Zappacosta: “Vorrei restare a Roma e dimostrare cosa so fare”

Zappacosta: “Vorrei restare a Roma e dimostrare cosa so fare”

Davide Zappacosta, il terzino destro arrivato in estate in prestito dal Chelsea e con un futuro tutto da scrivere, ha parlato in esclusiva a Sky Sport. Durante l’intervista il ragazzo ha parlato del suo infortunio, del passato al Chelsea, di Nicolò Zaniolo e della voglia di rimanere in giallorosso per dimostrare che il brutto infortunio è alle spalle. L’infortunio al crociato lo ha di fatto costretto a giocare solamente 12 minuti in questa stagione (alla prima giornata di campionato contro il Genoa), ma ora Zappacosta chiede di rimanere alla Roma per ripagare club e tifosi della fiducia e del supporto datogli. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Cosa ti ha insegnato l’esperienza in Premier?

L’Inghilterra e il Chelsea mi hanno dato tantissimo. Ho avuto la possibilità di giocare con grandi campioni e di vincere due trofei. La Premier è un campionato dove la gente non molla mai“.

E il tuo futuro dove sarà? 

A livello personale mi piacerebbe tanto restare a Roma, per diversi motivi. Il principale è che voglio dimostrare alla piazza, ai compagni e alla dirigenza che giocatore sono e che cosa so fare. Ho lavorato tanto in questi mesi, mi sono allenato e ho fatto sacrifici per essere a disposizione alla ripartenza del campionato. Sto facendo alcune sedute dedicate completamete al ginocchio, perché per recuperare al meglio da questo infortunio ci vuole tempo. Ma ora mi sento al 90% della forma“.

Chi è più forte fra Zaniolo o Hazard?

Parliamo di due grandissimi campioni. Zaniolo mi ha sorpreso in positivo, ho visto un ragazzo davvero intelligente e con tanta voglia di migliorare, oltre che un calciatore dalle qualità straordinarie. Ha avuto il mio stesso infortunio, quindi l’ho osservato da vicino nel momento di maggiore difficoltà. Non ha mai mollato, tornerà più forte di prima“.

Se Davide Zappacosta rimarrà a Roma lo sapremo solo più avanti, nel mentre si registra un interesse dei giallorossi per il terzino destro (che può giocare anche a sinistra) Santiago Arias, classe ‘92 in forza all’Atletico Madrid. Come riportato da AS, Arias ha il contratto a scadenza nel 2023 ma quest’anno ha giocato poco, appena 11 le sue presenze ed è scivolato dietro Vrsaljko e Trippier nelle gerarchie del tecnico Simeone. Il suo cartellino ha una valutazione intorno ai 15 milioni di euro, tutto sommato una cifra abbordabile per il club giallorosso.

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Luis Alberto: “Conta la salute, ma il calcio non siamo solo noi giocatori”

Luis Alberto: “Conta la salute, ma il calcio non siamo solo noi giocatori”

Luis Alberto ha rilasciato un’intervista a Canal Sur Radio, nel corso della quale ha parlato del rinnovo di contratto della Lazio, dell’interesse del Siviglia verso di lui e della ripresa del calcio giocato. Andiamo a vedere le parole del fantasista biancoceleste dette ai microfoni dell’emittente andalusa:

RIPRESA DEL CALCIO GIOCATO: “Ogni giorno dicono una cosa nuova. Ora sembra che al 99% l’inizio del campionato sarà una settimana dopo rispetto alla Spagna. Il 28 maggio, vedendo che la Germania è iniziata e che la Spagna ha deciso di ripartire, vogliono fare un passo avanti e dare il permesso di iniziare l’allenamento in piccoli gruppi. Al momento continuiamo con l’allenamento individuale e le distanze in campo. Penso che quando torneremonon saremo preparati come eravamo o come siamo all’inizio di una stagione quando è stata fatta una preparazione normale, perché ciò che ci manca è il calcio. Abbiamo fatto lavori di forza e atletici, la palla usata poco. Siamo stati più di due mesi senza una partita, senza fare possesso”.

UN APPELLO PER TUTTI: “Conta la salute, ma il calcio non siamo solo noi giocatori. Nel calcio gira molto lavoro, penso di aver letto qualche giorno fa che dà 180.000 posti. Senza partite molte persone rimangono senza impiego”.

GIOCARE A PORTE CHIUSE: “Giocare a porte chiuse? Una volta in Europa League con la Lazio ci fecero giocare a porte chiuse all’Olimpico per un paio di partite. È molto strano. Devi stare attento a ciò che viene detto tra i giocatori, a ciò che viene discusso con l’allenatore. Inzaghi è sempre molto agitato con gli arbitri”.

INTERESSE DEL SIVIGLIA VERSO LUIS ALBERTO: “Siviglia? Chi mi conosce e mi segue sa che ne sono tifoso”.

FUTURO ANCORA BIANCOCELESTE: “Presto ci sarà il rinnovo con la Lazio. Non è stato ancora firmato. È praticamente chiuso da molto tempo, ma per il Coronavirus non è stato possibile firmare. Spero che non si tirino indietro (ride, ndr)”.

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Foggia: “Abbiamo 22 punti di vantaggio sulla terza, la A ci spetta di diritto”

Foggia: “Abbiamo 22 punti di vantaggio sulla terza, la A ci spetta di diritto”

Il DS del Benevento, Pasquale Foggia, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di TuttoSalernitana dove ha parlato dei piani del club giallorosso tra mercato e ripresa del campionato, spendendo poi belle parole anche per la società granata. Andiamo a vedere cos’ha detto il DS del Benevento:

DIALOGO SERENO E APERTO TRA SOCIETÀ, DIPENDENTI E CALCIATORI: “Anzitutto mi preme ringraziare tutte quelle persone che hanno mostrato solidarietà nei confronti del Benevento sottolineando che meritiamo la serie A a prescindere da cosa accadrà nelle prossime settimane. Sono giorni complessi e ricchi di lavoro, è chiaro. Sul taglio degli stipendi stiamo ragionando in maniera serena con i calciatori, non dimenticherei il discorso dei medici sociali che, giustamente, non vogliono rispondere legalmente e penalmente di nulla. Quando, però, hai un gruppo di spessore umano e professionale affronti tutto con grande serenità. Aspettiamo indicazioni sul prolungamento automatico dei contratti, sulla ripartenza del mercato e su tutto ciò che accadrà nei prossimi campionati“.

IL CALCIO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: “In questo momento non possiamo fare diversamente, c’è poco da ragionare. Abbiamo vissuto un momento terribile, inaspettato, che speriamo sia stato messo definitivamente alle spalle. Se, come pare, dovessimo giocare in estate sarà necessario adeguarsi: non è un dramma, è la vita che sta cambiando dopo il Coronavirus e il calcio si deve soltanto adeguare“.

IPOTESI SPAREGGI: “Con 30 punti ancora a disposizione è chiaro che ci sarebbero stati un sacco di ricorsi, lo stesso Livorno ultimo in classifica potrebbe teoricamente salvarsi. C’è anche la sfida tra Ascoli e Cremonese che non è stata disputata, un match fondamentale in ottica playout. Un’estate di ricorsi e di lavoro per gli avvocati avrebbe fatto slittare ulteriormente il prossimo campionato, a questo punto giochiamo e nessuno potrà dire niente. Sarà il campo a decidere e a decretare vincitori e vinti, siamo disposti a tutto per coronare una grande cavalcata“.

LLORENTE E CALCIOMERCATO: “A prescindere dai nomi che stanno uscendo sui giornali, stiamo già lavorando dietro le quinte. La nostra classifica ci ha consentito di anticipare tempi e strategie sotto traccia, Abbiamo idee chiare, proseguiremo sulla strada che abbiamo intrapreso negli ultimi anni. Coda? Non ci sono più margini per riprendere una trattativa, non cambierà assolutamente la situazione. Sappiamo che è un ragazzo eccezionale e un grande professionista, siamo certi darà il massimo fino all’ultima giornata. Gli rivolgo un grande in bocca al lupo per la sua carriera“.

SULLA SALERNITANA: “La ripresa sarà un punto interrogativo per tutti e può accadere qualunque cosa, nella storia del calcio credo non si sia mai verificata una cosa del genere. Nel girone di ritorno è la squadra che mi ha impressionato di più, stava attraversando un momento importante e, per personalità e qualità, può arrivare in A tramite i playoff“.

IPOTESI SCARTATA DEI PLAYOFF: “Era impensabile farci fare i playoff, non potevamo giocarci la serie A dopo tre mesi di stop in uno spareggio. Esistono i meriti sportivi: a noi mancano 4 punti per la matematica promozione, teoricamente basterebbe vincere la prima partita. Quando hai 22 punti di vantaggio sulla terza non puoi essere messo sullo stesso piano delle altre. E’ vero che affrontare in casa l’ottava poteva essere un vantaggio, ma ricordiamo tutti quanto accaduto l’anno scorso col Cittadella e siamo scottati a distanza di 12 mesi. Mi tengo stretto il +22 e non vedo l’ora di celebrare il meritato salto di categoria“.

 

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Calcagno (AIC): “Tutti i professionisti ed i calciatori sono preoccupati”

Calcagno (AIC): “Tutti i professionisti ed i calciatori sono preoccupati”

Il vicepresidente dell’AIC, Umberto Calcagno, ha parlato ai microfoni di Te La Do Io Tokyo (Centro Suono Sport) della preoccupazione che c’è tra calciatori e professionisti circa la ripresa del calcio giocato. Andiamo a vedere cos’ha detto Umberto Calcagno ai microfoni della trasmissione di Mario Corsi:

Giocare le partite di pomeriggio durante la ripresa?
Ho giocato per tanti anni nei campi di serie C del sud alle 15, e posso assicurare che non è facile. Spero che su questo si possa ragionare, ma andiamo per step. Noi stiamo aspettando i protocolli che sono in corso di validazione, è in programma per il prossimo 28 maggio una riunione importante, vediamo cosa uscirà fuori”.
Si è parlato molto della questione stipendi dei calciatori. Siete preoccupati?
Siamo molto preoccupati. Rischiamo di ricominciare senza che i calciatori abbiamo visto lo stipendio in questi mesi. Noi dobbiamo considerare che non esistono solo i calciatori di Serie A, ci sono giocatori di Serie C che hanno un ingaggio lordo non superiore a 50mila euro, per loro non aver ricevuto lo stipendio questi mesi fa la differenza”.
I calciatori sono tranquilli e sicuri di scendere in campo? Hanno espresso preoccupazioni?
Sono tutti preoccupati, tutti i professionisti, non solo i calciatori. Io faccio l’avvocato e ci sono colleghi che ancora non hanno ricominciato a lavorare, per esempio. Tornando ai calciatori, abbiamo l’esempio di Michael Agazzi che non si è sentito sicuro e ha preferito risolvere il proprio contratto che ricominciare a giocare. Non c’è un discorso di essere pro o contro la ripresa: c’è una comunità scientifica che consiglia e ci sono protocolli in fase di validazione…vediamo. Poi dobbiamo vigilare che i protocolli vengano rispettati, ma questo fa parte del nostro lavoro. Bisogna valutare se ci sono le condizioni per ripartire, e n questo momento sembrano esserci. Ripartire non con il rischio zero, ovviamente, ma con un rischio minimo. Ma questo discorso vale per tutti i settori, non solo per il calcio”.
Sembra che questa stagione possa finire il 20 agosto e la prossima ricominciare il primo settembre. Qual è la posizione dei calciatori, soprattutto per le settimane di ferie che gli spetterebbero?
Le ferie vanno godute singolarmente, il calcolo non è uguale per tutta la squadra, è fatto sul singolo. La questione è già stata risolta, comunque. Uno dei primi DPCM del governo diceva di far godere le ferie ai dipendenti, in questa categoria rientrano anche i calciatori ovviamente. Per cui le settimane di marzo in cui non si è giocato, in cui non ci sé allenati, vengono ‘risolte’ in questo modo. Anche per questo prima parlavo dell’importanza della questione stipendi”.
Sono state rimandate le elezioni dell’Associazione Italiane Calciatori, che prima o poi però ci saranno. Lei si candiderà?
Sì, sono tra i candidati. Il virus ha rimandato anche le nostre di elezioni, ovviamente,  spero comunque che durante l’anno si riusciranno a fare”.
Qual è il suo programma?
Siamo in un momento storico importante. Le scelte che faremo nei prossimi anni condizioneranno le prossime generazioni di calciatori e anche di presidenti, secondo me. Si parla di un sacco di riforme: riforme dei campionati nazionali e delle competizioni europee. Bisognerà fare delle attente valutazioni”.

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Inter: “Gigi Simoni ci ha lasciati nella data più interista di tutte”

Inter: “Gigi Simoni ci ha lasciati nella data più interista di tutte”

Il mondo del calcio è in lutto: è morto Luigi Simoni a 81 anni. Il mondo del calcio piange il recordman di promozioni in Serie A: tantissimi i messaggi di addio al tecnico, tra i più seri e amati del panorama calcistico, un grande uomo che si è sempre distinto per signorilità. Gigi Simoni fu amatissimo da tutti, in particolare da Torino, Genoa, Inter, Napoli, Brescia, Pisa, Cremonese e Ancona, tutte squadre con le quali ha raggiunto importanti traguardi.

IL MESSAGGIO DELL’INTER: “Gigi Simoni ci ha lasciati oggi, 22 maggio. Una data non casuale, la data più interista di tutte”. Questo il pensiero rivolto dall’Inter all’ex allenatore nerazzurro, scomparso oggi a 81 anni. Di Gigi Simoni ricordiamo e ci mancherà tutto. Il suo essere signore, innanzitutto. Un modo di vivere, la vita e il calcio, mai sopra le righe. Anche il suo calcio era così: umile ma funzionale, capace di far fruttare al meglio ciò che aveva a disposizione. Sulla panchina nerazzurra arrivò nel 1997, assieme al Fenomeno, Ronaldo. Un binomio, quello Simoni-Ronaldo, che resterà per sempre nel cuore di tutti, non solo degli interisti. Un rapporto paterno, la benevolenza nei confronti di un calciatore speciale. “Ho imparato più io da lui che lui da me, in quella stagione”, amava raccontare Simoni. Una frase che spiega tanto, della persona che è stata. Ha incarnato l’interismo più genuino. Il 6 maggio 1998 disegnò il suo capolavoro da allenatore. Imbrigliò una grande Lazio e non le diede scampo. Al Parco dei Principi Zamorano, Zanetti e Ronaldo regalarono all’Inter la terza Coppa Uefa in una notte dolcissima e magica. Il mondo del calcio perde un bravo allenatore e una persona meravigliosa. Nella sua carriera da calciatore vinse una Coppa Italia con il Napoli e la Serie B con il Genoa. In panchina alzò, oltre alla Coppa Uefa con l’Inter, la Coppa Anglo-Italiana con la Cremonese e conquistò cinque campionati di Serie B (tre con il Genoa, due con il Pisa). Nel 1998 ricevette la Panchina d’Oro come miglior allenatore italiano. Un riconoscimento doveroso. Noi lo ricordiamo così, coi suoi capelli bianchi, sulla nostra panchina, mentre con un sorriso si godeva le magie di Ronaldo, circondato dall’orgoglio e dall’affetto dei tifosi dell’Inter. Ciao Gigi, ci mancherai“.

COME RIPORTATO DALL’ANSA, LE PAROLE DI MORATTI: “E’ stato un grande protagonista della storia dell’Inter: ha vinto una coppa europea molto importante, gli è stato impedito di vincere un campionato che avrebbe assolutamente meritato. Un tecnico gentiluomo verso il quale  provavo grande stima e affetto. La telefonata con la quale poco fa la moglie mi ha avvisato della morte mi ha provocato un dolore immenso“.

IL MESSAGGIO DEL PISA: “È un giorno triste per tutti noi. Gigi Simoni era un pezzo importante della nostra storia, un ricordo felice per tutti noi, un professionista di altissimo livello capace per ben due volte di portare il Pisa Sporting Club nel Paradiso del calcio italiano guidando squadre di cui ancora, a distanza di molti anni, riusciamo a snocciolare a memoria l’undici iniziale. Nel campionato 1984-85 con una cavalcata entusiasmante, dominando e sbaragliando gli avversari e poi nella stagione 1986-87 compiendo una delle più grandi imprese della nostra storia portata a termine nella indimenticabile trasferta di Cremona. Ma Gigi Simoni è rimasto poi nerazzurro per sempre, legato ai nostri colori, alla nostra passione, alla nostra terra: un legame indissolubile suggellato dall’elezione ad “Allenatore del Secolo” in occasione dei festeggiamenti per i 100 anni dello Sporting Club. La notizia della scomparsa di Gigi Simoni ci addolora profondamente – è il pensiero del Presidente Giuseppe Corrado – perché la nostra squadra perde quello che è stato un simbolo, dentro e fuori dal campo. Il mister resterà per sempre nel cuore di tutti noi e, non appena possibile, lo ricorderemo degnamente all’interno della Sua Arena sperando di poter seguire il suo esempio e rivivere insieme ai nostri tifosi le stesse emozioni che lui fu in grado di suscitare. La società nerazzurra, tutta, si unisce al dolore e al cordoglio per la scomparsa di Gigi Simoni ed esprime le più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e ai conoscenti del Mister”.

IL MESSAGGIO DEL TECNICO DEL PARMA, ROBERTO D’AVERSA: “Oggi per me è un giorno molto triste, poiché c’è stata la notizia della scomparsa di Gigi Simoni, un grandissimo allenatore ma soprattutto un grande uomo. In un momento di difficoltà della mia vita professionale mi è stato vicino e mi ha fatto capire tante cose. Ho sempre avuto un rapporto splendido con lui, sia professionale che umano. Sapere che ci ha lasciato mi dispiace profondamente“.

COME RIPORTATO SU TMW, IL SALUTO DI MORIERO: “Era uno di noi, all’Inter. Nei primi giorni di ritiro disse ‘siete tutti uguali tranne uno’. Era il Fenomeno, ci conquistò subito con il suo sorriso, con le sue battute. Il rimorso è stato lo Scudetto ma ricordo la gioia della Uefa e i momenti belli vissuti insieme. Abbiamo stretto un rapporto speciale, anche dopo il calcio giocato. Quando è venuto a presentare la sua biografia in Puglia sul palco abbiamo ricordato di quando voleva sostituirmi col Piacenza e iniziò a gridare ‘Checco dai via sta palla’. Scartai tutti e segnai: andai sotto la panchina e gli dissi ‘può cambiarmi’. E ci abbracciarmo Diceva ‘quante me ne hai fatte passare Checco’, ma sempre con affetto. Perderlo è un dispiacere enorme. Era un uomo vecchio stile, ha vinto otto campionati ma era umile e generoso. Diceva quel che pensava e ti faceva innamorare. Trattava tutti allo stesso modo. Avevamo affetto nei suoi riguardi: scherzava e rideva ma non aveva problemi a dire qualcosa. Ronaldo, Zamorano, Zanetti, Bergomi, ma anche gli ultimi arrivati: faceva sentire tutti importanti”.

Anche Lazio, Cremonese, Napoli e molte altre società e personalità del mondo dello sport hanno salutato e stanno salutando per l’ultima volta un grande uomo come Gigi Simoni.

 

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Luis Enrique: “Triste il calcio senza pubblico, con Totti ho un buon rapporto”

Luis Enrique: “Triste il calcio senza pubblico, con Totti ho un buon rapporto”

Il CT della Spagna, Luis Enrique, ha parlato al canale Colgados del Aro by Endesa su YouTube. Durante la chiacchierata il CT de La Roja, ed ex tecnico di Roma e Barcellona, ha parlato tra le altre cose anche del rapporto con Totti e della tristezza che trasmette un calcio senza tifosi, facendo l’esempio della Bundesliga. Andiamo a vedere le sue parole:

GUARDANDO LA BUNDESLIGA: “Ho visto le immagini della Bundesliga, davvero avvilenti: si sentono anche gli insulti, si perde l’intimità. Il calcio senza tifosi è triste, come ballare con la propria sorella“.

THE SHOW MUST GO ON: “Tuttavia, dobbiamo capire che si tratta di un business che genera molti soldi e, nonostante lo spettacolo offerto sia diverso, può comunque aiutare a superare il confinamento. Rischi? Non ho paura. Ho solo paura per gli anziani che amo e per quelli che possono soffrire a causa della malattia. A livello personale non ho paura. D’ora in poi, quando prenderemo un raffreddore, dovremo indossare una mascherina. Lo accetteremo tutti. Sono sicuro che se fossi stato giocatore avrei voluto tornare in campo“.

IL RAPPORTO CON FRANCESCO TOTTI: “E’ una delle grandi soddisfazioni da giocatore. Quando vedi che c’è affetto e un ricordo meraviglioso delle esperienze condivise. Come allenatore è la stessa cosa. Quando sono arrivato ci hanno messo in contrasto come sempre accade quando si arriva in un nuovo club, soprattutto per quanto riguarda la mia fama. Ho sempre avuto ottime referenze con la maggior parte dei giocatori. Non ho visto l’intervista, ho sempre avuto un buon rapporto con Francesco”.

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Lazio, sierologici ed allenamenti divisi in attesa del protocollo

Lazio, sierologici ed allenamenti divisi in attesa del protocollo

Walter Della Frera, membro della commissione medico-scientifica della Figc, ha voluto rassicurare tutti, dicendo anche che non si aspetta sorprese negative dal governo in merito al protocollo definitivo da validare: “Domani (oggi, ndr) riceveremo la risposta ufficiale del Cts“. Le società di A attendono un feedback ufficiale per poter effettivamente passare alla Fase 2 del calcio con gli allenamenti collettivi, che alcune squadre ancora non hanno effettuato.

Tra queste c’è la Lazio, che in queste prime due settimane di lavoro non ha mai sottoposto i propri tesserati ai tamponi. Lo staff sanitario ha eseguito invece, ogni quattro giorni, test sierologici e controlli attraverso un altro macchinario che consentirebbe di avere risultati in 8 minuti e darebbe la possibilità di condividerli subito in un grande database.

Oggi quindi a Formello andrà in scena lo stesso copione dei giorni scorsi, con la squadra divisa per reparti: un gruppo in campo la mattina, due il pomeriggio. Servono due negatività ad altrettanti tamponi prima di cominciare tutti insieme: se nelle prossime ore si avrà il protocollo definitivo, la Lazio sabato potrebbe cominciare con gli esami e partire da lunedì con la squadra al completo agli ordini di mister Inzaghi, che dovrà rimanere con la mascherina sempre a debita distanza.

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Zambrotta: “Ripresa? Chi ha giocato Mondiali ed Europei è avvantaggiato”

Zambrotta: “Ripresa? Chi ha giocato Mondiali ed Europei è avvantaggiato”

L’ex difensore di Juventus e Milan Gianluca Zambrotta parla a La Gazzetta dello Sport della ripresa della Serie A e del fitto calendario che da qui al prossimo anno attende i calciatori:

Per chi ha già giocato Mondiali ed Europei alla ripresa ci sarà un piccolo vantaggio: chi viene convocato finisce il campionato, poi dopo 7-10 giorni e magari nemmeno quelli riparte per la nazionale e va in ritiro, che dura 50 giorni se si va lontano. Chi ha calciatori abituati a questi ritmi forse dal punto di vista mentale starà meglio. Noi al Mondiale venivamo da un’esperienza negativa come Calciopoli, molti si volevano lasciare alle spalle quei problemi, pensavamo solo a “chiuderci” e stare tutti insieme. Questo ci ha permesso di raggrupparci come compagni e come amici e ci ha dato la forza di andare avanti sino alla fine”.

Il calendario della ripresa è fittissimo. Sarà difficile fare una programmazione: nella mia esperienza prima da giocatore e poi da allenatore so che servono come minimo 4 settimane per tornare al livello ottimo di preparazione: bisogna lavorare con gradualità, gestire bene il recupero è fondamentale.

I giocatori devono prendere in modo serio la situazione, essere disciplinati e seguire tutte le regole che verranno date per tenere la salute sotto controllo. Il fisico e la testa saranno decisivi: non si sono mai affrontate tante partite in così poco tempo, soprattutto avvicinandosi al caldo dell’estate. Può essere positivo il fatto che se perdi una partita dopo tre giorni puoi subito rifarti. Io quando perdevo cercavo di fare il possibile per migliorarmi tra una partita e l’altra: arrivavo più attento e più pronto. Stare sempre concentrato, sul pezzo, può aiutare”.

È passato tanto tempo dallo stop: la voglia di riprendere a mille è tanta, c’è grande entusiasmo: anche a livello mentale questo è un bene. Uno degli aspetti negativi potrà essere non avere gli stadi pieni. Il tifo ti genera sensazioni positive, non potere avere il pubblico può portare a non dare le stesse cose in campo”.

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Urzi: “Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbero le grandi squadre”

Urzi: “Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbero le grandi squadre”

Agustin Urzi è sicuramente il calciatore argentino più chiacchierato del momento. Classe 2000, il talento del Banfield è al centro di alcune insistenti voci di mercato che lo vorrebbero vicino all’approdo in Europa già nella prossima finestra di trasferimenti:

“Apprezzo molto il Manchester City e il suo stile di gioco, mi piace il calcio inglese; però ora negli Stati Uniti si sta formando un torneo molto competitivo e credo che si avvicini molto al mio stile di gioco. Vedremo in futuro”, ha commentato Agustin Urzi in esclusiva ai microfoni di EuropaCalcio.it.

Urzi ha poi sottolineato che “Di Maria è un crack: è molto rapido, agile, credo di possedere alcune delle sue caratteristiche. Per un ragazzo giovane come me essere paragonato ad un giocatore affermato è motivo di orgoglio” e “Neymar e Centurion sono i calciatori che ammiro per le loro caratteristiche di gioco; sono agili, hanno grande tecnica, non hanno paura di ricevere falli e osano sempre”.

Si vocifera però anche di un suo possibile arrivo in Italia, eventualità sulla quale l’argentino sembra avere le idee chiare:

Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbe giocare in grandi squadre. Però ora sono del Banfield, sono a mio agio e resto tranquillo”.

Su altri illustri partiti dall’Argentina alla conquista dell’Europa:

Zanetti era un fenomeno. Ricordo che quando giocava con la Nazionale argentina era un calciatore importantissimo; è un punto di riferimento per tutti i tifosi del Banfield e lo ammirano oggigiorno, me compreso. Messi e Maradona? Credo che entrambi siano di un altro pianeta, però visto che sto ammirando Messi e sto vivendo la sua epoca, scelgo La Pulga Messi. Il mio sogno è riuscire a giocare nella Nazionale maggiore dell’Argentina; inoltre, mi auguro di vincere qualcosa con il Banfield”.

Sullo stop del calcio

“Mi pare giusto che il campionato sia stato sospeso a causa del Coronavirus perché penso che la prima cosa importante sia la salute di tutti; soprattutto quella dei calciatori, che sono i più esposti al contagio”.

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Le tifoserie italiane (ed europee) contro la ripresa dei campionati

Le tifoserie italiane (ed europee) contro la ripresa dei campionati

Due muri: da un lato la volontà di diverse leghe europee di riprendere i rispettivi campionati, dall’altra la posizione netta delle tifoserie organizzate d’Europa di non ricominciare. Una posizione così netta da portare alla sottoscrizione di un comunicato (“No al calcio senza i tifosi”) da parte di circa 350 gruppi organizzati di tutto il continente. E in Italia gli ultrà continuano a pensarla così, ovvero che non si dovrebbe riprendere a giocare senza tifosi negli stadi.

Gli striscioni che sono stati esposti negli ultimi giorni in diverse città chiedono di non riprendere. Da Bergamo a Napoli, da Roma a Lecce, passando per Genova e Torino il mondo delle curve è unito nel “no” alla riapertura dei giochi. Tra gli ultimi comparsi c’è quello del Ferraris a Genova: “Stop football” recita, firmato B.S., “Brigata Speloncia”, uno dei gruppi della Gradinata Nord del Genoa.

Anche la Curva Nord dell’Inter si è espressa rilasciando un comunicato: “Come si fa solo a pensare che possa ripartire il calcio quando è oramai assodato che per lungo tempo dovremo rispettare tutti delle regole ove il contatto fisico non è previsto?” A Bergamo era comparso lo striscione: “Il nostro dolore volete dimenticare. Ma senza la sua gente non ha senso tornare a giocare”.

La città di Roma è invece spaccata tra chi non vorrebbe ricominciare e chi preferirebbe giocare. Nella sponda giallorossa le manifestazioni dei gruppi organizzati sono state più d’una, con diversi striscioni appesi in varie parti della città.

Si tratta di prese di posizione sicuramente slegate dai risultati sportivi delle squadre in questione e che si rifanno all’idea per la quale un calcio “anti-Covid”, con contatti limitati e soprattutto senza tifosi, sarebbe uno spettacolo non degno di essere visto e che darebbe vita a quello scenario calcistico post-moderno, già in via di affermazione, per il quale l’importanza del tifo dal vivo viene sostituita dal dominio delle Pay-TV. Ciò di cui non si tiene conto è però l’importanza del calcio in quanto fonte di sostentamento per tantissimi lavoratori “dietro le quinte” come cuochi, giardinieri e magazzinieri, motivo per cui un’eventuale non ripartenza rappresenterebbe un disastro per molti.

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