Caputo: il bomber anni 90 un regalo dal passato per la Serie A

La storia di Francesco “Ciccio” Caputo ci fa impazzire e allo stesso tempo porre delle domande. La prima, la più importante: perchè così tardi? Perchè abbiamo dovuto attendere 8 lunghissimi anni per vederlo in Serie A? Da quel goal al Cesena nella stagione 2010/2011, Ciccio Caputo ha incantato la Serie B: più di 300 presenze e 118 goal fatti, un numero esagitato che anche solo la metà in Serie A sarebbero stati gli stessi di Insigne e Belotti, di più di Lasagna, Pavoletti, Inglese, Balotelli, Eder. Tutti attaccanti in orbita nazionale. Al momento è a quota 8 goal con il suo #Empoli: più di Higuain, Dzeko, Belotti, Mandzukic, Mertens e tanti altri. Non siamo più abituati forse al bomber di provincia, non esistono più i Dario Hubner che si contendono il capocannoniere con il più elegante Trezeguet. Non esistono più i Pasquale Luiso, Nicola Caccia, Igor Protti, Riccardo Zampagna e tanti altri ormai solo eroi da pagina Facebook. Caputo è un regalo dal passato per la #SerieA, un lusso d’altri tempi che con la sola voglia è riuscito seppur tardi a dimostrare il suo talento. Non andrà mai in Nazionale (purtroppo) ma che possa fare da scuola ai nostri giovani bomber in erba o meno, sì. Fatelo, prendetelo da esempio. Viva Ciccio #Caputo, baluardo del calcio come piace noi, benvenuto tra i grandi e scusaci per il ritardo.

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Sorteggi Europa League – DIRETTA LIVE AUDIO

Sorteggi Europa League – E’ arrivato finalmente il giorno per i sorteggi dei sedicesimi di finale di Europa League.
Appuntamento alle ore 13.00 per scoprire quale sarà il futuro delle tre italiane rimaste in gare, Inter, Napoli e Lazio su radiogoal24.
Seguiremo la diretta dal nostro sito (nella sezione dedicata), tramite Spreaker e con la nostra pagina Facebook.

Vi ricordiamo che le 32 squadre qualificate verranno suddivise in due urne: nella prima le vincitrici dei gironi assieme a 4 delle squadre provenienti dalla Champions:quelle che nei gironi hanno ottenuto il punteggio migliore.  Nell’altra le seconde qualificate e le 4 squadre proveniente dalla Champions che hanno ottenuto un punteggio peggiore. Squadre provenienti dallo stesso girone o dalla stessa federazione non possono affrontarsi e le formazioni teste di serie

Teste di serie: Arsenal, Bayer Leverkusen, Benfica, Chelsea, Dinamo Zagabria, Dinamo Kiev, Eintracht Francoforte, Genk, Inter, Napoli, Real Betis, Salisburgo, Siviglia, Valencia, Villarreal, Zenit.

Seconda fascia: BATE Borisov, Celtic, Club Brugge, FC Zurigo, Fenerbahce, Galatasaray, Krasnodar, Lazio, Malmoe, Olympiacos, Rapid Vienna, Rennes, Slavia Praga, Sporting CP, Shakhtar Donetsk, Viktoria Plzen.

SORTEGGIO SEDICESIMI DI FINALE: 

Rapid Vienna-INTER
Zurigo-NAPOLI
LAZIO-Siviglia

Bruges (Bel)-Salisburgo (Aut)
Slavia Praga (Cec)-Genk (Bel)
Bayer Leverkusen (Ger)-Krasnodar (Rus)
Malmoe (Sve)-Chelsea (Ing)
Celtic (Sco)-Valencia (Spa)
Shakhtar Donetsk (Ucr)-Eintracht Francoforte (Ger)
Rennes (Fra)-Betis Siviglia (Spa)
Olympiacos (Gre)-Dinamo Kiev (Ucr)
Fenerbahce (Tur)-Zenit (Rus)
Bate Borisov (Bie)-Arsenal (Ing)
Galatasaray (Tur)-Benfica (Por)




Alla conquista dell’Europa League: le italiane possono vincere

Napoli, Inter, Lazio: tre squadre una gloria sola, una coppa che solo in Italia snobbiamo ma che da anni giochiamo con tutte le squadre possibili.

Il Napoli e l’#Inter possono vincerla. Non ci sono squadra più attrezzate (Chelsea escluso) e soprattutto l’impegno può essere finalmente gestito come si deve quantomeno dal #Napoli.
Non ce ne vogliano i tifosi ma i partenopei sono troppo distanti al momento dalla Juventus e abbastanza sicuri del posto in Champions League, dunque poter lavorare su più fronti questa volta non può essere un limite, è un alibi che con Ancelotti non vale più.

Spalletti l’ultima volta che ha affrontato l’#EuropaLeague lo ha fatto da favorito, fallendo miseramente con la Roma, nel doppio confronto con il Lione.
Con meno mezzi ma forse con più voglia, la #Lazio ha una maledizione da sfatare.

Ce la faremo a festeggiare in Italia – finalmente – un trofeo europeo?

 

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Inter e Napoli fuori dalla Champions League: la Serie A ne esce con le ossa rotte

Napoli ed Inter sono fuori dalla Champions League: fatale il Liverpool per Ancelotti, che vince 1-0 grazie a Salah e ad un super Alisson; Inter che pareggia 1-1 in casa col PSV e lascia il secondo posto nel girone al Tottenham, che allo scadere ha trovato il gol del pareggio contro il Barcellona.

È una serata tremenda per il calcio italiano, che fino a due ore fa pensava di poter fare finalmente all-in: avrebbe fatto bene per il ranking, per l’immagine del nostro campionato e per alzarne il livello. Con la qualificazione arrivano milioni (tanti) e prestigio.

Il Napoli è uscito a testa alta: si è dovuto arrendere contro uno dei portieri più forti al mondo, un Alisson in forma strepitosa, e contro un girone dal quale era difficile uscire vittoriosi. PSG e Liverpool sono due corazzate: il Napoli ha in parte buttato la qualificazione, in parte può ritenersi soddisfatto del percorso fatto.

Il caso dell’Inter, seppur simile per quanto riguarda il girone (passare con Barcellona e Tottenham era considerata un’utopia al momento del sorteggio), è diverso: gli uomini di Spalletti non sono riusciti ad andare oltre ad un pareggio contro un più debole PSV Eindhoven. Un suicidio sportivo.

Aldilà di ogni valutazione, il calcio italiano ne esce con le ossa rotte e decisamente ridimensionato.

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L’Atalanta ha recuperato Duvan Zapata: è l’attaccante che serviva

L’Atalanta aveva bisogno di Duvan Zapata, e finalmente Zapata ha risposto “presente”: 2 goal nelle prime 14 partite di Serie A con la maglia nerazzurra, una strepitosa prestazione in casa della Roma e un lavoro apprezzato alla Petagna lì davanti. Ma niente di più. Fino a domenica scorsa.

Il club bergamasco – qualora esercitasse il diritto di riscatto – ha previsto un investimento di circa 26 milioni per Zapata: non proprio spiccioli. È evidente che Gasperini volesse puntarci (dopo l’accoppiata Petagna-Cornelius, che aveva fatto bene a livello di rendimento ma aveva lasciato perplessi per quanto riguarda le reti segnate) e che avesse bisogno di un centravanti che la buttasse alle spalle del portiere avversario con continuità.

In una stagione lunga (per via degli sfortunati preliminari di Europa League) e faticosa, che ha visto l’Atalanta soffrire più del previsto, il recupero di Duvan Zapata era ed è fondamentale. Adesso, dopo la bella tripletta all’Udinese, ci si aspetta una conferma: Zapata può trascinare la Dea con i suoi goal? Può giustificare i milioni di euro investiti?

L’Atalanta ha bisogno di Duvan quasi quanto Duvan ha bisogno dell’Atalanta: il colombiano ha 27 anni, ha avuto le sue occasioni con Napoli, Udinese e Sampdoria. Si trova in una condizione per cui “ora o mai più”.
Da qui in poi può diventare la sua stagione, passando da 2 goal in 14 gare a – chissà – avvicinarsi alla tanto ambita quota delle 20 reti stagionali.

La sua condizione atletica è in stato di grazia, ha siglato una grande tripletta ad Udine: l’Atalanta ora sa da chi ripartire.

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Roma, Di Francesco verso l’esonero: il problema però non è solo lui

Non ci stiamo alla solita favoletta “non si può cambiare una squadra, si cambia l’allenatore”: non ci stiamo perche questa squadra non è migliorabile. La #Roma ha unicamente margini di crescita, ma talmente tanti che si sta ritorcendo contro. Quali sono le certezze di questa squadra? Nessuna, solo certezze negative, come che quando va in vantaggio e deve coprirsi subisce di più o che Schick non la prende mai. E gli uomini? Zero certezze anche qui, ognuno per un motivo differente: le certezze De Rossi, Dzeko, Pellegrini ed El Shaarawy per infortunio. Per rendimento non sono certezze Kolarov, Fazio, N’Zonzi, Pastore. Per mancanza di maturità non sono certezze Cristante, Kluivert e Schick. Brilla la stellina Zaniolo, ma è una luce troppo fioca per eliminare il buio giallorosso.E cosa può fare Di Francesco? Questa squadra è costruita per questi punti raccolti, inutile girarci intorno: oltre la lotta per il quinto posto una squadra così priva di certezze e sradicata delle radice che la reggevano, non può andare. E quale allenatore saprebbe fare meglio di così? Quanti con questa squadra sarebbero riusciti a passare il girone di #Champions, quanti sarebbero già scappati? Al fianco di #DiFrancesco, solo alla guida di una squadra inallenabile, una squadra solo potenziale e zero potenza. “Co questi ce vole la frusta” direbbe forse l’unico allenatore in grado di fare un miracolo.Forse.

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Il calcio ha fatto l’ennessima figura di M****

Difficile rovinare una serata emblematica e di festa come quella di ieri: il primo Pallone d’Oro femminile della storia del calcio. Eppure Martin Solveig, noto dj francese, ci è riuscito. Ada Hegerberg, attaccante norvegese classe 23enne dell’Olympique Lione (186 goal in 193 partite in carriera, quattro campionati francesi vinti di fila e tre Champions League), è stata protagonista di un breve incubo: Solveig, al momento della premiazione di un meritatissimo Pallone d’Oro, le chiede di “twerkare”. Poco prima Mbappé – premiato come miglior Under 21 – era stato protagonista di un balletto per festeggiare, da cui: “Prima ho preparato un piccolo festeggiamento per Kylian, che è stato al gioco, magari possiamo fare qualcosa di simile… sai twerkare?”. Nel panico e nel silenzio generale, la calciatrice ha risposto con un secco “no”. Solveig l’ha fatta grossa: c’è chi parla di sessismo, chi accusa chi parla di sessismo, chi dice di non ingigantire la cosa e chi contesta il calcio di essere maschilista. Una cosa è certa: di sicuro non è stata un’uscita di buon gusto. Il calcio ha fatto una figura di merda. Inutile negarlo. Ha dimostrato, in una delle poche circostanze in cui il calcio femminile è messo in mostra, di non essere paritario: il che – per carità – nel 2018 è ancora quasi comprensibile; ma che addirittura si possa sbeffeggiare la miglior calciatrice al mondo proponendole un balletto così provocatorio è davvero troppo. Il calcio non ha perso occasione di far vedere quanto poco sia consapevole del suo ruolo sociale. Solveig si è (e chi mancherebbe) subito scusato. La stessa Hegerberg ha subito perdonato il dj, aggiungendo che fra l’altro non è rimasta offesa dalla battuta. Però la figuraccia rimane, e al pubblico ciò che è arrivato è un messaggio profondamente negativo. C’erano poche cose che potevano rovinare questa serata, e Martin Solveig è riuscito a pescare la carta peggiore dal mazzo: GG – “good game” come dicono i giovani d’oggi.

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Luka Modric: Il pallone d’oro del popolo

Finisce un’era calcistica e finisce diretta tra le mani di Luka #Modric, il centrocampista più elegante al mondo, nonchè il più forte di tutti. Dopo l’egemonia del duo Messi-Ronaldo, il croato è una ventata di aria fresca: una scelta popolare nel senso più stretto del termine, dello stesso popolo che al mondiale ha tifato Croazia ed il suo leader tecnico e carismatico Luka, scappato dalle bombe di Tito e ritrovatosi nell’Olimpo del calcio a giocarsi la finale delle finali da assoluto protagonista. In una corsa impari a livello di popolarità, Luka Modric sembrava dovesse essere la scelta troppo valida per essere presa in considerazione per un premio che troppe volte ha dimostrato di essere mascherato dietro un velo di ipocrisia, apparenza e superficialità. Tanti fenomeni candidati, pochi veramente meritevoli, se non nessuno più di Luka Modric, il ragazzo di Sarajevo che è partito dal premio di miglior giocatore della Bosnia-Erzegovina nel 2004, per arrivare a tenere in mano il premio più sognato da qualsiasi giovane calciatore. Soprattutto da chi diceva che “chi è in grado di giocare il campionato bosniaco sarebbe stato in grado di giocare ovunque” e aggiungiamo noi, di vincere qualsiasi cosa. Dunque godiamoci finalmente un #pallonedoro vero, meritato e soprattutto popolare. Lunga vita a #LukaModric, #ballondor 2018.

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In cosa consiste la terza competizione europea

Adesso è ufficiale. A partire dal 2021 una nuova competizione europea per club verrà introdotta per coinvolgere i club che non hanno la possibilità di partecipare a Champions League ed Europa League. La conferma è arrivata  dal Comitato esecutivo dell’UEFA, riunito a Dublino in occasione dei sorteggi per gli Europei del 2020.

Andiamo però ad analizzare i dettagli della nuova Coppa:
– Il nome del torneo sarà #UEL2.
– La sua struttura sarà la medesima delle altre coppe europeee già esistenti, con 32 squadre suddivise in otto gruppi da quattro. Dopo la fase a gironi seguiranno ottavi, quarti, semifinali e finale. Un ulteriore turno sarà giocato prima degli ottavi tra le seconde squadre dei gruppi e le terze classificate nei gironi di #EuropaLeague.
– In totale ci saranno 141 partite spalmate in 15 settimane. Si giocherà il giovedì, con qualche match in programma alle 16:30.
– La vincitrice della nuova competizione potrà partecipare di diritto alla successiva edizione di Europa League.

Il presidente della #Uefa, Aleksander #Ceferin, ha commentato così l’annuncio della nuova Coppa: “La nuova competizione Uefa per club renderà le Coppe più inclusive che mai. Ci saranno più partite per più squadre, con più federazioni rappresentate nelle fasi a gironi. Questa competizione è frutto del continuo dialogo intrapreso con i club attraverso la European Club. C’è stata la richiesta, da parte di tutti i club, di accrescere le possibilità di partecipare con maggiore regolarità alle competizioni europee. Questo risultato è stato raggiunto con un approccio strategico e in accordo con l’obiettivo della Uefa di garantire maggiore qualità e maggiore inclusività alle nostre competizioni per club”.

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Alla ricerca del Milinkovic Savic perduto: la Lazio lo aspetta

Il vero #MilinkovicSavic, in questa stagione, ancora non si è visto. Inutile negarlo: dai tifosi agli appassionati ai fantacalcisti, tutti sono rimasti delusi dal mancato spicco del gigante serbo. Finora non ha mostrato quello di cui era capace lo scorso anno: talvolta appare svogliato, talvolta fuori forma, molte volte sparisce dalla partita per minuti interminabili. Ora può arrivare il suo momento: da dicembre in poi la condizione atletica per un fisico come quello di Sergej è arrivata a maturazione; allo stesso tempo, anche mentalmente può esserci una svegliata: che la mancata cessione in estate l’abbia poco motivato in questo inizio di stagione? Può essere. Così come è probabile che le troppe e insistenti voci di mercato l’abbiano distratto. Altra considerazione che va fatta è: non è che #Milinkovic si sia montato la testa? Parliamo di un ragazzo di appena 23 anni che per parecchi mesi ha sentito attorno a lui valutazioni mostruose: 100, poi 120, poi 150 milioni di euro. Di certo non una situazione facile da gestire. E in campo – forse – questo ha influito: uno dei punti di forza del centrocampista serbo era la semplicità delle giocate, l’attenzione per il gioco di squadra, ed il gesto tecnico da fuoriclasse quando ce ne era bisogno. Sapeva controllare il suo talento, trascinando la squadra quando sentiva di poterlo fare. Ora sembra addirittura che si creda “troppo forte”: spesso cerca giocate inadatte o forzate, preferendo quasi sempre la cosa complicata e di difficile realizzazione a quella più efficace. Più utile alla squadra. Ora per Sergej può iniziare una nuova stagione: deve volerlo lui. E alla #Lazio di Simone #Inzaghi, di certo, non dispiacerebbe riaverlo.

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