Le migliori 5 stagioni della Roma negli ultimi venti anni

Le migliori 5 stagioni della Roma negli ultimi venti anni

Gli ultimi venti anni giallorossi hanno un sapore agro dolce, stagioni di Serie A clamorose costellate da record e da ottime prestazioni, ma sempre poco per arrivare alla vittoria finale. Tralasciando la stagione 2000-2001, che ha visto trionfare la Roma, i giallorossi hanno collezionato ben 11 piazzamenti sul podio, 9 volte al secondo posto, 2 al terzo; c’è da dire che in molte di queste circostanze la Roma ha avuto poco da rimproverarsi poiché si è ritrovata davanti due armate che hanno fatto la storia del nostro calcio: la Juventus di Conte/Allegri e l’Inter di Mancini/Mourinho. Se con i primi, nonostante i buoni piazzamenti in campionato, i giallorossi hanno sempre  avuto difficoltà, con l’Inter invece qualcosa in più si sarebbe potuto fare specialmente nella magica stagione con Claudio Ranieri alla guida della squadra. Comunque nei primi dieci anni del millennio la Roma porta a casa uno Scudetto, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane.  Gli anni 2010 sono stati caratterizzati dalla nuova proprietà americana, dalle plusvalenze e dalle numerose e comprensibili tensioni con i tifosi, che spesso vedevano smantellare squadre validissime troppo velocemente, e nella stessa modalità  la dirigenza statunitense ha optato per cambiare un simbolo storico ed amatissimo dalla piazza. Nonostante questi dissidi, e l’incapacità di vincere trofei, la Roma americana, tranne un paio di stagioni in cui ha girato a vuoto, in Serie A ha sostanzialmente mantenuto, se non migliorato, il ritmo di quella di Sensi : sempre nelle prime posizioni, record di partecipazioni in Champions ed ottimi giocatori ad indossare la maglia giallorossa. Ad impreziosire questi ultimi anni è sicuramente l’annata 2017-2018, nella quale la Roma fatica in campionato (arriva comunque terza, ma non convince come nelle stagioni precedenti), ma riesce a raggiungere la semifinale di Champions vincendo il ritorno dei Quarti di finale in casa per 3-0 contro il Barcellona di Leo Messi. Scegliere le 5 migliori annate dei giallorossi non è stato facile, per questo meritano una menzione speciale la Roma 2013-2014 guidata da Rudi Garcia e la Roma 2006-2007 di Luciano Spalletti, vincitrice di una Coppa Italia. Andiamo allora a vedere le migliori 5 stagioni della Roma negli ultimi venti anni secondo RadioGoal24:

 

Roma

5) Roma 2001-2002

La Roma 2001-2002 è sulla carta una delle squadre più forti d’Europa ed una delle rose più complete della storia giallorossa, fresca vincitrice dello Scudetto e guidata ancora dal sergente Fabio Capello. Nella sessione estiva di calciomercato il presidente Sensi investe 50 miliardi di lire per portare a Roma il talento di Bari Antonio Cassano, e 27 miliardi di lire per il giovanissimo portiere dell’Atalanta Ivan Pellizzoli. Inoltre si aggiungono alla squadra anche gli esperti Panucci (dal Monaco) e Fuser (dal Parma); mentre dall’Argentina arriva il giovanissimo Cuffré, e dal Bologna l’esterno brasiliano Lima. La stagione inizia subito con un trofeo: il 19 agosto 2001, quando all’Olimpico si gioca la Supercoppa italiana contro la Fiorentina, detentrice della Coppa Italia. La partita è senza storia: 3-0 per la Roma grazie alle reti di Candela, Montella e Totti. In Serie A la Roma viaggia ai ritmi delle prime, ed arriva a giocarsi nuovamente lo scudetto fino all’ultima giornata, nonostante la stagione sottotono di Batistuta. Crocevia in negativo della stagione giallorossa sarà la gara di ritorno con il Venezia, alla 30esima giornata. La classifica in quel momento recitava: Inter 62, Roma 59, Juventus 56. La Roma non va oltre il pari con i veneti, l’Inter viene sconfitto dall’Atalanta, mentre i bianconeri superano 4-0 il Perugia. Nelle successive 4 ed ultime partite di campionato la Juve vince sempre, l’Inter ne vince due, pareggia con il Chievo e perde all’ultima con Lazio, scivolando al terzo posto, mentre i giallorossi vincono tre partite e ne pareggiano una con il Milan. Lo scudetto va così ai bianconeri nell’ultima giornata di campionato, in quel celebre 5 maggio.

4) Roma 2009-2010

La Roma 2009-2010 è forse una delle formazioni più amate dai tifosi, la squadra è andata ad un passo dal sogno Scudetto contro l’Inter del triplete, rendendosi protagonista di un girone di ritorno perfetto, impreziosito proprio dalla vittoria sui rivali per il titolo per 2-1 il 27 marzo 2010. Quella Roma inizia la stagione con Spalletti, esonerato dopo sole due giornate, dalla terza viene chiamato Claudio Ranieri. Con il tecnico romano la squadra cambia pelle, non è più quella macchina da goal a cui ci aveva abituato Spalletti, anzi la Roma segna poco, e non brilla per gioco offensivo, ma non prende mai goal, mai, e sembra avere una tigna ed una compattezza insolita. La squadra è mentalmente solida e riesce a tenere testa all’Inter per tutta la stagione, facendo sognare non solo i romanisti, ma tutti gli appassionati. Alla trentatreesima giornata la Roma sorpassa l’Inter, che pareggia a Firenze. Nell’ultima parte del campionato  sono due le sfide ostiche per i giallorossi: il derby, e l’ambiziosa Sampdoria in lotta per il quarto posto. Il primo ostacolo viene superato in rimonta, dopo che Lazio aveva dominato il primo tempo, nella ripresa Ranieri leva Totti e De Rossi, inserendo Menez e Taddei. Al ritorno in campo i biancocelesti conducono 1-0, poi Julio Sergio para il rigore del possibile 2-0 a Floccari e la gara cambia: doppietta di Vucinic e primo posto mantenuto. La Roma cadrà la settimana dopo sotto i colpi di Pazzini e Cassano e terminerà una stagione magica al secondo posto alle spalle di una delle squadre più forti della storia del calcio italiano.

3) Roma 2017-2018

La Roma 2017-2018 probabilmente non sarebbe in questa classifica se non fosse per una partita, la partita che ha riportato la Roma tra le prime quattro formazioni d’Europa: Roma-Barcellona 3-0 . La squadra guidata da Di Francesco poteva contare su un portiere sensazionale come Alisson, una difesa solida composta dalla coppia Manolas-Fazio e dall’esperienza di Kolarov sulla sinistra. A centrocampo c’erano la classe di Daniele De Rossi e la dinamicità di Nainggolan, ai tempi uno dei migliori centrocampisti d’Europa, mentre davanti Elsharawy e Perotti supportavano Dzeko. La squadra in campionato con qualche fatica di troppo riuscì comunque a piazzarsi terza, mentre in Champions scaldò i cuori dei tifosi. Agli ottavi i giallorossi eliminarono lo Shaktar Donetsk, perdendo 2-1 in Ucraina e vincendo 1-0 a Roma; ai quarti dopo aver perso per 4-1 al Camp Nou, la Roma riuscì a ribaltare il risultato, vincendo 3-0 in casa con la rete finale di Manolas. I giallorossi in semifinale persero con il Liverpool di misura, al netto della sconfitta per 5-2 ad Anfield, e della vittoria per 4-2 a Roma, in una doppia sfida costellata da errori degli arbitri e dei calciatori.

 

 

 

2)Roma 2007-2008

La miglior versione della Roma Spallettiana, seconda in classifica, arrivata a giocarsi lo Scudetto fino all’ultima giornata, porta comunque a casa una Supercoppa Italiana ed un Coppa Italia, e raggiunge i Quarti di Champions League dopo aver eliminato il Real Madrid agli Ottavi. La Supercoppa fu decisa da un rigore di Daniele De Rossi a 12 minuti dal termine, mentre la Coppa Italia, sempre contro l’Inter, terminò con il risultato di 2-1 per i giallorossi grazie alle reti di Mexes e Perrotta. In Champions fu il Manchester United per la seconda volta consecutiva ad interrompere la corsa della Roma di Spalletti.

 

 

 

1) Roma 2000-2001

Il nuovo millennio giallorosso non comincia benissimo, sesto posto in campionato ed i cugini campioni d’Italia. Quella stagione smuove qualcosa nel cuore di Sensi che prepara una campagna acquisti da capogiro, convinto di poter scucire lo Scudetto agli eterni rivali. Alla corte di Fabio Capello nell’estate 2000 arrivano: Batistuta dalla Fiorentina, Emerson dal Bayern Leverkusen, Samuel dal Boca Juniors, Zebina dal Cagliari e Guigou dal Nacional. La formazione giallorossa guida la classifica per tutto il torneo con la Juventus e la Lazio alle calcagna. Le rivali dovranno però arrendersi a Totti e compagni, la squadra di Capello mantiene una costanza disarmante per l’intera stagione, perdendo solo 3 partite, e si aggiudica il titolo il 17 giugno 2001, superando il Parma per 3-1 in un Olimpico in festa.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 

 




Totti: “Fonseca è un grande. Sono fiero dei romani”

Totti: “Fonseca è un grande. Sono fiero dei romani”

Francesco Totti ha rilasciato una lunga intervista a Sky, toccando numerosi argomenti:

Come impegni il tempo a casa?
Diciamo che la giornata è lunga, ma per fortuna ho una famiglia che mi sostiene e i bambini da seguire sempre. Tra compiti, giochi e palestra il tempo passa così.

C’è qualche film che rivedresti? Vedi tanta tv in questo momento?
In questi venti giorni abbiamo quasi scaricato Netflix. La sera è l’unica cosa che facciamo. Da questa settimana inizia La Casa di Carta e siamo in prima linea.

Sull’iniziativa con il Campioni del Mondo del 2006
Nessuno si sarebbe aspettato di essere in questa condizione. Con Dash abbiamo fatto un’iniziativa per lo Spallanzani acquistando 15 macchinari e raccogliendo quasi 350 mila euro che cercheremo di dividere nel migliore dei modi comprando macchinari che possano salvare dai piccoli ai grandi. Con la squadra Campione del Mondo 2006, invece, abbiamo lanciato questa iniziativa con la Croce Rossa italiana con la quale abbiamo ottenuto una bella somma e cercheremo di acquistare ambulanze.

Messaggio di Marcello Lippi: Francesco ti ricordi di me? Dopo il tuo infortunio abbiamo iniziato a costruire la nostra grande impresa. Volevo salutarti e il calcio ti aspetta
Il 19 febbraio ci fu un infortunio abbastanza serio e la sera stessa Mariani mi operò perché si era rotto il perone insieme ai legamenti. E’ stato un intervento duro e in testa mi è passata qualunque cosa. Ero sicuro di non poter andare ai Mondiali. La sera stessa, invece, Mariani mi disse di aver fatto tutto e che ora sarebbe spettata a me. Era sicuro che potessi far parte della spedizione. Poi fortunatamente il giorno dopo ci fu questa sorpresa dove ho visto la volontà e l’amore che mi ha trasmesso Lippi parlandomi. Mi si è capovolto tutto. Mi ha dato la forza di poter uscire da quel brutto tunnel. Fortunatamente con la voglia di partecipare a quel Mondiale perché sapevo che sarebbe stato l’ultimo. Mister e compagni mi hanno dato la forza di partecipare e di vincere la cosa più importante che si può portare a casa.

Perché hai lasciato così presto la Nazionale visto che hai giocato fino a 40 anni?
E’ stata una decisione presa prima dell’infortunio. Ogni anno facevo 40-50 partite e avevo un problema alla schiena. Dovevo mettere qualcosa da parte e non poteva essere la Roma. La scelta più brutta era lasciare la Nazionale. La Roma è stata tutto e fortuntamente sono riuscito a chiudere l’Italia vincendo la Coppa del Mondo”.

Messaggio di Del Piero: Come vedeva la figura mia e della Juventus negli in cui giocavamo?
Parlare di Alessandro è riduttivo. Ci hanno sempre messo di fronte a un dualismo. Ci hanno provato sempre a metterci contro, ma avendo due caratteri quasi simili siamo riusciti ad unirci di più. Quando uno dei due non giocava, l’altro cercava di dargli sostegno perché poi le decisioni del mister andavano rispettate. Nel mio libro delle barzellette avevo pensato di girarlo con tutti i compagni della Nazionale e non solo con Alessandro siamo stati da dopo cena fino a notte a girare 4-5 barzellette perché ridevamo di continuo. Nessuno può cambiare il nostro rapporto.

Tu avresti chiuso con un’altra maglia se ci fosse stata l’opportunità come De Rossi?
Rispetto quello che ha fatto Daniele. Ognuno fa le sue scelte di vita. Io delle opportunità a fine carriera le ho avute: all’estero e anche in Italia. Ero dubbioso. Sinceramente io volevo continuare perché sentivo di poter dare qualcosa. Alla fine un anno o due non mi cambiava niente e siccome la mia scelta di vita è stata indossare un’unica maglia, giocare un anno o due da un’altra parte avrebbe cambiato tutto.

Chi ti ha chiamato?
La Sampdoria mi voleva a tutti i costi. Ferrero ha un debole per me, avrebbe fatto di tutto per portarmi lì.

La Samp ti voleva anche all’inizio della carriera
Se non ci fosse stato il torneo Città di Roma con Ajax e ‘Gladbach io la settimana dopo sarei andato alla Samp. Il mister non mi vedeva bene ma quella serata cambiò tutto. Fortunatamente sono riuscito a rimanere in questa splendida città. Chi lo sa dove sarei andato.

Se non avessi fatto il calciatore che altro sport avresti fatto?
Qualsiasi sport, sono portato in quasi tutto. Ora con il padel mi trovo bene, ma visto che prima non c’era avrei giocato a tennis. Sennò avrei fatto il benzinaio, mi è sempre piaciuto l’odore della benzina. Anche oggi quando vado, ci metto sempre qualche minuto in più (ride, ndr).

Cosa ti lega con Roger Federer?
Stiamo parlando del Tennis. E’ un mio amico e spesso ci sentiamo per messaggi. Lui non parla italiano e io inglese, quindi con translate è tutto più semplice. E’ un rapporto basato sulla lontananza. Lui è sempre in giro per il mondo e io prima giocavo quindi era difficile vedersi. Alla fine c’è stima reciproca. E’ un personaggio nel quale mi identifico. Ogni volta che fa punto è come se fosse la normalità, come quando io facevo un passaggio di prima. Lo reputo il Tennis in tutto e per tutto. E’ un personaggio esemplare, positivo e bello da vedere. Racchiude tutto nel suo nome, poi un giorno lo sfiderò a padel.

Avevi il poster in camera di un numero dieci?
Sì, nella mia cameretta avevo quello di Giannini. Poi quando sono cresciuto l’ho staccato.

Messaggio di Giannini: saluto Francesco con il quale mi lega non solo un numero, ma quel pezzo di stoffa che avevamo legato al braccio. Quando vuoi possiamo sfidarci a tennis che a padel sei imbattibile
Accetto volentieri la sfida e lo ringrazio perché quando avevo 16 lui e il padre mi hanno dato tanti consigli e insegnato tanto. Mi hanno fatto capire cosa fosse il calcio professionista. Sono stato fortunato ad avere queste due belle persone vicino. Quel pezzetto di stoffa è totalmente diverso da tutto il resto. Per noi romani significa tanto perché vuol dire portare in alto i colori ella Roma. Esserne capitano è un vanto e un sogno che tutti i bambini vorrebbero realizzare e noi due ci siamo riusciti.

Cosa dopo il ritiro ti è rimasto dentro del giorno del tuo addio?
Rispondo con le lacrime ancora. Sono passati tre anni, ma è come se non fossero passati veramente. Spesso riguardo quella giornata che per me è indimenticabile. E’ un racchiudersi di tutto il mio mio amore per questa squadra, questi colori e questi tifosi. Quello che ho passato io non lo avrà passato nessun altro. Speravo quel giorno non arrivasse mai, ma c’è un inizio e una fine per tutti. Durante la passerella alcune persone neanche le avrei salutate, ma per quello che c’era intorno era giusto essere una persona seria e coerente: mettere da paa rte tutto. E’ stata una giornata bella e brutta allo stesso tempo. Brutto perché smettevo di giocare, bello perché non pensavo che la gente potesse arrivare a piangere come se non vedesse più una persona alla quale era legata. Ringrazierò questa gente per sempre perché mi hanno dato tanto e io ho cercato di contracambiare sul rettangolo verde. Davo sempre qualcosa in più per far contento questo popolo, questa gente che per la Roma farebbe qualsiasi cosa. So cosa significa essere romani e romanisti, cosa significa vedere la squadra dalla Curva e dalla tribuna. I romani sono questi e ne sono fiero.

Sky sta facendo un sondaggio: Qual è la partita che vorresti rivedere tra Roma-Parma del 2001, Inter-Roma con il tuo gran gol, Roma-Juventus 4-0 e il 5-1 nel derby?
Inter-Roma è uno dei gol più belli della mia carriera se non il più bello. Roma-Juventus è un secondo derby, perché c’è sempre stata rivalità e facemmo una partita stratosferica. Nel 5-1 contro la Lazio ci fu la dedica ad Ilary con “sei unica”. Roma-Parma è il sogno di tutti i romanisti, dovevamo vincere. Scelgo Roma-Parma.

Messaggio da Pizarro: quale gol ti piace di più tra quello con la Samp e quello con l’Inter?
Il Pec è un figlio di una buona donna. E’ un simpaticone e che fa scherzi tutti i giorni, però è anche un bel permaloso. Tra quei due gol è una bella lotta.

Messaggio da Bergomi: quanto ti piaceva giocare a San Siro?
Ringrazio Bergomi per le belle parole. San Siro è la Scala del calcio. Dopo l’Olimpico è lo stadio più importante, più significativo. Lì per fortuna tra Inter e Milan ho fatto tantissimi gol e prestazioni ad altissimo livello. Mi dava la forza di dare qualcosa in più. Anche loro erano abituati a vedere dei fenomeni perciò era uno stadio particolare. Ti veniva voglia di giocarci e di dare il massimo.

Cosa è successo poi con Spalletti?
Leggendo il libro si sa come finisce (ride, ndr). Sono stati due personaggi diversi. Il primo Spalletti era top perché era come un secondo padre, una persona con cui stavo quasi sempre. Il secondo Spalletti avrà avuto le sue ragioni o qualche idea da qualche altra persone. Non dico che mi ha voluto mettere il bastone tra le ruote, ma qualcosa non è andato. Ho cercato di tenere sempre la testa alta e ho cercato di fare del mio meglio nonostante fossi in difficoltà.

Dopo aver segnato in rovesciata al derby cosa hai pensato?
Era un derby ormai perso. Il primo tempo eravamo sotto 2-0 e nel secondo tempo siamo entrati con un’altra cattiveria. Diciamo che mi sono trovato al posto giusto e nel momento giusto in entrambi i gol. Il secondo è stato molto difficile perché a quell’età fare un balzo del genere non era facile, ma non ci ho pensato in quel momento.

Qual è stato il giocatore della Lazio con il quale hai avuto più rivalità?
Con Simone Inzaghi ho un grande rapporto. C’è rispetto reciproco e abbiamo fatto il percorso insieme in Nazionale. In questo momento è tra gli allenatori più forti in A e sta facendo grandi cose. La rivalità, invece, è sempre stata con Nesta nonostante un rapporto ottimo fuori dal campo.

Sulla possiibilità che la Lazio di Inzaghi vinca lo Scudetto
Sarei stato contento se allenasse un’altra squadra. Da tifoso romanista spero si fermino il prima possibile. Sono quelle annate dove ti dice tutto bene. In questo momento non gli si può dire nulla. Spero ci possa essere un black out il prima possibile.

Messaggio di Marcheggiani: il dieci è un numero particolare e in questo momento in Italia ci sono tanti centrocampisti di livello, ma nessuno con le carattestiche tue o di Del Piero
Luca per me è una persona eccezionale. Mi è sempre piaciuto da quando era il portiere della Lazio. Poi l’ho conosciuto meglio e lo frequento di più. Del Piero ha lasciato il segno e va rivisto nelle scuole calcio. Trovare un altro numero dieci come noi non sarà facile perché ognuno ha le sue caratteristiche e il suo modo di giocare e la sua istintività. Bisogna puntare alle vecchie origini e puntare molto sui settori giovanili e non cercare all’estero i nomi stranieri. Bisogna tornare a puntare sui giovani, così avremo più possibilità di trovarei i vari Totti e Del Piero.

Hai già individuato qualche giovane interessante nella tua nuova attività?
Stavo partendo con questa società di scouting, ma poi con il Coronavirus ci siamo fermati. La mia volontà è di trovare un altro Totti o giocatori di questo spessore. Cercherò in tutto il mondo e spero di trovarne. Cercherò di farli crescere nel migliore dei modi. Qualche giovane l’ho preso e lo farò crescere come sono stato cresciuto io: con un percorso diverso da tutti gli altri. Riuscirò a trovarlo. Se mi pongo un obiettivo cerco di arrivarci.

Che idea ti sei fatto di Fonseca? Ti sarebbe piaciuto lavorare con lui?
La Roma in questo momento ha alti e bassi. Siamo abituati a questi problemi. Fonseca per me è un grandissimo allenatore che sta capendo il calcio italiano e la città di Roma. Sta capendo molte cose. E’ una persona di cui mi parlano tutti bene, in primis i giocatori. Con alcuni innesti possiamo fare un grande campionato il prossimo anno. Noi? Io rimarrò sempre della Roma, il mio cuore sarà sempre dentro Trigoria.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Fiorentina, i possibili sostituti di Iachini

Fiorentina, i possibili sostituti di Iachini.

Fiorentina, i possibili sostituti di Iachini, anche se improbabili, poiché l’ex centrocampista fino ad oggi si è ampiamente guadagnato la riconferma: in 12 partite ufficiali ha totalizzato 5 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte, invertendo il trend negativo che aveva caratterizzato la prima parte di stagione ( con Montella in 19 partite la viola contava 6 vittorie, 5 pareggi e ben 8 sconfitte). Eppure l’edizione odierna del Corriere dello Sport-Stadio elenca una sfilza di possibili sostituiti di Iachini e sono tutti nomi di un certo rilievo, testimonianza dell’ambizione di Rocco Commisso e del fatto che, per rimpiazzare l’attuale allenatore, serva qualcuno con esperienza internazionale. Il primo della lista è Carlos Dunga, ex centrocampista brasiliano, che ha militato per ben quattro stagione nella Fiorentina, dal 1988 al 1992; l’esperienza da tecnico è legata principalmente al suo paese, avendo allenato per una sola stagione l’Internacional e la nazionale carioca per otto anni, riuscendo a vincere una coppa America, la Confederation Cup ed un bronzo Olimpico. Poi spuntano due toscani come Spalletti, che è ancora sotto contratto con l’Inter, e Massimiliano Allegri, che ad oggi sembra più complicato convincere. Il quotidiano sportivo continua la lista passando ai tecnici stranieri come Pochettino, ex allenatore del Tottenham, Emery, esonerato a novembre dall’Arsenal e Leonardo Jardim, tecnico spagnolo, ex Monaco; infine gli ultimi due nomi sono l’attuale allenatore del Sassuolo, De Zerbi e l’ex milanista Giampaolo.

 


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L’ha vinta Spalletti!

Si attendeva un grande derby e tale è stato. Merito, principalmente, di una grande Inter che ha pienamente meritato il risultato di vittoria. Merito di Spalletti, che in appena tre giorni è riuscito a trasformare l’amorfa squadra di Europa League in un organico euforico e combattente su ogni palla. E ciò con un numero esiguo di calciatori, in campo ed in panca.
Una partita vibrante e tirata, nella quale la supremazia di esperienza dell’Inter e del suo allenatore ha superato l’entusiasmo e la gioventù milanista. Il ritmo forsennato impresso sin dal principio dai neroazzurri ha colto il Milan impreparato. Tradito, forse, da un inoppugnabile favore del pronostico. Ma, si sa, è proprio in gare del genere che l’Inter vien fuori prepotentemente.
Tra gli altri… Vecino ed i suoi gol di peso (Lazio, Tottenham, derby); Perisic e la sua ritrovata snellezza atletica oltre che imprevedibilità di zona (ala destra nell’occasione del primo gol); Politano con i suoi palloni a rientrare (secondo gol) e le sue improvvise sterzate (rigore); De Vrij perentorio nello stacco aereo ed insuperabile in difesa; Brozovic regista di giustezza e peraltro in non perfette condizioni (uscito stremato); Asamoah ed il suo ordine nelle giocate; D’Ambrosio, l’altro terzino, provvidenziale in scivolata al 96’ con le mani dietro la schiena. Inter squadra vera. Che può rinunciare, anche in scontri diretti, al proprio non più imprescindibile riferimento avanzato Icardi.
L’ha vinta Spalletti, con un 4-3-3 che ha mascherato il suo 4-2-3-1 per via della indecifrabile e non facilmente intellegibile posizione sgusciante di Vecino.
Milan che ha iniziato con atteggiamento impaurito e spaesato e che ha pagato l’insussistenza perdurata un tempo intero. Nella ripresa Gattuso l’aveva pur letta bene, con le sostituzioni e i cambi di modulo e di ruolo dei calciatori. Ma ha giocato sostanzialmente in dieci, se è vero che Piatek, per la prima volta, è stato evanescente e non ha sostanzialmente toccato palla. Eccettuato un colpo di tacco vicino all’area piccola.
Non sono mancati gli episodi grotteschi: la possibile rovinosa scivolata dell’arbitro Guida (lo stesso dell’andata, altra perfetta direzione) poco prima della concessione del rigore all’Inter; lo screzio che ha coinvolto Kessie e Biglia in panchina dopo l’uscita dal campo del primo (Gattuso ha preannunciato seri provvedimenti).
Alla fine gli 80mila di San Siro hanno assistito ad una stracittadina proprio divertente, tra le più concitate degli ultimi anni: 5 gol realizzati all’interno di una giornata nella quale sono state ben 42 le marcature effettuate. Ed in cui l’unica squadra di A a non segnare è stata casualmente la capolista Juventus.




Inter, la conferenza stampa di Luciano Spalletti (LIVE)

Conferenza stampa Spalletti – Il tecnico dell’Inter, Luciano Spalletti interverrà nella giornata di oggi in conferenza stampa in vista del prossimo impegno di campionato.

L’allenatore nerazzurro parlerà del match di domani, ore 20.30, contro il Milan di mister Gattuso (qui le probabili formazioni di Milan-Inter), match valido per la 28° giornata di Serie A. Seguite LIVE le sue parole. Per aggiornare la diretta basta premere F5! Vi ricordiamo che potrete seguire la radiocronaca della partita grazie a Radiogoal24 andando sulla sezione radio o sulla nostra pagina Spreaker.

C’è stato modo di analizzare al meglio la sfida di giovedì? 

“Dispiace per quello che è successo, poi però si vanno a fare diagnosi e valutazioni corrette. Le motivazioni per le quali si potesse essere al di sotto delle nostre possibilità ci sono”.

Perché l’Inter regala spesso un tempo agli avversari? 

“Giovedì siamo entrati male in partita. A Francoforte avevamo visto che potevamo passare il turno contro un avversario forte. Ora vanno ristabiliti compiti e ruoli, bisogna rimettere tutto in ordine per quelle che sono le decisioni da prendere. Accettiamo le emozioni e il dispiacere, ma diventa fondamentale che la squadra riacquisti le proprie capacità di giocare a calcio, nonostante il poco tempo a disposizione”.

Quanto conta arrivare prima del Milan?

“Vogliamo arrivare prima di chiunque altro, il Milan è una società forte, noi vogliamo entrare tra le prime quattro. Se possibile vogliamo arrivare terzi o anche secondi”.

Nainggolan come sta? 

“Non sarà neppure in panchina”.

All’andata l’Inter ebbe il controllo del match: può essere un presupposto per ripartire dal derby?

“Di match ne sono stati giocati tanti. Non è a una sola partita che dobbiamo guardare. La squadra ha fatto vedere di avere una sua identità. All’andata gara in totale equilibrio, nel finale poi siamo riusciti a portarla a casa. Sia io sia Gattuso vogliamo vincere il derby”.

C’è la sensazione che un risultato possa determinare la volata Champions? 

“Ci si porta sempre le scorie dietro, per la prestazione prima di tutto, ma poi bisogna trovare la fiducia e la voglia di esibire cose differenti. Ci sono i presupposti perché questa non diventi una gara decisiva. Ripeto: chiaro che qualche problema, in caso negativo, te lo crea e per questo bisogna vincere”.

Contro le grandi l’Inter ha risposto bene, nelle gare secche sempre a San Siro invece si è vista sofferenza: perché? –

“Dipende dal torneo in questione. L’anno scorso ci siamo qualificati in Champions League quando tutti ci davano per spacciati. Vuol dire che qualche volta siamo stati capaci di portarla dalla nostra”.

Domani Piatek come si può limitare?

“E’ un attaccante fortissimo, ma ragiona giustamente di reparto e non individualmente. Ormai non si marca a uomo e vedremo in che zona si andrà a mettere”.

Perché la sua squadra dopo Natale non ha mostrato più un’identità precisa?

“Sono cose che succedono a tutti. L’entusiasmo o il dispiacere dei risultati comportano delle conseguenze positive o negative. Le qualità individuali, nel metterle a disposizione tutte, un po’ di differenza la fanno. Perisic nell’ultima partita ha fatto la differenza quando ha dato disponibilità di giocare nonostante una condizione non perfetta. Vero che abbiamo fatto una brutta prestazione e per questo dobbiamo fare e lavorare meglio con lucidità”.

Rispetto all’andata cambia il duello dei centravanti: Lautaro può essere decisivo come Icardi a ottobre?

“Erano due attaccanti fortissimi all’andata, lo saranno anche quelli di domani. Piatek ripeto che può fare la differenza. Uguale a Lautaro. La partita dirà chi ha più ragione”.

Come ha visto Skriniar in mezzo al campo? 

“Se me lo chiede è perché ha destato curiosità. Ha fatto bene”.

Come sta Miranda: è recuperato? 

“Difficile, lo valuteremo domani. Ha la mascherina perché ha ancora il naso tutto gonfio. Giorno dopo giorno le valutazioni possono cambiare”.

Tornasse indietro cambierebbe qualcosa nelle sue scelte?

“E’ tutto relativo al tempo. Tornassi indietro perderei solo tempo, lo eliminerei e io vado avanti con le decisioni prese. Non si cambiano più”.

Quali sono le condizioni di Brozovic e Keita? 

“Brozovic possiamo recuperarlo, si è allenato bene. Keita dipende dalla complicazione muscolare che ha lasciato l’aver giocato tutta la partita. E’ a disposizione”.

Le certezze che questa squadra si porterà al derby?

“Il Milan ha fatto una bella qualificazione in Coppa. Noi però non siamo inferiori e abbiamo tutte le carte in regola per giocarcela”.

TERMINA LA CONFERENZA STAMPA




Inter, le parole di Spalletti nel post partita

Luciano Spalletti, allenatore dell’Inter ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport al termine del match contro l’Udinese“La squadra ha fatto bene, si è allenata bene ed è entrata nel modo giusto, mettendo sul piano del gioco la partita, ne ha preso possesso subito. Poi ha fatto anche gol, bisogna farle i complimenti oggi. Due vittorie non bastano per la matematica? Dico quello che fa comodo a me. Ausilio è uno attento, si fa trovare pronto. Anticipa le situazioni, io ho un altro ruolo, che è quello di finire bene. La squadra è cresciuta nell’ultimo periodo, dobbiamo fare quello che abbiamo fatto oggi anche nelle prossime partite. Nel secondo tempo abbiamo perso qualche pallone di troppo, tornando indietro al nostro difetto, di non essere sempre uguali. Noi siamo così, non dobbiamo essere condizionati, noi siamo quelli lì”.

“Inter senza Icardi? Dipende da chi lo sostituirebbe, è un top player, è un finalizzatore eccezionale. Ha qualità per il gol, sa dove passa la palla, non la va a rincorrere. Sa dove mettersi a capanno per aspettarla, per quel compito lì è il più forte che abbia allenato. Ci vorrebbe di più sul fatto della partecipazione alla manovra, sulla costruzione. Ci si può lavorare, lui ci sta attento e l’ha fatto vedere in questo periodo. Dentro l’area di rigore è micidiale”.

“Il mio futuro? Io non credo niente e non chiedo niente. La dimostrazione di oggi è un’indicazione importante per il futuro dell’Inter. Dobbiamo dare seguito a una forza evidenziata nell’ultimo periodo, ad una mentalità. Essere sempre uguali fa la differenza, se giochi in una squadra normale a volte puoi abbassare e concedere che gli altri si inseriscano, se giochi nell’Inter i cali devono essere numerati, pochissimi. Sennò non si colma la differenza con le prime della classe. La squadra mi sembra cresciuta, non vado a raccontarle delle favole. Quando dici bugie o falsifichi quello che è l’andamento i giocatori ti sgamano subito e diventi ridicolo. A inizio anno abbiamo vinto tante partite, ma questa squadra è cresciuta. Abbiamo giocato un buon calcio, ho sentito tantissimi applausi degli interisti, che hanno visto i calciatori forti. Sanno valutare se una squadra ha un comportamento di quel livello. Oggi avevamo un centrocampo tutto tecnico, era un piccolo vantaggio. Brozovic, Rafinha e Borja hanno la possibilità di un triangolo stretto, di fare possesso anche nel traffico”.




Inter… e se il problema fosse Spalletti?

Nel mondo del calcio ci sono due aspetti astratti che difficilmente sono applicabili, la fortuna e le coincidenze. Per quanto l’imprevedibile sia sempre dietro l’angolo, ci sono segnali e momenti che riconducono spesso sempre allo stesso risultato. Parliamo proprio di coincidenze se andiamo a valutare il momento dell’Inter di Luciano Spalletti.

Un problema di risultati…

 

 

Dove sta la coincidenza? La Roma del tecnico di Certaldo ha avuto in questo stesso periodo la scorsa stagione, gli stessi identici dubbi che sorgono sulla formazione nerazzura, escludendo anche questa volta le colpe dell’allenatore. Ma come si dice, due indizi fanno una prova:  non è forse il tempo di dire due paroline sullo Spalletti nerazzurro? Partiamo dai risultati, problema principale di questa Inter. La sconfitta con il Torino e il pareggio con l’Atalanta hanno messo in evidenza ancora una volta le grosse difficoltà ad essere decisivi nei momenti focali della partita, in particolare nella finalizzazione. Nelle ultime 5 partite lue due vittorie importanti con Samp ed Hellas  sono state immediatamente smentite dalle tre non vittorie, Derby di Milano compreso. Questione di uomini, secondo stampa e tifo: una squadra non all’altezza.

…di gestione della rosa…

Probabile che la rosa non sia pronta ma è anche vero che arrivati al 16 Aprile non si può non osservare che Spalletti non abbia ancora trovato la quadratura del cerchio. Chi è il trequartista titolare dell’Inter? Qual è la posizione di Borja Valero? Chi è il titolare tra i terzini? Perché Ranocchia viene preferito a Lisandro Lopez come prima riserva? Perché Karamoh è stato utilizzato sempre meno? Che fine ha fatto Dalbert? Tante domande che trovano risposta nel passato di Luciano Spalletti. A Roma la scorsa stagione si discuteva della rosa troppo corta, parole dello stesso tecnico, avallate dai più. Ma se vogliamo essere pignoli e capziosi è molto facile andare a vedere che la panchina giallorossa era ricca di giocatori che in realtà non piacevano al tecnico e che non ha saputo valorizzare: Gerson non è certamente un titolare, ma dal non giocare affatto al poter fare una grande gara a Stanford Bridge ce ne passa; Paredes, giocatore ceduto a quasi 30 milioni e che sta facendo le fortune dello Zenit; Perotti, sempre meno utilizzato nell’ultima parte di stagione da Spalletti, attualmente punto fermo della squadra giallorossa; Grenier, arrivato a Gennaio, utilizzato solo 6 volte, gare in cui ha sfoderato prestazioni ottime, ma mai valutato; Mario Rui, su di lui si può dire che non fosse pronto per l’infortunio e per l’esplosione di Palmieri, ma stiamo comunque parlando di un giocatore fortemente voluto da Spalletti che ha giocato solo 5 gare; infine capitolo Totti, roba da un articolo a parte, senza fare retorica, un giocatore offensivo che crea statisticamente una occasione da rete al minuto, non può essere considerato come l’ultimo degli ultimi. Dopo questo flashback torniamo all’attualità. Il cambio modulo di Bergamo ha proposto Santon e Cancelo alti con D’Ambrosio nei tre dietro, con Perisic e Rafinha alle spalle di Icardi: idea buona ma con gli interpreti sbagliati; Santon in posizione alta si pone in grossa difficoltà, soffrendo l’uno contro uno sia palla al piede che in fase difensiva; D’Amborsio non può fare il centrale, non è abituato al ruolo; manca un difensore che sappia impostare, fondamentale in una difesa a tre; Perisic diventa si più pericoloso ma meno fruttuoso nella manovra, cosa che ne ha sempre fatto un’arma in più; Icardi si trova a dover giocare lontano dall’area di rigore ed infatti non ha trovato la possibilità di andare in goal; Candreva non utilizzato in una gara da vincere lascia abbastanza perplessi, una giocata può cambiare la partita.

… e di comunicazione.

 

Oltre ai discorsi di campo c’è un altro aspetto di Spalletti che lo accomuna molto alla crisi romana, la comunicazione. Che Spalletti sia spesso sopra le righe nelle dichiarazioni lo sappiamo. ma allo stesso tempo, quanto può influire sulla squadra e sull’ambiente?  Alcune dichiarazioni sia a Roma che a Milano possono dare l’impressione di voler fare del banale “scarica barile”, partendo dalla situazione Totti, capro espiatorio ufficiale della stagione 2016-17, arrivando al mercato e alle promesse ricevute in questa nuova stagione nerazzurra. Presentarsi con una frase come “devono ridarmi quello che ho lasciato perché io per allenare l’Inter ho lasciato la Champions League e loro me la devono ridare”, detta in fase di presentazione, può dare due segnali, quello di caricare l’ambiente verso l’obiettivo, o quello di accrescere il proprio ego ed elevarlo al di sopra dei vari fattori che possono portare ad un obiettivo. Rileggendo ad ora le parole non possiamo incolpare solo i giocatori, la Champions va meritata ed i giocatori vanno valorizzati, sono diamanti grezzi che solo l’allenatore può sgrezzare e nulla è dovuto al singolo, come quando da bravi tifosi da bar ce la prendiamo con i giocatori che chiedono aumenti di contratto senza rendere al massimo.

In conclusione possiamo dire che l’Inter ha tanti problemi ma Spalletti non può escludersene ed anzi, il suo tentativo di farlo può destabilizzare un ambiente che da troppi anni attende un ritorno vero e proprio tra le grandi e la fiducia in Spalletti è tanta; sta a lui non tradirla, sempre se già non sia accaduto.

 




Inter, la parabola discendente. La stagione nerazzurra vista dalle dichiarazioni di Spalletti

“Se sono più tranquillo per l’obiettivo Champions dopo questo risultato? In certi momenti abbiamo la faccia tosta di esserci con intensità, in altri lasciamo palla agli avversari, non riusciamo ad avere continuità, non so cosa succederà nella prossima partita. Io non sono convinto che l’Inter abbia tutta quella qualità di cui si parla, per andare a giocare nella metà campo avversaria servono certe doti. Noi abbiamo fatto un pessimo periodo, ma in generale non abbiamo mai giocato un grandissimo calcio.”

Con queste dichiarazioni, Luciano Spalletti ha scosso l’ambiente dell’Inter dopo il pareggio per 0-0 contro il Napoli. Cosa avrà voluto dire l’allenatore? Voleva spronare la squadra o criticare velatamente (ma nemmeno troppo) la società nerazzurra? Proviamo a ripercorrere le tappe della stagione tramite le parole del mister di Certaldo.

Conferenza stampa al termine del match Napoli-Inter 21/10/17

L’Inter si presenta allo scontro contro il Napoli da imbattuta e seconda in classifica, dietro solo agli Azzurri. Il match termina 0-0, con una prestazione della squadra di Sarri nettamente superiore a quella vista allo stadio San Siro nel match di ritorno.
“Oggi abbiamo fatto una buonissima partita, che poteva essere giocata anche meglio. A questi calciatori vanno fatti i complimenti. Continuano a dirci che siamo fortunati, ma la vera fortuna per me è allenare questi calciatori. Pian piano ve ne accorgerete…Sanno fare il loro mestiere, sanno dove vogliono andare e oggi sono venuti qui a giocare una buonissima partita. Inter da scudetto? Noi ci sentiamo forti, ma abbiamo ancora molto da crescere: dobbiamo guardare partita dopo partita”

L’allenatore dell’Inter, nonostante i suoi abbiano giocato oggettivamente a un livello inferiore di quello visto domenica scorsa, è sembrato soddisfatto della prestazione di squadra. Probabilmente, era convinto che, con il passare del tempo, i giocatori avrebbero continuato ad avere una crescita esponenziale, come si era potuto osservare nei primi due mesi di gestione spallettiana.

Conferenza stampa prima del match Juventus-Inter 09/12/17

“Ora abbiamo una precisa identità e sappiamo che possiamo competere a questi livelli. Per raggiungere i nostri obiettivi serviranno tanti punti e ogni partita deve essere l’occasione per portarne a casa. Ecco perché andiamo a Torino per vincere.”

E al termine della partita, finita 0-0: “Vedo molti dispiaciuti per questa prima sconfitta che tarda ad arrivare come se pensassero che sia un incantesimo da spezzare per far tornare nuovamente il cigno un brutto anatroccolo… Sappiamo però che per adesso la fiaba è un’altra. E’ quella in cui sono i gufi a diventare colombe. Noi siamo passati da quelli che c’avevano culo a quelli che devono vincere il campionato. Le due cose non vanno d’accordo.”

Parole forte quelle del tecnico toscano, quasi l’antitesi di quelle rilasciate domenica sera dopo lo 0-0 con i partenopei. Dichiarazioni anche comprensibili, considerando che dopo la sfida con i bianconeri, l’Inter è rimasta alla testa della classifica, conquistata la giornata precedente grazie proprio alla Juventus, vincente in casa del Napoli. Con il senno di poi, sono state affermazioni azzardate?

Al termine del match contro il Pordenone in Coppa Italia, vinto solamente ai rigori, Spalletti ‘attacca’ la società, rea di creare aspettative troppo alte. Dopo quella partita, inizierà la crisi dell’Inter:
“Secondo me bisogna fare attenzione, credo che fino a quando la società non presenterà le vere intenzioni che ha, su come agire in questo mercato, dovremmo fare tutti un po’ di silenzio. Creare quelle aspettative che si sono create prima dell’inizio del campionato, avere la sfiducia che c’era in base ai nomi di cui si era parlato, non fa bene ai tifosi, ai calciatori, all’Inter e ai risultati. Di conseguenza se mi chiedete chi voglio, ve li dico. Voglio Segio Ramos, Iniesta e Sanchez. Quelli che hanno pedalato fino ad ora hanno portato primi in classifica l’Inter, ci vuole rispetto”. (15/10/17)

L’ultima frase del 59enne è emblematica.

Dopo la crisi nerazzurra, decorata da 3 sconfitte e 5 pareggi consecutivi, Spalletti attacca un’altra volta i dirigenti nerazurri
“Consiglierei al presidente di creare una terza squadra, quella virtuale da far allenare ai dirigenti. Prenderemo provvedimenti fra di noi, ne parlerò col presidente. Perché poi dentro lo spogliatoio ci sono io. Siamo terzi e si parla di rivoluzione. Se scrivete dei nomi, vuol dire che qualcuno ve li dice.” (16/02/17)

Nelle dichiarazioni dell’allenatore è impossibile non notare una parabola discendete, che si frantuma al suolo con le aperte critiche dei mister ai giocatori, risalenti a qualche giorno fa. Spalletti, dal difendere società e squadra, ha screditato prima la società, e poi anche la squadra. Semplice sfogo del momento, o dichiarazioni mirate ha spronare e correggere il comportamento della società e le motivazioni dei giocatori? L’ex allenatore della Roma ha perso la pazienza o ha voluto dare un segnale forte, per far invertire la rotta di tutta l’Inter, facendo capire che non è così che si costruisce una grande squadra?
In un momento decisivo della stagione, a dieci giornate dal termine del campionato e con una corsa Champions più accesa che mai, è difficile trovare una spiegazione non tanto alle parole di Spalletti (più che comprensibili), ma del perchè abbia volute sputarle fuori adesso, soprattutto dopo un match in cui l’Inter non ha concesso nemmeno un tiro in porta a una squadra come il Napoli. Sicuramente, avrà avuto le sue buone ragioni.




Inter, una squadra disunita: quali sono le cause?

Siamo troppo fragili” queste sono le prime parole a caldo di mister Spalletti dopo il terzo k.o. consecutivo in campionato. L‘Inter è caduta a Marassi per 2 a 0 contro la squadra di Ballardini, che invece sta vivendo un bel periodo per la lotta salvezza, essendo questa la terza vittoria consecutiva: con la sconfitta di sabato e la vittoria della Lazio di lunedì, l’Inter retrocede al quinto posto, piazzandosi fuori dalla zona Champions. Nella trasferta di Bologna, l’Inter era stata in grado di sbloccare quella serie di pareggi portandosi a casa un importante vittoria, ma dopo il k.o. di sabato è tutto da rifare: uno dei due goal del Genoa è arrivato da un pessimo passaggio di Skriniar verso Ranocchia che, goffamente, ha spiazzato Handanovic mettendola dentro di ginocchio. Forse il primo goal preso a Genova rispecchia un po’ il momento “no” dei nerazzurri, che sembrano non essere una squadra unita: ognuno cerca di risolvere la partita con giocate di alto livello, ma che ai fini del risultato non sembrano servire a molto; la fragilità di cui parla il tecnico nerazzurro risiede infatti nella mentalità della squadra, che appare poco cinica e disgiunta. Una squadra, se così possiamo chiamarla, riesce a funzionare solo quando tutti collaborano giocando uniti. Tuttavia questo discorso, dopo le ultime sfide, non si allinea assolutamente con l’Inter di Spalletti.
Se poi ci si mette anche l’assenza di Icardi ad arricchire e aggiungere ingredienti per le pessime prestazioni dei nerazzurri, dato che in fase di finalizzazione l’Inter ha quasi sempre sfruttato cross per i bei piazzamenti in area del centravanti argentino, per Spalletti non rimane che rivalutare la sua squadra a partire dalla mentalità fino ad arrivare al gioco tattico.  In questa seconda fase di campionato, l’Inter ha totalizzato 9 punti in 10 partite, medie da squadre che lottano per non retrocedere e la colpa principalmente sta  nella mentalità: non si evince grande coesione in campo e grande spirito di sacrificio tra i giocatori di Spalletti. Il mister dovrà quindi riprendere in mano la sua squadra e rivoluzionare l’aspetto mentale, portando positività e senso di appartenenza.
Tuttavia, l’Inter rimane comunque una squadra ampiamente forte tecnicamente e il discorso Champions si può dire che sia ancora aperto.

 




Inter, Spalletti: “La società non vuole spendere, ambiente depresso. Totti? Non correva più”

Luciano Spalletti si confessa. L’edizione odierna de Il Corriere dello Sport, riporta alcune parole dell’allenatore dell’Inter, che si è confidato con alcuni tifosi romanisti dopo il pareggio contro la Roma, in un noto ristorante milanese: “Totti? Non correva più e gli altri giocatori si deprimevano se lo mandavo in campo. Il mercato in uscita della Roma? Pallotta mi aveva fatto capire che avrebbe venduto i migliori. La situazione all’Inter? In società non vogliono spendere e l’ambiente è a un passo dalla follia, tipo Roma: sempre sul filo dell’equilibrio. A volte è un ambiente depresso. (Rivolgendosi poi ai tifosi, ndr)Mi avete rotto le scatole e io ho portato la Roma al secondo posto davanti al Napoli. E mo’ col cavolo che lo prendete, il Napoli. La vittoria di un trofeo? Certo che c’era l’occasione, andate a dirlo ai calciatori. Volete vincere? Non avete capito nulla, e non l’hanno capito neanche qui a Milano: con quesa Juve, che c’ha due squadre, e non si vince una fava!”.