Juventus, Cristiano Ronaldo valuta il rientro: le ultime
Cristiano Ronaldo riflette sul prossimo futuro, desideroso di riabbracciare il mondo Juventus. CR7, come noto a tutti, si trova in Portogallo da prima che fossero prese le ultime drastiche misure di contenimento in tema di emergenza sanitaria. Motivo principale della sua partenza era stato l’ictus che aveva colpito la madre Dolores, la quale sembra già sulla via di guarigione; un miglioramento delle condizioni di salute che, come raccontano fonti a lui vicine, ha tranquillizzato molto il fenomeno portoghese, che sta ora valutando senza fretta la data del suo rientro in Italia. Una volta rientrato da Madeira, anche Ronaldo dovrà ovviamente osservare un periodo di quarantena di almeno 14 giorni, per evitare qualunque tipo di rischio dopo i casi di positività acclarata di Rugani e Matuidi. Lo stesso modus operandi di CR7 dovrebbe essere seguito anche da Gonzalo Higuain, Miralem Pjanic e Sami Khedira, anche loro via dall’Italia in questi giorni. La partenza di questi ultimi, arrivata in piena emergenza COVID-19, ha scatenato non poche polemiche tra tifosi e utenti ai lavori: una tempistica che ha creato diversi malumori, nonostante l’assenso alla partenza da parte della stessa Juventus.
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Coronavirus, Pau Lopez: “Situazione difficile, noi impreparati”
Pau Lopez dice la sua sull’emergenza Coronavirus; il portiere spagnolo in forza alla Roma, in un’intervista all’emittente iberica Canal Sur, ha commentato le ultime decisioni del governo italiano e, in generale, la situazione causata dall’emergenza sanitaria: “È una situazione complicata che ci prende tutti impreparati. La stiamo vivendo con tristezza. Roma non è una zona caotica come il nord Italia, ma la situazione è difficile in tutto il paese. Viviamo giorno dopo giorno seguendo le notizie. Il club ha preso delle misure affinché la gente passi più tempo possibile a casa. Ovviamente ne perde il calcio e ne perdono i tifosi, ma sono misure che sono state prese per il bene di tutti”. Intanto il club giallorosso, tramite la fondazione Roma Cares, ha raccolto circa 465.000 da destinare all’ospedale Spallanzaniper la lotta al Coronavirus. La raccolta è stata organizzata sul portale GoFundMe ed è vicina a raggiungere il target specificato di 500.000 euro. Scopo dell’iniziativa è anche quello di dare una mano a tutti i membri del personale sanitario impegnati in questa difficilissima situazione. L’ospedale Spallanzani ricevette diverse settimane fa, quando ancora non era prevedibile che l’emergenza raggiungesse una tale portata, i primi due malati di COVID-19 registrati a Roma: si trattava di due turi cinesi. L’ospedale è tra le strutture predisposte dalla Regione Lazio per la lotta al Coronavirus.
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Lipsia, squadra in campo per l’allenamento nonostante il Coronavirus
Nonostante l’emergenza Coronavirus, che ha messo sotto scacco tutti i campionati europei ormai da tempo, a sorpresa c’è chi riprende ad allenarsi: è il caso del Red Bull Lipsia, squadra di vertice della Bundesliga tedesca. Gli uomini del tecnico Julian Nagelsmann sono scesi quest’oggi regolarmente in campo. E’ stato, tuttavia, lo stesso allenatore a catechizzare i giocatori prima della seduta con un lungo discorso, durante il quale ha ribadito le disposizioni governative e i comportamenti obbligatori da esse derivanti. Tra le disposizioni spunta il divieto tassativo per i giocatori di avere contatti e la doccia da farsi rigorosamente a casa, al fine di evitare qualunque tipo di rischio inerente a un possibile contagio. Attenzione al Coronavirus, dunque, per il Lipsia, senza però perdere di vista il programma stagionale: una scelta che farà certamente discutere, viste le polemiche scatenatesi in ambito Serie A dopo il comunicato della Lazio di qualche giorno fa.
“Il genio ha di bello che somiglia a tutto il mondo e che nessuno gli somiglia.”
Ralf Rangnick è un po’ Wenger, un po’ Völler, un po’ Zorc e un po’ Berlusconi… è un po’ tutti, ma nessuno di questi, perché forse è la perfetta fusione tra questi uomini qui citati. Rangnick è genio calcistico a tutto tondo: giocatore, allenatore, direttore sportivo, scout e dirigente, ed è grazie a questa sua eccezionale polivalenza che si è meritato prima un posto come Head of Sport and Development Soccer del gruppo Red Bull (proprietario di numerose squadre di calcio come Salisburgo e Lipsia). I risultati ottenuti nei vari campi hanno fatto drizzare le antenne a Gazidis che ora lo vuole come manager tuttofare al Milan, dove prenderebbe il posto dei non troppo concordi Pioli, Boban, Massara e Maldini. Ne abbiamo parlato nel podcast tematico riguardante la Bundesliga.
I 10 ricordi calcistici che ci possono rendere felici durante la quarantena
Ricordi calcistici. Questa Quarantena sta mettendo tutti a dura prova, inutile negarlo. Che ne dite se provassimo tramite il calcio a strapparci qualche dolce ricordo, un po’ di brividi lungo la schiena, una lacrimuccia e un po’ di pelle d’oca?
L’intento è quello di evocare momenti epici, piccoli frammenti di calcio, che diciamolo in questo momento di chiacchiere perenne mentre il paese è in difficoltà può essere utile solo a distrarci un pochino e regalarci qualche dolce attimo.
Abbiamo selezionato 10 momenti che accomunano quasi tutti, anche quelli legati ad un singolo club ma che possono aver emozionato tutti i tifosi di calcio indistintamente. Sicuramente sono più di dieci, ma intanto iniziamo il nostro viaggio nei ricordi:
10- King Claudio e lo scudetto del Leicester
Chi non si è emozionato vedendo una squadra di provincia, con più storia nella serie cadetta e nei bassifondi della Premier che altro, con una rosa di giocatori di medio valore, con un attaccante amante dei pub e della birra e guidata da un allenatore italiano di oltre 60 anni che in Italia ha sempre sfiorato ma mai ottenuto un trofeo. Chi dice di non essersi emozionato mente. Stagione 2015-2016, Claudio Ranieri dopo aver fallito con la nazionale greca, torna in Premier League alla guida del piccolo Leicester, che da solo una stagione era salito nella massima serie, riuscendo la stagione precedente a salvarsi per il rotto della cuffia. It’s a kind of magic, direbbero i Queen, una specie di magia, ed il mago ni questione ha i capelli bianchi, gli occhiali, il sorriso beffardo del nonnino di quartiere e viene da Testaccio. E ne ha viste tante, ma mai come quelle che ne vedrà nella stagione 2015-2016. Un connubio perfetto tra squadra ed allenatore, valori tecnici ed individuali espressi alla massima potenza, calciatori con una carriera avanzata ma mai decollata che improvvisamente diventano campioni. Una serie di vittorie esaltanti, difficilmente fortunate, quasi sempre meritate, sudate ma meritate.
Una cavalcata incredibile, a suon di conferenze ricche di risate e di frasi celebri del tecnico italiano, che con il suo “Dilly Ding Dilly Dong” non può non aver fatto sorridere tutti.
Un ricordo meraviglioso, in parte anche italiano.
9- Dopo Instanbul c’è sempre Atene
Passiamo ad un evento che farà felici soprattutto i tifosi del Milan, ma la frase di apertura diventa un monito per tutti in questo periodo: dopo la tempesta c’è sempre il sole, dopo Instanbul c’è sempre Atene.
Parte tutto dal 25 maggio 2005, ad Instanbul, dove il Milan vive una delle serate più strane ed infauste del calcio, un evento che in effetti potremmo inserire nella lista per gli inglesi, ma noi siamo patriottici. Sopra di 3-0 in finale di Champions League, il Milan si fa rimontare dal Liverpool, che nel secondo tempo compie una rimonta incredibile, fino ad arrivare ai rigori, dove il fattore psicologico gioca a sfavore dei rossoneri e regala la vittoria ai Reds.
Ma il fattore psicologico è come un boomerang, torna sempre indietro ed il 23 maggio 2007, torna nelle mani del Milan. A due anni di distanza si rigioca Milan-Liverpool, finale di Champions League. Il Milan è maestro di finali, ma se c’è un nemico che gli ha messo paura nella storia è proprio la squadra inglese. I Reds hanno cambiato molto, il Milan invece ha mantenuto l’ossatura di due anni prima e questo forse regala più fame agli uomini di Carlo Ancelotti, in particolare ad uno…
Pippo mio! Pippo mio! Pippo mio! Doppietta e vendetta completata. C’è altro da aggiungere? Ricordate e godetene tutti!
8- Goal Goal, Tardelli, Tardelli!
Torniamo un po’ indietro negli anni, in qualcosa che non tutti i nostri lettori hanno vissuto direttamente, chi scrive compreso, ma che leggendo il titolo lo ha letto con la voce di Nando Martellini comunque. Perchè prima dello “Stringiamoci forte e vogliamoci tanto bene” di Caressa c’è stato un mondiale così esaltante da segnare una generazione. Un mondiale nel quale l’Italia passa il girone con soli tre pareggi, nel quale affronta il giocatore più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, e la nazionale forse più forte di sempre, il Brasile di Falcao, Zico, Socrates e Cerezo.
Tutto nello stile Italia; critiche, polemiche iniziali, poca fiducia in alcuni giocatori, come il tanto discusso Paolo Rossi: quanto è italiano il fatto che poi ha vinto Scarpa d’Oro e Pallone d’Oro?
Madrid, 11 luglio 1982, Italia-Germania Ovest, Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani: anche qui chi non l’ha letta con la voce di Martellini, mente. Non c’è partita, primo tempo 0-0, ma nel secondo il solito Paolo Rossi porta in vantaggio l’Italia, ma soprattutto al 68′ minuto, Tardelli scaccia tutte le paure, tutte le amarezze, tutte le sconfitte di un popolo, tutte le critiche, con un solo urlo, accompagnato da quello di Martellini. Scirea riceve in area da Bergomi, l’Italia fa superiorità in area di rigore, l’urlo di attesa della folla accresce, la palla fa su e giù in area di rigore, tanto che si ha paura che si perda. Scirea infatti rischia qualcosa torna indietro da Tardelli che è marcato, ma il numero 14 italiano sposta il pallone con un tocco sul sinistro e scarica in porta una sciabolata storica. E poi quell’urlo. Quello di tutti noi. Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!
7- Roma-Barcellona 3-0, quando l’Olimpico diventò il Colosseo
Altro ricordi per singoli tifosi ma non solo. una delle rimonte calcistiche più belle degli ultimi anni. Una Roma forse non la più forte di sempre, un Barcellona che sembra di un altro pianeta. Un risultato ed un arbitraggio sfavorevoli all’andata, un 4-1 che non lasciava scampo a rimonte. Forse.
Perchè se c’è una cosa che contraddistingue i tifosi della Roma dagli altri è la tenacia e la spavalderia nel pensare cose impossibili, ma soprattutto nel sostenere ancora di più quando tutto è contro. 56.000 spettatori, tutti che da una settimana avranno ripetuto: “Ormai ce vado allo stadio, che c’avemo da perde, tanto nun succede. Ma se succede…“.
Succede.
Minuto 6 del primo tempo, De Rossi lancia Dzeko a memoria che si allunga e insacca l’1-0. Il tempo perfetto, sembra quasi che tutto stia andando come deve andare, ma i tifosi della Roma sanno bene che quando va così in realtà la beffa è dietro l’angolo, quindi si esulta come se fosse vinta, ma si dice “Troppo presto, ora ce segnano“. Minuto 13 del secondo tempo. Piquè atterra Dzeko in area di rigore, l’arbitro inizialmente soprassiede: “Ecco tanto nun ce lo da“. Rigore. Lo tira De Rossi: ” tanto lo sbaja, come Bruno Conti“. Goal. De Rossi reagisce da tifoso, esulta di rabbia ma allo stesso tempo predica calma perchè tutti si cominciano a chiedere: ” Che sta succedendo?”.
Succede. Al minuto 30 del secondo tempo “Nun succede ma è successo“, Manolas, uno che di goal ne fa pochissimi, in area di rigore spizza un corner di Under ed insacca alla spalle di Ter Stegen. E’ il delirio, il delirio di un popolo che per una sera si è scrollato di dosso una serie di amarezze e sconfitte, un popolo che per una sera si sente sul tetto a guardare tutti dall’alto. Il fischio finale è un sollievo gigantesco. Un emozione unica. Un emozione che solo il calcio può regalare.
6- Il Triplete nerazzurro e la notte di Diego Milito.
Storia nerazzurra questa volta. 22 maggio 2010, dopo una cavalcata incredibile l’Inter di Mourinho, dopo aver vinto campionato e Coppa Italia, si trova in finale di Champions League ad affrontare il Bayern Monaco di Ribery e Robben, guidato da Louis Van Gaal.
L’ epilogo lo conosciamo tutti, ma quello che ci deve strappare un sorriso è un frammento in particolare di quella partita. Perchè se c’è un giocatore che ha incarnato l’Inter di Mou, quello è Diego Milito, ed il frammento è semplicemente questo:
Il secondo goal della gara, perchè il secondo è sempre il più bello, perchè è quello che ti libera di tutto, che ti da la sensazione che ce la stai facendo. Tutti guardano, Butt, Demichelis, i tifosi, ma soprattutto Diego Milito. Questo è il frangente in cui Diego Milito probabilmente sta ripercorrendo tutta la sua vita ed è tornato alla prima volta che ha calciato un pallone, già lì il desiderio era di farlo in una finale di Champions League. Ed ora eccolo lì, il goal di una vita. Il goal di tante vite neroazzurre.
5- Live is life, Maradona palleggia!
C’è solo un giocatore nella storia del calcio che può aver reso epico non una partita ma un riscaldamento. Diego Armando Maradona è stato questo, capace di far emozionare con la sua sola presenza; con un pallone vicino ovviamente.
E’ forse la più spettacolare manifestazione di totale libertà e tranquillità sportiva. Prima di una partita, il capitano del Napoli sta ballando. Nessuno mai si sarebbe sognato di farlo, lui invece sì. In quel momento, sportivamente parlando, era perfetto. Stiamo parlando del 19 Aprile 1989, Olympiastadion di Monaco, Bayern Moanco-Napoli, durante il riscaldamento gli altoparlanti dello stadio diffondo la canzone “Live is Life” degli Opus, un ritmo cadenzato condito dal canto della gente; una descrizione degna di un goal di Maradona. La partita è tesa, il Napoli ha vinto 2-0 al San Paolo e ora deve difendere il risultato, e Maradona sceglie questo gesto per far capire cosa sia il calcio per lui, come a dire “Tranquilli, sereni, danzate con me” e via e 1 e 2 e 3… LA LA LA LA LA, e via ancora e 1 e 2 e 3, palleggi a ritmo di musica, un inno alla’armonia, un inno al calcio, un inno a Diego Armando Maradona.
4 – Mo je faccio er cucchiaio!
Più che felicità forse questo ricordo evoca ansia, ma rimarrà uno degli episodio storici della nostra nazionale.
29 Giugno 2000, Europeo in Olanda, ad Amsterdam, contro l’Olanda, una partita nella quale è successo di tutto, nella quale Francesco Toldo ha deciso di erigersi al livello di Garibaldi nell’annovero dei protettori della patria. E dove c’è un Garibaldi c’è sempre un giovane incosciente che va alle armi e si getta nella mischia rischiando la morte. Francesco Totti è l’espressione massima in quel momento di questo concetto, un golden boy, eterno bambino in tutto e per tutto.
Quei personaggi che nei film di guerra vengono tarpati dai generali, ma non da Dino Zoff, che gli assegna il terzo calcio di rigore, anche se dentro di se è pronto a prendere a mazzate il ragazzino. E lui fa di tutto per sfiorarle, ma non le prende, anzi le da.
Una bella scommessa di quelle da spogliatoio, “Se c’è un rigore, je faccio er cucchiaio“, quel marchio di fabbrica che ad un Europeo a soli 24 anni in semifinale non dovrebbe neanche passare per la mente. Terzo rigore, Totti si gira verso Di Biagio, “Mo je faccio er cucchiaio“. Quasi i compagni tentano di fermarlo, ma lui va, contro un muro arancione, contro un portiere alto 1,97, Edwin Van Der Sar, il quale incita i tifosi per intimorire l’avversario. Totti neanche se ne accorge, ha in mente solo una cosa e quella farà, e ci riuscirà. “Ha tentato l’impossibile” dirà Bruno Pizzul, Zoff impassibile, compagni increduli, stadio impazzito ed intanto Totti che fa? Se la ride.
3- Arriva il pallone, lo mette fuori Cannavaro! Poi ancora insiste Podolski… Cannavaro! Cannavaro! Via al contropiede con Totti, dentro il pallone per Gilardino… Gilardino la può tenere anche vicino alla bandierina, cerca l’uno contro uno, Gilardino, dentro Del Piero, Del Piero… Gol! Aleeeex Deeel Piero! Chiudete le valigie! Andiamo a Berlino! Andiamo a Berlino! Andiamo a prenderci la coppa! Andiamo a Berlino!
Non diciamo altro, se non questo:
2- YOU’LL NEVER WALK ALONE
Una nota estera va messa, perchè chi ama il calcio non può non amare certi riti, quasi mistici, come i cori da stadio. Come la Geyser Dance dell’Islanda, o i concerti dei tifosi del Galatasaray: ma non c’è coro più bello ed emozionante di You’ll never walk alone, cantato dalla Kop, la curva del Liverpool.
Una canzone scritta dal duo americano Rodgers/Hammerstein per il musical del 1945 Carousel, ripresa da grandi cantanti della storia della musica, quali Nina Simone, Frank Sinatra ed Elvis Presley. Una canzone dal testo toccante, un aspetto spesso tralasciato che invece nasconde la vera essenza di questo inno.
Perchè soprattutto in questo momento che stiamo vivendo, un testo così rappresenta la vita di tutti ed il calcio è vita e questo inno alla speranza non poteva che non sposarsi con lo sport più bello di tutti:
Quando cammini nel bel mezzo di una tempesta tieni bene la testa in alto e non aver paura del buio alla fine della tempesta, c’è un cielo d’oro e la dolce canzone d’argento cantata dall’allodola
cammina nel vento cammina nella pioggia anche se i tuoi sogni saranno sconvolti e scrollati va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore e non camminerai mai da sola non camminerai mai da sola va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore e non camminerai mai da sola non camminerai mai da sola
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Il calendario dei compleanni: “El Niño” Fernando Torres
“El Niño” Fernando Torres, compie oggi 36 anni, uno dei talenti simbolo del dominio spagnolo in Europa nel primo decennio del duemila, uno dei più grandi giocatori della storia dell’Atletico Madrid.
Il soprannome “bambino” lo deve a quel volto pulito, contornato dai capelli biondi, le guance spesso arrossate ma soprattutto al fatto che a 19 anni aveva già realizzato 44 goal nelle varie competizioni e già era il capitano dell’Atletico Madrid.
Un ingresso nel calcio dei grandi esplosivo, nei primi anni duemila il giocatore spagnolo era già tra i più forti in circolazione, una forza della natura, giocatore dalle doti tecnico-fisiche, strabilianti: il primo Fernando Torres era un giocatore che quasi ricordava il giovane Ronaldo (il fenomeno), capace di giocate in solitaria strabilianti.
Nella prima fase con l’Atletico colleziona 214 presenze condite da 84 goal in 7 stagioni, numeri che gli valgono il trasferimento al Liverpool nel 2007.
Con i “Reds” esplode in maniera esponenziale il talento del Niño, l’impatto è devastante: alla prima stagione segna 33 goal in 46 partite, battendo il record di reti stagionali del Liverpool, appartenuto ad Owen, ed il record di giocatore straniero con più goal in Premier League, superando il precedente score di Ruud Van Nistelrooy. Tre stagioni da sogno, nonostante i primi problemi al ginocchio, che lo portano ad ottenere il terzo piazzamento al Pallone d’oro nel 2008, e a realizzare in totale 65 reti in 102 partite con la maglia reds, diventando anche il giocatore che ha raggiunto il 50° goal in carriera più velocemente nella storia del Liverpool.
In questa fase Torres vive la sua definitiva consacrazione con la maglia della nazionale spagnola: assoluto protagonista dell’Europeo vinto nel 2008, e della Confederations Cup del 2009, dove ottiene anche il titolo di capocannoniere della competizione. Con le furie russe vincerà tutti i trofei dell’epoca d’oro, vincendo il Mondiale del 2010 e l’Europeo del 2012.
Intanto il sodalizio con i “reds” finisce nel 2011, quando con la cifra più alta mai spesa fino ad allora in Premier, il Chelsea di Abramovic si assicura le prestazioni di Torres per 50 Milioni. Inizia qui una nuova fase della carriera di Torres, forse quella che gli costa la caduta e gli impedisce di spingersi oltre ed arrivare sul tetto dei grandi del calcio mondiale. Poche reti in Premier, tanti infortuni. Per il Chelsea diventa un acquisto flop, anche se El Niño segnerà dei goal pesantissimi, come quello contro il Barcellona nella semifinale di Champions del 2012 che poi i blues vinceranno o come il primo dei due goal nella finale di Europa League del 2013, vinta dal Chelsea contro il Benfica. Nonostante dunque le difficoltà, Torres vincerà con i “Blues”, una Coppa d’Inghilterra, una Champions League ed una Europa League.
Torres toccherà il fondo della sua fase decadente con il trasferimento nel 2014 al Milan, in prestito, un’avventura da vera e propria meteora, un solo goal contro l’Empoli in 10 presenze, che gli varranno la cessione a gennaio, cessione che però gli restituirà qualcosa di importante.
L’Atletico Madrid infatti gli regala una seconda chance, Torres torna a casa e la musica cambia. Nonostante l’età e gli acciacchi, El Niño torna a splendere,con 38 reti in 3 stagioni e mezza, arrivando anche ad alzare nuovamente l’Europa League, battendo in finale il Marsiglia, regalando il primo trofeo europeo della storia dei Colchoneros.
La carriera terminerà in Giappone, al Sagan Tosu, dove dopo 35 presenze e 5 reti, nell’estate del 2019 El Niño dirà basta con l’amato pallone, ricevendo onorificenze da tutto il mondo calcio, riconoscente a quel “bambino”, che ha fatto sognare tutti i tifosi che hanno avuto l’onore di vederlo splendere.
Serie A, tuona Tommasi: “Chi vuole allenarsi ora, non so cosa abbia in mente.”
Serie A, tuona Damiano Tommasi, il presidente dell’ AIC torna a parlare ai giornalisti del Corriere dello Sport, in una lunga intervista dove ha toccato i temi più scottanti legati all’emergenza Coronavirus e alle conseguenze che porta nel mondo del calcio.
A dire il vero non parla, o almeno non vorrebbe parlarne, questa la linea dell'”Anima Candida”, che in rappresentanza dei calciatori auspica il rinvio di molti discorsi a quando la situazione sarà più rosea: “Il problema del taglio degli stipendi va posto a tempo debito.”.
Primo argomento spinoso quello degli stipendi, con Gravina che ha chiesto ai giocatori un sacrificio in questa situazione, e Tommasi ha tenuto a rispondere al Presidente federale: “Cosa rispondo a Gravina che dice che non è più un tabù? Che i primi interessati alla sostenibilità del sistema calcio sono gli stessi calciatori e tutte le persone che ci lavorano. Siamo consapevoli che questo sia un tema da affrontare, ma non adesso. Prima vanno quantificati i danni e questo procedimento è possibile solo quando sapremo se la stagione finirà o no. Il problema del taglio degli stipendi va posto a tempo debito. Non possiamo imporre gli associati ad accettare i tagli? Proprio così. Possiamo dare una linea, ma sulle rinunce decidono i singoli. Noi troviamo un’intesa sull’accordo collettivo e sul minimo federale di 30mila euro lordi all’anno che è molto usato in Lega Pro. La Serie A parla di un taglio del 20-30%? Non capisco che tipo di accordo ci propongono anche perché, ripeto, non siamo in grado di obbligare gli associati ad accettarlo. Siamo d’accordo con la Lega di anticipare le ferie estive e di considerare questi giorni come vacanze per ridurre le ferie a luglio. Su questo nessun problema. Sugli stipendi vedremo…”
Interessanti le parole riguardanti la ripresa di campionato ed allenamenti, un tema anche questo che Tommasi invita a non considerare al momento, senza programmi o date, seguendo il modello inglese: “Ripresa del campionato?Non lo so. Mi auguro presto perché il calcio sarà un termometro della società: quando il pallone rotolerà di nuovo, saremo quasi fuori da questo incubo. Serie A in campo il 3 maggio? Come hanno fatto gli inglesi, trovo più corretto dire che non si riprenderà fino a una certa data, piuttosto che indicare un giorno”.
Ma è sugli allenamenti e le notizie che vorrebbero la Lazio riprendere ad allenarsi già da lunedì che Tommasi usa le parole più dure, condannando aspramente la scelta di Lotito, al quale l’ex centrocampista della nazionale e della Roma lancia una diretta frecciata: “Chi pensa di avvantaggiarsi facendo allenare i suoi tesserati, non so cosa abbia in mente. Lo dico senza voler fare polemiche perché questo non è il momento delle polemiche. Allenarsi ora, due mesi prima della ripresa del campionato, però non ha senso. Ed è pure pericoloso. In Spagna ci sono decine di giocatori positivi, mentre in Italia non tutti hanno fatto il test e ci sono più asintomatici di quelli che si pensa. Lotito forse avrà buoni informatori e saprà quando davvero si ricomincerà il campionato”.
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Asse Milan-Napoli: pronto il maxi scambio!
Asse Milan-Napoli, le due società sono pronte a mettere in tavola un’operazione che avrebbe del clamoroso, uno scambio tra pezzi da 90 che porterebbe in rossonero Arkadiusz Milik in rossonero ed Hakan Calhanoglu alla corte di De Laurentiis.
Lo riporta l’edizione odierna del “Corriere dello Sport“, il giocatore polacco è in scadenza con il club partenopeo nel 2021, ed il Milan potrebbe approfittarne per intavolare un discorso senza costi e con uno scambio secco con un giocatore come Calhanoglu, fondamentale al momento per Pioli ma che nella sua permanenza rossonera non ha sempre convinto. Tranne che proprio per Gattuso, ora alla guida del Napoli.
Il duttile centrocampista turco infatti piace tantissimo a “Ringhio”, che così avrebbe una valida alternativa nel suo scacchiere, permettendo anche all’attaccante polacco di avere più spazio, in un Milan che già cerca l’erede di Ibra, quel 9 che manca dai tempi di Inzaghi e che deve far infiammare San Siro a suon di goal.
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Gomez, duro sfogo contro i runners:”che c***o avete in testa?”
Il Papu Gomez ha espresso in modo colorito sui social la sua opinione riguardo coloro che, anziché rispettare il decreto per far fronte all’emergenza Coronavirus, continuano a uscire di casa per correre, oppure usano tale motivazione come scusa per farsi una passeggiata. Il fantasista dell’Atalanta ha postato sulle storie di Instagram la lugubre foto, ormai divenuta celebre, dei camion dell’esercito che tutti in fila trasportano fuori da Bergamo le salme dei defunti, ormai troppo numerose per gli obitori della città, con allegata la seguente didascalia:”A tutti i runners o finti runners che vogliono ancora uscire ad allenarsi, restate a casa porca p*****a. Che c***o avete in testa? Basta, basta, basta, ogni mattina ci svegliamo con cattive notizie, la gente muore,ancora non vi rendete conto? Tutti a casa, nessuno deve uscire.”
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Chelsea e Crystal Palace per il sociale: stadi adibiti ad ospedali
Chelsea e Crystal Palace si adoperano!
L’emergenza Coronavirus sta prendendo piede anche Oltremanica con oltre 2600 casi confermati(dati aggiornati al 18 marzo). La situazione sembra aggravarsi soprattutto nel sud di Londra, tanto che due tra le tante squadre della capitale inglese si stanno impegnando per fare la loro parte in questo periodo difficile. Il Chelsea di Roman Abramovich e il Crystal Palace di Steve Parish (che per primo aveva annunciato di voler dare il via all’iniziativa) hanno messo a disposizione i loro impianti, lo Stamford Bridge e il Selhurst Park, per l’accoglienza dei pazienti qualora dovessero risultare in eccesso rispetto alla capacità dell‘NHS (il servizio sanitario nazionale inglese). Da segnalare come già da qualche mese la squadra di Parish si fosse attivata per adibire il proprio stadio all’accoglienza dei senzatetto.
È tempo di podcast, è tempo di Premier League! Che succede nel campionato inglese di eclatante? Succede che United e Chelsea, con tutta probabilità, a fine stagione cambieranno la guardia alle proprie porte visto che i guardiani scelti non stanno facendo al meglio il proprio lavoro. David De Gea e Kepa Arrizabalaga, stessa nazione e stesso ruolo, carriere diverse ma ugualmente importanti ed un presente incerto tra incomprensioni con il tecnico, papere e panchine; in tutto questo polverone si fanno largo i sostituti per la prossima stagione!
Porte girevoli, e dieci partite a disposizione di Kepa e De Gea per dare risposte importanti a Lampard e Solskjær…
Calciomercato: possibile asse Juve-Roma in estate
Calciomercato: possibile asse Juve-Roma in estate?
Plusvalenze, profili giovani e operazioni low cost. Questa è la linea di mercato seguita principalmente dalla Roma negli ultimi anni, a volte con risultati al di sotto delle aspettative. Lo scambio Luca Pellegrini (girato di nuovo in prestito al Cagliari)- Spinazzola con la Juventus dell’estate scorsa è ancora difficile da giudicare: l’ex-esterno bianconero è stato condizionato da problemi fisici che ne hanno condizionato la continuità, il rendimento e il mancato trasferimento all’Inter in cambio di Politano lo scorso gennaio, mentre il terzino proveniente dal vivaio giallorosso, che con la Juve scenderà in campo solo a partire dalla prossima stagione, è promettente ma decisamente ancora acerbo (l”‘assist” a Kalinic proprio in Cagliari-Roma per il momentaneo 1-1 giallorosso lo dimostra). Tuttavia, secondo OneFootball, nella prossima sessione di mercato si ridelinea un possibile asse Juve-Roma. In ballo Cristante, che è alla sua seconda stagione in giallorosso senza aver mai convinto veramente la piazza, e Mandragora, attualmente all’Udinese, sul quale la Juve ha il diritto di recompra. I due cartellini verrebbero ipervalutati almeno una trentina di milioni. Attenzione anche a Orsolini, su cui la Juve possiede il diritto di recompra allo stesso modo che col regista dell’Udinese.
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?