferma convinzione che Joachim Löw e il suo team di collaboratori offriranno partite e risultati di successo nonostante una situazione difficile per tutti. L’allenatore della nazionale prenderà tutte le misure necessarie per giocare un entusiasmante campionato europeo nel 2021 con la squadra. La valutazione dell’allenatore della nazionale riceve anche l’approvazione per i tornei successivi, in particolare per la Coppa del Mondo 2022 in Qatar e il Campionato Europeo 2024 che si svolgerà nel nostro paese”.

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Calciomercato, la Roma fa all-in su Nandez per gennaio

Calciomercato, la Roma fa all-in su Nandez per gennaio

Il club giallorosso vuole accontentare il proprio tecnico nel mercato di riparazione di gennaio: Fonseca è stato chiaro, servono rinforzi per allungare una rosa competitiva ma fin troppo corta. In tal senso si sta già muovendo la dirigenza nella figura dell’AD Fienga che a gennaio lavorerà insieme al neo General Manager Thiago Pinto (che sarà operativo solo dal 01/01/21) per mettere a segno quei colpi mirati richiesti dal tecnico portoghese per la sua Roma.
Come riportato da Calciomercato.com, i giallorossi sono sempre interessati al centrocampista tuttofare Nahitan Nandez del Cagliari, pedina fondamentale nello scacchiere di mister Di Francesco ma che un’offerta generosa potrebbe convincere la dirigenza rossoblù a lasciarlo partire. Nandez permetterebbe a Fonseca di trovare un uomo perfetto sia per giocare in mezzo al campo che sulla fascia destra, così da andare a coprire due posizioni che necessitano di essere rinforzate in un sol colpo. Il Cagliari valuta il centrocampista uruguaiano circa 30 milioni, cifra proibitiva nel mercato ai tempi del COVID che spaventa e non poco la società giallorossa, che per racimolare quel gruzzolo potrebbe privarsi di Amadou Diawara: il centrocampista guineano ha estimatori in Premier League e già nel mercato estivo i giallorossi erano pronti a sacrificarlo per una cifra intorno ai 20 milioni. Su Amadou Diawara c’è il forte interesse di West Ham e Leicester che potrebbero sborsare una cifra fortemente vicina alla richiesta del club giallorosso per il mediano classe 97 nel prossimo mercato di riparazione. Su Nahitan Nandez si registra anche un tiepido interesse di Inter e Napoli, anch’esse da tempo coi riflettori puntati sul centrocampista del Cagliari.

I discorsi tra Roma e Cagliari per Nahitan Nandez continuano, d’altronde tra il club capitolino e la società sarda scorre buon sangue dopo le molte trattative andate in porto negli ultimi anni.

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Barcellona, tutte le difficoltà in una stagione complicata

La sconfitta contro l’Atletico Madrid, oltre a complicare in maniera quasi definitiva il discorso titolo, conferma quanto il Barcellona non riesca ad uscire da una situazione decisamente difficile. I Blaugrana stanno vivendo uno degli anni più brutti della loro storia; dal post lockdown, oltre ad una situazione economica in crisi, sono arrivati risultati poco confortanti con l’otto a due subito in Champions dal Bayern Monaco come punto più basso per Messi e compagni. Proprio il fenomeno argentino, nel corso dell’estate, è stato molto vicino all’addio ed è probabile che questo scenario possa verificarsi al termine della stagione. In questo stato confusionale troviamo un tecnico, Koeman, alla ricerca della giusta direzione.

Abbiamo parlato di Messi ma, ovviamente, non possiamo considerare il numero dieci un problema per il Barcellona; anzi il club ha bisogno che la Pulce torni ai suoi massimi livelli per risalire la corrente. Il primo problema di questa squadra riguarda il reparto difensivo non più solido come prima e lo stesso ter Stegen, protagonista di un grave errore al Wanda Metropolitano, non sembra più offrire le giuste garanzie. La cosa non migliora in mezzo al campo dove Pjanic è ancora un oggetto misterioso e Busquets fatica ad essere quel pilastro su cui il Barcellona faceva affidamento. Passando al reparto offensivo proseguono i problemi tra il club e Griezmann; il talento francese non riesce ad esprimere tutte le sue qualità continuando ad essere un corpo estraneo all’interno di una squadra in confusione.

Non è esente da colpe il tecnico; Koeman, dopo un avvio di stagione che lasciava ben sperare, non ha ancora trovato il modulo ideale per far ingranare la squadra. La stagione è ancora lunga ma l’inizio è stato sicuramente complicato. L’obiettivo è ritrovarsi il prima possibile per evitare di vivere una stagione nell’anonimato più totale e il Barcellona non se lo può permettere.




Van Dijk è il difensore più forte al mondo o solo il più costoso?

Dissipati gli sguardi scandalizzati dei media inglesi alla cifra astronomica spesa per Virgil Van Dijk, cominciamo a capire perchè un club bisognoso di vittorie come il Liverpool ha deciso di spendere una cifra del genere per un singolo difensore centrale.

In Italia abbiamo discusso per un anno intero sul Bonucci che sposta gli equilibri: situazione mai vista, perchè un centrale di difesa non li sposta, a meno che non sia il più forte al mondo.
Van Dijk ha spostato gli equilibrii del #Liverpool? Assolutamente sì. 193 centimetri per 92 chili, per nulla lento e con un buon piede (non se ne fanno tanti). Ricorda il connazionale Stam, forse ancor più rude e meno elegante del difensore dei #Reds.

Intendiamoci, un mostro sacro come Sergio #Ramos è insuperabile, ma i difensori giocano sempre in coppia: quindi perchè non dire che è l’altro difensore centrale più forte al mondo? Se non ci credete basta vederlo giocare, andando oltre la dicitura “80 milioni” e osservare i muscoli in azione di un difensore moderno e completo, che gioca in una macchina perfetta che sogna l’all-in di trofei.
In #PremierLeague il Liverpool c’è, in Champions pure, ma l’importante è che al centro ci sia sempre Virgil #VanDijk.

 

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Gastone, son della trequarti il padrone!

Gastone, son della trequarti il padrone!

Parafrasando, trasponendo rigorosamente in maniera blasfema gli inarrivabili Petrolini e Proietti potremmo dire che il Gaston in questione, così come il Gastone della loro commedia, è un danzatore, un illusionista, un fantasista frequentatore di trequarti campo, calciatore che ammalia con le sue giocate, ricercato per i suoi numeri bislacchi, trequartista che gioca indossando il fracche.

Di lui l’informatissima Wikipedia dice che “è un centrocampista mancino con propensione offensiva, molto dotato tecnicamente, che dimostra inoltre una buona capacità nelle giocate individuali, utili per servire assist ai propri compagni o per realizzare gol”, ma di certo Gaston Ramirez è molto di più: è un sudamericano vero, di quelli che non ti mollano, uno di quelli a cui il sangue ribolle quando le cose non vanno come vogliono, è un carattere forte, è un indomito e un indomabile. Gaston Ramirez, il nostro Gastone, è di quei calciatori a cui madre natura ha dato molto in termini di tecnica e talento ma ha poi chiesto un conto così salato che alla voce “integrità fisica” riportava la cifra “47”, che non è la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto, quella è “42”, bensì 47 sono il numero di partite che Ramirez è stato costretto a saltare da quando ha messo piede in Italia nella lontana estate del 2010, quando il Bologna se ne innamorò e lo prelevò dal Penarol. Un compromesso che tutto sommato si può accettare, direbbero i non ambiziosi, quelli che si accontentano, tanto talento da incantare quanti piccoli infortuni da limitarti la continuità di rendimento, è veramente un compromesso accettabile? Saper di poter giocare ad altissimi livelli e ritrovarsi ad incantare un gradino appena sotto, essere consci del proprio enorme talento e vederlo ciclicamente limitato da una noia muscolare ricorrente ed un intervento di quel difensore che proprio ci è andato giù pesante. È il compromesso storico dell’incompiuto, di tanti altri come lui, ma questo è il calcio e così è la vita.

Ramirez, alla soglia dei trent’anni, ormai ci ha fatto i conti e si è messo l’anima in pace: regnerà all’inferno invece che servire in paradiso, e allora così come Gastone sarà condannato per sempre a sentirsi un pesce troppo grande in uno stagno troppo piccolo. Gaston Ramirez, uno che è stato rovinato dagli infortuni e se non ci fossero stati gli infortuni a quest’ora avrebbe probabilmente giocato in Champions League,  così come Gastone è stato “rovinato da la guera, se non c’era la guera a quest’ora stavo a Londra!”.




L’avvio difficile dell’Inter. Ecco le difficoltà dei nerazzurri

L’uno a uno contro l’Atalanta ha confermato le difficoltà di inizio stagione dell’Inter.  Tre vittorie (contro Fiorentina, Benevento e Genoa) in sette gare di campionato e i soli due punti conquistati nel girone di Champions; ruolino di marcio negativo per i nerazzurri che si immaginavano tutta un’altra partenza considerando gli arrivi, nel mercato estivo, di gente come Hakimi e Vidal. Ma quali sono le difficoltà dei ragazzi di Conte? In primis il tecnico è troppo attaccato alla sua idea di calcio; il 3-5-2 (o 3-4-1-2), infatti, non sembra fornire le giuste garanzie soprattutto dal punto di vista difensivo e i ventuno gol subiti tra Serie A e Champions lo dimostrano chiaramente. Una soluzione potrebbe essere il passaggio alla difesa a quattro considerando anche le difficoltà mostrate dal trio Kolarov-D’Ambrosio-Darmian (in particolare l’ex Roma autore di prestazioni decisamente sotto tono).

Un altro limite è la totale dipendenza da Lukaku; l’attaccante è fondamentale negli schemi di Conte e la sua assenza, contro Parma, Real Madrid e Atalanta (il belga è entrato nel finale), si è fatta sentire. Nel roster offensivo dei nerazzurri manca un giocatore con le caratteristiche dell’ex United capace di far salire la squadra e diventare un porto sicuro nei momenti di difficoltà. Da qui a fine stagione servirà trovare delle alternative perché, nonostante Lautaro abbia dato una dimostrazione importate, gli impegni sono tanti, ravvicinati ed è difficile pensare che Lukaku possa disputare tutte le gare allo stello livello.

L’ultimo problema riguarda i continui problemi fisici di Sensi. Nella scorsa stagione l’ex Sassuolo si è dimostrato determinante in mezzo al campo formando, con Barella e Brozovic, un terzetto di assoluto valore. In questa stagione si è visto poco e la squadra ne sta risentendo considerando anche un Vidal non ancora al meglio della forma. Questa sosta dovrà servire a Conte per riordinare le idee e presentarsi, al termine della pausa nazionali, con una squadra pronta ad accelerare; dal ventidue novembre al ventitré dicembre ci saranno dieci partite tra campionato e Champions e l’Inter non può permettersi ulteriori passi falsi.




L’importanza di Caicedo

La Lazio soffre ma riesce lo stesso a conquistare un punto prezioso; i ragazzi di Inzaghi, in pieno recupero, fermano la Juventus confermando di essere una squadra forte, solida e che non molla mai. In assenza di Immobile, positivo al coronavirus, ci ha pensato il solito Felipe Caicedo. L’attaccante 1988 ha segnato, come ormai suo solito, all’ultimo respiro; un vero e proprio marco di fabbrica del numero venti biancoceleste che era già risultato decisivo settima scorsa contro il Torino e nella sfida di Champions con lo Zenit. Tre gol che sono valsi cinque punti; da una stagione a questa parte la Lazio ha trovato in Caicedo il miglior dodicesimo uomo.

Tutte le squadre avrebbero bisogno di un giocatore come Caicedo, ragazzo disponibile, consapevole di partire dietro nelle gerarchie di Inzaghi ma sempre pronto a dare il proprio contributo una volta chiamato in causa. La Lazio, giustamente, se lo gode usandolo come arma letale nei finali di gara; questo perché l’ecuadoregno, quando entra in campo, sfrutta tutta la propria forza fisica (abbinata ad una discreta qualità come mostra il gol ai bianconeri) per irrompere nelle difese avversarie senza possibilità di essere fermato. Giocatore unico nel suo genere e infatti Roma, Inter e la stessa Juventus non hanno una riserva di questo valore in grado di far riposare i vari Dzeko, Lukaku e Cristiano Ronaldo.

Dove può arrivare questa Lazio? Difficile dirlo considerando che siamo ancora agli inizi e questo è un campionato particolare sia per l’assenza di tifosi sia per il ritmo serrato con cui si scende in campo. La cosa certa è che questa squadra non muore mai e sarà difficile da affrontare per chiunque perché, oltre ad un undici decisamente competitivo (come mostrato nella scorsa stagione), può contare sul miglior dodicesimo uomo che ci sia in Serie A: Felipe Caicedo, l’uomo dai goal nel finale.




Il successo del calcio virtuale: Come Twitch può cambiare il pubblico

Twitch è una piattaforma di #Amazon che consiste nello streaming di utenti che giocano ai videogames.
Una particolarità di questo sito sta nella fruizione: per evitare di avere pubblicità e per poter avere in chat delle emoticon personalizzate – oltre che per sostenere il proprio streamer preferito – esistono tre tipi di abbonamento: da 5, 10 o 25 euro al mese. E si possono anche fare libere donazioni al canale.

Il ragazzo nella foto si chiama Cristiano Spadaccini, in arte #Zano, ed è lo streamer di FIFA numero uno in Italia e quarto al mondo per numero di follower: una delle sue ultime trasmissioni sul suo canale ha toccato i 25mila spettatori live ed ha superato la quota dei 4mila abbonati.
Numeri non banali: lo spostamento di denaro per questo genere di riscontro equivale a più di 20mila euro al mese fra abbonamenti, donazioni e ricavi dalle pubblicità (attenzione: ciò che rimane allo streamer difficilmente sorpassa il 50%). Cosa possiamo dedurne? Zano propone FIFA – ergo calcio virtuale – nella maggior parte delle sue live. È il contenuto tramite cui raggiunge più utenti. Un ragionamento su come la fruizione del calcio sia in evoluzione è giusto farla: per quanto moltissimi spettatori lo seguano per il suo intrattenimento, c’è una buona parte che lo guarda proprio perché gioca a FIFA. Tradotto: ci sono migliaia di persone in Italia che ogni giorno guardano calcio virtuale, anche pagando soldi veri per usufruirne al meglio. Il confine tra e-sport e contenuto divertente è sottile: su #YouTubeil pubblico è stato abituato ad highlights o frammenti delle partite, su #Twitch le persone restano ore a guardare decine di incontri integrali di #FIFA.

Su come il calcio (reale o non) viene seguito c’è un oggettivo cambiamento: il nuovo pubblico non guarda la #TV, sta su internet. E non si tratta di “pirateria”: molti sono disposti a pagare per usufruire al meglio di un servizio. Ciò che fa la differenza è soprattutto la partecipazione: gli utenti del nuovo millennio vogliono avere voce in capitolo, commentare, essere attivi mentre osservano.

Come cambierà il modo di guardare il calcio in Italia? Gli e-sports sostituiranno mai lo sport vero e proprio?

 

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Lipsia, le prospettive stagionali dei ragazzi di Nagelsmann

Tredici punti in cinque giornate e la sensazione di potersi giocare le proprie carte fino all’ultima giornata; il Lipsia non sembra stia soffrendo la cessione di Werner, passato al Chelsea e sta dimostrando di essere una seria candidata per la vittoria del Meisterschale. Il campionato è appena iniziato ma i ragazzi di Nagelsmann  hanno già dei numeri decisamente importanti: dodici gol fatti e solamente tre subiti. Dati che testimoniano la solidità difensiva, grazie ad un giocatore di assoluto livello come Upamecano (a segno contro l’Hertha) e un reparto offensivo con numerose alternative; sono, infatti, già otto i giocatori diversi andati a segno in quella che sembra essere una macchina perfetta.

Il fattore relativo ai gol segnati mostra come i Roten abbiano tratto vantaggio dalla cessione di Werner; nonostante l’attuale attaccante del Chelsea fosse elemento imprescindibile nel gioco del Lipsia, con la sua partenza la squadra si è compattata e alcuni elementi hanno acquisito maggiore responsabilità. Uno di questi è, senza ombra di dubbio, Forsberg; il fantasista svedese, dopo un periodo piuttosto complicato, sembra tornato ai suoi livelli con due gol e una serie di prestazioni che lasciano ben sperare per il proseguo della stagione. Altro elemento che sembra aver giovato dell’addio di Werner è Poulsen, attaccante che non ha mai viaggiato a grandi medie realizzative ma da cui, quest’anno, ci si aspetta una mano importante.

Il Lipsia ha iniziato la stagione con il piede sull’acceleratore e sembra, considerando anche i soliti problemi del Borussia Dortmund, poter essere la principale alternativa al Bayern Monaco. Non solo la Bundesliga; i ragazzi di Nagelsmann, infatti, vogliono essere protagonisti anche in DFB-Pokal ed in Champions League. Il girone nella massima competizione europea, con Manchester United e Paris Saint-Germain, è ai limiti dell’impossibile ma questa squadra ha tutte le possibilità per essere una meravigliosa sorpresa anche in Europa.




La seconda vita di Zlatan Ibrahimović

Il Milan torna a vincere il derby e lo fa nel segno di Zlatan Ibrahimović; l’attaccante svedese, rientrato dopo essere risultato positivo al coronavirus, ha realizzato una doppietta nei primi quindici minuti. Giocatore straordinario capace, a trentanove anni, di risultare ancora decisivo in un campionato complicato come la Serie A. Ma d’altronde l’ex PSG lo aveva detto: torno per vincere e allora, in una stagione così particolare, non dobbiamo escludere la possibilità che i rossoneri possano terminare il campionato davanti a tutti. Inter e Juventus restano favorite per la qualità della rosa a disposizione ma i ragazzi di Pioli stanno mostrando (a partire dal post lockdown) di essere una squadra forte, con idee chiare e guidata da un Ibrahimović che si sta godendo una seconda giovinezza.

Il numero undici rossonero, oltre ad essere riferimento principale della squadra e straordinario goleador, è anche in grado di far rendere al meglio i propri compagni. Nella prima esperienza con il Milan toccò a Nocerino, quest’anno ha completamente cambiato la vita a Rebic e Çalhanoğlu; i due sono passati da elementi fuori dal progetto e contestati dal pubblico (specie il turco) ad essere giocatori indispensabili negli schemi di Pioli. Con l’arrivo, anzi, il ritorno dello svedese la squadra ha cambiato marcia e partita dopo partita ha preso consapevolezza della propria forza.

Ibrahimović lo possiamo considerare come un uomo in missione tornato a San Siro per riportare il Milan dove merita di essere. La stagione è appena iniziata, gli impegni saranno tanti e ravvicinati; oltre ai consueti infortuni bisognerà fare i conti con il coronavirus capace, purtroppo, di influenzare il corso del campionato. Probabilmente vincerà chi gestirà meglio il problema sanitario ma occhio al Milan perché può contare su un extraterrestre, un giocatore in grado a trentanove anni di vincere un derby in soli quindici minuti.